Perché volevo votare verde ma non ho potuto

Saggistica: Lettere eretiche

Perché volevo votare verde ma non ho potuto

Non ho votato verde per una semplice ragione: vivo all’estero e nei Pizzastan del mondo la sinistra si è presentata solo con una lista “Prodi – L’Unione” e con quelle di Di Pietro e di Mastella.

I Verdi non erano presenti ma i post(?)fascisti, spronati dal geniale Tremaglia – che navigava gli oceani in cerca di voti – partecipavano con tre liste: quella dello stesso navigatore, quella della Mussolini e quella della Fiamma tricolore. Non essendo presenti i verdi ho votato Prodi con il risultato che ne è conseguito. Siamo stati noi, i pizza- boy dell’estero, i mandolini a far vincere L’Unione con i nostri 459.454 voti alla camera e 426.544 al senato. Dal Waziristan al Chicagostan i nostri voti hanno fatto vincere l’Unione.

Le analisi dei post(?) fascisti sono risultate errate: si pensava, infatti, che noi – pizza boy, pastaioli e mandolini dell’estero – fossimo tutti mussoliniani convinti, e invece è avvenuto il miracolo. La maggioranza dei voti sono andati a sinistra. Devo dire che dopo aver visto un affresco del Duce in una chiesa di Montreal, Notre-Dame-de-la-Defensa, ero convinto anch’io che Tremaglia avesse ragione. In quella chiesa, Mussolini mi apparve, nel 1994, dipinto sulla volta della cupola. (Se non credete a quello che dico visitate questa pagina web http://collections.ic.gc.ca/nincheri/en-fresco-notredame.html). In quella chiesa mi si manifestò l’essenza arcana del pensiero mandolinaro, i gerarchi a destra, i cardinali a sinistra e, in mezzo, il Duce a cavallo su un destriero baio. E fuori, sempre vicino alla chiesa, trovai un negozio di “paraphernalia” fascista che vendeva (e forse vende ancora) cianfrusaglie nazifasciste: un autentico bric and brac degno di Predappio! Chi ha scritto “Tremaglia santo subito” è un genio. Un genio come Calderoli, l’altro creativo ministro del Polo, che ci ha regalato la vittoria con la sua legge bislacca. Senza quella legge, forse, Berlusconi avrebbe vinto. Io, quindi, avrei votato Verdi se avessi potuto. Ma non ho potuto. Nella mia vita ho votato sempre per il PCI. Dopo la grande diaspora, ho vagato – come gran parte degli ebrei erranti della sinistra – tra Rifondazione e i DS. Quando ho visto con che fermezza questi partiti sostenevano la Caccia li ho mollati. Non li ho votati più. In Inghilterra, durante le europee, ho votato Verde perché ritengo che un partito verde della forza di quello tedesco sarebbe un gran bene per ogni realtà nazionale. Una cosa è avere l’8% dei voti un’altra il 2,1%. I voti che Blair sta perdendo, con una rapidità impressionante, per il suo incestuoso rapporto con Bush (ormai solo il 38% degli inglesi ritengono che l’America sia una forza positiva nel mondo) cominciano a spostarsi anche verso i verdi. Qualcosa di nuovo, a livello di elezioni amministrative, è avvenuto anche in Inghilterra: mentre scrivo il Green Party è divenuto il quarto partito della nazione. I consiglieri verdi hanno guadagnato 90 seggi in più. E se non hanno raggiunto i 100 seggi a cui miravano ci sono andati molto vicino. Nel frattempo dopo che i conservatori hanno raggiunto un incredibile 40% e il partito laburista è stato superato anche dai Liberali: si chiude il tempo di Blair.

Una cosa le elezioni italiane ce l’hanno insegnata: una miserrima manciata di voti può far vincere una coalizione. Non è il numero dei deputati che conta in una situazioni di stallo come lo nostra, ma la forza di un partito che può diventare l’ago della bilancia. Le segnalazioni di voto saranno pure utili – e l’OPA fa un egregio lavoro -ma senza una forza politica autentica non contiamo niente. Le votazioni per Franco Marini lo hanno indicato. Francesco o Franco(i “franceschi tiratori”di Ilvio Diamanti): roba da impero bizantino del 1452, un anno prima della caduta di Costantinopoli. Non mi dai il ministero della difesa? Ed io ti blocco tutto. Bello? No. Ma nell’ottica delle cose. E se vale la pena ricattare per un misero sottosegretariato non varrebbe la pena farlo per salvare milioni di animali? In questa dinamica elettorale ha pesato anche il partito dei pensionati – che mi pare abbia raccolto lo 0,2 % dei voti – per far vincere Prodi. E hanno pesato, a destra, anche le varie organizzazioni fasciste che hanno ottenuto tra loro un misero 1,6% di voti. Anche l’insuccesso della Mussolini ha contribuito con il suo 0,6 – 0,7%: 500.000 voti sulla bilancia in un parlamento diviso significano molto. Senza quei voti tutta la comica sarabanda del dopo voto non sarebbe avvenuta. Una vittoria più netta della sinistra non avrebbe provocato le orride convulsioni berlusconiane che tuttora permangono e avvelenano, con le loro esalazioni mefitiche, la vita politica nazionale. E ha contato anche lo 0,7% della DC- Nuovo PSI – uno dei più bizzarri accoppiamenti concessi dalla balzana politica nostrana. Anche Mastella, con il suo misero 1,4%, continua a menare la danza, pontificando davanti a foreste di microfoni, e a ricattare. E lo ha detto con estrema chiarezza: se non ottengo quello che voglio – cioè un ministero – non so se sosterrò la sinistra al Senato. In effetti siamo davanti a quello che Feltri magistralmente definisce: “La Repubblica di Ridolini”. Ma questo è quello che passa il convento, anzi quello che passa il popolo sovrano, che dopo Mussolini, 50 anni di DC, e 12 anni di Berlusconi, ha tentato di restituirci il cavaliere, alle ultime elezioni, elargendogli quasi il 50% dei voti, e paralizzando “de facto” la nazione.

