Anno del cane

Saggistica: Lettere eretiche

Anno del Cane

Se dovessi cominciare con il periodo che mi ha più impressionato nell’anno del cane inglese, il 2006, comincerei con l’immagine dell’emerito professore Robert Winston che accusa gli inglesi di essere vigliacchi.
Il professore – che assomiglia stranamente a Sandro Ruotolo, il giornalista di “Anno Zero” di Santoro – spiega che si è commosso vedendo un sedicenne sostenere la lotta in difesa della vivisezione e che è uno scandalo che gli inglesi, anzi i britannici, non siano insorti contro gli animalisti. E ci informa che anche lui utilizza animali per la ricerca e che questi animaletti (che allegramente viviseziona) sono molto amati dalle sue assistenti e che nel laboratorio vivono due conigli, Marigold e Wilhelmina, coccolati ogni giorno dai molti collaboratori. In nuce: l’emerito professore esalta l’eroico ragazzino che ha sollevato da sotto i talloni del terrorismo animalista il vessillo dei macelli e dei massacri.
Sotto la pressione incessante dei media la pubblica opinione si muove verso una più ampia accettazione della sperimentazione animale. Laurie Pycroft, il sedicenne inglese che ha dato il via al movimento in difesa della pratica della vivisezione, diventa per molti una figura eroica degna di rispetto e di ammirazione.
Il giovane scatena il furioso appoggio degli studenti di Oxford che detestano l’animalismo che difende i senzienti torturati. Nel frattempo ci giungono notizie confortanti: gli esperimenti sugli animali hanno raggiunto i 2,9 milioni di unità, il livello più alto negli ultimi 13 anni. Sono i topi che soffrono di più: sono massacrati al 68%, i ratti al 15%, i pesci all’8%, i rettili all’1%, gli uccelli al 4%, e gli atri mammiferi al 3%. I cani e i gatti sono all’1%.
Mentre Robert Shaw, un inglese di 71 anni, si impicca perché hanno tagliato i suoi amati alberi, un gruppo dei vetusti pioppi, Singer interviene in un dibattito televisivo della BBC 2 e annuncia che sperimentare su alcuni animali può essere, in alcuni casi, giusto. Quando il neurochirurgo islamico Tipu Aziz spiega a Singer che attraverso le sperimentazioni su un macaco è stato possibile far migliorare le condizioni di Sean Gardner un ragazzo di 13 anni affetto da distonia, Singer risponde che una certa sperimentazione può anche essere accettata. E si aprono le porte dell’inferno: la stampa di destra esulta: il reprobo si è pentito.
L’eterno Daily Mail raggiunge punte orgasmiche di piacere: il padre dell’animalismo sta dando il suo appoggio alla sperimentazione animale. Un cupo boato si leva dagli ambienti che sostengono la vivisezione. Aziz è trionfante. Mentre il mondo animalista resta boccheggiante davanti alla presa di posizione del professore tutto il mondo monoteista esulta. Ropert Wilson imperversa. Singer che prima ha esaltato il progetto delle “Great Apes” dice ora che, in certi casi, si può sperimentare sui macachi. Rimane un punto fondamentale: Singer non possiede la verità assoluta: quella, quasi sicuramente, non la conosce neanche Dio.
Come si è dispiegato l’anno del cane?
GENNAIO
A gennaio arrivano notizie confortanti: i mari si innalzeranno di sette metri. I giornali annunciano il collasso di interi ecosistemi.
FEBBRAIO
A febbraio gli evangelisti bushiani si accorgono improvvisamente che il pianeta sta andando a fottersi. Cizik e un gruppo di pastori cominciano a parlare della distruzione del creato come di un grande peccato. Cheney è vicino all’infarto. Cizik comanda trenta milioni di possibili voti e afferma che la povertà umana è conseguenza della degradazione ambientale e che la terra è del Signore e va salvata. Il cuore di Cheney pulsa violentemente.
MARZO
A Marzo sei uomini che esperimentano medicinali su loro stessi rischiano di tirarci le cuoia: le droghe erano già state provate sugli animali.
