{"id":183,"date":"2009-02-19T21:12:48","date_gmt":"2009-02-19T20:12:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lasaggezzadichirone.org\/site\/?page_id=183"},"modified":"2009-02-19T21:12:48","modified_gmt":"2009-02-19T20:12:48","slug":"filosofia-e-diritti-animali","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.lasaggezzadichirone.org\/site\/racconti\/filosofia-e-diritti-animali\/","title":{"rendered":"Filosofia e diritti animali"},"content":{"rendered":"<p>Sezione: <a href=\"http:\/\/www.lasaggezzadichirone.org\/site\/?page_id=46\">Racconti<\/a><\/p>\n<p><strong>FILOSOFIA E DIRITTI ANIMALI<br \/>\nBreve excursus sugli ultimi 10.000 anni di riflessione sugli animali <\/strong><br \/>\n<em>Massimo Filippi<\/em><\/p>\n<p><em>Che certo s&#8217;estimar materia frale \/ della retta ragion mi si consente \/ l&#8217;io del topo del can, d&#8217;altro mortale \/ che pensa e senti manifestamente, \/ perch\u00e8 non possa il nostro esser cotale \/ non veggo: se non pensa in ver n\u00e9 sente \/ il topo o il can, di dubitar concesso \/ m&#8217;\u00e8 del sentire e del pensare mio stesso.<br \/>\nGiacomo Leopardi, Paralipomeni della Batracomiomachia. <\/em><\/p>\n<p><strong>Chi ben comincia non \u00e8 a met\u00e0 dell\u2019opera <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019origine del rapporto uomo\/animale si perde, ovviamente, nella notte dei tempi e cos\u00ec la riflessione umana sul mondo animale. Tuttavia, poich\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 un animale, la natura del rapporto iniziale \u00e8 stata verosimilmente &#8220;naturale&#8221; del tipo &#8220;predatore\/preda&#8221; (Barbara Ehrenreich pensa che molte delle nostre attuali pratiche sanguinarie originino in effetti dalla nostra paura ancestrale derivata dalla nostra condizione di prede) o del tipo &#8220;amicale\/empatico&#8221;. Entrambe queste modalit\u00e0 di rapporto sono mirabilmente riassunte, ad esempio, nei dipinti di Lescaux o negli aspetti totemici delle civilt\u00e0 \u2018primitive\u2019, che indicano come l\u2019inizio del rapporto uomo\/animale, ancorch\u00e8 conflittuale, non fosse certamente basato sulla drammatica e netta divisione tra uomini, potenzialmente portatori di diritti da una parte ed animali, ridotti a cose, dall\u2019altra, divisione che ancora oggi permette lo sfruttamento di decine di miliardi di animali all\u2019anno per scopi alimentari, di ricerca scientifica o puramente ludico-voluttuari. Leggendo la Saga di Gilgamesh, quando Gilgamesh piange, disperato, la morte dell\u2019amico Enkidu, sorta di chimera uomo\/animale, si capisce che in origine l\u2019approccio al rapporto uomo\/animale doveva essere molto diverso dall\u2019attuale e basato, quanto meno, sul rispetto:<br \/>\n&#8220;\u00abEnkidu, amico mio, mulo imbizzarrito, asino selvatico delle montagne, leopardo della steppa,<br \/>\nnoi dopo esserci incontrati, abbiamo scalato assieme la montagna [\u2026]<br \/>\ned ora qual \u00e8 il sonno che si \u00e8 impadronito di te? [\u2026]\u00bb<br \/>\nAllora ricopre la faccia del suo amico come quella di una sposa;<br \/>\ncome un\u2019aquila comincia a volteggiare intorno a lui;<br \/>\ncome una leonessa, i cui cuccioli sono stati presi in trappola,<br \/>\negli va avanti e indietro [\u2026]&#8221;.<br \/>\nE lo stesso dicasi per l\u2019antico Egitto: Erodoto ci ricorda che &#8220;tutti gli animali che si trovano in Egitto sono ritenuti sacri, sia quelli che vivono con gli uomini sia quelli che non ci vivono&#8221;. Il diverso rapporto dell\u2019Antico Egitto con gli animali \u00e8 anche testimoniato dalla descrizione che altre tradizioni forniscono della condizione animale in questa cultura: <\/p>\n<p>&#8220;I sacrifici che noi offriamo al Signore Iddio nostro Yahv\u00e9 sono cosa abominevole per gli egiziani&#8221; (Esodo 8, 22). <\/p>\n<p>I vostri costumi e le vostre leggi non hanno niente in comune con i nostri. Tu adori il bue; io lo sacrifico agli dei; l\u2019anguilla \u00e8 per te una grande divinit\u00e0; per noi \u00e8 un fine bocconcino. Tu non mangi il maiale e io ne faccio un bel pranzo. Tu veneri il cane e io lo bastono per bene [\u2026] Quando tu vedi un gatto malato, ti metti a piangere, io invece provo il pi\u00f9 gran piacere nell\u2019ucciderlo e nello scorticarlo&#8221;. (Anassandride, Poleis, frammento 28). <\/p>\n<p>La vera bont\u00e0 dell\u2019uomo si pu\u00f2 manifestare in tutta purezza e libert\u00e0 solo nei confronti di chi non rappresenta alcuna forza. Il vero esame morale dell\u2019umanit\u00e0, l\u2019esame fondamentale (posto cos\u00ec in profondit\u00e0 da sfuggire il nostro sguardo) \u00e8 il rapporto con coloro che sono alla sua merc\u00e9: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell\u2019uomo, tanto fondamentale che da esso derivano tutti gli altri. Milan Kundera, L\u2019insostenibile leggerezza dell\u2019essere. <\/p>\n<p><strong>La tradizione occidentale &#8220;ortodossa&#8221;: i due mondi si separano <\/strong><\/p>\n<p>Le cose cambiano drammaticamente quando, verosimilmente a seguito del passaggio dalla fase nomadica dell\u2019umanit\u00e0 a quella stanziale, basata sull\u2019agricoltura e sull\u2019allevamento, l\u2019uomo deve sancire il suo diritto di sfruttamento su tutti gli altri esseri viventi e, pertanto, elabora una serie di visioni del mondo basate su una rigida divisione tra mondo umano (&#8220;culturale&#8221;) e mondo animale (&#8220;naturale&#8221;), che, purtroppo, perdurano a tuttoggi, improntando in una sorta di pensiero implicito il nostro modo di guardare agli animali non-umani. Ecco una breve rassegna tratta dalle maggiori tradizioni occidentali: <\/p>\n<p>Il pensiero ebraico-cristiano: &#8220;Siate fecondi, moltiplicatevi e riempite la terra, e incutete paura e terrore a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli del cielo [\u2026] Tutto ci\u00f2 che si muove e che ha vita vi sar\u00e0 di cibo&#8221;. (Genesi IX, 1-5). <\/p>\n<p>Il pensiero aristotelico: &#8220;Infatti dove non vi \u00e8 nulla di comune tra il comandante e il comandato non v\u2019\u00e8 amicizia, non essendovi neppure giustizia, bens\u00ec vi sono rapporti quali quello dell\u2019artista verso il suo strumento, quello dell\u2019anima verso il corpo, quello del padrone verso lo schiavo [\u2026] E neppure vi \u00e8 verso un cavallo o un bue, n\u00e9 verso uno schiavo, in quanto schiavo. Nulla infatti vi \u00e8 di comune tra il padrone e lo schiavo; infatti il servo \u00e8 uno strumento dotato di anima&#8221;. (Etica Nicomachea). <\/p>\n<p>&#8220;Le piante sono fatte per gli animali e gli animali per l\u2019uomo, quelli domestici perch\u00e9 ne usi e se ne nutra, quelli selvatici, se non tutti, almeno la maggior parte, perch\u00e9 se ne nutra e se ne serva per gli altri bisogni [\u2026] Se dunque la natura niente fa n\u00e9 imperfetto n\u00e9 invano, di necessit\u00e0 \u00e8 per l\u2019uomo che li ha fatti, tutti quanti. Perci\u00f2 anche l\u2019arte bellica sar\u00e0 per natura in un certo senso arte di acquisizione &#8211; e infatti l\u2019arte della caccia ne \u00e8 una parte &#8211; e si deve praticare contro le bestie e contro gli uomini che, nati per obbedire, si rifiutano, giacch\u00e8 per natura tale guerra \u00e8 giusta&#8221;. (Politica) <\/p>\n<p>Il pensiero romano: &#8220;Che funzione hanno le pecore se non quella di permettere agli uomini di rivestirsi dei loro velli, lavorati ed intessuti? [\u2026] E che dire dei buoi? La stessa conformazione del dorso risulta inadatta a sostenere pesi, ma il collo appare nato proprio per reggere il giogo e gli omeri ampi e vigorosi per trascinare l\u2019aratro [\u2026] Quanto al maiale non serve ad altro che a fornir carne da mangiare [\u2026]&#8221;. (Cicerone, De Natura deorum). <\/p>\n<p>Il pensiero stoico: &#8220;[\u2026] ci sar\u00e0 nelle bestie un certo bene, una certa virt\u00f9, una certa perfezione; ma questo bene, questa virt\u00f9, questa perfezione non sono assoluti. L\u2019assoluto \u00e8 prerogativa dell\u2019essere ragionevole, a cui \u00e8 concesso sapere perch\u00e9, entro quali limiti e in che modo bisogna agire. Cos\u00ec il bene non esiste se non nell\u2019essere fornito di ragione&#8221;. (Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio). Il rappresentante pi\u00f9 &#8220;lucido&#8221; del pensiero stoico \u00e8, tuttavia, Crisippo, che, come riporta Porfirio, cos\u00ec interpreta la ragione d\u2019esistere degli animali: &#8220;I cavalli per fare la guerra, i cani per fare la guardia a noi, le pantere, gli orsi, i leoni per farci esercitare il coraggio. Quanto al maiale [\u2026] non fu generato che per essere ucciso, e la divinit\u00e0 mischi\u00f2 al corpo la sua anima come sale, studiando di offrirci un\u2019ottima vivanda. Perch\u00e9 noi avessimo abbastanza di brodi e contorni ci ha foggiato ostriche di vario genere e conchiglie di porpora e vari generi alati&#8221;. <\/p>\n<p>E\u2019 interessante notare come tutte queste prospettive vedano la natura in genere e gli animali in particolare come semplici mezzi al servizio dell\u2019uomo e come si affacci quella che sar\u00e0 una tendenza collaudata nell\u2019usare una metaforologia animale per vilipendere altri gruppi umani (dagli indiani d\u2019America, agli africani, agli ebrei, ecc.) al fine di rendere pi\u00f9 facile il loro asservimento come schiavi o la loro eliminazione in guerra. In genere, gli esseri viventi sono organizzati lungo una scala gerarchica alla cui cima stanno coloro che scrivono (di volta in volta, ateniesi, romani, i bianchi, i bianchi nordici, i tedeschi o gli americani), ma alla fine, dopo ebrei, zingari, poveri, handicappati e migranti, stanno invariabilmente gli animali non-umani. Come dice Milan Kundera \u00e8 molto probabile che la Bibbia sia stata scritta da uomini e non da buoi o cavalli e lo stesso pu\u00f2 essere detto per molti altri testi &#8220;sacri&#8221;, che utilizzano la presunta divisione invalicabile uomo\/animale come fondamento teorico per la costruzione di una societ\u00e0 basata sullo sfruttamento dell\u2019uomo sull\u2019uomo (classismo, razzismo e sessismo) e dell\u2019uomo sugli animali (specismo). Anche i famosi processi medioevali agli animali (per esempio, nel 1394, a Mortaign, un maiale fu impiccato, dopo regolare processo, per aver mangiato un\u2019ostia consacrata e ad un altro, accusato di infanticidio, la corte riconobbe l\u2019aggravante di aver mangiato il bambino di venerd\u00ec, tradizionalmente giorno di digiuno!) avevano il valore di mostrare la solidit\u00e0 del potere costituito e la sua capacit\u00e0 di estendere ad ogni livello della scala gerarchica la sua forza repressiva e di controllo. Il passo della Politica di Aristotele, in questo senso, \u00e8 semplicemente magistrale, giungendo, ben prima di altri, sulla base di una interpretazione rigida della scala degli esseri, a sua volta basata sulla netta separazione uomo\/animale, alla teorizzazione della &#8220;guerra giusta&#8221;!