E arriviamo al punto. Immaginate cosa sarebbe accaduto se gli animalisti si fossero fusi in qualche organizzazione o avessero creato un piccolo partito. Sfortunatamente continua a prevalere l’idea balzana che la politica la fanno i ladri e non le anime belle. E così si lascia un spazio sontuoso ai cacciatori e ad altre organizzazioni di quel tipo che sanno magistralmente riempirlo. Io penso che se non si vuole creare un partito è necessario entrare in un’organizzazione già esistente e sporcarsi le mani nella politica quotidiana.

Se si vogliono aiutare il pianeta e i suoi abitanti (umani e non umani) bisogna entrare nel mondo vero e mettere da parte, una volta per sempre, le cojonate (mi si scusi il francesismo – romaneggiante) dei fautori del marxismo- leninismo- animalista o dell’animalismo anarcoide che imperversano bloccando qualsiasi seria iniziativa che non rientri nella loro logica limitata. E’ tempo che mettiamo da parte le liste di proscrizione e altre menate di questo tipo e creiamo un partito verde animalista oppure – ancora meglio – entriamo in massa in un partito già esistente e facciamo pesare la nostra presenza che è ponderosa, anche se molti non lo capiscono. E anzi non hanno interesse a capirlo. Io parto da dati certi, per me fondamentali, che sono per molti, invece, incerti. Mi muovo dall’articolo di Lucia Granello su Repubblica – che non è il gazzettino dei veganiani o delle anime sante – che ha scritto (il 16 marzo 2006 – pagina 29) che in Italia ci sono 6 milioni di vegetariani. Di questi ha spiegato la giornalista “3 milioni seguono una dieta rigorosamente vegetariana”. Inoltre ci ha informato che il 70% dei vegetariani sono donne (ah le donne! Se dipendesse da loro non avremmo nè Bush, nè Berlusconi!), che esistono 300 ristoranti vegetariani in Italia e che i vegani sono oltre 600.000. Le anime belle diranno quello che ripetono ogni volta che scrivo queste cose: questi sondaggi sono balle! I vegetariani saranno si e no una cinquantina! Io invece credo a quello che scrive Repubblica: che i vegetariani si sono raddoppiati in tre anni. Però sono anch’io convinto che quelle cifre siano esagerate. Tre milioni sono troppi? Bene! Io metto la mano sul fuoco che due milioni di vegetariani in Italia ci siano. Come metto una mano sulla brace per scommettere che, dove vivo, ce ne sono almeno 5 milioni di vegetariani. E che i vegetariani nel mondo crescono in maniera esponenziale. Esponenziale e inarrestabile. E i vegetariani rappresentano lo zoccolo duro dell’animalismo ma non sono la totalità dell’animalismo, malgrado quello che pensano le anime sante.

Pongo una domanda: una forza politica che abbia a cuore il destino del pianeta e dei suoi abitanti – umani e non umani – non dovrebbe essere in grado di pesare sulla bilancia politica del proprio paese con i propri voti?

Quando parlai di lobby le anime sante reagirono dicendo che non amavano il ricatto politico, che le varie lobby politiche del mondo portano avanti – spesso e magistralmente – come la lobby gay negli Stati Uniti.

A queste anime sublimi – che spesso votano per Rifondazione – chiedo: quando Bertinotti ha messo in guardia Prodi che se non otteneva la Presidenza alla Camera – o due ministeri di peso: Economia e Esteri -non avrebbe partecipato al governo concedendo solo l’appoggio esterno, cosa ha messo in atto se non un ricatto politico? Era un ricatto o cosa?

Un rafforzamento di esplicita natura animalista nel proprio partito forzerebbe i verdi a prendere la strada che la LAC indica da tempo: la battaglia per il cambiamento del quorum nei referendum.