Il 16 dello stesso mese dai lidi patri ci giunge la notizia che i vegetariani italiani sono raddoppiati in tre anni. Repubblica ci informa che sono sei milioni. Le anime belle negano: saremo si e no una cinquantina, dicono. Ma Repubblica imperversa: 3 milioni seguono la dieta in maniera rigorosa. Il 70 per cento sono donne: ah… les femmes! Ci sono 300 ristoranti vegetariani nella terra di Dante e i vegani sono 600.000. Il fenomeno è in espansione anche in Inghilterra. Ma la potenza dei media è immensa.
APRILE
Ad Aprile gli attivisti animalisti si scatenano e informano i media che pubblicheranno i nomi di coloro che posseggono interessi nella Glaxo Smith Kline creando intorno a loro un clima di inferno. Ci sono 170.000 piccoli investitori nella Glaxo Smith Kline e riceveranno tutti una lettera che li metterà in guardia nel persistere a mantenere shares nella società . Gli animalisti si scatenano contro Huntigdon Life Science e anche in quel caso informano gli share holders che riceveranno una lettera nei prossimi giorni. La campagna è mirata e precisa; è roba altamente organizzata. La polizia informa gli investitori di trasmettere le lettere minatorie che ricevono alla National Domestic Extremism Team. Il 14 aprile il Guardian ci informa che quattro attivisti animalisti rischiano fino a 12 anni di galera per aver trafugato le ossa di Gladys Hammond.
La storia è questa: nel 1999 John e Christopher Hall allevano a Newchurch, nello Staffordshire, nella Darley Oaks Farm, porcellini d’india per la sperimentazione. A settembre gli attivisti animalisti si fanno vivi e sottraggono dai bisturi 600 animaletti. Nel 2003 gli attacchi verso coloro che utilizzano i piccoli animali per la sperimentazione diventano spietati: un uomo coinvolto nel triste mercimonio viene accusato di pedofilia.I media sussultano. Riappare sui giornali l’immagine di Brian Cass direttore di HLS, Huntigdon Life Science grondante sangue: tre attivisti con il volto coperto e con mazze da baseball lo avevano attaccato nel 2001.
La logica dello specismo funziona così: è più grave bastonare un reprobo che tagliuzzare e tormentare milioni di esseri senzienti. Il Daily Mail comincia a dar di fuori: abbandonati, per alcuni giorni, i poveri Asylum seekers, l’insana ossessione per i coniugi Beckham, la moglie di Blair, Big Briother e la perdente avventura in Iraq il quotidiano comincia a fantasticare sul terrorismo animalista. L’FBI non molto tempo fa ha indicato SHAC come uno dei maggiori pericoli terroristici dell’America. Siamo a livello di Bin Laden. A Ottobre del 2004 i resti di Gladys Hammond la suocera di uno degli Hall, svaniscono dal cimitero di Yoxall nello Staffordshire. Tanto accanimento per le ossa di una suocera è a dir poco strabiliante. Io per la mia non avrei mosso un dito. Gli animalisti informano i proprietari della Darley Oaks Farm che sono stati loro a trafugarli. Nello stesso anno la giustizia inglese impone ai manifestanti di mantenere una distanza di 100 metri dalla fattoria. Ad agosto del 2005 John e Christopher Hall annunciano che non alleveranno più porcellini d’india.
A settembre quattro attivisti vengono denunciati per cospirazione e ricatto. John Smith, Kerry Withburn, Josephine Mayo, e Jon Ablewhite, il figlio di un pastore protestante, rischiano fino a dodici anni di gattabuia. La signora Sabine Hilschenz, madre tedesca che uccise otto figli e seppellì i suoi neonati in vasi di fiori è imprigionata per quindici. Le ossa di una vecchia signora valgono sul piatto della giustizia specista quanto migliaia di animaletti. Leggiamo, assorbiamo e portiamo a casa.
