{"id":506,"date":"2009-05-14T18:04:48","date_gmt":"2009-05-14T17:04:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lasaggezzadichirone.org\/site\/?page_id=506"},"modified":"2009-05-14T18:04:48","modified_gmt":"2009-05-14T17:04:48","slug":"anche-il-cane-li-segui","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.lasaggezzadichirone.org\/site\/racconti\/anche-il-cane-li-segui\/","title":{"rendered":"Anche il cane li segu\u00ec&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Sezione: <a href=\"http:\/\/www.lasaggezzadichirone.org\/site\/?page_id=46\">Racconti<\/a><\/p>\n<p>\u201cConosco un monaco che un giorno, essendo ancora pochi i suoi fratelli, port\u00f2 alla liturgia delle ore una capretta e un asino e fece entrare anche il suo cagnolino che sempre lo seguiva. Dio fu contento di quell\u2019assemblea di co-creature che lo lodavano\u2026\u201d<br \/>\nEnzo Bianchi<\/p>\n<p><strong>\u201cANCHE IL CANE LI SEGUI\u2019\u2026\u201d<br \/>\nQualche spunto per una riflessione teologica sull\u2019uomo e sugli animali<\/strong><\/p>\n<p>PREMESSA: LA DUPLICE FINALITA\u2019 DEL DISCORSO<\/p>\n<p>Contestare il modello antropocentrico, affermare la sacralit\u00e0 di ogni creatura<\/p>\n<p>L\u2019intento di questa relazione \u00e8 di contestare il modello antropocentrico e la tradizione ecclesiastica che lo sostiene: per antropocentrismo intendiamo quella sorta di grave presunzione, quella specie di sordo egocentrismo che spinge a ritagliare gli argomenti solo intorno all\u2019uomo e al suo modo di vedere le cose. Esiste un antropocentrismo laico, legato a logiche utilitaristiche e consumistiche intese solo alla massimizzazione dei profitti e del benessere immediato e materiale (si pensi alla vivisezione e agli allevamenti intensivi), oppure legato a particolari contesti culturali\/filosofici in cui il primato dell\u2019intelligenza umana comporta, come corollario, anche il diritto alla rapina, alla violenza, alla distruzione dei non-umani (si pensi alle gerarchie dell\u2019intelletto di Aristotele o agli aut\u00f2mata del razionalismo di Cartesio). Esiste un antropocentrismo religioso, che spesso costituisce il fondamento ideologico dell\u2019antropocentrismo laico, ed \u00e8 quello di chi parla di Dio come se si trattasse di un concetto a suo uso e consumo e intende l\u2019azione creatrice come un dono esclusivo di Dio all\u2019uomo, quasi a dire che, a parte l\u2019uomo, tutta la creazione risulti accessoria e secondaria. L\u2019 homo religiosus antropocentrico \u00e8 spinto a classificare il mondo o ponendosi al suo esterno, quasi senza percepire di esserne parte integrante, oppure dal suo interno, ma ritenendosi, in questo caso, il parametro ultimo in grado di dare un senso a tutto ci\u00f2 che esiste. A pagare il prezzo pi\u00f9 alto di questo strabismo teologico \u00e8 di solito il mondo animale, umiliato, sfruttato, snobisticamente escluso da ogni dignit\u00e0 creaturale e religiosa, come a dire che la spiritualit\u00e0 \u00e8 un fatto del tutto umano e che non esiste nessuna consolazione e nessuna salvezza per chi non appartiene al genere \u201celetto\u201d degli uomini.<\/p>\n<p>L\u2019altro obiettivo di queste poche pagine (inadeguate per principio e per sostanza, come ogni sforzo umano che tenti di interpretare la profondit\u00e0 delle Sacre Scritture) consiste nella presunzione di dimostrare che non l\u2019antropocentrismo ma il biocentrismo (cio\u00e8 il sentimento della sacralit\u00e0 di ogni creatura vivente) interpreta quel modo di sentire\/pensare\/agire che Dio si attende dall\u2019uomo. Il sentimento di tenerezza e il coinvolgimento pieno di stupore per la bellezza di ogni vita creata \u00e8 il \u201cmodo di dirsi di Dio all\u2019uomo\u201d, di quel Dio Creatore che ripetutamente ribadisce la sua volont\u00e0 di allearsi con tutto ci\u00f2 che vive sulla terra (Genesi 9, 11-17). Dio \u201cpatisce\u201d nelle creature e \u201cagisce\u201d in previsione della loro consolazione e salvezza. Ogni cosa \u00e8 \u201ctov\u201d (buona) per il Creatore: quel pregiudizio, purtroppo frequentissimo, secondo cui preoccuparsi degli animali significherebbe trascurare gli uomini, non ha fondamento nella Bibbia, e spesso denuncia la volont\u00e0 di non occuparsi n\u00e9 degli uni, n\u00e9 degli altri. Cos\u00ec Michel Damien riassume e commenta questa falsa alternativa: \u201cQuante discussioni per sapere se \u00e8 meglio proteggere gli orfani di guerra e i bambini percossi dai genitori nei tuguri urbani oppure i cuccioli di foca sgozzati vivi sulla banchisa o gli orsi che impazziscono nei giardini zoologici! Come ha potuto la coscienza cristiana, la coscienza umana, crearsi simili dilemmi? Tutto \u00e8 da scegliere, tutto \u00e8 da fare. Nessun essere fra quanti soffrono e muoiono deve essere escluso\u201d (Gli animali, l\u2019uomo e Dio; Piemme).<\/p>\n<p>PARTE PRIMA: ANTROPOCENTRISMO RELIGIOSO E TRADIZIONE ECCLESIASTICA<\/p>\n<p>Una introduzione autorevole: Enzo Bianchi<\/p>\n<p>\u201cLa tradizione cristiana si \u00e8 quasi sempre nutrita di un antropocentrismo orgoglioso: tutto \u00e8 ordinato all&#8217;uomo, referente unico, solo orizzonte della creazione, signore e re assoluto sul cosmo, culmine e fine dell&#8217;opera creazionale. La vocazione delle cose e quindi degli animali \u00e8 il servizio all&#8217;uomo, cos\u00ec come l&#8217;uomo ha la vocazione a servire Dio e amarlo&#8230; Nessuno pu\u00f2 negare che il cristianesimo occidentale, soprattutto nel secondo millennio, ha coltivato una fede acosmica dove la natura, gli animali e i vegetali costituiscono semplicemente il contesto per l&#8217;uomo, il suo ambiente. Paura del panteismo pagano, certo, paura di divinizzare animali, piante e cose, timore di attentare all&#8217;alterit\u00e0 trascendente del divino, ma anche riduzione della natura a fornitrice di cibo per l&#8217;uomo, in un rapporto che sostanzialmente non vede solidariet\u00e0 ma solo mera funzionalit\u00e0 nei confronti del &#8220;re della natura&#8221;. Non vi \u00e8 in questo una fuoriuscita dall&#8217;ottica della comunione, a tutto favore dell&#8217;ottica del consumo?\u2026 Proprio per questo, e sovente con ragione, gli uomini culturalmente cristiani sono individuati tra i responsabili della devastazione e dello sfruttamento del pianeta, mentre nella recente &#8220;conversione&#8221; di alcuni ambienti cristiani all&#8217;ecologia non \u00e8 assente una nuova subordinazione della creazione alla preoccupazione prioritaria per la sopravvivenza dell&#8217;uomo\u201d (Enzo Bianchi, Uomini e animali, Qiqajon).<\/p>\n<p>Rapporto uomo-animali: il dibattito delle interpretazioni nel mondo cattolico<\/p>\n<p>Sebbene ci siano dei segnali di risveglio della sensibilit\u00e0 religiosa verso gli animali (l\u2019enciclica Sollecitudo Rei Socialis (1987) di Giovanni Paolo II al paragrafo 34 parla specificatamente del bisogno di rispettare \u201cla natura di ogni essere\u201d all\u2019interno della creazione, e sottolinea la moderna visione che ci\u00f2 che \u201cil dominio concede all\u2019uomo\u2026non \u00e8 un potere assoluto, n\u00e9 si pu\u00f2 parlare di libert\u00e0 di disporre delle cose come pi\u00f9 ci aggrada\u201d; il Messaggio sulla pace e la salvaguardia del creato (1990) del Papa, afferma che \u201dnon solo l\u2019uomo ma anche gli animali hanno un soffio divino\u201d; il documento congiunto della Chiesa Evangelica e della Chiesa Cattolica di Germania dal titolo Responsabilit\u00e0 per il creato (1985) evidenzia che c\u2019\u00e8 \u201cun modo di intendere la natura che pone erroneamente al centro l\u2019uomo e considera la natura solo come oggetto\u201d) \u00e8 sempre vero purtroppo che buona parte della tradizione ecclesiastica, molti teologi e tanti preti continuano a negare che gli uomini abbiano dei doveri diretti verso gli esseri non-umani. Non si pu\u00f2 nascondere: il mondo cattolico ha un orientamento dominante di indifferenza e di disinteresse, quando non di rifiuto e di opposizione, nei confronti della questione animale. Nei trattati di teologia morale non \u00e8 infrequente che ci si appelli \u2013 