In soldoni: se, nel 1990, non ci fosse stato lo sbarramento dei voti al 50%, i referendum sulla “disciplina della caccia”, “l’accesso dei cacciatori ai fondi” e “l’uso dei pesticidi” che ottennero rispettivamente il 43,4%, il 42,9% e il 43,1% sarebbero stati vinti. Senza il blocco del 50% i cacciatori sarebbero esposti a una ghigliottina che potrebbe scattare in ogni momento. Quando un mio amico ha chiesto a un assessore verde perché non sostenevano la richiesta della LAC, l’assessore gli ha risposto (riporto esattamente le sue parole) che: “l’abolizione della caccia non dipende solo dai Verdi (che raccolgono solo il 2,1% dei voti)” perché “esistono forze politiche nella coalizione di centro sinistra e di sinistra che sostengono la caccia e la difendono in parlamento, e che è duro fare fronte a tale atteggiamento.”

Ma se qualcuno con la sua nuova forza politica dicesse a Prodi – come ha appena fatto Bertinotti – senza esitazioni, patemi d’animo o il minimo scrupolo – se voi non cambiate la legge sul quorum noi ce ne andiamo e vi sosteniamo solo da fuori, vedreste come le cose comincerebbero a cambiare.

Un ricatto? Si. Come quello fatto da Bertinotti. Ne più ne meno. Come quelli che esegue con spaventosa puntualità L’UDEUR di Mastella che raccoglie l’1,4% dei voti. Un livello di voti che noi siamo in grado di superare.Io mi domando: milioni di animalisti varranno più di 720.000 cacciatori?

Siamo, forse, noi cittadini – paria senza casta? Non contiamo? Conta più l’Arcicaccia di noi?

Qualcuno, inoltre, dovrebbe spiegare all’Assessore che non sono solo i Verdi che auspicano l’annullamento dello sbarramento del 50% nel quorum ma anche l’Italia dei Valori e la Rosa nel Pugno di Pannella, per i motivi che tutti conosciamo.

Ma perché non contiamo? Perché non ci prendono sul serio?

Non ci prendono sul serio perché noi siamo dediti alla masturbazione mentale, perché siamo gli impenitenti segaioli internettiani che vomitano inanità politiche e non capiscono che la realtà va cambiata con gli strumenti politici del proprio tempo e che le rivoluzioni troskiste o staliniste o anarchiche sono – in questo dato momento storico – roba da camicia di forza e lasciano il tempo che trovano. Lo spazio animalista internettiano è abitato da poltergeist anarcoidi, quaquaraquà, prefiche vegane e maniaci dei blog che non lo rendono navigabile. Berlusconi non si batte con i centri sociali, si batte con le grandi alleanze. I centri sociali hanno una loro funzione utilissima e hanno il sacrosanto diritto di esistere, ma non sono in grado di mandare a casa Forza Italia. Non bastano Ferrando e Caruso per battere Berlusconi, ci vuole ben altro. Gli umani, gli animali e il pianeta vanno aiutati non con le chiacchiere e le liste di proscrizione ma con una grande forza politica. L’OPA (L’Osservatorio Politico per gli Animali) fa benissimo quello che fa segnalando i buoni e i cattivi di ogni partito, ma ora bisogna andare oltre. E questa forza politica va costruita anche con il compromesso. E se i Verdi non sono tutti vegetariani: pazienza! Un giorno lo saranno. Solo con i vegetariani non si costruisce niente. E con 600.000 vegani si costruisce ancora meno.

Si fanno i blog per i poltergeist. Ma lì ti fermi Bisogna aprirsi e combattere una grande battaglia in difesa del pianeta e dei suoi abitanti (umani e non umani). Ormai parlare di questione animale senza coinvolgere l’umanità e il resto del mondo è deficitario e folle. Quello che sta avvenendo nel pianeta è qualcosa di criminale: la nostra specie sta massacrando la terra. E se è giusto difendere i randagi, (io ne ho raccolti fino a dieci), bisogna anche capire che non si può ignorare il problema della distruzione della terra e dei suoi abitanti (umani e non umani). E’ giusto salvare i randagi ma è anche giusto salvare gli animali dell’Artico che rischiano l’estinzione per lo scioglimento dei ghiacciai. Io chiedo sempre ai miei giovani amici come mai non si rendano conto di quello che stiamo consegnando ai figli dei nostri figli. Noi meriteremmo una damnatio memoriae per quello che stiamo facendo. Un processo di Norimberga alla specie. Quello che sta accadendo al pianeta giustificherebbe qualsiasi forma di difesa. Ci dovrebbero essere marce di milioni di persone nelle città europee per mettere in guardia gli Stati nazionali del rischio che si sta correndo. Ormai la battaglia va condotta a tutti i livelli politici e deve abbracciare:

· la difesa degli umani – che pagheranno con grandi strazi la desertificazione, la mancanza d’acqua e la fame;

· la difesa delle specie che rischiano l’estinzione, e dei viventi – umani e non umani – che non la rischiano;

· la difesa dell’ambiente, delle foreste, dei mari, degli oceani e dei laghi del pianeta.

E bisognerà a questo punto rivedere il funzionamento del capitalismo nel mondo moderno.

E senza ricalcare metodi che risultarono fallimentari in passato, tentare un drastico cambiamento. L’idea che possano esistere solo due sistemi economici basati sul capitalismo selvaggio o la pianificazione sovietica è semplicemente assurda. O il capitalismo dell’Occidente o la pianificazione socialista. Oltre quello il nulla. Invece, una strada nuova va trovata. E questo lo capiscono anche molti economisti che studiano lo sviluppo economico nel mondo.

