Lettera a Michele Serra

Saggistica: Lettere eretiche

Lettera a Michele Serra.
Risposta all’articolo: “Quelli che sparano ai gatti”

(Contraddizioni etiche di fronte alla caccia come tradizione,
il finto animalismo e l’antropizzazione)

Castiglion Fiorentino, 05/10/99

Caro Serra,

ho letto con grande attenzione il suo articolo e mentre scrivo sento i colpi dei cacciatori che esplodono nelle vicinanze della mia casa, ma non troppo vicino…

Vede Serra, io vivevo a Chicago con i miei gatti in cima ad un grattacielo, al 59esimo piano. Queste povere creature le avevo raccolte a Roma, mezze morte, le avevo curate e poi portate con me negli Stati Uniti. Per cinque anni hanno vissuto in un grande appartamento tra le nuvole. Quando sono tornato in Italia con le bestiole, scelsi una casa isolata, come la sua, e li lasciai vagare liberi per il giardino e per i campi di girasole. Erano felici, assolutamente contenti della nuova condizione. Ma dopo un alcuni giorni mi accorsi che, vicino alla casa, apparivano degli imbecilli travestiti da Rambo che sparavano su tutto ciò che si muoveva. Poveri fessi, con i loro fuciletti e con la loro uniforme da massacratori che mi ricordavano quello che Bernard Shaw disse riguardo i boy scout: ‘cretini vestiti da bambini – bambini vestiti da cretini’.

Ho riflettuto sul suo articolo, ed ho parlato con due amici, uno di destra e uno di sinistra ed entrambi mi hanno detto la stessa cosa: ‘Diocristo quest’uomo è un coglione! Si è fatto accoppare quattro gatti e sta lì a cincischiare sui grandi sistemi dell’equilibrio naturale… ma non ha le palle?’

Serra, non funziona sempre così il mondo… non è necessario subire violenze… neanche in nome d’una becera civiltà contadina! Oreste, Nullo, La Bianchina, Lene, i suoi gatti, sono stati impallinati da stupidi selvaggi. Io, invece, i miei li ho strenuamente difesi, rischiando qualcosa; cercando, prima, di comprendere le ragioni dei cacciatori, e poi, notando che era totalmente inutile, reagendo, minacciando questi sadici assassini. In poche parole ho detto: ‘Se mi impallinate i bambini, i cani o i gatti io faccio fuori voi…’ L’ho gridato a brutto muso ed ha funzionato. E quando uno di questi bruti ha cercato di farmi fuori il cane gli ho urlato: ‘Mi guardi bene… questo è come mio figlio… lei lo uccide ed è come accopparmi un piccolo…’

Detesto questa razza degenere che vomita 25.000 tonnellate di piombo su esseri inermi e indifesi, poveracci esaltati dalla violenza che assorbono quotidianamente da una televisione perversa; sadici che uccidono, se lo ricordi bene Serra, solo per puro sadismo, soltanto per la gioia di colpire, di sterminare. Sa che in questo paese ci sono 900.000 cacciatori, e che la caccia è un business con un giro d’affari di 20.000 miliardi?

Sa che la caccia è un’attività che distrugge ogni anno 150 milioni di animali solo in Italia? E che esportiamo 5000 sadici all’estero per i loro miseri, sanguinosi orgasmi?

Meravigliarsi? Via! Questo è un popolo che abbandona alla morte tra 150.000 e i 300.000 animali, che utilizza 5000 cani nei combattimenti per le scommesse clandestine e che provoca, annualmente, la morte e il ferimento di 2.000.000 di uccelli per la follia di piromani (2300 incendi dall’inizio dell’anno). E’ stato uno spettacolo indecoroso vedere Di Pietro e Ferrara lottare per accaparrarsi i voti dei cacciatori del Mugello, una vergogna inaudita!

E lascerei anche perdere le seghe mentali alla Dersù Urzula o alla Rigoni Stern. Questi non sono uomini che devono uccidere per mangiare, ma sadici che passano il loro tempo a sterminare, solo per il gusto di annientare, per la gioia di colpire un bersaglio vivo e mobile. Questi uomini non uccidono per l’armonia ecologica, se lo facessero per l’equilibrio naturale sarebbero almeno parzialmente giustificati, questa orrenda attività la praticano esclusivamente per il piacere di massacrare. E mi perdoni se mi ripeto…

Sono uomini assurdi che sterminano storni, fringuelli, taccole, corvi, passeri, peppole, creaturine di 22 grammi… Me lo spieghi lei, Serra, qual è la logica, lo scopo di disintegrare un passero?

Ed io sono un ‘intruso, stupido e arrogante’ che li affronta, e l’assicuro che i miei gatti e i miei cani nessuno li tocca perché chi vorrebbe provarci sa a cosa va incontro. Il risultato è che non si avvicinano più alla mia casa, e soprattutto non passano ‘dove si vuole’. E del loro ‘Buongiorno’ me ne frego, e se mi accettano o non mi accettano mi è totalmente indifferente; ho il sacrosanto diritto di proteggere i miei piccoli e i miei animali che giocano tra i campi; e se non lo capiscono con le buone, perché anch’io ci ho provato, allora bisogna che lo capiscano con le cattive. Per questo è necessario rischiare, spiegando che si è pronti a tutto. Non siamo nel Far West, uno straccio di legge esiste ancora. Soprattutto si ricordi che moltissime persone odiano la caccia e questi assassini stanno calando rapidamente di numero.

