Una svolta politica per l’animalismo radicale?

Saggistica: Lettere eretiche

LETTERA APERTA ALLO STAFF OPA
Massimo Tettamanti
Marina Berati
Adriano Fragano
Aldo Sottofattori
Filippo Schillaci
Andrea Argenton

“UNA SVOLTA POLITICA PER L’ANIMALISMO RADICALE?”

09.07.04

Caro Max,

scrivo a te che conosco ma mi indirizzo a tutto lo staff OPA, che con l’eccezione di Aldo non conosco. L’altro giorno ho letto un articolo su Repubblica che mi ha fatto sobbalzare.

Repubblica scriveva che, nelle elezioni europee del Nord Est “primo, di gran lunga” era arrivato Fini, ma subito dopo si era piazzato Sergio Berlato, “consigliere ministeriale di Alemanno, incaricato di tenere i rapporti con la potente lobby dei cacciatori” (sic!).

In ducati sonanti: la lobby dei cacciatori é riuscita a mandare a Strasburgo un suo rappresentante che aveva preceduto, nella corsa europea, uno dei più forti cavalli di razza post-fascisti: Adolfo Urso. Pur vivendo lontano seguo sempre gli avvenimenti politici italiani con un senso di sbalordimento e di apprensione.

Pochi giorni dopo ho scoperto che nella regione dove vivo – il Devon del Nord – i cacciatori – che sono una sparuta minoranza – avevano creato un partito “The Country Party Alliance Fighting for Rural Issues”, mascherando la sanguinolenta smania di massacro dietro un paravento di idee bonarie, mielose e buoniste in difesa del cosiddetto Country Side.

Ho pensato, caro Max, che vi state muovendo bene. Mi congratulo con voi.

Avete capito che il tempo dei cani sciolti è finito. Che è terminato il tempo delle masturbazioni ideologiche, delle stravaganti idee riguardanti il destino delle specie umana, delle litanie dei gruppi di preghiera e delle idee utopiche legate a ideologie animaliste estreme che riescono solo a creare gruppi settari e disgregati. Avete capito che se vogliamo aiutare veramente gli animali, bisogna trascendere, andare oltre la minutaglia compassionevole e ideare una nuova strategia in grado di far pesare politicamente la massa di coloro che hanno a cuore il bene del non – umano.

Occorre un nucleo che aggreghi i cani sciolti e tenti – almeno tenti – di creare un movimento – ombrello che dia copertura alle mille anime dell’animalismo.

E questo va tentato con o senza le associazioni.

Il tempo dell’inane chiacchiericcio è finito: o strutturiamo una forza politica – come hanno fatto i cacciatori – o si continuerà a sguazzare nella palude delle piccole cose, validissime per il salvataggio di uno sparuto numero di esseri viventi, ma fallimentare come strategia globale perché incapace di attivare una vera svolta epocale.

Lo ripeto da anni. Come è possibile che una minoranza vilipesa e odiata come quella dei cacciatori abbia una lobby in grado di mandare un suo rappresentante a Strasburgo?

Come è possibile che una lobby di 730.000 cacciatori e le loro famiglie abbia un potere maggiore

di una massa di animalisti che secondo me rasenta i sette milioni?

Io so che in questo paese (l’Inghilterra)- che sicuramente non è il Regno dei Cieli, ma è con la Germania uno dei due paesi più aperti verso il problema della sofferenza animale – appena i cacciatori hanno fatto le loro mosse – che sconfinano con un terrorismo vagamente annunciato – la Lega contro la Crudeltà verso gli Animali (una grande lobby animalista) ha reagito pubblicando immediatamente una pagina intera su diversi quotidiani per informare Blair e il suo governo – sguazzante nel magma miasmatico iracheno – che se non concludeva rapidamente l’iter parlamentare, che avrebbe dovuto mettere fine alla “Caccia alla volpe”, ci sarebbero state ingenti perdite di voti alle prossime elezioni – che si stanno già annunciando foriere di grandi tempeste per il Labour. Ed è stata una messa in guardia sparata su una pagina intera dei quotidiani.