Ma analizziamo lo scenario che ci dovrebbe portare, come animalisti, a fare una scelta verde.

Un rapporto delle Nazioni Unite ci informa che gli umani hanno prodotto la peggiore estinzione di massa dal tempo dei dinosauri, cioè da 65 milioni di anni. Noi umani, insomma, siamo i responsabili della sesta estinzione di massa avvenuta nel pianeta, e dovremmo andar fieri che il livello di estinzione prodotto dall’umanità è 1000 volte più veloce delle estinzioni di massa del passato. In 500 anni oltre 800 specie di animali sono scomparse. Il rapporto ci informa che la domanda globale di risorse energetiche eccede del 20% la capacità del pianeta di rinnovarle. I ricercatori convengono sul fatto che il livello catastrofico è tra le 1000 e le 10.000 volte superiore a quello esercitato dagli umani nel passato.

Jeffrey D.Sachs ci ha messo in guardia, spiegando che le grandi sfide che ci attendono non riguardano gli scontri di civiltà, ma la battaglia per prevenire la catastrofe ecologica e sanitaria.

Bin Laden al paragone di quello che rischiamo ci apparirà, un giorno, come una pulce fastidiosa e stupida.

Sachs ha scritto che l’ecosistema è sotto una pressione tremenda e che il cambiamento climatico non avverrà nel futuro ma sta già avvenendo a velocità inaudita, e che, probabilmente, siamo davanti a un processo inarrestabile. Lo scienziato ha suggerito che bisogna prevenire i cambiamenti climatici e metter fine al degrado vergognoso degli habitat marini e terrestri. Inoltre, ha invitato Bush e i leader del mondo ad ascoltare gli scienziati prima che sia troppo tardi, e utilizzare i milioni di dollari spesi in guerre, per progetti mirati alla riduzione della povertà, per combattere la fame nel mondo e difendere il pianeta.

Nicholas D. Kristof ha scritto che l’effetto serra, scongelando gli idrati di metano che sono simili al ghiaccio, potrebbe produrre una fuoriuscita mefitica e catastrofica dello stesso gas.

Finalmente anche i cristiani si sono svegliati: i protestanti evangelici, amici di Bush (uno dei maggiori responsabili dei problemi attuali della terra) sostengono che stiamo facendo morire il pianeta e che il global warming, che produce la desertificazione, è responsabile della morte di milioni di poveri.

Gli evangelici, che hanno concesso la vittoria a Bush, si rendono finalmente conto di quello che sta accadendo. Leith Armstrong ha avviato una crociata per salvare la terra contraddicendo le posizioni di

Pat Robinson e di James Dobson che considerano la sua posizione catastrofista e inutilmente allarmante.

Da un recente sondaggio è risultato che il 54% degli evangelici credono che è dovere cristiano supportare la battaglia ambientalista. Ma i cattolici tirano i freni. Niente di nuovo: quando Zapatero ha concesso i diritti ai primati (escludendo, purtroppo, i diritti dei tori massacrati o degli asini lanciati dai campanili – anche forse per l’impossibilità di farlo in questo dato momento storico) nel “Projecto Gran Simio” la destra ex franchista e la Chiesa sono insorti: Fernando Sebastian arcivescovo di Pamplona ha condannato l’iniziativa. Gli animalisti si ricordino sempre che il monoteismo (ebraico, cristiano e islamico) è uno dei grandi nemici dei viventi non umani a causa del suo oltraggioso specismo derivante dall’antropocentrismo: il concetto astruso dell’unicità umana. Il terrore che l’ambientalismo spinga verso il controllo delle nascite e “idolatri la natura” (sic), blocca il Vaticano dal firmare accordi in difesa del pianeta. Il silenzio della Chiesa su questo soggetto ricorda il silenzio di Pacelli sulla Shoà. Esagero, forse? Le Nazioni Unite ci hanno informato che il numero di abitanti presenti (6,5 miliardi) pesa come un macigno sul pianeta: reminiscenze di Nietzsche che afferma che siamo la malattia cutanea della terra. Tra dieci anni avremo cento milioni in più di affamati.

E la Chiesa con il suo papa firmato Prada – ci invita a proliferare scompostamente e a non usare profilattici.

v L’anidride carbonica è aumentata del 30% dall’inizio dell’era industriale e raggiungendo il più alto livello in 15 milioni di anni sta letteralmente soffocando la terra.

v David King ha informato Tony Blair delle terribili conseguenze che la terra corre se il mondo politico non reagirà rapidamente, e nella maniera giusta, al riscaldamento del pianeta. Se la temperatura salirà di 3 gradi centigradi potrà causare grandi catastrofi. Pochi ecosistemi possono adattarsi a queste nuove condizioni. Metà delle riserve naturali del mondo svaniranno e un quinto delle coste sarà distrutto. E ha informato il mondo che i poveri soffriranno terribilmente fame e stenti e che milioni di loro moriranno. La produzione dei cereali diminuirà drammaticamente – ha detto – producendo inimmaginabili scompensi.

