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Romanzi: Il Gesu’ clonato e l’anticristo vegetariano

1. Ritorno nella valle di Re Alfredo

Che stranezza vedere Ilfracombe, nel Devon del Nord. La Valle di Re Alfredo.
In questo luogo ameno mio padre morì e l’Anticristo vegetariano compì i suoi primi miracoli, nello stesso momento, che, prodigiosamente, il Gesù Clonato risuscitava i morti in Bretagna.
Chi può dimenticare gli eventi incredibili degli anni 2043 e 2044?
Ho visitato la tomba di pietra arenaria di mio padre, immersa tra le sterpaglie che coprono l’oblio, tipicamente britannico, di tanti defunti nel cimitero della chiesa parrocchiale di Ilfracombe, la Holy Trinity in Church Street, che ha tracce sassoni e normanne. La tomba, a differenza di altre che affogano nell’edera e nella graniglia, sembra un’oasi amorevolmente curata.
L’ingiustizia delle cose! Il cimitero è in essenza la preservazione del sistema delle ingiustizie mortali scolpito in pietra o inciso in povero legno. La lastra di porfido è stata premurosamente accudita e restaurata dagli sfregi fatti dai cristiani e dagli islamici fondamentalisti.
Ieri, a Shag Point, è caduto un aviogetto, un “Fattery – 3”, il ragazzetto che lo guidava si è spappolato tra le rocce. Tutti sono corsi a vedere lo spettacolo cruento.
Quando mio padre arrivò nel Devon imperversavano macchine d’ogni tipo e motorini, ora, ci volano sulla testa “Elichamp”, “Rockwise”, “Solotrek” e “Fattery 3”; il cielo è denso d’oggetti misteriosi che si scontrano e si polverizzano tra loro.
Che stranezza visitare questo luogo intriso di fatiscenza vittoriana, cullato da una luminescenza ultramondana che raccoglie le strutture, decorosamente preservate, del tempo dell’abbandono.
E che stranezza trovare le cose di mio padre coperte di polvere, ragnatele e tempo.
Tutti gli oggetti e gli utensili della casa d’Erminio, ormai obsoleti e tecnologicamente superati, funzionano ancora benissimo: il water che analizza automaticamente le feci e digitalmente informa il dottore d’eventuali malanni, l’“Household Windmill” (il mulino a vento) e i pannelli solari che generano energia (ho scoperto che c’è ancora un notevole surplus di energia), il “Pollution Meter” che controlla le eccedenze d’emissioni gassose della casa, il purificatore dello scarico delle acque sporche, e il “Green Dome” per coltivare le verdure e far germogliare piante e fiori. L’unica cosa che sembra non funzionare è lo “Smart Fridge”, il frigorifero intelligente che informa il “Local Delivery Service” quando un particolare cibo è esaurito e automaticamente lo ordina.
Apro la porta della stanza ove Erminio lavorava e trovo un “Reader Softbook” su una scrivania e una “Personal Pergamena” con un ampio schermo flessibile di cristalli liquidi su un altra. Poi vedo un’obsoleta tastiera invisibile, una Scurry Keybord della Lowitz con un dispositivo che s’indossa come un guanto. Appesa alla parete bianca vedo la riproduzione della miniatura del Commento dell’Apocalisse del Beato di Lièbana e accarezzo il Compuvox, che mio padre ha utilizzato per dettare il Diario Segreto e parte del “Messia Limitato”. C’è un “internet da salotto” d’acciaio e plexiglas in un angolo vicino alla finestra. Appoggiati su un tavolo un palmare leggero e un foto drin. La stanza è altrimenti spoglia. Scrivanie e sedie. I cavalieri apocalittici sovrastano la struttura tecnologica con i loro destrieri e i loro mantelli medioevali. Galoppano su uno sfondo giallo e vuoto. Il primo è a cavallo di un bianco destriero e agita un arco. Il secondo, più sotto, ha una spada e galoppa su un rosso puledro. Ancora più sotto la morte non monta un cavallo verdastro ma rosa, ed è preceduta dal cavaliere con la bilancia su un nero destriero.
Che stranezza rileggere il diario di mio padre, Erminio Polpotta, nei suoi luoghi arcani: è qualcosa di magico. Ho cominciato a rileggerlo, quasi mormorassi una preghiera, ma stanco del viaggio mi sono appisolato e sono stato visitato da un sogno. C’era una chiesa semibuia, neo gotica e in un angolo, coperta da ragnatele, vedevo una statua di gesso colorato del Cristo Gesù.
Il Nazareno aveva il cuore in mano e sul sacro cuore strisciava un’iguana d’argento; e sembrava che il lucertolone d’argento si abbeverasse con il suo sangue.
Mi sono svegliato dopo un’ora.

*****

Il secolo ha segnato questo glorioso nome. Lo ha marchiato con il segno infuocato della storia.
Prima la rivolta di mio nonno, Bartolo Polpotta, detto “Risaia”, contro i bracconieri dello stretto di Messina, e la conseguente ecatombe di cacciatori che il suo gruppo leninista- animalista perpetrò nel 2007. Poi la fuga di mio padre da Modena per raggiungere Betty Charlotte Pomeroy, detta “Olivedorci”, e l’incontro inesorabile e fortuito con colui che gli ominidi del tempo chiamavano l’Anticristo Vegetariano, e il suo libro epocale “ Il Messia limitato”, pubblicato nel giugno del 2046, sul pensiero di quell’uomo arcano, che rimase non concluso per i tragici eventi dei quali siamo tutti a conoscenza ed è inutile ricordare.
Il diario, che con molti documenti inediti, ho portato con me, si apre con la partenza di mio padre dall’Italia, devastata da terremoti e inondazioni, per raggiungere la sua lussuriosa “Olivedorci” e lasciare la noia apocalittica di mia madre ai suoi studi ossessivi sul romanico e al suo amplesso mentale e continuo con il suo dio Wiligelmo, lo scultore del Duomo di Modena.
A causa sua, io – trascinato nell’infanzia per le vie del romanico padano – mi chiamo Wiligelmo.
Si, Wiligelmo Benedetto Polpotta, un nome che ha costellato di lazzi e scurrili battute la mia infanzia.
Willy Polpot mi chiamavano a causa di mio nonno che voleva infilare tutti in risaia e finì, invece, lui stesso in prigione dopo aver impallinato, con i suoi baldi neo-leninisti, 27 bracconieri massacratori di uccelli migratori in quel lontano 2007, divenendo il simbolo della rivolta neo –marxista – animalista.
Voi tutti sapete che in quel di Biella c’è una statua dedicata al mio avo. E io ne vado fiero.
E perché mai non dovevano impallinare con i loro arrugginiti “kalashnikov” i 27 bracconieri quando i massacratori appostati, vigliaccamente, dietro i cespugli, uccidevano migliaia di falchi, di albanelle, di cicogne, di quaglie e molte altre specie di uccelli migratori? Ve lo ricordate il subbuglio del 2007? Ve la ricordate la chiesa tonante e i pennivendoli furiosamente incazzati con Bartolo Polpotta? Si beccò un ergastolo e morì in gattabuia di tumore al fegato.
Impallinarono 27 bracconieri, i neo leninisti, e i cacciatori organizzarono un grande funerale di stato al quale presero parte moltissimi politici, incluso il Presidente della nuova Repubblica presidenziale Berlusconi, quello che firmò le ultime rogatorie per i massacri, e che durante le esequie profusamente pianse. Ora i cacciatori sono estinti e i macellai li puoi contare con le dita di una mano.
La FIDES ( Federazione Italiana Difesa Esseri Senzienti) e la MIDOLB (Movement In Defense Of Leaving Beings) e la LBU (Living Being United) non perdonano.
Passons. Divago troppo e sono barocco me lo diceva sempre il cantore del catenaccio italiano, Guglielmo Gervasi. Ieri, appena arrivato, ho preso possesso della vecchia casa di mio padre a Broad Park Avenue, e mi sono avventurato verso la Baia dei Ciottoli Bianchi. In quel luogo mio padre e l’Anticristo si conobbero e spesso parlarono di cose arcane.
E fu lì che l’Anticristo vide lo Spirito delle Rocce che tanto impressionò Erminio e ricevette da Padre Oceano il dono del volto ligneo, fatiscente e scheggiato del “Green Man” che rappresenta l’unicità dell’uomo con la natura. E di questo riparleremo grazie a interessantissimi documenti inediti che sono riuscito a rintracciare e a cose che ho letto nel Diario Segreto.
In quell’arcano posto il rivale di Gesù espresse le sue idee riguardo il mondo e le cose che cercherò di riportare, con maggiore accuratezza, seguendo il diario e rileggendo i documenti e le lettere, finora mai pubblicati, di Ermino Polpotta.

Il primo diario di mio padre si apre con la sua partenza dall’Italia nell’ottobre del 2002 e finisce nel dicembre del 2005. Il secondo, quello chiamato Segreto, va dall’ottobre del 2043 al fatidico luglio del 2046. Quando Ermino Polpotta comincia il primo diario i tempi sono foschi: l’America sta pensando di rovesciare il regime infame di Saddam Hussein. Gli Stati Uniti sono in mano ad una cricca di “Stranamori” guerrafondai, Bush è ispirato da una “auntie Tom”, consigliera afro- americana, che si sospetta sia vergine. Mio padre descrive l’avvento della Pelosi alla testa dei democratici americani con giubilo per una sola ragione: la italo americana ha definito, in maniera sublime, Bush: “jerk”. Un’espressione deliziosa.

La ragione della partenza di mio padre dall’italietta berlusconiana?
Pochi la conoscono. La fuga è dovuta oltre alla smodata, torrida passione per Betty Charlotte Pomeroy, chiamata da Erminio “Olivedorci” – perché, come Stanlio e Olio, diceva olivedorci e bonciorno invece di arrivederci e buongiorno – al suo disgusto per l’Italia, anzi per il popolo italiano, che aveva permesso l’orrore giuridico della Cirami, la legge salva ladri.
Dico Cirami, e voi che leggete vi chiederete: ma cosa sarà mai la Cirami?
Sono passati tanti anni; in soldoni sonanti: la Cirami era il tentativo di un mondo corrotto di salvarsi, attraverso leggi “ad hoc”, da una giusta punizione.
Mio padre detestava il mondo di Berlusconi – che voi tutti conoscete perché in Piazza Bologna a Roma la Destra Europea ha eretto una sua statua – e quello di Previti, che sicuramente nessuno ricorda, anche se la vita del famoso parlamentare è stato descritta da Giacomo Pelacarzi, nel 2020, con grande disinvoltura nel suo famoso libro, edito dalla Cosmosol: “La Grande Vittima delle Toghe Rosse”.

Sfoglio il diario e tra le pagine trovo i disegni erotici che Olivedorci inviava a mio padre,
roba da straballo: con oscuri inviti a penetrazioni in vari orifizi.
Mamma che troia era Olivedorci, ne trovassi io una così in questo luogo lontano dai centri convulsi del mondo sarei un uomo felice!
Ecco. Ho divagato nuovamente!
Eh il sesso nelle menti italiote. Un destino infame! Hanno ragione le lesbiche quando dicono che gli uomini fanno schifo.
Concentriamoci: ritorno al mio nome per evidenziare la mia stralunata infanzia.
Oltre a Wiligelmo mi chiamo Benedetto a causa di Antelami, quello del battistero di Parma.
Immaginate un povero bambino trascinato da due genitori ossessionati dal medioevo e dal romanico a Castellarquato, Nonantola, Vigolo, Bobbio, Piacenza, Bologna, Sasso, Podenzano,
Polenta (ma che cavolo di nome!) Vigoleno, Marchese, Frassinolo, Carpiteti, Canossa.
Una pizza mai vista! Si, loro apprezzavano il romanico e si erano conosciuti mentre contemplavano le stagioni di Wiligelmo a Modena, ma un fanciullo trascinato tra ruderi e grezze figure nella prima infanzia può restare, ineluttabilmente, marchiato dalla noia e dal grigiore di quelle pietre crollanti.
Non fosse bastato: mio nonno Bartolo detto “Risaia” la sera imperversava con la rivoluzione leninista – animalista. Si era messo in testa che occorreva un nuovo marxismo neo – leninista, aperto al non umano. Un’idea contrastata, ferocemente, da mia madre, devotissima cattocomunista innamorata di D’Alema, l’immane statista degli anni 90’, e dal figlio, anche lui animalista e vegetariano, che immaginava un futuro socialista, ma democratico e senza polverose e mummificate dittature del proletariato.
Ermino rispettava il padre che considerava un santo eremita.
Certo quando accoppò i bracconieri rimase sbalordito. Ma poi si chiese: perché no?
Perché i massacratori di esseri inermi non devono essere a loro volta impallinati?
Quello era il tempo dell’animalismo delle belle anime, dei figli della luce, adesso è tutta un’altra cosa: quelli che mangiano carne lo fanno nelle catacombe, perché, altrimenti, se colti, rischiano di finire molto male.
Ma mangia carne e la vende di nascosto anche il nano platinato e maledetto Gunther Werner Bucalosso, l’amante di mio figlio, il transessuale Giacomino, detto Pompetta per le sue sbalorditive “Fellatio”.
E già, siamo precipitati dalla luce cinerea di Bartolo e di Erminio alle tenebre della vergogna e dell’umiliazione. Dalla rivolta di mio nonno, dal libro di mio padre sull’Anticristo, al figlio transessuale – mignotta – cum – pappone – nano – nazista.
Che crollo vertiginoso!
L’orrore, l’orrore, diceva il Kurtz di Conrad in “Cuore di Tenebra”.
Da una famiglia di combattenti per il socialismo, per i diritti degli animali, e di studiosi degli incredibili eventi che ruotarono intorno al Gesù Clonato e l’Anticristo vegetariano, è nato il germoglio degenerato che vive nella città di Lussuria, il centro del piacere tra Pavia e Codogno.
Si, mio figlio è famoso per le sue “fellatio” nella metropoli del sesso, dove la destra imperante ha circoscritto e rinchiuso la prostituzione di ogni tipo. E il Pappone – nano lo gestisce.
Che terribile vergogna!
Voi direte che in questo secolo le differenze sessuali sono trascese dall’amore virtuale e da bambole robotiche e che, in effetti, siamo tutti bisessuali.
Col kaiser…vi rispondo: io non ci casco, io amo la passera e sull’altra sponda non ci passo neanche morto. Anche nella Grecia di Alcibiade, una civiltà di culatelle, gli eterosessuali resistevano ed io resisto!
Passons. Questa storia di Giacomino detto Pompetta che insiste a farsi chiamare Teresita Suck, è meglio lasciarla da parte perché ha rovinato la mia vita.
Sono qui su queste rive amene battute dalla pioggia e dai venti, tra le colline color rame trapuntate da pecorelle bianche, anche per fuggire da quel figlio sodomita e sboccato e da quel nano platinato e ributtante che piangeva, disperatamente commosso, quando eressero la statua di Mussolini a Piazzale Loreto a Milano nel 2018. Accadde durante la presidenza di Sgualdrini, che nel lontano 2018, successe a Montone, che era, a suo volta successo a Fini, che era successo a Berlusconi durante il dominio incontrastato della destra dal tempo ottuso della Cirami e della condanna di Andreotti e la sua susseguente assoluzione.
Ogni popolo decide il suo destino e si prende le cartate di merda in faccia che merita.

Dal Diario Segreto emergono nuove notizie sulla clonazione di Gesù.
Anche l’incontro dell’Anticristo con il quacchero Godfrey Picombe e la resurrezione di suo figlio, a Woolacombe, sembra leggermente differente da quello che si conosce.
Cerchiamo di ricostruire i fatti: mio padre arriva ad Ilfracombe per raggiunge la sua Olivedorci, che aveva conosciuto un anno prima in un albergo della Promenade, nel 2002.
Nel 2001 mio padre sta visitando la zona e sta scrivendo “Il fallimento Imperiale” la storia degli imperatori romani che durarono solo un anno o due, come Otto, Galba, Claudio Gotico, Quintillus, Tacito, Floriano,Carus e molti altri. Un amico inglese gli consiglia di visitare il Nord del Devon e filmare, con una macchina da presa, la costa seguendo la South West Cost Path marciando da Ilfracombe fino a Saunton Sands e proseguendo da Braunton, fino a Barnstable e a Lynton, seguendo il famoso sentiero chiamato Tarka Trail.
Gli spiega, inoltre, che il luogo è ideale per scrivere e il silenzio è intenso.
Mio padre parte da Modena e arrivato a Londra, prende un treno per Exeter, prosegue per Barnstable ove sale su un bus per Ilfracombe: ha con sé la macchina da presa e gli appunti per il suo libro. Arriva in un grande albergo della promenade, mangia nel ristorante dell’hotel ed è servito da una ragazza di bellezza sbalorditiva, bionda, alta, snella con cosce lunghissime e levigate come le pietre del mare. Pensa: se un angelo misericordioso mi infilasse questa coccò e Nicola Kidmann contemporaneamente sotto le coperte e mi chiedesse di scegliere: io deciderei di fottermi, senza ombra di dubbio, la cameriera.
Ma Betty lo ignora, lui cerca di attrarre la sua attenzione in mille patetiche maniere ma non riesce.
Per farla breve aspetta la coccò e la pedina quando esce dal lavoro e riesce, dopo alcuni giorni, ad incontrarla fortunosamente (si fa per dire), e le sciorina tutte le classiche pippate da macho latino decadente: si, hanno ragione le lesbiche, noi uomini facciamo proprio schifo!
Alla fine, dopo infinite peripezie, la invita in un ristorante di Barnstable, ove mangiano lasagne infernali, bevono vino rosso scadente e fanno amicizia.
A quel punto Erminio Polpotta è perso: un desiderio folle lo artiglia alla gola e lo soffoca.
E’ il preludio per una “soap opera” in gran stile. Si sente asfissiare dalla lussuria, ma si trattiene e cerca di apparire come un distaccato signore italiano – rinascimentale.
La tattica di tutti gli amorosi delinquenti: far finta di ignorare mentre in realtà si taglierebbero un braccio per saltare sopra alle cocche e andarci su e giù!
“Sei sposato? “ chiede la coccò. E lui: “ Ma scherzi!” E spara una raffica di balle indecenti. Mente spudoratamente raccontando che è un regista cinematografico. Betty Charlotte non si concede subito. Ermino freme e riesce a convincerla, dopo una settimana, a seguirlo in Italia. Partono per Venezia mentre mia madre crede che mio padre stia scrivendo “Il Fallimento imperiale” ad Ilfracombe. Restano insieme una settimana e consumano la torrida passione in una pensioncina della Giudecca. E’ la fine di Wiligelmo, di Modena e della noia mortale – matrimoniale.
Il 18 ottobre, mentre Andreotti è condannato a 24 anni e il mondo politico, dopo essersi genuflesso
ignominiosamente davanti al papa, piange scompostamente per il divo Giulio, mio padre fugge, con una parte dei soldi e raggiunge la sua bella ad Ilfracombe.
Due giorni dopo io compio 2 anni.
Ora ci rifletto e capisco: chi poteva dividere l’amore per mia madre con Wiligelmo?
Papà fece bene a scappare.

Sto rivisitando il tempo. Corre il 2008: Felix Blaise Zongo nato ad Ougadougou, nel Burkina Faso, “Paese degli Uomini Incorruttibili”, è il nuovo papa, Celestino VI, ed è omosessuale e nero. Lo circondano cardinalesse lesbiche e uno stuolo di prelati gay. Scatta lo scisma. Lo costringono ad abdicare. La Chiesa cattolica già ridotta agli sgoccioli, si divide in quattro tronconi: la Chiesa dei poveri, la Chiesa Pacelliana – Lefevriana, la Chiesa progressista animalista ispirata dal Vaticano II e la Chiesa del Nuovo Cristo, quella delle cardinalesse gay e di papa Celestino VI, che precede il pontificato di Pietro II.
Dalle viscere convulse della Chiesa Pacelliana –Lefevriana nasce l’idea malsana della clonazione di Gesù. Viene tutto condotto in gran segreto. Il Professore Lamberto Ducci di Pontedera produce la clonazione. Si sceglie una santa donna di Quimper, in Bretagna, per la nascita.
Jeanne Bellarmine, in odore di santità, si presta, a causa del crollo abissale della Chiesa, a donare il suo santo grembo come una nuova Maria. Vengono estratti alcuni cromosomi da un microscopico brandello di ossa del corpo di Giacomo, fratello del Nazareno, contenuto nell’urna trovata a Gerusalemme nel 2002, che inizialmente considerata una patacca, solo nel 2008 viene riconosciuta come l’autentico sepolcro dell’apostolo. Il DNA del brandello osseo risulta uguale a quello del sangue del Velo della Veronica emerso dal Monastero di Santa Emerenziana in un luogo chiamato Berga, nella Sierra del Cadì, in Spagna. Il Velo conservato, per secoli, amorevolmente e segretamente dalle suore del monastero, appare al mondo, il 3 gennaio del 2009, scatenando una tempesta mediatica.
Il fanciullo Gesù nasce il 7 settembre del 2011 esattamente nel giorno e nell’ora che l’Anticristo, amico di mio padre, vede la luce tra le sabbie di Uadi’n Natrum.
I genitori, copti convertiti all’Islam, lo chiamano Amin Hossein Mosul.
Il piccolo è allevato in mezzo al deserto ove si trova il Natron, il carbonato di sodio che si forma dalle paludi prosciugate e che serviva per imbalsamare i morti nell’antico Egitto.
Il Gesù clonato nasce a Quimper e prende il nome di quel luogo per distinguerlo dal Gesù di Nazareth: vive inizialmente nel convento pacelliano della Beata Vergine Brigida di Gesù Morello a Bergara, nei monti Baschi, accudito da sante monache che, per molti anni, preservano il grande segreto.
Un giorno, mentre sta visitando la madre che vive a St. Thegonnec in Bretagna e non più a Quimper, il Gesù Clonato vede un uomo piangente, vicino al Calvario dell’Enclos Paroissial, l’arcano gruppo scultoreo del 1600. L’uomo gli dice che suo figlio è morto. Nello stesso istante la scena si ripete a Woolacombe. L’Anticristo incontra un uomo piangente all’angolo tra Bay View e Rockfield Road e gli chiede la ragione del suo pianto. L’uomo con orecchini d’oro e coda di cavallo è tentato a mandare al diavolo l’arabo. Ma gli occhi dell’Anticristo lo intimoriscono.
Entrambi, Gesù e Amin Hossein raggiungono le case dei bambini morti e sollevano la mano nello stesso istante resuscitando i fanciulli.
Il resto è noto: si scatena un finimondo e i due personaggi sono sommersi da un’onda anomala
mass – mediatica che li travolge. L’Anticristo deve lasciare il suo lavoro nel ristorante Velator di Barnstable, dove cura le macchine Salgens per lavare i piatti, e nascondersi in un luogo chiamato Bampton, dopo essersi platinato i capelli e fattosi crescere la barba; Gesù, invece, si rifugia tra le Illuminate Scalze nel Convento di Santa Parasceve, a Aoiz, vicino a Pamplona. Ma la stampa – fogna, la “gutter press” lo insegue inesorabile e lo costringe a fuggire cambiando continuamente monasteri e conventi. A Siviglia è nel convento della Beata Barbara di San Domingo, a Sournia, nel Rossiglione, si nasconde nel Monastero della Beata Therese de La Croix, a Biesca, in Pena Collorada, nel convento di Madre Agnès de Jesus.
Una fuga continua per evitare l’incontro con il mondo.

Come s’incontrano mio padre e l’Anticristo?
Mio padre sta scrivendo il suo ultimo libro: “ Il golpe di Filippo l’Arabo”, dà lezioni d’italiano e di francese, e indulge, ancora e smodatamente, in una sua nuova passione segreta con una coccò rotondella, biondastra e un po’ pacchiana di Croyde: Sherry Watts.
Il pomeriggio quando, generalmente, la marea è bassa prende la Upper Torrs e poi il sentiero della Torrs Walk, si avvia verso Lee e scende a “White Pebble Bay”, alla “Baia dei Ciottoli Bianchi”, con i suoi cani delinquenti Bonzo e Gracco. E’ il fatidico 7 ottobre 2043, Erminio che ha 67 anni, ed è ancora atletico e forte, scende verso la baia che, in quel particolare giorno, concede il miracolo arcano di aprirsi completamente agli umani, a causa della bassa marea che permette di visitare un’altra spiaggia segreta, sempre coperta dall’oceano con l’eccezione di un paio di giorni all’anno.
Erminio scende per le scale di pietra sdrucciolevoli verso la spiaggia. Sono le 12,10 e la marea è a
– 0,1, alle 18,30 raggiungerà 10,5, alle 24,30 scenderà nuovamente a – 0.2. Giorno eccezionale questo! Bonzo si sta strafogando con le alghe, che regolarmente vomita la notte; improvvisamente Gracco comincia ad abbaiare furiosamente e si ferma.
Erminio procede, senza i cani, nella zona generalmente coperta dall’acqua, ma ora eccezionalmente aperta a causa della marea bassissima, passa sotto un arco muscoso e improvvisamente vede, nella spiaggia segreta un essere verdastro e algoso inginocchiato davanti a un giovane.
I cani abbaiano con i peli ritti sul dorso ma non si muovono, poi retrocedono guaendo.
Il giovane riceve un oggetto dalla figura squamosa, gocciolante d’acqua, che poi si ritrae verso l’entrata di una grotta. Erminio arriva e vede il giovane sorridente, sembra un ebreo, con un oggetto ligneo in mano e chiede, con gentilezza: “Ma chi era quel tipo salmastro?” Il giovane risponde: “Non so!” “ I have no idea!”
Mio padre corre verso la caverna ove la figura verdastra è retrocessa scuotendo le squami.
Due occhi rossi lo guardano. Gli sembra di sentire una voce che mormora gutturalmente: “Vanish!“
Un istante dopo la figura marina svanisce ed Erminio è colpito violentemente nel volto da qualcosa
di algoso e squamoso. Cade e sviene. Amin corre e lo aiuta ad alzarsi, i cani sono fuggiti, si sono nascosti. Tremano di paura. L’Anticristo li chiama. Loro corrono e lui li abbraccia. Si calmano.
Mio padre si sveglia e guarda l’uomo che sorride. Ha occhi di notte. Parlano. Mio padre intuisce che c’è qualcosa di grande in quel giovane e chiede: “Ma cosa le ha dato il tritone?”
Amin mostra la testa di legno di noce di un uomo, smussata e fracida, dalla cui bocca fuoriescono radici e foglie.
“Lei sa cos’è?” Chiede Amin.
Mio padre capisce subito il significato del legno fatiscente e dice: “E’ l’uomo verde, il “Green Man”.
“E cos’è il Green Man?” Chiede l’Anticristo.
“Rappresenta l’unicità dell’uomo e la natura…” Risponde mio padre “ se viene con me glielo spiego.”
I due diventano amici e si frequentano assiduamente e mio padre comincia a dettare al suo Compuvox, la narrazione degli eventi. Erminio Polpotta è soggiogato dal potere gentile del giovane arabo. Lo osserva quando guarda le pecore con amorosa compassione. Amin spiega che suo padre era uno dei macellatori di Hufhuf, in Arabia Saudita, e di Bassora, in Irak. Racconta poi con che orrore, da bambino, vedeva l’uccisione delle povere bestie. Fu quel senso di repulsione verso il massacro di esseri indifesi che gli fece abiurare l’Islam e detestare le altre religioni monoteistiche. Roba per poveracci mentali, spiega. Erminio ascolta per giorni il giovane che sembra depositario di una nuova saggezza. Passano molte sere insieme, e passeggiano lungo le spiagge di Woolacombe e di Saunton Sands. Generalmente Betty Pomeroy li accompagna e li lascia alla fine del parcheggio di Sandy Lane, vicino al nuovo Sheraton Sands e loro continuano per la strada non asfaltata verso la fine della spiaggia e ritornano, scegliendo generalmente i tempi della marea bassa, verso “The Esplanade” dove ritrovano una Olivedorci rinsecchita e sfiorita nella vecchia Ford, Wilcot 6 a idrogeno che Erminio odia guidare. In quegli anni fatidici mio padre ascolta e riporta tutto dettando al Compuvox.

*****

Alla tomba di mio padre, nel cimitero della chiesa di Ilfracombe, si accede attraversando il secondo cancello, ma non quello principale in Church st, ma quello che si apre verso l’ingresso della Holy Trinity. Si prosegue, per una decina di metri, lungo un viale di cipressi e si arriva presso una tomba con un angelo monco che ha avuto le braccia recentemente restaurate. Si continua per una decina di metri fino ad una tomba massonica, con compasso e occhio divino, di un signore chiamato John Myatt, subito dopo c’è la lastra di porfido di mio padre scheggiata dai colpi di piccone degli integralisti monoteisti.
Ieri ho visitato il suo nulla composto da rimasugli ossei e da cenere, mi sono inchinato.
Poi sono andato nel piccolo porto di Ilfracombe e ho affittato un Solotrek XKY.
Devo confessare che volo malissimo. Mi sono alzato paurosamente sbilanciato, e, a quota A3, sono riuscito ad evitare per miracolo, un coccò, dall’aria sfigata, con un Synux 18, che mi ha stramaledetto gridandomi “ Stupid fucker!”.
Mi sono avviato verso Saunton Sands, poi sono planato a Crow Point: da quel punto cominciavano le passeggiate di mio padre con Amin Hossein Mosul. Mi sono commosso.
I due amici percorrevano l’intera spiaggia fino all’ Hilton Saunton Sands e quello che si dicevano
emerge dal Diario Segreto del 2043 –2046 e dal “Messia Limitato”.

Nel Diario Segreto mio padre chiede a Mosul di parlargli dell’essere algoso intravisto nella Baia dei Ciottoli Bianchi che gli ha mollato un uppercut da sballo.
Amin conferma ripetutamente di non conoscerlo, ma afferma che gli accadono cose strane che non riesce a spiegare.
Mio padre incalza e chiede: “Che tipo di cose arcane accadono?”.
L’Anticristo spiega che gli è concesso di vedere lo “spirito” di coloro che muoiono nel momento del trapasso. E fa capire che, secondo lui, prima del nulla c’è un stadio intermedio, un Bardo, ove la coscienza confusamente gravita.
Dice che l’egoità, l’individualità svanisce dopo pochi giorni, se di giorni si può parlare, perché è impossibile definire i tempi stravolti dalla morte. Amin Mosul afferma – umilmente e quasi vergognandosi – che può vedere energie ectoplastiche che fuoriescono dai corpi.
Mio padre allora chiede: “C’è, dunque, il nulla dopo la morte?”
E si sviluppa, secondo il diario segreto, un concitato dialogo.
“Certo e che altro?”
“Ma quello spirito chi era?”
“Non lo so…”
“E che le ha detto?”
“Ha detto che ero segnato dai tempi”
“E che significa?”
“E lo chiede a me?”
“Ma lei ha un potere particolare?”
“E quale?”
“Vede i morti!”
“Vedo forme di energia che svaniscono….non i morti…”
“E non crede in niente?”
“Assolutamente non in cose ultramondane…”
“E quell’essere muscoso?”
“Quello mi ha sorpreso…ci sto riflettendo…”
“Crede nell’Islam?”
“Mio Dio no…come si fa a credere nelle religioni monoteistiche….quelle sono offensive per la mente liberata…”
“Tutte le religioni monoteiste si stanno eclissando meno l’Islam che si rafforza…”
“Cosa vuole farci? Gli uomini sono una specie irredenta che si trastulla nella menzogna…”
“E i suoi genitori?”
“Cosa posso avere in comune con gente che si bea del massacro? Che gode nello scannare pecore?”
“Nulla?”
“Meno che nulla!”

Sto riflettendoci sopra mentre volo sulla spiaggia di Saunton Sands e sulle dune di Braunton Burrows.
Le nuvole concedono strani giochi di luce. Sembra che scendano raggi di cielo dall’alto.
Le nubi sono penetrate da un bagliore di grande intensità. Le onde sono alte oggi: almeno tre metri. Scuotono la riva. C’è gente che rischia molto con i loro “surfing board PJ”, le correnti spesso uccidono Ieri un Rockwise è caduto a largo di Westword Ho! ma hanno miracolosamente salvato il pilota, un ragazzetto deficiente di Bolton.
Risalgo verso Morte Point, mi avvio verso Mortehoe – tutto morte qui ma “morte” in Sassone significa “corto” – poi plano verso Lee e ritorno ad Ilfracombe. Sta cominciando a piovere e mi sono dimenticato come si atterra. Alla fine plano disarmonicamente vicino alle torri del centro. Sono fradicio e il coccò che mi sgancia le cinghie mi chiede se sono bagnato. “Obviously!” rispondo, incattivito.
Torno a casa e attivo il Co – worker Jason, il robot che mi fa tutto. Tra un’ora tiro fuori Marlene, la bambola robotica, e mi faccio una scopata da sballo. E che altro posso fare? Dove le trovo io le coccò alla Betty Pomeroy e alla Sherry Watts? E poi queste bambole robotiche a letto sono una meraviglia. Adoro Marlene. E le bambole non rompono le scatole chiedendoti quello che provi ogni sessanta secondi. Prima però accendo il web della Ideo e ascolto quello che mi manda a dire Tiziana. Poi apro il Deskpot con lo schermo a cristalli liquidi e detto le mie impressioni del giorno: questa miseria che scrivo. Mi manca quella troia modenese di Tiziana. Se sapesse che mi spupazzo Marlene le prenderebbe un colpo. Ma occhio che non vede….ma si hanno ragione le lesbiche: il maschio latino, dai tempi dei tempi, fa proprio schifo.

*****

Tra le arcaiche carte stampate di mio padre emergono cose ilari.
Trovo una lettera di mio nonno datata 22 Novembre 2002.
Il vecchio Bartolo è incazzato nero con l’Italietta berluscoide.
Leggere queste cose, il 7 ottobre del 2048, fa un certo senso e fa riflettere su quello che accadde negli anni che seguirono. Mio nonno sputa veleno sulle genuflessioni e i baciamano dei politici davanti al papa. Spiega, nella e-mail, che D’Alema lo hanno dovuto legare come Ulisse con le sirene per non farlo finire a pecoroni davanti a Giovanni Paolo II; e continua dicendo: “capisco tutte le piroette degli ex democristiani, ma lo spettacolo indecoroso dei laici boccheggianti davanti al patriota polacco che incita alle nascite incontrollate degli umanoidi che devastano il pianeta affamato, è semplicemente grottesco.” E giù bordate di fiamma contro il povero Gorbaciov.
Il pezzo comico è l’analisi della condanna di Andreotti. Il vecchio Bartolo paragona Andreotti ad Enrico II e Pecorelli a Thomas Becket. Un Pecorelli ricattatore, ma senza la moralità acquisita, nella sua transizione da Cancelliere a prelato, dall’arcivescovo di Canterbury.
Andreotti invita i suoi scherani a far secco il giornalista?
Mormora come il plantageneta: “Chi mi libererà da quel “troublesome priest”?.
Enrico II non dice ai suoi rozzi baroni normanni: “andate ad accopparmi quel “son of a bitch”!”
dice, vagamente, ed en passant, chi mi leverà dalle palle quel fottuto prete che mi crea guai a non finire. E’ il 1170: quattro baroni partono, credendo di aver compreso l’ingiunzione reale, e massacrano Becket a Canterbury. Nel 1174 Enrico farà ammenda autoflagellandosi davanti ai frati neri. Bartolo pensa che Andreotti dica ai Salvo: “ma chi mi leverà dai coglioni quel figlio di una zoccola che rischia di affossarci tutti con la lista degli assegni e con le scartoffie sul caso Moro che sta pubblicando?” I Salvo, deferenti, ascoltano e informano chi devono.
E qualcuno accoppa Pecorelli: è il 20 marzo 1979.
Il 6 aprile del 1993 Buscetta accusa Andreotti di essere il mandante dell’omicidio e la furia mediatica si scatena: Belzebù brucia nell’inferno dei sospetti.
Il 24 settembre, dopo un processo durato ben 162 sedute, Andreotti è assolto.
Ma nel 17 novembre del 2002 è condannato, con una sentenza di secondo grado, insieme a Tato Badalamenti, il capo mafioso che lo adora, a 24 anni di carcere.
Così è andata, dice mio nonno. E non sa ancora che il gobbo verrà nuovamente assolto.
E che fa il mondo politico, inclusi i DS, che Bartolo profondamente disprezza?
Comincia la cantilena ignominiosa sulla giustizia incomprensibile.
E che fa Belzebù?
Ci propina le mielose pippate sulle aspirine donate a Pecorelli.
In soldoni: fa la Vispa Teresa, mentre l’altra vittima delle toghe rosse tuona dall’alto del suo scranno presidenzale contro la giustizia corrotta e stalinista che vuole chiudere il suo scherano Previti in gattabuia.
E Buscetta?
Per mio nonno, Tommasone è oro colato, come d’altra parte l’Ariosto, la testimone chiave del processo contro Previti e i corruttori del “porto delle nebbie”.
Mio nonno chiude la lettera spiegando che si è sbellicato dalle risate quando ha letto quello che diceva Dell’Utri su Socrate. Si paragona al filosofo ateniese il reprobo siculo.
La sfacciataggine odiosa della nomenclatura della Seconda Repubblica – conclude Bartolo- ma che aspettarsi da una classe politica eletta da un popolo che non batte ciglio davanti all’oscena ecatombe degli uccelli migratori.
E questo è il popolo di Pippo Baudo che segue Milingo e l’infelice Coreana, Maria Sung con avidità deplorevole. Bortolo detesta le donne – edera e spara una tremenda pippata contro Milingo e la sua moglie abbandonata.
Ilare il vecchio Polpotta: sempre un piacere leggerlo.

