Achab capovolto

Sezione: Saggistica

ACHAB CAPOVOLTO
Capitan Watson e la violenza “limitata” in difesa delle balene da “Phobos”

Capitan Watson é un Achab capovolto. Un Achab invertito
Achab era ossessionato da Moby Dick e lo cercava ossessivamente per tutti i mari.
Watson insegue, invece, coloro che massacrano le balene.
E anche lui, come Achab, li cerca per tutti i mari.
Uno distrugge viventi, inermi e innocenti, l’altro cerca di fermare la strage.
E Watson, a differenza di altri, usa una “limitata” violenza per difendere le balene.

Quando Watson chiese al delegato giapponese Tadahiko Nakamura se era preoccupato per i suoi figli che non avrebbero più potuto vedere le balene, il giapponese rispose: si arrangeranno, una specie in più una meno conta assai poco. Il mio dovere è verso la mia famiglia e la mia patria. Me ne fotto delle future generazioni. Conta il profitto. Senza balene i giovani giapponesi sopravviveranno come noi siamo sopravvissuti.
Joji Morishita della Japanese Fisheries Agency confermò che il massacro delle balene è tradizione nipponica. E’ orgoglio nazionale.
Andrei Behr proprietario della baleniera pirata Sierra è stato ancora più lapidario dei giapponesi; dopo che gli affondarono il suo vascello killer disse: se le balene le stiamo estinguendo perché non approfittare – prima che svaniscono completamente – e guadagnarci qualcosa?

Qui è “in essenza” tutta la filosofia specista che sta distruggendo la terra.
Questa è la filosofia degenerata che sta annichilendo il pianeta.

Watson a differenza del buonismo animalista, mieloso e peloso, usa violenza in difesa degli inermi.
Ed è particolare perché non esita ad affrontare lo scontro violento quando si confronta con le baleniere assassine.
Ci sono due modi di contrastare i killer giapponesi.
Il primo è quello di Green Peace che conduce una battaglia che non scaturisce in violenza.
L’altro è quello della Sea Shepherd Conservation Society che usa tattiche più aggressive.

Watson sta a Green Peace come SPEAK e SHAC stanno all’animalismo inglese classico.

Watson ha le sue idee e spiega che la Sea Shepherd Conservation Society è un’organizzazione che rispetta le leggi.
Watson dice: “Io non infrango le leggi: le sostengo. Non condanno nè deploro l’uso della violenza per far rispettare la giustizia. La forza è nella diversità degli approcci e io sostengo tutti i metodi di combattere per proteggere questo pianeta e la biodiversità”.

Dice: “Sostengo tutti i metodi di combattere per proteggere questo pianeta e la biodiversità.
Il fatto è, comunque, che per gli ecosistemi del mondo, per le specie in pericolo, per tutte le piante e gli animali, non esistono diritti.” Watson dice: balene, animali e anche piante.

E precisa: “L’industria della carne è una delle più distruttive per l’ambiente che esista sulla faccia della terra. La pratica dell’allevamento e della macellazione di maiali, vitelli, pecore, tacchini e polli non solo sfrutta vaste aree di terra ed enormi quantità d’acqua, ma è anche la maggiore responsabile delle emissioni di gas serra nell’ambiente anche più della stessa industria automobilistica.”
E chiede: “Allora perché i più importanti gruppi ambientalisti al mondo non conducono campagne contro l’industria della carne? E perché il film “An Inconvenient Truth” dell’ex vice presidente americano Al Gore non denuncia la scomoda verità secondo cui l’industria della macellazione produce più emissioni di gas serra dell’industria automobilistica?”.

La risposta è questa: quando si tocca il petrolio si elevano baluardi tremendi di resistenza.
I colossi del petrolio e dell’industria automobilistica non vogliono sentir parlare di tagli di emissione
Coloro che inquinano sono i primi affossatori del trattato di Kyoto.
E un giorno non lontano dovranno affrontare un loro personale processo di Norimberga per aver fatto massacrare il pianeta.

Watson è un “biocentrista” un termine infinitamente migliore di “animalista”, che per ragioni assolutamente inani molti animalisti aborrono. È un uomo colto che conduce la sua risoluta battaglia contro killer che usano armi micidiali per massacrare viventi indifesi. La sua battaglia attuale è contro il Nisshin Maru.
Un killer spietato dei mari.