v Il Global warming sta indebolendo la circolazione della corrente del Golfo con l’immissione dell’acqua dolce dei ghiacciai che si sciolgono. E mentre si discute del piede rotto di Rooney, della moglie di Beckham e del Grande Fratello, la Gran Bretagna rischia, in futuro, di diventare una piccola Siberia. Il futuro re passeggerà in una gelida Taiga.

v La mancanza di cibo toglie la vita a un uomo ogni 3,5 secondi. Mentre 20 milioni di persone rischiano la vita nel Corno d’Africa a causa della desertificazione, Capitalia paga Cesare Geronzi 4.230.000 euro all’anno e Moggi guadagna 2.419.000 euro all’anno. Sono 8,4 milioni i bambini vittime della prostituzione infantile, dei debiti accumulati dai genitori e delle miriadi di attività che vanno dallo sfruttamento sul lavoro, alla pornografia, alla pedofilia e al mercato degli organi; 2 milioni sono i bambini combattenti, 6 milioni sono feriti nelle guerre.

v L’attività umana ha degradato due miliardi di ettari, l’equivalente della superficie del Canada e degli Stati Uniti. I cinesi (famosi per il loro comportamento infame verso il non umano) si stanno rendendo conto – più velocemente di Bush – che la trasformazione della Cina in potenza economica ha un prezzo alto che sta producendo guasti terribili. La deforestazione e la desertificazione hanno fatto giungere dalla Mongolia, la notte di lunedì 17 aprile, l’equivalente di 300.000 tonnellate di sabbia. Un’ immensa nube si è distesa su 1,6 milioni di chilometri quadrati, su 562 città e 200 milioni di abitanti.

v L’aids ha lasciato 9 milioni di piccoli africani orfani. 19 milioni di madri nel mondo sono affette dall’AIDS. Ma qualcuno insiste nella procreazione e nel non uso dei contraccettivi accecato da una folle visione dogmatica. Mentre la gente muore gli eunuchi pontificano. L’ONU dice: aver meno figli equivale a un maggiore progresso economico nel terzo e quarto mondo e gli eunuchi, perversamente, invitano a procreare.

v Un decimo delle specie degli uccelli sarà estinta entro il 2100 e allora un ulteriore 15% sarà vicino all’estinzione. Stiamo distruggendo 800 specie: anfibi, uccelli, mammiferi, conifere, rettili, insetti, tutto distruggiamo. Dalla Taiga siberiana alla Patagonia massacriamo tutto. Siamo “de facto” i nazisti dell’orbe terracqueo. I Genghiz Khan delle specie viventi. Il 52% delle specie di uccelli sono a rischio di estinzione. I grandi pesci del Nord Atlantico sono diminuiti di due terzi in 50 anni. Il 70% degli stock ittici del pianeta è sovrasfruttato. 300 000 delfini vengono uccisi ogni anno. E malgrado la moratoria massacriamo, ogni anno,1.400 balene. Delle 11 specie esistenti di balene alcune sono ormai a rischio di estinzione. Il 99% delle balenottere azzurre del pacifico è stato sterminato. La flotta da pesca inglese è stata avvisata che se non blocca il 43% delle operazioni presto incorrerà in un disastro ittico.

v Mentre i ghiacciai si sciolgono (gli scienziati affermano che 4 milioni di miglia quadrate di permafrost si ridurranno a 400.000 entro il 2100 creando una catastrofe artica), le multinazionali hanno scoperto che, finalmente, si potrà trapanare il suolo, libero dal ghiaccio, e cercare il petrolio: secondo gli amici di Cheney, 375 miliardi di barili di petrolio attendono pazientemente le multinazionali nel grembo della terra. Il pianeta si fotte? E che importanza ha? Faremo soldi a palate! E Cheney continua a farli, malgrado abbia un piede nella tomba, considerando che ha già avuto quattro infarti.

v Nel corso del novecento abbiamo abbattuto foreste equivalenti a una superficie complessiva di dieci milioni di chilometri quadrati, l’equivalente dell’intera Europa. Ogni anno svaniscono 6 milioni di ettari di foreste. Negli ultimi 80 anni abbiamo polverizzato metà delle foreste del mondo: 148 nazioni che un tempo avevano foreste ora non le posseggono più. Solo l’8% delle foreste del mondo è rimasto intatto. In Europa – uno dei luoghi ove è avvenuto il più grande abbattimento degli alberi – solo il 6,4% delle foreste è rimasto intatto. La Cina per produrre 45 miliardi di paia di bastoncini per mangiare dissolve, ogni anno, due milioni di metri cubi di legno. Ecco un esempio luminoso di manipolazione heideggariana delle cose! Sidney Possuelo, il leader degli Indios, ha attaccato il presidente brasiliano Lula, accusandolo di uccidere l’Amazzonia con la nuova industria agro-alimentare. I 370 milioni di ettari della foresta , 22 volte l’Italia, rischiano di ridursi producendo guasti irrecuperabili nell’ecosistema.