MAGGIO
L’11 maggio avviene quello che si temeva: i quattro animalisti Kerry Withburn e Jon Ablewhite, entrambi trentaseienni e John Smith trentanovenne vengono arrestati e condannati a dodici anni di carcere; Josephine Mayo un’infermiera psichiatrica per quattro. I quattro affermano di essersi battuti per evitare un “olocausto” animale. Al termine “olocausto” i media sussultano. E quando leggono che gli animalisti paragonano – secondo me giustamente – gli allevamenti ai lager nazisti, la gutter press, la stampa fogna, si imbufalisce ancora di più.
Il nome dei fronti di liberazione animale li infastidisce non poco: le lettere minatorie sono state firmate dall’Animal Liberation Front e dall’Animal Rights Militia. L’imparruccato giudice elargisce un messaggio cristallino agli animalisti: se si gioca con le ossa della propria suocera si finisce in gattabuia per dodici anni. La mia, ringraziando il cielo, è stata incenerita. Insomma si finisce peggio di una kapò di Auschwitz o di un pedofilo violentatore. Ne prendiamo nota: la giustizia è giustizia. Il cretinismo mediatico dilaga: nelle menti devastate da Coronation Street, Eastender e dal Grande Fratello – seguito da 8,1 milioni di persone – fa capolino l’immagine barbuta di Bin Laden. Al Qaeda = Animal Rights Militia: non si scherza debordiamo nella follia! Dove andremo a finire se non si possono più ridurre in pezzetti neanche i porcellini d’india? Si chiede la “gutter press” schifata. Il 15 maggio Tony Blair salta sul carro dei media scatenati e firma “The People Act” che difende la sperimentazione sugli animali.
Dopo le sentenze di condanna esorbitanti esulta l’aggregato “vivisezionatore”. Il giovane Laurie Pycroft ha le lacrime agli occhi. Al professore emerito, Robert Winston, tremano per l’emozione i baffi staliniano – nicciani. Tipu Aziz ringrazia Allah che nella sua infinita misericordia permise a otto animali di accedere al paradiso frequentato dalle uri.
Entrarono, infatti, nel regno dei cieli islamico la formica di Salomone, la balena di Giona, il caprone di Ismaele, il vitello di Abramo, l’asino della regina di Saba, quello di Maometto, il bue di Mosè, il cammello di Salech e il cucù di Belkis. E perché non l’asina di Balaam, che vide l’angelo, o l’asinello che cavalcò Gesù per entrare a Gerusalemme?” chiesi una volta a un Mullah. E mi giunse una risposta stizzita: “Perché così ha deciso Allah!”. Ricordo che replicai: “Allora ha deciso male!”.
Le cose cambiano radicalmente: nel 1999 i britannici che osteggiavano la sperimentazione sugli animali erano il 64%; a maggio 2006 il Daily Telegraph produce un nuovo sondaggio: il 70% dei britannici è favorevole alla sperimentazione sugli animali. Una altro sondaggio effettuato da Newsnight programma della BBC 2 li da al 57%. Più tardi, lo stesso Telegraph, quotidiano apertamente di destra, ci elargisce qualcosa di veramente vergognoso informandoci che il 77% dei britannici sostiene che gli animalisti di ALF vanno equiparati ai terroristi di Al Qaeda. I fatti sconvolgenti di 9/11 giocano profondamente nella psiche popolare e indirizzano penosamente i sondaggi: Vox Populi Vox Dei, dice Vico? Ma che ci faccia il piacere!
Con la pubblica opinione che gira le spalle agli animalisti è facile promulgare una legislazione repressiva come “The Serious Organized Crime Act”che permette alla polizia di trattare gli animalisti alla stregua dei terroristi. Conclusione: la sperimentazione animale cresce del 4% e quella sui primati dell’11%.