John Vidal che ha seguito i vascelli della Sea Shepherd e di Green Peace dice che si stanno scontrando ego mostruosi tra le due leadership ma che tra gli equipaggi c’è grande rispetto.

Gli attivisti Sea Shepherd combattono la loro battaglia vomitando di tutto sulle baleniere nemiche.
Coprono il ponte della vascello killer con acido butirrico, con bombe puzzolenti che fanno vomitare per l’odore che emanano, fango, urina, dolci di cioccolata e utilizzano cannoni ad acqua e fucili che sparano chiodi. In molti casi cercano di imbrigliare le eliche dei motori con delle corde.
Le tattiche di Green Peace, invece, sono quelle di mettersi tra la baleniera e le balene.
Green Peace segue tattiche non violente. Watson usa “limitata” violenza.

E riguardo la sua tattica, dice: “Penso che le critiche siano irrilevanti. La Sea Shepherd deve rispondere soltanto ai suoi membri e ai suoi clienti. I suoi clienti sono gli esseri che vivono negli oceani. Subito dopo che affondammo metà della flotta islandese che dava la caccia alle balene nel 1986, un mio ex collega di Greenpeace mi avvicinò per dirmi che ciò che avevamo fatto in Islanda era “un’azione codarda, condannabile, criminale e imperdonabile.” Gli risposi: “E allora? Non abbiamo affondato quelle navi per voi o per i sei miliardi di stronzi ominidi che vivono su questo pianeta. Le abbiamo affondate per le balene. Trovami una balena che non sia d’accordo con l’azione e non ne faremo più di simili, ma fino a quel momento, non potrà fregarcene di meno di cosa abbiano da dire gli esseri umani riguardo all’azione.”

Questo potrebbe essere un brano evangelico del nuovo “animalismo” o meglio del nuovo “biocentrismo”.

E ancora: “Questo movimento non ha bisogno di vigliacchi. Questo movimento ha un immediato bisogno di disciplina, sicurezza e di spirito marziale.”

Spirito marziale, dice, non di pacifismo mieloso, eternamente perdente e succube.

Watson è un capitano che usa un sistema disciplinare quasi dittatoriale.
Green Peace cambia, invece, spesso i capitani che seguono tattiche imposte dalla leadership.
Green Peace è forte di 200.000 membri e utilizza la nave Esperanza con un equipaggio di 21 nazionalità.
La divisione tra la Sea Shepherd e Green Peace ha prodotto una reazione ingiustificata da parte della seconda. Green Peace si rifiuta, infatti, di passare informazioni alla Sea Sheperd. Non la vuole tra i piedi perché considera le sue tattiche controproducenti. In effetti sembra una forma di suicidio.
Watson ha confermato che Green Peace ha rifiutato l’assistenza non concedendo le coordinate navali per rintracciare la flotta. È stato informato che i membri di Green Peace sono contrari ad aiutarlo perché disapprovano le sue tattiche.
Questa situazione è simile ai contrasti violenti esistenti, nel grembo dell’animalismo nostrano, tra sette radicali e associazioni.

Watson dice io non sono una signora inglese, una Avon lady, che cerca pubblicità e si erge a testimone contro il male. Io sono un enforcer, io seguo tattiche differenti e del buonismo mieloso me ne fotto.
Io vedo l’orrore e lo contrasto perché quello che vedo è osceno e mi offende come essere umano.
Cos’ è un enforcer? Un enforcer è colui che impone l’obbedienza alla legge (anche con la violenza).

Inizialmente Watson era uno dei fondatori di Green Peace, poi ci furono contrasti e fu difficile continuare.
Green Peace ha contatti con governi, Watson li aborre e definisce Green Peace come la chiesa di Papa Borgia che vendeva indulgenze per far accedere al paradiso; dice che come Alessandro VI anche Green Peace concede le sue indulgenze ambientali.