<br \/>\nA questa logica non sfugge completamente neppure Platone che, pur essendo vegetariano e pur iscivendosi nella nobile tradizione &#8220;animalista&#8221; greca che va da Pitagora a Plutarco, subisce tuttavia il &#8220;fascino&#8221; della scala degli esseri: <\/p>\n<p>&#8220;E gli animali pedestri e selvaggi sono nati dagli uomini che niente si giovano della filosofia e non contemplano affatto la natura del cielo [\u2026] Dunque per queste abitudini curvarono a terra le membra anteriori e la testa, attratte dalla parentela con la terra [\u2026] E per questa ragione la loro specie nacque con quattro o molti piedi, sottoponendo dio ai pi\u00f9 stolti pi\u00f9 sostegni, affinch\u00e8 fossero tirati di pi\u00f9 a terra. E quelli di loro che sono pi\u00f9 stolti e che distendono tutto il corpo a terra, gli dei li generarono senza piedi e striscianti in terra [\u2026] La quarta specie, ch\u2019\u00e8 l\u2019acquatica, deriva dai pi\u00f9 stolti e ignoranti di tutti, che gli dei [\u2026] non crederono nemmeno degni della respirazione pura [\u2026]&#8221; e &#8220;li spinsero nella torbida e cupa respirazione dell\u2019acqua&#8221;. (Platone, Timeo). <\/p>\n<p>Questo, comunque, non toglie completamente a Platone la capacit\u00e0 di immaginare un passato mitico ed un futuro utopico diversi: <\/p>\n<p>Il passato: &#8220;[Allora gli uomini] avevano cos\u00ec grande disponibilit\u00e0 di tempo e potere di stabilire relazioni e conversazioni non solo fra uomini, ma anche con le bestie, facevano uso di tutte queste condizioni in funzione della filosofia, discorrendo appunto fra loro e con gli altri animali ed interrogando tutte le specie animate per sapere se una ve ne fosse che per una sua particolare capacit\u00e0 avesse mai potuto conoscere qualche cosa a tutto superiore nel procurare grande apporto al tesoro dell\u2019intelligenza. E\u2019 facile giudizio dire che quelli di allora incommensurabilmente eccellevano per felicit\u00e0 sugli uomini di ora&#8221;. (Politico). <\/p>\n<p>Il futuro: &#8220;[Gli uomini del nuovo ordine] si nutriranno di farine ricavate dall\u2019orzo e dal frumento [\u2026] e serviranno belle focacce e pani su canne e foglie pulite [\u2026] banchetteranno bene in compagnia [\u2026] lieti di stare insieme. E non metteranno al mondo pi\u00f9 figli di quanto consentano i mezzi di vita, per timore della povert\u00e0 e della guerra [\u2026] Dovranno avere sale, olive, formaggio, e si cuoceranno alimenti propri della campagna, cipolle e legumi. Serviranno loro [\u2026] anche pasticcini di fichi, ceci e fave [\u2026] Cos\u00ec passeranno la vita in pace ed in buona salute, moriranno in tarda et\u00e0 e trasmetteranno ai discendenti un sistema di vita simile a questo&#8221;. (Repubblica). <\/p>\n<p><strong>Passa il tempo e le cose non migliorano <\/strong><\/p>\n<p>Stabilitene le basi, la divisione tra uomo ed animali nelle tradizioni occidentali pi\u00f9 gerarchiche (e quindi pi\u00f9 ostili a chi sta in fondo alla scala degli esseri) non far\u00e0 che continuare ad allargarsi col passare del tempo. Gli animali vengono rapidamente privati di tutto, della capacit\u00e0 di comunicare, del pensiero, dell\u2019anima, della vita immortale, degli affetti, delle emozioni, e perfino della capacit\u00e0 di provare dolore (Malebranche). Mentre ci si dovrebbe chiedere se un essere privo dell\u2019anima ed incapace di pensiero e quindi incapace di giustificare in qualunque modo una vita di dolore, deprivazioni e senza possibilit\u00e0 di redenzione non dovrebbe, proprio per questo, vivere al meglio l\u2019unica vita che gli \u00e8 data, ci si affanna invece a cercare giustificazioni per ogni tipo di sfruttamento degli animali. Incluso il fatto che non possano provare dolore, appunto! Quattro passi nel delirio: <\/p>\n<p>&#8220;Continuate a mangiare ogni cosa che si vende al macello senza informarvi a motivo della vostra coscienza; poich\u00e9 \u00aba Dio appartiene la terra e tutto ci\u00f2 che la riempie\u00bb. Se qualcuno dei pagani vi invita e desiderate andarvi, mangiate di ogni cosa che vi \u00e8 posta davanti [\u2026]&#8221; (San Paolo, Lettera ai Corinti). <\/p>\n<p>&#8220;Nessuno pecca per il fatto che si serve di un essere per lo scopo per cui \u00e8 stato creato. Ora, nella gerarchia degli esseri quelli meno perfetti son fatti per quelli pi\u00f9 perfetti [\u2026] Perci\u00f2 se l\u2019uomo si serve delle piante per gli animali e degli animali per gli uomini, non c\u2019\u00e8 niente di illecito [\u2026] E il pi\u00f9 necessario dei servizi \u00e8 appunto quello di dare le piante in cibo agli animali, e gli animali agli uomini [\u2026] Chi uccide il bove di un altro non pecca perch\u00e9 uccide un bove, ma perch\u00e9 danneggia un uomo nei suoi averi&#8221;. (Tommaso d\u2019Aquino, Summa Theologiae). <\/p>\n<p>&#8220;So che gli animali fanno molte cose meglio di noi, ma questo non mi sorprende. Si pu\u00f2 citare questo esempio persino per provare che essi agiscono naturalmente e meccanicamente, come un orologio che segna il tempo meglio di quanto faccia il nostro giudizio. Senza dubbio quando le rondini arrivano in primavera, agiscono come orologi. Le azioni delle api sono della stessa natura, come la disciplina delle gru in volo, e delle scimmie in lotta [\u2026].&#8221; (Ren\u00e9 Descartes, Lettera alla Marchesa di Newcastle). <\/p>\n<p>&#8220;Non nego, tuttavia, che i bruti sentano; ma nego che per questo non sia lecito provvedere alla nostra utilit\u00e0 e servirci di essi a piacere e trattarli come pi\u00f9 ci conviene [\u2026]&#8221;. (Baruch Spinoza, Ethica more geometrico demonstrata). <\/p>\n<p>Riassumendo, Cartesio, erede della &#8220;grande&#8221; tradizione aristotelico-tomistico-paolina, parla di &#8220;bestie-automi&#8221;, che diventano per Malebranche &#8220;bestie-orologi con tubi sonori&#8221; (Malebranche argomenta che se Dio esiste non pu\u00f2 far soffrire delle creature innocenti non coinvolte nel peccato originale. Dunque, poich\u00e9 \u00e8 certo che Dio esiste, gli animali non possono avere capacit\u00e0 di soffrire) e poi &#8220;bestie-diavoli&#8221; per il gesuita Bougeant (Bougeant argomenta che poich\u00e9 \u00e8 indubitabile che Dio esista e poich\u00e9 \u00e8 altrettanto indubitabile che Dio non farebbe soffrire degli innocenti, ne consegue necessariamente che gli animali siano in realt\u00e0 ricettacoli dei demoni in attesa del giudizio universale. Pertanto, non solo noi non abbiamo alcun dovere nei loro confronti, ma addirittura \u00e8 un dovere di fede il farli soffrire!). Spinoza chiude il cerchio sostenendo che anche se gli animali soffrono, a noi, in fondo, non deve interessare granch\u00e8.<br \/>\nSolo parzialmente pi\u00f9 sfumata appare la visione marxiana degli animali. La dottrina marxiana classica, discendendo dalla dialettica hegeliana (&#8220;L\u2019uomo si distingue dall\u2019animale perch\u00e9 sa di s\u00e9 stesso. Egli \u00e8 pensante&#8221;. Gottfried Friedrich Hegel, Filosofia della natura), non si discosta molto da questa nel giudizio essenzialmente negativo sugli animali e porta a delle conseguenze pratiche non dissimili da quelle della tradizione &#8220;borghese&#8221;, che, per altri versi, si prefiggeva di rovesciare. La situazione \u00e8 diversa per alcuni socialisti rivoluzionari, tipo Rosa Luxemburg e, successivamente, per la Scuola di Francoforte, ma queste posizioni non hanno modificato significativamente l\u2019atteggiamento generale verso gli animali di chi si rif\u00e0 al marxismo classico. In altre parole, la liberazione dallo sfruttamento non potr\u00e0 mai superare l\u2019invalicabile barriera biologica della specie dominante Homo Sapiens Sapiens: <\/p>\n<p>&#8220;L\u2019animale riproduce soltanto se stesso, mentre l\u2019uomo riproduce l\u2019intera natura; il prodotto dell\u2019animale appartiene immediatamente al suo corpo fisico, mentre l\u2019uomo si pone liberamente di fronte al suo prodotto. L\u2019animale costruisce soltanto secondo la misura e il bisogno della specie a cui appartiene, mentre l\u2019uomo sa produrre secondo la misura di ogni specie e sa ovunque predisporre la misura inerente a quel determinato oggetto; quindi l\u2019uomo costruisce anche secondo le leggi della bellezza&#8221;. (Karl Marx, Manoscritto economico-politico del 1844). <\/p>\n<p>&#8220;L\u2019animale arriva al massimo a raccogliere: l\u2019uomo produce, allestisce i mezzi necessari all\u2019esistenza nel senso pi\u00f9 vasto della parola, che la natura senza di esso non avrebbe prodotto. Ci\u00f2 impedisce di trasferire, cos\u00ec senz\u2019altro, leggi che regolano la vita delle societ\u00e0 animali alla societ\u00e0 umana.