Dopo aver letto la lettera, sono partito alla volta di Westword Ho!. Un nome più strano del mio.
Come se Urbino si chiamasse Urbino Ah! Ho ripreso in affitto il Solotrek XKY e sono volato dal porticciolo di Ilfracombe. Sono proprio una frana, ho seguito la costa: Brandy Cove, l’elegiaca bellezza da Flat Point e Lee Bay, sono passato su Bull Point e mi sono distratto e per poco non mi sono sfracellato sulle rocce di Rockham Bay. Tremante sono planato a Barricane Beach, e dopo venti minuti, sono ripartito verso Woolacombe. Ho attraversato la grande spiaggia, ho evitato Baggy Point e ho tirato dritto verso Saunton. Sono volato lungo la grande spiaggia battuta dalle onde verso Zulu Bank e dopo aver attraversato il fiume Taw, sono planato verso Westward Ho!

Sono atterrato in un posto chiamato Underborough, vicino ad un Golf Club e dopo aver parcheggiato il Solotrek XKY, ho affittato un monopattino di carbonio ed alluminio e mi sono diretto a Beach Road. Arrivato, ho bussato alla porta di cristallo infrangente di una casa ed è apparsa la figura segaligna e consunta di Betty Pomeroy
Ho detto: “Sono Willy, il figlio di Erminio.”
La coccò è quasi svenuta.
Ho detto ridendo: “Non sapevo che facevo quest’effetto alle donne!”
Betty si è ripresa, mi ha abbracciato e a cominciato a piangere.
“I am very emotional” ha ripetuto.
L’ho stretta tra le braccia.
“Tu non mi odi vero?” Mi ha chiesto.
Ho risposto: “But what a silly idea!”
Il tempo ha fatto sfiorire la bellezza di Betty: che grande tristezza!
Ci siamo seduti nella sala da pranzo piena di cimeli polpottiani.
Erminio sorrideva da una mensola sotto l’ingrandimento di una diapositiva de “Lo Stupro di Lucrezia” di Guido Cagnacci.

Sono entrato nello studio luminoso e ho trovato nugoli di mosche morte. Erano tutte in un angolo della stanza. Ho pensato ad una poesia del poeta giapponese Issa che dice qualcosa come “non disturbare le zampine della mosca che vibrano”. Povere mosche erano entrate nello studio per salvarsi con l’ultimo sole ed erano morte per il gelo della notte. Le ho raccolte e deposte nel giardino. Mentre raccoglievo i rigidi insetti ho visto su un antico tavolo di noce un’agenda computer della Compaq – 3000, l’ho accesa e sono apparse note scritte a mano con una matita.
Mio padre, mentre scriveva il Diario Segreto, che terminerà forzatamente il 21 luglio, prima del fatidico 28 luglio del 2046, stava vergando alcune note per un futuro libro sulla follia religiosa.
La prima nota riporta la storia dei monaci giapponesi che raggiungono l’illuminazione lasciandosi morire essiccati: la mummificazione inizia mentre sono ancora vivi, e li trasforma lentamente in icone viventi che saranno venerate nei templi Shingon.
La seconda nota descrive la storia di una setta bizzarra, e bonaria, una misteriosa associazione chiamata “Panacea Society” attiva nella città di Bedford. I seguaci attendono l’avvento del Messia, che dovrebbe giungere all’ormai prossima fine dei tempi, e gli hanno preparato una casa al numero 18 di Albany Road. In quella abitazione, momentaneamente affittata a gente ignara, abiterà il Cristo Gesù prima dell’Apocalisse finale. Quello che colpisce particolarmente mio padre è la storia della profetessa che attende nel suo vetusto grembo il Messia ed è resa gravida, in età avanzata, dallo Spirito Santo. Ma l’autopsia, dopo la sua morte rivelerà la natura isterica della gravidanza. La gestazione nervosa che l’ha portata alla morte, getta i suoi seguaci nello scompiglio. Ma, come nel caso dell’apostasia di Sabbatai Zevi, i credenti si adeguano sempre alle nuove realtà.
Mio padre scrive che l’auto inganno è la recondita natura dell’uomo.

Comincio a leggere la prima storia che trovo affascinante.
Monaci buddisti, della setta Shingon, si preparano ad un’immolazione vivente attraverso una dieta di corteccia e d’aghi di pino per diventare autentiche statue viventi di santi.
Cos’è lo Shingon?
Lo Shingon è una variazione del Buddismo giapponese del periodo Heian (794 – 1185) importato dal monaco Kǔkai dalla Cina, una forma di tantrismo con connotati induisti, confuciani e taoisti. Un credo eclettico che assorbe schegge dello Shintoismo. Il luogo ove germoglia il nuovo credo è il monastero di Koya, lontano dal fragore del mondo.
Dove sono questi monaci mummificati?
Due sono nel tempio Dainichiro nel nord del Giappone, presso Sekata, un’altro nel tempio Kaikon.
Ermino scrive: siamo davanti ad un fatto eccezionale, se gli egiziani mummificavano i morti espurgando gli organi interni, i buddisti non li estraevano, si mummificavano ancora in vita seguendo una dieta paurosa ed una rigida regola che portava all’immolazione del corpo. I monaci eseguivano pratiche di negazione del mondo così disumane che avrebbero fatto impallidire anche gli anacoreti della Tebaide. Il periodo? Una delle mummie risale al 1796. I fedeli – che non praticano più l’arte della mummificazione perché vietata dalla legge – raccontano di aver l’impressione che il santo mummificato sia presente nel tempio e li guardi, dall’alto dell’altare, avvolto nel suo agglomerato cadaverico fatto di ossa tarlate e brandelli di pelle. Le mummie sono rivestite di stupendi paramenti che vengono cambiati ogni dodici anni; dopo il ricambio degli abiti i vecchi drappi vengono tagliuzzati e trasformati in sacre reliquie. Gli scienziati giapponesi hanno cominciato a studiare seriamente il fenomeno della mummificazione nel 1960. Mio padre è affascinato dalla storia di Tetsamuncai che, costretto a difendersi da due samurai ubriachi li uccide e fugge sulle montagne; e, come un novello Oreste braccato dalle furie, raggiunge un tempio e decide di punirsi, per gli omicidi, sottoponendo il proprio corpo allo strazio purificatore ideato dal saggio Kǔkai. Tetsamuncai è così risoluto a raggiungere l’illuminazione che quando incontra una prostituta nel tempio, per non soccombere alla tentazione, si taglia – come Origene – i testicoli e li depone tra le mani della donna sbalordita. Insomma – scrive Erminio – siamo davanti a monaci che avviliscono paurosamente il proprio corpo per raggiungere l’illuminazione e aprirsi al trascendente.
Tetsamuncai, dopo spaventose prove, si fa rinchiudere in una tomba e diventa un morto vivente.
Nella cella – tomba fa tintinnare, una volta al giorno, un campanello per far capire ai monaci di essere ancora vivo. Quando muore, dopo 14 giorni di digiuno e meditazione, viene lasciato nella tomba per 1000 giorni; e quando la cella – sepolcro è scoperchiata, i monaci, lo trovano mummificato, senza alcun segno di decomposizione, pronto per essere collocato su un altare come una sacra icona.
Tetsamuncai ha insegnato che tutti coloro che si mummificano aiuteranno il Buddha Maitreya quando, come il Cristo del Secondo Avvento, giungerà prima della fine del mondo.

La seconda storia riguarda un gruppo di eccentrici inglesi che vivono nella città di Bedford – situata a nord di Londra tra Cambridge ed Oxford – che, secondo i “Panacei”, è il luogo, ove era situato il Giardino dell’Eden. L’area intorno a Bedford sarà risparmiata dalla furia apocalittica quando il Signore ordinerà l’apertura dei sette sigilli.
Un giorno una distinta signora della borghesia inglese, Mabel Barltrop, legge le profezie di Joanna Southcott, una veggente, e ne rimane a tal punto impressionata che decide di creare una nuova religione, basata sui detti e sulle ingiunzioni della santa donna. Poco dopo comincia anche lei a profetizzare, sceglie un nuovo nome: Ottavia, e raccoglie intorno a sé dodici seguaci. Tutte donne.
Un gruppo di borghesi benestanti accetta le intuizioni mistiche della nuova profetessa e forma la “Panacea Society”, basandosi sui suoi scritti, e quelli di Joanna, destinati a salvare il mondo.
La società è un gruppo esoterico, quasi monastico, con un patrimonio, valutato, all’inizio del secolo, a circa 30 milioni di sterline. Lo scopo della Società è creare una nuova Gerusalemme in Inghilterra.
Gli eletti diventeranno immortali ma, nel frattempo, Ottavia rischia grosso: Satana vuole divorarla e non gli permette di muoversi oltre 77 passi da casa sua. Il demonio odia gli illuminati di Bedford e detesta la santa grafomane e i suoi 16 volumi di scritti.
Ma chi è la veggente che ispira Mabel?
La Southcott, come Giovanna D’arco, ha una voce che assiduamente le parla: Joanna riporta tutto quello che la voce dice. L’ultraterreno mormorare si concretizza in 65 volumi di metafisiche esternazioni che includono il famoso “Dibattito di una Donna con i Poteri delle Tenebre.”
Nel 1814 scoppia il finimondo: la veggente, annuncia che il Messia nascerà dal suo grembo incontaminato. La profetessa, vergine come Maria e vecchia come Anna, immagina di essere la donna dell’Apocalisse ammantata di sole. La furia mediatica del tempo la travolge propinandole un flusso di devastanti vignette alla Hogarth. Un coro pauroso di risa accoglie le dichiarazioni della santa.
La gravidanza isterica non aiuta: il bambino non nasce; ma per i Panacei viene alla luce in forma eterea, invisibile, per raggiungere il trono del Signore e reincarnarsi, più tardi, in Ottavia, che diventerà, allo stesso tempo, figlia di Dio e sorella di Gesù. Durante la gestazione nervosa la profetessa dice ai seguaci che, apparentemente, potrebbe morire: in tal caso, spiega, risusciterà dopo tre giorni, come il Nazareno. Importante é tenerla calda a letto. Joanna muore e i Panacei, seguendo i santi comandi, riscaldano il cadavere con bottiglie d’acqua calda.
Risultato? Un odore mefitico di putrefazione si leva nella stanza: in breve tempo la veggente diventa nerastra. E’ necessaria un’autopsia: i medici frugano nel grembo ma non trovano nulla: la gestazione risulta isterica. La profetessa ha lasciato una scatola con le sue profezie e ha ingiunto che sia aperta davanti a 24 vescovi della Chiesa anglicana. Informati, i prelati, si defilano. Roba da manicomio, dicono, roba da camicia di forza e i Panacei ci rimangono male. Ottavia muore nel 1934 e vola verso il pianeta Urano, dove i defunti panacei la raggiungeranno: in quel lontano pianeta rimarranno in attesa della futura Parusia per poi, planare su Bedford.
Domanda da un milione di eurodollari?
Nella futura casa del Messia occorre un bagno?
Se il Messia ha un corpo celeste, si lava? Defeca? Si pulisce i denti?
Nessuno lo sa.
Tanto vale mettercelo il bidet, al numero 18 di Albany Road: non si sa mai….

2 Il Perizoma d’erminio Polpotta

Chi è Guido Cagnacci?

Guido è un pittore nato a Santarcangelo di Romagna nel 1601; ed è probabilmente un autodidatta. Alcuni dicono che abbia lavorato dal 1618 al 1621 a Bologna nella bottega di Guido Reni e poi, nel 1622, in quella del Guercino. Nel 1628, Cagnacci cerca di eclissarsi con Teodora Stivavi, una ricca vedova, e dopo la fuga viene bandito dalla città. Nel 1642 vive e lavora a Forlì, nel 1646 a Cesena, nel 1647 a Faenza, poi è a Venezia. Invitato da Leopoldo I, dipinge per l’Imperatore a Vienna.
Nel 1663 tira le cuoia dopo una vita romanzesca ed è da molti considerato tra i più geniali artisti del Seicento.

Perché Betty Charlotte Pomeroy ha quella strana riproduzione de “Lo Stupro di Lucrezia”, appesa ad una parete della sala da pranzo?

Perché Charlotte sembra Lucrezia nel fiore degli anni, ed Erminio assomiglia moltissimo all’uomo con il pugnale. Non solo, spiega Madame Pomeroy, il vecchio che appare in fondo alla scena nel quadro ed osserva lo stupro, è simile a Bartolo Polpotta, il padre leninista di Erminio che incornava a non finire la povera moglie, Concetta Bisunti in Polpotta detta “Edera”.
Le rassomiglianze sono una cosa misteriosa e inspiegabile.

“E sai…” mi chiede “perché Erminio ha un pugnale puntato contro di me?”
“Non so….” Rispondo incuriosito.
“Vuoi vedere il pugnale?” Mi chiede.
“Please…I’m curious…” dico.
“Eccolo!” Urla e mi rifila una scatola di cartone con un centinaio di documenti e un Blue -Ray
“Il Blue -Ray è il pugnale!” Mi spiega “guarda questo Blue -Ray e capirai chi è tuo padre. Leggi tutto e osserva. Nella vita di tuo padre non c’è solo luce, ma anche una gran zona d’ombra.”

Devo dire che detesto le menate, ma la gelosia da catasto mi fa sbellicare dal ridere.
Non riesco a prendere il sesso e gli amori molto seriamente: per me scopare è un gioco.
Null’altro.
Betty mi spiega che quel Blue – Ray è il pugnale che l’ha trafitta. Dopo la morte di mio padre l’ha scoperto in un armadio. Orrore! mi dice: c’è tuo padre che si pompa la Sherry Watts moglie di quel gran cornuto di Percy Prickfield, lo stagnaro. “Ecco” precisa “io me ne stavo qui innamorata fradicia a curarlo e lui filmava quella gran troia mentre la sifonava e lei lo succhiava
Mi ha distrutto quel fetente. Ha distrutto una vita passata insieme. Mi ha umiliato. E la Watts, quella gran mignotta, rivendica gli amplessi. Dice a tutti: Ermino amava me non quella sbrindellata di Ilfracombe. Che sarei io. Amava lei? But get fucked… fucking old whore!”
Devo dire che ho trovato la cosa ilare e sono volato a casa mortalmente incuriosito.
Ho infilato il Blue -Ray nel sistema e ho detto a Johnny Boy di farmi vedere le immagini.

Chi è Johnny boy?
Johnny boy è il sistema integrato della Samsung Far East che utilizzava mio padre e che collega tutto. Mette in relazione tra loro il Compuvox, il Co – worker Jason – il decodificatore dei “device” digitali di casa e cucina-, la TV di cento pollici a schermi liquidi, il lettore dei Blue – Ray 050, la video camera, l’Home Theather. Johnny controlla tutto, apre la porta di casa riconoscendo il timbro della voce, accende e spegne polaroid digitali, foto drin, play-telefono, palmari, agende computer, media player, retroproiettori e anche il computer con monitor per giocare a tennis. Basta che dico: fai questo e lui lo fa. Delle volte penso che sia un’intelligenza disincarnata che presiede su tutte le cose della casa. In certi casi si ribella e chiede: “Are you sure dear that I should close the curtains?”. Insomma mette in dubbio le mie scelte. A volte ho l’impressione che stia sviluppando una coscienza propria. Ma mentre gli androidi sono qualcosa di tangibile, Johnny boy è un’intelligenza diffusa, invisibile, dominante che sovrasta tutti gli oggetti.

Oddio…è apparso papà cum vinculi et perizoma! Che sbraco!
Sherry Watts, una donna bionda e cicciottella con i capelli tagliati a caschetto, l’ha incatenato e imbavagliato. Ermino comicamente ignudo fa sforzi tremendi per trattenere la pancetta nei confini del lecito. Imbavagliato e bendato, fa la parte del prigioniero romano sottoposto alle sevizie lussuriose di una principessa barbara, che con un’aria da mignotta all’ultimo stadio del declino, si sta leccando le proprie tette con infinita lussuria! Da morire dal ridere!
Sherry, dopo una serie di comiche smancerie, s’inginocchia pesantemente, quasi perdendo l’equilibrio, e tacchete! si pappa, attraverso il perizoma di cuoio bucato, il pippo eretto di Erminio Polpotta. E gli da giù con gran vigore! Bisogna ammetterlo!
L’orrore, l’orrore! mormora Betty Charlotte, e allora il pugnale spianato su Lucrezia diviene il
Blue -Ray, mio padre diventa il sicario e mio nonno il perfido Jago che incoraggia e spinge all’atto peccaminoso.
Da pisciarsi dal ridere: l’eroe difensore dell’Anticristo, in perizoma di cuoio nero cum pancetta, è violentato da una tardona inglese, mentre la sua amante crolla svenuta dal dolore.
Roba da Maria Sung e Milingo! Una milingata da catasto!!!!
Ma si facciamo proprio schifo, aveva ragione la nipote di Mussolini, la gloriosa parlamentare di AN, quando diceva, negli anni 2000, che noi italiani la fica l’abbiamo nel centro della fronte!
Ma non è finita. Le immagini scorrono mentre mi asciugo gli occhi dal gran ridere.
Ora è mio padre, “cum flagello”, che indossa una corazza romana e si solleva verso la cellulite di Sherry ed inveisce con il flagello. Madame Watts penzola da un uncino di una trave di legno del soffitto e dondola mentre Erminio la scudiscia senza pietà colpendo culo e schiena. Sherry si morde il labbro per la goduria e per il dolore. Poi implora. Sembra un porno girato in un infimo bordello guatemalteco.
Immagino Lady Picombe che osserva la scena in lacrime mormorando: “Son of a bitch!”.
Quando Sherry è conciata per le feste, papà sgancia la catena e la fa crollare e inginocchiare.
Madame Watts è scossa per i colpi ricevuti ma sorride ammaliata, affascinata dalla brutalità del centurione, e comincia a papparsi il salsicciotto.
Ma che sbraco! Certo penetrare nella mente irredenta di un anziano italiota è ilare.
Alla fine la “fellatio” si conclude con un sudato amplesso alla “pecorina cum tiro capelli”.
Non me lo immaginavo così Erminio Polpotta: il cantore dell’Anticristo è un porcone!
Una scoperta da sogno! Se il nano malefico, Gunther Bucalosso, mettesse le mani su questo
Blue -Ray diventerebbe miliardario in due ore. Ogni volta che viene qui, fruga ovunque, il maledetto, per trovare documenti da rivendere.
Insomma Erminio Polpotta con quella pompata imperiale ha distrutto, dopo la sua morte, un rapporto che aveva resistito nel tempo. E sorrideva dalla mensola, il defunto, come per dire, ma che sarà mai una scopata?
E intravedo, tra le larve del tenebroso Ade, Bortolo Polpotta mentre si contorce dal gran ridere.
Lui che si era fottuto tutte le gattare animaliste di Modena e dintorni, facendo piangere nonna Amelia Bisunti detta “Edera”.
Bortolo diceva che le gattare non reggono alla compassione e se sono toccate dalla misericordia si concedono con facilità.
E lui era famoso per la compassione verso gli animali, al punto che quando andava a Riccione ed entrava in acqua gli amici gli gridavano: “Bortolo, attento a non schiacciare i pesci!”
Finì come finì, ma di questo parleremo in seguito.
Rimessomi dall’ilare sorpresa dell’imperatore e la schiava Budicca ho cercato tra le scartoffie nella scatola e, incredibilmente, è apparso un documento inedito sulla clonazione del Gesù di Quimper.

*****

Cosa colpisce mio padre così intensamente e lo fa entusiasmare per Amin Mosul?
Erminio nota nel giovane una struggente compassione. Una divorante misericordia verso l’animato e l’inanimato. In quei giorni lontani del 2041, l’Anticristo ed Ermino Polpotta si conoscono a fondo.
Mio padre ascolta con un profondo senso d’orrore la storia delle brutalità del padre di Mosul verso gli animali che scanna. E immagina il piccolo tremante per il terrore, che guarda il vecchio musulmano mentre tira la capra per una zampa per poi sgozzarla. La capra lo segue docile camminando in equilibrio su due zampe come un cagnolino. Il piccolo non riesce a dimenticare gli occhi pietosi di quelle capre macellate. Ora ad Ilfracombe, finalmente libero di esprimere ciò che sente, le abbraccia teneramente sussurrandole parole di conforto. E loro, che sempre fuggono dagli uomini, gli si avvicinano misteriosamente impavide.
E’ l’orrore del sangue versato dal padre che scatena la rivolta del piccolo Mosul verso Dio; l’Anticristo pensa: se quella è la sua parola allora la sua parola è falsa.
Mio padre riflette: se qualcosa simile a un tritone si genuflette davanti a questo giovane, allora qualcosa d’arcano incombe dall’Oltre.
Cos’è l’Oltre? Si chiede Erminio. Ma a questo si può rispondere come fece il Sor Pomata quando fu centrato in testa da una cagata di un piccione: “Boh!”
Lo scannamento delle bestie innocenti crea in Amin un senso di vuoto e lo getta in una cupa disperazione. Lo fa sentire profondamente inutile perché impotente.
Sente in cuor suo quello che mio nonno, Bortolo Polpotta e i suoi amici hanno sempre provato: lo scoramento dell’impotenza. La miserrima condizione dell’essere compassionevole sovrastato dal male.
Mio nonno Bortolo ebbe la vita bruciata dall’impotenza e fece – fino alla decisione fatale di impallinare i cacciatori – quello che tutti gli animalisti del tempo facevano: pugnette mentali, chiacchiericcio inane con innumerevoli e – mail, e opere compassionevoli, certo degne di lode, che limitavano il male ma non ponevano l’ascia alle radici.

Mosul è distrutto dalla sua impotenza. Sogna disperato un mondo migliore.
Ma questo mondo non viene. Il padre lo strascina ad ascoltare le prediche di Wajdi Hamzah Al Ghazzawi, registrate dopo la sua morte. Lo costringe a sorbirsi gli Iman che continuano a pronunciare noiosissime “khutbah” contro l’Europa e i sionisti; e questo dopo che gli Americani hanno abbandonato i luoghi santi e il nuovo Stato palestinese è sorto protetto dagli Usa e dalla Comunità Europea che ha appena assimilato e digerito la Russia.
Gli Iman – malgrado la crescita dell’Islam globale moderato e quello europeo che ormai hanno preso una nuova direzione – continuano imperterriti a menarla sulla distruzione di Israele e la conversione del mondo infedele al Corano di Allah. Mosul ascolta ma non assorbe nulla. Fa come gli ebrei all’epoca delle persecuzioni papaline che, nella chiesa di Sant’Angelo in Peschiera a Roma, si mettevano la cera nelle orecchie per non ascoltare le prediche dei preti cattolici. L’Anticristo osserva e interiorizza tutto, nulla concedendo alle pretese fanatiche di suo padre Seyyed. Suo zio Tarif, un convinto comunista, la pensa differentemente e decide di partire per l’Europa.
Quello che lo fa decidere ad andarsene è l’ennesima “khutbah” sulla giustezza di quello che fecero i Taliban all’inizio del secolo: la distruzione delle statue dei Buddha in Afghanistan che gli Iman ritengono esser stata ordinata da Allah.
Tarif finisce a Barnstable a lavorare nel ristorante Velator di un suo amico e il Wahabismo lo lascia a suo fratello lo scannatore. Il vecchio zio detesta l’ossessiva predicazione verso l’entità sionista e le sparate continue contro le immagini. Tarif ama le rappresentazioni artistiche e vuole andare in Europa per dipingere, é un miscredente che si cela dietro la maschera della fede. Il suo sogno è vedere l’Italia e le opere dei grandi pittori rinascimentali.
Dopo essere partito da Huf Huf sarà raggiunto dal nipote nel 2022, l’anno in cui l’Europa bandisce totalmente la caccia.
Erminio osserva il giovane mentre accarezza le pietre levigate dal mare, mentre raccoglie pezzi di legna piallati dalle onde, mentre benedice piume di uccelli morti depositati dal mare sulla spiaggia della Baia dei Ciottoli Bianchi.
Mosul benedice? Già, benedice senza credere e questo è ciò che affascina mio padre.
E alla domanda: “Benedici in nome di chi?”
Risponde sempre: “In nome di nessuno. Benedico e basta!”
“Ma credi in qualcosa?” Insiste mio padre.
E lui ancora: “Non credo in nulla. E poi se c’è qualcosa è sepolto nel cuore.”
“Ma perché il segno della croce?” Incalza Bortolo.
“Perché è l’unico che conosco, e poi tutto ciò che vive è crocifisso.”

Cosa avvicina il sessantacinquenne Erminio al trentenne Mosul?
La ricerca del “Green Man”.
Dopo che il tritone – chiamiamolo così non conoscendo altre definizioni – gli dona il volto fatiscente
dell’ “Uomo Verde”, Ermino ed Amin Hossein cominciano una lunga indagine.
Iniziano un itinerario alla ricerca del significato dell’immagine che li porta ad attraversare l’Inghilterra e li trascina nel territorio dei mostri che abitano le guglie delle cattedrali, che sono intarsiati negli scranni dei cori e, suggestivamente, sporgono da cornicioni e soffitti.
Intraprendono uno strano viaggio verso gli Hob Gobelin, i Bugaboo, i Gargouille, gli Old Nick, le Hag on the Wall, i Green men, le Misercordie e altri mostri di legno, marmo, arenaria, tufo e pietre varie.

*****

Mio padre, nel “Messia Limitato”, scrive che il Gesù di Quimper viene clonato nell’università americana di Stanford. Ma non è solo Lamberto Ducci di Pontedera che esegue l’intervento.
Il professore, legatissimo alla Destra Europea, è seguito da Mark James Spilberghi, uno scienziato italo americano di Buffalo. Ormai la scienza ha clonato tutto. Tigri estinte, rinoceronti africani, bestioni preistorici. Con la nuova macchina, la Gamma Sicut, si riesce a clonare tutto.
Ducci di Pontedera esegue la clonazione, due anni dopo che nel suo cattolicissimo petto, hanno inserito un nuovo cuore: un Berlin Heart – S11 con una “pompa assiale centrifuga” e, nell’unità toracica, una serie di strumenti tipo alimentatore, batterie, bobine in un marchingegno millimetrico.
In soldoni sonanti: Spilberghi e Ducci, hanno seguito la prassi usuale della clonazione. Prelevato un minuscolo grumo sanguigno dal velo della Veronica, hanno inserito le cellule con il DNA del Nazareno e le hanno fatte maturare in coltura. Hanno poi perforato la zona pellucida della cellula uovo, inserendo un ago per estrarne ed eliminare il globulo polare e il materiale genetico. Dopo aver preso una cellula del cumulo staccata da un’altra cellula uovo, hanno usato nuclei di fibroblasti. Hanno poi inoculato in profondità la cellula del cumulo nella cellula uovo, ma senza materiale genetico. Dopodiché hanno esposto la cellula uovo a una miscela di sostanze che la fanno crescere e la costringono a dividersi, nella Soyfont X – U – 45. Dopo 24 ore la cellula uovo si è scomposta. Il materiale genetico, dopo la divisione, proviene solo dalla cellula cumulo iniettata. Dopo circa 5 giorni si è formata una palla vuota di blastocisti; e nel cuore della palla, la massa cellulare contenente cellule staminali. Hanno quindi aperto le blastocisti e la massa cellulare interna, e l’hanno lasciata crescere in una piastra di coltura perché producesse cellule staminali. Quindi hanno inserito le cellule staminali in una Janus 2.
E dal puro grembo di madre Jeanne Bellarmine è nato il Messia.

Il piccolo viene portato nel Convento della Beata Vergine Brigida di Gesù Morello a Bergara, nei Monti Baschi, e accudito in grande segretezza dalle pie monache lefevriane – pacelliane.
Dal 2011 al 2043 non si sa nulla di Gesù, come non si sa nulla di Amin, l’Anticristo.
Solo dopo i miracoli dell’anno 2043 esplode l’interesse mediatico per i giovani portenti.
Attratto dal mondo e dalla Howell, che conosce durante un talk-show a New York, il Gesù di Quimper è affascinato dalla ricucita Maddalena americana disegnata dal bisturi a laser secondo una composita immagine ispirata ad antiche dive come la Loren e la Bardot.
Il redentore si prende una cotta da sballo per la bionda peccatrice di Baton Rouge, la nuova Hollywood sorta dopo il cataclisma del 2021. Come tutti ricorderete, in quel fatidico anno, gran parte della California si inabissò, come Atlantide, dopo essere stata devastata da uno spaventoso terremoto e sommersa da terrificanti onde anomale. Il mare inghiottì gran parte di quella terra che gli integralisti cristiani avevano definito la nuova Sodoma e Gomorra.
Sorprendendo il mondo pacelliano che lo aveva amorosamente allevato e preservato dal potere malvagio del secolo, il Gesù di Quimper, dopo un viaggio in America, acclamato da masse oceaniche, nel pieno di un grande revival del cristianesimo, decide di esplorare la vita segreta della sua nuova Maddalena. Lo scandalo che segue e che travolge la nuova Chiesa lo conosciamo tutti ed è inutile dilungarsi sul tema.
Chiuso nella villa fortificata della Howell, il Messia, del tutto disinteressato agli scandali, trascorre il tempo ad ascoltare, dal nuovo Fox Terrier – Sony la musica del primo rock rielaborata secondo nuove, originalissime tecniche. Con il nuovo Sony, infatti, è sufficiente premere il pulsante rosso, a sinistra del commando di cristallo verde, per proiettare un fascio di luce ipersonico che fa apparire i sosia dei grandi cantanti del passato. Le casse ipersoniche sono contenute in un minuscolo marchingegno dal quale saltano fuori immagini e suoni. E’ grandioso poter ascoltare Elvis Presley in “ Treat me nice” e vedere ballare il suo sosia a due metri da voi.
E Gesù, dopo essere andato scompostamente su e giù sulla Howell, si gode, sbracato su una poltrona ad acqua, Little Richard che canta “Tutti Frutti” agitandosi come un ossesso.
Anche il redentore delle masse neocristianizzate balla come un pazzo al ritmo del Rock n’roll.
Il Messia, estasiato, ascolta tutti i cantanti di una remota epoca: Roy Orbison, The Platters, Elvis Presley, Cliff Richard, The Shadows, The Animals, The Everly Brothers, Fats Domino, Marvin Gaye, Chubby Checker, Bill Haley, Jerry Lee Lewis, Buddy Holly.
Li ascolta tutti e balla con immenso piacere.

*****

E il Velo della Veronica con il grumo sanguigno?
Anche su questo dopo un anno dalla morte di mio padre, sono emerse eccezionali novità.
Chi è la Veronica?
Erminio risponde: un personaggio della mitologia cristiana basato su un fondamento di verità.
Cosa dice la mitologia cristiana del velo della Veronica?
Una notizia sorprendente viene da Manoppello, un piccolo paese dell’Abruzzo ai piedi della Majella. Proprio qui, dimenticata da 400 anni, si trova la Veronica, il velo su cui sarebbe rimasto impresso il volto di Gesù Cristo e che si trovava una volta in San Pietro a Roma; la mitologia cattolica spiega che si tratta di un’antica leggenda, riportata dagli apocrifi Atti di Pilato (sec. VI).
E che dicono gli Atti di Pilato?
Dicono che “la pia donna, che asciugò il volto di Cristo lungo il tragitto verso il Calvario, recatasi a Roma, lasciò la sacra Reliquia a San Clemente.”
Le fonti cristiane narrano che “la Veronica, nome che indica sia il panno che la protagonista dell’evento miracoloso (e che è la deformazione lessicale di vera icona – vera immagine con cui nell’alto Medioevo s’indicavano le acheropite di Cristo), divenne, con il primo Giubileo del 1300, una delle Mirabilia urbis che i pellegrini visitavano in San Pietro.”
E spiegano che il Velo “sottilissimo reca impresso su ambedue i lati un Volto incorniciato dai capelli, asperso di sangue, ma di persona viva e con gli occhi aperti” e che “ della Veronica romana, divenuta celebre in tutta la Cristianità, si perdono le tracce dopo il Giubileo del 1600, proprio quando si diffonde la storia del Volto Santo di Manoppello.”
L’immaginazione si sbizzarrisce come un focoso destriero: per alcuni la Veronica era la donna che appare in Matteo 9:20. “Kai idou kunè aimorrousa dodeka ete….” la donna che aveva un’emorragia, una perdita di sangue da12 anni. In ducati sonanti per i miscredenti: la donna che sanguina – secondo frammenti della tradizione mitologica cristiana – è la stessa che asciugò compassionevolmente il volto di Gesù, imprimendo la sacra immagine sul velo.
Alcuni affermano che con quel velo, la Veronica, curò l’imperatore Tiberio: un’eventualità improbabile. La leggenda sostiene che quando la santa donna morì lasciò il velo a Papa Clemente.

Chi è Papa Clemente?
Nella successione papale è il terzo pontefice. E’ quello della lettera, scritta in greco, alla Chiesa di Corinto nella quale “ordina di reintegrare nelle loro funzioni” alcuni prelati “rimossi da fautori di disordini”, cioè da preti rivoluzionari, magari con tendenze gnostiche. Roma comincia a prendere decisioni per la cristianità e ordina “imperativamente” (proprio così scrive) il reintegro.
Ipse dixit e basta! Clemente è il papa che comincia la tiritera nefasta del primato di Roma sulla Chiesa.
Con lui la leggenda si scatena: é ordinato da San Pietro in persona; è il figlio di Flavio Clemente martirizzato per ordine di Domiziano; è il papa deportato in Crimea ed affogato incatenato ad un’ancora.
Durante il suo pontificato il discepolo prediletto di Gesù, Giovanni, era ancora vivo a Patmos, visitato da cavalieri apocalittici e da meretrici iperuraniche, ma la cristianità germogliante guardava verso Clemente e non verso di lui.
La leggenda c’informa che il terzo papa custodì amorevolmente il velo santo a San Pietro dove si trova ancora oggi.
Alcuni sostengono che il nome di Veronica derivi da “Vera Imago”, da “Vera Icona”.
I francesi, però, narrano un’altra storia: affermano che la pia donna era la moglie di Zaccheo, che, dopo la morte di Gesù, diventò eremita ed evangelizzò il Sud della Francia.

Chi è Zaccheo?
Zaccheo è il pubblicano minuto che si arrampica su un albero per vedere Gesù (in Luca 19, 1-10)
e poi lo segue diventando suo seguace.
E’ il nano che il Redentore vede oscillare, come una scimmia, da un ramo di sicomoro e gli dice qualcosa come: ma che fai lassù? Fai la bertuccia? Sbrigati a scendere che stasera ci facciamo un piatto di spaghetti all’aglio, olio e peperoncino a casa tua. E il pubblicano, come un piccolo Tarzan, si precipita giù dall’albero appeso ad una liana. E quando i discepoli spiegano al Messia che mangiare con un peccatore non è cosa edificante, Zaccheo risponde loro qualcosa come: se ho fregato dei soldi a qualche povero disgraziato gli restituirò quattro volte tanto. E Gesù gli annuncia redenzione e paradiso.
La fantasia continua il galoppo selvaggio: Veronica diventa una principessa di Edessa e più tardi la consorte di un ufficiale Gallo Romano.
Lentamente un’altra storia emerge dalle brume del tempo: Veronica era Marta, la sorella di Lazzaro il risorto, che dopo l’evento miracoloso, dopo aver asciugato il volto del Cristo Gesù, preservò il velo santo a Gerusalemme.
Il Velo Santo emerge dal nascondimento nel 1099 ed è portato da Gerusalemme in Italia, da Guy de Nuitville della casata normanna di Aversa e Capua, quella di Rainulf II Trincanocte.
La prima crociata è appena terminata, Gerusalemme è stata conquistata il 15 luglio 1099, dopo cinque settimane d’assedio. I crociati hanno, cristianamente, infierito sulla popolazione e dopo avere eletto Goffredo di Buglione “Difensore del Santo Sepolcro” si sono spartiti i territori creando feudi.
Nello stesso anno, Guy scopre il velo nel territorio di Edessa in casa di cristiani e lo porta in Italia, a Capua, nel 1102, per ordine di Boemondo di Taranto.

Chi racconta tutto questo?
La fonte è Goffredo Malaterra, un monaco benedettino di origine normanna vissuto nei monasteri di Santa Eufemia e Santa Agata a Catania. Uno storico agli ordini del Conte Ruggero I, che espone fatti trasmessigli oralmente e che diviene più attendibile dopo il 1060, l’anno nel quale comincia a seguire gli eventi con i propri occhi.
Goffredo narra avvenimenti riguardanti la spedizione bizantina di Roberto il Guiscardo ed episodi concernenti Ruggero in Sicilia. La sua narrazione termina nel 1099.
Nel 2009, l’anno che Cuba diventa di nuovo capitalista, dalle pieghe del manto polveroso del tempo emerge una lettera di Guy riportata da Goffredo Malaterra con la narrazione della scoperta del velo della Veronica, una storia che contraddice l’autenticità del velo conservato a San Pietro.

Il resto è noto: il DNA del frammento osseo del fratello di Gesù, Giacomo, trovato nell’urna di Gerusalemme, nel 2002, risulta identico al DNA del grumo sanguigno del velo della Veronica.
Gesù, quindi, aveva fratelli e quasi sicuramente il grumo sanguigno appartiene al Redentore.
Inoltre, cosa da non poco conto, la verginità della Madonna traballa paurosamente e diventa problematica.