Questa guerra di Watson ha accentuato l’attenzione verso il problema della sofferenza animale.
Questa lotta ripresa dai media mondiali aiuta enormemente la causa in difesa degli animali.
Se il consumo della carne di balena crolla in Giappone e in Norvegia ci sarà pure una ragione.
E gli australiani si sono schierati dalla parte dei difensori delle balene.
Peter Singer è intervenuto nel dibattito e ha scritto che il massacro delle balene andava fermato non perché i grandi cetacei rischiavano l’estinzione, ma perché erano mammiferi con grandi cervelli capaci di “godere” la vita e provare dolore. Singer ha spiegato che le balene possono anche soffrire di angoscia (distress) e hanno problemi se il gruppo si divide.

Nel 1977 il governo australiano diede l’incarico al giudice in pensione Sydney Frost di indagare su quello che stava accadendo riguardo lo sterminio delle balene.
Frost analizzò la situazione e concluse che le balene non possono essere uccise “umanamente” a causa della loro dimensione e che è anche difficile colpirle con arpioni esplosivi. Se fosse assolutamente necessario uccidere le balene per la sussistenza umana allora sarebbe eticamente permesso, ma dal momento che si ha a che fare con creature con un “cervello notevolmente sviluppato e dotate di un alto livello di intelligenza”, e che tutto ciò che necessitiamo dalle balene si può ottenere da altri parti è eticamente ingiusto ucciderle.
Questa è la logica specista trionfante: prendere o lasciare.
Singer concluse dicendo che gli australiani sono i meno indicati ad affermare queste cose dal momento che abbattono i canguri e hanno i macelli funzionanti a pieno regime.

Il discorso di Frost – accettato per ovvia necessità da Singer – lo trovo assolutamente ridicolo.
Anzi abbastanza offensivo al senso etico comune. Singer, ripeto: per ragioni tattiche, ha detto che la salvezza di una specie dipende dallo sviluppo celebrale e dalla fisicità corporea. Come dire a una gazzella si può sparare ma non a un elefante. È incredibile che si debba scendere a livelli filosofici di questo tipo per limitare i massacri dei viventi. Le balene le salviamo perché assomigliano a noi – considerando i loro cervelli e i loro grandi corpi – non perché è indecente lo sterminio effettuato da una specie egemone sulle altre.

Le tattiche di Watson sono dettate da una visione del mondo profondamente differente da quella di Green Peace. Per Watson è l’umanità, la nostra specie, il vero problema.
Motivo principale della sua dura lotta è salvare una specie dall’estinzione e dal massacro.
Senza dimenticare le altri specie esposte all’inaudita violenza degli uomini.
Watson dice: “Siamo una specie violenta. Siamo sempre stati una specie violenta e risolviamo sempre tutti i nostri problemi con la violenza. Non ci sono mai state eccezioni. Le vittorie non-violente sono un mito. Ha sempre prevalso la forza.”

Watson abbandona il pacifismo gandhiano esteso al mondo animale dicendoci: “Le vittorie non-violente sono un mito. Ha sempre prevalso la forza.” Le Avon ladies sussultano scandalizzate e il pirata spiega: “Personalmente, credo che l’umanità sia condannata. Siamo gli ultimi dei primati ominidi e questo gruppo, tanto per cominciare, non ha mai avuto un grande successo. Eccessivamente territoriale, ossessionato da trivialità, violento, misero e assolutamente privo di empatia verso le altre specie. Il mondo sarebbe un posto molto più piacevole, senza di noi”

Siamo all’estinzionismo delle “12 scimmie”?

E ancora: “Viviamo in un mondo popolato da decine di milioni di specie e fino a quando a tutte queste specie non sarà riconosciuta una parvenza di diritti, almeno il diritto di sopravvivere, io non potrò interessarmi granché dei diritti umani.”
In poche parole me ne ne fotto degli umani dal momento che siano una specie assassina.

Watson è vegano. Green Peace non lo è.
Watson dice: “Per quanto ne so, e può anche essere che mi sbagli, ma la mia organizzazione, la Sea Shepherd Conservation Society è l’unica organizzazione protezionista al mondo che sostiene e pratica la scelta vegetariana. Sulle mie navi non viene servito nessun alimento di origine animale quindi niente carne, pesce o latticini. Seguiamo una dieta strettamente vegana ormai da anni e nessuno di noi è morto di scorbuto o per malnutrizione. In secondo luogo, non promuoviamo il veganismo sulle nostre navi perché siamo animalisti ma perché lo consideriamo un mezzo per ottenere ciò per cui lottiamo, che è la conservazione degli oceani. Ricordo un attivista di Greenpeace che cercava di difendere le sue abitudini alimentari basate sul mangiare carne dicendo che era un carnivoro e che i predatori hanno il loro posto ed era orgoglioso di essere uno di questi”.