&#8221; (Friedrich Engels, Dialettica della natura). <\/p>\n<p>E\u2019 interessante notare che lo scritto di Engels si riferisce alle leggi evoluzionistiche di Darwin: l\u2019uomo \u00e8 cos\u00ec diverso dall\u2019animale da non sottostare neppure alle leggi scientifiche! Nonostante sia Marx che Engels salutino positivamente la teoria darwiniana, in quanto incrina le posizioni creazioniste dei loro avversari, essi pongono subito in chiaro che una cosa sono gli animali (per i quali va bene l\u2019evoluzione darwiniana) ed un\u2019altra gli uomini (per i quali valgono le leggi del materialismo storico).<br \/>\nDa questa breve rassegna, \u00e8 interessante notare inoltre che qualunque sia il punto di partenza, cristiano, meccanicista-scientista o marxiano, il risultato, per chi resta nel solco dell\u2019ortodossia tradizionalista di ciascuna di queste visioni del mondo, \u00e8 sempre identico: netta ed ingiustificata separazione tra animali umani ed animali non-umani. E la situazione non \u00e8 nettamente migliore se si guardano gli animali da una prospettiva islamica (&#8220;Mangiate di ci\u00f2 su cui \u00e8 stato invocato il nome di Dio [\u2026] Egli \u00e8 Colui che ha prodotto giardini [\u2026] Mangiatene i frutti quando fruttificano [\u2026] Ha pure prodotto animali da carico e non da carico. Mangiate ci\u00f2 di cui Iddio vi ha provveduti&#8221;. Sura VI, Del Bestiame). Non sorprenderanno a questo punto le attuali posizioni sia della Chiesa (che continua a guardare con ostilit\u00e0 sia i vegetariani che gli antivivisezionisti &#8211; &#8221; [\u2026] non mancano tuttavie &#8220;campagne&#8221; propagandistiche che la Chiesa non pu\u00f2 approvare, quella ad esempio contro gli esperimenti di ordine scientifico su animali vivi&#8221;. L\u2019Osservatore Romano, 13 marzo 1966) sia dei partiti\/apparati di stampo marxista (che tranquillamente continuano ad organizzare le loro feste a base di salamelle, fingendo di dimenticare, in onore del credo anti-animalista, che \u00e8 la dieta carnea del Nord ricco la principale causa di morte per fame e denutrizione nel Sud del mondo!). I due esempi sottoriportati dimostrano come sul tema dei diritti animali in questi due ambiti di pensiero poco o nulla si sia modificato dalle loro rispettive origini ad oggi: <\/p>\n<p>&#8220;Non soltanto in sede psicologica e psicoanalitica \u00e8 facile osservare come, frequentemente, persone che si dichiarano rigorosamente vegetariane e che guardano con orrore al consumo alimentare di qualunque tipo di carne animale, si rivelino straordinariamente violente [\u2026] Sono rissose, vengono alle mani, picchiano i bambini, sono preda di improvvise crisi di rabbia aggressiva [\u2026] Sembrano inoltre gradevolmente affascinate da spettacoli di violenza e di morte&#8221; (S. Gindro, Studi Cattolici, luglio 1993). <\/p>\n<p>(Ecco un breve elenco di vegetariani famosi: Ippocrate, Gandhi, Darwin, Einstein, Freud, Galileo, Kafka, Leonardo da Vinci, Martin Luther King, Newton, Pascal, Pitagora, Platone, Rousseau, Seneca, Shaw, Tolstoj, Voltaire, Wagner\u2026 tutti, noti, ovviamente per aver picchiato bambini! Qualcuno potrebbe chiedersi come mai manchi Hitler in questa lista. La risposta \u00e8 semplice: perch\u00e9 Hitler non era vegetariano. Il presunto vegetarianismo di Hitler \u00e8 parte della propaganda di G\u00f6bbels per sostenere un suo presunto ascetismo divino, poi ripresa acriticamente da chi vuole screditare con argomenti volgari la scelta vegetariana. Nessuno ricorda che, subito dopo la sua ascesa, Hitler ha reso illegali tutte le societ\u00e0 vegetariane tedesche e ha perseguitato i suoi esponenti). <\/p>\n<p>&#8220;E poi ci sono le immagini degli animali nelle fattorie e nei laboratori, forniteci dagli animalisti con le sofferenze antropomorfizzate delle cavie e dei macelli&#8221;. (Marco D\u2019Eramo, il manifesto, 2 luglio 2002). <\/p>\n<p>Visto che entrambi gli articoli sono stati scritti in luglio, l\u2019unico commento possibile \u00e8 pensare agli effetti deleteri del caldo sulla psiche umana. <\/p>\n<p><strong>L\u2019erba del vicino \u00e8 proprio pi\u00f9 verde <\/strong><\/p>\n<p>La divisione uomo\/animale non \u00e8 caratteristica esclusiva della tradizione occidentale, ma \u00e8 riscontrabile anche in altre culture. Quello che colpisce, tuttavia, \u00e8 che le altre culture non hanno creato una barriera invalicabile sulla base di questa antitesi, ma piuttosto una sorta di membrana permeabile. Certo, anche la maggioranza delle altre culture presenta aspetti pi\u00f9 o meno gravi di sfruttamento degli animali (per esempio, la caccia o il sacrificio rituale), ma nessuna come quella occidentale ha cercato in modo cos\u00ec spudorato di giustificare la propria prevaricazione, fino a condannare anche il vegetarianismo: <\/p>\n<p>&#8220;Se qualcuno, perch\u00e9 giudica immonde le carni che Dio ha donato all\u2019uomo per nutrirsi, e non perch\u00e9 desidera mortificarsi, si astiene dal mangiare queste carni, su di lui anatema&#8221;. (Concilio di Braga, 577). <\/p>\n<p>Attualmente, all\u2019anatema religioso si \u00e8 sostituito quello medico che, negando le sue stesse evidenze (la carne, ed in particolar modo la &#8220;carne moderna&#8221;, produce malattia piuttosto che ridurne l\u2019incidenza, dall\u2019infarto, all\u2019ictus, dal tumore intestinale al diabete, alla variante atipica della malattia di Creutzfeldt-Jakob [popolarmente, la variante umana del morbo della mucca pazza], ecc.), prescrive incondizionatamente la necessit\u00e0 della dieta carnea. A differenza della nostra, le altre tradizioni hanno, al contrario, percepito la gravit\u00e0 dell\u2019azione dell\u2019uccidere gli animali non umani e, di conseguenza, hanno inventato riti e cerimonie al fine di rendere pi\u00f9 giustificabile la loro violenza nei confronti di altre creature ed al fine di operare una riconciliazione tra i due mondi. Ecco un rapido repertorio di ci\u00f2 che si pensa (o forse, purtroppo, si pensava) appena fuori le mura della fortezza occidentale: <\/p>\n<p>&#8220;Noi sappiamo ci\u00f2 che fanno gli animali, quali siano i bisogni del castoro, dell\u2019orso, del salmone e delle altre creature, perch\u00e9, una volta, gli uomini si sposavano con loro e quindi hanno ricevuto questo sapere dalle loro spose animali&#8221; (parole di un gruppo di nativi americani riportate ne Il pensiero selvaggio di Claude Levi-Strauss). <\/p>\n<p>&#8220;Nessuna cosa che respira, nessuna cosa che esiste, nessun essere di qualsiasi specie pu\u00f2 essere ucciso, trattato con violenza, insultato, torturato o respinto. Questa \u00e8 la pura legge, immutabile ed eterna, proclamata dai saggi che conoscono il mondo, per chi riflette e per chi non riflette&#8221;. (dal primo Anga, testo sacro della religione indiana giaina). <\/p>\n<p>&#8220;La tua propria madre, la tua propria sorella, i tuoi propri porci, i tuoi propri ignami che tu hai ammucchiato, tu non li puoi mangiare&#8221; (detto degli Arapesh della Nuova Guinea). <\/p>\n<p>E\u2019 bene ricordare che la visione del mondo di queste ed altre culture extra-occidentali non \u00e8 oggi minoritaria perch\u00e9 sconfitta sul piano delle argomentazioni, ma bens\u00ec perch\u00e9 le culture altre, come afferma con dovizia di dati Jared Diamond, sono state eliminate con la forza delle armi, dell\u2019acciaio e delle malattie. <\/p>\n<p><strong>Si torna a casa: le voci fuori dal coro <\/strong><\/p>\n<p>Anche se la vicenda della mucca pazza ci ha drammaticamente insegnato che non esistono ferree barriere di specie, la nostra visione del mondo \u00e8 ancora radicata su tale distinzione. Tuttavia, fin dagli albori del pensiero occidentale, a fianco della tradizione riassunta in precedenza, esiste una tradizione che riconosce con risolutezza il continuum tra uomo ed animale e l\u2019esigenza di riconoscere agli animali dei diritti o, quanto meno, del rispetto. Questa tradizione non \u00e8 minoritaria perch\u00e9 sostenuta da autori \u2018minori\u2019 (con argomentazioni meno convincenti dei pensatori che hanno stabilito il canone) ma perch\u00e9, solitamente, chi sostiene il diritto in generale ed i diritti dei pi\u00f9 deboli in particolare non ama sostenere le proprie tesi con la forza delle armi e dei roghi.<br \/>\nTra le posizioni pi\u00f9 frequentemente riscontrabili in filosofi di tempi diversi e con differenti sostrati culturali troviamo quello secondo cui animali umani ed animali non umani condividono la stessa natura e medesimi comportamenti: <\/p>\n<p>&#8220;Noi siamo stati discepoli delle bestie nelle arti pi\u00f9 importanti: del ragno nel tessere e rammendare, della rondine nel costruire case, degli uccelli canterini, del cigno e dell\u2019usignolo nel canto, con l\u2019imitazione&#8221;. (Democrito, I Presocratici, B 154). <\/p>\n<p>Similmente riteniamo che tutti gli uomini, ma anche tutti gli animali sono della stessa razza, perch\u00e9 i principi dei loro corpi sono per natura gli stessi [\u2026], e ancor pi\u00f9 perch\u00e9 l\u2019anima che \u00e8 in loro non \u00e8 diversa per natura in rapporto agli appettiti, ai movimenti di collera, ai ragionamenti e soprattutto alle sensazioni&#8221;. (Teofrasto, Della Piet\u00e0). <\/p>\n<p>&#8220;Quanto alle caratteristiche dell\u2019anima, considera se esse non siano tutte simili; e innanzitutto la sensazione. L\u2019uomo in effetti percepisce i sapori col gusto, i colori con la vista, gli odori con l\u2019odorato, il suo udito percepisce i rumori, il suo tocco il caldo, il freddo e le altre sensazioni tattili; e tutti gli animali fanno lo stesso. Gli animali non sono privi della sensibilit\u00e0 per il fatto che non sono uomini e non sono sprovvisti della ragione per questo fatto: perch\u00e9 allora gli dei sarebbero anch\u2019essi privi della ragione per il fatto che non sono uomini, oppure lo saremmo noi, se \u00e8 vero che gli dei sono dotati di ragione&#8221;. (Porfirio, De Abstinentia). <\/p>\n<p>&#8220;La presunzione \u00e8 la nostra malattia naturale e originaria. La pi\u00f9 calamitosa e fragile di tutte le creature \u00e8 l\u2019uomo, e al tempo stesso