E neanche provano ad avvelenarmi le bestie, anche se quest’area è piena di maniaci avvelenatori, che farebbero invidia alla corte dei Borgia. Mio figlio mi ha informato da Londra, che Chanell 4, un canale televisivo inglese, ha trasmesso un programma, visto da moltissimi telespettatori nel Regno Unito, ove la Toscana e l’Umbria apparivano come luoghi di nefandezze e di orrori.

Un veterinario inglese residente in Arezzo era stato intervistato ed aveva coraggiosamente denunciato queste orrende pratiche. Chapeau!! Tutto questo aiuterà il turismo, spero… Io non sono un violento, anzi detesto qualsiasi forma di violenza, ma sono costretto a difendere esseri inermi da uno stuolo di folli che hanno, come unico scopo, la volontà di annientarli, perché, come ho scritto, queste creature si presentano come bersaglio mobile.

Parli con i cacciatori che hanno rinunziato a massacrare, chieda a loro perché hanno cessato di uccidere. Li ho ascoltati con attenzione e ho sentito i loro schifati pareri e preso atto della loro volontà di non voler più continuare. Venga a trovarmi e le faccio raccontare alcune storie altamente edificanti… Quello che mi sorprende è il suo civismo, la sua ottusa tolleranza. Mi ricorda un sessantottino grondante di sangue che cercava di spiegare ai picchiatori fascisti i limiti della violenza.

Sembra pieno di comprensione verso i violenti che gli hanno massacrato quattro, dico quattro, gatti. E mentre descrive dolorosamente ‘l’intatta morbidezza del pelo’ delle sue povere bestie trucidate, ascolta affascinato le ragioni della civiltà contadina, la logica mistificatrice che giustifica il ruolo del cacciatore nel riequilibrare la natura. Scrive che, dopo averci provato con ‘pazienza e curiosità’, è diventato amico degli amabili massacratori dei suoi innocenti gatti.

Ma non sembra aver comprensione per coloro che definisce ‘finti animalisti’, che ‘antropizzano le bestie’. Ma gli animalisti rispetterebbero i suoi gatti, e non farebbero del male ad altri esseri viventi.

Si ricordi che sterilizzare è una forma di antropizzazione. Anche i miei animali sono sterilizzati per non moltiplicarsi, ma la sterilizzazione resta una forma di antropizzazione, non ci vuole molto a capirlo.

Vede Serra, io seppellisco le mie bestie nel grembo della terra, le antropizzo in una ‘odiosa pantomina’ cimiteriale. Divento, quindi, ai suoi occhi, un ‘finto animalista’, mentre i massacratori delle sue amate bestie, si trasformano in amici che vanno compresi. Sempre più realisti del re. Sempre aperti verso le ragioni della sopraffazione. Noi di sinistra non cambieremo mai!

Sì, sono un finto animalista, ho sepolto con amore una gattina che è morta di cancro. L’ho sepolta nel giardino con infinita cura, anche se capisco la sua scelta. Il problema è che qui, nella civilissima, simpatica Toscana di Pieraccioni e di Benigni, gli animali morti giacciono per giorni in uno stato di avanzata putrefazione.

Nessuna faina li mangia, dal momento che gli amici di Rigoni Stern hanno annientato tutto, e non sembra che esistano più tassi, istrici, volpi in queste lande desolate. Solo fagiani allevati nei pollai per essere, susseguentemente, distrutti in un sadico gioco.

Ma il suo suggerimento è ottimo e funzionerebbe perfettamente per gli umani: i tibetani lasciano che gli animali divorino i cadaveri dei loro cari, e gli zoroastriani li depongono in cima alle Torri del Silenzio affinché vengano consumati dagli avvoltoi. Mi sembra giusto. Con una pratica del genere si eliminerebbero i grotteschi cimiteri da ‘soap opera cattolica’, sparirebbero gli squallidi appartamentini dei morti, la froceria kitsch dei serafini paffuti, gli angeli ermafroditi, e le personificazioni di marmo delle virtù dalle tette stupende.

E se mi consente, come direbbe l”Unto del Signore’, con i cacciatori ce l’ho anche per un’altra ragione: ho trovato una povera cagna da caccia abbandonata, investita da una macchina, era incinta, con un tumore ad una mammella. Abbandonata perché inutile.

Dopo un parto cesareo ha dato alla luce uno splendido segugio.

Ora la cara vecchia riposa, vicino al suo giovane figlio, nella mia casa quasi sempre su un lettino, assolutamente felice, totalmente antropizzata.

Con che mostri ci misuriamo? Quali mutanti degeneri sta producendo la terra? Abbandonare una vecchia, povera cagna perché inutile… la fine del mondo! Altro che comprensione, altro che equilibrio naturale!!!

Forse la tolleranza ha veramente un limite, se avessero accoppato i miei animali, non so proprio quello che avrei fatto… mi creda… ci penso spesso e tremo… Se avessero accoppato Basho, Byron, Gretel o Issa sarebbe successo un finimondo… avrei cercato questi sadici sterminatori ovunque e chissà… chissà, caro Serra… io sono un tipo strano…

Un caro saluto.

Paolo Ricci

P. S. La sua lettera è molto utile perché evidenzia la crudeltà dei cacciatori.

One thought on “Lettera a Michele Serra

  1. “E lascerei anche perdere le seghe mentali alla Dersù Urzula ….”

    “Dersu Uzala”, si dice “Dersu Uzala”, non “Urzula”.

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