Watson e il suo equipaggio sono vegani ma l’imbecillità è sempre alle porte.
Sono i vegan – marxisti che scattano all’attacco dopo le dichiarazioni di Watson.
Vegano sarà Watson – dicono – ma di sinistra non è. Anzi parla come un fascista.
Quindi condannano. Anatema! Quello che dicono le sette gnostico – vegane ha la potenza di un peto nel deserto, però immancabilmente ci provano.
Urlano: Non è tutto oro quello che luccica: ed evidenziano l’apostasia Watsoniana.

Ma che ha detto Watson?

Il pirata ha detto di “non tirare fuori quell’obsoleta retorica di sinistra. La gente non ha voglia di sentir parlare di capitalismo e imperialismo: tutte queste chiacchiere non cambiano niente”.
E ancora: “io mi considero un conservatore, perché la radice del termine è “conservare” e il vero conservatore è un conservazionista. Inoltre, sono un Repubblicano, nello spirito di Thomas Jefferson, Abraham Lincoln e Teddy Roosevelt…” Non di Bush ha detto “E lasciate perdere l’obsoleta retorica della giustizia sociale. La gente è tutta uguale. I poveri sono semplicemente degli aspiranti ricchi. Gli oppressi sono semplicemente degli aspiranti oppressori. Le persone hanno tutte gli stessi vizi e virtù, a prescindere dalla classe, dal colore, dal sesso o dalla religione. Guarda la schiavitù. La colpa fu di entrambe le razze. Gli europei non catturarono mai neppure un singolo schiavo. Li compravano da africani neri, che li avevano catturati per venderli come schiavi. Gli indiani americani si stavano massacrando e derubandosi la terra a vicenda molto prima che arrivassero i bianchi. Per quale motivo dovrei interessarmi di un taleban o di una donna saudita? La maggior parte di loro condivide i concetti primitivi dell’Islam. Sono come quelle mogli picchiate che giustificano la violenza dei loro mariti.”
E tira le somme: “I bianchi, i neri, gli indiani, gli asiatici, ecc sono tutti uguali: siamo tutti un mucchio di scimmie nude egocentriche, che si autoglorifica eccessivamente, con le menti piene di leggende divine e i nostri piccoli patetici cervelli da primati pieni di confusione riguardo a cosa sia questo mondo. L’unica cosa che importa sono le leggi dell’ecologia… La legge per cui l’interesse di una specie deve avere la precedenza rispetto ai diritti individuali dei singoli individui di qualunque specie”.
E conclude: “Tutti i problemi sono insignificanti, in confronto a quello più importante di tutti: la diminuzione crescente della biodiversità globale. Ed esiste una sola causa per questo problema: la crescita incontrollata della popolazione umana”.

Personalmente non condivido quello che Watson dice riguardo la giustizia sociale e le conseguenze dell’imperialismo e della colonizzazione occidentale delle Americhe, ma devo riconoscere che su alcuni punti Watson ha ragione da vendere.

Gli europei provocarono orrori indicibili.
Leopoldo II del Belgio compì, in Congo, cose inenarrabili. Da puro “Cuore di tenebra”.
Il Belgio sfruttò a morte milioni di neri usando il terrore d’un apparato militare – commerciale.
Gli europei si comportarono in maniera immonda nelle colonie.
Il mercato degli schiavi durò 300 anni; tra i 10 e i 15 milioni di africani furono resi schiavi e vissero vite terribili. Oltre due milioni perirono.
L’arrivo di Cortez e di Pizarro e la susseguente conquista spagnola delle Americhe produsse un massacro spaventoso di milioni di indios. Se ce n’erano 70 milioni prima della conquista e nel 1600 gli indios erano diventati 7 milioni vorrà pur dire qualcosa.
Ma che il problema sia della specie è assolutamente innegabile. Della specie e delle sue assurde religioni.