Qui, ogni mossa dei cacciatori o dei vivisezionatori è contrastata da lobby animaliste che rispondono colpo su colpo, autogestendosi da sole attraverso i media.

Non piace ai nostri animalisti la parola “lobby”? Usino allora il termine “gruppo di pressione”.

Bisogna fregarsene delle parole e arrivare ai fatti. Gli animali si aiutano se siamo in grado di creare una forza politica, con gli artigli di acciaio, in grado di determinare lo spostamento di un

notevole numero di voti. Se invece si continua a litigare tra vegetariani e veganiani saremo condannati alla frammentazione del movimento, all’atomizzazione, all’eterne chiacchiere su internet e alla perenne minutaglia, che aiuta molti essere viventi – ed è eticamente nobile e lodevole – ma che non può troncare “con l’ascia” – come dice il Battista – le radici della violenza verso gli animali.

L’idea malsana che la politica faccia schifo e che sia sufficiente il chiacchiericcio su internet e la persuasione veganiana verso limitatissimi gruppi di persone è una strategia suicida e perdente.

Montanelli diceva di turarsi il naso e votare. E lo stesso giornalista – notoriamente di destra – non esitò a votare a sinistra quando il conflitto con Berlusconi divenne insostenibile.

Io sostengo da anni che il sacrificio ideologico vale la vita di milioni di esseri senzienti.

Storcere il naso astenendosi o sostenere partiti schierati contro il non – umano è come tradire gli animali e la natura.

Un esempio della follia astensionista?

Il 49% dei neri d’America se ne infischia di votare.

Alle ultime elezioni di questo 51% di votanti il 90% ha votato Gore e il 10% Bush.

Ma il 49% degli afro americani non votando ha perpetrato un’autentica follia: ha consegnato il potere alla destra guerrafondaia di Cheney, Wolfowitz, Pearl e soci.

Il risultato di questo astensionismo suicida?

La destra ha scatenato la guerra in Iraq.

Ma i soldati mandati a combattere di che colore sono?

Sono in maggioranza neri o ispanici, e figli dei poveri bianchi.

L’astensionismo nero e ispanico ha creato le condizioni affinché i figli dei poveri vengano massacrati in una guerra sponsorizzata da una maggioranza bianca – sostenitrice di oligarchie finanziarie – che ha consegnato il potere a Bush votandolo al 54% – ma assicurandosi che i propri figli non siano spediti in Iraq a farsi sbudellare. Ora che i propri figli ritornano chiusi nei “body bags”, i poveri si rendono conto cosa significhi una manciata di voti: un voto nero compatto avrebbe evitato che Bush vincesse contro Gore.

Storcere il naso verso la politica è suicida.

Se Gianpaolo Pansa avesse scritto ( vedi Espresso del 27-11-03- Bestiario) che erano stati i cacciatori e non gli “animalisti estremi” a gridare “in faccia ai carabinieri “….dieci,cento, mille, Nassyria!..”, ci sarebbe stata una levata di scudi memorabile da parte delle associazioni venatorie. Quando ho evidenziato a un mio caro amico, un “animalista doc”, la cosa, mi ha risposto che quella non era altro che una “goliardata!” Ecco “in nuce” la basilare differenza di approccio.

Quello dei cacciatori è rivolto verso il mondo e verso la modernità dominata dai media.

Quello nostro è dominato invece da una specie di autismo, da un sistema chiuso in se stesso, solipsistico con una visione del mondo paurosamente limitata.

Per me, caro Max, si presentano una serie di possibili scenari.

Si aprono alcune vie percorribili.

La prima è quella di una fondazione di un partito verde – animalista autentico.

Un partito – logicamente – schierato a sinistra che sia: pacifista, antiglobalista, profondamente verde – Kyoto, disposto in maniera risoluta contro la fame del mondo e che sia un baluardo per i diritti degli animali e degli uomini. Ma non un partito veganiano o vegetariano, un partito aperto a tutte le persone che si battono per i diritti animali, un partito che prenda una ferma posizione contro: caccia, vivisezione, allevamenti di ogni tipo, combattimenti degli animali, vivisezione, commercio degli animali, combattimenti, feste, abbandono…ecc….