contro ogni \u201csentimentalismo\u201d nei confronti dei \u201cbruti\u201d \u2013 alla dottrina cattolica, la quale insegna che gli animali non hanno diritti che debbano essere rispettati dall\u2019uomo. Per esempio ne La morale cattolica esposta nelle sue premesse e nelle sue linee fondamentali (1912) il gesuita Viktor Cathrein spiega: \u201cL\u2019animale non possiede diritti di sorta (&#8230;) L&#8217;uomo non solo non ha verso gli animali dei doveri giuridici, ma nemmeno doveri di altro genere (&#8230;) Come dovremmo avere dei doveri verso creature che possiamo a nostro capriccio fare a pezzi, arrostire o mangiare? Il motivo intrinseco \u00e8 che l&#8217;animale non \u00e8 persona, ossia non \u00e8 creatura ragionevole, sussistente per s\u00e9, ma semplice mezzo per il nostro fine\u201d. Interessante \u00e8 pure la netta affermazione espressa da fonte estremamente qualificata, il Dizionario di teologia morale (1961) diretto dal cardinale Francesco Roberti, che chiarisce ulteriormente la questione con queste parole: \u201cL&#8217;ordine gerarchico delle creature, voluto dal Creatore, ha posto l&#8217;uomo re e quindi proprietario e usufruttuario di tutti gli esseri inferiori. Gli zoofili perdono troppo di vista lo scopo per cui gli animali, creature irragionevoli, sono stati da Dio creati, cio\u00e8 a servizio e uso dell&#8217;uomo\u201d. La rivista Civilt\u00e0 cattolica nel numero del 7 agosto 1993, in polemica con animalisti e vegetariani, ribadisce che: \u201cnella visione cristiana l\u2019uomo \u00e8 il centro e il fine della creazione, cosicch\u00e9 Dio ha creato tutto, esseri inanimati, piante, animali, per l&#8217;uomo, perch\u00e8 se ne serva per il suo bene materiale e spirituale. La visione cristiana non \u00e8 dunque &#8216;biocentrica&#8217;, ma &#8216;antropocentrica&#8217;; non ritiene che il valore supremo della creazione sia la &#8216;vita&#8217;, come pensano coloro che professano il biocentrismo, in particolare gli animalisti, ma afferma che il valore supremo della creazione \u00e8 l&#8217;uomo, in quanto \u00e8 l&#8217;unica creatura spirituale e dunque intelligente, libera e autocosciente, e in quanto \u00e8 l&#8217;unica creatura che, essendo stata creata a immagine di Dio, \u00e8 capace di entrare in comunione con Lui e di partecipare alla sua natura divina (&#8230;). Gli animali non hanno &#8216;diritti&#8217; n\u00e9 possono essere soggetti di diritti, perch\u00e8 solo la persona, proprio perch\u00e8 di natura spirituale, pu\u00f2 avere diritti (\u2026). Solo l&#8217;uomo, in quanto essere spirituale e quindi non vincolato deterministicamente alla materia (\u2026) \u00e8 capace di amare, mentre tutti gli altri esseri rimangono chiusi in se stessi\u201d. Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) recepisce la tradizione antropocentrica e si attesta su posizioni non dissimili, nella sostanza, da quelle prima considerate. A fronte di un generico invito alla benevolenza verso gli animali \u2013 \u201cGli animali sono creature di Dio. Egli li circonda della sua provvida cura. Con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria. Anche gli uomini devono essere benevoli verso di loro\u201d (2416) &#8211; si precisa che, tuttavia, \u201cDio ha consegnato gli animali a colui che egli ha creato a sua immagine. \u00c8 dunque legittimo servirsi degli animali per provvedere al nutrimento o per confezionare indumenti. Possono essere addomesticati, perch\u00e8 aiutino l&#8217;uomo nei suoi lavori e anche a ricrearsi negli svaghi. Le sperimentazioni mediche e scientifiche sugli animali, se rimangono entro limiti ragionevoli, sono pratiche moralmente accettabili, perch\u00e9 contribuiscono a curare o salvare vite umane\u201d (2418). Si ha cura di sottolineare che la benevolenza verso i non-umani ha dei limiti precisi: infatti \u00e8 \u201cindegno dell\u2019uomo spendere per gli animali somme che andrebbero destinate, prioritariamente, a sollevare la miseria degli uomini\u201d (2419).<\/p>\n<p>Alcune, prime, obiezioni<\/p>\n<p>Quali sono i \u201climiti ragionevoli\u201d della sperimentazione scientifica e chi li stabilisce? E\u2019 davvero \u201cmoralmente accettabile\u201d l&#8217; idea che la vita umana ed il benessere degli esseri umani abbiano un cos\u00ec alto significato da giustificare l&#8217;uso istituzionalizzato di milioni di animali in procedimenti sperimentali atroci che infliggono grande sofferenza? Come si fa ad \u201cessere benevoli\u201d con gli animali nella consapevolezza che il denaro che destini al loro benessere \u00e8 speso \u201cindegnamente\u201d? Le campagne di sensibilizzazione pubblica, la gestione dei ricoveri, la stampa pubblicistica, le spese veterinarie, le iniziative legali contro i maltrattamenti sono i modi con cui concretamente (al di l\u00e0 di una benevolenza di maniera inutile e un po\u2019 ipocrita) si difendono e si amano gli animali: tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 realizzarsi senza spese \u2013 anche ingenti, talora \u2013 di denaro! Verso la met\u00e0 del XIX secolo, papa Pio IX proibiva la creazione di un ufficio di protezione degli animali a Roma, sulla base del principio tomistico che gli uomini hanno dei doveri solo verso i loro simili e non verso gli animali. Ogni \u201cbuona coscienza cristiana\u201d deve dunque dormire sonni tranquilli anche sapendo che oltre 10 miliardi di animali mammiferi ogni anno vengono macellati a fini alimentari nel mondo (senza includere i milioni di esemplari di cani che vengono uccisi per l\u2019alimentazione umana nei paesi asiatici). Da questi conti sono esclusi i pesci e altri animali \u201cminori\u201d il cui numero \u00e8 impressionante: basti pensare, ad esempio, ai 100 milioni di rane uccise ogni anno in India e alle 5.000 tonnellate di chiocciole che vengono bollite vive ogni anno in Italia. Centinaia di milioni, ogni anno, sono le cavie da laboratorio sacrificate alla vivisezione in tutto il mondo. Secondo i dati forniti dall\u2019Unione Europea sono 30.000 gli animali usati ogni anno in Europa per i test di tossicit\u00e0 dei cosmetici. In Italia il dato totale degli animali vittime di esperimenti si divide come segue: 356.000 topi, 688.145 ratti, 31.564 cavie, 31.004 conigli, 897 cani, 263 gatti, 1.708 suini, 583 scimmie, 6.761 uccelli, 910 rettili, 1.725 anfibi, 3.645 pesci. Dai cacciatori italiani vengono uccisi ogni anno 150 milioni di uccelli migratori; esclusi gli uccelli, il totale degli animali uccisi ogni anno in Italia nello \u201csport\u201d della caccia raggiunge i 300 milioni di capi. Nel mondo ogni anno vengono uccisi, per prelevarne la pelliccia, dai 15 ai 20 milioni di mammiferi selvaggi, la maggior parte catturati con tagliole.<\/p>\n<p>Le radici ideologiche dell\u2019antropocentrismo religioso: Tommaso D\u2019Aquino<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le nazioni dove gli animali vengono meno rispettati e pi\u00f9 crudelmente perseguitati, sono quelle cristiane dell&#8217;Europa mediterranea e dell&#8217;America latina? Perch\u00e9 le stragi di animali che si effettuano durante le feste religiose della cattolicissima Spagna, non solo non vengono condannate, ma sono addirittura patrocinate da confraternite e da parroci, senza che le Autorit\u00e0 diocesane, salvo qualche rara eccezione, abbiano nulla a ridire? Perch\u00e9 tanto disinteresse ed indifferenza, anche in Italia, sulla sorte degli animali, in particolar modo sull&#8217;uccisione lenta, dolorosa, straziante degli agnelli, che cinque volte nella Messa vengono evocati per simboleggiare il Figlio di Dio? Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 il silenzio pressoch\u00e8 assoluto da parte della catechesi, e quindi anche della morale, sul comportamento che i cristiani dovrebbero avere con gli animali?