È verissimo che la schiavitù fu alimentata dalle tribù dominanti africane e dal commercio arabo.
Ed è vero gli arabi praticarono la stessa schiavitù ghermendo, dalle coste europee, uomini e donne da ridurre in schiavitù (e si parla di oltre un milione di individui) e portare in Barberia.
Ed è vero che il dominio atzeco fu per i popoli limitrofi un’esperienza spaventosa. E che senza di loro Cortez non avrebbe mai conquistato quelle terre. Basta vedere un film come “Apocalypto” (piaccia o non piaccia l’ossessione sanguinaria di Gibson) per rendersi conto di quello che accadeva a causa di una religione mostruosa. I sacrifici umani avvenivano in quella maniera ed erano enormemente estesi.
Se gli aztechi arrivarono a sacrificare 80˙400 vittime in quattro giorni qualcosa di diabolico avveniva in quell’impero. E quello che accade in Africa, e nel Congo non può essere attribuito solo al rapace capitalismo degli occidentali, io parlo spesso con africani che detestano le loro classi al potere e mi dicono che la loro borghesia è tremendamente corrotta, rapace e oppressiva.
Nella guerra civile del Congo muoiono ogni mese 45.000 persone. Le colpe delle multinazionali assassine sono immense, ma anche la guerra fratricida tra Hutu e Tutsi – scaturita dal genocidio del Ruanda ed estesa al Congo – è degenerata in una conflagrazione generale che non può essere attribuita ai soli occidentali, è responsabilità anche di odi tribali atavici.
Se visitate una città come Bombay e vedete l’indifferenza dei ricchi indiani verso i poveri vi renderete conto che il problema non è derivato solo dall’imperialismo occidentale ma ha radici nella loro atavica religione nella struttura delle caste e nel concetto del karma.

Noi siamo stati iniqui ma il problema è “umanamente” generale.

Detto questo non condivido quello che dice Watson ma sono pieno di ammirazione per quello che fa per le balene. Il resto non l’accetto. Ma ha poca importanza.

Un esempio.

Immaginate che i post – fascisti di AN: Fini, La Russa, Mattioli, Rocchi e roba varia organizzassero (invece di sostenere i cacciatori come fanno sempre) una bella nave per cercare di fermare il massacro delle balene oppure un gruppo di spedizione che difenda le foche in Norvegia o – come fece Raphael Matta – gli elefanti in una riserva africana; direi che non condivido – assolutamente – la loro visione politica ma li ammiro per quello che fanno, e dal momento che non lo fa qualcuno come Che Guevara mi va benissimo che lo facciano Fini o altri. Se questa è la zuppa che passa il convento, io immergo il cucchiaio e la ingoio.
Se la freccia e nera o rossa non fa nulla – diceva il Buddha – importante è che colpisca il bersaglio.

Un altro esempio? Si dice che Borsellino, a differenza di Falcone, fosse un uomo dichiaratamente di destra; quello che ha fatto ha meno valore?
Morire combattendo contro la mafia è cosa insignificante se simpatizzi per la destra?

Molte note personalità sostengono Watson: Sean Penn, Orlando Bloom, Martin Sheen, Mick Jagger, e anche il Dalai Lama. E molti sono di estrema sinistra anche se non condividono certe affermazioni di Watson.

A Watson però direi: perché oltre ai macelli e alle balene non dovrei provare pena anche per i bambini che muoiono in Africa?
Perché?
Il termine “Biocentrismo” non include tutti i viventi?

E poi c’è il problema catastrofico – che il pirata evidenzia – delle nascite incontrollate e delle religioni criminali che le auspicano. E basta vedere la processione servile che omaggia il clericanesimo rinascente per renderci conto che siamo una specie derelitta.

La differenziazione evolutiva tra uomo e scimmia è cominciata tra i 6 e i 4 milioni di anni fa.
Dall’australopithechus verso l’homo abilis, quello erectus fino all homo sapiens; 100.000 anni di homo sapiens e siamo sboccati a a Vasa- Vasa che mangia i cannoli e a Clemente Mastella e all’homo udeur-us che sputa, fa le corna in Senato e si prostra davanti a Ratzingher.
Non c’è proprio da stare allegri.

Paolo Ricci.

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