La seconda è quella della “lobby” (o chiamiamola “gruppo di pressione”) politicamente trasversale, schierata sulle posizioni sopra elencate. Non una lobby veganiana – vegetariana ma una lobby aperta che – simile alle grandi lobby statunitensi – sia in grado di spostare masse di voti da uno schieramento all’altro. E’ lapalissiano che una lobby puramente vegetariana – veganiana avrebbe una forza esigua. Una tale idea è demenziale.

Un esempio? La lobby inglese contro la crudeltà verso gli animali che minaccia di spostare i voti – che generalmente concede ai laburisti (e lo fa anche attraverso il sacrificio ideologico di attivisti orientati a destra) – in un’altra direzione. Se Blair, eternamente esitante, decidesse di procrastinare l’iter parlamentare per concludere la legislazione sull’abolizione della caccia alla volpe, sarebbe duramente punito come è stato punito per la guerra in Iraq.

Molti miei amici non hanno esitato – per la prima volta nella loro vita – a votare per i liberali e per i verdi che si erano espressi contro la guerra. E anch’io ho votato verde.

La terza è quella dell’infiltrazione di massa in un partito. Un’adesione di massa che crei all’interno del partito infiltrato – se così si può dire – una maggioranza che scalzi una minoranza.

Un esempio? L’ingresso di migliaia di nuovi iscritti nel Partito Verde per contrastare – ed eliminare – la presenza della minoranza favorevole alla caccia e alla sperimentazione.

La quarta è quella dell’entrata di gruppi animalisti in vari partiti.

Esempio: la creazione di ARCIANIMALI nei DS per contrastare ed eliminare la presenza dell’ARCICACCIA o la presenza di un folto gruppo animalista in AN per contrastare le posizioni di Alemanno e soci. L’idea che l’animalismo sia solo di Sinistra è errata. Io ho aiutato, in Umbria, una signora – che si dichiarava apertamente di destra – che ebbe 15 cani avvelenati, e sosteneva che gli avvelenamenti erano stati perpetrati da cacciatori comunisti. Una cosa molto probabile.

Ed io che ero stato una vita nel PCI non ho esitato ad aiutarla e a combattere i compagni avvelenatori denunciandoli dappertutto. Anche alla BBC World News.

A coloro che sostengono che il sacrificio ideologico è insostenibile ricordo che una presa di posizione che elimini – o radicalmente limiti -: caccia, vivisezione, combattimenti, allevamenti, abbandoni ecc…pur non essendo che una scheggia nella dinamica dello strazio animale è fortemente auspicabile per la massa di esseri viventi che si riuscirebbe a salvare.

Cerco di evidenziare alcune cifre, con un gruppo di esempi limitati.

Ogni anno, in Italia:

La caccia uccide 250 milioni di animali.

Il mercato italiano delle pellicce massacra 20 milioni di animali.

La vivisezione tortura e uccide oltre un milione di animali.

5000 cani soccombono nei combattimenti.

Per non parlare della pesca che sta distruggendo i nostri fondali marini.

Se il mio sacrificio ideologico riuscisse a salvare una parte di queste povere creature io voterei anche per il Principe Dracula. O Belzebù se preferite. Altri hanno altre idee.

Il sacrificio ideologico per loro è un prezzo troppo alto da pagare. Per me, non lo è.

Qualsiasi movimento o organizzazione che nasca dovrebbe accantonare, per suo interesse, idee bizzarre e controproducenti, e basarsi solo sulla lotta verso i diritti degli esseri senzienti.

Ma di tutti gli esseri senzienti. In poche parole un nuovo movimento oltre a salvare i randagi deve anche combattere – e con grande forza – il problema della fame, della miseria e della schiavitù nel mondo.