Ma su Guy e Boemondo ritorneremo.
Perché? Perché Guy, durante la spedizione normanna che mira ad impossessarsi o depredare l’impero bizantino, segue Boemondo e, in quell’incredibile avventura, incontra qualcuno che lo informa che il velo della Veronica è ad Edessa.

Mio padre nel 2005 conclude “Il Fallimento Imperiale” sospende per un anno “Il Golpe di Filippo l’Arabo” cominciato nel 2006, e dopo la rivelazione del Velo di Marta – e non di Veronica –, avvenuta il 3 gennaio del 2009, comincia a scrivere un breve libro di 150 pagine su Boemondo di Taranto e la spedizione bizantina, affascinato dalla figura di Guy de Nuitville e da quella del principe di Antiochia, e lo intitola “La Preda Purpurea”.

Di cosa parla la “Preda Purpurea”?
Il libro descrive il grande fallimento imperiale di Roberto il Guiscardo e del figlio Boemondo:
è il racconto della spedizione normanna contro l’impero bizantino del 1080.
Roberto, dopo la conquista del sud d’Italia, divenendo “de facto” il difensore del papato, decide di azzardarsi in un’avventura che potrebbe rendere il suo nome eterno: la conquista dell’impero d’Oriente. Mio padre, nella “Preda Purpurea” descrive le vicissitudini di Guy de Nuitville inviato al seguito del conte Radulf, che ha il compito di creare le condizioni diplomatiche che giustifichino l’invasione; e segue Guy e il conte mentre la storia dell’Impero si accartoccia tra le solite tempestose usurpazioni, che, stavolta, eccezionalmente, finiscono senza accecamenti, senza mutilazioni e senza sangue.
A Michele VII è subentrato Niceforo III Botaneiates che è, a sua volta, rimpiazzato da Alessio, il padre di Anna Comnena che compone la “Alessiade”, un panegirico filiale, narrando gli eventi di quegli anni. Ermino Polpotta accompagna Guy mentre rientra in Italia con Radulf che, stregato dal fascino del nuovo imperatore Alessio Comneno, tenta, imprudentemente, di convincere Roberto il Guiscardo a desistere dalla spedizione e descrive Guy intimorito per la collerica reazione del gigante normanno, il quale urla come un ossesso che vuole conquistare Bisanzio.
Guiscardo s’incazza come una belva e dice qualcosa che suona così: “Ma come questi sono tramortiti, vacillano dopo la mazzata di Manzicerta come un pugile suonato; Romano IV Diogene ha preso una randellata in fronte da fare inorridire; questi traballano, tentennano, fanno acqua da tutte le parti; hanno perso Bitinia, Isauria e Anatolia, l’impero è un morto che cammina, e noi Normanni che abbiamo conquistato l’Inghilterra e ci siamo bevuti il sud di questo strafottuto paese come un boccale di vino, ce ne stiamo a guardare? Te lo sei scordato, caprone di un conte di merda, quello che hanno combinato Rainulf Drengot, Guglielmo Braccio di Ferro e quel gran fetente di Guglielmo che, ora, tutti chiamano “il Conquistatore”? Si sono tracannati un mondo! Secondo te io che sono il “Dux” di “Apulia” e di “Calabria” mi devo fare intimorire da quattro froci impomatati che appena ci vedono scappano? Ma ti rendi conto che noi vinciamo battaglie combattendo con un cavaliere contro quattro? E tu che dici fetente di un capuano?” Chiede il Guiscardo a Guy che trema di paura “ Non parli? Meglio così… che ti rimando in Normandia a squagliare il ghiaccio con le chiappe. Ma che ci dobbiamo preoccupare di questo Alessio Comneno e di quattro checche greche azzimate quando siamo considerati da tutti il “Terror Mundi”? E via!”
Paonazzo urla mentre Sichelgaita, duchessa di Apulia e sua consorte, una specie di Brumhilde normanna, cerca di calmarlo: “Calmati Coccò caro… che ti prendi un infarto!”
Ma il duce pugliese, imperterrito, continua: “Ma che vuoi che l’impero se lo divori il sultanato Selgiucido? A Manzicerta il sultano ha già assestato un colpo mortale ai bizantini. Se non ci muoviamo noi, il vitello grasso se lo pappano i turchi, e tu torni a raccontarmi panzane su questo nuovo fottuto imperatore? Ma lascia perdere… mi hai fatto incazzare…si va eccome!”
E non ha torto il Biscardo: Bisanzio è stremata. L’impero è circondato: il Regno di Ungheria cresce, la Serbia è indipendente, i Cumani premono, i turchi Selgiucidi guatano la preda purpurea.
I normanni conquistano Apulia e Calabria sconfiggendo i bizantini, e dal 1061 al 1091 conquisteranno anche la Sicilia sottraendola al dominio arabo che durava dall’ 827. Un domino tremendo: i polacchi premono sul principato di Vladimir, che preme sul principato di Kiev, che preme sui Cumani, che premono sugli Alani, che, a loro volta sono stretti tra il sultanato Selgiucide e i Cumani. Il Principato di Novgorod preme su quello di Suzdal, che preme su quello di Smolensk, che preme su quello di Kiev, che preme sui Bulgari del Volga, che premono sui Cumani, che premono sugli Alani, che premono sull’Impero disfacente.
A Nord, in Inghilterra, Guglielmo il Conquistatore sta stabilizzando la conquista dopo la vittoria sui sassoni. Il regno francese è in crescita, il Sacro Romano Impero si estende dal Nord dell’attuale Germania, la Frisia e la Sassonia, sino al Ducato di Spoleto. La Spagna è divisa tra il Regno di Leone e Castiglia, e il califfato di Cordova composto da 1010 piccole entità islamiche sorte dallo sfascio del Califfato omayyade.

Mio padre insegue de Nuitville quando si accoda al Guiscardo che, alla testa di un esercito, composto principalmente da normanni e saraceni raggiunge il figlio Boemondo che ha stabilito una testa di ponte in terra bizantina. Accompagna l’esercito normanno – saraceno a Vallona, Corfù, Butrinto e narra la terribile tempesta che distrugge parte della flotta, e l’apparizione dell’armata navale veneziana, invocata da Alessio Comneno in difesa dell’Impero. Racconta di Niceforo Botaneiates che nel frattempo è stato sepolto in un monastero, e appagato per la sua nuova situazione, informa di trovarsi bene ma di avere un unico problema: quello di non poter mangiare carne. Fa il resoconto dell’apparizione di Alessio alla guida dell’esercito bizantino, il 15 ottobre, e lo strano incontro di Guy con il traditore normanno per antonomasia Roussel di Bailleull, un uomo seducente che salva la propria pelle, ogni volta che tradisce, con il suo incredibile fascino.

Si sa che Roussel di Bailleull nella battaglia di Manzicerta decide di non rischiare i suoi uomini.
Per questo tradisce. Dopo il tradimento seduce Michele VII, recupera il commando e guida una cavalleria normanno – franca che sbaraglia i banditi turchi in Anatolia.
Il pezzo forte di Roussel, che non torna dall’avventura contro i predoni, è la costituzione di un regno infinitesimale – come il regno barbarico del Kurtz di Conrad in “Cuore di Tenebra” -, un’entità anatolica – normanna che non regge all’urto dei turchi selgiucidi.
Alessio, che non è ancora imperatore, ha il compito di rintracciare e catturare il normanno e lo trova. Roussel è divenuto governatore di Amasea dopo aver sedotto la popolazione. Per lui vale il detto degli inglesi : “to charm the birds from the trees”. E’un seduttore nato. Un grandioso ammaliatore. Strega anche Alessio che, però, lo sbatte in gattabuia ma gli dà segretamente del cibo.
Quando Niceforo Botaneiates avanza verso Costantinopoli, il Comneno ripropone l’improponibile e dà a Roussel, più per disperazione che per convinzione, il comando di un reggimento.
Il normanno vince la battaglia, per poi tradire nuovamente e schierarsi con l’usurpatore.
Quando Roussel ammalia Alessio lo mette in guardia della potenza del Guiscardo e prima che il duce pugliese approdi nei territori bizantini gli confida la strategia adeguata per sconfiggerlo.
Alessio lo ripaga narrandogli la storia del velo di Marta. Roussel ha servito il Guiscardo e conosce Guy de Nuitville. Sono amici con una differenza: Guy è leale verso la causa normanna mentre Bailleul se ne fotte di bandiere, imperi e razze. La narrazione a quel punto diviene opaca: Guy incontra, una prima volta, segretamente Roussel che gli accenna la storia del Velo di Marta appresa da Alessio.

Ermino descrive la battaglia della guardia Varangia, composta anche dai sassoni sconfitti da Guglielmo il Conquistatore durante l’invasione de 1066, che odiano mortalmente i normanni e costituiscono la guardia imperiale dell’imperatore. Questi fanno strage, con le grandi asce, della cavalleria normanna per soccombere poi, dopo essersi pericolosamente esposti, agli arcieri del Guiscardo. Narra della terribile Sichelgaita, la Budicca normanna, moglie del Guiscardo, che combatte al fianco del marito e gli propina un nugolo di pargoli. Descrive il rientro di Roberto da Castoria dopo la rivolta nel sud d’Italia, l’arrivo dell’Imperatore Enrico alle porte di Roma e la disperazione di Gregorio VII per il suo ritardo. Riporta la nemesi di Boemondo, dopo le vittorie di Yanina e Arta, che si presenta con la sconfitta di Larissa, nel 1083, e del conseguente liquefarsi, come ghiaccio al sole, dell’esercito normanno a causa delle defezioni causate dall’oro imperiale.
Riferisce della disperazione di Boemondo abbandonato nelle terre dell’impero e ricostruisce il secondo fatidico incontro a Durazzo di Guy con Roussel quando il normanno è istruito su come trovare il luogo esatto ad Edessa ove è conservata la sacra immagine. Dopo il contatto con l’affascinante traditore, Erminio segue Guy che si accoda a Boemondo e a Tancredi, durante la Prima Crociata, e parte alla scoperta del Velo seguendo le indicazioni ricevute. Mio padre conclude il libro con il ritrovamento e la consegna del velo da parte di Nuitville al Cardinale Gilberto di Otranto in Sant’Angelo in Formis a Capua, la chiesa che Desiderio costruì nel 1075, e con il viaggio di Gilberto a Roma e la consegna del velo a Tanchelmo di Canusia in cambio di un gruzzolo d’oro notevole.

Perché?
Lo vedremo più tardi.

Dalla scatola che Betty Charlotte Pomeroy mi consegna per rivelarmi le perversioni segrete e tardo romane di mio padre, tra le scartoffie e le micromemo 031-IMB emerge un’immagine della Veronica. È quella del pittore Hans Memlinc che morì nel 1494. Il fiammingo immagina Veronica come una coccò del suo tempo che mostra, seduta, un volto inverosimile del Cristo Gesù che fa pensare a un’impressione buonista del tempo.
Il Messia appare, nel quadro, come un docile agnello sgozzato e non come il mistico rabbioso che prende a calci gli usurai che contaminano il tempio del padre.
Dietro all’immagine, Erminio Polpotta, ha scritto a penna che la storia non si basa su fonti bibliche e che é una storia riportata solo dal Vangelo di Nicodemo – che conta quanto il due di briscola.
Nicodemo, o chi per lui, racconta che Veronica offrì un fazzoletto al Redentore il quale si asciugò il proprio volto lasciando l’immagine, che appare come un’evidente falsificazione.
Dalla scatola di mio padre affiora anche la nuova immagine, il nuovo velo di Marta, quello che Guy de Nuitville portò con se da Edessa e finì, dopo mille peripezie, nel monastero di Santa Emerenziana a Berga, nella Sierra del Cadì. Il Velo di Marta contiene un’immagine appena delineata, una traccia simile alla Sindone di Torino e null’altro. E l’impronta è chiaramente impressa da macchie di sudore e sangue, e il volto non appare ben delineato.

Il 21 ottobre del 2002 durante una conferenza stampa a Washington organizzata dalla Biblical Archeology Review, uno dei direttori della rivista annuncia che a Gerusalemme è stata ritrovata in una grotta un’urna funeraria di pietra calcarea, a forma trapezoidale, di circa 50 centimetri che risale all’anno 63. Quello che sorprende è un’iscrizione in aramaico che ci informa che l’urna contiene le ossa di Giacomo “figlio di Giuseppe e fratello di Gesù”. André Lemaire è lo specialista chiamato ad identificare il reperto e ci racconta che un collezionista lo aveva acquistato, quindici anni fa, per una cifra oscillante tra i 200 e i 700 dollari, da un commerciante arabo.
Tutto torna: Giacomo fu lapidato come eretico nell’anno 62 e le sue ossa furono deposte nel sepolcro, secondo la tradizione, un anno dopo.
Inizialmente la scoperta viene considerata invalida ma nel 2009, dopo la creazione della Synof –156, che identifica il DNA da tracce infinitesimali di pelle, ossa e sangue, si riscontra che i residui di Giacomo corrispondono al DNA dei grumi sanguigni del Velo di Marta.
In ducati sonanti: il DNA del Velo coincide con quello di Giacomo “fratello di Gesù e figlio di Giuseppe.”

Da quella scoperta nasce tutto lo scombussolamento del secolo: l’Oltre, o chi per lui, comincia sornione e pazzerello a giocare con noi disperati umanoidi.

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Già, l’Oltre gioca sempre con noi. Ma cos’è l’Oltre?

Mi sono sbracato mezzo distrutto sul divano polifunzionale e ho urlato a Johnny Boy, il sistema integrato, di mandarmi qualche immagine dalla BBC WORLD: improvvisamente, si è materializzato il professor Pieter Van Leeuwenhoeck che ha detto cose che mi hanno lasciato sbalordito.
Lo scienziato ha affermato che quello che si supponeva possibile è diventato realtà: la Space -Universal ha costruito una macchina del tempo. Il luminare olandese ha cominciato con un preambolo spiegando che il nostro universo è solo un minuscolo frammento di un sistema infinitamente elaborato e complesso. E che questo sistema, chiamato “Multiuniverso”, già pensato dagli scienziati del secolo precedente, è, in effetti, una realtà dimostrabile con teoremi matematici. Ha spiegato che la visione cosmica, che molti immaginavano eternamente immutabile, è ora un rottame senza valore; e che quelle che erano considerate le eterne leggi della fisica non valgono per tutti gli strati del “Multiuniverso”. In soldoni: quello che vale per l’Atene cosmica non ha valore per la Sparta stellare. Se ad Atene è imperante la legge della casualità non significa che la stessa legge funzioni anche a Sparta o in qualche altro lembo del “Multiuniverso”. Ci sono universi che non hanno legge di gravità ma vivono secondo una legge differente. E ci sono universi senza alcuna legge, che sussistono come aborti. Il professore ha affermato che occorrono condizioni particolarissime per la vita e se le condizioni cosmiche variano anche solo leggermente, la vita non può manifestarsi. Ha spiegato che noi siamo come i vincitori in una grande lotteria universale, siamo come il pensionato di Posillipo che ha vinto un miliardo di Eurodollari al Super Lotto; siamo dunque ciò che si è fortunosamente strutturato e sviluppato nel grembo del puro caso. Le condizioni per la vita sono uniche, rarissime e peculiari, ha detto Van Leeuwenhoeck; gli universi creano spesso pseudo – universi; e i mondi falsi, inautentici sono più numerosi del mondi veri. Insomma la realtà è un “melting pot” ed è probabile che il nostro universo non sia altro che la simulazione di un universo. Poi è arrivato al dunque e ha detto che la macchina del tempo è stata costruita segretamente nel Korforan, in Sudan. In quel luogo segretissimo è stato creato un sistema che rallenta il tempo come se si orbitasse in prossimità della superficie di una stella di neutroni. Da questo stravolgente marchingegno, ha detto Pieter Van Leeuwenhoeck, la vita sulla terra appare come un film muto, enormemente accelerato, di Ridolini o Charlie Chaplin. Insomma la famosa ipotesi dell’astronauta che veleggia ai margini di un buco nero e plana nel passato è diventata una realtà costruita, pezzo per pezzo e teorema per teorema, in laboratorio. L’intuizione di Kurt Godėl basata sulla soluzione delle “equazioni del campo” di Einstein, è risultata valida. In quelle lontane ipotesi s’immaginava un astronauta che, viaggiando in un universo a rotazione, potesse immergersi nel passato; e questo era possibile per gli effetti gravitazionali sulla luce. Godėl fu archiviato tra benevoli sarcasmi, ma ora il professor Van Leeuwenhoeck lo ha resuscitato confermando che, in effetti, questo lembo di “Multiuniverso” sta ruotando e ciò prova, senza ombra di dubbio, che il viaggio nel passato non entra in contrasto con la teoria della relatività, aggiornata dalle nuove scoperte. Nel 1974 Frank J. Tipler aveva affermato che un grande cilindro rotante alla velocità della luce avrebbe permesso ad un astronauta di tornare nel passato, come John Arenula in “Journey” o Bruce Wills nel film “L’Esercito delle 12 Scimmie”. Tutto vero ha mormorato Van Leeuwenhoeck ed ha chiesto: volete saper come abbiamo costruito la macchina del tempo? Ed ha risposto: la macchina del tempo è un sistema lungo dieci chilometri composto da un iniettore, una linea di ritorno, un acceleratore lineare e un anello di raccolta del cunicolo. Coadiuvati dalla crema della crema degli scienziati mondiali, abbiamo creato un budello subatomico artificiale usando campi d’energia simili a quelli che hanno provocato il Big Bang. Abbiamo, poi, prodotto un’infusione di energia negativa seguendo metodi quantistici, che ricordano il metodo di Casimir, e siamo riusciti a far attraversare il cunicolo ad oggetti di notevole peso. Lo scopo dell’energia negativa? Quello di non permettere il collasso del budello in un punto d’elevatissima densità, poiché se questo avvenisse il cunicolo si trasformerebbe immediatamente in un buco nero.
Per far si che il cunicolo sia percorribile il luminare ha affermato che deve contenere materia esotica.
Questa materia – già descritta da Thorne nel passato con grand’accuratezza – che può essere generata da energia negativa, fa nascere l’antigravità e impedisce il collasso del sistema e la sua trasformazione in un buco nero.
Una volta creato il cunicolo, ha spiegato lo scienziato, abbiamo separato i suoi punti estremi e trainato, con l’astronave Golack 7, una delle estremità nello spazio posizionandola nella vicinanze di una stella di neutroni. L’altra estremità l’abbiamo lasciata sulla terra; in questa maniera abbiamo separato i due punti estremi non solo a livello spaziale ma anche a livello temporale.
Perché?
Perché il tempo della stella di neutroni è molto più lento di quello del nostro mondo, e questa è la condizione necessaria ed imprescindibile per viaggiare nel passato.
Detto questo Van Leeuwenhoeck ha raccontato che alcuni giorni fa il professor Rizkhalla, uno scienziato cristiano di Maloula, in Siria, con una conoscenza perfetta dell’aramaico e dell’ebraico, é stato catapultato – se così si può dire – come un novello Bruce Willis, in Palestina, a ritroso nel tempo, nel periodo del Cristo Gesù, per seguire e confermare gli eventi riguardanti la crocifissione e la resurrezione. Il siriano, introdotto, senz’altro problema oltre un terribile mal di testa, in Palestina, ha riportato con accuratezza quello che stava vedendo, trasmettendo le informazioni attraverso una trasmettitore stellare CXKOch installato in un dente.
A questo punto, il professore olandese, passandosi la mano sulla fronte sudata ha riportato tragici eventi. Rizkhalla, utilizzando il microfono stellare – ha detto Van Leeuwenhoeck – ha trasmesso direttamente dal tempio di Gerusalemme e ha descritto un uomo su un trono dorato, issato su una grande piattaforma, che stava ringraziando una moltitudine d’ebrei, che gli si stringevano intorno, per la devozione che avevano dimostrato durante il funerale di suo padre. Dopo i ringraziamenti, l’uomo aveva cominciato ad urlare che non avrebbe accettato il diadema reale, fino a quando Cesare non avesse approvato la sua successione al trono. E aveva gridato che anche a Gerico, quando l’esercito aveva tentato di incoronarlo, per rispetto alla volontà di Cesare, aveva rifiutato la corona. Poi aveva urlato le fatidiche parole che avrebbero scatenato il finimondo; aveva detto che avrebbe benevolmente ascoltato e cercato di soddisfare quello che la popolazione gli chiedeva, e che sarebbe stato molto più attento di suo padre alle necessità della gente.
A questo punto – ha spiegato Van Leeuwenhoeck – gli esperti storici si sono messi le mani tra i capelli e hanno gridato: abbiamo sbagliato il salto nel passato: il siriano sta descrivendo Archelao figlio d’Erode, siamo, quindi, molti anni prima della passione di Gesù di Nazareth: è il 4 d.C. e il Nazareno non è ancora nato, dal momento che, secondo i nuovi calcoli, nascerà il 7 d. C.
Rizkhalla, inconsapevole del salto sbagliato, ha continuato a descrivere gli eventi. Gli ebrei, incoraggiati dalla disponibilità del futuro re hanno cominciato a chiedere un’infinità di cose tra le quali la riduzione delle tasse e la liberazione dei prigionieri. Per non osteggiare la massa ondeggiante Archelao ha risposto positivamente a tutte le richieste. A quel punto la trasmissione si è interrotta per riprendere nel pomeriggio. Nelle ore meridiane Rizkhalla ha descritto una massa urlante che chiedeva vendetta per l’esecuzione di due farisei, Giuda e Mattia, che avevano abbattuto un’aquila d’oro posta sulla porta del Tempio. La tecnologia mai sperimentata prima ha provocato una nuova interruzione, e quando la trasmissione stellare è ripresa il siriano ha descritto il linciaggio di una coorte romana e un tribuno ferito alla testa. A quel punto, il siriano, è fuggito e non si é sentito più fino a quando, in uno stato di totale confusione, ha trasmesso precise informazioni riguardanti un massacro. Gli esperti hanno spiegato che Archelao, impaurito dalla massa incontrollata e ribelle, aveva spedito l’esercito per sopprimere sul nascere una potenziale rivolta. Rizkhalla ha descritto la fanteria d’Archelao attraversare la città spingendo i riottosi verso i campi. Il siriano, ormai in uno stato d’isteria, ci ha informato che stava fuggendo.
Poi ha detto: vedo dei cavalieri venire verso di me. Dopo di questo più niente.
Gli esperti storici ci hanno informati che la cavalleria, nel giorno descritto dal siriano, massacrò oltre 3000 ebrei. Van Leeuwenhoeck ha concluso dicendo: “ Temiamo che Rizkhalla sia tra i dispersi: se è così è il primo eroe – martire dei viaggi nel tempo.”

Sono rimasto paralizzato dallo stupore. Non ho più parole.

3 I Trafitti di spada e il “Velo di Marta”

Mio padre, il 12 ottobre del 2043, cammina con Mosul sul litorale di Woolacombe: è freddo e la spiaggia è battuta da un vento feroce che gioca con la sabbia. Camminare lungo la riva è come attraversare un deserto durante una tempesta, e la sabbia che ondeggia dà l’impressione che il terreno si apra e svanisca sotto i piedi. I due cani delinquenti corrono felici: Bonzo, dopo essersi pappato almeno un chilo di merda di pecora – il suo abituale dessert, il suo “profiterole” alla crema – s’ingoia mezzo quintale di alghe che regolarmente vomiterà nella notte.
Polpotta ed Mosul si sono incontrati da pochi giorni ma si frequentano assiduamente.
Erminio racconta la tragedia di mio nonno Bortolo Polpotta che è passato dall’infinita inanità del chiacchiericcio animalista, all’azione repentina e tragica del 2009, e spiega che tutto avvenne dopo un viaggio a Trieste, ove il Bortolo furioso incontrò un animalista “sui generis” Michelino Chiocciola detto “Zaino”, chiamato così perché trasporta la sua casa sulla schiena, nello zaino.
Mosul ascolta con attenzione.
Mio padre gli chiede: “Lei è contro ogni forma di violenza?”
E l’Anticristo risponde: “Per nulla!”
Mio padre incuriosito incalza: “Mi dica quello che pensa riguardo alla violenza”
E Mosul propina una teoria che, leggendo il diario segreto, suona pressappoco così: “Se un uomo ammazza un milione di capre, quella non è violenza. Ma se un uomo uccide il massacratore di capre, quella è violenza. Un milione di capre e d’agnelli sgozzati non è violenza. Un uomo morto ammazzato è violenza. Ora le cose sono drammaticamente cambiate, ma è difficile spiegare come sia stato possibile, in quel tempo lontano, agli albori del 2000, pensare ancora che un uomo che massacra un milione d’animali non sia un violento dal momento che agisce nell’ambito della legge di una specie dominante. Un uomo che scanna migliaia d’agnelli, non è un violento secondo la legge della specie egemone sul pianeta, ma se lui è a sua volta massacrato da un altro uomo, quello diventa automaticamente un violento. Si, ora le cose sono cambiate ma il traffico di carne esiste ancora…”
“ E già… ” pensa mio padre “ anche il fottuto nano – magnaccia, il pappone nazista di quel deficiente di mio figlio pratica quest’ignobile attività…”
“Ma chi se l’è inventata questa storia?” Continua l’Anticristo accarezzandosi i capelli “com’è possibile che per anni quest’orrore sia stato accettato da banali, mediocri buonisti che hanno fasciato, avviluppato l’orrore con la tenera coltre della routine, con la carta da pacchi infiorata della quotidianità? Per anni gli ominidi hanno creduto – ed in parte credono ancora – che sgozzare agnelli, il simbolo del vostro redentore…”
“Del loro non il mio…” precisa mio padre interrompendolo prontamente.
E Mosul continua: “… sia stata la cosa più logica e normale del mondo. Le dolci mamme occidentali, che si fottevano la testa con cognizioni compassionevoli, con Amnesty International e roba varia, non facevano nulla per i piccoli degli altri ominidi che morivano di fame e per i miliardi di povere bestie che erano quotidianamente condotte al macello. Ed è come se nel periodo ellenico, qualcuno avesse chiesto a Socrate di abolire la schiavitù e il filosofo lo avrebbe guardato prendendolo per pazzo. O se, nel periodo del protestantesimo britannico trionfante, qualcuno avesse detto, a un devoto negriero, che trasportare neri dall’Africa, in mostruose condizioni, per renderli schiavi fosse una cosa abominevole, e quello lo avrebbe guardato e, ridendogli in faccia, gli avrebbe detto: svegliati! Il mondo è così! Queste sono le leggi del mercato! La dolce mamma occidentale, caro Erminio, dava, e ancora dà, ai suoi piccoli carne intrisa d’orrore e di strazio, polpa imbevuta di dolore e della più grande vergogna. “Mangia” diceva, e ancora dice, al piccolo “mangia che ti fa bene. Mangia che la carne ha le proteine necessarie per farti crescere” e gli propina, amorevolmente, l’orrore nella calda, dolce, serena normalità casalinga. E questo è stato accettato, ed è ancora parzialmente accettato, dalla specie trionfante degli ominidi egemoni sul pianeta. Loro hanno creato le condizioni ideali affinché l’orrore germogliasse a tal punto che si sono inventati degli dei che si sono pasciuti, per millenni, nell’abominio e che hanno sguazzato nel sangue. Ma com’è stato possibile immaginare che l’altare del padre del vostro mite Gesù…”
“Il loro” corregge nuovamente mio padre “il padre di quello non clonato, vuole dire… perché quello clonato è venuto fuori come un povero deficiente… ”
“Si, suo padre s’inzuppava le iperfisiche vesti nel sangue delle bestie innocenti, anzi nel sangue delle più innocenti tra le bestie! Com’è stato possibile accettarlo per millenni? Tutto il pensiero monoteista è intriso del sangue degli esseri senzienti innocenti. L’Islam per il non umano è il peggiore nemico, e gli ebrei è meglio dimenticarli. Ha mai letto Levitico? E i cattolici fanno ribrezzo con la loro indifferenza. Come si sono permessi ad utilizzare, per secoli, l’immagine dell’agnello come il simbolo del loro Messia – quello non clonato ovviamente – se poi hanno massacrato miliardi di quelle povere e inermi creature? Com’è stato possibile immaginare un orrore del genere e tacere per millenni? Gronda sangue l’altare di Jahvé, e lei che è un uomo colto, Erminio sa bene quello che Paolo di Tarso ha scritto…”
“Ne ha scritte tante di fregnacce… su donne, schiavi, animali e chi lo poteva fermare Paolo di Tarso…” interrompe Erminio Polpotta.
“Già… tante… ma riguardo agli animali disse qualcosa che suona così, e mi sembra che sia nella Prima Lettera ai Corinti: pappatevi ogni cosa che si vende al macello, e non provate scrupolo alcuno “perché a Dio appartiene la terra e tutto ciò che la riempie.”
“Eh si…forse, invece di far tende, lavorava per un macellaio …”
“E se i pagani v’invitano a mangiare cervella di gatto o di cane trangugiatele senza esitazioni e senza informarvi a motivo della vostra coscienza.”
“Ecco…ma che bravo….già come quella bestiaccia lì….vieni qui figlio di puttana che le alghe non le digerisci…mi fa impazzire questo delinquente di un cane…e quell’altro è sparito…mi lasci fischiare…”
“Eccolo che ritorna…ma che simpatico Gracco…allora dicevo che il grande persecutore continua e spiega che “non ogni carne è la stessa carne e che c’è differenza tra la carne degli uomini e quella delle bestie….”
“Certo, la sua è carne iperuranica… e poi lui ha l’anima immortale mentre quel divoratore di alghe e merda di pecora… no…oddio ora attacca un altro cane…ma che peccato ho fatto per meritarmi un bruto così mostruoso? Come here Bonzo… fucking dog!…”
“Vede come è bravo…ecco una carezza e si calma…mi faccia concludere: e poi l’apostolo santo se ne viene fuori con un gioiello di inestimabile valore, dice che alla fine dei tempi “alcuni si allontaneranno dalla fede e impartiranno insegnamenti diabolici ingiungendo agli uomini di non sposarsi…”
“Profonda saggezza!”
“Direi…e di non mangiare le carni che il Signore ci ha concesso…dice che questi falsi profeti comanderanno “di astenersi dai cibi che Dio ha creato per essere presi con rendimento di grazia da quelli che hanno fede e conoscono accuratamente la verità…proprio così dice….l’ho imparato a memoria…”
“Esattamente quello che dice lei: di smettere di procreare perché il peso degli uomini appesantisce la terra e di non mangiare più pezzi di cadavere che consumano la vita di chi li divora…”
“Ma lo dicono in tanti, non solo io…e consideri che una buona parte del cattolicesimo e del cristianesimo protestante pensa che quando l’Anticristo verrà ingannerà il mondo con il suo vegetarismo e con il suo amore verso i poveri e gli ultimi della terra, cioè gli animali; insomma dicono che l’Anticristo abbraccerà l’agnello invece di sgozzarlo.”
E mio padre pensa al tritone algoso e muscoso che s’inginocchia davanti a Mosul e chiede. “ Ma lei Mosul tutte queste cose dove le ha imparate se dice non aver frequentato scuole?”
E Mosul risponde: “Da quando lasciai Bassora ho letto molti libri e seguito tutto con il mio computer parlante.”
“Un autodidatta…”
“Ma che parola stupida… siamo tutti autodidatti dello spirito, ma mi lasci concludere, Erminio, sicuramente conosce il sogno lucido di Pietro negli Atti degli Apostoli, che invita all’indistinto massacro. Quello della voce che ingiunge, per ben tre volte, di ingozzarsi con pezzi di esseri viventi non umani.”
“ Certo…”
“ Ricorda che dice?”
“Dice ma si…pappiamoci tutto! Come i cinesi: due zampe o quattro non fa differenza. Come i cannibali della guerra civile russa del Dottor Zhivago…”
“Già… meglio bruciare all’inferno, Erminio, che finire nel paradiso dei santi. Mi creda.”
“E di quello che ha fatto mio padre Bortolo… che pensa?”
“Provo ammirazione, in un senso, immagino sia stato il senso di impotenza davanti all’orrore che lo ha spinto ad agire ed a distruggersi….ma sia gentile mi spieghi tutto in dettagli…esattamente come è successo il misfatto?”

E mio padre narra all’Anticristo la storia del Bortolo furioso.

*****

Mio padre scrive nel diario segreto che esiste una nuova santità aperta verso il non umano, e che questa nuova santità non richiede alcuna fede in Dio.
La compassione è la sola cosa che conti e non possono più esserci santi antropocentrici che si curino solo dell’umano; o sei aperto anche verso il non umano o non sei un santo.
In soldoni: una nuova Madre Teresa deve curare oltre ai bambini morenti anche i randagi e le bestie sofferenti. A Trieste, nonno Bortolo, che per mio padre è un santo, incontra Michelino Chiocciola detto “Zaino” e Guglielmo Gervasi, che libera e salva tartarughe esotiche da orrende prigioni. Erminio, ventiseienne, è presente, quando Bortolo incontra i suoi amici. Io ho compiuto due anni e mio padre ci ha da poco abbandonati. E’ il 13 dicembre del 2002 e Trieste è spazzata dalla Bora. I quattro s’incontrano a Miramare, proseguono a piedi fino all’Arco di Traiano, per poi prendere un taxi e proseguire verso San Giusto. Da San Giusto raggiungono Piazza Sant’ Antonio Nuovo, quella del canale grande, e proseguono verso Piazza dell’Unità che Erminio considera tra le più belle piazze d’Italia. Mio padre stravede per Trieste. Gervasi li accompagna con il tram da Piazza Oberdan ad Opicina, dove ammirano un glorioso tramonto, ignorando che quel luogo era stato tristemente famoso, nell’era della carne, per il passaggio degli animali che andavano in massa al macello. La sera, lo stesso Gervasi, li invita a mangiare il tartufo. Attraversano tre nazioni. Partono dall’Italia, oltrepassando un lembo di Slovenia e raggiungono un ristorante in un punto oscuro della Croazia non distante da Buie che si chiama Kremenje, che è una frazione di Momiano. Il ristorante si chiama “Da Marino”, ed è gestito da un croato di nazionalità italiana.
Nel ristorante, mentre Michelino punta oscenamente una cameriera, avvengono cose che stravolgeranno la vita di Chiocciola e di Bortolo Polpotta. Erminio è, in un certo senso, il colpevole di quello che accadrà. Iniziano con la bruschetta, passano ai fusi al tartufo, un tipo di pasta originario dall’Istria, mangiano uova al tartufo e chiudono con un consistente strudel.
Mentre “Zaino” si trangugia tre grappe, mio padre comincia la solita straziante tiritera sull’inanità degli animalisti.