la pi\u00f9 orgogliosa. Essa si vede collocata qui, in mezzo al fango e allo sterco del mondo, attaccata e inchiodata alla peggiore, alla pi\u00f9 morta e putrida parte dell\u2019universo [\u2026] e con l\u2019immaginazione va ponendosi al di sopra del cerchio della luna [\u2026] E\u2019 per la vanit\u00e0 di questa stessa immaginazione che egli si eguaglia a Dio, [\u2026] che trasceglie e separa se stesso dalla folla delle altre creature, fa le parti agli animali suoi fratelli e compagni, e distribuisce loro quella porzione di facolt\u00e0 e di forze che pi\u00f9 gli piace&#8221;. (Michel de Montaigne, Saggi). <\/p>\n<p>&#8220;Quella dell\u2019uomo [anima] \u00e8 medesima in essenza specifica e generica con quella de le mosche, ostreche marine e piante, e di qualsivoglia cosa che si trova animata o abbia anima [\u2026] Quindi possete capire esser possibile che molti animali possono aver pi\u00f9 ingegno e molto maggior lume d\u2019intelletto che l\u2019uomo&#8221;. (Giordano Bruno, Cabala del cavallo pegaseo). <\/p>\n<p>Forse \u00e8 perch\u00e9 io ti parlo, che tu giudichi ch\u2019io abbia il sentimento, la memoria, delle idee? Ebbene! Non ti parler\u00f2: tu mi vedrai rincasare con aria afflitta, cercare una carta con inquietudine, aprire l\u2019armadio dove mi ricordo di averla rinchiusa, trovarla, leggerla con gioia. E tu ne deduci che io ho provato il sentimento della afflizione e quello del piacere, che ho memoria e conoscenza. Giudica dunque allo stesso modo questo cane, che non trova il suo padrone, che lo ha cercato per tutte le vie con grida dolorose, che rincasa inquieto ed agitato, sale, scende, va di stanza in stanza, trova infine nel suo studio il padrone che egli ama, e gli testimonia la propria gioia con la dolcezza del suo mugolio, coi salti e le carezze. I barbari uomini prendono questo cane che suol vincerli cos\u00ec facilmente nell\u2019amicizia: lo inchiodano su una tavola, e lo sezionano vivo per mostrarti le vene mesenteriche. Tu scopri in lui gli stessi organi di sentimento che sono in te. Rispondimi, o meccanicista, la natura ha dunque combinato in lui tutte le molle del sentimento affinch\u00e8 egli non senta? Il cane ha dei nervi per essere impassibile? Non fare pi\u00f9 di queste balorde supposizioni. (Francoise-Marie Voltaire, Dizionario filosofico). <\/p>\n<p>&#8220;[\u2026] un essere dalla struttura simile alla nostra, che compie le stesse operazioni, che prova le stesse passioni, gli stessi dolori, gli stessi piaceri [\u2026]: un simile essere non ci mostra forse chiaramente di sentire i suoi torti ed i nostri, di conoscere il bene ed il male, insomma di avere coscienza di ci\u00f2 che fa?&#8221;. (Julien Offroy de La Mettrie, L\u2019uomo macchina). <\/p>\n<p>&#8220;Gli animali mangiano, bevono, vedono, sentono, annusano e hanno gli stessi organi di senso degli uomini; il sangue circola nelle loro vene come nelle nostre; essi si incattiviscono, provano la sete, la fame e la stanchezza, esattamente come noi; l\u2019uomo ha le loro stesse passioni e i loro medesimi bisogni. [\u2026] Nessuna creatura \u00e8 insignificante, ma, fino che ha vita ha diritto alla felicit\u00e0. Privarla di essa \u00e8 un\u2019ingiustizia&#8221;. (Humphry Primatt, Dissertazione sul dovere di piet\u00e0 e il peccato di crudelt\u00e0 nei confronti degli animali). <\/p>\n<p>&#8220;Subito dopo il ridicolo di negare una verit\u00e0 evidente, c\u2019\u00e8 quello di darsi molta pena per difenderla, e nessuna verit\u00e0 appare pi\u00f9 evidente di questa: gli animali sono dotati di pensiero e di ragione come gli uomini [\u2026] Ci rendiamo conto che noi stessi, adattando i mezzi ai fini, siamo guidati dalla ragione e dall\u2019intento, e che non dell\u2019ignoranza n\u00e9 a caso compiamo quelle azioni che tendono alla nostra conservazione, a ottenere piacere e a evitare il dolore. Quando perci\u00f2 vediamo altre creature, in milioni di casi, compiere le stesse azioni e dirigerle agli stessi fini, tutti i nostri principi di ragione e di probabilit\u00e0 ci portano con forza invincibile a credere nell\u2019esistenza di una simile causa&#8221;. (David Hume, Trattato sulla natura umana). <\/p>\n<p>&#8220;Nascere, vivere e morire \u00e8 un puro cambiamento di forme. E che cosa importa l\u2019una o l\u2019altra forma? [\u2026] Dall\u2019elefante alla pulce, e dalla pulce alla molecola sensibile e vivente, che costituisce l\u2019origine di ogni cosa, non c\u2019\u00e8 un punto in tutta la natura che non soffra o non goda&#8221;. (Denise Diderot, Opere complete). <\/p>\n<p>E\u2019 interessante notare che almeno Voltaire e Hume introducono con risolutezza anche per la questione animale il concetto che per definire scientificamente la natura di un dato fenomeno, a parit\u00e0 di altre caratteristiche, si deve ricorrere alla spiegazione che richiede il minor numero di assunti. Questo principio, noto come &#8220;il rasoio di Occam&#8221;, \u00e8 la base di tutta la scienza moderna, eccezion fatta per quella che valuta il comportamento animale, per il quale il solo pensiero di interpretarlo, come suggeriscono Voltaire e Hume, sulla base della valutazione di analoghi comportamenti umani, introduce l\u2019infamante accusa di &#8220;antropomorfismo&#8221;! A questa visione di un\u2019unica natura tra uomini ed animali, non pu\u00f2 non affiancarsi il rifiuto della dieta carnea e dei sacrifici animali (val la pena di ricordare che il termine religioso di &#8220;sacrificio&#8221; \u00e8 tuttora utilizzato nella pratica &#8220;scientifica&#8221; vivisettoria?): <\/p>\n<p>&#8220;[Pitagora] tanto aborriva da uccisioni e uccisori che non solo si asteneva dal mangiare esseri viventi, ma neppure si accostava a macellai e cacciatori&#8221;. (Diogene Laerzio, I Pitagorici). <\/p>\n<p>&#8220;E\u2019 una grande vergogna spargere il sangue e divorare le belle membra di animali ai quali \u00e8 stata violentemente tolta la vita&#8221;. (Empedocle, Poema fisico e lustrale). <\/p>\n<p>&#8220;Sono i demoni a gradire l\u2019odore della carne che ingrassa la parte pneumatica e del loro essere. Tale loro parte vive di vapori e di esalazioni [\u2026] essa trae forza dai vapori che salgono dal sangue caldo e dalle carni bruciate&#8221; (Oracoli Caldei). <\/p>\n<p>&#8220;Io mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l\u2019uomo tocc\u00f2 per la prima volta con la bocca il sangue e sfior\u00f2 con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo le mense di corpi morti e corrotti, diede altres\u00ec il nome di manicaretti e di delicatezze a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muoveveno e vivevano. Come pot\u00e8 la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate, come riusc\u00ec l\u2019olfatto a sopportarne il fetore? Come mai quella lordura non storn\u00f2 il senso del gusto, che veniva a contatto con le piaghe di altre creature e che sorbiva umori e sieri essudati da ferite mortali?&#8221;. (Plutarco, Del mangiare carne). <\/p>\n<p>&#8220;Non mentirai, non ammazzerai nemmeno vitelli&#8221;. (Dalla formula di iniziazione catara). <\/p>\n<p>Alla stessa visione appartiene anche il riconoscimento che il mondo e le sue creature non sono fatte per servire l\u2019uomo: <\/p>\n<p>&#8220;Le cose che noi vediamo non sono state donate all\u2019uomo, ma ciascuna nasce e perisce per il bene del tutto&#8221;. (Celso, Aleth\u00e8s L\u00f2gos). <\/p>\n<p>&#8220;Questo mondo sensibile [\u2026] \u00e8 quasi un libro scritto dal dito di Dio, cio\u00e8 creato dalla virt\u00f9 divina, e le singole creature sono come figure, non inventate dall\u2019arbitrio dell\u2019uomo, ma istituite dalla volont\u00e0 divina per manifestare la sapienza invisibile di Dio&#8221;. (Ugo di San Vittore, Eruditio didascalica). <\/p>\n<p>Al riconoscimento della non strumentalit\u00e0 del mondo, non pu\u00f2 non seguire la critica sferzante del modo di concepire opposto, che porta da un lato, ad evidenziare quel filo rosso (di sangue) che collega sfruttamento animale a sfruttamento umano e, dall\u2019altro, a definire l\u2019uomo come &#8220;animale mancato&#8221; (Nietzsche): <\/p>\n<p>&#8220;Egli intuiva che l\u2019uomo abituato a versare, senza la minima provocazione, il sangue d\u2019una bestia innocua, non avrebbe esitato, in balia della collera e sotto lo stimolo della provocazione, a sopprimere il suo simile. Ancora un passo e siamo alla guerra. [\u2026] Ma questo genere di riflessioni muove a riso e a scherno gli stolidi personaggi che stanno oggi al vertice&#8221;. (Erasmo da Rotterdam, Adagia). <\/p>\n<p>&#8220;Le sragionevolezze umane, a chi le esamini con gli occhi della ragione, fanno ben presto dileguare la superiorit\u00e0 che, tanto arbitrariamente, l\u2019uomo si arroga sugli altri animali. [\u2026] Si son mai viste delle bestie feroci della stessa specie darsi appuntamento nelle pianure per sbranarsi ed annientarsi senza alcun vantaggio? Si sono viste scoppiare guerre di religione tra gli animali? La crudelt\u00e0 degli animali contro quelli appartenenti ad altre specie ha per motivo la fame, il bisogno di nutrimento; la crudelt\u00e0 dell\u2019uomo contro l\u2019uomo ha per unico motivo la vanit\u00e0 dei suoi capi e la follia dei suoi assurdi pregiudizi&#8221;. (Paul-Henry Thiry D\u2019Holbach, Il buon senso). <\/p>\n<p>&#8220;Per non distruggerla, l\u2019uomo deve mostrare bont\u00e0 di cuore gi\u00e0 verso gli animali perch\u00e9 chi usa essere crudele verso di essi \u00e8 altrettanto insensibile verso gli uomini. Si pu\u00f2 conoscere il cuore di un uomo gi\u00e0 dal modo in cui egli tratta le bestie&#8221;. (Immanuel Kant, Lezioni di etica). <\/p>\n<p>&#8220;Non hai saputo mai quello ch\u2019erano gli uomini [\u2026] Era una sorta di bestie da quattro zampe come siamo noi altri, ma stavano ritti e camminavano con due sole come fanno gli uccelli, e coll\u2019altre due si aiutavano a strapazzare la gente [\u2026] Credevano poi che il