Una nuova coscienza sta sorgendo. E questa coscienza avanza inesorabilmente.

Se dovessi evidenziarla con un esempio sceglierei Julia “Butterfly”, la ragazza che visse in cima a una vetusta sequoia di 500 anni – per 737 notti dal 10 dicembre del 1997 – per salvarla.

E’ lei che impersona, secondo il mio modesto parere, la coscienza che avanza.

E’ lei che rappresenta il nuovo sentire – la “coscienza migliore” schopenhaueriana – che si staglia contro il male del mondo senza alcuna titubanza; una nuova coscienza laica che, senza sottofondi religiosi o mistici, anela al bene contro tutto e tutti. E questa consapevolezza avanza malgrado che molti animalisti – che voi conoscete bene, Max – la neghino a priori per i loro motivi ideologici.

Durante la settimana vegetariana inglese Tanit Carey ha presentato uno studio che ci ha informato che nel 2047 tutti i cittadini britannici saranno vegetariani, precisando che gran parte della popolazione sta meditando sulla scelta vegetariana e che il 6% è già completamente vegetariano.

Il massimo numero di vegetariani è in Germania, ma anche in Italia il vegetarianismo avanza.

Se la stampa internazionale continua a parlare di una percentuale di vegetariani che nel mondo rasenta il 35% della popolazione mondiale, qualcosa si sta muovendo.

So bene quello che affermano molti “animalisti” riguardo a questa crescita esponenziale.

Essi sembrano turbati, in un modo autolesionista e inspiegabile, perché convinti che questa tendenza non sia riscontrabile nella realtà. E spiegano – correttamente in un senso – che anche il mercato della carne è in crescita esponenziale. E hanno pienamente ragione – le statistiche sono chiare -: il World Bank ha predetto che il consumo della carne crescerà nel 2020 del 50%. E ha precisato che ci sono, ormai, due volte più polli che esseri umani nel pianeta, oltre a un miliardo di maiali, un miliardo e 300 milioni di vacche e un miliardo e 800 mila di ovini.

Questo è il paradosso: crescita esponenziale dei vegetariani e, allo stesso tempo, del consumo della carne. Ma la crescita del mercato della carne é principalmente dovuta all’aumento sproporzionato delle nascite umane. Nascono ogni giorno 200.000 piccoli nel mondo.

Parliamoci chiaro: aveva ragione Nietzsche quando diceva che siamo una malattia sulla pelle della terra. Nel 2050 si prevede che saremo 9,2 miliardi. Sappiamo però che l’Italia entrerà in recessione demografica già dal 2010 e che nel 2050 saremo circa 8 milioni in meno.

Come dicono i romani: consoliamoci con l’aglietto.

Il paradosso è che mentre cresce il vegetarianismo, con rapidità impressionante, allo stesso tempo aumenta il commercio della carne. Negli ultimi quarant’anni il consumo della carne in Europa è cresciuto da 56 chili a 89 chili per persona all’anno. Se si pensa alla crescita economica del Terzo Mondo è facile immaginare come sia inevitabile che il consumo delle carni di esseri senzienti tenderà a svilupparsi. Ma il fatto innegabile è che mentre aumenta l’orrore, allo stesso tempo e con rapidità sbalorditiva, cresce la coscienza, specialmente tra i giovani, alla “Julia Butterfly”. E questo ci dà grande speranza.

I nodi stanno giungendo al pettine.

Le contraddizioni si stanno sovrapponendo nella storia umana e sono contraddizioni esplosive.

Monoteismi spuri continuano, come morti viventi, a sopravvivere e a predicare l’osceno verbo della proliferazione delle nascite. I veri terroristi sono coloro che infettano il pianeta con idee medioevali e malsane, e lo avvelenano e lo distruggono.

Peter Singer, considerato tra i più influenti filosofi del secolo se ne è venuto fuori, giorni fa, con un gioiello. Ha detto – provocando un pandemonio tra le minoranze fondamentaliste cristiane – che è più giusto sperimentare su un umano in coma che su un cane o su uno scimpanzé in condizioni normali. Ormai tutte le sacre verità tremano. L’iperuranio specista con i suoi valori eterni traballa. Oscilla paurosamente il baldacchino delle mezze verità della specie tirannica egemone sull’orbe terracqueo.