Erminio: Voi siete, anzi noi siamo, tristemente, inutili perché con la nostra forza non riusciamo a concludere nulla…tu non fai altro, papà, che scrivere e-mail alle tue amiche gattare, delle quali, poi, abusi sessualmente in modo osceno… quella è la tua vita… nobile, ma non risolve un cazzo di nulla…. si, salvi molti animali, ma non vai con l’ascia alle radici…
Zaino: Eh si…sta preparando quattro tomi sulla rivoluzione mondiale animalista – leninista…
Erminio: Ah….e quella è alle porte…avverrà nel 3004…nel frattempo…campa cavallo….
Zaino: E allora che consigli?
Erminio: Ma quello che vado dicendo da anni…la formazione di una lobby animalista di tipo inglese aperta a tutti, anche ai non vegetariani, e una grande campagna di boicottaggio turistico….
Bortolo: Ma quella non mi convince…
Erminio: Ma tu non sei mai convinto di nulla, papà…perché tu ami lo status quo, il chiacchiericcio che mai smuove la superficie paludosa…ecco…tu affoghi tra le e-mail…voi siete gente nobile e misericordiosa che si muove male…occorrono atti che lascino il segno… ma non lo capite?
Gervasi: Ma parli del terrorismo?
Erminio: Quello eventualmente verrà…ma voi siete schedati….se vi muovete vi friggono in dieci minuti… io parlo di azioni che facciano scalpore…che producano ritorno mediatico…hanno fatto più casino quattro panettoni avvelenati che cento campagne delle associazioni animaliste…
Zaino: Ma cos’è questo boicottaggio turistico?
Erminio: Significa rendere un luogo turistico, turisticamente, deserto…per esempio: avvelenano animali in una zona… e tu fai una grande campagna informando milioni di turisti italiani e stranieri, che amano gli animali, che quella zona deve essere “off limit”…. non la devono visitare se vogliono aiutare gli animali….come esistono comuni denuclearizzati così devono esserci aree che esseri compassionevoli evitano come luoghi appestati. Aree ove succedono atrocità verso esseri senzienti, e dico esseri senzienti, non animali, parlo di esseri viventi. Esempio: il comune di Pizzacavolo è COSAVES cioè un “Comune Ove Succedono Atrocità Verso Esseri Senzienti”, quindi coloro che rispettano l’umano e il non umano lo evitano come se quel posto fosse Cernobyl
Zaino: E come si fa una cosa del genere?
Erminio: Ascolta: io l’ho spiegato a mio padre mille volte…ma lui continua a spararsi pugnette mentali, si spara seghe teoriche con il computer, flirta con le gattare, ma quando gli accenno la cosa risponde: si…no…forse… maybe…si…ma… Zaino smettila di puntare la cameriera è imbarazzante…
Bortolo: Ma no…dico solo che non è il momento…occorre creare prima una base solida…
Erminio: Eccolo con la base!…Crea tu una piccola entità embrionale…e poi ci sono quelli che cominciano con il cambiamento di coscienza…Diogesù che pippa…ma perché siamo così cretini?
Prima cambiamo coscienza e poi facciamo la lobby… si, nell’anno 4000 cambiamo coscienza quando ci cambiamo i cervelli….quando ce li asportano e ci infilano nel cranio una spugna nuova… ma ha ragione mio padre che vuole metterli tutti in risaia…
Zaino: Ma quale cambiamento di coscienza…le cose sono peggiorate dal tempo di Gothama Buddha…cambiamento di coscienza le mie palle…tra il Jainismo e il cattolicesimo di Pio IX, riguardo gli animali, c’è una differenza di dieci anni luce… la coscienza in un senso è peggiorata…
Erminio: Mio padre teorizza perdendosi in colte disquisizione con le gattare, ogni giorno centinaia di e-mail….ma come fai?
Bortolo: Ma non essere offensivo verso quelle grandi donne…
Erminio: Ma si… sante donne saranno, però rimane un fatto: 700.000 cacciatori ci ballano sulla pancia – e lo fanno dalla nascita della vita su questo pianeta – e noi che siamo moltissimi non siamo in grado di fare un cazzo di nulla…
Bortolo: Moltissimi lo dici tu…da dove tiri fuori le tue statistiche?
Eminio: Ecco l’altra coglionata mostruosa…non crede che c’è una crescita vertiginosa degli animalisti in Europa e nel mondo… una verità lapalissiana… inconfutabile ma non gli fa comodo…
Per darvi un’idea: i vegetariani sono ora nel Regno Unito almeno cinque milioni mentre al tempo della Regina Vittoria non ne trovavi uno neanche se lo cercavi con il lanternino… lui dice che il consumo della carne è aumentato…certo… perché è aumentato il benessere… ma i vegetariani e gli animalisti sono aumentati vertiginosamente in proporzione al numero di abitanti in un paese, ma questa è una verità scomoda che non fa piacere conoscere… perché la stragrande maggioranza di persone che è contro la caccia è tenuta in scacco da una minoranza declinante e abilissima… è che noi tutti siamo degli emeriti coglioni….
Bortolo: Eh aspetta….
Erminio: Si campa cavallo….mio padre mi fa incazzare… si perde dietro al nulla… pensa che quando il petrolio finirà ci sarà la rivoluzione… papà, il capitalismo sopravvivrà, contaci, si inventerà qualcosa di nuovo…l’idrogeno o che so io… mi fa imbestialire il fatto che una potenza nascente composta da persone che rispettano altre forme di vita non comprenda la modernità e resti incapsulata in azioni nobilissime ma marginali….mi fa imbufalire…buona, però, sta grappa!
Gervasi: Io dico che quando il mondo cattolico assorbirà certi concetti e si muoverà allora qualcosa di grande succederà…
Bortolo: Per carità i cattolici…
Gervasi: Ma guarda che prima o poi dovranno capire e loro sono fortemente organizzati…e se si muovono loro, allora…
Zaino: Ma no… è una religione perdente…
Erminio: Si, signori, però non ci perdiamo dietro ai sogni… pensiamo all’immediato…
Zaino: Lo sai che è una bella idea il boicottaggio turistico…
Erminio: Ma non solo il boicottaggio turistico, anche il boicottaggio dei prodotti… un esempio: se la Toscana permette gli orrori degli avvelenamenti, milioni di animalisti europei saranno informati che è meglio non comprare olio toscano…immaginate il casino!
Gervasi: Avete visto il casino che è successo per due petardi tirati alla manifestazione contro Morini? Roba da ridere. O piangere. Da una parte c’è gente che non si rende conto che fare casini nel momento in cui tutti ti osservano è controproducente, dall’altra ci sono quelli che sono sempre e in ogni caso “pacifisti” e che mettono il candore immacolato della propria anima davanti a tutto.
Zaino: Dio che palle con queste Marie Goretti animaliste!… Mai la violenza…mai una reazione di forza contro la violenza…
Bortolo: Arriva Hitler e s’inalbera la bandiera bianca! Niente violenza…
Zaino: E finiscono tutti a Buchenwald…
Erminio: Ma è un nuovo animalismo…e che sarà mai un po’ di violenza davanti al massacro di miliardi di esseri viventi! io penso che invece è salutare…
Zaino: Direi…serve un nuovo animalismo, è finito il tempo che ce lo prendevamo tra le chiappe senza mugugnare….
Bortolo: Tutti in risaia…
Erminio: Ecco papà che comincia con la risaia…. ma chi ce li manda in risaia papà…le gattare?
Bisogna concentrarsi su quello che lascia segni…
Erminio: Infatti… io preferisco il casino… il casino ha ritorno mediatico…e poi è giunto
il tempo di incazzarci…
Gervasi: Sono d’accordo. Ma nel momento in cui hai gli occhi puntati come è stato a S. Polo, io credo che qualsiasi azione, in quel momento lì, ti si può rivoltare contro (mediaticamente parlando, intendo).
Zaino: Tu pensi? Se i palestinesi avessero scelto il pacifismo starebbero meglio? Te lo immagini Bin Laden intorno ad un tavolo? E che avrebbe messo in crisi il mondo con le chiacchiere?
Bortolo: Sono due sassi…dai!
Gervasi: Max ha parlato per 20 secondi al TG1, ore 20. E penso che, in quel contesto, sia stata la
cosa più utile.
Zaino: Chi è Max?
Gervasi: Massimo Tettamanti…
Zaino: Massimo Tettematte?
Erminio: Si…ama le tette matte… è un nostro amico….nell’immaginario collettivo la rivolta è utile… smuove… da fastidio…crea attenzione…
Gervasi: Ci sono mille forme di azione da fare in mille altre occasioni. Insomma, io credo che agire di sorpresa sia molto più utile.
Bortolo: Certo… però non fa male un po’ di casino… e poi come funziona? Ammazzi un milione di animali e tutto va bene… ammazzi l’uomo che ammazza un milione di animali e sei un terrorista, un violento…
Zaino: Ma chi cazzo le decide le regole?
Erminio: La specie egemone sul pianeta… le scimmie pelate più intelligenti dei cani…
Bortolo: Ma la lobby e il boicottaggio mi lasciano perplesso…
Zaino: Spiegami meglio come si fa il boicottaggio turistico….

Zaino è un tipo di “animalista” nuovo. E’ un animalista muscolare con un enorme tatuaggio che gli copre la schiena. E’ un ouroboros, il serpente che si morde la coda e rappresenta l’eternità. Solo che nel suo caso non è un serpente che si morde la coda ma è un drago che se la morde. Michelino è un tipo alto 1,75, ben messo, con i capelli tagliati corti, una barba incolta e un corpo muscoloso d’atleta. Vive trascinando tutto quello che possiede in uno zaino. Ogni tanto rientra a casa dei genitori, a Mantova, per lavarsi le sue cose.
I contatti li mantiene utilizzando un portatile che porta sempre con sé. Gira il mondo cercando di convincere gli scienziati ad evitare la vivisezione. A causa della sua compassione ha perso il lavoro. E’ uno di quegli animalisti con il fuoco che brucia sotto le ceneri, e maschera la rabbia e lo sconforto dell’impotenza dietro un volto sorridente. Ama donne ed alcool.
Ovunque arriva, come gli antichi marinai, ha un letto che l’aspetta.
Ama musica e poesia ed è, essenzialmente, anni luce distante dal classico animalista vegetariano, indeciso, pacifista e scheletrico.
Zaino ascolta Ermino Polpotta mentre spiega il piano e l’assimila, mentre Bortolo non smette di scuotere la testa.
Nel 2004 Zaino lo metterà in pratica scatenando notevoli reazioni e provocando il ripensamento della vita dell’indeciso Bortolo.

“E come fece a metterlo in pratica?” chiede Mosul a mio padre.
Che idea è quella del boicottaggio turistico?

*****

L’idea è penetrare le borse del turismo internazionale con un gruppo in grado di consegnare materiale, che metta in luce gli orrori perpetrati verso gli animali, agli operatori turistici del mondo.
“Zaino” si organizza con un gruppo di animalisti. Prepara un opuscolo con immagini forti di animali massacrati e avvelenati. Inserisce una serie di statistiche che evidenziano gli abomini, inclusi i massacri degli uccelli migratori. Poi infila tutta la documentazione in grandi buste, con l’aggiunta di un video che evidenzia i vari orrori e un CD ROM contenente statistiche e altre immagini, e li consegna a un numero notevole di operatori turistici internazionali.
Il materiale informa che è in atto una campagna, a causa degli orrori verso gli animali, per limitare il flusso di turisti verso l’Italia. Una lista di aree “no limits” viene consegnata e diffusa simultaneamente su internet. Le organizzazioni animaliste internazionali, nello stesso momento, diffondono informazioni a potenziali turisti e ai media del loro paese invitandoli a “cliccare” un sito web in varie lingue.
Zaino si organizza con tre fanciulle da sballo che si vestono come delle dirigenti di Mediaset e avvicinano gli operatori internazionali di sesso maschile, mentre tre elegantissimi ragazzi avvicinano le operatrici turistiche di sesso femminile.
L’opuscolo consegnato ai vari tavoli dice: “Aiutateci a diventare civili, denunciate le regioni, i comuni e le aree ove avvengono gli orrori che vedete. Sconsigliate ai turisti questi luoghi”.
Le borse hanno un momento culminante quando gli operatori locali avvicinano gli operatori internazionali e fanno la fila per consegnare l’opuscolo per vendere i propri prodotti e servizi.
Un albergatore di Mantova, ad esempio, si presenta con l’opuscolo del proprio albergo e cerca di convincere il tour operator straniero a visitare la propria città – che offre cose artisticamente notevoli – e a far pernottare gruppi turistici nel suo albergo.
In soldoni: l’operatore internazionale se ne sta dietro un tavolino e raccoglie le offerte, che poi, con calma, quando tornerà nel suo paese, valuterà – e nella stragrande maggioranza dei casi cestinerà. Insomma un bordello ove tutti offrono natiche, peni e tette.
Agenti di viaggio, ristoratori, albergatori, guide turistiche, proprietari di pensioni, locande e di mezzi di trasporto, offrono nel suk, nel caravanserraglio della borsa la propria pregiata mercanzia: “Ti piace il mio culo, bellezza?”
“Zaino” e i suoi prodi, invece, si presentano con il materiale delle infamie italiote, alcune volte spiegano a voce il significato della campagna, altre volte lasciano il materiale e se ne vanno.
Conducono i vari contatti con la massima rapidità per evitare casini.
Ne viene fuori un finimondo che scatena un notevole ritorno mediatico.
Spesso gli animalisti sono riconosciuti e fermati, ma “Zaino” cambia le persone e l’infiltrazione è perfetta.
Si presentano in varie mostre: a gennaio sono all’Art Cities Exchange di Roma, a Febbraio alla BIT di Milano, ad aprile alla Borsa del Turismo Mediterraneo di Napoli, al Buy Emilia Romagna, al Workshop Turismo Nautico di Genova, e al Thermalia di Ischia. A maggio sono all’Ecotur di Pescara, alla Borsa del Turismo Enogastronomico di Riva del Garda e al Cities Arts Events di Ferrara. A giugno sono al Buy Veneto di Venezia. A settembre al Buy Lazio di Rieti, alla Borsa Internazionale del Turismo Montano di Trento e a quella del turismo siciliano di Palermo. Ad ottobre sono al BETA di Cecina e alle borse del Turismo Nautico di Genova, del Turismo del Mare di Pesaro, dei Laghi di Brescia, del turismo sociale di Città di Castello e del turismo sportivo di Montecatini. A novembre sono alla borsa del turismo archeologico di Paestum e a quella del turismo scolastico di Genova. A dicembre visitano la Borsa del Turismo Congressuale di Firenze.In particolare la BIT di Milano e la BIC di Firenze danno ottimi frutti.
Molti operatori stranieri rimangono inorriditi dalla denuncia mentre gli albergatori e gli operatori locali cominciano a mugugnare dicendo: “Per questi fottuti cacciatori non arriveranno più turisti.”
Gli assessori sono travolti dalle proteste e qualcosa comincia a muoversi.

*****

Quando i crociati arrivano a Costantinopoli Alessio li sprona ad un giuramento di fedeltà.
Durante il giuramento avremo occasione di incontrare un personaggio fondamentale della storia del “Velum Marthae”.
Seguiamo Anna Comnena che detesta i Franchi perché puzzano e dice che sono barbari e scurrili.
Anna racconta che quando i crociati arrivano con le numerose truppe si stabiliscono nelle vicinanze del monastero dei Santi Cosma e Damiano. Racconta che il campo crociato si estende fino all’Heron e i soldati bizantini accompagnano i generali dell’esercito cristiano verso il palazzo dell’imperatore che, per convincerli a giurare fedeltà al trono, li accoglie separatamente.
L’idea di Alessio è che sull’onda della conquista crociata si ristabiliscano le sorti dell’impero bizantino paurosamente traballanti sin dalla catastrofe di Manzicerta del 1074, che era stata preceduta dalla feudalizzazione caotica, dall’introduzione della “Pronoia”, dal sistema “caristicario” (le odiose concessioni ai monasteri), dalla crescita esponenziale di una burocrazia onnivora, dallo scisma d’Oriente causato dalle solite pippate dei cristiani: una lite a colpi di borsetta – come tra due vecchie megere – tra Leone IX e il patriarca Michele Cerulario per il primato teologico.
Dopo Manzicerta erano seguite l’avanzata inarrestabile dei normanni nel Sud d’Italia e quella dei Peceneghi in Epiro, la crescita della forza degli Ungari, il germogliare del potere terribile dei Selgiucidi e le concessioni ai Veneziani per l’aiuto dato contro i Normanni.
Ma i Franchi che arrivano sono preoccupati per questo giuramento, già eseguito da Goffredo di Buglione, e attendono ansiosamente l’arrivo di Boemondo con i suoi uomini, tra i quali c’è Guy de Nuitville, e solo dopo notevoli esitazioni e vacillazioni giurano. E’ presente al giuramento anche Goffredo di Buglione.
E qui accade il fatto che c’interessa in modo particolare.
Immaginate la scena: mentre tutti i Franchi stanno attendendo di giurare, un uomo, improvvisamente, si siede, tra lo stupore generale, sul trono di Alessio: un affronto notevole mai successo prima. Un atto sconsiderato come per dire: stiamo perdendo tempo con questi greci del cavolo. L’imperatore sopporta con rassegnazione la notevole scortesia, anche per evitare un’esplosione di rabbia da parte del Franco. Ma ci pensa Baldovino di Fiandre ad intervenire e tirare per un braccio il conte; e immaginiamo che gli dica qualcosa come: “Ma che cazzo ti passa per la testa caprone di un normanno, non sai che per arrivare in Terra Santa abbiamo bisogno del greculo e dei suoi enuchi del cazzo!”
La versione che dà Anna Comnena é edulcorata e sembra un reportage di Emilio Fede – un famoso giornalista del 2000 che faceva sempre incazzare mio padre – nei riguardi di Berlusconi: è un resoconto mostruosamente soggettivo. Anna è la figlia di Alessio e da lei, dati i tempi, non ci si può aspettare obiettività. Baldovino di Fiandre, quindi s’incazza e tira giù dal trono il cavaliere franco. In sostanza pensa: “ Guarda questo gaglioffo non si rende conto di quello che ha combinato, noi stiamo qui a fare questa carnevalata grottesca dei giuramenti dei vassalli (che contano meno di una pernacchia nel deserto in un giorno ventoso) per raggiungere spediti la Terra Santa ed accoppare un bel po’ di saraceni, e questo cafone ci combina sto casino con il suo atto scriteriato…” e gli ingiunge: “Scendi giù dallo scranno deficiente del cazzo!”
Anna Comnena ci racconta la scena con altre parole, ma nessuno si trangugia la sua versione.
Ma non finisce là. Il Conte bofonchia qualche parola scendendo dal trono che suona come:
“Ecco…ora bisogna ascoltare anche questi eunuchi del cazzo! Sto damerino arzigogolato, che sembra una Madonna coperta d’oro e diamanti, in fondo, è un usurpatore, e anche un eresiarca, cioè é leggermente migliore dei fottuti maomettani, guardalo lì… sta seduto mentre i generali franchi stanno in piedi, e quelli sono cocchi con palle di ferro, che presto rischieranno la vita per la Croce!”
Alessio sente il mormorio barbarico – un idioma che Anna Comnena disprezza – non lo comprende e chiede ad un interprete di tradurre; assorbe la feroce battuta e quando tutto finisce, ripensandoci come i cornuti, chiede al Conte normanno di avvicinarsi.
Ne scaturisce un dialogo di questo tipo:
“Ma tu sei un nobile?” Chiede l’imperatore.
“Si…e di pura razza franca… “ risponde il Conte e precisa “ da dove vengo c’è un incrocio vicino ad un santuario dove chiunque voglia battersi attende….”
“Attende cosa?”
“ Che qualcuno lo sfidi… “
“Si, ma che vuoi dire?”
“Voglio dire che io ho aspettato e aspettato ma col cavolo che è venuto qualcuno a sfidarmi…
perché se qualcuno fosse venuto gli avrei fracassato le cervella…”
“Ah… però se io fossi al tuo posto mi guarderei bene dai Turchi selgiucidi, quelli fanno sul serio… e se vuoi menar le mani avrai innumerevoli occasioni per farlo e ne vedrai delle belle…”
“Non c’è problema… sono qui per questo…”
“Un’ultima cosa: se vuoi preservar le palle mantieniti nel centro dell’esercito con gli “hemilochitae”, i giovani ufficiali dell’esercito, perché se i Turchi ti beccano nella retroguardia ti fanno un culo così…e questo lo consiglio a te e a tutti i tuoi amici franchi… e ricordatevi di non inseguire i Selgiucidi troppo lontano, non vi allungate troppo, perché tenteranno di attirarvi in trabocchetti e se vi prendono allora…”
“Sono cazzi acidi… “.
“Già…acidi…”
“Ma per loro… “

Chi è questo Franco arrogante, per nulla intimorito dal potere imperiale, che provoca Alessio?
Anna Comnena non lo dice, ma ce lo raccontano, prima Goffredo Malaterra, e più tardi Falco di Benevento nel suo frammento, ritrovato nel 2010, del “Velum Marthae”.

E chi è Falco?
E’ uno storico longobardo che detesta i Normanni e li considera alla stregua di briganti.
E’ un membro di un’importante famiglia di Benevento, è un notabile che ci tramanda la storia della sua città e degli eventi riguardanti il Sud d’Italia dall’anno 1102 all’anno 1139.
E’ lui che nel 1115 scopre il documento del “Velum Marthae” e accuratamente ne riporta la storia che corrisponde a quella narrata da Malaterra che però non riporta l’offesa ad Alessio.
E’ Falco a spiegare che l’uomo che offese Alessio è Rothrud di Soissons.
E perché è tanto importante nella nostra storia questo conte smargiasso ed arrogante?
Perché sarà lui che darà a Guy de Nuitville l’oro per comprare il velo di Marta che metterà in moto gli eventi prodigiosi che porteranno alla clonazione e ai miracoli. E sarà lui che consiglierà a Guy de Nuitville il contatto con Gilberto di Otranto, il quale cercherà di vendere il velo a
Pasquale II.

*****

“Vede, Mosul, in quel tempo nel mio triste paese avvenivano cose strane… se lo ricorda Giovanni Paolo II?”
“Il Papa rumeno…”
“Ma no caro, polacco… rumeno era il principe Dracula… ebbene, in quei giorni, mentre eravamo a Trieste se ne venne fuori con un’idea un po’ strana…”
“Mi dica…”
“Wojtyla, così si chiamava…”
“Quello che ha fatto crollare il comunismo…”
“Suvvia non esageriamo… ha dato una notevole spinta…. insomma questo buon uomo, amato spropositatamente dalle masse italiote del periodo – correva l’anno 2002, consideri che parliamo di quarantun anni fa – se ne venne fuori con una citazione di Geremia e disse che Dio si era nascosto a causa degli abomini degli uomini….”
“Ma quando mai si è mostrato?”
“Infatti…quando mai si è mostrato? L’ha centrato in pieno, Mosul… ed ecco che tutta la massa degli intellettuali italioti di vari colori va in tilt “richiamo assordante”declama il poeta Luzi…lo conosce il poeta Luzi?”
“No…”
“E il filosofo Cacciari? Quello lo conosce?”
“Mai sentito… e poi voi filosoficamente avete dato molto poco…”
“Tommaso d’Aquino…”
“Ecco…pensi un po’….”
“Insomma questa citazione di Geremia, che se non erro proviene dalle lamentazioni… diventa qualcosa di straordinario, l’urlo di un profeta, che so, “parole terribili” dice Cacciari…”
“Ecco… vede la mistificazione: la vita è terribile…. ha mai visto una zebra divorata da un leone o una gazzella azzannata da un coccodrillo, mentre beve sulla riva di un fiume, ed è lentamente inghiottita? Ha visto la dolcezza e l’orrore nei suoi occhi mentre è masticata dal coccodrillo?”
“Già…e lui ci propina la storiella del silenzio di Dio e il suo occultarsi per i peccati degli uomini…ma quando mai è stato presente sulla terra?”
“Eternamente “absconditus”… e ci risiamo con l’antropocentrismo trionfante che non si rende conto del male del mondo e pensa che tutto va riportato all’umano. Che tutto può essere corretto dall’uomo. E’ colpa degli uomini afferma questa pensiero egemone, che fetenti saranno ma, sicuramente, non hanno colpa di avere una spugna porosa nel cranio, strutturata in una certa maniera, imbevuta di male e intrisa di stupidità…un cane è un cane, una rosa è una rosa e un uomo è un uomo…nessuno sceglie di essere quello che è…”
“Il trionfo di coloro che rispettano altre forme di vita, Erminio, porterà ad ulteriori terrori perché lei sa che anche se l’uomo si murasse nelle città smettendo di interferire nella natura- cosa saggia che sta accadendo – il male non finirebbe…ricorda il film di Donald Beatty “La Terra Ritrovata”? Lo ha visto? E’un film del 2021?”
“Si… l’ho visto, è molto bello…”
“In quel film gli animali sono isolati dall’uomo. Cane e gatti non esistono più nelle case. Gli uomini sono tutti vegetariani, si sono ritirati nei propri confini e hanno finito di fare i “nazisti dell’orbe terracqueo”. Risultato? Nelle terre restituite agli animali impera lo strazio e la legge darwiniana della sopravvivenza. Impera il dominio del più forte. Lo strazio del giardino leopardiano e della foresta shopenhaueriana trionfa…”
“Non se ne esce dal male… ma è meglio un mondo come immagina Beatty.”
“Ma il male è inerente all’essere… questo voglio dire… che poi il papa slovacco…”
“Polacco…Mosul…polacco…”
“Già polacco… se n’è uscito fuori con un gioiello che fa morire dal ridere…”
“Si, ma lui parlava della pace, era preoccupato della possibile guerra con l’Iraq, la solita logica umanoide che, in America, faceva disinfettare il braccio del condannato a morte prima di iniettarlo con il siero velenoso…la logica del papa che cita Geremia e poi affabilmente saluta Andreotti… lo sa, caro, chi era Andreotti?”
“Un presidente della Repubblica italiana!”
“Per poco non lo è stato. Era un uomo politico potentissimo che i giudici del tempo e gran parte degli italiani giudicavano colluso con la mafia…”
“Ma la mafia esiste ancora?”
“Ehhhhh! Ma preciso il mio pensiero: Wojtyla che aveva predicato con forza inaudita la teologia della proliferazione delle nascite incontrollate era, quindi, parzialmente, – e ripeto parzialmente – colpevole dello strazio degli affamati e dei piccoli abbandonati di quel tempo….”
“Procreate e moltiplicatevi… un’ingiunzione diabolica e folle!”
“Le faccio un esempio: mentre, il Papa deprecava, giustamente, gli abomini degli umanoidi, nel mondo c’erano oltre cento milioni di piccoli abbandonati che vivevano per le strade senza una famiglia e centocinquanta milioni che soffrivano la fame…. e lui imperterrito continuava nella sua ottusa predicazione e poi citava Geremia dicendo: “Se esco in aperta campagna: ecco i trafitti di spada; se percorro la città: ecco gli orrori della fame…”
“Adesso le cose non sono radicalmente cambiate malgrado le terribili rivoluzioni del 2023 in Guatemala e Messico…”
“Le faccio presente, Mosul, che mentre il papa sfodera Geremia, l’Onu lo sta implorando di smetterla con le nascite…dice, attraverso le proprie agenzie, alle gerarchie cattoliche che la proliferazione delle nascite è un gran male…e cerca di spiegare dicendo: attenzione, padri eminentissimi, il controllo della fecondità ha fatto crescere notevolmente l’economie orientali; e spiega, a questi eunuchi fissati con la scopata senza impermeabile, guardate che nell’Africa Sahariana per l’alta fecondità il PIL è disceso dello 0,8….e allora, caro Mosul, sulla terra eravamo oltre sei miliardi, mentre ora, nel 2047, siamo oltre 9 miliardi …ed ancora, l’ONU spiega al Papa delle geremiadi che il Brasile per il contenimento delle nascite ha avuto una crescita economica dello 0,8….”
“Come fa a ricordarsi tutto?”
“Mio padre scriveva tutto, lo stavo rileggendo ieri… insomma l’ONU urla: smettetela di procreare e il sant’uomo, curvandosi su se stesso, risponde: moltiplicatevi… e poi ci elargisce “i trafitti di spada”…ma mi dica lei Mosul…. “
“Un grande disastro il pensiero assoggettato al dogma e all’egoismo, ricordo di aver letto quello che disse il più grande capitalista di quel periodo: Rotschild, il quale disse: “che orrore il mondo della fame, però il capitalismo è il migliore sistema che conosciamo.” Già, un sistema economico che gli dava, quotidianamente, miliardi di dollari di guadagno e non dava neanche una patata lessa in una ciotola a centocinquanta milioni di bambini per lui funzionava… e il banchiere pontificava”
“Già a quel punto credevano che tutto fosse finito, poi cominciarono i no-global e sappiamo tutto quello che accadde… “

*****

Era notte fonda quando ho spento il Soft Book Reader facendo svanire il Diario Segreto.
Non ho retto: mi sono appisolato crollando sul divano polifunzionale mentre la pioggia batteva sui vetri e ho sognato qualcosa di assai strano.
Ricordo che, nel sogno, entrai in un luogo segreto, diroccato, nascosto da ruderi; ero accompagnato da una donna incappucciata. Scendemmo in una cripta medioevale mentre i ratti saettavano da ogni parte.
Il luogo era abbandonato e sporco. Quando raggiungemmo il punto estremo del sotterraneo, la donna m’indicò una croce lignea simile a quelle che una volta dipingevano Margheritone d’Arezzo, Cimabue, o Segna di Bonaventura. La Croce era velata da ragnatele e coperta da polvere: la mia guida la spolverò con una mano inguantata. Mentre nettava la superficie, incuriosito, cercavo di vedere il suo volto ma non riuscivo. La misteriosa accompagnatrice pulì il dipinto con grand’accuratezza poi con un pezzo il legno infranse il vetro opaco di una gotica finestra lasciando penetrare un raggio di sole, che si posò sull’immagine facendola risplendere. A quel punto, senza dire una parola, la donna m’invitò a contemplare il disegno: lo stile era un misto di moderno e medioevale. Sulla “croce dipinta” non appariva, come in tutte le croci medioevali, il corpo del crocefisso. Non c’era il “Christus patiens” dalla testa cadente e gli occhi chiusi, o il “Christus triumphans” dallo sguardo sereno e gli occhi aperti, c’era invece riprodotta un’immagine che sembrava una scena dell’Apocalisse. La donna incappucciata stava indicando un angelo, dipinto modernamente, che sembrava spingere, con infinita misericordia, i cavalieri apocalittici verso l’annientamento del mondo. Lo spirito celeste aveva un fiore in mano e dalla bocca venivano fuori parole greche trascritte in oro. L’impressione che ebbi era che l’angelo dicesse ai distruttori sguinzagliati dall’apertura dei sette sigilli: “Andate, cari, è tempo di mettere fine a quest’orrenda baldoria. Facciamo discendere il sipario su quest’immane macello. Lasciamo calare il nero tendone sul bordello sanguinoso dell’individualità scatenata. Andate, cari, cominciate il vostro santo lavoro e che tutto sia annichilito e riassorbito nella Luce Primiera”.
Nella parte alta della croce vedevo un altro angelo che, dalla mano dischiusa, lasciava cadere le stelle del firmamento nella bocca spalancata di un drago, che stava divorando la volta celeste.
La creatura celeste, che era il Signore dell’Ultimo Giorno, indicava con l’indice puntato la parola “Nihil” dipinta a caratteri dorati. Non indicava la Luce Ipersensibile e Originaria, ma una notte senza stelle. Un terzo angelo, che aveva un braccio tratteggiato, stranamente non completato – come se il pittore avesse dimenticato di finirlo – suonava un’aurea tromba librandosi su quella che sembrava una cittadina toscana. Nella parte inferiore della croce, sotto la parola greca “Golgota” era riprodotta, modernamente, un’icona con la crocifissione. Al lato destro e sinistro della croce si vedevano altri due angeli, dipinti in stile medioevale, che combattevano, sotto iscrizioni ebraiche, che sembravano cabalistiche, con un uomo e un drago. Incuriosito chiesi alla donna il significato delle parole greche che fuoriuscivano dalla bocca del primo angelo. L’arcana accompagnatrice rispose: “Significano: vieni e vedi!” Poi mi guardò, aprì il nero mantello vellutato ed espose il petto. Vidi che su un seno era tatuata un’iguana che stava bevendo da una coppa ricolma del liquido che sembrava sangue. La donna mi ordinò di baciarla. Sfiorai con le labbra l’immagine per essere, subito dopo, brutalmente respinto. La donna mi schiaffeggiò con forza. Sembrava che la mia guida dicesse: ti basti questo, ora allontanati. Improvvisamente notai che il cappuccio di velluto le era calato sulle spalle, e che stava rivelando il suo volto, notai i capelli corvini, ma il viso non lo vidi perché mi svegliai: oltre quel limite non mi era concesso giungere.
Mi alzai scosso dalle immagini oniriche, barcollai verso la finestra rigata dalla pioggia e sospirai.

Qualcosa d’arcano e perverso gioca sempre con le nostre menti ferite nell’abisso dell’inconscio.

4 Le resurrezioni simultanee.

Entriamo nel vivo della storia come riportata dal Diario Segreto di mio padre.
I due miracoli simultanei sconvolgono il mondo.
E’ la simultaneità che impressiona e fa tremare.
Il Gesù di Quimper raggiunge St.Thégonnec per visitare la madre, Jeanne Bellarmine, provenendo da Brest, e incontra un tipo chiamato Charles Cadoulac, presso il Calvario dell’Enclose Paroissal, che piange disperato e chiede: “Perché piangi?”
Simultaneamente la stessa cosa accade a Woolacombe, Mosul incontra il tipo con coda di cavallo ed orecchino che lo guarda insospettito e, poco convinto, lo porta a vedere il suo piccolo morto.
Mentre, Mosul, solleva dal nulla James, che diventerà un nuovo ricchissimo Lazzaro, Quimper – chiamiamo così il Gesù britanno onde evitare ripetizioni – solleva dal gelo della morte Louis, che a sua volta diventerà un opulento risorto.
Intorno a quest’evento che tutti conoscono perché è stato narrato “ad nauseam” si costituisce un mondo.

Un esempio? Mio padre spiega che se si chiedeva agli spagnoli, nel 1981, se credessero in Dio il 76% avrebbe risposto affermativamente. Se si faceva la stesa domanda nel 1999 il 68% avrebbe risposto: “Credo!”. Nel 2042 gli spagnoli che credevano in Dio erano circa il 7%, ma dopo i miracoli del 2043 divennero il 78%. Un’esplosione di fede epocale nel tempo della morte e della sepoltura di Dio.
Mio padre presenta un altro esempio – utilizzando un paese nordico per evidenziare la differenza con l’Europa del Sud – e spiega: in Inghilterra i credenti dopo i miracoli erano diventati il 68%.
Nel 2042, prima dei miracoli, erano il 4%. Nel 1981 erano il 63% e nel 1999 erano il 47%.
E in Francia? La Francia era l’unico paese europeo ove i credenti erano aumentati dal 1981 al 1999 dal 44% al 47% – per ragioni incomprensibili – per crollare, nel 2042, al 2%, e per poi diventare, dopo il miracolo, il 74%.
Un altro esempio: in Europa, nel 2002, alla domanda: “C’è niente, secondo voi, dopo la morte?”
Il 10% delle persone tra i 18 e i 34 anni, e il 21% degli oltre cinquantenni rispondevano: “Nulla!”
Nel 2002, quindi, i nichilisti europei erano il 31% della popolazione.
Ma il 50% delle persone tra i 18 e i 34 anni, e il 29 % degli oltre cinquantenni alla domanda:
“Secondo voi c’è qualcosa oltre la morte?” rispondevano: “Si…qualcosa c’è, ma non sappiamo cosa…”
Nel Messia limitato, mio padre, riporta una ricerca effettuata su 38.000 persone nel dicembre del 2002.
“La religione è importante per voi?”
Rispondono affermativamente il 59% degli americani, il 30% dei canadesi, il 21% dei francesi,
il 27% dei tedeschi, il 27% degli italiani, e sorprendentemente il 33% degli inglesi.
Nel 2018, la stessa domanda è posta agli americani che rispondono “si” al 21%.
Ma dopo i “miracoli simultanei” il consenso statunitense cresce al 97%.
Nel 2043, quindi, dopo le resurrezioni la gente che crede nell’Oltre, raggiunge la percentuale sbalorditiva del 96%.

Due resurrezioni simultanee non sono una cosa da niente, sono roba da sballo mentale, il cristianesimo ne riceve una scossa formidabile e reagisce come se si fosse sniffato un chilo di coca pura.
Si rialza dal suo letto di morte, come un malato terminale miracolato, vivo e vegeto.
Il Cardinale Bellestrini che ha ideato la clonazione gongola.
Ma c’è un’ombra che incombe su tutto.
Chi è Mosul e perché ha resuscitato dai morti il piccolo James?
Se “Quimper” ha strappato dal nulla il piccolo Louis lo ha fatto in nome di Dio, ma l’apostata islamico – completamente ateo o se si preferisce solidamente agnostico – nel nome di chi l’ha fatto?
E perché, Mosul Hossein, la mena con quest’ossessivo amore verso gli animali e le cose devastate dalla civiltà della tecnica al punto di accarezzare legna tagliata, macchine distrutte e bottiglie di plastica Nocet?

La domanda manda in fibrillazione il mondo; ma quello che scatena l’uragano mediatico è la famosa intervista alla NBCS di New York, durante il “talk shaw “ “Events in The World” – che dura oltre due ore – con Juanita Pamela Acontour.
In quell’occasione, il “Messia limitato” – come lo chiama mio padre – risponde ridendo alle domande della favolosa anchor woman americana dopo aver concluso con la giornalista quarantenne un infame e segreto accordo: un’intervista in cambio di tre giorni di sesso sfrenato.
Quando, più tardi, questa storia emerge, devasta il matrimonio della Acontour.
L’infida “gutter – digital – press” si scatena infierendo su Mosul che la detesta dal momento che definisce continuamente i giornalisti di quei giornali “ horrid pen pusher”, “travisatori della verità”, “grande onta del mondo”.
Dopo quell’incredibile intervista Mosul Hossein diviene “de facto” l’Anticristo per i cristiani e un messaggero di Shatan per gli islamici.
In quella fatidica notte si riversa su di lui, e indirettamente su mio padre, l’orda famelica dei cercatori del nuovo Dio, la massa sconvolta dall’“angst” contemporanea dei neo – buddisti, degli animalisti – neo – Jainisti, degli “Adoratori della Luce Interiore” e di infiniti altri gruppi che vedono nella garbata, ironica predicazione di Mosul il messaggio – e quindi il ritorno nel mondo – del Buddha Maitreya.
Il “Messia limitato” aborrisce la sua trasformazione in un santo, mentre il Gesù di Quimper la cavalca con gioia e la sfrutta spudoratamente saltando come un grillo da un “talk show” all’altro; cosa che fa disperare Bellestrini e inorridire le pie donne.
In quel periodo dissoluto, Jeanne Bellarmine, incanutisce e tira le cuoia per un coccolone che la fulmina alla notizia che suo figlio sta saltando tra le apocalittiche cosce di Betsy Howell.
Mio padre spiega nel Diario Segreto il dolore che Mosul prova per essere diventato il centro dell’attenzione del mondo. La sua predicazione austera e parsimoniosa ha provocato un pandemonio.
Anche “Quimper” è restio a seguire la predicazione del Gesù di Nazareth e si sobbarca il peso gioioso della nuova popolarità predicando un nuovo verbo, chiaramente antropocentrico, indifferente, come il precedente, verso il non – umano; come il Nazareno nella storia della Sirofenicia e dei cagnolini, non ha tempo per bestie e alberi di fico e si preoccupa relativamente per i poveri del mondo, “dal momento che li avremo sempre con noi”. Ma su una cosa è adamantino: il potere della resurrezione gli è venuto da Dio, a differenza di Mosul che alla domanda sulla fonte della potenza che sconvolge le leggi naturali risponde: “Non so… e non ci ho capito un cazzo!”