mondo fosse fatto per loro [\u2026] e mangiavano gli altri animali&#8221;. (Giacomo Leopardi, Dialogo di un cavallo e di un bue). <\/p>\n<p>&#8220;Temo che gli animali vedano nell\u2019uomo un essere loro uguale che ha perduto in maniera estremamente pericolosa il sano intelletto animale: vedono cio\u00e8 in lui l\u2019animale delirante, l\u2019animale che ride, l\u2019animale che piange, l\u2019animale infelice&#8221;. (Friedrich Nietzsche, La gaia scienza). <\/p>\n<p>&#8220;Noi siamo fieri del progredire della nostra civilt\u00e0, esaminiamo con soddisfazione ci\u00f2 che consideriamo come suoi successi in tutte le branche della vita sociale, ma osserviamo pure che la nostra esistenza \u00e8 spesso fondata sui principi pi\u00f9 ingiusti e crudeli, e che l\u2019umanit\u00e0 dell\u2019avvenire ne parler\u00e0 con la stessa ripugnanza che noi proviamo oggi per la schiavit\u00f9 e la tortura, come errori di altri tempi, che la civilt\u00e0 ha abolito&#8221;. (Lev Nikolaevi? Tolstoj, Contro la caccia). <\/p>\n<p>&#8220;L\u2019idea dell\u2019uomo, nella storia europea, trova espressione nella distinzione dall\u2019animale. Con l\u2019irragionevolezza dell\u2019animale si dimostra la dignit\u00e0 dell\u2019uomo [\u2026] Essa \u00e8 ammessa anche oggi. I behavioristi se ne sono scordati solo in apparenza. Che essi applichino agli uomini le stesse formule e risultati che essi stessi, liberi da catene, ottengono, nei loro orrendi laboratori fisiologici, da animali indifesi, conferma la differenza in forma particolarmente malvagia. La conclusione che essi traggono dai corpi mutilati degli animali non si adatta all\u2019animale in libert\u00e0, ma all\u2019uomo odierno. Egli prova, facendo violenza all\u2019animale, che egli, ed egli solo in tutta la creazione, funziona &#8211; liberamente e di sua propria volont\u00e0 &#8211; con la stessa cieca e automatica meccanicit\u00e0 dei guizzi convulsi delle vittime incatenate che il tecnico utilizza ai propri scopi. Il professore alla tavola anatomica li definisce scientificamente riflessi, l\u2019aruspice all\u2019altare li aveva stamburati come segni dei propri d\u00e8i. All\u2019uomo appartiene la ragione dal decorso spietato; l\u2019animale, da cui trae le sue illazioni sanguinose, ha solo il terrore irragionevole, l\u2019istinto della fuga, che gli \u00e8 preclusa&#8221;. (Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, Dialettica dell\u2019illuminismo). <\/p>\n<p>&#8220;La sofferenza, la violenza, la distruzione sono prerogative della realt\u00e0 sia naturale sia umana, di un universo senza speranza e senza cuore. [\u2026] [Il materialismo] riconosce la realt\u00e0 dell\u2019Inferno in un unico luogo, qui sulla terra, ed afferma che questo Inferno \u00e8 stato creato dall\u2019uomo (e dalla Natura). Fa parte di esso il maltrattamento degli animali &#8211; opera di una societ\u00e0 la cui razionalit\u00e0 \u00e8 ancora irrazionale&#8221;. (Herbert Marcuse, L\u2019uomo ad una dimensione). <\/p>\n<p>Val la pena di notare, per inciso, come teorici importanti di formazione marxiana (Horkheimer, Adorno e Marcuse) abbiano ampiamente emendato le iniziali visioni del materialismo storico sulla questione animale, e come non condividano le visioni miopi degli apparati che al marxismo pur si richiamano. <\/p>\n<p>Non piet\u00e0, ma giustizia \u00e8 dovuta all\u2019animale. Arthur Shopenhauer, Parerga e Paralipomena. <\/p>\n<p><strong>La comune percezione del dolore: le basi del cambiamento animalista <\/strong><\/p>\n<p>La svolta critica dello status degli animali comincia, pertanto, ad assumere un aspetto sistematico con il riconoscimento che tutti i viventi sono accomunati da un comune destino di nascita e di morte e da una comune capacit\u00e0 di provare piacere e, soprattutto, dolore. Questa conquista del buon senso inizia ad assumere importanza a cavallo tra settecento ed ottocento grazie soprattutto all\u2019illuminismo francese ed all\u2019empirismo inglese. Questa svolta decisiva assume dimensione epocale nelle parole di Jeremy Bentham, riportate qui sotto e che costituiscono il crinale tra due modi di pensare gli animali: <\/p>\n<p>[Gli animali] partecipando in qualche modo alla nostra natura per via della sensibilit\u00e0 di cui sono dotati, \u00e8 da ritenere che debbano anch\u2019essi partecipare al diritto naturale e che l\u2019uomo sia tenuto nei loro riguardi a taluni doveri&#8221;. (Jean-Jacques Rousseau, Discorso sull\u2019origine dell\u2019inuguaglianza). <\/p>\n<p>Gli uomini non rinunceranno mai, dunque, alle loro assurde pretese? Non riconosceranno mai che la natura non \u00e8 minimamente fatta per loro? Non vedranno che la natura ha stabilito un trattamento uguale per tutti gli esseri viventi che sono ugualmente fatti per nascere e per morire, per gioire e per soffrire?&#8221; (Paul-Henry Thiry D\u2019Holbach, Il buon senso). <\/p>\n<p>Verr\u00e0 il giorno in cui il resto degli esseri animali potr\u00e0 acquisire quei diritti che non gli sono mai stati negati se non dalla mano della tirannia. I francesi hanno gi\u00e0 scoperto che il colore nero della pelle non \u00e8 un motivo per cui un essere umano debba essere irrimediabilmente abbandonato ai capricci di un torturatore. Si potr\u00e0 un giorno giungere a riconoscere che il numero delle gambe, la villosit\u00e0 della pelle o la terminazione dell\u2019osso sacro sono motivi ugualmente insufficienti per abbandonare un essere sensibile allo stesso destino! Che altro dovrebbe tracciare la linea invalicabile? La facolt\u00e0 della ragione, o forse quella del linguaggio? Ma un cavallo o un cane adulti sono senza paragone animali pi\u00f9 razionali, e pi\u00f9 comunicativi, di un bambino di un giorno, o di una settimana, o persino di un mese. Ma anche ammesso che fosse altrimenti, cosa importerebbe? Il problema non \u00e8: &#8220;Possono ragionare?&#8221;, n\u00e9: &#8220;Possono parlare?&#8221;, ma: &#8220;Possono soffrire?&#8221;. (Jeremy Bentham, I principi della morale e della legislazione). <\/p>\n<p>Come si vede, Bentham ha le idee ben chiare e concisamente esprime due concetti fondamentali ancora oggi alla base dell\u2019animalismo: a) esiste un comune senso dell\u2019impudore che lega sessismo, razzismo e specismo: la lotta di liberazione animale \u00e8 il proseguio naturale della lotta di liberazione degli umani ritenuti, per una qualche ragione, &#8220;inferiori&#8221; e b) l\u2019unico discrimine di un\u2019etica razionale \u00e8 la capacit\u00e0 di provare dolore. Tutto questo confluir\u00e0, insieme ai concetti elaborati dal liberalismo e dal darwinismo, in quello che, forse, si pu\u00f2 definire il testo fondatore dell\u2019animalismo moderno: &#8220;Animals\u2019 Rights&#8221; di Henry Salt del 1882. E\u2019 interessante notare che Henry Salt non \u00e8 &#8220;semplicemente&#8221; un animalista, ma \u00e8 impegnato a fondo in tutte le principali lotte emancipazioniste del suo tempo (abolizione della pena di morte, riforma carceraria, diritti delle donne e delle minoranze, ecc.) e, pertanto, inquadra la sua esplicita teorizzazione della &#8220;liberazione animale&#8221; in un pi\u00f9 ampio movimento per la rivendicazione dei diritti degli oppressi, che deve essere indipendente dalla razza, sesso e specie di appartenenza. <\/p>\n<p><strong>La svolta scientifico-culturale del Novecento: la linea di confine diventa impalpabile <\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019Ottocento, Charles Darwin con la famosa teoria dell\u2019evoluzione tramite selezione naturale scardina definitivamente ed in maniera irreversibile la possibilit\u00e0 di porre una qualsiasi barriera biologica tra uomo ed animale, togliendo cos\u00ec ogni possibile giustificazione scientifica alle teorie di stampo specista: <\/p>\n<p>L\u2019uomo nella sua arroganza si crede un\u2019opera grande, meritevole di una creazione divina. Pi\u00f9 umile, io credo sia pi\u00f9 giusto considerarlo discendente dagli animali&#8221;. (Charles Darwin, L\u2019origine dell\u2019uomo). <\/p>\n<p>Nel Novecento, una serie di contributi da vari campi della scienza non fanno che procedere impietosamente all\u2019abbattimento dell\u2019ingannevole castello antropocentrista. Eccone un breve elenco: <\/p>\n<p>La rilettura dell\u2019evoluzionismo darwiniano non come processo progressivo verso il miglioramento delle specie, ma come processo storico necessariamente imperfetto, entropico e casuale; <\/p>\n<p>L\u2019affermazione dell\u2019etologia con il riconoscimento che il comportamento animale non \u00e8 semplicemente il risultato di istinti geneticamente determinati, fino a parlare in ambito scientifico di &#8220;menti animali&#8221;; <\/p>\n<p>La nascita dell\u2019ecologia scientifica con il riconoscimento dell\u2019interdipendenza degli esseri viventi; <\/p>\n<p>Le scoperte di paleoantropologia che hanno mostrato l\u2019esistenza di pi\u00f9 linee evolutive di tipo ominide. <\/p>\n<p>Gli studi sui primati non umani di Jane Goodal, dei coniugi Gardner, di Richard Fouts e di molti altri che hanno mostrato che gorilla, oranghi e scimpanz\u00e9 non solo sono intelligenti e capaci di usare strumenti, ma anche capaci di imparare il linguaggio umano &#8211; l\u2019inverso non \u00e8 ancora avvenuto! <\/p>\n<p>Gli studi di biologia molecolare che hanno mostrato che la distanza genetica tra noi e gli scimpanz\u00e9 (1.6%) \u00e8 inferiore a quella tra scimpanz\u00e9 e gorilla ed oranghi (3.6%). Questo anche se non ha portato a vietare l\u2019utilizzo di scimpanz\u00e9 nella ricerca biomedica, ha portato alla riclassificazione, da parte della scuola cladistica degli scimapanz\u00e8 in tre specie: lo scimpanz\u00e9 comune (Homo troglodytes), lo scimpanz\u00e9 pigmeo (Homo paniscus) e lo scimpanz\u00e9 umano (Homo sapiens)! Con tre specie oggi esistenti sulla Terra appartenenti al genere Homo, la &#8220;favola bella&#8221; dell\u2019unicit\u00e0 dell\u2019uomo \u00e8 da considerarsi definitivamente morta. <\/p>\n<p><strong>Arrivano i nostri <\/strong><\/p>\n<p>Il progressivo abbattimento della netta linea di separazione tra animali umani e non-umani e la conseguente sostituzione della visione &#8220;antropocentrica&#8221; del mondo con una visione &#8220;biocentrica&#8221;, dove l\u2019uomo non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019apice della creazione\/evoluzione che pu\u00f2 disporre a suo piacimento e senza regole di tutto il pianeta e dei suoi abitanti, ma solamente una delle componenti della biosfera (e forse neanche una delle pi\u00f9 importanti) hanno ricevuto una definitiva &#8220;consacrazione&#8221; filosofica tra gli anni settanta ed ottanta del Novecento con la nascita e lo sviluppo di un vero e proprio pensiero animalista. Pensiero animalista che, al di l\u00e0 delle immancabili differenze di posizione tra i vari filosofi e le varie correnti, si basa sul concetto fondamentale che quello che dobbiamo agli animali non-umani non discende da considerazioni di tipo empatico, emotivo od affettivo, ma da considerazioni di giustizia. Val la pena inoltre di ricordare il contributo formidabile alla lotta di liberazione animale fornito in quegli stessi anni da una serie di libri-denuncia non strettamente filosofici, tra cui i pi\u00f9 significativi sono quelli di Rachel Carson &#8220;Primavera silenziosa&#8221; (denuncia ecologista dei danni sull\u2019ambiente e sugli animali non-umani da parte dell\u2019attivit\u00e0 umana basata sul profitto industriale), di Ruth Harrison &#8220;Macchine animali&#8221; (denuncia degli orrori della zootecnia moderna) e di Hans Ruesch &#8220;Imperatrice nuda&#8221; (denuncia serrata degli orrori della vivisezione). Schematicamente, si possono individuare cinque filoni principali del pensiero animalista in senso stretto, qui di seguito riassunte: <\/p>\n<p>L\u2019utilitarismo di Peter Singer. Singer parte dalle considerazioni di Bentham e Salt, secondo cui ci\u00f2 che ci accomuna agli animali \u00e8 la capacit\u00e0 di provare dolore\/piacere, inserendole nella prospettiva di una filosofia utilitarista della media, secondo cui \u00e8 buona un\u2019azione che determina un aumento medio di piacere o una diminuzione media di dolore di tutti coloro che in questa azione (attivamente o passivamente) sono coinvolti. In questa prospettiva, ci\u00f2 che Singer rivendica \u00e8 l\u2019eguale considerazione degli interessi di tutti gli agenti e pazienti morali coinvolti in una determinata azione che porta alla sua famosa affermazione: &#8220;tutti gli animali sono uguali&#8221;. Gli animali non-umani rientrano nel computo generale delle conseguenze dell\u2019agire perch\u00e9, proprio come noi, sono in grado di provare piacere\/dolore e, questo, in una prospettiva non specista, rappresenta una base razionale pi\u00f9 fondata che l\u2019appartenenza o meno ad una data specie. Nell\u2019ottica dell\u2019utilitarismo della media, risulta facilmente &#8220;calcolabile&#8221; la necessit\u00e0, ad esempio, di non allevare pi\u00f9 vitelli per ottenere carni bianche, perch\u00e9 l\u2019enorme sofferenza di queste creature senzienti (distacco dalla madre, immobilit\u00e0 forzata in box ristrettissimi fino alla macellazione, dieta innaturale per mantenere le carni bianche, ecc.) sopravanza di gran lunga il possibile piacere gastronomico che alcuni si compiacciono di provare mangiando queste carni. Tra l\u2019altro, questa visione che abbandona le capacit\u00e0 linguistiche o pi\u00f9 strettamente razionali come base della considerazione etica, permette di difendere meglio anche gli interessi di quegli umani, definiti &#8220;casi marginali&#8221;, che non sono ancora in posseso di quelle facolt\u00e0 (es. bambini piccoli) o che, per malattia od incidente, queste capacit\u00e0 non hanno mai avuto (es. bambini con gravi menomazioni psichiche) o che, per malattia od incidente, queste capacit\u00e0 hanno perso irrimediabilmente (es. malati di Alzheimer). Ovviamente, uguale considerazione degli interessi non significa uguale trattamento od uguali diritti (un maiale non \u00e8 per nulla interessato a possedere il diritto di voto, ma \u00e8 interessato a grufolare liberamente in un prato). Il vantaggio dell\u2019approccio singeriano \u00e8 quello di fornire una base razionale molto semplice, ma molto robusta ai diritti di tutti gli animali. Il limite maggiore, ovviamente, \u00e8 che qualora, per qualsivoglia motivo, il bilancio di piacere\/dolore dovesse rimanere in media positivo, anche se un determinato individuo o gruppo di individui dovesse risultare notevolmente svantaggiato da una determinata pratica, l\u2019approcio singeriano non prevede vie d\u2019uscita. <\/p>\n<p>&#8220;Se un essere soffre, non pu\u00f2 esistere nessuna giustificazione morale per rifiutarsi di prendere in considerazione tale sofferenza. Quale che sia la natura dell\u2019essere, il principio di uguaglianza richiede che la sua sofferenza venga valutata quanto l\u2019analoga sofferenza [\u2026] di ogni altro essere. Se un essere non \u00e8 capace di soffrire, o di provare piacere o felicit\u00e0, non vi \u00e8 nulla da prendere in considerazione. E\u2019 questa la ragione per cui il limite della sensibilit\u00e0 [\u2026] costituisce l\u2019unico confine plausibile per la considerazione degli interessi altrui. Tracciare questo confine tramite caratteristiche come l\u2019intelligenza o la razionalit\u00e0 significherebbe agire in modo arbitrario. Perch\u00e9 non scegliere allora il colore della pelle?&#8221;. (Peter Singer, Liberazione Animale). <\/p>\n<p>Il giusnaturalismo di Tom Regan. Tom Regan parte da considerazioni simili a quelle di Singer, per estendenderle fino a dimostrare che almeno alcuni degli animali non-umani devono essere qualificati come persone e, pertanto, da considerarsi a tutti gli effetti titolari di diritti fondamentali, indipendenti da considerazioni di tipo utilitaristico e dal valore delle conseguenze. Regan afferma che quegli animali che condividono con noi &#8220;credenze e desideri, percezione, memoria, senso del futuro, (anche del proprio futuro), una vita emozionale, nonch\u00e9 sentimenti di piacere e di dolore, interessi-preferenze e interessi-benessere, capacit\u00e0 di dare inizio all\u2019azione in vista della gratificazione dei propri desideri e del conseguimento dei propri obiettivi, identit\u00e0 psicofisica nel tempo, e benessere individuale, nel senso che la loro esperienza di vita \u00e8 per loro positiva o negativa in termini logicamente indipendenti dalla loro utilit\u00e0 per altri e dal loro essere oggetto di interesse per chiunque altro&#8221;, sono soggetti-di-una-vita e hanno, pertanto, un valore inerente. &#8220;Per strette ragioni di giustizia, noi dobbiamo uguale rispetto a quegli individui che possiedono uguale valore inerente, siano essi agenti o pazienti morali e, in quest\u2019ultimo caso, umani o animali&#8221;. Il pi\u00f9 grande vantaggio di questa teoria \u00e8 quello di dare un &#8220;guscio&#8221; protettivo definitivo ed invalicabile per tutti quei pazienti morali capaci di condurre una vita che pu\u00f2 essere migliore o peggiore per loro stessi e con la capacit\u00e0 di rendersene conto. Secondo Regan, questa categoria deve estendersi almeno fino ad includere tutti i mammiferi con pi\u00f9 di un anno di et\u00e0. Ovviamente, il limite \u00e8 escludere, almeno per ora, da questa protezione tutti gli altri animali. <\/p>\n<p>&#8220;Ci\u00f2 che dobbiamo ammettere, la verit\u00e0 che dobbiamo rimarcare \u00e8 che, proprio come i neri non esistono in funzione dei bianchi, o le donne in funzione degli uomini, cos\u00ec gli animali non esistono in funzione dell\u2019uomo. Essi non fanno parte delle generose sistemazioni approntateci da una divinit\u00e0 benevola o da una natura infinitamente previdente. Essi hanno un\u2019esistenza ed un valore propri. Una morale che non incorpori questa verit\u00e0 \u00e8 vuota. Un sistema giuridico che la escluda \u00e8 cieco&#8221;. (Tom Regan, I diritti animali). <\/p>\n<p>Il neo-contrattualismo di Donald Van De Veer. Van De Veer parte dalle teorie di John Rawls, secondo le quali una societ\u00e0 giusta nasce dall\u2019ipotetico accordo di contraenti interessati, ma imparziali. Tale condizione di imparzialit\u00e0 dovrebbe essere garantita da un &#8220;velo di ignoranza&#8221; che, in un\u2019ipotetica condizione pre-originaria (cio\u00e8, prima della fondazione della societ\u00e0 medesima), dovrebbe prevenire l\u2019introduzione di elementi arbitrari e discriminatori nei confronti di alcuni componenti della societ\u00e0. I contraenti autointeressati nella condizione pre-originaria sanno che prima o poi entreranno a far parte di un mondo, ma, al momento di definirne le regole, non conoscono il loro sesso, la loro razza, la loro posizione sociale ed economica, il loro quoziente intellettivo, il loro futuro stato di salute o di malattia, ecc. In questa situazione ipotetica, ciascun contraente non introdurr\u00e0 mai delle norme penalizzanti, ad esempio, per le persone di colore, perch\u00e9 sarebbe a rischio di penalizzare proprio s\u00e9 stesso. Van De Veer, consapevole della minima differenza che separa animali umani da animali non-umani nella lotteria genetica, suggerisce di aumentare solo di poco il &#8220;velo di ignoranza&#8221;, ipotizzando che i contraenti nella situazione pre-originaria sappiano solo di essere creature senzienti ed ignorino, oltre agli aspetti precedentemente ricordati, la specie a cui apparterranno. E\u2019 chiaro che, date queste circostanze, nessuno dei contraenti sosterrebbe pi\u00f9 leggi a favore della vivisezione o degli allevamenti intensivi, con il rischio fondato di poter nascere maiale, scimmia o cavia. <\/p>\n<p>La &#8220;filosofia della generosit\u00e0 e dell\u2019auto-sacrificio&#8221; di Andrew Linzey. Una prospettiva ancora diversa \u00e8 quella