Ma chi è il vero terrorista? Chi avvelena due miseri panettoni e libera qualche visone o chi avvelena il pianeta?

Ormai nel mondo la logora logica specista si sta paurosamente incrinando.

Ho letto, giorni fa, un articolo di Umberto Eco (Espresso 11-3- 04 Bustina di Minerva pag.206),

in difesa degli uccellini, che evidenziava l’essenza del pensiero specista.

Eco scrive: “ Visto che il consorzio umano ammette l’allevamento di polli, di bovini e maiali per poi ucciderli e mangiarli, si può ammettere che in riserve dedicate, lontane dall’abitato, in stagioni precise si possa accettare che qualcuno vada ad uccidere per sport (sic) animali commestibili la cui riproduzione sia salvaguardata e controllata. Ma entro certi limiti…”

Il più letto degli intellettuali italiani nel mondo difendendo gli uccellini – un minuscolo passo avanti – ci ha propinato una difesa della caccia degna dell’Arcicaccia, che è sulle sue esatte posizioni. Massacrare si, ma con intelligenza. Spappolare e sbudellare si ma “cum grano salis”.

E chi lo decreta questo?

Ma il “consorzio umano” lo decreta – spiega Eco – che, simile a un Giove Olimpico, rigurgita eterne, immutabili verità. Eco difendendo gli uccellini ha giustificato la caccia.

E difendendo la caccia ha dato voce ai reprobi come la presidente della Commissione Agricola del Lazio, Laura Allegrini di AN che si è precipitata a proporre l’allargamento delle specie cacciabili e delle aree cacciabili per ottenere un misero pugno di voti.

Ma chi è allora il vero terrorista?

Il vero terrorista, che bisogna combattere con tutte le forze è chi distrugge il pianeta.

Chi rigurgita onde velenose di diossina. Chi distrugge le foreste. Chi massacra esseri inermi.

L’Occidente che avvelena il pianeta, mi ricorda Kieu Sampham, il braccio destro di Pol Pot, che ha dichiarato di non saper nulla dei massacri; era assente, Kieu Sampham, mentre i Khmer Rossi liquidavano un milione di persone, esattamente come l’Occidente che, perversamente, ignora lo sfacelo del mondo.

Fatti?

Un americano produce ogni anno 5.40 tonnellate di carbonio contro lo 0.09 di un nigeriano.

Uno statunitense emette 21.000 CO2, mentre un italiano ne emette 9000 e un abitante della CIAD uno. Basta studiare la classifica delle emissioni di carbonio per capire chi è il vero terrorista nel mondo. Michael Meacher – che è stato ministro dell’ambiente nel Regno Unito dal 1997 al 2003 – è stato di chiarezza cristallina quando ha spiegato che coloro che avvelenano il pianeta dovrebbero essere giudicati da un tribunale internazionale come Milosevic o Pol Pot.

Meacher ha scritto: a causa dell’avvelenamento e del “global warming” 420 milioni di persone vivono in paesi che non sono più in grado di coltivare la terra a causa della desertificazione e mezzo miliardo vivono in regioni che si stanno, con estrema rapidità, desertificando.

Nel 2025 il numero di persone che vivranno in aree trasformate in deserti si raddoppierà.

Tutto l’ecosistema è ormai ha rischio. Le foreste bruciano. Entro il 2050 l’Amazzonia sarà deforestata. Inoltre, ha precisato: ci sono voluti 150.000 anni per la popolazione del mondo per raggiungere il miliardo di persone. Ed era il 1804. Ci sono voluti altri 123 anni per raggiungere i 2 miliardi di abitanti. Ed era il 1927. Ci sono voluti solo 14 anni per raggiungere i 4 miliardi. Altri 13 anni per raggiungere i 5 miliardi. E ancora 12 per diventare 6 miliardi.