Ma perché chiamano Mosul l’Anticristo?
E chi parla di Anticristo nei sacri testi rispolverati dopo le resurrezioni simultanee?

Nei Vangeli, come sempre, c’è immensa confusione: Matteo dice una cosa, Giovanni ne fa capire un’altra.
Matteo (24 –23,24) e Marco (13 –21,22) non nominano l’Anticristo, parlano di pretendenti, di gente che si fa passare per il Cristo, Giovanni, invece, lo nomina e lo indica come l’incarnazione, l’espressione essenziale del male che lotta contro la missione salvifica del Cristo e che precede la fine del mondo. Il Gesù dei primi vangeli mette in guardia contro forme adulterate della sua predicazione.
“Guardatevi” – dice – “perché tanti verranno in nome mio e diranno: “Io sono il Cristo” e “sedurranno molti”. E avverte “di non turbarsi perché queste cose dovranno accadere ma non giungeranno proprio alla fine”. Dice, in effetti, che i falsi Messia giungeranno prima della conclusione del Secolo: “Quando sentirete parlare di guerre e sollevazioni non vi spaventate perché bisogna che questo accada. Ma la fine non verrà così presto.”
Giovanni, invece, nelle sue Epistole, nel suo Vangelo e nell’ Apocalisse parla di un Messia capovolto, come un’ombra tenebrosa che oscura la luce di Dio e che si concretizzerà alla fine dei tempi.
Il Messia rovesciato precede la venuta del Secondo Avvento di Gesù.
Il Gesù di Giovanni afferma: “Io sono venuto in nome del padre mio e non mi ricevete; se un altro verrà in proprio nome lo riceverete”
Mosul, nelle teste di squilibrati fanatici, calza perfettamente la figura dell’Altro.
Giovanni scrive nell’Apocalisse: “Ma la bestia fu presa e con lui il falso profeta, il quale con i falsi prodigi aveva sedotto coloro che portavano l’impronta della bestia e quelli che si prostravano davanti alla sua statua e ancora vivi furono gettati in uno stagno di fuoco rovente e di zolfo.”
Proprio così dice: in un “ limene tou puros ten koiomenen en teio”
Il nome Anticristo appare nella Seconda Epistola di Giovanni alla fine del brano 7.
“Perché molti sono i seduttori apparsi nel mondo i quali non accettano che Gesù si sia incarnato
Questo è un seduttore: è un Anticristo” Giovanni dice: “planos kai anticristos”.
Il Gesù riportato dagli Atti degli Apostoli, è esplicito: “Dopo la mia partenza s’introdurranno tra voi uomini che predicheranno dottrine perverse.” Tra le quali, ovviamente, il rispetto d’ogni forma di vita.
Il compito specifico dell’Anticristo è quello di capovolgere la moralità del verbo cristiano attraverso portenti e miracoli, e una predicazione parallela che stupirà le masse e le affascinerà allontanandole dalla verità. E Mosul sembra calzare perfettamente il caso.

Ma perché Giovanni s’inventa questo scomodo personaggio?

Perché la Chiesa del periodo soffre le predicazioni parallele eretico – gnostiche influenzate dalla filosofia greca che cercano di travisare il pensiero essenziale di Gesù e ricordano, in un senso, le polemiche che frantumeranno la Chiesa cattolica nel 2009, provocando i grandi scismi che inizieranno con lo sconvolgimento della Chiesa anglicana causato del problema dei matrimoni gay, dell’ordinazione degli omosessuali e delle donne prete.
Mosul nella mente devastata dei neocristiani diventa l’ombra di “Quimper”.
Ma il Gesù francese non si sogna minimamente di mettere in cattiva luce il suo gemello.
Se ne frega totalmente di Mosul.
Mio padre esprime la confusione del tempo davanti alle resurrezioni simultanee e alla spiegazione incomprensibile di Mosul.
Quando Betty Charlotte Pomeroy lo chiama per informarlo dell’accadimento strabiliante Erminio sta saltando allegramente su e giù su Sherry, e quando sente quello che dice Betty al telefono per poco non sviene.
Betty gli urla “Where are you… darling? Your friend has just resuscitated a dead boy…”
Mio padre ha un malore; ma qualcosa del genere se l’aspettava. Si riveste e parte.
Trova Mosul nella sua stanzetta scarna e chiede: “What the fuck has happened?”
E Mosul calmissimo risponde: “Non ho idea…mi pare di aver resuscitato un bambino morto…”
L’onda anomala mass mediatica – digitale stracolma di merda comincia a formarsi.
Mio padre capisce il rischio e convince Mosul a occultarsi. I due fuggono insieme in macchina.
Mosul gli dice: “Erminio, forse, tutto dipende dal tritone e dall’uomo verde…”
“Forse…” risponde mio padre.
I due cominciano la nota peregrinazione, riportata accuratamente nel “Messia Limitato”,
attraversano l’Inghilterra alla ricerca del significato del “Green Man”. Mosul si tinge i capelli color biondo platino e si lascia crescere la barba, spariscono insieme: è il 22 dicembre del 2043.

*****

Questa mattina ho ripreso il Solotrek – KKY e mi sono levato nel cielo plumbeo di Ilfracombe.
Mi sono diretto verso Beacon Point, ad un certo punto, dal momento che sono notevolmente imbranato, mi è scivolata la maschera e ho rischiato di inabissarmi a largo di Rillage Point.
Ho ripreso il controllo e mi sono diretto verso Widmouth Head, poi sono sceso verso Burrow Nose, sempre seguendo la costa, e sono atterrato in un luogo chiamato Home Barton a Combe Martin.
Ho parcheggiato il mio motorino alato e mi sono avviato a piedi verso la casa della mitica Sherry, l’amante, un po’ troia, di mio padre.
Sono arrivato presso una casa di vetro e acciaio inossidabile e ho parlato nel DCO –9.
“May I speak to Mrs. Watts?” ho chiesto.
Una fanciulla è scesa e ha aperto la porta.
“Sono io!” ha risposto la cocca.
Per poco non svenivo. Mi sono sentito male. Ho fatto un calcolo rapidissimo: mio padre mentre faceva le sozzerie tardo imperiali doveva avere almeno 63 anni. Era nato nel 1976 e il notorio Blue – Ray mi sembra risalisse al 2039. Ma la Sherry in quel periodo doveva avere 45 anni anni, ed era piacevolmente grassoccia con una leggera presenza di cellulite. Qualcosa non tornava: io avevo davanti una cocca ventenne.
Mi sono ripreso dalla sorpresa è mi sono presentato: “Sono Willy Polpotta il figlio di Erminio”
Un urlo gutturale si è levato. La cocca mi ha abbracciato e condotto verso un divano ad acqua.

“Che gioia! Io ho amato moltissimo tuo padre e ho sofferto terribilmente per quello che è accaduto”
“La trovo in ottima forma…”
“Sai quanti anni ho, darling?”
“Non ho la minima idea…”
“Ho 54 anni!”
“Ma sembra una bambina…”
“Dopo la morte di tuo padre ho venduto le mie memorie e mi sono rifatta tutta… da capo a piedi!”

Ho riflettuto: abbiamo a che fare con un’orda satanica di mignotte.
Sei convinto di fotterti una fanciullina e invece ti stai scopando una tardona di 70 anni.
Ormai siamo precipitati in un universo “draculino” ove le figlie del principe della tenebra ottengono la vita eterna attraverso il bisturi a laser. Non ci si capisce più niente.

“E’ molto bella Sherry…”
“Mi trovi bella?”
“Molto…”
“Sai per trovare marito mi sono ristrutturata tutta e mi sono chiusa… come si può dire… insomma mi sono cucita anche lì…”
“Si è rifatta la verginità?”
“Si, per sposarmi in bianco… “
“Ci si sposa ancora in bianco?”
“Raramente…ma è molto romantico…”
“E con chi si è sposata?”
“Con Percy Prickfield“
“E’ qui?”
“No è morto….soffriva di “fatal familial insomnia”…una malattia rarissima che si manifesta in una persona ogni 35 milioni…”

Ho pensato: ma guarda che sfiga e mi sono toccato.
Sono oscenamente superstizioso.

“Sai Willy…è stata una cosa tristissima, con quella malattia, che non ti fa chiuder mai occhio, entro 5 mesi l’organismo muore, va completamente in tilt…è stato duro. Percy aveva solo 55 anni.”
“Mi dispiace molto.”
“Già… e io per trovare un nuovo uomo mi sono rifatta tutta nuovamente…”
“Per la seconda volta? E si è ricucita anche lì?”
“Certo…il nuovo marito era persiano…”
“Era?”
“Già era… è precipitato in mare a largo di Lynmouth Bay….lo sai dov’è Lynmouth Bay?”
“No…”
“Vicino a Lynton…”

Mi sono nuovamente tastato i testicoli.

“Una morte dolorosa?
“Insomma…è annegato in un mare gelido… l’anno passato… era Natale.”
“E ora?”
“Ora non ho nessuno… solo mio figlio Fred che è sposato con una stronza di Great Torrington ”
“Eh… la vita…”
“Che vuoi fare…ma dimmi hai incontrato la Pomeroy, la grande troia?”
“Si…”
“Ti ha parlato di me?”
“No…mi ha detto solo che mio padre aveva avuto un insignificante “affair”…”
“Insignificante? Troia miserabile… tuo padre era cotto di me….amava solo me e non quella zoccola sbrindellata…”
“Mi dica una cosa Sherry: lei l’Anticristo lo ha conosciuto…”
“Ehhh….”
“E com’era?”
“Simpatico, silenzioso…ma dava poca confidenza …”
“Ma aveva rapporti con le donne?”
“Si…si faceva una troietta che abitava a Braunton Marsh… quella che si è venduta la storia al News of Europe…”
“Miliardaria è diventata?”
“Già…però anch’io mi sono comprata una casa e mi sono rifatta tutta con le mie memorie e un paio di articoli … ma tu che ci fai qui?”
“Voglio scrivere un libro su mio padre e l’Anticristo…”
“L’ho amato molto tuo padre ma una cosa mi ha veramente ferito…”
“Cosa?”
“Si voleva comprare un clone sessuale…”
“Questa è nuova…”
“Già, ora ti faccio vedere delle carte che nascondeva a casa mia…”
“Ma i cloni sessuali costano autentiche fortune… “
“Se lo voleva comprare con i soldi del “Messia Limitato” … mi ha ferito… “
“ Ma come doveva essere questo clone? Costruito su misura?”
“Ahhh… quello era il bello, dovevano costruirlo geneticamente come una Madonna… ho scoperto che era innamorato pazzo di un’immagine….”
“Nooo…. un’immagine?“
“Si… ora te la faccio vedere; mi ha dato un gran dolore, Willy, è stato crudele… concedimi un minuto…”
“Attendo in fibrillazione…”
“Eccola… voleva un clone esattamente come questa cocca qui…”
“Ma è vero…è una Madonna… non è possibile…”
“Si la Madonna … la Vergine Maria dell’Adorazione dell’Agnello di Jan van Eyck…”
“Ma…ma è blasfemo…”
“Blasfemo?… ma sapessi quello che mi faceva fare… io ero un buco per lui…”
“Ma ha appena detto che mio padre l’amava…”
“Lo dico solo per ferire quella zoccola della Pomeroy…tuo padre amava una sola donna, anzi solo l’immagine di una donna, la Madonna dell’Adorazione dell’Agnello…lui pensava che per riprendersi dalla morte di Mosul, che lo aveva tragicamente segnato, aveva bisogno di un diversivo. E dal momento che il libro gli elargiva una cornucopia di euro – dollari, allora, per riprendersi dallo strazio voleva un’amante costruita secondo la sua immaginazione…”
“Alla Pigmalione?”
“Chi è Pigmalione? Si, insomma creata su misura. E l’immagine che aveva amato appassionatamente sin da piccolo era quella della Madonna di Van Eyck.”
“Bella… ma che sorpresa… i cloni costano un’autentica fortuna… “

Abbiamo parlato per oltre due ore, ad un certo punto Sherry si è avvicinata e mi ha stretto un ginocchio con la mano.
No – mi sono detto – è come farsi la moglie di Dracul, mi fa senso.
Ma lei mi ha stretto con forza ginocchio e coscia, e mi ha guardato negli occhi.
Ho pensato: “E’ come un incesto. Willy, dimostra a te stesso che sei in controllo della situazione.
E poi che direbbe tuo padre?”
Per quello – mi sono risposto – si farebbe una grande risata.
Direbbe, come mio nonno quando si fotteva le gattare: “E che sarà mai una scopata?”
Ma no, non si può. Un poco di rispetto verso me stesso.
Stavo sostenendo la vampiresca tentazione quando Sherry – baby mi ha detto:
“Senti come sono dure le mie nuove tette, sono macigni…”
E ha mostrato due bocce da sballo con due capezzoli ritti.
“Diocristo… due pietre di porfido!” Ma ho stoicamente resistito.

Per quanto tempo?
35 secondi!
Poi le ho infilato la lingua in gola, una mano tra le cosce rifatte e un’altra sulle tette di acciaio e mi sono lasciato ignominiosamente travolgere dalla lussuria incestuosa, e mentre Sherry stava saltando come un grillo impazzito su e giù sulla mia pancia, io pensavo ad una sola cosa: “Che gli racconto stasera a Marlene, la mia bambola robotica?”

Giunto a casa, quasi distrutto, ho spudoratamente mentito.
“Ciao cara, sono uscito per lavoro…sai…”

Si è vero, noi uomini facciamo proprio schifo!

Ho pensato a mio padre e al clone blasfemo.
Ho aperto il suo Diario Segreto. Erminio scrive che Ibn Battutah, il grande viaggiatore medievale del mondo musulmano, una specie di Marco Polo maomettano ossessionato dalla passera, un giorno, incontra un santo Sufi a Shatt-al-Arab, non lontano dalla città di Abadan.
Il viaggiatore ascolta il santo e comincia a pensare che, dopotutto, non sarebbe male dedicare la propria vita allo spirito e diventare un discepolo del Sufi.
Ma c’è una cosa che lo lascia perplesso: il santo gli spiega che per liberare lo spirito occorre frenare l’impudente e “inopportuno” spirito animale che alberga in tutti noi.
In ducati sonanti e nella lingua di Dante: lo spirito che alberga in noi è la lussuria o, molto più semplicemente, la voglia sfrenata di scopare. Ibn Battutah ci ripensa come i cornuti e mormora a se stesso: io lo farei il mistico ma alle passioni non voglio rinunciare. Posso rinunciare a tutto meno che alla fica. Ignora la tentazione della rinuncia mistica e continua a viaggiare e a comprarsi schiave nei caravanserragli delle terre che visita.
Un po’ come Erminio Polpotta che desidera acquistare cloni profani.
Mio padre descrive, con gran sagacia, la storia del viaggiatore islamico quando raggiunge la Mecca
e racconta, che malgrado la possente presenza del sacro nel luogo santo, Ibn Battutah, non può fare a meno di inspirare – come Hannibal Lecter dalla sua prigione di vetri infrangenti – il profumo che le donne musulmane emanano mentre circumnavigavano, se così si può dire, la Kaaba.
Il viandante ama le donne così profondamente che quando vede indiane bellissime gettarsi nella pira dei propri mariti morti sviene.
Che spreco, avrà pensato – spiega mio padre – come gettare l’Atteone di Tiziano nel fuoco dopo la morte del maestro.

Dopo queste edificanti riflessioni, ho acceso Johnny – Boy che mi ha trasmesso, con la sua voce suadente, un messaggio.
Mi è preso un colpo: mio figlio sta arrivando ad Ilfracombe con il nano malefico.
Desidera parlarmi del suo libro appena pubblicato – senza che io ne fossi informato – che spera diventi un “best seller digitale”.
Johnny – Boy mi legge il titolo del capolavoro: “ Perché ho deciso di diventare una donna” poi il sottotitolo, e per poco non stramazzo con un coccolone: “Giacomino, nipote di Erminio Polpotta, seguendo il suo istinto primordiale, diviene Theresita Suck, la principessa della fellatio.”
Questo figlio snaturato è il mio calvario, e il nano malefico il mio Golgota.
Se li avessi davanti li strozzerei entrambi. Un cupo livore mi divora.
Fanno precipitare una dinastia gloriosa nello squallore delle “fellatio” di Lussuria.

*****

Erminio medita sul da farsi stretto a letto, come una salsiccia, dai cuccioloni che dormono con lui, uno a sinistra e uno a destra. Bonzo ronfa oscenamente e Gracco, nel sogno, solfeggia; la passione per la Pomeroy, si è ormai spenta, dormono in stanze separate.
Dopo i miracoli mio padre decide che meglio fuggire con Mosul, si alza, prende la vecchia Ford a idrogeno, un gruzzolo di euro – dollari, fa salire Mosul e parte.
“Cerchiamo il significato di questo fucking “Green Man”, questo fottuto Uomo Verde” dice
“è lì che alberga il segreto di quello che sta accadendo…”.

I due viaggiano nell’auto ad idrogeno un po’ antiquata di mio padre e ascoltano le notizie da una radio IDEO digitale. Giungono notizie su Quimper. Erminio s’infila il caschetto con occhiali laser all’interno del simulatore di guida, attiva il pilota automatico, accende il sistema computerizzato e vede apparire sul grande schermo del cruscotto il volto efebico di Gesù.
Rimane sbalordito la BBC World Digital sta dicendo che Quimper ha sollevato dal nulla un bambino francese nello stesso istante che è avvenuta la resurrezione operata da Mosul.
Mio padre ordina alla macchina di fermarsi. E’ terreo. Boccheggia.
Mosul sorride.
“Ma lei se la prende così alla leggera? Ha capito quello che hanno detto?”
“Che vuole che le dica….molto strano….”
“Cerchiamo questo fottuto Green Man” ripete come un disco rotto mio padre “ lì c’è il significato di quello che sta accadendo…”
“Forse…”
“Altrimenti le pare che lo spirito algoso le avrebbe donato il simulacro inginocchiandosi?”
“Mah…”
“Lo ha con lei?”
“Si, Erminio, ma si calmi, e che sarà mai: abbiamo resuscitato contemporaneamente due bambini morti…”
“Diogesùiddio… alla faccia… ma si rende conto di quello che dice? Una cosa del genere non avveniva dai tempi di Lazzaro… ”
“Ma è avvenuta ai tempi di Lazzaro? … Certo, cose arcane accadono… “
“Mi tolga una curiosità… sono morbosamente curioso… cosa ha provato mentre sollevava il piccolo dalla morte?”
“Un grande svuotamento!”
“E che altro?”
“Come se lo spirito, anzi la forza vitale che è in me mi abbandonasse… “
“E Dio non c’entra niente in tutto questo? Non ha sentito quello che ha dichiarato Quimper?”
“Si, lui dice che è stato suo padre… io dico che suo padre non c’entra nulla con i miracoli, se così si possono chiamare… “
“E chi c’entra?”
“Erminio, si rilassi… non so… l’ho fatto e basta… che vuole che le dica?“
“Ma se la prende così?”
“E come dovrei prendermela… “
E’ nel viaggio che l’Anticristo esprime molte idee che si concretizzeranno nella famosa intervista alla NBCS di New York con Juanita Pamela Acontour.

Dove cercano il “Green Man” Erminio e Mosul Hossein?

Seguono un incredibile itinerario attraverso l’Inghilterra.
Inseguono assiduamente il significato del Green Man cercando di capirlo in tutti i suoi aspetti. Ovunque l’immagine dell’Uomo Verde si nasconde la rintracciano, la scovano tentano di analizzarla.
Chiedono, si informano, contemplano. Ci ragionano. Visitano in ordine Exeter, Tiverton, Spreyton, Bampton, Sampford Coutnenay nel Devon, Bishop Lyndeard e Halse nel Somerset, Sutton Berge nel Wiltshire, St Mary Redcliffe a Bristol, Tewkesbury Abbey nel Gloucestershire, Knighton Powys nel Galles, Hereford, Kilkpeck, Abbey Dore e Much Marcle nello Herefordshire, Leonminster, Southwell Minster, Eaton under Haywood e Ludlow nello Shropshire, Nantwich nello Cheshire, Southwell Minster nel Nottinghamshire, Appleby in Cumbria, e proseguono nello Yorkshire ove visitano a York il “York Centre”, e poi Bolton Abbey, Fountains Abbey e Beverley per concludere la ricerca a Rosslyn Chapel a Rosslyn presso Edimburgo.

E a che conclusioni giungono i nostri prodi viandanti riguardo il Green Man?
Cos’è e cosa rappresenta?

Se uno chiedesse ad un esperto di mitologia pagana, la risposta sarebbe, all’incirca, questa:
l’Uomo Verde rappresenta l’unicità dell’uomo e della natura. La loro simbiosi. Il processo di morte e di resurrezione. Un volto dalla cui bocca, dalle cui orecchie fuoriescono foglie, arbusti, viti, è un’immagine archetipo primordiale che si riflette nello specchio del tempo.
L’esperto direbbe: il Green Man è presente ovunque, ma particolarmente in Inghilterra, nel Regno Unito, e non è un gorgouille – questo è sicuro – ma è il simbolo di una cosa vetusta, arcana che sfugge alla nostra comprensione e fa capolino nelle grandi epiche narrative.
E’ una rappresentazione pagana della fertilità ma è anche qualcosa che la trascende e che va ben oltre. E’ un’immagine che si manifesta nelle processioni medievali a fianco dei santi, e che è presente nelle chiese, ove i nostri eroi la cercano per interpretarla. A volte il suo volto diviene foglie, altre volte la sua carne si tramuta in vegetazione, come dopo la decomposizione nostra, come dopo il nostro svanire,
come dopo il nostro dissolverci nell’indifferenziato. Il Green Man appare, a volte, come il guardiano della foresta, altre volte come lo spirito arcano della natura.
All’inizio del viaggio, e in particolare verso la fine della ricerca, l’Anticristo rimane stupefatto per due rappresentazioni che incontra. La prima ad Exeter, la seconda nel Minster di Beverley, nello Yorkshire. In quei luoghi vede due diverse rappresentazioni con il volto contratto da un’angoscia profonda. L’Uomo Verde ha il volto rosso ed è coronato da foglie d’oro; ma è la contrazione del viso che sorprende Mosul. Incupito mentre l’osserva chiede ad Erminio: “Ma, secondo lei, perché ha quell’espressione di terribile sofferenza?”
Ermino si volge verso un signore nella chiesa che sta guardando nella stessa direzione e domanda:
“Why is he so tormented?”
L’uomo allampanato con un riporto da favola, risponde: “Perché ha demoni intrappolati nel suo essere per tutta l’eternità”
Una risposta che non convince Mosul.
“Fucking shit!” mormora ad Erminio. “Cazzate!”
“E allora perché è così sofferente?” Chiede mio padre.
“Perché tutto è crocifisso e tutto vive e sussiste nell’abisso dello strazio e del nulla.”
“Già…”
“Ma non ha ancora capito, vecchio mio?”
“No…spieghi… ”
“Ha la stessa espressione di quell’essere muscoso che lei chiama tritone.”
“Ma io non l’ho visto bene… e poi mi ha steso con un pugno… “
“Mi creda, ha la stessa espressione di “ angst” e di strazio: un’angoscia terribile presente nei lineamenti contratti… qualcosa di metafisico che trasmette ira, impotenza, rabbia repressa…”
“Ma non sempre.… a York mostrava la lingua…”
“Il dolore è istrionico a volte… ma quella è espressione manifesta dell’impotenza della natura davanti al distruttore…”

E’ a Beverley Minster che mio padre raggiunge le conclusioni che metterà in evidenza nel “ Messia Limitato”. Lo spirito del non – umano, della natura s’inchina davanti a Mosul e gli dona l’immagine fatiscente del Green Man come per dirgli: “Sta a te predicare un nuovo verbo in difesa di ciò che è non umano che trascenda il miserabile pensiero antropocentrico che ha devastato la terra.”

Quando spiega la sua teoria a Mosul, l’Anticristo lo guarda sorridendo e risponde: “Il problema è che non mi sento il depositario di nuovi verbi…”
Mio padre insiste: “Bonzo ha mica scelto di essere un cane…è un cane e basta… non si sceglie si è scelti … ovviamente qualcosa che non conosciamo, ma che dimora nel fondamento delle cose ha rivelato, scegliendola, qualcosa di terribile e grande. Spero se ne renda conto. E lei, ragazzo mio, è il depositario del messaggio, è il recipiente che si è colmato della luce opaca della rivelazione.
Ma le pare possibile che avvengano due resurrezioni contemporanee, cioè due fatti strabilianti, senza un significato? E che tipo di resurrezioni! Una per opera del clonato dal sangue del Nazareno, e un’altra eseguita da un ateo… o da un agnostico se preferisce… ”
“Dica pure ateo… e da questo cosa deduce?”
“Che la natura – o le forze che la rappresentano – si muove e si confronta con il pensiero che ha infranto l’armonia terribile del mondo.”
“Lei dice?” Mosul sorride.
“Certo, qualcosa reagisce alla possibilità che il pensiero monoteista risorga a causa del miracolo operato da Quimper… veramente non capisce?”
E Mosul sorride nuovamente: “Capisco eccome!”
“Spero che capisca veramente: stiamo navigando in una dimensione strabiliante… “
“Che cosa chiede questa forza?”
“Secondo me le chiede di affrontare il calvario del mondo e reagire al “revival” cristiano… “
“In che modo?”
“Aprendosi al mondo?”
“In che modo aprendomi al mondo?”
“Dicendo le cose che va ripetendo da sempre…”
“Ampliando la mia inane, e profondamente inutile, predicazione… “
“Esattamente… ora ha il mondo ai suoi piedi, e se fischia qualsiasi giornalista si precipita da lei con le natiche spalancate: sono tutte mignotte, uomini e donne… lo sa… vero? Ma se l’immagina un’esclusiva con chi ha resuscitato un bambino?”
“Dio che orrore… immergersi nel “gutter press digitale.”
“Gliela organizzo io un’intervista… ma lei rimanga occultato, per l’amore di Dio… corre grandi rischi…”
“E con chi la faccio l’intervista?”
“Con John Frobisher del New York Times…o se preferisce… Martin Golan, o James Freeney del Times “digitale” di Londra…“
“Allora è meglio con la Acontour… quella della “NBCS”… “
“Una testa vuota americana…. c’è di meglio, amico… …“
“Non a letto…mi creda… “
“Ma, mi scusi, caro, pensa a queste cose in questo momento… via! Mi sorprende… “
“Se proprio devo farla l’intervista, la faccio con quella gran troia: uniamo l’utile al dilettevole… “
“Come l’utile al dilettevole?”
“Erminio, io, l’Acontour, l’ho sempre smodatamente desiderata, mi eccita da morire… che vuole che le dica… è da anni che la seguo… ma non per quello che dice, dal momento che è troppo di destra, ma per quello che è… come spiegarlo: se dovessi scegliere tra la Betsy Howell e l’Acontour preferirei la cocca della NBCS!”
“E cosa le vuol chiedere?”
“Le voglio chiedere che in cambio dell’intervista mi conceda anima e chiappe … “
“Ma non è osceno tutto questo considerando il momento?… Ha appena resuscitato un morto… “
“E allora?”
“Ascolti Mosul: quello che è avvenuto non è mai accaduto prima sono due eventi eccezionali ed unici… ”
“Si figuri… già sostengono che forse i due piccoli non erano morti…”
“Mosul, lei ha un potere incredibile per cambiare la testa di milioni d’esseri umani… lo utilizzi…”
“Ci sto riflettendo… “
“Glielo chiede la natura afflitta dal peso dell’uomo… “
“Ma perché il tritone le ha mollato quella sberla in faccia?”
“Ah….perché io rappresento la normalità assassina dell’umano… mi ha sussurrato “svanisci”…se lo ricorda? Come per dire: io parlo con la sua purezza non con il tuo torpido sentire…tu levati dalle palle…”
“Ma lei è un sant’uomo Erminio e rispetta natura e animali….”
“Evidentemente ci vuole bel altro per essere avvicinati dall’Oltre. La conosce la storia del Graal e Lancillotto? Ciò che è sacro ha bisogno di immensa purezza per manifestarsi. Ora, però, è innegabile che qualcosa esiste. Qualcosa c’è – se così si può dire – dietro, oppure oltre le cose…ma com’è difficile definire ciò che non si manifesta, che non appare…”

Mio padre si muove con rapidità ed organizza – come racconta nel “Messia Limitato” – un incontro con la NBCS in Inghilterra, in un luogo poco frequentato dai media digitali.
L’Acontour raggiunge Mosul ed Erminio in una città scozzese chiamata Perth con una truppa televisiva che si fa passare per un gruppo di professori in vacanza.
La giornalista arriva con una parrucca rossa e si apparta con Mosul in una casa situata a
Tay Street, sul fiume Tay, non lontana dall’Art Gallery di Charlotte Street.
In quella casa Mosul con chiarezza adamantina propone il diabolico patto.
Juanita è perplessa e dopo un’iniziale sorpresa risponde: “Ma io sono sposata…”
Mosul risponde: “Non mi faccia ridere… “
“Mi ci faccia pensare” insiste Juanita, facendo un po’ di teatro
“Le concedo un minuto…”
Dopo trenta secondi l’Acontour accetta: é un’occasione storica ed unica.
Mosul le dice: “Brava Juanita ha fatto la parte della sposa afflitta! Adoro il teatro… ”
L’Acontour rimane tre giorni con l’Anticristo, al quarto giorno, fa filmare, mezzo distrutta, la sensazionale intervista che è prima proiettata dalla NBCS e che poi appare, secondo l’accordo, sugli schermi dei media del mondo intero. E’ il 5 gennaio del 2044.
Mentre Juanita intervista Mosul, Quimper parte per l’America accolto da masse oceaniche e predica un nuovo verbo che risulta, per i cattolici lefevriani, profondamente deludente.
Il mondo gli apre le braccia e lui si precipita tra le slanciate gambe della Howell e alberga nell’epocale vulva.

5 IL Piccolo Inquisitore

Immaginate questa scena: il Sultano, succeduto al trono dei Selgiucidi, viene informato che un’orda di Franchi, una marmaglia lacera e sporca, con delle croci rosse cucite sulle vesti stracce, è approdata nel suo regno. Kilij Arslan ha appena consolidato il potere dei Turchi nei territori conquistati da suo padre Suleyman. L’infida Nicea che sogna di ritornare nel grembo dei Rum, i bizantini, è diventata la capitale del sultanato. Mentre sta cercando di barcamenarsi con il suo potere sorgente, gli giunge notizia che il nano imporporato, Alessio, sta tramando per riconquistare i territori persi.
Il Sultano sa che l’esercito d’Alessio Comnemo non è in grado di riconquistare le terre che sono state sottratte all’impero dopo la catastrofe di Mazincerta, e pensa che l’imperatore stia attaccando il sultanato con un esercito di mercenari o che stia muovendo eserciti di qualche sconosciuta potenza. Le spie lo informano di movimenti strani. Tutto è cominciato con il minuscolo regno del traditore Roussel de Bailleul – amico di Guy de Nuitville – e del suo strambo tentativo di tagliare una fetta minuta d’impero per costituirsi un regno. Alessio disperato, ha invocato l’intervento di un sorpreso Suleyman aprendo una terribile scatola di Pandora, e da quello scrigno è emerso, dopo la sconfitta del normanno, il disastro: la perdita dei territori di Bitinia, d’Isauria, d’Anatolia e la caduta di Nicea.
Il nuovo Sultano informato non ci si raccapezza, è confuso, pensa che quest’orda strana e malconcia non assomigli per nulla a un possente esercito di mercenari nordici, e non è in grado di capire da chi sia composta. Questa massa d’uomini approdata nel suo regno, si sta spingendo tumultuosamente verso Nicea, che è ben protetta da mura di cinta con 240 torri, e avanza, sotto il sole bruciante d’Agosto, nei territori di Kilij Arslan, il quale comincia, impaurito, a organizzare la sua micidiale cavalleria. Alessio nel frattempo ha offerto ai cristiani Civitot, un campo di sosta, a un giorno di distanza da Nicea. Il Sultano viene informato dalle spie che l’orda è costituita da decine di migliaia di cristiani e che il suo capo risponde al nome di Pietro l’Eremita. Stupefatto la osserva e constata la devastazione del territorio: l’esercito cristiano, seguendo i precetti del mite Gesù, sta massacrando e distruggendo tutto ciò che incontra, avanza e si accampa sotto le mura turrite di Nicea. Ma la prima sortita di Kilij Arslan è tragicamente perdente: la cavalleria turca è fatta a pezzi dai Franchi. Il Sultano vuole reagire immediatamente ma i nobili gli consigliano di attendere. Una parte dell’orda, sicura della sua forza e della vittoria, lascia Nicea, avanza verso la città di Xerigordon, la conquista e, dopo il saccheggio e il massacro, gozzoviglia ubriaca. L’indisciplina endemica le sarà fatale, infatti, mentre i cristiani bivaccano a Xerigordon, il formidabile esercito turco si muove tagliando la via verso l’acqua. I Franchi, non riuscendo a raggiungere le fonti, impazziscono per la sete e non ce la fanno a resistere; a questo punto Reynald, il capo della spedizione, un tipo alla Roussel de Bailleul, tradisce offrendo la resa in cambio della vita. Non solo codardamente si arrende, ma si offre di passare dalla parte dei maomettani, cambiando religione, e di combattere contro i crociati.
Reynald pensa: e che sarà mai cambiar fede se si salva la pelle! Alcuni Franchi evitano la morte abiurando ma tutti gli altri vengono massacrati. Ci restano secchi in seimila.
Quando la notizia, dopo varie peripezie, raggiunge il campo di Cevitot, l’orda restante decide che sia necessario vendicare i martiri cristiani e comincia ad ondeggiare virulenta e caotica verso Nicea. E cade nella trappola tesa dal Sultano: è colta di sorpresa, sfilacciata e allungata, da nugoli di frecce turche che la decimano. La battaglia si conclude con il massacro di 20.000 Franchi. E’ il 21 ottobre del 1096. Alcuni giorni dopo, Guy de Nuitville è con Boemondo quando il principe, viene informato del disastro. Kilij Arslan, dopo aver sistemato i cristiani per le feste, si dedica alla sua disperata passione: la riunificazione del sultanato selgiudico infranto e taglieggiato dai nobili turchi dopo la morte di suo padre, e punta a unificare quel nido di nobili vipere massacrando, avvelenando, accecando e persuadendo con la corruzione. Boemondo e i cristiani, intanto, riflettono: i maomettani sono fessi se credono che l’armata cristiana sia costituita da un agglomerato di straccioni; vedranno chi siamo.
Ed affilano le lunghe spade. Il Sultano dimezzato è sotto le mura di Malatya – un nome che dice tutto – e sta affrontando le truppe di Danishmend accampate nei pressi della città. Malatya è una preda ghiotta desiderata da entrambi. Se liquida Danishmend, il Sultano, può ricomporre parte del grande mosaico selgiudico e fa pensare a un ipotetico figlio di Alessandro il Grande che tenti di mettere insieme i pezzi dell’impero macedone liquidando Seleuco, Tolomeo, Antioco e Licurgo: un compito arduo. Mentre sta riflettendo su come riprendersi un frammento rubato del sultanato, un messaggero irrompe su un cavallo stremato e gli urla che i Franchi stanno ritornando.
Kilij Arslan pensa: questi immondi infedeli non hanno ancora capito la lezione. Ma non sospende la guerra con Danishmend a causa dell’orda di straccioni, anzi, la continua, fino a quando un secondo messaggero sopraggiunge trafelato informandolo che la massa che avanza non è composta da lerci miscredenti ma da cavalieri coperti di ferro che stanno assediando Nicea, la città ove la Sultana sta partorendo l’erede. A questo punto, impensierito, Kilij Arslan stabilisce una tregua con Danishmend – che pur essendo un nemico è un uomo d’onore e un devoto musulmano – si dirige verso Nicea e trova la città assediata da un esercito poderoso. Il 21 maggio 1097 tenta di infrangere l’accerchiamento cristiano che sta per soffocare la città ma viene sconfitto; abbandona, allora, Nicea al suo destino, invitando i difensori a trattare con Alessio e non con i crociati, e si ritira nella nuova capitale: Konya. Dopo un accordo segreto stipulato con Alessio, Nicea apre segretamente le porte ai bizantini salvando la Sultana e gli abitanti. Ma Kilij Arslan non si rassegna alla sconfitta e stipula un accordo con Danishmend. I Crociati, nel frattempo, decidono di lasciare Nicea, di procedere alla volta di Konya ed Antiochia puntando verso la destinazione finale: Gerusalemme la Santa. Sono gli ultimi giorni di giugno del 1097, il Sultano vede l’esercito crociato in marcia e riprova il solito agguato. Attende l’avamposto dei cristiani e lo attacca con la nota strategia dei turchi selgiucidi. Il luogo ove avviene l’imboscata si chiama Doryaleum. Una prima schiera di arcieri a cavallo scarica frecce sul nemico che avanza, per poi ricaricare gli archi, mentre una seconda schiera di arcieri a cavallo scarica un nuovo nugolo di frecce. Simile ad un oceano tempestoso, onda dopo onda, la cavalleria turca scarica i dardi su bestie ed uomini ferendoli e decimandoli per poi completare l’opera con lo scontro ravvicinato. Questo metodo ha sempre funzionato, ma ora i generali selgiudici, stupefatti, osservano perdite gravi nella propria fanteria e limitatissime nella cavalleria cristiana. I Franchi e i loro destrieri sono coperti di ferro, e la tattica turca risulta, per la prima volta, fallimentare.
Il Sultano, allora, chiede ai generali se sia il caso di affrontare i Franchi in un corpo a corpo. I generali esitano. Tentennano. Pensano: quelle sono fortezze umane dotate di forza spaventosa, quelli ci stritolano. E mentre, perplessi, riflettono accarezzandosi la barba, alle loro spalle si solleva una gran nuvola di polvere e i generali, strabiliati, osservano un secondo spezzone dell’esercito crociato che sta sopraggiungendo. I Franchi lenti, tetri, impacciati, come immense statue equestri di ferro, procedono, tenebrosi e terribili, verso la fanteria e la cavalleria selgiudica chiudendo l’esercito turco in una micidiale morsa. A questo punto incomincia una ritirata ridicola e disdicevole alla Fantozzi – scrive mio padre citando un comico del suo tempo famoso per la sua goffaggine-.
Kilij Arslan tremebondo urla che “è meglio indietreggiare prima che quei cani cristiani ci massacrino”.
Mentre i generali stanno preparando una rapida ma ordinata ritirata, un terzo spezzone dell’esercito crociato si staglia all’orizzonte e Guy de Nuitville è presente tra le schiere di quel ferroso segmento.
A questo punto il Sultano perde la calma e, impazzito di paura, sprona il cavallo, seguito dai dignitari e da Danishmend, verso un varco non ancora sigillato dall’accerchiamento crociato.
Non c’è che dire: una rotta fantozziana di prim’ordine. Ibn al – Qalanisi scrive che l’esercito turco “viene fatto a pezzi dai Franchi!”. Resta poca vita da ciò che è maciullato nella morsa del ferro crociato. I martiri straccioni sono finalmente vendicati. Mentre fugge Kilij Arslan incontra una formazione della cavalleria siriana che sta cercando di raggiungere il campo di battaglia per dar man forte agli islamici e gli urla di darsela a gambe “perché sono invincibili questi cani cristiani”. E come un cartone animato disneyano che lascia fuggendo nuvolette di polvere dietro gli zoccoli del cavallo, s’inabissa nel vuoto anatolico.
Boemondo e compagni ottengono una grande vittoria, e Guy de Nuitville, inesorabilmente, si avvicina alla città di Edessa, ove i cristiani armeni custodiscono religiosamente il sacro velo di Marta. Prima della battaglia, a Pelecano, Guy de Nuitville, una testa fredda, ha placato un pericoloso alterco quando, Tancredi, il nipote di Boemondo, ha rifiutato il giuramento al nano porporato, Alessio, dicendogli: “se riempi d’oro questa tenda e mi dai quello che hai già dato agli altri Franchi, il giuramento lo faccio, altrimenti….ti attacchi!” Ci narra Anna Comnema che questa nuova insolenza verso l’imperatore ha provocato l’ira di Paleologo che ha allontanato il normanno, spingendolo indignato. A quel punto Tancredi si è gettato sul bizantino ed è Guy – scrive Malaterra – che, miracolosamente, ha evitato un duello frapponendosi tra i due. Lo storico spiega che Boemondo sopraggiunto ha preso da parte il nipote dicendogli qualcosa come: “Ma che testa di legno sei? Secondo te i giuramenti fatti al nano contano qualcosa? Contano quanto una merda secca del tuo cavallo. Giura e non rompere!” E Tancredi ha giurato, l’esercito è partito verso Doryaleum e ha vendicato i martiri straccioni.