del teologo anglosassone Andrew Linzey. Linzey parte dal concetto di &#8220;teodiritti&#8221;, secondo il quale Dio come creatore ha diritti sulla sua creazione, che, ovviamente, comprende anche gli animali. Esistono, pertanto, dei diritti animali basati sul diritto di Dio ad essere onorato e rispettato nella sua opera creaturale. Ai suoi occhi tutte le creature viventi hanno valore inerente e compito dell\u2019uomo, che mantiene una posizione di preminenza, \u00e8 quella di contribuire con generosit\u00e0 e responsabilit\u00e0 al disegno divino di salvezza generale di tutti gli esseri senzienti. Linzey, pertanto, mantiene il concetto di &#8220;superiorit\u00e0&#8221; umana, ma, rivitalizzando alcune intuizioni rarissime ma positive del cristianesimo, parla esplicitamente di diritti animali. Gli animali non sono uguali all\u2019uomo perch\u00e9 pi\u00f9 deboli ed indifesi: in un paradigma cristiano, che vede la generosit\u00e0 divina esemplificata dalla persona di Ges\u00f9, essere deboli ed indifesi prevede la necessit\u00e0 di una maggiore, e non di una minore od uguale, considerazione. &#8220;La debolezza dovrebbe avere priorit\u00e0 morale&#8221;. <\/p>\n<p>&#8220;Partendo dall\u2019idea di un Dio che soffre io sostengo che l\u2019unicit\u00e0 umana possa essere definita proprio come la capacit\u00e0 di servire ed auto-sacrificarsi. In questa prospettiva gli uomini sono l\u2019unica specie, a parte l\u2019unico Alto Sacerdote, destinata ad esercitare il sacerdozio autosacrificale non solo per i membri della loro stessa specie, ma per tutte le creature senzienti. Il gemito ed il travaglio delle creature compagne richiede una specie capace di cooperare con Dio per la guarigione e per la liberazione della creazione intera&#8221;. (Andrew Linzey, Teologia animale). <\/p>\n<p>La &#8220;filosofia ecologica&#8221; di John Passmore e Mary Magdley. Anche se non strettamente animaliste, le posizioni di Passmore e della Magdley, che si rifanno invece ad una pi\u00f9 generica nozione di etica ecologista e ad &#8220;un\u2019antropocentrismo moderato&#8221;, possono essere aggiunte a conclusione di questa rassegna del moderno pensiero animalista, perch\u00e9, comunque, portatrici di un profondo senso di rispetto nei confronti del mondo animale che, se universalmente accettato, determinerebbe, comunque, una netta modificazione dei nostri comportamenti distruttivi verso gli animali non-umani e, di conseguenza, ad un significativo miglioramento della loro misera condizione esistenziale. A differenza di Singer e Regan, Passmore e Migdley, pi\u00f9 simili in questo a Linzey, non disdegnano, come detto, una visione specista, ma la declinano in termini di responsabilit\u00e0 e di rispetto, invece che in termini di dominio. Per loro, in sostanza, uomini ed animali sono differenti e gli animali non sono portatori di diritti in senso stretto. Tuttavia, essi riconoscono che uomini ed animali sono parte di una biosfera comune e, pertanto, il senso di responsabilit\u00e0 (Passmore) o la proiezione simpatetica (Migdley), nonch\u00e9 la consapevolezza del nostro destino strettamente interrelato, dovrebbero far s\u00ec che l\u2019uomo estenda l\u2019area di solidariet\u00e0 agli animali non-umani. In sostanza, questi autori si pongono a cavallo tra le posizioni pi\u00f9 tradizionali e quelle emancipazionistiche di Singer e Regan e, invece di prevedere un\u2019estensione della sfera dei diritti a comprendere gli animali non-umani, auspicano una perdita di diritti dell\u2019uomo sugli altri animali e sulla natura. <\/p>\n<p>In sostanza, esaminate le principali posizioni del pensiero animalista o &#8220;para-animalista&#8221; ci si trova di fronte ad una base comune, difficilmente confutabile: gli animali non-umani provano piacere e dolore e pertanto devono necessariamente entrare nella sfera della considerazione etica. Tale considerazione etica se associata, come in Singer e Regan, all\u2019abbatimento della tradizionale linea di demarcazione tra uomo e resto della creazione animale, porta inevitabilmente alla nozione di diritti animali. Nozione di diritti animali sostenuta anche da Linzey per mezzo un &#8220;antropocentrismo moderato&#8221; associato alla nozione cristiana di valore morale della debolezza. La medesima considerazione etica ed un medesimo &#8220;antropocentrismo moderato&#8221; questa volta sullo sfondo di una nuova sensibilit\u00e0 ecologica, come in Passmore o in Migdley, risulta in una definizione di una serie di doveri da parte degli umani verso gli animali non-umani. Anche gli sviluppi moderni del pensiero marxista (Adorno, Horkheimer e Marcuse) con l\u2019estensione del concetto di oppressione al mondo animale e naturale e del pensiero liberale con l\u2019estensione agli animali non-umani del concetto di &#8220;rispetto del diverso&#8221; (Van De Veer) conducono a conclusioni molto simili. In sintesi, qualsiasi sia il background culturale di ciascuno di noi, se vogliamo mantenerci in un ambito di giustizia, non possiamo non riconoscere la profonda inadeguatezza etica del nostro attuale comportamento verso gli animali non-umani e non prendere da subito adeguate contromisure legislative e giuridiche volte a sanare definitivamente le loro inaccettabili condizioni di vita determinate dai nostri comportamenti quotidiani profondamente e fondamentalmente ingiusti ed immorali. <\/p>\n<p>Quello che c\u2019\u00e8 di fuori, lo sappiamo soltanto \/ dal viso animale.<br \/>\nRainer Maria Rilke, Elegie duinesi. <\/p>\n<p><strong>Conclusioni: ritorno al futuro <\/strong><\/p>\n<p>Al termine di questo breve excursus sugli ultimi 10.000 anni di pensiero intorno agli animali e dopo aver constatato che la presunta linea divisoria tra &#8220;noi&#8221; e &#8220;loro&#8221; \u00e8 altrettanto labile, opinabile, ignobile ed infame delle decine di linee divisorie (basate sulla medesima e fuorviante contrapposizione noi\/loro) che, durante la storia di Homo Sapiens Sapiens, sono state erette e talvolta vittoriosamente travolte (uomo\/donna, liberi\/schiavi, greci\/barbari, cristiani-islamici-ebrei\/pagani, bianco\/nero, classi agiate\/classi povere, europei-nordamericani\/migranti, ecc. ecc.), sorge spontanea la domanda: e se fossimo noi al loro posto?<br \/>\nQuesta domanda, che \u00e8 stata, spesso occultamente, il motore di molta fantascienza, sta alla base anche di un interessante esperimento mentale proposto da Desmond Stewart (&#8220;Vennero i Troog e dominarono la Terra&#8221;). I Troog sono extraterrestri molto pi\u00f9 intelligenti e potenti di noi che, dopo essere sbarcati sulla terra ed averne preso possesso, &#8220;giustamente&#8221;, secondo la nostra visione del mondo dominante, iniziano a trattare gli uomini come noi trattiamo gli animali. Quelli pi\u00f9 spietati e veloci come ausilio per la caccia di quelli pi\u00f9 timidi e spaventati, quelli pi\u00f9 graziosi come animali da compagnia, altri pi\u00f9 propensi a produrre carni gustose come animali per allevamento in batteria (tra questi vengono preferiti i bambini per le loro carni tenere) e gli esempi potrebbero continuare all\u2019infinito con la vivisezione, i circhi, gli zoo, ecc.<br \/>\nAd un\u2019analisi superficiale tutto questo potrebbe sembrare semplicemente il risultato di una sterile retorica accademica. Noi siamo la specie dominante, qualche entit\u00e0 superiore (Dio, la natura, i meccanismi dell\u2019evoluzione, la razionalit\u00e0 della storia, l\u2019astuzia della ragione, &#8220;le magnifiche sorti e progressive&#8221; o qualche altro marchingegno di giustificazione di un potere usurpato) ci ha messo nella posizione di dominio che occupiamo e, pertanto, le cose non possono che andare come vanno. E poi gli extraterrestri non esistono e, anche se esistessero, per il solo fatto che vivono cos\u00ec lontani da noi e che nessuno pu\u00f2 viaggiare pi\u00f9 veloce della luce, l\u2019esperimento mentale su proposto \u00e8 semplicemente invalido.<br \/>\nTuttavia, ad un\u2019analisi solo un poco pi\u00f9 attenta, la prospettiva cambia. La natura del processo imperiale nell\u2019era della globalizzazione prevede, infatti, la totale sottomissione delle sfere dell\u2019etica e della politica alla sfera dell\u2019economico e ha come fondamento una visione strumentale della natura come patrimonio genetico a loro (le poche e potentissime multinazionali agro-alimentari e chimico-farmaceutiche) completa disposizione per essere manipolato e, potenzialmente, ricreato. Alla luce di queste considerazioni, la scoperta che noi e gli animali, tradizionale terreno di sfruttamento incondizionato, siamo davvero molto simili non dovrebbe pi\u00f9 lasciarci cos\u00ec indifferenti. Tutto questo era gi\u00e0 ben chiaro molto tempo fa alla componente pi\u00f9 avveduta del movimento socialista, se, Rudkus, l\u2019immigrato lituano che trova lavoro nell\u2019immenso, primo macello industriale di Chicago (le Union Stock Yards) e protagonista del romanzo &#8220;The Jungle&#8221; (1906) di Upton Sinclair, alla fine della sua esperienza lavorativa cos\u00ec commenta: <\/p>\n<p>&#8220;Ci\u00f2 che gli imprenditori vogliono da un maiale \u00e8 il massimo del profitto che questo pu\u00f2 dare e questo \u00e8 esattamente quello che vogliono dall\u2019operaio ed anche dai consumatori [\u2026] Ci\u00f2 che il maiale pensa di tutto questo e tutte le sue sofferenze non venivano considerati, sembrava che ci fosse qualcosa nel lavoro dei macelli che portava alla crudelt\u00e0 ed alla ferocia&#8221;. <\/p>\n<p>In un mondo globalizzato, dove le variegate differenze di ogni persona si appianano nella omologante figura del consumatore, queste considerazioni dovrebbero far riflettere. Tanto per fare qualche esempio, la sete di profitto non differenzia tra bovini massacrati nelle infernali condizioni imposte dalla moderna zootecnia e trasformati in cannibali\/carnivori ed umani consumatori di carne: entrambi sono &#8220;democraticamente&#8221; sfruttati ed esposti al morbo della mucca pazza. La stessa logica antepone il profitto alla certezza scientifica che la dieta carnea \u00e8 incompatibile con la sopravvivenza del pianeta (per la dissipazione di proteine alimentari, per il consumo delle risorse idriche, per la desertificazione dei rimasugli di aree &#8220;verdi&#8221; ora adibite a pascolo, per il contributo notevole all\u2019&#8221;effetto serra&#8221;, per l\u2019inquinamento dei reflui dell\u2019allevamento stesso &#8211; per un approfondimento cfr. Jeremy Rifkin, &#8220;Ecocidio&#8221;) ed alla vita di milioni di umani (nel 1984, durante una delle carestie pi\u00f9 tremende della storia dell\u2019Etiopia, mentre ogni giorno migliaia di animali umani morivano di fame, la stessa Etiopia, sotto l\u2019egida dell\u2019Occidente opulento, usava gran parte della propria terra per produrre semi di lino, cotone e ravizzone da esportare in Inghilterra per il bestiame locale; il 19 Marzo del 1998, il Guardian ci informa che 49.000 capi sospetti di essere portatori della encefalopatia spongiforme bovina sono scomparsi: ovviamente, il &#8220;riciclo&#8221; illegale di questi animali si \u00e8 rivelato economicamente pi\u00f9 remunerativo del loro abbattimento e, forse, non \u00e8 difficile immaginare dove siano finite queste carni potenzialmente infette\u2026). La stessa logica informa la sperimentazione animale: il 52% dei farmaci che arrivano sul mercato statunitense, quindi dopo aver passato tutti i test sugli animali, vengono poi ritirati dal commercio per gravi effetti collaterali (compresa la morte) sui soliti consumatori umani (dato tratto da Journal of the American Medical Association, 1998: questa associazione pu\u00f2 certamente avere molti difetti, ma non pu\u00f2 certo essere accusata di particolari simpatie per la causa animalista!). Ancora una volta si storpiano ed uccidono &#8220;democraticamente&#8221; sia animali umani che animali non-umani (per un approfondimento cfr. Stefano Cagno, &#8220;Gli animali e la ricerca&#8221;).<br \/>\nE tutto questo \u00e8 ben lungi dall\u2019essere un problema facilmente superabile di fronte al progressivo strapotere della biotecnologia. Come riporta Jeremy Rifkin in &#8220;Il secolo biotech&#8221;, Lee Silver, biologo molecolare a Princeton, prevede che tra non molto l\u2019umanit\u00e0 si divider\u00e0 in due distinte classi biologiche, la Gen Rich e la Natural. La classe Gen Rich rappresenter\u00e0 circa il 10% della popolazione, quella che avr\u00e0 i mezzi economici per arricchire il DNA della propria prole con geni sintetici che ne miglioreranno a dismisura le doti intellettuali, fisiche e di comando. Ed ecco come Lee Silver prevede sar\u00e0 il nostro futuro: <\/p>\n<p>&#8220;Con il trascorrere del tempo, la distanza genetica tra la classe Natural e la classe Gen Rich potrebbe diventare sempre pi\u00f9 grande e non sarebbe pi\u00f9 possibile per un individuo salire dalla classe Natural alla Gen Rich [\u2026] Tutti gli aspetti dell\u2019economia, dei media, dell\u2019industria del divertimento e dell\u2019industria della conoscenza verranno controllati dai membri della classe Gen Rich [\u2026] Invece, i Natural lavoreranno come fornitori di un servizio sottopagato o come operai [\u2026] I bambini Gen Rich e Natural crescono e vivono in mondi sociali separati, con poche opportunit\u00e0 di contatto [\u2026] [alla fine] la classe Gen Rich e la classe Natural diventeranno gli uomini Gen Rich e gli uomini Natural, specie totalmente separate con nessuna opportunit\u00e0 di incrocio e con una specie di &#8220;curiosit\u00e0&#8221; gli uni per gli altri, come adesso accade per gli uomini e gli scimpanz\u00e9&#8221;. (Lee M. Silver, Remaking Eden: Cloning and beyond in a Brave New World, 1997). <\/p>\n<p>Sar\u00e0 inutile ricordare che la nostra &#8220;curiosit\u00e0&#8221; per gli scimpanz\u00e9 si ferma al farli impazzire negli zoo, a ridicolizzarli nei circhi ed a massacrarli nei laboratori biomedici? Inoltre, non sar\u00e0 inutile ricordare che Lee Silver, lungi dall\u2019inorridire a questa prospettiva, aggiunge in piena linea con il pensiero neoliberista: &#8220;Chiunque riconosca a genitori benestanti il diritto di offrire ai loro figli, per esempio, la possibilit\u00e0 di frequentare una costosissima scuola privata, non pu\u00f2 definire ingiusto l\u2019uso di tecnologie reprogenetiche [\u2026] In una societ\u00e0 che attribuisce alla libert\u00e0 umana il massimo valore \u00e8 difficile trovare una qualunque base legittima per restringere l\u2019uso della reprogenetica&#8221;.<br \/>\nL\u2019esperimento mentale di Stewart e dei Troog, quindi, \u00e8 tutt\u2019altro che una peregrina esercitazione retorica, ma piuttosto il ritorno &#8220;in grande stile&#8221; di un passato gi\u00e0 vissuto molte volte e che potremmo rivivere indefinitamente nel futuro. Noi siamo convinti che l\u2019Olocausto sia unico e, in quanto unico, irripetibile. Non tutti la pensano cos\u00ec: <\/p>\n<p>&#8220;Auschwitz inizia quando si guarda ad un macello e si pensa: sono solo animali&#8221;. (Theodor W. Adorno, citato in Christa Blanke, Da Kr\u00e4hte der Hahn: Kircke f\u00fcr Tier? Eine Streitschrift). <\/p>\n<p>&#8220;Si sono convinti [studiosi, filosofi e leader del mondo] che l\u2019uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno&#8221;. (Isaac Bashevis Singer, L\u2019uomo che scriveva lettere). <\/p>\n<p>L\u2019attuale infernale condizione animale ci richiama, pertanto, ad una forte presa di coscienza non solo per la sua stessa infamia e brutalit\u00e0, ma anche perch\u00e9 &#8220;palestra&#8221; formativa di una nuova Treblinka universale. Il recente slogan di una sinistra ancora tristemente antropocentrica, &#8220;un nuovo mondo \u00e8 possibile&#8221;, deve necessariamente trasformarsi nello slogan &#8220;un nuovo mondo \u00e8 necessario per animali umani e non-umani&#8221;, se non vogliamo vivere tra qualche anno l\u2019esperienza magistralmente riassunta dal filosofo austriaco Helmut Kaplan: &#8220;I nostri nipoti un giorno ci chiederanno: dov\u2019eri durante l\u2019olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili? A quel punto, non potremo usare la stessa giustificazione per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo&#8221;. Come da anni ci rammenta Gino Ditadi, questo barbaro e tracotante mondo necessita di essere &#8220;ingentilito&#8221; ed in questo processo di &#8220;ingentilimento del mondo&#8221;, l\u2019animalismo avveduto e critico ed una nuova visione etica del mondo, dei suoi abitanti umani e dei nostri &#8220;fratelli minori&#8221; che condividono con noi l\u2019esperienza terrena del piacere e del dolore, non possono non giocare un ruolo fondamentale: <\/p>\n<p>&#8220;In riferimento al movimento di liberazione degli animali, deve essere chiaro che la definizione di &#8220;animalista&#8221; \u00e8 ormai diventata difettiva ed angusta, perch\u00e9 le nuove frontiere dell\u2019etica, della biologia e della filosofia impongono una battaglia a tutto campo di pi\u00f9 alto profilo e quindi \u00e8 necessario che il movimento animalista sia consapevole di questo, non si autoghettizzi come magari molti vogliono. Noi abbiamo ragioni non da vendere, ma da stravendere, non abbiamo paura di nessuno, perch\u00e9 le cose sono ormai chiarissime, e quindi non dobbiamo aver paura di far convegni, non dobbiamo aver paura di discutere, dobbiamo presentarci sulla scena della societ\u00e0 con sicurezza. Qui non si sta discutendo semplicemente sul mondo animale, si sta decidendo del futuro della vita, quindi io non credo che una persona intelligente non capisca questo problema. Il discutere sul futuro della vita riguarda tutti&#8221;. (Gino Ditadi, Oltre l\u2019animalismo). <\/p>\n<p>L\u2019animalismo, che scoprendo le proprie basi filosofiche e politiche, diventa ci\u00f2 che \u00e8 sempre stato non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec una scelta privata pi\u00f9 o meno \u00e1 la page, ma la pi\u00f9 radicale, profonda e rivoluzionaria critica dell\u2019esistente. Parafrasando Rilke, dal volto disperato ed impotente dell\u2019animale non-umano, pronto a diventare cibo, farmaco, abbigliamento o svago, possiamo sapere cosa ci aspetta l\u00e0 fuori nel prossimo futuro. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sezione: Racconti FILOSOFIA E DIRITTI ANIMALI Breve excursus sugli ultimi 10.000 anni di riflessione sugli animali Massimo Filippi Che certo s&#8217;estimar materia frale \/ della retta ragion mi si consente \/ l&#8217;io del topo del can, d&#8217;altro mortale \/ che pensa e senti manifestamente, \/ perch\u00e8 non possa il nostro esser cotale \/ non veggo: &hellip; <a href=\"http:\/\/www.lasaggezzadichirone.org\/site\/racconti\/filosofia-e-diritti-animali\/\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Filosofia e diritti animali<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":46,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":{"iawp_total_views":8,"footnotes":""},"class_list":["post-183","page","type-page","status-publish","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Filosofia e diritti animali - La Saggezza di Chirone<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.lasaggezzadichirone.org\/site\/racconti\/filosofia-e-diritti-animali\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Filosofia e diritti animali - La Saggezza di Chirone\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Sezione: Racconti FILOSOFIA E DIRITTI ANIMALI Breve excursus sugli ultimi 10.000 anni di riflessione sugli animali Massimo Filippi Che certo s&#8217;estimar materia frale \/ della retta ragion mi si consente \/ l&#8217;io del topo del can, d&#8217;altro mortale \/ che pensa e senti manifestamente, \/ perch\u00e8 non possa il nostro esser cotale \/ non veggo: &hellip; 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