Sempre a maggio i giapponesi – perversamente – ripartono con l’idea del libero massacro delle balene. I media britannici che se ne fottono dei porcellini d’india reagiscono. La compassione ha un peso: se sei un bestione di parecchie tonnellate te la cavi meglio di un essere minuto di pochi grammi. Dei 66 membri dell’International Whailing Commission 35 cominciano a vacillare e a sostenere la ripresa dell’orrenda attività. Si vuole tornare ai massacri liberi degli anni ’70 quando potevi sterminare tutti i cetacei che volevi. Gli inglesi reagiscono. Stavolta Usa, Nuova Zelanda, Australia sono alla testa di un gruppo di paesi che tentano di contrastare l’orrore sostenuto da giapponesi, norvegesi, e islandesi. Norvegesi e islandesi? Alla faccia della progredita civiltà nordica!
E la compassione buddista?
I giapponesi sborsano somme immense per perpetrare la carneficina dei mari. Per ottenere l’appoggio dell’isola del pacifico Tuvalu offrono fino a un milione di dollari. Io do un milione di dollari a te e tu voti per farmi massacrare le balene: sic et sempliciter. La compassione e il senso di giustizia sono cose profondamente soggettive: il giudice Falcone stava dirigendosi verso una tonnara prima di essere ucciso. C’è gente che porta i propri piccoli a vedere il sanguinoso massacro dei tonni perché lo giudica pittoresco. In Apocalypto – il film di Mel Gibson – che sadico sarà ma con gli umani, come dice Di Pietro, ci azzecca – si vede il figlio grassoccio di un re maya spassarsela alla grande mentre avvengono sacrifici umani in cima alla piramide sacrificale. Il piccolo si è abituato, alla tenera età di circa sei anni, a vedere i sacerdoti strappare il cuore ai prigionieri per poi decapitarli e gioca beato tra teste che ruzzolano lungo la scalinata della piramide.
GIUGNO

Greg Avery, dopo una furiosa campagna di sette anni contro Huntingdon Sciences e dopo essere stato arrestato per due volte, cambia tattica: porta la lotta nel cuore della City e condanna la violenza animalista.
Studia le informazioni che società come Reuters e Bloomberg gli passano, riceve elenchi degli investitori facendosi passare per un potenziale acquirente delle shares di Huntingdon Sciences, e dopo aver ottenuto le liste si muove verso gli investitori individuali che quando vedono i picchetti davanti alle loro case vendono con grande celerità le loro shares. Il partito laburista coinvolto con HLS, davanti alla denuncia di SHAC, produce una ritirata degna del migliore Fantozzi. Essere un investitore con Huntingdon Sciences comporta una perdita di voti notevoli. SHAC agisce nella legalità spiega Avery ai media. Gente dura quella di SHAC, alla domanda di un giornalista: “lasceresti il tuo cane morire per salvare tua madre?” un attivista risponde lapidario: “My mother would have to die” Mia madre dovrebbe morire. E di quello che ha detto Singer sul macaco Greg Avery e i suoi amici se ne fottono altamente. Singer ormai è storia passata.
Il 30 giugno dai patri lidi giunge un ammirabile articolo di Umberto Galimberti sull’usura della terra. Il filosofo scrive che la legge che mantiene la terra è la legge che nella misuratezza lascia perire e nascere le cose. Scrive che “la betulla non oltrepassa mai la sua possibilità e che il popolo delle api abita dentro l’ambito delle sue possibilità” e che “solo la volontà che si organizza con la tecnica fa violenza alla terra e la trascina all’esaurimento”. Parole sante.
LUGLIO
La corte di giustizia Olandese permette ai pedofili di contestare le elezioni. Nasce in Olanda il partito dei pedofili, il PNVD, Carità, Libertà, Diversità. Il nuovo partito si batte affinché l’età di consenso sessuale scenda dai 16 ai 12 anni e – dulcis in fundo – propugna libertà di sesso anche con gli animali. In poche parole: se vuoi fare sesso col tuo cane, perché no? Che cosa gloriosa è la libertà! Un aitante pensionato di Amsterdam, Ad van den Berg, è il capo della nuova aggregazione politica. Tutti si organizzano in partiti, movimenti, lobby meno gli animalisti che per qualche ottusa ragione scelgono l’eterna frammentazione e l’eterno inane chiacchiericcio. Ma SPEAK comincia a riflettere su un cambiamento di direzione politica che si concretizzerà, clamorosamente, nei prossimi mesi.