*****

Stamani è giunto Giacomino con il nano immondo, sono arrivati alle sei della mattina. Sono riuscito ad occultare Marlene, la bambola robotica, dopo essermi dolorosamente estratto dalle aggrovigliate lenzuola. Giacomino – Theresita si è manifestato con un tailleur spaziale “Giacometti” e il nano Zaccheo – così lo chiamo io – con un completo da gangster del 1920 e un grottesco cappello nero a falde. Un’apparizione infernale: un ciccione transessuale dal cranio calvo coperto da riccioli biondi malamente trapiantati e un nano malefico platinato.
“Papà eccoci qui…”
“Diocristo…vi vedo…”
“Sei contento di vedermi Willy?” Ha chiesto sarcasticamente Zaccheo.
“Come una manifestazione della peste bubbonica… ” ho risposto.
Hanno preso possesso della casa, e il mio amato Giacomino ha cominciato a descrivermi il suo libro. Gunther nel frattempo è uscito: “Mi faccio una passeggiata in questo buco di culo immondo…” ha mormorato uscendo.
Io sono uno di quegli uomini che ha rapporti vaghi con il figlio. Anzi, se devo proprio dirlo di questa belva lussuriosa e depravata non me ne frega proprio niente. Sono un uomo all’antica e la froceria mi fa un certo effetto. E in un senso mi vergogno della mia chiusura mentale. Meno vedo Theresita Suck e meglio sto perché vederlo – o vederla, secondo i gusti – acumina il pugnale dello strazio e della vergogna che è conficcato tra le mie costole.

“Insomma hai scritto un libro ed hai infangato la memoria di tuo nonno…”
“Infangato papà?… Dai…tu vivi in un mondo tutto tuo….ormai siamo tutti androgini…”
“Ma perché mi porti a casa quell’obbrobrio?… Lo sai che mi sento male solo a guardarlo…”
“Papà…quello è il mio uomo, è colui che ha risvegliato in me la mia dormiente sessualità…io sono una donna completa per lui…e sono la sua fedelissima amante!”
“Ma tu sei un uomo…deficiente…”
“Io sono più donna della tua zoccola modenese Tiziana!”
“Ma come più donna?”
“Non ho più il pene papà… sono una donna completa e follemente innamorata…”
“Ma che orrore…”
“Papà la bellezza è interiore… “
“Ed esteriore… ma come puoi fare la mignotta…anzi il mignotto a Lussuria?”
“Io dono immenso piacere agli uomini…è la mia vocazione… e la mia grandezza…”
“Ma che cazzo di schifo… sei un esperto di pompini…”
“Ma come schifo, papà?”
“Si….schifo da vomitare…”
“Ma è il 2048….non è più il 2010… ora il mondo è cambiato, l’eterosessualità non esiste più… è
noiosa e inutile…”
“Esiste eccome!”
“Tu sei come un siciliano del 1950….papà…”
“Diocristo…non è possibile….ho generato un grassone mutante innamorato di un sorcio… “
“Ma che fai papà… scrivi ancora le tue scemenze sull’Anticristo e nonno Erminio?”
“Le chiami scemenze, deficiente? Un fatto epocale…”
“Uhhhhhh… ma che palle co sto ragazzetto arabo…e che avrà mai fatto? Un paio di miracoli…
però non era neanche male fisicamente….”
“Anche lui era strettamente eterosessuale….”
“Però…se dovessi scegliere io mi farei Quimper…grazioso…. elegante….”
“Dov’è finito quell’obbrobrio nazista?”
“Passeggia, lui ama passeggiare…”
“Cerca altri froci da mettere sul mercato…ma tu sei ancora più grasso dell’ultima volta…”
“Sono i dolci e il piacere…e poi lui mi ama così… ben messa…”
“Ben messo? Ma fai schifo! Io ci ripenso sempre come i cornuti…quell’abominazione non solo è un deforme pappone…è anche un neonazista…è come una divinità composita, con tutti gli attributi del grottesco e dell’abominevole, irradia orrore da ogni suo poro… ”
“Neonazista? Dice molte cose assai giuste papà…”
“Ma come si fa ad essere nazisti e a platinarsi quei quattro ciuffi nel 2048? Himmler, il tuo nano, se lo sarebbe fritto ad Auschwitz!”
“Non è vero! E’ molto ammirato dai neonazisti….lo adorano…lo sai… siamo stati a porgere fiori alla statua del Duce a Piazzale Loreto a Milano e mi sono tanto commossa…la destra trionfa in Italia…”
“E tu che ne sai di Mussolini? Sei più ignorante di una zucca!”
“Mi piaceva il suo piglio….il suo essere maschio!”
“Ma come il suo piglio?…Se guardi le foto dell’epoca, mentre marcia a passo d’oca con i gerarchi ti chiedi: ma come ha fatto un popolo a seguire uno stronzo del genere? E’ che siamo una nazione di degenerati! Ho qui una foto…eccola! Guarda: è semplicemente grottesco che un popolo lo abbia amato…”
“Fai vedere…ma si…sono tipi interessanti…chissà quanti clienti avrei avuto tra loro…”
“Ma guardalo! Marcia spedito verso l’immensa catastrofe dell’Africa, della Jugoslavia,della Grecia, della Russia, e lo seguono grotteschi gerarchi; uno assomiglia al tuo nano Zaccheo, ha un cappotto che arriva per terra, sembra Fester quello della famiglia Adams…si chiama così?”
“Si…. l’hanno rifatta in tv la famiglia Adams…si…si chiama Fester!”
“Guarda che banda di deficienti…guarda quel fesso sorridente, e quello con quel pennacchio che gli cade sulla fronte…. e quello che sembra un salumiere della Magliana… e questi volevano ricostituire l’impero con un popolo di mandolinari e spaghettari… “
“Ma è grandezza…. io ho pianto quando ho visto la statua….va beh….cambiamo argomento tanto tu non capisci niente…senti papà hai trovato altri documenti del nonno?”
“Un pacco di roba che vale miliardi…”
“Oh Signoregesù…e che ci hai fatto?
“Li ho occultati in soffitta…”
“Dove esattamente?”
“Su in soffitta… ma non dirlo a Zaccheo che li ruba…”
“Nooooo…. è tanto rispettoso del passato… e poi scusa se dobbiamo sentire sempre sta storia del dell’anticristo tanto vale farci sopra qualche bel soldino…ma tu non sai amministrare…”
“Mentre il nano è un fenomeno…”
“Esattamente!”
“Traffica ancora in carne?”
“Certamente… e non cominciare… l’uomo è cacciatore…e voi vegetariani siete dei fessi!”
Dopo che Theresita Suck si è ritirata trascinandosi dietro i suoi cento chili di cellulite è sopraggiunta l’abominazione delle abominazioni.

“Spero che resterete non più di un paio di giorni…”
“Contaci…”
“Ecco… ma che sei venuto a fare?”
“Ti vogliamo fare una proposta…”
“Su cosa?”
“Sui documenti…”
“Guarda che ne ho trovati altri…”
“Ahhhhh…”
“E col cazzo che ve li do…”
“E che ci fai?”
“Li brucio…detesto i papponi… “
“Io ho cambiato la vita di tua figlia…”
“Si…. mettendolo sul mercato…”

*****

Dopo l’annuncio clamoroso della clonazione della piccola Eva da parte di Madame Brigitte Boisselier, la papessa della setta dei realiani fondata da Claude Vorilhon – il giornalista francese con il codino alla Baggio, che era stato visitato dagli Elohin, cioè dagli extraterrestri -, il mondo inizialmente inorridito, reagisce secondo la logica della volontà di potenza dominante sul pianeta con una proliferazione incontenibile e smodata di cloni sempre più riusciti.
Risuscitano tutti gli scienziati: figli morti, amanti troie, mogli amatissime, mariti mazziati e cornuti, figlie degeneri, pargoli adorati, troie tettute, transessuali da sballo, perversi e pedofili. Risuscitano tutto di tutto.
La chiesa devastata dallo scisma, causato dall’apertura di Celestino VI al mondo dei diversi e al sacerdozio delle donne si chiude inizialmente in sé stessa, per poi spaccarsi e susseguentemente spalancarsi, attraverso il segmento lefevriano, al mondo della clonazione.
Un atto disperato, illogico, ma vincente che porterà a risultati clamorosi.
La resurrezione bretone produce un’esplosione mediatica impressionante e un ritorno spaventoso di fedeli. Davanti a bambini resuscitati non si scherza: anche il ferreo e trionfante mondo laico rimane sbalordito e vacilla. Dopo le resurrezioni simultanee, il mondo si è diviso in due parti: la prima ha sposato la tesi di Quimper che la resurrezione viene da Dio; la seconda quella di Mosul che i miracoli originano dal mistero dell’incomprensibile, e sono causati dal rimuginare del territorio nebbioso dell’imperscrutabile. Mio padre presenta ai media, con grande cautela, la spiegazione di Mosul, che resta occultato nel Devon, mentre Gesù, come il nuovo Cristo del Secondo Avvento piovuto dai cieli, se la spassa in America, accolto da folle oceaniche, pontificando senza ritegno in molte città americane.
Mosul, attraverso mio padre, centellina le risposte alla “gutter – press” e non ci vuole molto per i fanatici integralisti, i neo – focolarini cattolici e i devoti dell’ultimo grande santo, Padre Gaetanino Biscassi da Cerniola, per partorire l’insana idea che Amin Hossein Mosul sia l’Anticristo, il gemello negativo del Cristo di Quimper.
Dopo l’intervista con la Acontour; Mosul diventa “de facto” l’apostata dell’Islam per antonomasia, e si becca una bella Fatwa che germoglia, gravida di sangue, dal cuore oscuro del Sudan.

Mentre Mosul, per nulla allarmato, continua la sua ridotta, ma devastante predicazione, Quimper continua a predicare – come spiega Erminio – senza alcun ritegno, avendo assimilato in pieno la lezione del Grande Inquisitore di Dostoevskij e sembra dire: stavolta non sto zitto in un angolo a sorridere come un idiota e a farmi massacrare di botte mentre un eunuco in gonnella mi dice: “Ma che cazzo sei tornato a fare? Stavamo così bene senza di te e ora arrivi tu con la tua inane predicazione, e spegni i nostri roghi, sospendi i nostri “auto da fè”, scombussoli i pezzi, saggiamente disposti sulla scacchiera del mondo, della nostra struttura ideologica – teologica che riesce, a malapena, a contenere l’orrore.”
A Denver si getta ai piedi di Gesù, come una nuova Maddalena, Betsy Howell, che Quimper misericordiosamente perdona e segue, con intenzioni poco encomiabili nella nuova mecca del cinema americano: Baton Rouge..
A questo punto il cardinal Bellestrini, mortalmente preoccupato, lo va a cercare in America. “Gesù si sta perdendo” gli sussurrano le pie donne che hanno allevato il Messia clonato. E il cardinale parte. Insegue il Cristo clonato per tutti gli States e lo trova a Baton Rouge accanto a una discinta Howell, fasciata soltanto da un minuscolo perizoma dorato. Il cardinal Bellestrini entra timidamente nella casa, accolto da un maggiordomo cinese scheletrico che lo introduce in una grande stanza – con un quadro di Baselitz con figura capovolta – e trova un sosia di Cliff Richard, proiettato dal laser del Sony multimediale dell’Home Theater, che sta cantando e ballando.
“Guardi che meraviglia…” urla Quimper e comincia a danzare anche lui davanti all’esterrefatto cardinale al ritmo del vetusto “rock n’roll”. A Gesù è presa una passione smodata per il vecchio Rock interpretato secondo criteri contemporanei. Una passione che la Howell non condivide.
La Betsy preferisce John Frigoria e Mark Shout. Gesù balla che è una meraviglia mentre Cliff sta cantando “C’mon Pretty Baby!”
“Si sieda Bellestrini…” dice Gesù, trafelato, mentre la Howell pudicamente si copre il seno.
“E che seno” pensa, tra le muscose pareti del suo cranio, il cardinale “ci sarei cascato pure io”.
Duro trascendere la carne.
“Sta guardando la Betsy Eminenza?”
“Ehhh…difficile non farlo…”
Cliff imperversa mentre il sosia danza:

Com’on pretty baby
let’s move it and grove it
well shake baby
honey, please, don’t loose it….

“Eminenza ascolti: Himmler arriva in un campo ove stanno massacrando gli ebrei in una fossa.
Le SS gli stanno sparando in testa. Improvvisamente gli arriva un pezzo di cervello in faccia, e lui terreo per poco non sviene, lo trattengono mentre vacilla… dal Graal al macello per il Grande Reich….”
“E perché mi dici questo, figliolo?”
“Così…tanto per dire….Nel lager di Kolima, in Siberia, Eminenza, quando qualcuno tirava le cuoia mettevano il suo cadavere incastonato nella parete per ridurre il gelo. Pensavano che il freddo intenso fosse ridotto dalla presenza dei corpi…foderavano la parete con i cadaveri come una calda carta da parati…”
“E quest’altra cosa per quale ragione me la dici?”
“Così…la madre di Saddam Hussein…si ricorda chi era Saddam?”
“Certo…”
“Fu convinta a non uccidersi, mentre aveva il suo mostro in grembo, da una misericordiosa famiglia di ebrei iracheni….ah ah ah…”
“Altra perla…”
“Già”
Cliff Richard, con capelli bisunti alla “Elvis” oscilla ed ondeggia:

The rythm that gets you
in your heart and soul
let me tell ya baby
it’s called Rock’n Roll…..

A questo punto, Quimper, preme il bottone e fa retrocedere la Pop Star iglese nel nulla; come le cose che quando muoiono si eclissano nella tenebra, Cliff indietreggia verso l’oscuro mormorando: move it…grove it…. Gesù pressa il bottone numero sei del commando e appare una fanciulla con una gonna ampia a scacchi, una grande sottoveste merlata, un golfino allacciato solo al primo bottone, uno scialle minuto di seta legato intorno al collo con il nodo a sinistra, calzini corti e candidi, scarpe marroni e bianche con tacco basso, una costruzione favolosa di capelli scuri a nido di ape, e comincia a cantare un lamento ritmato su corna e tracce di rossetto trovate su una camicia.

Lipstick on your collar
told a tale on you
lipstick on your collar said
you were untrue
bet your bottom dollar
you and I are through
cos lipstick on your collar
told a tale on you
boyyyyy…..
told a tale on you
yeaaaaaa……

Gesù, mentre ondeggia, dice: “Eminenza gli uomini sono così…ma voi non avete capito nulla della vita…nulla di nulla…”
“Spero che non giustificherai il comportamento di Celestino VI?”
“Ma no… quello è un altro deficiente…ma quelle gonne da eunuchi ve le dovete sfilare, fanno ridere…e poi finitela con la proliferazione delle nascite…ce ne sono troppi di umanoidi in giro…”
“Ma questo lo ha ingiunto il Signore…”
“Noooo…sono stati quei quattro ignoranti evangelisti che hanno riportato cose non vere… e poi l’unica forma di estasi che rimane a questi umanoidi mutanti e degeneri è il piacere di una donna….”
“O di un uomo…”
“Anche…. affar loro….io so che con la Betsy provo sensazioni da sballo! Ma la guardi Eminenza…non è uno schianto?”
“Si…. graziosa…. ma tu figliolo sei venuto sulla terra per un altro scopo… e ti stai perdendo nel mondo…”
“Perdendo… ma la guardi…..lei non si perderebbe?”
“Beh… no…. beh… ecco… considera che mentre il tuo gemello si è manifestato predicando una dottrina degenere che pone le bestie e gli alberi allo stesso livello dell’uomo e della sua anima immortale, tu ti perdi nel mondo… ”
“Sull’anima immortale lascerei perdere…”
“Ma come, figliolo, metti in dubbio l’immortalità dell’anima?”
“Ehhh….”
“E allora cosa hai tratto dalla morte? Cos’è che hai fatto emergere dalle tenebre della desolazione quando hai risorto il piccolo Jean?”
“La sua forza vitale!”
“Oh Signore mi sento male…”
“Lo capisco…la struttura teologica – tenebrosa traballa…”
“Stai dicendo che non c’è vita eterna dopo la morte?”
“Sto dicendo che non lo so con sicurezza…Eminenza”
“E allora Dio?”
“E che c’entra Dio con l’immortalità dell’anima?”
“Ma come che c’entra Dio con l’immortalità dell’anima?”
“Dio può creare dimensioni, universi, il mondo e le cose senza rendere gli uomini immortali…”
“Ma non è possibile…”
“E perché? E’ hybris la sua…”
“Ma i santi padri e i Vangeli…”
“Eminenza lasci perdere i Vangeli e i santi padri… e per l’amore di Dio non accenni neanche lontanamente ad Agostino e a Tommaso d’Aquino…offendono l’intelligenza!“
“Ma si sono sbagliati tutti?”
“Ehhh…il sogno di un telos che spinge le cose… ma mi dica lei…”
“E allora è stato un errore farti clonare e tornare…”
“Eh…ma qui siamo a Baton Rouge… non a Siviglia… “
“Ma spiegami meglio figliolo… tu dici che quando Jean è tornato tra i vivi la sua anima, prima di risvegliarsi, non stava soggiornando nel grembo di Abramo o in qualche luogo ultraterreno?”
“Credo di no…”
“Ma cosa hai provato nel momento della resurrezione?”
“Un grande vuoto che si è colmato con la Sua luce … “
“E questa luce non ti ha detto che oltre la soglia della vita…”
“C’è la vita eterna? Nooo…”
“E che c’è allora?”
“Non so… è tutto qui… forse niente…”

Gesù sta cercando di toccare i capelli virtuali della sosia di Connie Francis.

“Eminenza, quanto vorrei infilare le mani in quel nido di api.”
“Sono sconvolto…”
“Che meraviglia questa canzone… “
“Ma tu, questi tuoi dubbi sull’immortalità dell’anima non dirli in giro…”
“Continuiamo con la menzogna?”
“Ma caro anche l’Anticristo nega l’immortalità dell’anima, e pone gli altri esseri senzienti al livello dell’uomo …”
“Eminenza, Mosul non dice questo…. ma perché dovete sempre ed eternamente costruire teoremi teologici – ideologici che ricordano inquisizioni e stalinismi religiosi e degeneri?”
“Ma certo… il musulmano dice questo … ”
“Ascolti Eminenza: io per gli animali non provo nulla…lo vede il gatto della Betsy, quel bestione bianco? Ebbene per me quello è un animaletto insignificante, però se qualcuno lo rispetta non mi dà alcun fastidio…andiamo male, Eminenza, bisogna ricostruire tutto… la struttura del vostro sistema teologico è tragicamente fatiscente…”
“Ma tu con questa nuova predicazione ci metti in gran difficoltà… remi contro… “
“Ma che importanza ha quello a cui credevate? Importa quello che io, ora, sento…e tutto va cambiato incluso il vostro ridicolo aspetto… e poi perché un uomo o una donna non possono rivolgersi a Dio dopo aver fatto l’amore che è una cosa così bella?”
“Ma i padri antichi…”
“Sbagliavano Eminenza…”
“E l’Anticristo… lui continua a dire che il miracolo non è avvenuto attraverso Dio….”
“E io invece confermo che è stato mio Padre a volerlo…”
“Bene… però devi seguire gli insegnamenti della Chiesa…”
“Eh no! Gli insegnamenti travisati della Chiesa non li seguo… è la Chiesa che deve seguire i miei insegnamenti!”
“E allora tutto è inutile…”

Connie sta spiegando che le tracce di rossetto trovate sulla camicia del suo ganzo sono quelle di Mary Jane , perché sono rosse mentre lei usa un rossetto rosa – baby.

You said you belonged to me
made me stop and think
than I noticed yours was red
mine was baby pink
who walked in but Mary Jane
lipstick all a mess
were you smoocin my best friend
is the answer yes…

“Le piace questa canzone di Connie Francis?”
“Preferisco la musica di Tomas Luis de Victoria o Palestrina… “
“Mmmmm noiosi… ehhh le corna Eminenza… che importanza stupida danno gli uomini e le donne ai tradimenti, la fedeltà è contro natura…”
“Sant’Iddio!”
“Il Rock ha una forza devastante….
“Tu dici…”
“Ha un senso metafisico nascosto dietro testi banali, quasi idioti. Sa cosa diceva John Lennon?”
“No…”
“Che prima di Elvis c’era il nulla!”
“Musicalmente, spero…”
“Ovviamente…”

When you left me all alone
at the record shoooop
told me you were going out
for a soda poooop…

“Figliolo noi abbiamo ora una situazione ove il tuo miracolo è avvenuto parallelamente a quello di un miscredente ateo…il mondo è confuso, non ci si capisce più niente…”
“E allora?”
“Allora è chiaro: le forze del male si manifestano per contrastare le forze del bene e confondere…
e poi lo sapevi quello che dice Padre Gaetanino da Cerniola…”
“Non ricordo… e poi i santi non mi sono simpatici…”
“Dice che l’Anticristo mostrerà uno smodato amore per gli animali e per il non umano, e cercherà di sfamare i poveri…”
“Lo dice anche Vladimir Soloviev, nel “Il racconto dell’Anticristo”
“Ecco….anche lui…”
“E se non fosse l’Anticristo?”
“E chi altro può essere, figliolo?”
“Ma lei, Eminenza, ha informazioni precise dall’Oltre?”
“I Vangeli e i Sacri Testi…”
“Deboli informazioni….messaggi tenui… “
“E che cosa ti dice il cuore a riguardo?”
“Che sono stati artificiosamente costruiti.”
“Ma questo è inaudito… ma almeno credi in Dio, figliolo?”
“Certo… e profondamente ma non nel suo Dio, Eminenza…”
“E in quale?”
“Nel mio”
“Ognuno si costruisce il suo Dio?”
“Io, se mi permette, io sono un po’ particolare… risuscito i morti!”
“Anche il nemico risuscita i morti…”
“Già… ma non sappiamo da chi è ispirato…”
“Da Satana…”
“Mi permetta Eminenza: Dio e Satana sono concetti troppo vaghi, e anche troppo terribili, per essere abbandonati tra le mani tremanti di vecchi eunuchi…”

E Quimper cerca di afferrare la sosia di Connie che sta spiegando che il tradimento è avvenuto in mezz’ora:

you were gone for a while
half a hour or more
you come back and, man o mannnnn,
this is what I saw….

“Eminenza peccato che questa cocca sia virtuale… sta dicendo che Mary Jane si è pappato il suo ganzo in mezz’ora…”
“Sii serio figliolo…”
“Lo sa che se fossi venuto al tempo del Grande Inquisitore a Siviglia mi avrebbero bruciato.
Un hamburger avrebbero fatto del mio povero corpo…ora no… il tempo è cambiato non è più possibile, e lei Bellestrini, ora, è un Grande Inquisitore dimezzato…”
“Un piccolo inquisitore!”
“Un minuscolo inquisitore impotente davanti alla forza di Dio…ora le cose sono differenti e io posso dire quello che penso… “
“E che pensi, figliolo?”
“Che avete sbagliato tutto… “
“Ascolta caro… dopodomani Mosul sarà intervistato dalla Acontour e molto dipende da quello che dirà…”
“Ma può dire quello che vuole… che cambia?”
“Ma il mondo si è diviso figliolo… non capisci? Lui afferma che la potenza del miracolo non gli è stata concessa da Dio… “
“Lui non rappresenta quello che il Grande Inquisitore di Dostoevskij chiama lo Spirito dell’Autodistruzione… lui dice solo non so….ma io so… io provengo dal Padre e sono tornato per ampliare il verbo che soffriva di asfissia…. che soffocava…”
“Ma così facendo ci poni in terribili difficoltà…”
“Voi dovete passare attraverso il fuoco dello sconvolgimento…”
“Ma caro, tua madre è morta dal dolore…”
“Mi dispiace…ma lasci che i morti seppelliscano i morti…”

Connie Francis sta concludendo la triste storia di corna:

Lipstick on your collar
told a tale on you
lipstick on your collar said
you were untrue
bet your bottom dollar
you and I are through
cose lipstick on your collar
told a tale on you
boyyyy…..
told a tale on you
yeaaaa

Betsy, discinta, sta sopraggiungendo furiosa: “Can you make that fucking whore disappear?“
“Ehhh… brutta cosa la gelosia Eminenza…” sospira Gesù… “come vi è venuta in mente l’idea malsana di legare due cocchi in eterno? E’ roba allucinante…”

*****

Stavo leggendo il Diario Segreto, quando ho sentito uno strano colpo sul tetto piatto della casa. Mi sono affacciato dalla finestra e ho visto un uomo in tuta rosso fiamma che era atterrato dal cielo su un Solotrek U/9; stava calando un pacco verso la porta d’ingresso. Il postino Jack Reilly, della Royal Mail, mi stava consegnando un plico, spedito da Betsy Charlotte, che conteneva una tela e la riproduzione di un quadro. Madame Pomeroy m’informava che non desiderava più vedere nella sua casa i tenebrosi dipinti di mio padre che gli ricordavano l’amore tradito e l’umiliazione subita dal vampiro Sherry. Nel pacco c’erano una tela del pittore modenese Arrigo Artinelli, di un metro per un metro, e una riproduzione, di 60 centimetri per 50 in una cornice d’oro, della “Visione di San Giovanni” di El Greco. Mio padre riteneva questa rappresentazione, l’immagine che aveva schiuso la porta bronzea dell’edificio dell’arte classica lasciando filtrare la modernità. Il quadro di Artinelli, che era l’interpretazione di un disegno medioevale, era intitolato “La Scoperta del Nulla”. Nel dipinto ad olio si vedeva un viandante che si affacciava – sbucando dalla volta celeste – in una zona caliginosa di cupa intensità. Ma mentre nel disegno medioevale, il viandante era un mistico che si sporgeva verso il mondo iperfisico, rappresentato dalle “ruote nelle ruote” di Ezechiele, nella versione del modenese, il pellegrino, si protendeva verso il Nulla, raffigurato come una notte senza stelle, come un’oscurità uniforme simile ad una tenebra monolitica e compatta.
Per scoprire l’essenza arcana delle cose, il viandante, si era affacciato nel Nulla, ma parte del suo corpo era rimasto nel mondo sensibile, ove procedeva la quotidianità seguendo il suo ritmo calibrato tra colori smaglianti ignara della tragica scoperta della coscienza ferita.
Nel quadro, su uno sfondo idilliaco e autunnale di boschi, campi e chiesette, si vedeva il seminatore biblico che gettava la semenza che Satana, mattacchione e garbato, sorridendo raccoglieva.
Nella parte alta del quadro una dea vestita come una fanciulla vittoriana saettava nel cielo; nella volta celeste intermedia un dio obeso e ridente si dondolava a cavallo di una nuvola; nella parte bassa del firmamento una divinità era sospesa in piedi su una nube. Era una dea bambina con un vestitino infiorato e un bavaglino, con scritto il nome Claire. Il giovane nume teneva in braccio una bambola abbigliata esattamente come lei. Ma osservando con attenzione il volto della dea bambina si notava che il nume era un signore cinquantenne con un’accentuata ombra meridiana di barba.
E questo particolare stupiva, sbalordiva, lasciando l’osservatore allarmato e perplesso.
Sembrava che Artinelli volesse dire: attenzione, il divino è incomprensibile, burlone, inconcepibile, imprevedibile e – secondo la nostra logica degenerata – semplicemente pazzo.

La verità è che il divino è folle come noi.

Mio padre mi aveva raccontato che il modenese aveva interpretato la “Visione di Giovanni” in chiave astratta come Picasso aveva rappresentato in chiave cubista “Las Meninas”.
Eugenio, dopo aver visto il quadro di Artinelli, incuriosito, aveva cercato l’originale di El Greco,
lo aveva trovato, e sbalordito e si era chiesto: “Ma come è stato possibile per gli spagnoli del tempo accettare i quadri di Domenico Theotocopoulos? Come è stato possibile, nel tempo di Caravaggio – che muore quattro anni prima di El Greco – comprendere e assimilare quello stile rivoluzionario? Come è stato possibile che nel tempo di Murillo, Velasquez, Zurbaràn – che lo seguirono – Domenico Theotocopoulos fosse stato compreso e ammirato?
Come è stato possibile – dopo i grandi maestri – apprezzare quella tecnica che tendeva genialmente verso l’espressionismo?”

Mio padre s’innamora del quadro e lo descrive con accuratezza nel Diario Segreto.
Sono andato a cercare quello che Gombrich e Faidoni – i grandi critici della storia dell’arte – hanno detto riguardo El Greco.

Faidoni – che scrive nel 2024 – appare sgomento: un pittore che annuncia la modernità è accettato dagli spagnoli agli albori del 1600, per essere più tardi gettato nella pattumiera della storia dell’arte ed essere nuovamente riesumato dopo aver ispirato – in un senso – il nuovo che comincia con gli impressionisti e la loro maniera di “vedere” le cose che rivoluziona l’arte e l’estetica dell’epoca.

Vasari valutava Tintoretto come i critici d’arte della fine dell’800 consideravano Van Gogh: un eccentrico folle; e affermava che se il Robusti avesse seguito gli schemi classici avrebbe raggiunto un livello di perfezione fino a sfiorare le soglie della grandezza.
Un eccentrico – scrive l’aretino – con un tocco grossolano, che non ha nulla a che fare con i grandi maestri.
Ma a Robusti non interessava rappresentare le cose “esattamene come appaiono”: lui seguiva un altro sentiero; e così El Greco, che dopo aver studiato lo stesso Tintoretto a Venezia, si avviò per il suo peculiare itinerario.
Nella visione di Giovanni, dei santi nudi sono immersi in un florilegio di pieghe, di mantelli grigi, violacei, verdastri e gialli. Sante bislunghe e longilinei martiri, con peni minuti, appaiono raccolti sotto un cielo tempestoso che comunica un’indicibile “angst”. Il quinto sigillo apocalittico è stato appena dischiuso e i santi e i martiri chiedono a Dio: “Quando ci vendicherai Signore? Quando farai friggere nell’inferno quei figli di puttana che ci hanno violentati, sodomizzati, maciullati, decapitati, crocefissi, segati vivi, bolliti, abbrustoliti su graticole e fritti nell’olio bollente?”

Ho appeso i due quadri nella mia stanza da letto.

6 Bortolo a Pyonyang

E’ il 3 di Dicembre del 2044. Dopo l’incontro tra Gesù e Bellestrini, prima di raggiungere a Perth l’Acontour, Mosul e mio padre passeggiano lungo il Thaw e giungono alla confluenza dei due fiumi, lungo la spiaggia, nella Baia di Barnstable dove il Taw si unisce al Torridge.
Mosul ama contemplare i giochi di luce su Appledore e passeggiare in silenzio da Crow Point fino a Saunton. Bonzo e Gracco sono fuori di testa dalla felicità. L’Anticristo contempla la luce che piove dall’apertura di nuvole grigiastre, raggi luminosi discendono verso la spiaggia della baia e piovono come un’illuminazione prodotta da angeli. La marea bassissima permette quasi di attraversare l’estuario per raggiungere Appledore. Giungono a Horsey Ridge e procedono verso Crow Point. Proseguono lungo The Neck verso Saunton seguendo la riva. Entrambi sono mascherati per non farsi riconoscere.