<\/p>\n<p>Senza pretendere, ovviamente, di dare risposta a questioni cos\u00ec aperte e complesse, proveremo a capire l\u2019aridit\u00e0 affettiva di un certo cattolicesimo ecclesiastico verso i non-umani esaminando il pensiero del gigante della tradizione cattolica, Tommaso D\u2019Aquino (1225-1274), la cui teologia domina ancora oggi su molta parte del pensiero della Chiesa, anche quello relativo agli animali. Nella Summa Theologica (quest.64,art.1) Tommaso discute se il comandamento del \u201cnon uccidere\u201d vincoli l\u2019uomo anche nei confronti degli animali e dei vegetali. Egli sostiene che: \u201cQuando noi sentiamo dire \u00abnon uccidere\u00bb, non dobbiamo credere che si riferisca agli alberi perch\u00e9 non hanno sensibilit\u00e0, n\u00e9 agli animali irrazionali perch\u00e9 non vi \u00e8 amicizia tra noi e loro\u201d. Ma \u00e8 l\u2019appello all\u2019\u201cordine naturale delle cose\u201d, al \u201cdisegno provvidenziale della natura\u201d, che domina il pensiero tomistico sugli animali: \u201cNon vi \u00e8 peccato nell\u2019utilizzo di una cosa per lo scopo per cui essa \u00e8 creata. Ora, l\u2019ordine delle cose vede quelle imperfette fatte per le perfette, come nel processo di generazione naturale dove si procede dall\u2019imperfezione alla perfezione\u2026per cui non \u00e8 illecito se l\u2019uomo utilizza le piante per il bene degli animali, e gli animali per il bene dell\u2019uomo, come dice Aristotele\u201d. E infine, con una riga quasi interamente copiata da Aristotele (Politica 1, VIII), il terzo argomento a sostegno della propria tesi: gli animali non posseggono la ragione, l\u2019anima razionale che non muore con il corpo e che \u00e8 di natura divina, e pertanto possono\/devono essere asserviti agli interessi degli uomini: \u201cAnimali e piante sono privi della vita della ragione che muove; essi sono mossi, come da qualcosa che non gli appartiene, da una sorta di impulso naturale, un segno del fatto che essi sono naturalmente schiavizzati e adatti all\u2019uso di altri\u201d. Nel caso si pensi che questa sia una forzatura o una cattiva lettura delle posizioni di Tommaso, bisogna notare che queste concezioni sono difese in tutta la sua consistente opera senza sostanziali variazioni. Vi sono infatti dei passi dove egli sottolinea la totale assenza di status morale richiamando la legittimazione dei privilegi umani assoluti sugli animali. Nella Summa Contra Gentiles (libro111,cap.CXII) egli sostiene che \u201cgrazie alla divina Provvidenza, gli animali sono naturalmente intesi per l\u2019uso degli uomini. Quindi non \u00e8 sbagliato usarli in qualsiasi modo, anche uccidendoli\u201d. All\u2019obiezione che il comandamento di Dio impone all\u2019uomo di amare il \u201cprossimo\u201d, Tommaso risponde che il \u201cprossimo\u201d in questione \u00e8 sempre e solo l\u2019uomo, cio\u00e8 l\u2019essere razionale (Summa Theologica, quest.65,art.3): \u201cLa parola \u00abprossimo\u00bb non pu\u00f2 essere estesa alle creature irrazionali dal momento che esse non hanno relazioni con noi nella vita razionale\u201d e quindi \u201cla carit\u00e0 non si estende alle creature irrazionali\u201d. Il Creatore ama gli animali non in se stessi, ma indirettamente, come strumenti per l\u2019uomo: \u201cS\u00ec, la benevolenza verso gli animali pu\u00f2 essere appropriata\u201d se noi li consideriamo \u201cbeni che desideriamo per gli altri\u201d cio\u00e8 per \u201cla gloria di Dio e l\u2019uso dell\u2019uomo\u201d. Anche nei confronti delle donne, sebbene in grado minore, si pu\u00f2 osservare la stessa logica. Gli uomini, non gli uomini e le donne, sono fatti ad immagine di Dio, e quindi solo i maschi possiedono la piena razionalit\u00e0. Le donne stanno a met\u00e0 tra gli uomini e le bestie (Summa Theologica, quest.93,art.4): \u201cL\u2019immagine di Dio \u00e8 fondata sull\u2019uomo e non sulla donna, ad indicare la soggezione di quest\u2019ultima\u201d.<\/p>\n<p>Dunque, ricapitolando: per Tommaso (e con lui la morale dominante della cultura teologica cattolica) gli animali non possono rivendicare alcun diritto presso gli uomini, neppure quello della loro sopravvivenza, per i seguenti motivi: a) non sono amici dell\u2019uomo; b) l\u2019ordine naturale delle cose prevede che il pi\u00f9 debole e imperfetto sia sacrificato alle necessit\u00e0 del pi\u00f9 forte e perfetto; c) gli animali sono privi della ragione quindi sono per natura schiavi dell\u2019uomo, essere razionale; d) nemmeno Dio ama gli animali, o pi\u00f9 precisamente li ama non in se stessi, ma poich\u00e9 essi rappresentano delle scorte alimentari per l\u2019uomo.<\/p>\n<p>Il fondamento ideologico di Tommaso non \u00e8 biblico: ha origini greche e non ebraiche<\/p>\n<p>Il pensiero di Tommaso nei confronti degli animali trova sostegno\/conferma\/fondamento nei Testi Sacri? L\u2019irresponsabilit\u00e0, il disinteresse, lo sfruttamento (spinto fino alla crudelt\u00e0, alla schiavit\u00f9, all\u2019uccisione) che dovrebbero \u2013 secondo l\u2019Aquinate &#8211; normare il rapporto del \u201cbuon cristiano\u201d con il mondo animale e vegetale \u00e8 veramente il legame che il Dio della Bibbia desidera\/progetta\/promuove tra l\u2019uomo e il resto del creato? La persona religiosa \u00e8 davvero autorizzata a parlare di Dio come se si trattasse di un concetto a suo uso e consumo, a intendere l\u2019azione creatrice e salvifica come un dono esclusivo di Dio all\u2019uomo?<\/p>\n<p>Tanto il Vecchio quanto il Nuovo Testamento sconfessano le audaci e spietate interpretazioni tomistiche. E ci\u00f2 non pu\u00f2 sorprendere se si considera che il fondamento di Tommaso non \u00e8 biblico: la tradizione che sostiene che agli occhi di Dio la creazione non-umana non ha valore se non come nostro strumento, ha origini greche e non ebraiche. In Tommaso la Genesi viene interpretata nei termini del percorso aristotelico che vede la natura come un sistema gerarchico-dispotico nel quale \u00e8 scontato che il maschio sia superiore alla femmina, la femmina allo schiavo e lo schiavo alla bestia, e cos\u00ec via in ordine intellettuale decrescente. Dunque, in una prospettiva teologica cristiana, la debolezza delle concezioni di Tommaso sugli animali deriva da ci\u00f2 che del suo pensiero proviene da fonti ellenistiche. Due assiomi di Aristotele sono assorbiti quasi senza la minima obiezione. Il primo \u00e8 che solo gli uomini sono razionali. Il secondo \u00e8 che gli animali non hanno alcuno scopo funzionale oltre a quello di servire gli esseri umani. Questa idea di una creazione interamente compiacente e naturalmente ordinata per il bene dell\u2019uomo \u00e8 assunta dogmaticamente in tutta la Summa Theologica. Tommaso non fa altro che dare a queste idee greche un rispetto sacro e teologicamente fondato citando, quasi marginalmente, a sostegno di Aristotele, Genesi 1,28 e 9,3 con l\u2019inevitabile riferimento ai verbi \u201csoggiogare\u201d e \u201cdominare\u201d e alla concessione data da Dio all\u2019uomo di una dieta carnivora. Ma i due passi non sono privi di ambiguit\u00e0 significative. In Genesi 9,4 si legge che all\u2019umanit\u00e0 \u00e8 concesso il cibo carneo solo a condizione che essa non si appropri del nephes, la vita simboleggiata dal sangue: \u201cSoltanto non mangerete la carne con la sua vita, cio\u00e8 il suo sangue\u201d; in Genesi 1,29 agli uomini viene comandato di essere vegetariani: \u201cPoi Dio disse: \u00abEcco, io vi do ogni erba che produce seme e che \u00e8 su tutta la terra e ogni albero in cui \u00e8 il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo\u00bb\u201d. Nel versetto successivo la dieta vegetariana \u00e8 imposta da Dio anche agli animali: \u201cA tutte la bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali \u00e8 alito di vita, io do in cibo ogni erba verde\u201d.<\/p>\n<p>PARTE SECONDA: LA SACRALITA\u2019 DI OGNI CREATURA VIVENTE<\/p>\n<p>Il mondo nel sogno di Dio: Genesi 1, 28-31<\/p>\n<p>Genesi 1, 28-31: (28) \u201cDio li benedisse e disse loro: \u00abSiate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela (kavash) e dominate (radah) sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra\u00bb. (29) Poi Dio disse: \u00abEcco, io vi do ogni erba che produce seme e che \u00e8 su tutta la terra e ogni albero in cui \u00e8 il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. (30) A tutte la bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali \u00e8 alito di vita, io do in cibo ogni erba verde\u00bb. E cos\u00ec avvenne. (31) Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno\u201d.