Gli scienziati dicono che il livello di estinzione delle specie è cresciuto del 100% a causa della

contaminazione perpetrata dagli umani. Le specie stanno svanendo a una velocità incredibile.

In 10 anni la popolazione dei gorilla, nell’aera del Congo, è diminuita del 70%.

Nel 1994 erano 17.000 ne sono rimasti solo 5000.

Il “global warming” distrugge, ogni anno, un milione di specie – tra piante, animali, uccelli e insetti e almeno 150.000 umani. Le immagini satellitari ci rimandano continuamente il monitoraggio della distruzione che dissolve annualmente la Foreste Pluviali, i polmoni della Terra. Ogni anno scompaiono 10.000 miglia quadrate di foreste: un aumento del 40% dal 2002. E questo disastro è in gran parte causato dalla smodata necessità di carne dell’Occidente. I bovini nell’Amazzonia sono diventati 57 milioni raddoppiando il proprio numero dal 1990 al 2002. L’importo di carne verso l’Europa dal Brasile è cresciuto dal 40% al 74% in 12 anni.

Il vero terrorista?

L’ha indicato il Pentagono in un recente studio.

Davanti all’indifferenza della destra americana per il destino del mondo, lo stesso Pentagono ha reagito spiegando al presidente più ottuso della storia americana che negare il “global warming” – per mantenere l’attuale livello di qualità della vita degli USA – avrebbe portato alla catastrofe planetaria. Il Pentagono ha spiegato che la cecità della classe dirigente – e aggiungerei l’indifferenza e l’ignoranza del popolo – creerà uno scenario apocalittico da sopravvivenza “darwiniana” della specie.

Nel rapporto si legge che:

dal 2007 terribili tempeste devasteranno le coste del mondo e che gran parte dell’Olanda rischierà di finire sommersa dal mare.

Dal 2010 al 2020 il clima europeo cambierà drammaticamente e la Gran Bretagna sarà esposta a un clima siberiano.

Ci saranno guerre tremende a causa della desertificazione e della fame.

Rivoluzioni e sommosse sconvolgeranno India e Indonesia.

La guerra per la mancanza dell’acqua mieterà un gigantesco numero di vittime.

Nei prossimi 20 anni il pianeta non riuscirà più a sostenere la sua popolazione in crescita a un ritmo vertiginoso.

I paesi ricchi dell’Occidente si trasformeranno in fortezze per respingere le ondate migratorie di masse disperate e affamate per la desertificazione e per la mancanza d’acqua.

Spaventose ondate migratorie si riverseranno verso l’Europa dall’Africa e dal Sud America verso gli Stati Uniti.

La proliferazione nucleare, ormai inevitabile dopo il crollo del potere sovietico, creerà scenari d’inferno e gli ordigni nucleari saranno utilizzati da Stati asiatici, mediorientali o africani.

La temperatura raggiungerà costantemente i 33 –35 gradi e 400 milioni di persone rischieranno la morte. Il Bangladesh sarà sommerso dal mare e la Cina sperimenterà condizioni terribili.

Il Pentagono ci ha sorprendentemente propinato l’immagine di un mondo futuro – anzi già presente – ove ricchi “bunkerizzati” resistono all’attacco dei poveri resi folli dalla fame e dalla miseria. Un’ immagine descritta con grande accuratezza da Paul Virilio, che immagina le megametropoli bunkerizzate alla “Blade Runner” pullulanti sulla terra. Negli Stati Uniti – ci dice l’urbanista francese – oltre 30 milioni di americani già vivono nelle “gated communities”: la borghesia e gli “yuppie” hanno già creato i loro campi di concentramento dorati per contenere le invasioni barbariche dei nullatenenti.

Hanna Arendt ha scritto che progresso e catastrofe sono le due facce della stessa medaglia: nulla di più vero.

Ma davanti alla possibile catastrofe planetaria, annunciata dal Pentagono, Bush preferisce ignorare l’avvertimento per mantenere il livello di vita del suo popolo – o parte del suo popolo – e, quindi, preservare i suoi voti.