“Che meraviglia la luce, Erminio, ti ripaga di questa pioggia continua”
“Un posto sacro questo…a Horsey Ridge il silenzio è così intenso che ferisce…”
“Quello delle ore meridiane è un silenzio particolare …”
“Mosul, ho fatto un sogno stranissimo ieri notte, ho visto l’oceano trasformarsi in un fiume. Era come un gran fiume eracliteo ove tutte le cose galleggiavano trascinate dalla corrente.
Culle vuote, oggetti, bottiglie sventrate, tutti i simboli dell’umano venivano spinti verso oriente dal fiume Oceano. Più tardi, ho sognato di giocare al calcio e non riuscivo a colpire la palla nella maniera giusta; è una frustrazione tremenda se sai che puoi segnare ed invece la palla non ti raggiunge o la colpisci male. Se ne intende di calcio, caro?”
“No…però so quello che significa il sogno…è un sogno strano…”
“Mi dica, Mosul, cosa pensa di Quimper e della sua fissazione con il Rock?”
“Ho letto da dove origina…molto strana…”
“Da dove origina? Sono curioso…”
“Un giorno Quimper riceve nella casa di Betsy Howell un gruppo di amici cineasti.
C’è Campbell quello della “The House of Jane”, Watsey Brown quello del “ Concilio di Trento”, più i soliti attori ignoranti…Cartwell and Graham ed è anche presente l’attrice con i capelli rossi…quella che piace tanto a lei…come si chiama?”
“Sue Carter!”
“Ecco….allora Campbell comincia a dire che Lynch è stato un grande regista, afferma qualcosa come: Lynch, trae il suo fascino da un “perturbare”, da un toccare corde nascoste, in ognuno di noi, che creano sensi di angoscia e spaesamento in modo profondamente originale.
Avete visto Eraserhead? E Industrial Simphony, o Strade perdute, e Twin Peaks lo avete visto?
E Mullholand Drive è un assoluto capolavoro…. roba da sei stelle!
Ma cosa dici? risponde Watsey Brown, Mullholand Drive l’ha creato confondendo gli spartiti. Lynch mischiava le carte e girava. Come far dipingere quadri astratti dai macachi. Il film è un casino immondo! E ne viene fuori una buriana terribile….”
“Si ho letto: cazzotti a non finire….”
“Quimper a quel punto dice: voglio vedere questo cavolo di film! E rimane fulminato dalle scene della musica rock che risale agli anni 60’…. si ricorda?”
“Si… certo…”
“E da quel momento cerca la musica del periodo e rimane impressionato dai nuovi arrangiamenti che utilizzando la voce originale trasformano il sonoro…lei sa che ora, con gli strumenti che esistono si possono toccare i sosia che cantano…lo sa no? Insomma Quimper si innamora del Rock e in maniera particolare di Connie Francis…”
“Ma lei lo capisce questo Gesù virtuale?”
“No….a me sembrava un poveraccio caduto in un gioco terribile e più grande di lui…però l’altra sera mi sono ricreduto, ha detto cose molto giuste…”
“Lo sa che anche mio padre detestava Lynch? Diceva le stesse cose di Watsey Brown e Gervasi
s’incazzava da morire e lo chiamava uno squallido commissario del popolo di zdanoviana memoria……”
“E mica sbagliava….ma perché lei chiama Gervasi il “Cantore del catenaccio”?”
“Perché lui apparteneva ai pensatori della pedata che esaltavano un certo tipo di calcio che si giocava in Italia tanti anni fa.”
“E che dicevano?”
“C’era una scuola di pensiero che, per anni, ha esaltato il nostro gioco efficace ma codardo, un gioco misero, un difensivismo degenere…. ma lei non può ricordare… ne è passato di tempo….. si poteva mai immaginare che la Juventus finisse in B? Eppure nel 2039 è successo…”
“Già… ho letto….un evento epocale…ma continui la prego…”
“Ecco…Gervasi apparteneva alla genia dei “pennaroli” che avevano esaltato per anni un giornalista chiamato Brera: una pietra miliare di quel gioco rachitico ma efficace….”
“E che diceva Gervasi?”
“Gervasi aveva ideato il doppio catenaccio…cioè il doppio libero…sa cosa vuol dire?”
“Si … vagamente …allora giocavano tutti indietro…. sbaglio?”
“Esattamente….ma con i giornalisti sportivi non si ragiona…sono stati il disastro della nazione…il calcio ci ha sconvolto il cervello attraverso la loro squallida interpretazione del gioco…
“Beh… non solo il calcio…”
“Vede, io pensavo, a quel tempo, che Gervasi e Zaino fossero gli uomini in grado di far fare un salto di qualità al nostro “animalismo degenere”…ma lui si perdeva dietro al calcio…”
“Arriviamo al punto…..che successe con Bortolo?”
“Mosul… non se lo può neanche immaginare…”
“Cosa fece?”
“Andò a Pyongyang, in Corea per fare lo scudo umano…”
“Ah ah ah ah…..diosantogesù….ma che forza!!!!!”
“Lei ride? Non le dico la vergogna…”
“Grandioso…racconti…”

Mio padre arriva a Pyonyang il 5 dicembre del 2003. Si presenta e corre subito ad incontrare il disertore americano Charles Jenkins, che disertò nel 1965 e diventò una rara icona della propaganda comunista. I due si abbracciano appassionatamente, mentre le due figlie del sergente, Mika e Blinda, sorridono un po’ ebeti.
Mio padre è un ammiratore del comunismo spartano e folle di Kim Jong, l’illustre figlio di Kim il Sole uno dei grandi distruttori del sogno del marxismo, anzi una pietra tombale seconda solo in potenza e grandezza a Pol Pot, altro esempio fulgente nella vita di mio padre.
Jenkins, insomma, il 5 gennaio del 1965 diserta presso il villaggio di Panmunjon nella zona demilitarizzata che divide le due Coree.
Quando ciò accade gli americani, sbalorditi, non riescono a immaginare che esista un essere vivente che voglia raggiungere, disertando, la Corea del Nord; pensano che se le due nazioni abolissero i confini ci sarebbe un’emigrazione di massa, di volume biblico, dai lidi del socialismo reale verso quelli del capitalismo selvaggio. E non si sbagliano.
E si domandano: come può un americano desiderare di finire in quel mondo di rossi mangia – cani? Ci riflettono e pensano: i Nord Coreani hanno preso di forza Jenkins e lo usano sotto tortura per inneggiare a Kim il Sole.
Vengono rapidamente smentiti: Charles Jenkins appare nel film coreano “Soldato Ignoto” che spiega alle masse socialiste le ragioni del conflitto del 1950-53.
In poche parole s’è squagliato convinto. Ed era un soldato modello.
Mio padre lo incontra con un’interprete sotto il gigantesco monumento di Kim il Sole nella piazza principale di Pyonyang, lo saluta affabilmente e gli dice: “Jenkins lei è un esempio per il mondo intero!”
L’americano lo guarda tristemente e risponde: “Sarà… ma i giapponesi non mi ridanno mia moglie. Io ci vivo male senza mia moglie.”
E mio padre: “Se vuole le regalo la mia… la chiamano “edera”, se la prenda quando vuole…”
Mentre, abbagliati dalla presenza munifica di Kim il Sole, i due, farfugliano del più e del meno arriva un generale nord coreano per incontrare lo scudo umano.
E mio padre immediatamente s’informa sulla situazione militare.
“Siamo in grado, compagno, di sostenere il bieco attacco dell’imperialismo americano?” Chiede.
Jenkins lo guarda tristemente e mormora: “Mmmm…. “
Il generale spiega che: “Illuminati dal nostro Caro Leader Kim Jong Il, siamo in grado di respingere l’attaco imperialista.”
Jenkins sorride
E mio padre: “Come siamo messi militarmente?”
Jenkins sospira: “Siamo messi bene…”
Il generale si aggiusta l’enorme cappello e dice: “ Stiamo riattivando a Yongbyon il reattore nucleare, stiamo riprendendo i lavori dell’altro reattore a Taechon …”
“Ma avete il plutonio per costruire le bombe?”
“No comment!”
“Ma i pakistani ve lo hanno dato l’uranio impoverito? Si o no?”
“Non posso rispondere”
“E l’esercito generale?”
“1.170.000 soldati, compagno, Boltollo…”
“Bortolo, generale, vediamo se ricordo le cifre della vostra potenza…. 2.270 mezzi corazzati, 3.800 carri armati, 11.200 pezzi di artiglieria, 430 unità navali, 310 elicotteri, oltre 500 missili, circa 1.400 aerei di combattimento e di supporto, e 40 sottomarini…giusto?”
“Ben informato, ma abbiamo molto di più…”
“E lei che ne pensa Jenkins, possiamo respingere l’attacco dell’imperialismo yankee?
“Mmmmm… ”
“Ecco…”
“Ma è vero che la popolazione è affamata, Jenkins?”
“Noooo…”
“Ecco!”
“Ma mi dica, Jenkins, è vero quello che dicono i giapponesi che il Caro Leader ha intorno a sé una brigata del piacere? O sono le solite infamie dei capitalisti?”
L’interprete rimane paralizzata dallo spavento.
“Eh…” bisbiglia Jenkins.
Mio figlio Erminio mi fa disperare, mi dice sempre che il Caro Leader è un alcolizzato con pancetta e tacchi alti… e che ci ha rovinato….
L’interprete interrompe spaventata: “Calunnie dei capitalisti!”
“Ecco…tutto chiaro ora…”
“Madaleine Albright però l’ha trovato preparato ed intelligente” aggiunge Jenkins sorridendo.
“Mio figlio dice che si fotte almeno una bottiglia di cognac al giorno…”
“Infamie capitaliste!” precisa il generale terreo.
Il cinquantacinquesimo anniversario della Repubblica Bortolo è nella grande piazza ad inneggiare, con il pugno alzato con un milione di persone, alla potenza nucleare ritrovata.
Suo figlio gli ha detto che se aprono la porta, 999.000 coreani su un milione se la danno a gambe.
Bortolo pensa: quel figlio degenere finirà con D’Alema, che per lui é come dire: finirà in un buco dell’inferno come il Bonifacio dantesco.

“Me lo ricordo come se fosse ieri, Mosul, lo rispedirono indietro dopo che cominciò la tiritera sui cani. Gli risposero che non c’è differenza se mangi vitelli o cani. Mi ricordo tutto perché ero afflitto in quei giorni per la morte di un poeta che amavo molto: Josè Hierro…”
“Francese?”
“Spagnolo caro….non lo conosce?”
“No…”
“Tù , que buscas el agua que corre trasparente,
No has de beber mis aguas rojas. ”
“Ma che bella lingua…”
“Heidegger diceva che è impossibile tradurre poesia e pensiero…”
“Ah… diceva così?”
“Insomma… mio padre ritornò a Modena e divenne famoso, tutti i giornali scrissero sul suo viaggio. Quando tornò scoprì la cosa che gli cambiò la vita. Zaino era partito per una strana missione. Era svanito da un mese….”

Mentre mio padre sta parlando di Zaino, Bonzo si precipita verso due cagnolini che una coppia di vecchi signori tengono al guinzaglio. Il più piccolo, appena Bonzo arriva scodinzolante, gli azzanna una zampa e il bruto reagisce masticandosi il sorcetto. Ne scaturisce un finimondo con una frettolosa ritirata.
Mosul dice: “Erminio, la vecchia sta urlando come se gli avessero scannato il figlio…”
“Mosul una rapida ritirata o siamo persi….”
“Si, un’elegante anabasis…”
“Questo bruto sarà la mia morte…sa qual è la mia unica speranza? Che s’ingolfi e affondi nelle sabbie mobili!”
“E dove sono?”
“Dicono che siano verso la riva di Appledore… bisogna che lo faccia correre da quelle parti….”

*****

Ibn al-Athir afferma che nell’Aprile del 1098 un grande esercito musulmano si muove da Mosul.
Lo scomposto e confuso potere selgiudico ha deciso di proclamare la Jihad contro i Franchi miscredenti e ordina all’atabeg Karbuqa di affrontare i crociati con trentamila uomini.
L’esercito islamico, diviso da dissidi interni, si avvia per rompere l’assedio di Boemondo ad Antiochia. Disperate invocazioni giungono dalla città assediata frammiste a voci che informano che i Franchi, che temono l’arrivo della forza maomettana, per fame stanno mangiando i propri cavalli.
Yanghi – Siyan il despota d’Antiochia respira: ragazzi arrivano i nostri. Pensa.
Ma qualcosa di strano è accaduto. Un gruppo d’ottanta cavalieri crociati invece di spingersi verso Antiochia ha conquistato, senza colpo ferire, la città armena d’Edessa, e Baldovino – come Boemondo alla ricerca disperata di un regno – si è fatto adottare come figlio da Thoros, il despota locale, dopo una cerimonia farsesca. Gli armeni detestano saraceni e bizantini, meglio i crociati, pensano, ed aprono le porte della città che gli arabi chiamano al –Ruha.
Karbuqa, informato, va in tilt e grida agli emiri: “Non va…io avanzo e ho i fottuti cani infedeli dietro al culo. No, non va: liquidiamo prima al –Ruha poi procediamo verso Antiochia.”
Gli emiri si arrabbiano ma l’atabeg non ci sente e Yanghi – Siyan da fuori di testa.
Karbuqa viene informato dalle spie che Baldovino è stato adottato da Thoros, che, durante la cerimonia d’adozione lo ha stretto a sé nudo, sotto un immenso camicione, tra l’ilarità generale dei crociati e i risolini degli Armeni. Poi, è stata la volta della moglie del despota che strusciando il suo abbondante seno contro il petto villoso del franco si è morsa il labbro inferiore dal piacere
“Eh la carne è debole!” ha pensato. L’ilarità dei franchi a quel punto è divenuta incontenibile.
Baldovino ha pensato: ma guarda che mi tocca fare per un fottuto regno: bisogna sfregarsi con un vecchio frocio e una bagascia eretica. Figlio devoto il crociato: passato poco tempo è divenuto il padrone di Edessa. La nobiltà armena ha eseguito un golpe eliminando il padre adottivo di Baldovino e concedendogli il regno.
Guy de Nuitville informato della conquista di Edessa si è unito ad una schiera di Franchi guidata da Drogo di Nesle, Rainald di Toul e Gaston di Bèarn che si sta dirigendo verso la città per unirsi al potere nascente di Baldovino.
Mentre Karbuqa indirizza i neri vessilli dell’esercito musulmano verso al –Ruha, Guy piomba nella casa di un cristiano ad Edessa.
Il povero cristiano, sbalordito, si trova un colosso coperto da una cotta di maglia che si sfila un elmo conico con nasale, lo butta su un tavolo e gli dice: “Questo è oro… guardalo … puoi scegliere: o tu mi dai, con le buone, il santo velo che serve all’esercito cristiano per vincere la guerra, oppure io, con le cattive, me lo prendo e mi porto via anche quella bella cocca nascosta dietro la tenda, che immagino sia tua figlia. Scegli tu e sii saggio.”
Il canuto armeno risponde: “Il velo, signore, non è più qui, ma è in Antiochia; lo trovi nella casa di un cristiano armeno tra la porta del Cane e quella del Duca, nel punto ove il fiume Onopriclas raggiunge le mura.”
Guy per poco non sviene.
Lo informano che l’esercito musulmano sta dirigendosi verso Edessa e parte con quattro normanni alla volta di Antiochia, prima che Karbuqa la chiuda in una morsa di ferro.
Guy de Nuitville è stremato. Arriva ad Antiochia e lo informano che la fame è trionfante al punto che l’esercito è vicino al collasso. Boemondo gli racconta una storia orripilante. Gli dice che anche Pietro l’Eremita se l’è fatta addosso ed ha cercato di fuggire. Era un giorno di gennaio quando il sant’uomo e Guglielmo di Carpenter se la sono data a gambe.“Ho dovuto mandare Tancredi a riprenderli” spiega. E gli ricorda che “ Guglielmo, quel gran figlio di puttana, aveva già disertato in Spagna, e quando li hanno riportati indietro, ha dovuto mettere tutto a tacere. Non potevamo far sapere all’esercito che l’ispiratore della crociata si era squagliato per paura. Ma Guglielmo, l’ho fatto stare in piedi tutta la notte e poi la mattina dopo l’ho chiamato vigliacco e gli ho sputato in faccia. Ha giurato che non lo farà più. Ma tu lo conosci meglio di me. Lo farà ancora…” Poi continua e dice: “Siamo vicini alla conclusione dell’assedio. Sto corrompendo un tipo chiamato Firuz, un musulmano armeno, un apostata, che odia Yanghi – Siyan il padrone di Antiochia. Ci lascerà entrare nella città. Ho grandi speranze.”
E gli chiede: “Ma tu che stai cercando?”
Guy, che non può più mantenere il segreto, racconta tutto a Boemondo.
Boemondo lacrima dal gran ridere.
“Se cuci tutti i Veli della Veronica insieme ci copri le mura di Antiochia”
Guy risponde: “Ma questo è quello autentico…”
E Boemondo: “Fai te…” e continua a ridere a crepapelle.
“L’altro giorno abbiamo scoperto spie cristiane nel campo…”
“E che avete fatto?”
“Ne ho fatta arrostire una a fuoco lento…abbiamo risolto il problema: sono svanite tutte le spie!”
“Lo credo bene… e ve la siete mangiata la spia?”
“Certo… arrostita come un porcello….. stai attento al tuo amico Rothrund de Soissons…fai molta attenzione!”
“Eh…certo…”
“Lo sai che ha combinato?”
“Lo so… è una testa calda!”
“Pensa…siamo a Dorylaeum….tutto fila dritto, tutto scorre secondo i piani, io sono a sinistra dello schieramento con Roberto di Normandia e Stefano di Blois. Raimondo e Roberto di Fiandra sono al centro, Goffredo e Ugo sono a destra. Ripeto: tutto scorre alla perfezione. I maomettani avanzano… e che succede?”
“Rothrund de Soissons inaspettatamente e senza rispettare gli ordini decide di muoversi..”
“Ecco…il gran figlio di cagna si scatena con altri quaranta pazzi…e va all’assalto.”
“E i maomettani li affettano….”
“Ah… lo avessero accoppato i fottuti saraceni!… Non bastava quello che aveva combinato con
Alessio…te lo ricordi?”
“Ehhhh…. si è seduto sul trono!”
“Già si è seduto sul trono e poi ha fatto di nuovo il pazzo a Dorylaeum mentre tutto filava perfettamente…. io l’avrei massacrato …ma ci hanno pensato i miscredenti, lo hanno ferito… ma tu dove eri?”
“Con Stefano di Blois….”
“E’ Rothrund che ti aiuta per il velo…”
“Si…”
“Allora finisce male…”
“Ehhhhh”
“Lo sai che Tancredi fratello di Guglielmo di Monte Scabioso e di Roberto di Parigi è morto?
“No….Dio Santo… nooo…”
“Ah! …..Cestui estoit valiant…liberal et cortois…“
“Aornè de toutes les vertues… “
“Ne moriranno altri….”
“Molti…”
“Lo sai Guy che Danishmend, l’emiro fottuto, mi è scappato?”
“Ho sentito: nella battaglia avevi puntato direttamente verso di lui….”
“Già… ma è fuggito… sai qual’è stato il momento più brutto?”
“Il viaggio da Coxon verso Marash e Antiochia con i cavalli e gli uomini che precipitavano dai dirupi…”
“Già…ho sentito…”
“Ed io me lo sono fatto due volte quel maledetto viaggio… “
“Ora conquistiamo Antiochia e poi si parte per Gerusalemme….ma Antiochia è mia…”

Guy osserva la posizione strategica dell’assedio.
Davanti alla Porta del Cane c’è schierato Boemondo, Goffredo è davanti alla Porta del Duca.
Il Ponte che conduce al Palazzo non è ancora sbarrato, non ci sono ancora Franchi davanti alla Porta di San Giorgio. I crociati stanno costruendo un ponte di barche che attraversa il fiume Oronte, verso il villaggio di Taleki, nella direzione del cimitero musulmano, il ponte permetterà ai Franchi di utilizzare la strada che conduce verso Alessandretta e San Simeone.
Tutto torna.

*****

Il giorno dopo, mio padre e Mosul, partono per Perth con un Superjet a 100 posti da Bristol. Arrivano in 12 minuti. Prendono un Elycator dall’aeroporto di Perth e atterrano nei pressi di Glover Street in uno spazio circolare dietro la stazione. Raggiungono la casa per l’intervista: sono informati che l’Acontour sta arrivando.

“Mi dica, caro” chiede mio padre divorato da una curiosità morbosa “ma veramente ha concluso un patto diabolico con Juanita?”
“E’ tutto qui in questa busta verde smeraldo”
“E cosa c’è scritto?”
“C’è scritto che appena arriva deve venire immediatamente nella mia stanza e concedersi senza esitazioni e senza esternazioni teatrali, sospiri o gemiti… in breve: deve concedersi totalmente…”
“Totalmente ha scritto, caro?”
“Si, totalmente e per tre giorni, e se non se la sente, chiamiamo la Berwyn della BBC WORLD e facciamo l’intervista con lei…considerando che la Berwyn è molto più intelligente di lei…”
“Ma meno attraente….”
“Ecco…ha centrato… siamo vittime dell’apparenza…”
“Proprio così le ha scritto?”
“Si, e ho precisato che ha tempo fino alle 15,00 di oggi per decidere…”
“E se Juanita decide che concedere le natiche per una spudorata pennivendola americana è un prezzo troppo alto da pagare, allora partiamo subito per Londra…e lei si fa la Berwyn..”
“Noooo… ma chiediamo un prezzo esoso per l’intervista…”
“Ma si figuri se Juanita si lascia scappare un’occasione del genere!”
“Parte dell’accordo è che non mi parli delle difficoltà nel concedersi a uno sconosciuto, perché sappiamo tutti che le giornaliste al suo livello per uno scoop del genere succhiano il cazzo anche a Belzebù…”
“Cioè a lei Mosul… secondo i cristiani integralisti lei è Belzebù…”
“Io sarei Belzebù?”
“Così dicono i cristiani e i satanisti…”
“Ma quelli sono poveri deficienti…”
“Ma scherzavo carissimo…e poi che fa…intendo sessualmente?”
“Quello glielo dico dopo…però anche un bel mucchio d’eurodollari glieli chiediamo… ma a quello pensa lei…va bene?”
“Ok…”
“Diventerà ricchissimo Erminio…. cosa si comprerà con i soldi?”
“Ehhh….mi vergogno di dirlo?”
“Dica…sono curioso… cosa comprerà?”
“Un clone!”
“Come un clone?”
“Un clone…”
“Un clone di cosa?”
“Un clone simile alla Madonna dell’Adorazione dell’Agnello di Van Eyck…”
“Ha una foto?”
“Si, la porto sempre con me.…”
“Uhhhhh… una.splendida fiamminga…”
“Mosul, sono pazzo d’amore per la Madonna…”
“Ma è blasfemo…ah ah ah…”
“E che ci posso fare? E’ il peccato d’Adamo….. da allora succedono queste cose…”
“Un clone come quello di “Scone Place” di Erith Glamour?”
“Si. O come nel classico di Ridley Scott…”Blade Runner”, un film insuperabile, se mi permette…”
“Ma chi l’avrebbe detto….e madame Pomeroy?”
“Ah… madame…già…. Abigail, il clone lo metto in un appartamento segreto…”
“Per vomitargli addosso tutta la sua passione…”
“Come farà lei con Juanita…”
“Si mi vergogno…delle volte mentre la guardavo intervistare qualcuno mi venivano erezioni primordiali…”
“Ed ora la stringe tra le sue grinfie…”
“Tra i miei artigli acuminati e diabolici…”
“Ma perché solo tre giorni?”
“Perché se funziona me la porto via con me…”
“Come Quimper con la Betsy che si crede la Maddalena…”
“La bellezza inganna…siamo vittime dell’apparenza!”
“Sa che mio padre Bortolo diceva sempre che la bellezza è diabolica…”
“Bortolo….che grandezza…mi racconti di Zaino…”

*****

Un giorno di novembre del 2004, una donna in un tailleur blù con calze scure è avvicinata da un imponente nigeriano in una via di Amsterdam. La donna ha capelli e occhiali neri, ancheggia e dondola armoniosamente.
Il coccò nero chiede: “Are you Spanish?”
Lei non risponde.
“Are you French? Francaise?”
Lei non risponde.
“Italiana?”
Improvvisamente una voce gutturale mormora: “Why don’t you fuck off before I call the police?”
Ma il nigeriano non demorde.
La donna dimena le natiche verso la Wesper Straat e gira alla Heren Gracht, se la fa tutta ondeggiando. Poi si rivolge verso il nigeriano che insiste nel seguirla e dice: “Vuoi che ti spacco il tuo culo nero, ciccione di merda…levati dalle palle che fai schifo!”
“Ah… non sei una donna…. sei un transessuale figlio di puttana” dice il nero “facevano bene i taliban a seppellirvi vivi sotto i muri…”
“Se non ti levi dalle palle ti stacco a morsi le tue flaccide natiche…do you read my lips motherfucker?”
Che caratteraccio del cazzo! Pensa il nero e si allontana ballonzolando.
La donna lascia la Heren Gracht e procede lungo la Utrectse Straat, arriva all’altezza della Prinsen Gracht gira a destra e si ferma non lontano da una chiesa.
Sale le scale di una casa imponente. Una donna bionda apre la porta, la lascia entrare e prima di dileguarsi mormora: “The son of a bitch is upstairs!”
La donna sale, estrae una Beretta con un silenziatore dalla borsetta Fendi e si avvia verso un uomo sulla sessantina, sorridente, calvo, adiposo e sbracato su un vecchio divano foderato di rosso.
Non esita un istante. Mira e fa fuoco sei volte nella direzione della fronte oleata.
Mezza testa dell’uomo calvo si sparge nella sala illuminata dalla luce del sole e sul divano di raso. Circonvoluzioni, corteccia, emisferi celebrali si spappolano e si mischiano con schegge della calotta cranica e dell’osso frontale. La donna riceve un frammento celebrale sul nero tailleur, ma non vacilla come Himmler davanti alla fossa degli ebrei, lo spazza via con un moto gentile della mano inguantata dicendo: “Uhhhhh trippa al sugo…” Poi esce. Prende la Prinsen Gracht gira all’altezza della Vijzel Straat e all’incrocio della Noorder Straat dove trova una Micra verde che l’attende. Mentre viaggia verso Amersfoort si cambia e sulla schiena nuda appare un drago immenso che si morde la coda.
Una giovane, con i capelli fulvi raccolti indietro, che sta guidando chiede: “E’ stata dura?”
“A piece of cake… una passeggiata mia cara…sai cosa vorrei fare ora?”
“No”
“Scopartiiiiiiii….”
“Ma non pensate ad altro voi italiani?… Sei appena uscito dalla casa della morte….”
“Lo so… facciamo schifo, cara… però Eros e Tanatos si alternano e si uniscono in un’eterna simbiosi come l’ombra e la luce…”
“E dove vuoi scopare?”
“Nel primo albergo che capita… ora passami quell’acquavite svedese…per favore “
“E dov’è?”
“Nel mio zaino… ”
“Senti non provare a scoparmi ubriaco perché detesto quelle cose… ma che hai provato?”
“Un infinito…estatico piacere….”

*****

“Ma, Zaino, chi uccise?” Chiede Mosul.

Il nome del morto è Diugasvili Lerkov, grande amico di Djatol Khaidarov e dei fratelli Chernoy, quelli della mafia russa che con uzbechi e ceceni traffica in un bell’albergo a Posillipo mignotte, droghe ed animali.
Tutti sanno che l’arresto di Alimjan Tokhtakhounov detto “Taiwanchink” ha provocato lo smembramento della mafia dei Chernoy.
“Taiwanchink” ha il compito di trasformare denaro grondante di sangue in iniziative commerciali candide e verginali. Si sfruttano povere mignotte, si vende droga a disgraziati, si affama il popolo caprone e poi si compra una squadra di calcio o una multinazionale. E questo mentre i ragazzini moldavi dormono nelle fogne.
Quando l’uomo d’affari Khaidarov vuota il sacco – seguendo la strada di Giuffrè detto “Manuzza”, che accusa Berlusconi d’inciuci mafiosi – e decide di collaborare con la giustizia, l’impero dei Chernoy s’incrina e collassa per ricomporsi e risorgere come una nuova fenice dalla cenere.
E parecchi rubli e dollari sono riciclati. Ne viene fuori un’immagine di una “Repubblica Italiota delle Banane” che sotto gli auspici del grande presidente del consiglio, forte del consenso del popolo italico, è penetrata dal denaro sporco e intriso di sangue delle mafie del mondo.
L’italietta appare come un passino europeo ove filtra tutto, mentre il suo popolo di navigatori, di artisti e di santi si diletta con Pippo Baudo e contempla Morandi in mutande.
Dopo che Khaidarov vuota il sacco, Diugasvili Lerkov, si dilegua con un mucchio di dollari e si ricicla puntando sull’ecomafia; ce lo conferma Alexander Zhukov quello della “Sintez”, un ex agente del KGB. Lerkov coltiva l’amicizia di mafiosi e di deputati italiani ed è accolto in Sicilia trionfalmente. Insomma – scrive mio padre nel Diario Segreto – sotto gli auspici di Berlusconi e Putin, i Chernoy infiltrano l’Italia che si dimostra un autentico colabrodo legale.
E’ il tempo che il clan degli oligarchi tiene banco in Russia che è passata dalla dittatura del
proletariato – tanto amata da Bortolo Polpotta – a quella dei nuovi ricchi, nata sotto l’egemonia del clan del presidente alcolizzato Boris Yeltsin. Gli oligarchi sono i nuovi boiardi, ma in quel momento non c’è ancora un Ivan il Terribile che li terrorizzi e li accoppi.
Questo avverrà più tardi: Ivan si reincarnerà nel Generale Mikhail Malinkov che manifestandosi “come un ladro nella notte”, dopo la seconda rivoluzione cinese del 2036, imporrà una democrazia controllata che è, in effetti, una dittatura semisocialista. Nel 2027 quando, sciaguratamente, nasce Giacomino, concepito da un modesto e languido amplesso, la prima rivolta dei nullatenenti cinesi scatena una serie di paurose rivoluzioni che scombussolano lo scacchiere del mondo. Esplodono in ordine: Indonesia, Cina, Russia, Pakistan. Il capitalismo va in crisi. La via americana per il mondo fallisce miseramente e la Russia ritorna ai secondi Soviet riassorbendo frammenti del vecchio impero.
Ma torniamo al 2003: Diugasvili Lerkov si ricicla e assolda eserciti di massacratori per liquidare gli animali dell’Africa e dell’Asia. Agisce sotto l’ombrello delle mafie di Semion Mogilevitch e Gregory Loutschansky. La sua base diventa Amsterdam.
Zaino stanco dell’eterna, penosa menata animalista ha preso una decisione che farà vacillare le fondamenta della casa dei Polpotta e avrà ripercussioni fatali. Michelino ha letto con attenzione ed è stato messo minuziosamente al corrente su quello che il russo sta combinando. Due donne olandesi della MIDOLB, “Movement In Defense of Living Beings” lo informano costantemente degli spostamenti di Lerkov. Tra Ruanda e Congo, sulle montagne del Vulcano Virunga, il russo ha fatto massacrare oltre 300 esemplari di gorilla. Ha pesantemente trafficato in avorio, ossa di tigri, corni di rinoceronte, pelli d’animali in via d’estinzione. Ha trucidato migliaia di elefanti asiatici assoldando bracconieri disperati. Si è comprato interi governi africani. Ha massacrato antilopi tibetane attraverso l’ecomafia cinese. Ha fatto cacciare anche i leopardi delle nevi per la pelle e le ossa usate per la medicina cinese. Il CITES, l’organizzazione che regola il commercio internazionale di specie protette, lo ha accusato ripetutamente. Diugasvili Lerkov ha acquistato di nascosto zanne di elefante comprandole dalla scorta di 80 tonnellate accumulate dopo i continui massacri perpetrati dai bracconieri nel Parco Kruger.
Quando legge dell’uccisione delle madri dei piccoli gorilla, Zaino, va fuori di testa dalla rabbia. Dice a mio padre: tu vai avanti con le tue coglionate leniniste animaliste, ma io prendo una scorciatoia. E pensa: perché non si dovrebbe accoppare un figlio di puttana che traffica in corpi umani e animali, e massacra esseri viventi senza pietà alcuna? Ecco il bel risultato del crollo del comunismo: siamo a tutti i livelli penetrati dall’orrore.
Mio padre risponde con la solita inane omelia sul non fare fesserie. E Zaino incazzato lo manda al diavolo: voi siete più inetti di statue di plastica. Tu continua a scrivere sulla rivoluzione mentre io prendo un’altra strada.
Parte e liquida Diugasvili Lerkov.
Poi svanisce per tre anni.

*****

“Vede…Mosul, allora non era come adesso…. ora se un fottuto russo si muove in quella direzione qualcuno lo fa fuori. Ora agisce il MIDOLB o il MAVALB …che lei conosce molto bene… il “Movement Against Violence Against Living Beings” e soprattutto il LBU, “Living Beings United”. E tra loro c’è gente terribile…”
“Ringraziando il cielo non scherzano…”
“Ma a quel tempo, e parlo di 42 anni fa, era tutto un florilegio medioevale di chiacchiere….lei sa che noi siamo un popolo di chiacchieroni…. per carità gli animalisti erano gente compassionevole, preparata… ma assolutamente incapace… bravi a fare proclami… e poi…poca roba…considerando la loro forza…”
“Ho letto: avevano una forza tremenda che non sapevano usare… e poi quell’inane pacifismo…”
“Diugasvili Lerkov non l’uccidi perché è un uomo…. ma i gorilla si… ehhhh non sono umani…”
“Ehh… l’anima immortale…”
“Ehhhh…… l’egemonia dell’intelligenza…”
“Già… e la cosa mi disturbava parecchio…”
“E lei lasciò il suo paese per questo?”
“No… io lo lasciai per un insieme di cose…”
“La politica… I presume…”
“Beh….si … non capivo perché un popolo dovesse sostenere con il consenso un governo di destra che creava leggi speciali per difendere dei malfattori… c’era un parlamento con 100 inquisiti….si rende conto…un parlamento ricolmo d’inquisiti….si, devo dire che la cosa mi offendeva profondamente: come si fa a negarlo?“
“Ma la destra da allora ha ancora il potere….”
“Se la tengano la destra… io non ci sto…”
“E la mafia…”
“Come si fa a spiegare a un giovane nel 2044 cos’era l’Italia d’allora….”
“Ci provi…”
“Troppo complicato… l’intero sistema dell’informazione era controllato da gruppi asserviti ad un uomo ricchissimo…
“Berluscani…”
“Berlusconi…C’era poi un giornalismo che faceva pena… e un popolo che sottostava all’orrore della corruzione….eravamo in balia di un concentrato di “opinion leader” da spavento…li nomino solo per ricordarli perché ormai i loro nomi non significano più niente… Fede, Sgarbi, Ferrara, Sofri che pontificava dalla prigione…e poi i grandi statisti sepolti, misericordiosamente, dalla polvere del tempo….D’Alema…le dice niente D’Alema?”
“Noooo… e c’era anche il papa polacco…”
“Certo anche lui… eccome…eravamo in balia di una televisione per deficienti… roba da soubrette pontificanti, transessuali adiposi e platinati, deputati cretini, ministri – avvocaticchi, legislatori azzeccagarbugli… Dio che grande tristezza…Mosul…e io, “cupio dissolvi”, ebbi il coraggio di prendere, con il sistema “Analogue”, anche la RAI da Ilfracombe….”
“E perché?…”
“Perché il mio paese era così pazzo e ridicolo che nonostante tutto mi divertivo a guardarlo in tv…il calcio era una cosa da farti morire dal ridere, la politica poi era esilarante”
“E l’opposizione?”
“Una sinistra miseranda…”
“E pensare che mio zio era innamorato dell’Italia…”
“Magari di Michelangelo e di Raffaello… consideri che il governo Berlusconi fece leggi che in un paese civile avrebbero portato ad un’insurrezione armata … e invece gli italiani dicevano: tutti rubano… e allora?”
“Ma non erano tutti così…”
“No… c’era una minoranza notevole che detestava il governo Berlusconi, ma la maggioranza era dall’altra parte… ma se le immagina leggi in Inghilterra per aprire i parchi nazionali alla caccia?”
“Sarebbe scoppiata una guerra civile come con Cromwell…”
“Ma allora nessuno si aspettava l’esplosione del terrorismo animalista che fu conseguenza, in un senso, delle azioni di Zaino e di suo nonno Bortolo….”
“Certo… allora non era sorta ancora la Twitty Army, e poi la scissione susseguente e il terrore provocato dalle tre brigate internazionali: Bailador, Regalon e Jaqueton….ma che idea geniale chiamarle con i nomi dei grandi tori che si difesero strenuamente nelle corride…”
“Se lo immagina Mosul che ho un nipote transessuale che lavora come mignotta nella città di Lussuria?”
“Sta scherzando?”
“No…e il suo pappone è un nano nazista…”
“Parla sul serio?”
“Si…un nano nazista che odia arabi, neri e zingari…”
“Diosanto ma è comico…nel 2044?”
“E sa qual è stata la fortuna del nano?”
“Si è fatto impiantare un pene di grandezza mostruosa…”
“Oddio…”
“Sempre eretto… pensi Mosul…se lo deve legare tra le gambe…”

7 Fuck – Talk

Mosul è emerso dalla stanza buia.
“Come è andata?” Chiede mio padre, tremebondo e consumato per la curiosità.
“Niente male caro, perché aveva dei dubbi?”
“Beh… no ….ma è stato piacevole?”
“Molto, Erminio, sono folle di passione…”
“Scherza lo so…e l’accordo finale?”
“Il patto diabolico? Un’altra notte e le concedo un’intervista di un’ora, ma se Juanita vuole un’intervista di due ore, allora ho chiesto tre notti…”
“Un mercatino?”
“Esattamente, Erminio….un suk di pessimo gusto…ma toccarle quei capelli fulvi e ondulati…
uhhhh che piacere….”
“Scusi la mia curiosità…ma sotto è dello stesso colore?”
“Fuoco fiamma!”
“Oddio! Mi sento male….”
“Non esageriamo…. sta scendendo al livello di un bagnino italiano…”
“E ora che dirà? Che dirà durante l’intervista?”
“Ma le solite cazzate…. fuck talk!”
“Un’espressione ammirabile fuck talk…fottute chiacchiere…”
“Già… e che altro sono? Sono le solite fottutissime chiacchiere…“
“Ma un miliardo di persone l’ascolteranno…”
“E un miliardo di persone ascolteranno fottutissime chiacchiere, cioè fuck talk! E’ la legge della domanda e dell’offerta… ”
“Ma non si è rasato…vuole il mio Breck a pile?”
“E perché mai?”
“Ma lo guarderanno un miliardo di persone?”
“E allora?”

Ho acceso il mio Saba 250: il laser ha materializzato l’Acontour e Mosul.
Mi commuovo ogni volta che li rivedo. E come averli davanti in carne ed ossa.
E’ come se potessi toccarli. Lei con i lunghi capelli ondulati e fulvi, il volto pieno di lentiggini, il naso perfetto, gli occhi color grigio cielo, la bocca leggermente socchiusa, indossa un abito nero semitrasparente di poliestere e cotone elastico. Calze Nere. Gonna attillata. Scarpe di Oko Musiki grigie. Lui con i capelli lunghi e mal pettinati, il naso aquilino, un maglione corroso dal tempo e sfilacciato. Un paio di scarponcini Ulkia mezzi sfondati, Jeans Regon elasticizzati e mezzi distrutti, una camicia blu di tela di raso e un giaccone sporco antivento giallo.
Nulla trapela degli eccessi notturni.
L’intervista si svolge in una stanza completamente oscurata.
I due protagonisti sono immersi in una densa penombra, il volto di Juanita appare sognante.
Ma dietro quell’espressione onirica c’è una volontà d’acciaio. Qualcosa però ha mosso il suo cuore.
Mosul giocherella con un filo di perle. Le riprese sono eseguite con due “ Sony – Body True 34”, una donna sta attivando la prima macchina da presa, un gay texano la seconda.
L’Acontour si gioca parecchio in questa intervista: ha ottenuto l’impossibile.
La Gutter Media digitale si è scatenata contro Mosul.
E’ il 5 gennaio del 2044 e sta nevicando a Perth..
Mio padre segue tutto con grande attenzione.
Nel Diario Segreto dice di aver provato un’ invidia feroce e insana per Mosul.
E se ne vergogna.
Ci pensa e poi arriva ad un’improvvisa conclusione: Juanita assomiglia alla Madonna di Van Eyck…

Mi sono sbracato sul divano e ho lanciato le immagini. Juanita sta chiedendo:
“Cosa ha provato nel momento della resurrezione?”
E’ la solita domanda che, stavolta, ascoltata da un miliardo di persone scatenerà un finimondo.
Li seguo commosso.
L’avrò sentita venti volte quest’intervista. E ogni volta mi tocca profondamente.
Scatenerà un tifone mediatico che ci travolgerà tutti.