<\/p>\n<p>a) Occorre comprendere bene il valore semantico dei verbi kavash (soggiogare) e radah (dominare). L&#8217; uomo deve essere fecondo, lottare contro la morte affermando la vita, deve occupare e abitare lo spazio terrestre; ma questo riempire la terra non pu\u00f2 significare calpestarla: come Israele nei confronti della terra promessa, egli deve popolarla, abitarla in un rapporto pieno, cio\u00e8 possedendola, coltivandola e custodendola. Questo \u00e8 il senso del verbo kavash: non tanto &#8220;soggiogare&#8221;, quanto piuttosto possedere la terra in un rapporto amoroso, armonioso e ordinato. Quanto al verbo tradotto usualmente con &#8220;dominare&#8221;, radah, si ricordi che indica reggere, guidare, pascolare, con un&#8217;azione che \u00e8 quella del re e del pastore che governa sostenendo e custodendo lo shalom, la vita piena nella pace. <\/p>\n<p>b) Che il senso dei due verbi (kavash e radah) debba essere inteso proprio in questa accezione e non nella loro svilente e semplificata traduzione italiana \u00e8 confermato nel capitolo successivo (Genesi 2,15): \u201cIl Signore Dio prese l\u2019uomo e lo pose nel giardino di Eden perch\u00e9 lo coltivasse (\u2018avad) e lo custodisse (shamar)\u201d. \u2018Avad (coltivare) e shamar (custodire) \u00e8 il compito che il racconto simbolico dell\u2019uomo senza peccato riserva alla mitica condizione edenica: sono, potremmo dire, verbi pacifici, attraverso i quali traspare l\u2019idea che l\u2019uomo felice lavora anch\u2019esso, ma con un lavoro che \u00e8 culto (il verbo \u2018avad indica sia il lavoro, sia il servizio, sia il culto, che \u00e8 poi servire Dio). Ed \u00e8, quello dell\u2019uomo edenico, un lavoro responsabile: si custodisce una cosa che non \u00e8 propria (e infatti il mondo appartiene a Dio), e che si deve restituire, possibilmente migliorata, certo non peggiorata.<\/p>\n<p>c) Dunque: all&#8217;uomo non \u00e8 dato un potere oppressivo, arbitrario, assoluto, vendicativo, n\u00e9 \u00e8 data facolt\u00e0 di sfruttamento della terra e degli animali. L&#8217;uomo \u00e8 signore del mondo (cfr. Salmo 8), ma lo \u00e8 come mandatario di Dio che vide ci\u00f2 che aveva creato come buono e bello (Genesi 1,25): \u201cDio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona\u201d. L&#8217;uomo mantenga dunque e rafforzi questa bont\u00e0! Per questo all&#8217;uomo non \u00e8 concesso di cibarsi uccidendo gli animali: per nutrirsi far\u00e0 ricorso alle piante erbacee che hanno un fusto che culmina con un seme, cio\u00e8 i cereali e gli alberi da frutto, mentre l&#8217;erba \u00e8 per il pascolo e il nutrimento degli animali (cfr. Genesi 1, 29-30). Gli esseri che hanno nefesh (sangue, vita, anima) non possono servire da cibo agli uomini, perch\u00e9 nella volont\u00e0 creatrice di Dio il cosmo vive di un rapporto basato sull&#8217;assoluto rispetto della vita. Si delinea qui la promessa del mondo voluto da Dio, il mondo secondo Dio, quel mondo che i profeti invocheranno e descriveranno come era messianica, un mondo riportato all&#8217;integrit\u00e0, il mondo degli ultimi tempi in cui &#8220;il lupo dimorer\u00e0 insieme con l&#8217;agnello, la pantera si sdraier\u00e0 accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guider\u00e0. La mucca e l&#8217;orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli; il leone si ciber\u00e0 di paglia, come il bue; il lattante si trastuller\u00e0 sulla buca dell&#8217;aspide, il bambino metter\u00e0 la mano nel covo di serpenti velenosi&#8221; (Isaia 11, 6-8).<\/p>\n<p>Il progetto di Dio attende il consenso della libert\u00e0 dell\u2019uomo: Genesi 9, 1-5<\/p>\n<p>Genesi 9, 1-5: (1) \u201cDio benedisse No\u00e8 e i suoi figli e disse loro: \u00abSiate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. (2) Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. (3) Quanto si muove e ha vita vi servir\u00e0 di cibo: vi do tutto questo, come gi\u00e0 le verdi erbe. (4) Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cio\u00e8 il suo sangue (nefesh). (5) Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domander\u00f2 conto; ne domander\u00f2 conto ad ogni essere vivente e domander\u00f2 conto della vita dell\u2019uomo all\u2019uomo, a ognuno di suo fratello\u00bb\u201d.<\/p>\n<p>S\u00ec, Genesi 1, 28-31 \u00e8 il mondo voluto da Dio, ci dice il racconto della creazione, ma per ora noi constatiamo un mondo abitato dal dolore, dalla sofferenza, dalla morte, dal male. In un mondo in cui si consuma il peccato, in cui perfino il Creatore si pente di aver creato (Genesi 6, 5-7), in cui nemmeno il diluvio pu\u00f2 estirpare la violenza e l\u2019ingiustizia dal cuore, anche l&#8217;animale \u00e8 concesso come cibo all&#8217;uomo. Ma questa \u00e8 una concessione, non l&#8217;intenzione, il t\u00e9los supremo di Dio espresso nel comando all&#8217;umanit\u00e0: &#8220;Ecco, io vi do ogni erba, ogni albero: saranno il vostro cibo&#8221; (Genesi 1,29). Questo poter mangiare carne da parte dell&#8217;uomo deve essere sempre colto come concessione transeunte, come provvisorio e sofferto adeguamento di Dio alla malvagit\u00e0 del cuore dell\u2019uomo e alla necessit\u00e0 del bisogno, e deve essere contrassegnato da un gesto, il non mangiare sangue, che indichi come l&#8217;uomo non \u00e8 padrone della vita animale. Questo gesto sar\u00e0 normato dalla legge affinch\u00e9 la macellazione non significhi mai dominio totale dell&#8217;uomo sugli animali, bens\u00ec responsabilit\u00e0 dell&#8217;uomo nei confronti della loro vita. E\u2019 chiaro: il problema non \u00e8 formale, ma sostanziale. Non basta, con ipocrita malizia, astenersi dal sangue dell\u2019animale ucciso per deresponsabilizzarsi circa quella vita: il valore semantico del termine nefesh, oltre a \u201csangue\u201d, comprende anche \u201crespiro\u201d, \u201canima\u201d, \u201cvita\u201d. Potremo riassumere in questo modo: uccidere per mangiare sembra necessario nel mondo come noi lo conosciamo, influenzato dalla corruzione, dalla malvagit\u00e0 e (ma non sempre) dal bisogno. Ma un simile stato di cose non \u00e8 quello che Dio volle originariamente. Persino quando uccidiamo in uno stato di necessit\u00e0 (per non morire di fame) dobbiamo ricordarci che le vite che prendiamo non ci appartengono e che ne siamo responsabili di fronte a Dio. Uccidere \u00e8 sempre e comunque un fatto grave, per Dio: quando dobbiamo uccidere per sopravvivere possiamo farlo, ma quando non \u00e8 necessario dobbiamo vivere in modo diverso. Della vita spezzata di ogni creatura da noi o per noi dovremo rendere conto davanti a Dio. In passato molti \u2013 tra cui sicuramente gli stessi compositori biblici \u2013 hanno pensato che uccidere per mangiare fosse essenziale per poter sopravvivere. Ma adesso sappiamo che, almeno per coloro che vivono nell\u2019occidente ricco, \u00e8 perfettamente possibile sostenere una dieta salutare senza fare alcun uso di prodotti animali.