Nel mese di Luglio si scopre attraverso un sondaggio della NBC che il 59% degli americani non ritengono che i cambiamenti climatici siano molto importanti. Solo il 38% crede che il problema del cambiamento climatico sia un serio problema e solo il 10% pensa che sia frutto del comportamento della nostra specie. Siamo nelle mani di assassini. Se questo non è terrorismo non so cosa sia. Un’ignoranza nefasta sta distruggendo il pianeta. Gli scienziati che sostengono – per interesse – che il cambiamento climatico non dipende dalla nostra specie dovrebbero finire come Goering ed Hess davanti a una futura Norimberga.
Il 20 luglio il Guardian ci informa che la terra sta facendo fronte a un catastrofica perdita di specie. La popolazione dei Great white sharks, i pescecani bianchi è ridotta del 95%, gli orsi polari rischiano un declino del 30% nei prossimi 45 anni, le gazzelle del Sahara sono diminuite dell’80% e in Africa un quarto della totalità dei pesci di acqua dolce rischia l’estinzione. Stiamo distruggendo l’ecosistema urlano a squarciagola gli scienziati. Bush nicchia, Cheney sorride. Il Guardian lancia una possente e insistente campagna in difesa del pianeta che lo rende un quotidiano speciale: chapeau!
AGOSTO
Il 23 agosto l’Observer ci informa che, nel 2006, gli esperimenti sugli animali sono aumentati di 60.000 unità e sono diventati 2 miliardi e 91 milioni. Si è raggiunto il livello più alto dal 1992.
Il 25 agosto 500 scienziati e dottori firmano una dichiarazione di appoggio alla sperimentazione animale spiegando che è virtualmente impossibile dialogare con gli estremisti animalisti. Scrivono, nella petizione, che quando è possibile simili esperimenti dovrebbero essere evitati, che la sperimentazione animale “permette alla gente di avere una miglior qualità di vita” e mettono in guardia il governo che qualora la violenza animalista dovesse persistere sarà impossibile per la Gran Bretagna continuare ricerche “clinicamente” valide.
Sempre in Agosto una mostra a Londra all’Imperial College War Museum celebra gli animali caduti in guerra. Nel 2004 gli inglesi hanno eretto davanti a Hyde Park un monumento agli animali con un mulo e un cavallo bronzei. La dedica dice: “anche noi serviamo.”: la scoperta dell’acqua calda.
SETTEMBRE
Dai patri lidi giunge la notizia delle doppiette italiche in rivolta verso il governo. La notizia si allaccia a ciò che accadrà a dicembre nel Regno Unito. Ventimila cacciatori marciano a Roma contro il decreto legge del 4 agosto che impone alle Regioni il rispetto della normativa europea in materia venatoria. Mi rimbalzano nel cranio le parole che Rutelli disse vent’anni fa: “C’è una Repubblica nella Repubblica ed è quella dei cacciatori; una lobby più potente delle stesse istituzioni” 730.000 cacciatori = 100 milioni di animali uccisi in cinque mesi: la durata di una stagione. Leggo con avidità un reportage sui numi protettori della caccia italica: una lobby con i fiocchi che, senza i timori e le esitazioni delle anime candide, quando si tratta di difendere il diritto a spappolare animaletti inermi si trovano tutti d’accordo. Di Pietro si traveste da cacciatore Rambo per raccogliere qualche misero voto. Lo statista leghista Vascon va a braccetto con la rivoluzionaria rossa Katia Belillo. Tutti “culo e camicia” – tanto per usare un francesismo – senza i tentennamenti che affliggono la cretineria animalista. Noi animalisti davanti ai cacciatori siamo come i soldati del Papa davanti ai lanzichenecchi.