v In 50 anni abbiamo dimezzato le scorte idriche del pianeta. Consumiamo acqua in maniera scellerata: ne usiamo 30 litri per un litro di birra. Che anch’io bevo. E 100.000 per ottenere un chilo di alluminio. E mentre consumiamo fiumi d’acqua, un miliardo di persone non possono consumare acqua potabile e il 2,6 miliardi di abitanti della terra non sanno cosa siano i servizi sanitari. Su 500 grandi fiumi 250 sono in crisi. Le 80.000 dighe costruite nel pianeta sono in gran parte responsabili per quello che accade. La metà dei grandi fiumi rischia di sparire . Un esempio? Il fiume Colorado lungo 2.900 km nel quale vivevano 400 specie di animali, tra i quali i più piccoli delfini del mondo, si è prosciugato.

v Stiamo infettando l’atmosfera con i nostri voli. Più viaggiamo, più contaminiamo. Un esempio? Dal Regno Unito hanno effettuato viaggi aerei 200 milioni di passeggeri. Dal 1970 i voli sono aumentati cinque volte. Nel 2030, i passeggeri britannici saranno 500 milioni. Si consideri che il 50% della popolazione britannica viaggia almeno una volta all’anno, che il 5% delle emissioni di anidride carbonica dipendono dai voli che vengono effettuati e che un solo viaggio da Londra verso l’Egitto, il Medio Oriente e Nuova Dehlhi, produce 42 tonnellate di emissioni di anidride carbonica.

E questa è solo la punta dell’iceberg.

Noi siamo come gente che gioca a briscola in una casupola mentre il tetto ci crolla in testa.

E più scricchiolano le travi e più ce ne freghiamo. E’ tremendo vedere come i giovani ignorino il problema e, pur avendo figli giovanissimi, non si rendano conto dell’eredità che gli stiamo lasciando. Quando ho detto queste cose a mio figlio – che ha una figlia di dieci anni – mi ha risposto: “Dad, the world is already fucked…it is too late!” (Il mondo è gia fottuto, papà, è troppo tardi). Ormai le grandi verità oscillano. Il comunismo è definitivamente fallito, mentre il capitalismo “selvaggio” sta facendo compiere ai paesi, come l’India e la Cina, passi da gigante nell’industrializzazione. Ma tremendi scompensi sociali, economici ed ecologici risultano da questa crescita inarrestabile, che in Cina ha già prodotto 87.000 proteste violente.

Un sondaggio tra 500 quadri locali del partito – che hanno il polso del popolo – ha rivelato che la fiducia verso il partito è calata drammaticamente. Il 49% dei quadri ha affermato che la crescita esponenziale sta producendo un clima di rivolta che rischia di divenire incontenibile. E sono gli stessi guru del capitalismo che ora mettono in dubbio tutto il processo dello sviluppo economico mondiale.

Immanuel Wallerstein, uno dei maggiori studiosi della storia economica mondiale – ha detto che lo spirito di Davos, lo spirito del capitalismo della globalizzazione, produce un mondo non egualitario di privilegiati dove i più intelligenti diventano egemoni su quelli che non hanno avuto opportunità. Ha detto che dalla crisi del capitalismo potrebbe venire qualcosa di mostruoso – tipo quel qualcosa che si agita nel cuore della Germania e tra gli ultras dei nostri stadi. Ma su una cosa è stato di chiarezza adamantina: il capitalismo è in crisi. Anche nel momento di massima espansione il capitalismo moderno crea disuguaglianze inammissibili e grandi sacche di malcontento che provocheranno il suo futuro crollo o un radicale cambiamento. Wallerstein ha spiegato che quello che si dovrebbe intendere per democrazia è caratterizzato da un popolo che decide e da minoranze culturali con solidi diritti, e che il liberalismo è un’ideologia “basata sul governo di oligarchie di specialisti competenti”. E che questo capitalismo globalizzato ha poco a che fare col capitalismo keynesiano del passato. Una cosa è Galbraith , un’altra cosa è la Thatcher. L’ideologia del capitalismo – come lo conosciamo ora – ha raggiunto i suoi limiti – ha detto Wallerstein – e il neoliberismo di oggi è infatti un neoconservatorismo che ha smesso di preoccuparsi dell’ambiente, che controlla spietatamente i salari e ha aperto i movimenti dei capitali dai paesi occidentali ai paesi non occidentali: il mondo ormai sta insorgendo contro questo tipo di dominio economico e l’America Latina ne è un chiaro esempio. Chavez, Bachelet, Morales, Castro, Ollanta Humala e Lopez Obrador lo dimostrano.

Avener Offer professore di storia economica di Oxford ha analizzato con grande acume il “workaholic” consumismo, l’ossessione del lavoro fine a se stesso, l’“hedonic treadmill”, che ci macera e ci consuma.