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, co-creatura relazionale: Genesi 2, 7-22<\/p>\n<p>Genesi 2, 7-22: (7) \u201cAllora il Signore Dio plasmo l\u2019uomo con polvere del suolo e soffi\u00f2 nelle sue narici un alito di vita e l\u2019uomo divenne un essere vivente. (8) Poi il Signore Dio piant\u00f2 un giardino in Eden, a oriente, e vi colloc\u00f2 l\u2019uomo che aveva plasmato. (9) Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare (\u2026). (15) Il Signore Dio prese l\u2019uomo e lo pose nel giardino di Eden perch\u00e9 lo coltivasse e lo custodisse. (\u2026) (18) Poi il Signore Dio disse: \u00abNon \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile\u00bb. (19) Allora il Signore Dio plasm\u00f2 dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all\u2019uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l\u2019uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. (20) Cos\u00ec l\u2019uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l\u2019uomo non trov\u00f2 un aiuto che gli fosse simile. (21) Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull\u2019uomo, che si addorment\u00f2; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. (22) Il Signore Dio plasm\u00f2 con la costola, che aveva tolta all\u2019uomo, una donna e la condusse all\u2019uomo\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che emerge con evidenza dalle prime pagine della Genesi \u00e8 innanzitutto la co-creaturalit\u00e0 tra uomo, animali, piante e cose, sicch\u00e9 la terra in un certo senso \u00e8 matrice dell&#8217;uomo. Non \u00e8 madre, perch\u00e9 Dio ha creato l&#8217;uomo liberamente, senza un consenso della terra, ma la solidariet\u00e0 creaturale, l&#8217;immanenza tra &#8220;terra\u201d e \u201cterrestre&#8221; \u00e8 subito affermata (adam origina da adam\u00e0, suolo, come homo da humus, terra). L&#8217;uomo viene dalla terra, \u00e8 fatto di terra, ritorner\u00e0 alla terra, sar\u00e0 di nuovo terra! Quest&#8217;uomo, in cui \u00e8 immesso da Dio un soffio di vita, \u00e8 preso e posto in un giardino per dimorare e riposare. Qui germogliano altre creature e qui vengono creati gli animali, perch\u00e9 non \u00e8 bene che l&#8217;uomo sia solo. L&#8217;uomo \u00e8 veramente tale quando \u00e8 in relazione, e gli animali &#8211; pure plasmati dalla terra &#8211; vengono posti in relazione con lui che ad essi d\u00e0 il nome (il nome \u00e8, nella concezione semitica, l\u2019essenza dell\u2019individuo). S\u00ec, gli animali non saranno sufficienti per l\u2019\u201dumano&#8221;, che solo nella dualit\u00e0 intrinseca maschio-femmina trover\u00e0 il suo pieno sviluppo, ma gli animali sono gi\u00e0 un aiuto per lui, perch\u00e9 ricevendo il nome ricevono la forma della relazione con l&#8217;uomo, ricevono un &#8220;volto&#8221; nella molteplicit\u00e0 dei viventi. L&#8217;uomo, donando un nome all&#8217;animale, entra in relazione e in dialogo con lui, lo riconosce come un essere vivente di fronte a s\u00e9. Dunque: l&#8217;uomo, per essere se stesso e per avere una vita veramente umana, ha bisogno di una &#8220;comunit\u00e0&#8221; (non \u00e8 lui, ma Dio che lo constata!) e questa comunit\u00e0 comprende anche gli animali. All&#8217;umano non basta l&#8217;animale, ma non basta neanche solo l&#8217;altro polo sessuale.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 dunque co-creaturalit\u00e0 tra uomini e animali, perch\u00e9 creati a vivere insieme, in relazione, a dividere lo stesso spazio terrestre e a morire insieme dopo una vita piena di relazioni: uno stesso destino infatti legher\u00e0 uomini e animali, i quali &#8211; dice Qoelet (3, 19-21) &#8211; avranno la stessa sorte: \u201cInfatti la sorte degli uomini e quella delle bestie \u00e8 la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c\u2019\u00e8 un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorit\u00e0 dell\u2019uomo rispetto alle bestie, perch\u00e9 tutto \u00e8 vanit\u00e0. Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto \u00e8 venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere. Chi sa se il soffio vitale dell\u2019uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra?\u201d. Se in Qoelet non esiste superiorit\u00e0 dell\u2019uomo rispetto alle bestie, nella Genesi il rapporto tra uomo e animali non \u00e8 paritario, ma non si configura neppure come rapporto tra un soggetto e un oggetto, perch\u00e9 entrambi restano soggetti, anche se la relazione resta asimmetrica. E\u2019 l&#8217;uomo che d\u00e0 il nome all&#8217;animale e non viceversa, ma l&#8217;animale \u00e8 anche un aiuto per l&#8217;uomo. Per vivere la sua avventura, l&#8217;uomo ha bisogno di aiuto, e di aiuto &#8220;altro&#8221;, sicch\u00e9 l&#8217;uomo ha bisogno della donna, la donna ha bisogno dell&#8217;uomo, gli umani hanno bisogno degli animali e tutti hanno bisogno gli uni degli altri. Ogni creatura \u00e8 buona, recita l&#8217;inno creazionale di Genesi 1, ed \u00e8 solidarmente che tutte le creature animate sono benedette e ricevono in dono la terra: non l&#8217;una senza l&#8217;altra, non l&#8217;uomo senza l&#8217;animale! Il problema serio nel nostro rapporto con gli animali \u00e8 che la nostra visione e percezione, i nostri occhi sono ostruiti; non fosse cos\u00ec, tutto ci apparirebbe opera di Dio, in relazione con lui. Noi dobbiamo ritrovare Dio al cuore della vita, vederlo all&#8217;opera nella terra da lui creata, in relazione con tutte le creature. Dovremmo esercitarci alla conoscenza degli esseri, per imparare la contemplazione della natura, per avere lo stesso sguardo di Ges\u00f9 quando osservava gli uccelli dell&#8217;aria, la chioccia che raduna i pulcini, le piante da frutto messaggere dell&#8217;estate, i gigli dei campi pi\u00f9 eleganti di Salomone\u2026<\/p>\n<p>Scrive l\u2019antropologo francese Claude L\u00e9vi-Strauss: \u201cAncor oggi, si direbbe che in noi \u00e8 rimasta la confusa coscienza della primitiva solidariet\u00e0 tra tutte le forme di vita. Niente ci sembra tanto importante quanto il fatto di imprimere il sentimento di questa continuit\u00e0, sin dalla nascita o quasi, nello spirito dei nostri bambini. Li circondiamo di simulacri di animali di gomma o di peluche, e i primi libri che gli mettiamo sotto gli occhi mostrano loro, ben prima che li abbiano mai incontrati, l\u2019orso, l\u2019elefante, il cavallo, l\u2019asino, il gatto, il cane, il gallo, la gallina, il topo, il coniglio\u2026come se fosse necessario imprimere nei nostri piccoli, sin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0, la nostalgia di una unit\u00e0 che riconosceranno ben presto perduta\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019alleanza \u00e8 con ogni essere che vive in ogni carne che \u00e8 sulla terra: Genesi 9, 8-17<\/p>\n<p>Terminiamo questa veloce riflessione sulla Genesi ricordando che tuttora vige l&#8217;alleanza noachica, quella stabilita da Dio con ogni essere che vive in ogni carne fino alla fine del mondo: &#8220;Dio disse a No\u00e8 e ai suoi figli con lui: \u00abQuanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che \u00e8 con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall&#8217;arca. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sar\u00e0 pi\u00f9 distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, n\u00e9 pi\u00f9 il diluvio devaster\u00e0 la terra\u00bb\u201d (Genesi 9, 8-11). Di questa alleanza c&#8217;\u00e8 un segno che vediamo noi uomini insieme agli animali alla fine di ogni temporale, e che ci commuove entrambi: &#8220;L&#8217;arcobaleno sar\u00e0 sulle nubi e io lo guarder\u00f2 per ricordare l&#8217;alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che \u00e8 sulla terra&#8221; (Genesi 9,16).<\/p>\n<p>S\u00ec, nell&#8217;intenzione di Dio il mondo era armonia, pace e solidariet\u00e0 tra co-creature, ma quel che \u00e8 stato ed \u00e8 contraddice questa intenzione. La coscienza cristiana deve tuttavia credere, deve malgrado tutto sperare che la volont\u00e0 di Dio permanga, e che la sua alleanza con gli uomini e con tutti gli esseri viventi, pesci, uccelli, bestiame e bestie selvatiche costituisca il t\u00e9los della storia: &#8220;In quel tempo far\u00f2 per loro un&#8217;alleanza con le bestie della terra e gli uccelli del cielo e con i rettili del suolo: arco e spada e guerra eliminer\u00f2 dal paese; e li far\u00f2 riposare tranquilli&#8221; (Osea 2,20).<\/p>\n<p>In attesa di quel giorno, mentre vediamo un animale soffrire, il nostro cane morire, gli uccelli sul davanzale che mangiano le briciole del nostro pane, dobbiamo credere che Dio si d\u00e0 pensiero degli animali, li nutre, e quando muoiono non \u00e8 lontano da loro: \u201cGuardate gli uccelli del cielo, poich\u00e9 non seminano, n\u00e9 mietono, n\u00e9 raccolgono in granai, e il Padre vostro li nutre\u2026Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure non uno di essi cadr\u00e0 a terra senza il Padre vostro\u201d (Matteo 6,26\/10,29) perch\u00e9 \u201cUomini e bestie tu salvi, Signore\u201d (Salmo 36,7). Dio ha piet\u00e0 degli animali presenti nella Ninive che \u00e8 questo mondo: \u201cNon dovrei avere piet\u00e0 di Ninive, quella grande citt\u00e0, nella quale sono pi\u00f9 di centoventimila persone, che non sanno distinguere tra la mano destra e la sinistra, e una grande quantit\u00e0 di animali?