In ducati suonanti: meglio non rinunciare all’aria condizionata che salvare il mondo.

Se c’è un caso che dimostra che l’indifferenza politica di un popolo può condurre all’Apocalisse

quello è il caso americano.

Ma non sono terroristi coloro che distruggono il pianeta, terroristi sono coloro che liberano visoni o cani dai laboratori della sperimentazione.

La criminale indifferenza per il destino del pianeta e del non –umano è evidenziata da Mosca che sta tentando di vendere 843 milioni di ettari di foreste.

La Russia ha il 22% delle foreste del mondo che sono determinanti per la stabilità climatica

e per la biodiversità, e assorbono il 15% delle emissioni globali di diossina e monossido di carbonio producendo ossigeno per l’Europa e per il mondo.

Ma ora sono in vendita: tutto è in vendita nel tempo del capitalismo trionfante.

L’assassino globale si aggira indisturbato, Max, e se vogliamo vedere il suo volto criminale è sufficiente esaminarci ogni mattina allo specchio. I “serial killer” globali siamo noi.

L’Hannibal Lecter del mondo è la nostra specie.

Bisogna difendere il mondo creando un nuovo movimento che protegga tutti gli esseri viventi e il pianeta. Ma questo non si può fare con minoranze suscettibili, nevrotiche, che orbitano, come nomadi chiuse, nel labirinto autistico della compassione e dell’angst.

E’ necessario che nasca un nuovo movimento che trascenda la galassia animalista, senza ignorarla, ma che non rimanga impigliato tra le grinfie dell’inanità che è foriera di fallimento.

Bisogna aprirsi al mondo con un programma che attacchi il ventre molle della violenza verso gli esseri viventi e che dia battaglia solo dove – in un dato momento storico – sia tatticamente possibile farlo. Dal nucleo di questo movimento qualcosa di notevole può germogliare.

In questo momento storico, se si vuole creare qualcosa di politicamente valido e aggregante, è possibile attaccare il ventre molle della violenza verso gli animali costituito da:

caccia
sperimentazione
sadismo e maltrattamenti
ecomafia
zoomafia
abbandoni
bracconaggio
business delle pellicce
combattimenti
allevamenti
feste
corride
pesca incontrollata
ecc…ecc…

Lo so, non è tutto, ma non è neanche poco. Stiamo parlando di milioni di animali salvati.

Fare tutto subito non è possibile: le avanguardie che vogliono tutto immediatamente mi ricordano le sparute minoranze sessantottesche pronte a innestare la propria leadership su ipotetiche masse per condurle verso il sole nascente del comunismo occidentale (con sfumature maoiste).

E sappiamo tutti come finì.

Un’avanguardia non può precedere le masse di anni luce: spingersi troppo in avanti equivale a una forma di solipsistica follia.

Il discorso essenziale è questo: “E’ possibile iniziare – almeno – un ampio dibattito nell’animalismo “radicale” per capire se esista la seria volontà di organizzarsi in qualcosa di politico?”

La via che avete intrapreso con l’OPA, l’Osservatorio Politico animalista è per me quella giusta, ma la mia paura è che troverete un muro d’indifferenza da parte dei “coltivatori dei campetti d’ossa” e dovrete affrontare un muro di micidiale indifferenza. Molti animalisti preferiscono continuare con l’eterno chiacchiericcio e la minutaglia compassionevole che – pur essendo eticamente giusta – non risolve il problema globale.

Pasolini ha scritto, riguardo al papa:

“Quanto bene tu potevi fare! E non l’hai fatto:

non c’è stato un peccatore più grande di te.”

Si, caro Max, bisogna sporcarsi le mani nella politica e sguazzare nell’inferno degli onorevoli e dei senatori. E non è una cosa piacevole (l’ho esperimentata sulla mia pelle) ma assolutamente necessaria. E se non ci sporcheremo le mani saremo noi i grandi peccatori.

Un abbraccio

Paolo Ricci

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