Leggo del compromesso storico strisciante Di Giacomo Rossini democristiano e il nume costruttore dell’Arcicaccia il comunista Carlo Fermariello. Che dolci i democristiani che dopo aver sterminato centinaia di animaletti si prostrano a pecoroni davanti a Padre Pio benedicente!. Leggo dei massacri di De Martino, e provo per il suo rivale storico, Craxi, una simpatia traviata. Quando si tratta di sterminare passeri le ideologie crollano come il muro di Gerico al suono delle trombe venatorie. Leggo degli splendidi bagordi saragattiani quando dopo allucinanti massacri “la banda del buco tanassiana” trangugiava miriadi di poveri animaletti in banchetti schifosamente succulenti! Spaventosa carneficina la definisce Mureddu nel suo libro “Il Quirinale dei presidenti”. E mi immagino prender parte al luculliano banchetto di Saragat anche i mostruosi ministri della marina “l‘abominevole ministro delle navi”, il famoso Licantropo con gli occhi velati di sangue e le mani pelose e il “nonnetto delle tangenti” l’immenso Nicolazzi.
E ora siamo all’infamia più grande: i cacciatori ci informano che spappolando animaletti si difende l’ambiente. Ce lo spiega la dolce Katia Berillo. Domanda da un milione di dollari: ma che ci fa la signora Hack nel partito della Belillo?
OTTOBRE
In un sondaggio della ICM, alla domanda specifica se le religioni causano divisione e guerre tra i popoli l’82% dei britannici rispondono affermativamente. E alla domanda ritenete la Gran Bretagna uno Stato cristiano? Risponde affermativamente solo il 17% dei britannici. Il 62% definisce la Gran Bretagna uno Stato dalle molte fedi.
Il 18 di ottobre Channel Five manda in onda un servizio su Overtoun Bridge, il ponte da dove i cani si suicidano. Se da Dumbarton si prende la A82 e ci si dirige a Balloch si scopre il lago più bello della Gran Bretagna: un posto idilliaco con trenta isole contenute tra rive boscose. Vicino a Dumbarton, ritornando verso Glasgow, c’è una cittadina chiamata Milton dove c’è un ponte di granito: l’Overtoun Bridge. Da quel ponte, in cinquant’anni, sono saltati cinquanta cani cercando la morte. Milton è un luogo di profonda depressione, è il luogo degli sfigati e dei depressi: i suicidi degli uomini sono cresciuti in un anno del 200 per cento, ma i suicidi dei cani sono inspiegabili. Alcuni ricercatori dicono che il ponte sia “haunted” a causa della morte di un bambino scaraventato dal ponte dal padre, altri, invece, affermano che è l’odore dei visoni a spingere i cani a saltare nel vuoto. Sembra un mito canino di Ulisse e le sirene: qualcosa spinge i cani a morire.
NOVEMBRE
A novembre una bomba mediatica esplode: l’Observer denuncia che migliaia di cavalli di razza vengono uccisi dopo il quinto anno di vita per eliminare “inutili” costi. Il settimanale informa la nazione sbigottita che in due macelli specializzati i “knackermen” mettono a morte oltre 5000 cavalli ogni anno. I cavalli giudicati inutili per le corse svaniscono nel nulla. Si consideri che su 1022 cavalli solo 347 vengono considerati in grado di prendere parte a una gara, e che mantenere un cavallo “inutile” può costare 4000 sterline all’anno.
Il capitalismo selvaggio delle corse genera un giro d’affari di un miliardo di sterline. Si pensi che uno stallone di razza vincente riceve per ogni montata – mi si perdoni il nuovo francesismo – 500.000 sterline e che un bestione del genere può ingravidare oltre 200 cavalle. Gli inglesi schifati dall’idea che la carne equina sia commestibile scoprono improvvisamente che il brutale capitalismo anglosassone ha prodotto un ennesimo orrore e mandato in frantumi il mito britannico dell’amore per i cavalli. Scoprono che i cavalli macellati ogni anno nel Regno Unito sono tra i 6.000 e i 10.000 e che la Gran Bretagna ha esportato, nel 2004, 1576 tonnellate di carne principalmente verso la Francia. La carne equina gli inglesi non la mangiano ma la procurano per i detestati cugini, divoratori di lumache e zampette di rane.