\u201d (Giona 4,11).<\/p>\n<p>Davvero, noi uomini dovremmo saper riconoscere negli animali dei &#8220;compagni di viaggio&#8221;. L&#8217;immagine biblica di Tobia che parte per un lungo viaggio accompagnato da un angelo e dal suo cane: \u201cIl giovane part\u00ec insieme con l\u2019angelo e anche il cane li segu\u00ec e s\u2019avvi\u00f2 con loro\u201d (Tobia 6,1), \u00e8 parabola del nostro cammino sulla terra, durante il quale gli animali, non solo gli &#8220;angeli custodi&#8221; o &#8211; ma non sempre \u00e8 dato! &#8211; gli altri uomini, ci sono compagni. Gli animali sono una presenza, e spesso, soprattutto per le persone pi\u00f9 povere e semplici, sono aiuto, compagnia e consolazione. Viene in mente la commovente storia del povero che possedeva soltanto una piccola pecora che egli aveva allevata: &#8220;gli era cresciuta in casa insieme con i suoi figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia&#8221; (2 Samuele 12,3). E questa pecora gli viene sottratta da un ricco che la uccide e ne fa una vivanda per un suo ospite. Si tratter\u00e0 anche di una parabola narrata dal profeta a David per portare il re a riconoscere l&#8217;empiet\u00e0 del suo comportamento nei confronti di Uria l&#8217;Hittita, ma dietro di essa si intravede un non-detto, fatto di vicinanza e di comunicazione fra uomo e animale, che \u00e8 il vissuto di tanti, forse di tutti, in ogni tempo e in ogni luogo. Perch\u00e9, appunto, l&#8217;animale \u00e8 un compagno di viaggio per l&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Dall\u2019antropocentrismo come dominio all\u2019umanesimo come responsabilit\u00e0<\/p>\n<p>L\u2019antropocentrismo tirannico di antica tradizione che considera esclusivamente gli interessi dell\u2019uomo e disprezza il desiderio di vivere (e di vivere bene) degli animali, \u00e8 dunque per i cristiani fermamente da rifiutare. Ancor pi\u00f9 se quell\u2019antropocentrismo ha pretese teologiche. Ancor pi\u00f9 se quelle pretese teologiche non hanno corrispondenza con la Bibbia ma, semplicemente, con la tradizione ecclesiastica. Dice Ges\u00f9 ai farisei e agli scribi: \u201cLasciando da parte il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini\u201d (Marco 7,8). Accettabile e desiderabile \u00e8 una nuova forma di umanesimo \u2013 al servizio della sofferenza \u2013 che non solo \u00e8 da difendere ma \u00e8 praticamente essenziale se la creazione deve essere, come dice Paolo, liberata dai figli di Dio: \u201cLa creazione (animali\/piante) stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti \u00e8 stata sottomessa alla caducit\u00e0 \u2013 non per suo volere, ma per volere di colui che l\u2019ha sottomessa &#8211; e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavit\u00f9 della corruzione, per entrare nella libert\u00e0 della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non \u00e8 la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello spirito, gemiamo interiormente aspettando l\u2019adozione a figli, la redenzione del nostro corpo\u201d (Paolo, Romani 8, 19-23). II nuovo tipo di umanesimo di cui abbiamo bisogno deve assolutamente rifiutare l&#8217;idea che gli esseri umani siano la misura del valore delle altre creature. II nostro compito \u00e8 quello di percepire che ci\u00f2 che noi siamo e ci\u00f2 che gli altri esseri sono fa realmente parte della creazione. Nella genesi del mondo Dio modella gli animali prima dell\u2019uomo ed esprime il loro bene senza l\u2019uomo: essi sono fatti da Dio e per Dio e sono benedetti da Lui come \u201ccosa buona\u201d (Genesi 1,25). Solo dopo \u201cDio cre\u00f2 l\u2019uomo a sua immagine\u201d (Genesi 1,27).<\/p>\n<p>L\u2019essere fatti ad immagine di Dio vuole dire \u201cessere moralmente come Dio\u201d, e questo enorme privilegio implica il pi\u00f9 alto esercizio della responsabilit\u00e0: significa che l\u2019uomo deve avere cura della creazione, compresi gli animali, come fa Dio. E\u2019 in questa luce che il suo dominio deve essere inteso. Nella responsabilit\u00e0 consiste lo speciale valore degli uomini: \u201cvoi valete pi\u00f9 di molti passeri\u201d che tuttavia mai sono abbandonati da Dio; \u201cquanto pi\u00f9 di una pecora vale un uomo!\u201d e tuttavia la pecora riceve cure amorevoli dal proprio padrone dopo essere caduta in un fosso (Matteo 10,31\/12,12). Ogni qualvolta che ci troviamo in una posizione di potere su degli indifesi, il nostro obbligo morale di essere generosi e solidali aumenta in proporzione al grado di debolezza dei soggetti in questione. Se il nostro potere sugli animali ci conferisce un qualche diritto, esso pu\u00f2 essere solo il diritto di servire. E ci\u00f2 in conformit\u00e0 all\u2019esempio e all\u2019insegnamento di Ges\u00f9: \u201cAbbiate in voi lo stesso sentimento che \u00e8 stato anche in Cristo Ges\u00f9, il quale pur essendo in forma di Dio, non consider\u00f2 l&#8217;essere uguale a Dio qualcosa cui aggrapparsi gelosamente, ma spogli\u00f2 se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; portando la somiglianza con l&#8217;uomo, condividendo l&#8217;umano destino, umili\u00f2 se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce\u201d (Paolo, Filippesi 2, 5-8). La presunzione dell\u2019intelligenza \u00e8 la vera stoltezza davanti a Dio. Il \u201cprimato della razionalit\u00e0\u201d, che vantiamo di possedere, si esprime nell\u2019umilt\u00e0. Infatti: \u201cDio ha scelto ci\u00f2 che nel mondo \u00e8 stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ci\u00f2 che nel mondo \u00e8 debole per confondere i forti, Dio ha scelto ci\u00f2 che nel mondo \u00e8 ignobile e disprezzato e ci\u00f2 che \u00e8 nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perch\u00e9 nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio\u201d (Paolo, 1 Corinzi 1, 27-29).<\/p>\n<p>Se prendiamo a cuore questo paradigma della generosit\u00e0 possiamo percepire il senso morale delle nostre relazioni di potere con la creazione non-umana. Il tipo di dovere rivelato da Cristo \u00e8 sempre e comunque il dovere del \u201cpi\u00f9 alto\u201d di sacrificarsi per il \u201cpi\u00f9 basso\u201d; per il forte, il potente, il ricco, si tratta di dare a coloro che sono deboli, indifesi e poveri. E\u2019 la pura e semplice vulnerabilit\u00e0 degli animali, cui corrisponde il nostro potere assoluto su di essi, che impone la generosit\u00e0 morale. Noi dobbiamo essere presenti alle creature non-umani come Dio \u00e8 presente a noi. Quando parliamo di superiorit\u00e0 umana parliamo di qualcosa di gran lunga pi\u00f9 simile al servizio (inteso in senso cristiano) che alla dominazione. Non ci pu\u00f2 essere potere senza servizio e viceversa. E ci\u00f2 vale per l\u2019uomo nei confronti tanto del proprio simile quanto nei confronti di ogni altra creatura non-umana con la quale Dio ha stretto la sua alleanza: \u201cQuanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi; con ogni essere vivente che \u00e8 con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall\u2019arca\u201d (Genesi 9, 9-10). Il nostro valore speciale nella creazione consiste proprio nell&#8217;essere utili agli altri: \u201cMa il pi\u00f9 grande di voi sar\u00e0 vostro servitore\u201d (Matteo 23,11); \u201cSe qualcuno vuole essere primo, sar\u00e0 ultimo di tutti e servitore di tutti\u201d (Marco 9,35); \u201cChi vuole diventare grande tra voi, sar\u00e0 vostro servitore, e chi vuole tra di voi essere primo, sar\u00e0 schiavo di tutti; perch\u00e9 anche il figlio dell\u2019uomo non \u00e8 venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti\u201d (Marco 10, 43-45); \u201cIl pi\u00f9 grande fra voi diventi come il pi\u00f9 giovane, e colui che comanda come colui che serve. Infatti, chi \u00e8 pi\u00f9 grande, colui che \u00e8 steso a mensa o colui che serve? Non \u00e8 colui che \u00e8 steso a mensa? Ora, io sto in mezzo a voi come colui che serve\u201d (Luca 22, 26-27); \u201cSe dunque io vi ho lavato i piedi, che sono il Signore e il Maestro, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Infatti, vi ho dato un esempio, perch\u00e9 come io ho fatto a voi, facciate anche voi\u201d (Giovanni 13, 14-15).