Il prezzo che paghiamo per macchine di lusso, i firmati e roba del genere sta diventando troppo alto. Wallerstein ha poi affermato una cosa che mi ha particolarmente colpito – dal momento che viene da un teorico americano: capitalismo e democrazia non sono compatibili: “l’economia del mondo capitalista è fondata sulle disuguaglianze e sulla polarizzazione dei guadagni reali. La disuguaglianza di risorse è la caratteristica che definisce il capitalismo, e non è compatibile con la democrazia.” Chi pensava che il gigante economico mondiale – una volta liberato dai nodi che imprigionano la mano invisibile del mercato – avrebbe prodotto ricchezza per tutti si è sbagliato. Ormai esiste una minoranza sparuta, infinitesimale, che può gestire un reddito pari al 40% di quello mondiale. Ma queste atrocità troveranno, un giorno, la loro Norimberga, e, davanti al tribunale della storia, dovranno sfilare coloro che guadagnano un milione di dollari al giorno mentre i piccoli etiopici muoiono di fame. Ormai siamo davanti a una classe feudale di “yuppie” che governano gli stati nazionali e il mondo. Uno strato di burocrati, calciatori, film star, dirigenti, politici insulsi, cantanti e quadri superiori che formano “de facto” una nuova aristocrazia – con privilegi superiori alla vecchia – che vive, per esempio, nel terzo mondo, asserragliata in cittadelle protette da eserciti di gorilla, minacciata da una massa di affamati. Piccole “polis” di ingiustizia accerchiate dalle bidonville del risentimento e del furore.

Ormai anche i banchieri riscoprono il defunto marxismo: Jacques Attali, una delle menti più lucide della nuova aristocrazia egemone, ha scritto che “il mondo della povertà si nutre dei meccanismi del mercato e dell’ ideologia della globalizzazione organizzata intorno ai valori della falsa libertà, dell’individualismo e dell’egotismo.” E ha affermato che il capitalismo cadrà e verrà sostituito da un nuovo socialismo, che non sarà sicuramente quello della pianificazione sovietica. Il capitalismo crollerà intelligentemente e lentamente come il potere americano.Il capitalismo terzomondista è lo scrigno di Pandora che porterà al collasso degli Stati Uniti. La mano invisibile del mercato asiatico strangolerà l’Occidente. E’ questione di tempo. Il capitalismo è un po’ come il “cricket” e gli inglesi. Prima lo sapevano giocare solo loro. Ora li battono tutti.

E concludiamo: quando dico a un animalista (un termine insulso per eccellenza) ho votato verde generalmente mi risponde che i Verdi non fanno nulla per gli animali. O fanno ben poco.

In effetti non gli si può dar torto se si ricordano le infelici frasi di Mattioli – uno dei fondatori del partito – che rassicurava il mondo – e forse lo fa ancora – dicendo che “i verdi non sono i difensori dei fiorellini e degli animaletti” (sic!). Una battuta a livello della cretineria politica assoluta dal momento che per rendersi accettabile a quattro cacciatori – tra i quali Reinhold Messner, eletto nell’Europarlamento dal suo partito – si alienò almeno un paio di centinaia di migliaia di voti animalisti. E questo lo posso confermare con esattezza perché le “stronzate” ( mi si perdoni il nuovo francesismo, ma quando ci vuole ci vuole) di Mattioli e la scelta di Messner si pagano. L’idea che tra i verdi esistano dei cacciatori è un anatema per gli animalisti. E’ una contraddizione in termini. Basterebbe una ferma posizione su quorum, caccia, vivisezione, randagismo, combattimenti, zoomafia, commercio animali esotici, biologico, medicina alternativa, energia pulita per muovere qualcosa di notevole.

Non è tutto ma è qualcosa. E me ne rendo perfettamente conto.

Però una cosa va detta, i Verdi sono l’unico partito che negli ultimi anni ha preso una posizione precisa riguardo alla questione animale perché ha, finalmente, anche se forse ancora parzialmente, capito la forza potenziale insita nel movimento animalista, antispecista e vegetariano.

Mi domando: qual è il partito da votare in grado di aiutare, più dei Verdi, i viventi non umani? Rifondazione? Il PCDI della Belillo? I DS con l’Arcicaccia insediata nel loro grembo? Che altro c’è? Dobbiamo votare Forza Italia perché Schmidt ha aiutato nella battaglia antivivisezionista (ma è nella lista nera dell’OPA)? E i parchi nazionali che FI e AN con il ministro Mattioli volevano aprire all’esercito selvaggio – sempre diminuente – dei cacciatori dove li mettiamo? Basta leggere il rapporto del WWF, da poco pubblicato, “La cattiva strada” per rendersi conto della politica mostruosa del centro destra riguardo l’ambiente. Vogliamo dimenticarcelo? Via…siamo seri. Le possibilità sono estremamente limitate. Ma un grande entrismo animalista nei Verdi cambierebbe le cose. E aiuterebbe il partito perché il mondo va in una certa direzione. Quello che non capisco è questo: se si raggiunge un compromesso per la legge della vivisezione – che capisco e giustifico – tutto va bene, però poi si mette una candidata dei Verdi nella lista di proscrizione perché si batte contro gli allevamenti intensivi (l’unica possibilità che le è permessa in questo dato momento) ma non per la loro totale abolizione. La verità è che se la questa candidata avesse nel partito un numero di animalisti preponderante prenderebbe posizioni più radicali e più ferme. Gli errori si correggono.