Il 23 novembre il partito animalista olandese fa eleggere due dei suoi candidati nel parlamento. E’ la prima volta che un partito animalista riesce ad andare così lontano. C’è da rifletterci.
A maggio incontrai un candidato del PAE (Partito Animalista Europeo) che si era presentato alle elezioni comunali romane del 28-29 maggio. Il giovane candidato senza alcuno aiuto e subendo lo scontato ostracismo dell’animalismo frammentato e letale aveva ottenuto 559 voti. Pochi? Quello che mi colpì furono i voti che prese il M.I.D.A., un’aggregazione di destra, sponsorizzata dall’allora ministro Alemanno (un grande difensore della caccia nostrana), con un capolista dirigente di un servizio veterinario, che ottenne 800 voti contro i 4.020 di Fiamma Tricolore del Romagnoli e i 691 attribuiti al Partito Umanista che è in corsa da una vita. A Emmendingen presso Stoccarda un partito animalista senza fondi aveva raggiunto l’1,23% nelle elezioni del Baden – Wurttenberg. Un livello leggermente inferiore a quello di Mastella che fa il Ministro della Giustizia in Italia e si era attestato, nelle ultime elezioni, sull’1,4 % sia a livello della Camera che del Senato.
Mi sono sempre chiesto se un tentativo ben organizzato e sostenuto da personaggi di spicco non potesse ottenere un voto sorprendente per un partito verde – animalista. Personalmente, per quello che conta il mio parere, sarei per una grande confluenza nei Verdi, ma anche la via del PAE può essere tentata.
DICEMBRE
La notizia della rivolta italica delle doppiette va a braccetto con la rivolta britannica dei cacciatori delle volpi. La grande lobby se ne fotte delle leggi passate dal parlamento. Il giorno dopo Natale sono 250.000 i sostenitori della “caccia alla volpe” per i campi. La legge del paese non riguarda l’aristocrazia terriera, i tofs e gli yuppies. La legge è qualcosa che riguarda i commons, i coglioni come noi. L’Atherston Hunt, infatti, ci informa che il consenso per i cacciatori è aumentato notevolmente e che ci saranno sessanta cavalieri e 3500 deliranti spettatori nella piazza di Market Bosworth e che alle prossime elezioni i tories conquisteranno il potere e che allora la musica cambierà. Si è combattuta una guerra per raccogliere briciole: tanto è potente la lobby venatoria.
Nel frattempo non desistono i cacciatori: se non possono far dilaniare le volpi dai cani utilizzano gli uccelli da preda. Falchi, aquile e aquile reali si manifestano nel Cottsmore, nel Leicestershire e nel Cambridgeshire.
Ad Aprile tutto questo sarà bandito ci informano gli animalisti.
La Countryside Alliance, la lobby dei cacciatori, ci informa che la soppressione della caccia è diventata irrilevante. La League Agains Cruel Sport risponde denunciando che le torme dei cani hanno dilaniato cagnetti trovati per sbaglio tra i campi. L’Hunting Act è entrato in funzione a febbraio del 2005 e considera un’offesa criminale la caccia con i cani, ma se i cani inseguono una volpe e un cacciatore la uccide con una fucilata l’atto è legale.
Malgrado la soppressione la caccia è continuata e 300 hunts sono state eseguite per circa 25,000 giorni. Molte hunts hanno utilizzato aquile reali, aquile e falchi. Il giorno della rivolta di Boxing day ho visto un’immagine di truce tracotanza. Ho visto Jonathan Steel, master dell’ Hunt di Lacock in Lancashire – con le fattezze del Licantropo saragattiano – orgogliosamente eretto sul suo destriero circondato da una massa giubilante che ricordava vagamente il popolo di Mediaset e dello “yuppismo” berlusconiano trionfante. L’aristocrazia terriera, la borghesia e il proletariato rurale, che danno vita al populismo razzista tory, mischiati a un coacervo di nani e ballerine gaudenti. Roba alla Briatore, alla Bettarini, alla Lele Mora, roba da nuovi ricchi, rocchetari fumati e “velinario” nostrano, con un seguito di anime nobili sostenenti, a spada tratta, la tradizione, che va rispettata ad ogni costo. Ma se fosse così si tornerebbe ai normanni, ai servi della gleba e alla cinture di castità…altro che “burqa” afgani!