<\/p>\n<p>Ges\u00f9 e gli animali<\/p>\n<p>Nei Vangeli non sono riportati esempi di Ges\u00f9 che mangia carne. La sola eccezione possibile riguarda la Pasqua ebraica stessa, ma non \u00e8 completamente certo che Ges\u00f9 abbia mangiato il cibo tradizionale di quella festivit\u00e0. La maggioranza degli esegeti del Nuovo Testamento, tanto cattolici che protestanti, sostiene che non \u00e8 possibile, oggi, da un punto di vista storico, stabilire se il banchetto di addio di Ges\u00f9 avvenne o meno nel mezzo di una celebrazione pasquale. Troviamo questa discrepanza fin dalla Chiesa antica: essa deriva dalle differenti indicazioni di Giovanni e dei Vangeli Sinottici. Secondo Giovanni (18,28) la festa di Pasqua non coincide con il giorno dell\u2019ultima cena, ma con quello seguente. Inoltre, recenti scavi sul Monte Sion hanno dimostrato che la zona del Cenacolo apparteneva agli Esseni, i quali mettevano a disposizione delle sale per gli ospiti. La cena essena escludeva rigorosamente la carne che era bandita anche nella celebrazione pasquale: i tredici avrebbero consumato un pasto vegetariano. E ci\u00f2 \u00e8 perfettamente coerente con la figura del Cristo, il quale propone se stesso come agnello sacrificale: l\u2019Eucarestia non avr\u00e0 pi\u00f9 collegamento con i riti cruenti del Tempio, ma con il pane e il vino dell\u2019 Ultima Cena (per la questione vedi Mario Canciani, Nell\u2019arca di No\u00e8, Carroccio).<\/p>\n<p>Cristo tuttavia mangia del pesce: qualche volta pu\u00f2 essere giustificabile uccidere del pesce per mangiarlo, in situazioni di necessit\u00e0. Una situazione del genere presumibilmente si verific\u00f2 nella Palestina del I secolo, dove semplicemente i fattori geografici sembrano indicare una scarsit\u00e0 di proteine disponibili. Tale risposta sarebbe compatibile con la prospettiva biblica dell&#8217;uccisione permessa in circostanze di reale necessit\u00e0. Perci\u00f2 possiamo contemplare la reale possibilit\u00e0 che Ges\u00f9 partecip\u00f2 all&#8217;uccisione di qualche forma di vita per sopravvivere. Possiamo dire che la parte umana del Suo essere necessit\u00f2, in un particolare momento storico, di un&#8217;azione del genere per poter restare in vita. Ma anche se noi accettiamo che uccidere per mangiare possa essere giustificato in quelle situazioni di reale necessit\u00e0 per la nostra sopravvivenza come nel caso di Ges\u00f9, tutto ci\u00f2 in nessun modo ci esonera dal peso di ci\u00f2 che presentemente facciamo agli animali in condizioni sostanzialmente diverse. Quest&#8217;ultimo punto \u00e8 molto importante e non deve essere trascurato. Nel passato, come nel presente, ci possono essere stati dei periodi in cui difficilmente si pu\u00f2 immaginare un&#8217;esistenza umana priva di nutrimento carneo. Ma dove noi abbiamo la possibilit\u00e0 morale di vivere senza ricorrere alla violenza, abbiamo il dovere di farlo.<\/p>\n<p>Sarebbe comunque sbagliato dare l&#8217;impressione che la vita e l&#8217;insegnamento di Ges\u00f9 siano una delusione per quel che riguarda l&#8217;illuminato trattamento degli animali. Mentre \u00e8 vero che c&#8217;\u00e8 una gran quantit\u00e0 di cose che non sappiamo circa i precisi atteggiamenti di Ges\u00f9 verso gli animali, c&#8217;\u00e8 un fortissimo filone del suo insegnamento etico che concerne la supremazia della misericordia verso i deboli, gli indifesi e gli oppressi. Non sono degni della nostra compassione gli animali che vengono cosi duramente e comunemente sfruttati nel nostro mondo di oggi? E inoltre, spesso si trascura il fatto che nei Vangeli Canonici Ges\u00f9 \u00e8 frequentemente presentato mentre si identifica con il mondo degli animali. La Sua nascita, se si deve credere alla tradizione, ha luogo nella dimora della pecora e del bue. Come afferma Marco (1,13), il Suo ministero inizia nel deserto \u201ctra le bestie selvatiche\u201d come intento a continuare la tradizione di Isaia che vede l&#8217;era del Messia come un periodo di educazione alla riconciliazione tra l&#8217;uomo e la natura. Il Suo ingresso trionfale in Gerusalemme avviene in groppa ad \u201cun umile asino\u201d (Matteo 21,7). Per Ges\u00f9 \u00e8 lecito \u201ccompiere il bene\u201d durante il sabato, il che include soccorrere un animale caduto in un fosso (Matteo 12, 11-12). Persino i passeri, venduti per due soldi nel Suo giorno, non vengono \u201cdimenticati di fronte a Dio\u201d (Luca 12,6). Il suo amore per gli abitanti di Gerusalemme \u00e8 come quello di una chioccia che raccoglie i pulcini sotto le sue ali (Matteo 23,37). La Provvidenza si estende all&#8217;intero ordine creato, e la gloria di Salomone e tutte le sue opere non possono essere comparate a quelle dei gigli dei campi (Luca 12,27). Cos\u00ec Dio si occupa di tutta la Sua creazione, tanto che \u201cle volpi hanno le loro tane, e gli uccelli dell&#8217;aria i loro nidi, ma il Figlio dell&#8217;uomo non ha dove posare il capo\u201d (Luca 9,58).<\/p>\n<p>A caccia con Ges\u00f9?<\/p>\n<p>Spesso si sente ripetere che le leggi di natura rivelano l\u2019ordine delle cose voluto dal Creatore e che \u00e8 cosa buona conformarsi ad esse. Secondo i sostenitori di questa tesi, tutti mangiamo e veniamo mangiati: questo ciclo naturale \u00e8 provvidenziale e benedetto da Dio. Non si far\u00e0 peccato se, intuendo nella legge universale della predazione una benevolenza di Dio, ci si adatter\u00e0 ad assumere \u2013 come creature \u2013 la nostra parte di violenza. A livello morale, il problema non \u00e8 se uccidiamo, ma se uccidiamo con riverenza, con rispetto, con gratitudine, consapevoli del \u201cdono\u201d che l\u2019altro ci fa. D\u2019altra parte, si conclude, persino la divinit\u00e0 viene mangiata, in questo mondo. La vita che mangia altra vita non \u00e8 un aspetto sfortunato del mondo naturale da tollerare tra la creazione e il compimento finale. Piuttosto, Dio veramente vuole e benedice un sistema di uccisione reciproca.<\/p>\n<p>Il primo argomento in risposta a questa concezione confuta l\u2019identificazione legge-di-natura\/legge-di-Dio: che ci siano bellezza, valore e bont\u00e0 nell\u2019ordine creato \u00e8 contemplato dalla dottrina cristiana, mentre non \u00e8 contemplato che la creazione sia giusta cos\u00ec come \u00e8 e che sia completa in se stessa. Se la predazione fosse il volere di Dio, Ges\u00f9 avrebbe manifestato e giustificato questa relazione predatore\/preda. Un vangelo del genere sarebbe sostanzialmente diverso da quello che abbiamo oggi. Ges\u00f9 non si limiterebbe a mangiare qualche pesce, ma festeggerebbe con vitelli ed agnelli. Ges\u00f9, in accordo con il Vangelo della Predazione, sarebbe il macellaio per eccellenza. Incoraggerebbe il sacrificio di animali tra i suoi discepoli anzich\u00e9 invitare i farisei a desistere da tale pratica (Matteo 12,7): \u201cSe aveste conosciuto che cosa significa: \u00abMisericordia voglio e non sacrificio\u00bb (Osea 6,6) non avreste condannato coloro che sono senza colpa\u201d. Invece di scacciare fuori dal Tempio coloro che operano i sacrifici animali il Ges\u00f9 del Vangelo della Predazione li avrebbe tenuti al suo interno (Matteo 21,13): \u201cLa mia casa sar\u00e0 chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri\/assassini\u201d (in greco lest\u00e8s si traduce con \u201cladro&#8221;, ma anche &#8220;assassino&#8221;; il versetto originale ebraico \u00e8 pi\u00f9 preciso del greco: mearat parisim significa &#8220;spelonca di assassini&#8221; e non &#8220;di ladri&#8221;, alludendo con ci\u00f2 ai sacerdoti del Tempio che \u201copprimono lo straniero, l&#8217;orfano, la vedova e spargono il sangue innocente in questo luogo sacro&#8221; (Geremia 7,6), il sangue incolpevole degli animali assassinati nei sacrifici religiosi). La citazione che caratterizza di pi\u00f9 il suo