Il programma dei Verdi è sicuramente qualcosa di accettabile e ampliabile: Stato laico, scuola pubblica; Pacs; diritti degli animali e della natura; città senza smog; più treni; lavoro stabile e non precario; alimenti senza OGM, agricoltura biologica e di qualità; pace e sicurezza; ritiro immediato dall’Iraq; opere pubbliche senza ponte sullo Stretto di Messina, e senza megatunnel in Val di Susa e Mose prima del risanamento dei trasporti e delle vie ferroviarie nazionali (usate anche dai pendolari); sanità che funzioni; più diritti per malati, fasce deboli, disabili; energia pulita, sicura e rinnovabile,solare e non nucleare; diritti dei consumatori e dei risparmiatori contro il carovita.

I Verdi sostengono concretamente i diritti degli animali e hanno ottenuto la legge a tutela degli animali domestici, quella che riconosce l’obiezione di coscienza alla vivisezione e quella che sanziona il commercio di animali in via d’estinzione.

I Verdi sono gli unici che si battono per l’abolizione della caccia (come obbiettivo ultimo) – che diverse Regioni vorrebbero invece addirittura estendere e per l’abolizione dell’uso degli animali nei circhi, e sono riusciti a ottenere, nell’ultima legge Finanziaria, fondi contro il bracconaggio e la riconversione degli allevamenti intensivi di animali destinati a diventare pellicce.

I Verdi si stanno battendo in Parlamento per il superamento degli allevamenti intensivi, luoghi di sofferenza per gli animali e di pericolo per la salute umana (basti ricordare “mucca pazza” e i “polli alla diossina”).

I Verdi hanno ottenuto l’estensione delle aree protette come i parchi nazionali e regionali, rifugio per tanti animali selvatici.

Nei nuovi Consigli Regionali i Verdi intendono ottenere nuove leggi di tutela degli animali e di sostegno al volontariato animalista, la creazione di un Difensore civico degli animali con poteri di controllo e di inchiesta, il potenziamento degli interventi di protezione degli animali da parte dei Servizi Veterinari pubblici.

Non è tutto ma è sicuramente più di qualsiasi altro partito.

Ed è quello che politicamente passa il convento, in questo dato momento storico.

E su tutto questo si può costruire insieme qualcosa di solido, se gli animalisti capiranno che quello è lo spazio politico dove si può agire per cambiare le cose.

Ma se non fosse possibile la scelta dei Verdi, allora bisognerà pensare seriamente a un partito Verde Animalista: restare fuori dalla politica è suicida. Tutti coloro che non vogliono saperne – pur essendo delle persone ammirabili per la loro compassione – fanno un gran male agli animali. Se non fosse possibile unirsi ai Verdi – cosa della quale dubito – ci sarà bisogno di un partito che ricalchi le loro posizioni ma con un apertura maggiore verso il non umano. Sicuramente non un partito aperto solo ai vegetariani e ai vegani, che sarebbe una cosa in partenza perdente, ma un partito aperto verso il mondo di tutte quelle persone che si battono (anche senza essere vegetariane) per trarre in salvo cani e gatti dai rifugi lager (un affare di privati senza scrupoli), per liberare cavie liberate dalle sevizie e per salvare animali dal macello C’è un mondo sommerso di donne e di uomini che si battono, in prima persona, per trarre in salvo dalla sofferenza e dalla prigionia moltissimi animali, e che uniti in un’unica forza potrebbero affrontare, politicamente, la questione animale, riuscendo a ridurre le cause del male e non solo a tamponarne gli effetti.

Un’ultima cosa vorrei dire. A coloro che affermano che la caccia è imbattibile perché è sostenuta da interessi economici notevoli e, quindi, noi poveri animalisti possiamo fare ben poco – il discorso classico delle prefiche lacrimanti – indicherei il volume di crescita del cibo vegetariano e vegano che ha ormai raggiunto, nel Regno Unito, una crescita del 38% negli ultimi anni. E se ci sono notevoli interessi economici che difendono la caccia ci sono anche interessi nel mondo del grande business per sviluppare e soddisfare la domanda vegetariana e vegana. Il business vegetariano – vegano ha raggiunto negli Stati Uniti i due miliardi di dollari, e prevede un livello di crescita del 61% nei prossimi due anni. Tutto cambia con drammatica rapidità: la Svezia – che può insegnare parecchie cose al mondo intero economicamente, civilmente e politicamente – ha ridotto l’uso dell’energia generata dal petrolio dal 77% del 1970, al 32% del 2003, utilizzando il 23% di energia rinnovabile contro il 6% europeo, e sta diventando il primo paese che funzionerà esclusivamente a energia rinnovabile.

Lo dico per far capire che non esiste situazione che non possa essere cambiata.

Anche gli emigranti, gli alieni illegali, i 10 milioni di wetbacks che rischiano l’espulsione dagli Stati Uniti, e compongono l’armata silenziosa, invisibile della nuova schiavitù, si sono organizzati e hanno manifestato per i loro diritti. Un milione di persone hanno manifestato a Chicago, Los Angeles, New York e Miami.

Tutto si muove. Forse è tempo che cominciamo a muoverci politicamente, e seriamente, anche noi.

Paolo Ricci
www.ahimsa.it
10.05.2006

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