Negli ultimi giorni dell’anno un altro mito britannico collassa: in Scozia avvelenano, come i delinquenti nostrani, albanelle reali, falconi pellegrini e aquile reali. Si precipita nella logica delle polpette avvelenate umbre e toscane. Dopo il macello dei cavalli gli ornitologi informano i britannici che il 40% dei red kites di Scozia sono stati avvelenati dai gameskeepers per proteggere gli uccelli da preda dei cacciatori. Stessa logica dei cacciatori “deviati” toscani che per proteggere gli animali importati e massacrarli durante la stagione venatoria pensano bene di sterminare le volpi e gli animali da preda con bocconi avvelenati alla stricnina. La Royal Society for The Protection of Birds ci informa che di 395 red kites solo 95 sono rimasti vivi. Dal 1999 al 2003 I gameskeepers hanno avvelenato 300 volatili. Non c’è più religione: stiamo precipitando nel terzo mondo, affermano costernati i britannici amanti degli uccelli da preda.
SPEAK, cambia tattica e decide di “entrare nell’arena politica” e lancia il braccio politico “SPEAK Political” per cercare di conquistare seggi alle future elezioni. L’anarchismo “quaquaraquà” è servita. SPEAK afferma che il braccio politico seguirà una nuova strategia dal momento che ci si è accorti che le strade percorse dai vari movimenti animalisti portano al nulla: sperpero inutile di fondi ed energia. Bisogna andare oltre i ravioli vegani. Allora cambiamento di tattica e nuova strategia di battaglia. Si affronta il problema della sperimentazione e degli altri problemi a livello politico. Condivido pienamente. Le anime belle sussultano. I poltergeist internettiani si sentono traditi. La paccottiglia cialtrona insorge. Il nulla si solleva furioso: ma quella è l’unica via.
Anche gli ultimi della terra i “Dalits”, gli “intoccabili” sono riusciti a muovere montagne attraverso la lobby dei “senza casta” e formando un partito politico. Si sono mossi da soli perché nessuno li aiutava e anche i comunisti indiani non erano disposti a difendere i loro diritti. Si sono dovuti organizzare attraverso la lotta politica e stanno ora cambiando radicalmente il volto pietrificato dell’India. Stanno frantumando le leggi immutabili dei Quattro Varna e della Quinta Appendice trasformando l’ingiusta società.
Ma se i Dalits sono gli ultimi tra gli umani, gli animali sono gli ultimi tra gli abitanti della terra. Occorre una lotta politica e articolata per difenderli, una lotta che trascenda il puro animalismo e che abbracci altri aspetti delle rivendicazioni globali.
Oggi ripensando al pensionato inglese suicida per i pioppi, mi sono ricordato di Jambeshwar il fondatore della setta indiana dei Bishnoi, una comunità di sei milioni di vegetariani situata nell’area del Rajsthan, i cui addetti si fecero massacrare abbracciati ai loro alberi per impedirne l’abbattimento. Amrita Devi e 362 Bishnoi morirono tre secoli fa per salvare gli alberi dalla scure dei boscaioli. I Bishnoi sapevano della relazione sinergica tra esseri viventi e ambiente, e sapevano che gli umani sarebbero dovuti essere i garanti di questo equilibrio del quale in Occidente parlano filosofi come Umberto Galimberti e Guido Ceronetti, un altro grande difensore degli esseri senzienti esposti all’inaudita violenza dell’uomo
E mi sono detto: bisogna difendere con ogni mezzo, ripeto, con ogni mezzo, il pianeta e i suoi abitanti da chi li opprime e li distrugge.

Paolo Ricci (12/01/07)

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