ministero non sarebbe \u201cil buon pastore che d\u00e0 la sua vita per il suo gregge\u201d, ma piuttosto \u201cil buon pastore che macella &#8211; con gratitudine &#8211; quante pi\u00f9 pecore pu\u00f2\u201d. Anzich\u00e9 cominciare la sua missione, come dice Marco (1.13), \u201ctra le bestie selvagge\u201d, simboleggiando con ci\u00f2 la riconciliazione con la natura, Ges\u00f9 il Predatore sarebbe tra le bestie selvagge, pronto con arco e freccia. Invece di raccomandare di soccorrere un animale caduto in un burrone, Ges\u00f9 Predatore si soffermerebbe sull&#8217;inevitabilit\u00e0 di questo piano divino di morte, declino e malattia di cos\u00ec vasta portata. Indubbiamente, se la predazione \u00e8 una \u201cbenedizione\u201d di Dio, Ges\u00f9 Predatore offrirebbe un esempio singolare anche in ambito umano. Anzich\u00e9 fare amicizia con i peccatori o perdonare le prostitute, egli sarebbe il primo a lanciare la pietra. Invece di sanare il malato, egli potrebbe solo approvare l&#8217;efficienza dei sistemi ecologici (la sopravvivenza del pi\u00f9 forte ai danni del pi\u00f9 debole) pensati da Dio. Invece di resuscitare Lazzaro, Ges\u00f9 il Predatore si limiterebbe a commentare che la morte \u00e8 una necessit\u00e0 naturale e una benedizione di Dio. Invece di apprezzare la buona novella dell&#8217;imminente Regno di Dio, la proclamazione sarebbe: \u201cMangiate e siate mangiati. Ricordate: uccidere \u00e8 un&#8217;esperienza spirituale. Se uccidete con riconoscenza, state agendo per volont\u00e0 divina come forza cosmica di rinnovamento e sacrificio\u201d.<\/p>\n<p>Il secondo argomento contraddice l\u2019interpretazione della eucaristia come difesa della predazione, concetto sinteticamente espresso nella formula \u201canche la divinit\u00e0 si offre come vittima e desidera essere mangiata, in questo mondo\u201d. Ammesso che la sacra comunione possa essere intesa in questi termini letterali, dobbiamo distinguere tra lo scegliere di morire e l&#8217;essere uccisi. Chi sostiene che la predazione \u00e8 un \u201cdono\u201d che la vittima fa al suo carnefice non comprende che ci\u00f2 che viene sottratto senza la volont\u00e0 del soggetto \u00e8 furto, rapina, violenza, sopraffazione. E\u2019 un errore fondamentale, e forse ipocrita, associare la libera offerta sacrificale di Cristo con l&#8217;assassinio imposto ad altre creature. Il significato dell&#8217;ostia sacra, perci\u00f2, non \u00e8 la perpetrazione del vecchio mondo del sacrificio animale, ma anzi la nostra liberazione da esso. Quello che del sacrificio di Cristo si vede rappresentato nel rito dell&#8217; eucaristia serve per produrre una nuova possibilit\u00e0 e un nuovo ordine della creazione, nei quali noi possiamo essere liberati dalla nostra vecchia natura &#8211; cio\u00e8 la natura stessa &#8211; e vivere insieme in uno spirito di umilt\u00e0 e armonia. In breve: l&#8217;eucarestia non \u00e8 un invito a sacrificare ma ad essere sacrificati. Se l&#8217;umanit\u00e0 pu\u00f2 e deve essere distinta dagli animali, non \u00e8 a causa di un qualche supposto diritto di uccidere, ma piuttosto perch\u00e9 noi uomini abbiamo il potere di servire la creazione.<\/p>\n<p>Il rischio dell\u2019idolatria<\/p>\n<p>Il patto di alleanza tra Dio e gli animali (il concetto \u00e8 espresso per ben sette volte in pochi versi: Genesi 9, 11-17) si oppone all&#8217;idea che noi abbiamo diritto di promuovere il benessere e la felicit\u00e0 umana a spese di altre creature. L&#8217;idea che gli animali esistano per nostro beneficio ed uso \u00e8 moralmente grottesca come il supporre che i bambini siano propriet\u00e0 dei loro genitori e possano essere utilizzati a loro vantaggio. Gli uomini sopportino da soli ogni malattia non compiendo esperimenti sugli animali, piuttosto che sostenere un sistema di abuso istituzionalizzato. Sollevare una questione di questo tipo rischia di attirare l\u2018accusa di insensibilit\u00e0 verso le malattie umane e i loro spaventosi effetti, ma deve ancora essere chiarito se la conoscenza che pu\u00f2 prolungare o salvare la vita umana debba avere la priorit\u00e0 su tutto. Il riconoscimento in noi di una legge morale e di un valore spirituale importa tanto quanto la conoscenza capace di prevenire la morte e di alleviare il dolore. L&#8217; idea che la vita umana ed il benessere degli esseri umani abbiano un cos\u00ec alto significato da giustificare l&#8217;uso istituzionalizzato di milioni di animali in procedimenti sperimentali che infliggono grande sofferenza dovrebbe essere definita in termini di idolatria. Gli animali nei laboratori non soffrono proprio per renderci la vita pi\u00f9 facile e pi\u00f9 lunga, o per sostenere i nostri desideri di sempre nuovi cosmetici o sempre nuove medicine? E gli animali non vengono dunque sacrificati per una specie che si arroga poteri divini e che considera i propri interessi come facenti indiscutibilmente parte dello scopo della creazione stessa? Demitizzando un poco la questione, potremmo dire che la nostra tendenza idolatra consiste nel credere che la stima di noi stessi sia il principale ed unico criterio con il quale giudichiamo il valore di tutte le altre creature. Se troviamo sconcertante questo linguaggio \u00e8 perch\u00e9 abbiamo accettato, passo dopo passo, la posizione utilitaristica che accetta assiomaticamente che gli interessi dei deboli possano essere messi da parte per quelli dei pi\u00f9 forti. L\u2019unicit\u00e0 della umanit\u00e0 consiste nella sua abilit\u00e0 a diventare \u201cla specie che si sacrifica\u201d (non \u201cche sacrifica\u201d!), per esercitare la sua piena umanit\u00e0 come cooperatrice di Dio nella redenzione del mondo. Questa visione sfida le concezioni tradizionali del mondo che lo concepiscono come creato esclusivamente per uso o piacere umano, mentre il suo unico fine consisterebbe nel servire alla specie umana, ridotto di conseguenza al ruolo di semplice strumento. Solo il pi\u00f9 tenace attaccamento al pensiero della tenerezza di Dio verso tutte le creature potr\u00e0 liberarci dalla nostra arrogante umanocentrica concezione del nostro posto nell\u2019universo.<\/p>\n<p>Nel breve periodo, lo smantellamento di istituzioni ingiuste come quella della sperimentazione animale e dell&#8217;allevamento intensivo, e la fine di pratiche \u201cricreative\u201d quali la caccia e la pesca, comporteranno una qualche diminuzione del piacere degli uomini, o di alcune sue prospettive di lavoro e persino di alcune possibilit\u00e0 di vita. Comunque la questione rimane non se si trae guadagno dalle pratiche attuali ma se tali guadagni non siano illeciti. Troppe persone vogliono parlare genericamente di generosit\u00e0 verso gli animali mentre continuano a distruggere i loro habitat, a cacciarli per sport e a mangiare la loro carne. Per apprezzare il guadagno morale derivante dal desistere dallo sfruttamento animale dobbiamo imboccare la via pi\u00f9 lunga. Se ci chiediamo se l&#8217;umanit\u00e0 ci abbia rimesso nell&#8217;ammettere l&#8217;immoralit\u00e0 dei guadagni illeciti ottenuti dalla diffusione della schiavit\u00f9, del razzismo e del sessismo, possiamo immediatamente vedere che ci sono stati certamente dei vantaggi derivanti da questo riconoscimento che senza sacrifici non sarebbero stati possibili.<\/p>\n<p><em>a cura di Franco Lamensa<\/em><\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><br \/>\n<em>Andrew Linzey, Teologia animale, Cosmopolis<br \/>\nEnzo Bianchi (a cura di), Uomini e animali, Qiqajon<br \/>\nMario Canciani, Nell\u2019arca di No\u00e8, Carroccio<br \/>\nMichel Damien, Un paradiso per gli animali, Piemme<br \/>\nPiero Stefani (a cura di), Gli animali e la Bibbia: i nostri fratelli minori, Garamond<br \/>\nPaolo De Benedetti, E l\u2019asina disse\u2026, Qiqajon<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sezione: Racconti \u201cConosco un monaco che un giorno, essendo ancora pochi i suoi fratelli, port\u00f2 alla liturgia delle ore una capretta e un asino e fece entrare anche il suo cagnolino che sempre lo seguiva. 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