“Che cosa ho provato, Signora? Uno svuotamento totale…”
“E che altro?”
“Un senso di spaesamento… ma con quello ci vivo da sempre… io sono un deraciné naturale… ”
“Il Gesù di Quimper ha detto: è stato mio padre a permetterlo… lei che dice?”
“Che non ho la minima idea di chi l’ha permesso… o se qualcuno o qualcosa, se così si può dire, l’ha permesso…”
“Ma come si fa a resuscitare i morti e dire una cosa del genere?”
“Perché è la verità… ho provato un grande spaesamento come se la forza vitale mi abbandonasse…
lei pensa a luci iperfisiche? A cori angelici? Nulla di nulla! Io non ho provato nulla di trascendentale.”
“Ma che cosa ha concluso da quest’esorbitante evento?”
“Ho concluso che nella scacchiera dell’Oltre… o di quello che noi chiamiamo l’Oltre, qualcosa o qualcuno, se così si può dire, ha mosso due miserande pedine…e forse si sta sbellicando dalle risate…”
“E lo scopo?”
“Vede signora….in quei luoghi – non – luoghi, se così si possono definire, la penosa legge della causalità viene meno…non regge la logica di questo povero cervello che filtra e intrappola solo apparenze fantasmagoriche di qualcosa che completamente ci sfugge…Quimper dice che è suo padre?….Beato lui….io non ho mappe dell’Oltre, ne sacri testi…io annaspo nella notte… noi umani siamo esseri che brancolano nel buio e che nel terrore di questo annaspare edificano
sistemi di menzogne…a volte terribili….”
“Verso cosa?”
“In particolare verso il non umano…”
“Ma perché lei chiama l’umanità “specie assassina”?”
“Perché gli esseri umani hanno massacrato la terra e si sono comportati verso le altre creature come efferati nazisti…”
“Mi dica in due parole cosa pensa degli esseri umani?”
“Lei ama il cinema vero? Sicuramente avrà visto un film di Scorsese che fu girato agli inizi del 2000…”
“Taxi Driver?”
“No…”Gangs of New York”…ebbene in quel film c’è un carattere fondamentale: Bill the Butcher, Bill il Macellaio, che è interpretato con grande arte da un attore, che credo sia inglese, Daniel Day-Lewis … ricorda?”
“Si, un film straordinario nella versione completa di Scorsese…”
“Straordinario non so, ma sicuramente interessante… ebbene Bill the Butcher per me rappresenta l’essenza dell’uomo. Un macellaio patriota che odia gli stranieri. Un massacratore che domina la terra come un assassino mafioso. Ricorda la scena quando il Macellaio spiegava che la carne di maiale è simile a quella dell’uomo? Ricorda con quale piacere libidinoso affettava, squartava povere bestie appese agli uncini, e con che gioia pugnalava la carcassa del maiale? E ricorda che con lo stesso gusto sterminava gli irlandesi, solo perché erano stranieri, solo perché non erano “native” cioè “indigeni” americani? Ebbene, in essenza per me quello è l’uomo, troppo pessimista dirà lei…ed io confermo… un massacratore spietato che si comporta verso le creature come Bill the Butcher o Himmler verso gli ebrei….”
“E com’è arrivato a questa conclusione?”
“La mia infanzia è stata segnata da visioni d’assoluto orrore, mio padre scannava pecore e bestie con piacere libidinoso mentre mia madre sorrideva e pregava…prima Cristo e poi Allah…”
“Odia i suoi familiari?”
“Li detesto dal profondo del cuore…”
“Non è un po’ forte?”
“Lei faccia solo domande, Signora Acontour e non mi elargisca del buonismo degenere…”
“Va bene…mi dica cosa pensa del fatto che i musulmani dell’Arabia Saudita, i post –taliban e i post Binladiani hanno decretato una Fatwa contro di lei?”
“Io non so chi sono, ma un messaggio l’ho chiaro in testa…se Quimper opera un gran portento e non dice una parola riguardo al non umano, ed io contemporaneamente tiro fuori dal mio cilindro un altro miracolo, e sono invece particolarmente attento al non umano…io penso che una ragione ci sarà…qualcosa come ho detto ha bilanciato i fatti… qualcosa o qualcuno – io non so come definire questa cosa – non – cosa – ha cercato disperatamente di non far riemergere e non far prevalere il concetto monoteista – che stava polverizzandosi nella pattumiera della storia – della unicità dell’uomo: la più grande “fuck talk” della storia del mondo…”
“Lei considera questo concetto fondamentalmente ottuso?”
“Esatto!”
“Lei ha detto che alcuni libri che ha letto sono stati determinanti nella sua vita…”
“Si. “Un’Eterna Treblinka” di Charles Patterson, “Ecocidio” di Jeremy Reifkin, e quelli più moderni scritti nel 2035 e 2036, da Retzinger e Mardoch “Il Massacro Costante” e “Il Sogno di Pietro””
“Quindi lei si considera un Libuista? Un membro della “Living Being United”?
“Un libuista spirituale, un tempo usavano il termine animalista, per fortuna che ne hanno coniato uno nuovo, ormai i vegetariani sono la maggioranza della popolazione europea e i vegani circa il 25% di questa maggioranza…. ora è tutto più facile, ma con il risveglio del cristianesimo può succedere di tutto… lei conosce le ingiunzioni di Paolo e Pietro riguardo il mangiar carne?”
“Si…ma non ricordo….”
“E lei non è cattolica signora Acontour?”
“Laica…”
“Ecco… laica… io non ho mai capito come possa essere accaduto che mentre i cristiani si chiusero in maniera belluina davanti al problema di ciò che esiste ed è altro, cioè il non umano, un saggio pagano del primo secolo dopo Cristo, Apollonio di Tiana, tuonava contro i sacrifici e il mangiar carne; e addirittura, nello stesso tempo, come un Jainista pagano rifiutava anche di indossare abiti di lana…incredibile no?… quando lo lessi rimasi sconvolto… e poi mi colpì molto il Gesù musulmano che parlava con le rovine e con le pietre… e quel grandissimo uomo, Plutarco, così avanti al suo tempo….chissà cosa sarebbe venuto fuori nel mondo se non si fossero inventati questo monoteismo cupo e intriso di sangue….”
“Intriso di sangue?”
“Intriso di sangue… certo…il Tempio di Jahvè era “de facto” un mattatoio…. io mi sono arrovellato per anni nella mia ignoranza – sa, io non ho studiato molto…. anzi per nulla …”
“Lo so ed ha anche detto che non studiare a scuola è stato per lei un’ottima cosa….”
“Certo…. ottima… ma mi faccia concludere… mi sono arrovellato a capire come divinità luminose abbiano richiesto per anni sacrifici di esseri inermi e innocenti…”
“Cosa pensa del fatto che Quimper abbia stravolto l’idea lefevrista della Chiesa?”
“Può essere possibile che un uomo che appare nel 2011 manifesti le stesse idee di un falegname dei tempi di Tiberio? Può accadere una tale assurdità?”
“Tuttavia ora le masse lo seguono… ma lei sostiene forse di essere venuto per contrastare quel pensiero neocristiano che va formandosi?”
“Penso di sì…”
“E non la preoccupa che i neo – wahabisti la chiamino apostata?”
“Per nulla. Io non faccio più parte del loro mondo dal momento che ho visto la lapidazione di una donna quando ero bambino…ha un’idea di cosa sia la lapidazione?”
“No a dire il vero….però immagino…”
“Io sapevo che non c’era versetto coranico che sostenesse un simile orrore… ma lo hanno fatto lo stesso infinite volte. Una volta li vidi, avevo sette anni, mi ero nascosto dietro un muro: hanno scavato una fossa nella terra, la donna è stata interrata fino alle spalle, e per colpirla hanno usato delle pietre non troppo grandi affinché morisse lentamente; e sono stati i compaesani della condannata a scagliare le pietre …”
“Ma ora è tutto cambiato…”
“Si, lo so, l’Islam globale, europeo e quello progressista ora condannano queste oscene pratiche…ma io ho assistito alla lapidazione e alla violenza verso gli animali – che per loro non contano nulla – e queste cose mi hanno segnato e se mi elimineranno per quello che dico … amen… che vuole che faccia… anzi ben vengano…”
“E cosa pensa del fatto che i protestanti, e gran parte del mondo cattolico, la ritengano l’Anticristo?”
“Un’idea folle! Nella loro belluina imbecillità, pensano che l’Anticristo si manifesterà portando messaggi di sollievo verso le creature innocenti per ingannare il mondo…conosce un pensatore russo chiamato Vladimir Soloviev?”
“No… a dire il vero non ricordo… “
“Soloviev ne “Il Racconto dell’Anticristo”ha scritto queste testuali parole; me le sono scritte in questo pezzo di carta: “Il nuovo padrone della terra – cioè l’Anticristo – era anzitutto un filantropo, pieno di compassione e non solo amico dell’uomo, ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano, proibì la vivisezione, e sottopose i mattatoi ad una severa sorveglianza…” pensi come é perverso il pensiero di molti cristiani: un disgraziato che offre cibo ad animali affamati è il figlio del Diavolo….”
“E’ a causa di Soloviev che lo chiamano Mosul l’Anticristo?”
“Per questo sì e anche per quello che dicono i suoi amici protestati, incluso Taylor il suo illustre presidente…lo sa che dicono?”
“Che lei è l’espressione di Satana venuta a contrastare l’opera di Dio…”
“Esattamente…”
“E lei che risponde?”
“Rispondo che davanti all’imbecillità elevata a sistema teologico bisogna sedersi in un angolo e ridere a crepapelle… il mondo è questo… ma che vuole che sia questa stupida infamia verso la mia insignificante persona quando, a causa della terza guerra del Congo, tutti mangiano tutti e parte dell’Africa è precipitata in un nuovo cannibalismo…”
“Una visione cupa…”
“Lo sa qual è la cosa più stupida che ho mai sentito?”
“Mi dica…”
“I bambini inglesi che cantavano una filastrocca, che ho ascoltato più volte e che faceva così: “ All things bright and beautiful, all creatures great and small, all things wise and wonderful, the Lord God has made them all … ”
“La conosco, anche mia figlia la cantava…”
“E ti pareva… ma se la immagina una foresta tropicale ove i pigmei sono costretti a mangiare i propri figli con armi pressate alla nuca? Il mondo è puro inferno…e quelli cantano la filastrocca…”
“Il mondo vittoriano era ottimista…”
“Già ottimista… e poi abbiamo visto cosa è successo….”
“Però malgrado il terrorismo e la devastazione di Denver siamo riusciti a sopravvivere…”
“Già… con mezzo Medio Oriente svanito nel nulla, sei nucleari sparate e un milione di morti”
“Ci siamo difesi…”
“Infatti…”

Durante la pausa per la pubblicità – che la Dover & Associated ha pagato miliardi di eurodollari – mio padre illumina la scena, con tocchi magistrali, spiegando, nel Diario Segreto, quello che accade.
Mosul si piega verso Juanita che sta bevendo acqua ghiacciata con una fetta di limone e gli sussurra: “Cerchi di essere più entusiasta questa notte… non sono molto soddisfatto della sua “performance”…”
E lei risponde: “ Sai cosa sei? Un gran “son of a bitch”… e non capisco perché sei stato scelto…da…da…chissà chi cazzo ti ha scelto…”
“Sono stato scelto perché sono un bastardo…” e Mosul ride beato “un consiglio? Sia più energetica, cara, stanotte….”
“Per l’amore di Dio non farti sentire… mio marito….”
“Pacta sunt servanda..”
“Ecco…”
“Certo… non pensavo che voi grandi anchor-woman vi prostituiste con tanta facilità per un misero “scoop”…”
“Dici “misero” bastardo di un arabo?”
“Allora, data l’epocale importanza del “fuck – talk”, sia più viva: non è piacevole andar su e giù su un sacco di patate….”
“Mi stai facendo incazzare, Mosul…”
“S’incazza e si scazza, mia cara. Una proposta: un anno di sodomizzazioni per un libro intervista insieme…che ne pensa?”
“Ci posso pensare? Oh my God…I’m confused. Ma perché hai scelto me quando – come Quimper con la Howell – potevi fotterti qualsiasi diva di Baton Rouge? Oh sweet Jesus…..Mary Ann Bertley te l’avrebbe offerta su un piatto d’argento! Perché hai scelto me?”
“Sono ossessionato dalle lentiggini…”
“Devo dire…. però… che neanche tu mi dispiaci…si, devo essere sincera… il libro insieme?
Perhaps…. maybe… ci penso… ok?”

*****

Quando Yanghi Siyan si sveglia da un sonno tormentato e pieno di incubi– scrive Ibn al – Athir- sente dei rumori provenire dalle Torri delle Due Sorelle e capisce che i Franchi sono penetrati in Antiochia. Il salgiudico, conclusi i miserandi giochi di potere, sprona il cavallo e, con alcuni fedelissimi, fugge e abbandonando la famiglia e gli abitanti alla furia dei crociati.
Ibn al – Athir gli darà del vigliacco ma proverà per lui, allo stesso tempo, intensa compassione.
Yanghi Siyan, si vergogna di quello che ha fatto, ci ripensa e crolla con un coccolone dal destriero. La sua forza vitale si esaurisce: un armeno troncherà la sua testa e la porterà ai Franchi.
Corre il 3 giugno del 1098: i Franchi conquistano la città e massacrano la popolazione. Il figlio di Yanghi Siyan si rifugia nella cittadella e resiste: Antiochia è crollata dopo una resistenza di 200 giorni. Firuz, l’armaiolo maledetto, tradisce – inaspettatamente e come per miracolo – un giorno prima che uno dei grandi perdenti della storia turca, Karbuqa, giunga presso le mura della città assediata con l’esercito diviso da lotte intestine.
Quando l’atabeg giunge si leva dalla cittadella il grido di “Allahu akbar” e il cuore degli assediati si apre alla speranza. Ma ormai è troppo tardi: Guy de Nuitville è finalmente entrato nella città d’Antiochia ed è a pochi metri dal Velo di Marta, ma deve attendere la conclusione dello scontro prima di muoversi. La coalizione dei principi che assediano Boemondo e compagni è un nido di vipere, ma i Franchi affamati e stanchi temono l’esercito musulmano, e i capi cristiani cominciano a tremare. Guy de Nuitville spiega che “li clerc e li chevalier trembloient”.
L’esercito si trova in serie difficoltà per la fame e sta divorando i cavalli, e Boemondo, di fronte a tale situazione pensa ad uno stratagemma geniale: si rivolge a Guy de Nuitville e ad un gruppo ristretto di normanni. Ibn al – Athir è quello che si avvicina di più alla verità, ma sarà, più tardi, lo scrittore della “Chronica Slavorum”, Helmond, che informerà il mondo, paradossalmente, dei fatti.

Chi è Helmond?
Lo vedremo più tardi quando il Velo diventerà la proprietà segreta e venerata dei Cavalieri Teutonici.

Boemondo dice: “Mes bons messeus, se qui non c’inventiamo una bella bufala soccombiamo. Io sono astuto, qui veut dir prudent, e ho pensato ad una soluzione, j’irai devant et vous apres….ascoltatemi…” E rivela il suo piano. Poi dice: “Portatemi quel puttaniere che dice di parlare con Sant’Andrea e sistemiamo le cose.”
Il visionario arriva tremante per la paura, si chiama Pietro Bartolomeo ed è il servo di un pellegrino provenzale chiamato Guglielmo Pietro.
Boemondo e il pazzo confabulano per un’ora, poi il visionario dice: “Ma è un sacrilegio…”
E Boemondo: “Tu lo fai per Dio… si pour remercier Dieu… e poi avremo tresors immense d’or…. et moult de fames… e pure belle, tettute e con gli occhi di brace…”
Il visionario, un notorio puttaniere si lecca i baffi.
“Ma che devo fare?” Chiede.
Boemondo spiega: “Karboqa è sistemato lungo l’Oronte, presso il Ponte di Ferro, e tu per salvare l’esercito e spingerlo a un’azione risolutiva devi annunciare che hai trovato la lancia di Longino nel luogo che i maomettani chiamano Kusyan. Noi seppelliremo in quel posto, nella notte, una vecchia punta di una lancia, e tu sosterrai che Sant’Andrea ti ha indicato dove la lancia è sepolta… tanto tu a sparar balle sei un maestro!”
Anna Comnena quando scrive del ritrovamento della lancia si confonde: dice che si tratta di un chiodo della croce del Cristo Gesù e che il visionario è Pietro l’Eremita.
Raymond de Aguilers, invece, senza alcuna esitazione, s’ingoia la patacca.
Ibn al – Athir, da buon musulmano, scrive che lo stesso Pietro Bartolomeo, definito un “furbo monaco”, ha sepolto la lancia nella terra del Kuysan.
Pietro Bartolomeo ascolta Boemondo e, tremebondo, si presta ad elargire la balla e a raccontare che è stato più volte visitato da Sant’Andrea. Pensa: “Proh…dolor… questo è un sacrilegio! Ma con i fottuti normanni non si scherza!” E mentre pensa un bruto normanno con un elmo conico sfiora con un dito la lama di un’ascia, mentre Boemondo sorride.
“Lo farò per amor di dio!” Dice il mistico provenzale e comincia a sparare bufale.
Il 10 giugno 1098, Pietro Bartolomeo, vestito poveramente si presenta davanti a Raimondo di Tolosa e ad Aldemaro, vescovo di Le Puy, e racconta che il 30 dicembre, un uomo dai capelli argentei – che ricordava vagamente la visione dell’Apocalisse di Giovanni – si era manifestato, davanti ai suoi occhi increduli, insieme a un giovane di bellissimo aspetto.
Spiega ai due nobili che l’uomo era Sant’Andrea che diceva di essere stato trasportato, per volontà divina, nel Kusyan, che sarebbe la vecchia cattedrale di San Pietro divenuta moschea.
Pietro Bartolomeo narra che Andrea si era “tuffato” nel terreno, aveva estratto dalla terra una punta arrugginita di lancia e gli aveva detto che quella era la punta dell’asta di Longino.
Poi aveva nuovamente sepolto il ferro nel terreno.
“Dammela!” Aveva implorato Pietro Bartolomeo
“Trovala!” Gli aveva risposto Andrea ed era svanito.
L’apostolo gli aveva, inoltre, ingiunto di presentarsi da Raimondo e da Aldemaro per informarli del fatto mirabile, ma, lui, temendo di essere preso a calci, non lo aveva fatto e per questa ragione era stato punito con una forma di cecità.
Pietro Bartolomeo continua il racconto e dice che Andrea ci aveva riprovato il 20 marzo ma che lui, timoroso, non aveva rischiato il contatto con i nobili normanni.
“Perché non l’hai fatto?” Raimondo chiede.
“Perché temevo per la mia vita e perché il mio padrone mi aveva costretto a viaggiare con lui.
Per questo non ho avuto la forza e la possibilità di rivelare le cose che il santo mi aveva ordinato di riferire”. E racconta che aveva preso parte alla battaglia del 10 giugno e si era miracolosamente salvato.
Boemondo che ascolta la storia, lo prende da parte e gli dice: “Non esagerare con l’immaginazione. Sii avaro di parole. Controlla la tua loquacità. E ricorda: tu molli la bufala e io ti faccio saltare due mignotte eretiche nel letto insieme a sei pezzi d’oro!”
Il mistico si morde il labbro inferiore e sparge la bufala tra i Franchi.
Quando Pietro Bartolomeo finisce la storia, Raimondo resta con gli occhi sbarrati per la meraviglia, ma Aldemaro, non ingoia la bufala e mormora: “Eh…quante cazzate raccontano gli uomini per un po’ d’attenzione!….Per un po’ di considerazione camminano con le chiappe del culo per terra invece che con i piedi… te lo ricordi quel deficiente in cima alla colonna a Costantinopoli e Alessio che l’ammirava? Questo puttaniere provenzale, per due pezzi d’oro e una mignotta monofisita, ti racconta che ha cenato col Cristo Gesù a base di porcello…e poi esiste già una lancia di Longino… è a Costantinopoli!”
Ma Raimondo non demorde, si è ingoiato la bufala e si segna: “Forse non è quella vera!”.
Boemondo sorride ed attende.

Passano alcuni giorni dal racconto di Pietro Bartolomeo e l’isteria collettiva comincia ad avere effetto.
Stefano di Valencia, uno stimato prete, comincia ad avere la mente obnubilata da visioni mistiche. Racconta che ha visto Gesù; e poco dopo anche San Pietro fa capolino: l’immaginazione mistica galoppa sfrenata. La voce delle visitazioni miracolose si diffonde. L’isteria brucia furiosamente come una foresta in fiamme in un giorno ventoso.
Boemondo gongola.
Aldemaro vacilla: Stefano è un sant’uomo, non è un puttaniere da quattro soldi.
Pensa: “Vuoi vedere che stanno veramente intervenendo i santi?”
E davanti al fervore del prete spagnolo cede e fa giurare ai nobili Franchi che non lasceranno Antiochia per evitare Karbuqa e la battaglia.
Boemondo sghignazza.

Il 15 giugno Pietro Bartolomeo con 12 persone tra le quali Raimondo, il vescovo d’Orange e lo storico Raimondo d’Aguilers, un boccalone leggendario, lavorano tutto il giorno per trovare la lancia scavando nel terreno della chiesa – moschea.
Alla fine, esausti, stanno abbandonando l’impresa quando il mistico provenzale salta in un buco profondo e viene fuori con la sacra reliquie. Alleluja!!!!!!!
Boemondo si sganascia dal gran ridere.

L’esercito franco freme per la battaglia e la sacra lancia opera il miracolo.
Pietro l’Eremita offre nel campo di Karbuqa la soluzione della scontro attraverso tenzoni individuali. L’atabeg non accetta.
Si combatte.
Karbuqa vede i Franchi uscire dalla città ed attende.
Wattham ibn Mahmud, il comandante delle forze arabe, insiste per attaccare.
L’atabeg rifiuta. Errore madornale. Gli emiri gongolano.
I Franchi escono dalla città dietro la sacra reliquia e avanzano, mentre l’esercito musulmano minato dal tradimento comincia a liquefarsi: Duqaq è preoccupato per gli sviluppi tra l’Egitto e la Palestina, Turchi e Arabi litigano, cominciano le defezioni.

E’ il 28 giugno e Boemondo schiera l’esercito. Sei armate: i Francesi e i Fiamminghi di Ugo di Vermadois e di Roberto di Fiandre, i Lotaringi di Goffredo, i Normanni di Normandia del Duca Roberto, i Provenzali e i guerrieri di Tolosa del vescovo Le Puy, i Normanni d’Italia di Tancredi e di Boemondo. Guy de Nuitville è con loro.
Raimondo di Aguilers, il boccalone per antonomasia, procede l’esercito che avanza con la patacca di Longino sollevata in alto, quasi fosse il sacro Graal.
Boemondo mormora a Guy: “Guarda come procede fiero, Raimondo, con il suo ferro arrugginito.”
E si sganascia dal gran ridere
“Dio ci perdoni!” Risponde Guy.
Karbuqa si accorge – scrive Ibn al – Athir – che Duqaq e gli emiri lo stanno abbandonando e, terrorizzato, chiede una tregua ai Franchi che non accettano e avanzano.
Gli emiri si comportano verso l’atabeg come i giocatori di una squadra di calcio che vogliono disfarsi di un allenatore ingombrante e pensano: meglio perdere la partita che continuare a tenerci il gaglioffo. Meglio perdere la battaglia, eliminando Karbuqa, e poi pensare, più tardi, ai Franchi.
Karbuqa, preso atto della drammatica situazione, tenta un’ultima mossa e cerca di sorprendere il fianco sinistro dei crociati con una manovra aggirante. Boemondo risponde formando un settimo schieramento agli ordini di Rainaldo di Toul che contrasta vittoriosamente l’attacco.
L’isteria mistica galoppa come un focoso destriero: i crociati vedono cavalieri su bianchi destrieri sotto vessilli candidi: sono San Giorgio, San Mercurio, e San Demetrio.
Kerbuqa disperato brucia i campi. Ora è solo e abbandonato. Gli rimangono fedeli solo due emiri Soqman e quello di Homs.
La disfatta è vicina e l’atabeg ordina la ritirata imprecando contro la vigliaccheria di Duqaq e degli emiri. Ne viene fuori un’incontrollabile rotta.
Ibn al – Athir dice che l’esercito selgiudico si disintegra senza dare battaglia e che i crociati, temendo un’imboscata, non inseguono i musulmani in fuga. Il mondo dell’atabeg crolla. Il suo potere si scioglie come neve al sole. Per l’Islam è una grande vergogna.
Anche Ahmed ibn Merwan cambia casacca e si arrende aprendo le porte della cittadella, e diviene un devoto cristiano fino al punto di combattere con Boemondo contro i maomettani.
Tancredi ride: “Dio Santo ha funzionato la patacca!”
Mentre Pietro Bartolomeo cavalca in un letto con due armene monofisite Boemondo sussulta dal gran ridere: “Proh dolor!” grida “l’ho fatto per amore di Dio! Ah ah ah ah…” .

Il giorno dopo la battaglia quattro normanni muniti di elmi con nasale e coperti di cotta di maglia, abbattono la porta di una casa a colpi d’ascia. Un uomo vecchio calvo e tremebondo, chiamato Gregorio, s’inginocchia davanti ai giganti franchi e raccolto in preghiera attende il colpo mortale.
Tre donne urlano disperate. Un franco, dagli occhi di cielo, si è sfilato l’elmetto, ha conficcato uno spadone nel pavimento, ha gettato sul tavolo otto pezzi d’oro e ha detto: “Gregorio, mi chiamo Guy de Nuitville e sono qui per salvarti!”

*****

Il gay con il “ Sony – Body True 34” si avvicina sorridendo e Mosul gli fa l’occhietto.
L’Acontour si accarezza gli splendidi capelli ondulati e riparte:

“Quello che ha sorpreso il mondo, dopo lo scisma di Celestino VI, è stato che Quimper ha espresso lo stesso parere riguardo al problema della proliferazione incontrollata delle nascite….incredibilmente, Mosul, lei si è trovato d’accordo con il Gesù francese …”
“La malattia della terra è la nostra sovrabbondante presenza che contamina il pianeta come una lebbra. “Una malattia sulla pelle della terra” scrisse Nietzsche. Dovremmo essere non più di due miliardi ed ora, invece, siamo quasi dieci miliardi… una follia immonda promossa anche dagli eunuchi che governarono la Chiesa cattolica – e ora ne governano una scheggia – e dai fanatici protestanti… una cosa terribile, che è sfuggita a molti…”
“Ma la tecnologia?”
“La tecnologia è un’arma a doppio taglio…”
“Ma non è la tecnologia che ha provocato l’Apocalisse del Medio Oriente?”
“Mi ascolti, signora Acontour, oggi, ho un’occasione – per quello che vale la mia opinione –
più unica che rara per difendere la terra e bisogna che la sfrutti…”

Ho alzato i piedi e mi sono stravaccato sul divano, sto stringendo, per l’emozione che provo, la mano di Marlene, la mia adorata bambola robotica.
Ho messo in pausa il Saba 250: Mosul e l’Acontour sono congelati, trafissi nell’attimo.
L’Anticristo è immobile con un pezzo di carta consunto tirato fuori da una tasca che lo aiuterà a proclamare il suo umile verbo.
I dati sono minuziosamente riportati nel “Messia Limitato”.
Quello che intona Mosul – che sembra un antico profeta israelitico – è il cantico della rovina del mondo, il cantico del massacro delle creature, ma senza riferimenti ad un Dio offeso, al quale non crede.

“Marlene cara, mi emoziono sempre con questo pezzo. Mi viene da piangere, immagino mio padre, in un angolo della grande hall, che lacrima a profusione come ha scritto nel Diario Segreto…”
“Yes dear!”
“E’ che la rovina della terra da parte della mia specie mi offende e mi fa disperare…scusami se piango…ma chère!”
“Yes dear!”
“E’ che abbiamo fottuto il mondo e io sono inconsolabile… ah come aveva ragione, Mosul…”
“Yes dear!”
“Ma come abbiamo fatto a distruggere la terra con il nostro consumismo dissennato ed osceno, meine liebe? “
“Yes dear!”
“Fammelo sentire di nuovo l’Anticristo, adorata, prima che ritorni quel nano ripugnante con la sua mignotta – apocalittica, ma lasciami stringerti… ho bisogno di una bella coccola… un po’ di tenerezza, my darlig, questo terribile sermone mi fa squagliare, mi fa liquefare… mi si piegano le gambe!”
“Yes dear!”

Che dice quel giorno Mosul all’Acontour e al mondo?

Dice: nel 1800 eravamo un miliardo di persone. Nel 1950 eravamo diventati 2 miliardi e mezzo.
Nel 1994 oltre 5 miliardi e mezzo.
Ora nel 2044 siamo quasi 10 miliardi.
In 50 anni, dall’anno 1990 al 2040, abbiamo contaminato l’80% della superficie terrestre .
L’ecosistema è stato mortalmente ferito.
Il 25% delle totalità delle specie è andato distrutto.
Il 45% della riserva ittica, è stato sfruttato.
Gli uccelli muoiono 50 volte di più del ritmo abituale.
La nostra specie egemone consuma oltre il 45% delle risorse del pianeta.
La terra che ci ha dato il cibo per millenni è ormai degradata e troppo usata.
Piogge violentissime hanno assunto, ormai, carattere monsonico.
Tornado tremendi devastano le coste del mondo.
Il terreno, ormai privo di vegetazione, è prono ad alluvioni tremende che devastano le città della terra. La concentrazione di diossina nell’aria ha raggiunto livelli spaventosi raddoppiando dal 2000 al 2044, principalmente, a causa delle emissioni del terzo e del quarto mondo, anche se il primo e il secondo mondo hanno limitato i gas nocivi con l’uso dell’idrogeno.
Malgrado il freno europeo e americano alle emanazioni velenose, il terzo e quarto mondo continuano ad emettere veleni a livelli altissimi.
Oltre 5 milioni di persone muoiono nei paesi poveri per l’emissione di questi gas nocivi.
Oltre un miliardo di persone sono morte per gli stravolgimenti atmosferici provocati dalla follia della nostra specie.
Due miliardi di uomini abitano spaventose bidonville.
Un quinto della popolazione del mondo consuma il 90% delle risorse del pianeta. Il 40% delle risorse umane si sono dissolte nel nulla a causa della dissennatezza dei nostri sistemi economici.
Malgrado l’esplosione del “vegetarismo” che ha, notevolmente, ridotto il problema della fame del mondo, ancora oggi, a causa dell’esplosione demografica, 900 milioni di persone soffrono la fame sulla terra. 27.000 persone al giorno continuano a morire di fame mentre il 24% della popolazione del mondo consuma il 78% di quanto produce la terra.
120.000 bambini muoiono ogni anno per malattie che potrebbero essere curate. Il 6% della popolazione del mondo usa il 27% dell’energia globale. Il 26% della popolazione mondiale sopravvive con tre eurodollari al giorno.
L’economia degli Stati Uniti Africani è tragicamente dissestata.
Il 65% del mondo non ha più acqua da bere.
La deforestazione ha raggiunto livelli micidiali: le foreste canadesi, amazzoniche, africane, europee e quella delle nevi sono state ridotte del 24%. Ogni dieci anni si distruggono, con immensa regolarità 90 milioni di ettari di foreste. Le “wetlands” sono state ridotte del 50% in un secolo.
Le specie ospitate nelle foreste sono diminuite del 23%. La desertificazione avanza. Ad esempio il 26% del territorio europeo è inaridito e certe zone del mondo, come l’Africa subsahariana e meridionale, la Somalia, l’Etiopia, il Corno d’Africa, l’Asia centrale, dal Caucaso russo, al Pakistan e all’Afghanistan stanno diventando inabitabili. Malgrado l’orrore della desertificazione e la mancanza d’acqua gli Stati Uniti consumano 2.256 m3 per persona all’anno contro i 21 m3 annuali del Sudan.
Onde anomale tremende hanno provocato le catastrofi che conosciamo.
Il mediterraneo è cresciuto di 27 centimetri e per il 2100 si prevede che giunga ad almeno 75 centimetri.
Nel sud dell’Europa e in parecchie altre parti del mondo molte coste sono svanite a causa del continuo sciogliersi dei ghiacciai.
Non nevica quasi più oltre i 1500 metri……eccetera… eccetera….

Alla fine dell’omelia – che riporto marginalmente perché già trascritta minuziosamente nel “Messia Limitato” e ripresa totalmente dal filmato – l’Acontour domanda: “E la soluzione quale sarebbe?”

“Ridurre le nascite drasticamente.”
“E come farebbe questo? Con la coercizione?”
“Anche…”
“Suggerisca qualcosa…”
“Quello che Jean Viadoux ha suggerito ne “ Il Mondo del Non –Dio”, che qualcosa o qualcuno faccia svanire mezza specie umana dalla terra….”
“Come “L’esercito delle 12 Scimmie” con Bruce Willis?”
“Non esageriamo…mi sorprende che conosca quel vecchio film…. lo ricorda per Bruce Willis o per il significato del film?”
“Per il film… mi spieghi……”
“E’ sfuggito a moltissime persone che in quel film i terroristi fanno svanire dalla terra cinque miliardi di esseri umani…”
“E’ questo che auspica?”
“Io non auspico la morte di nessuno, ma una volontaria diminuzione della specie affinché il pianeta ritorni a respirare…”
“Ma siamo andati su Marte…”
“Quando il mondo sarà inabitabile, su un altro pianeta, per sopravvivere ci andranno solo i ricchi e i potenti, le masse rimarranno a morire sulla terra avvelenata…”
“Ma allora, se bisogna usare la coercizione per diminuire le nascite, non vale la pena – e lo dico come ovvia provocazione – di lasciar morire di fame i poveri?”
“Una soluzione atroce… io dico di diminuire volontariamente le nascite ed usare la tecnologia solo in modo pacifico….”
“E se c’è un pericolo islamico di terrorismo come la devastazione di Denver?”
“In quel caso, senza esitazioni, affronterei il terrore con le armi… e poi io, semplicemente, abolirei le religioni….anzi ne inventerei una nuova…”
“Come i Figli della Luce… “
“Già…un tentativo brillante, signora”
“Già…un bel signore canadese di 35 anni, Bill Wintour, un giorno si mette in testa di salvare gli animali e proclama un nuovo verbo. Racconta che un angelo luminoso gli è apparso e che gli sta trasmettendo un nuovo vangelo. Dice che l’angelo luminoso, Ramel, gli ha ingiunto che non bisogna uccidere esseri viventi.”
“E Bill si mette d’accordo con un paio di buontemponi che fanno finta che è avvenuto un miracolo.
La figlia di Jimmy Brown dice di essere stata guarita dalla paralisi.
La sera bevendo un paio di birre con gli amici, Wintour, se la ride a crepapelle per la dabbenaggine della gente.”
“Corre l’anno 2033 e le animaliste attratte dall’idea dell’angelo luminoso e candido cominciano ad affollarsi, come fiocchi di neve a gennaio, intorno al nuovo Messia che predica veganismo assoluto e libero sesso…”
“Ci è cascata anche mia figlia…”
“Si. Ho letto…. si sarà divertita, spero?”
“Faccia attenzione Mosul, un milione di persone la stanno ascoltando ….”
“E allora? Si è divertita o no?”
“Non rispondo…”
“Passons… quello che avviene di strabiliante è che i vegetariani divengono per alcuni anni la maggioranza nell’intero mondo… e l’Angelo che racconta?”
“Racconta che le vecchie religioni vanno completamente abbandonate….sono obsolete, gli hidolbisti… cioè i nuovi animalisti gli “humans in defense of living beings” si ingoiano la patacca per tre anni…il movimento raggiunge un miliardo di proseliti….”
“Poi un’apostata, Tom Radford, tradisce il messia animalista – hidolbista per un milione di eurodollari e per le splendide e sode natiche della giornalista Janet Fossey – Brown ….”
“E tutto crolla…ma un gruppo di fedelissime restano…”
“Un po’ come l’apostasia di Sabbatai Zevi… i fedelissimi rimangono sempre…”
“E perché ?”
“Perché non sanno dove andare!”
“Molto spiritoso…”
“Ma lei, signora Acontour, che pensa della professionalità della Fossey – Brown?”
“Io non giudico mai…”
“Eh…. come la capisco….non molto professionale la giornalista australiana…non crede?”
“I don’t judge!”
“E lei che avrebbe fatto?”
“Avrei rifiutato…obviously!”
“Un’autentica professionista! Non c’è che dire…”
“Le faccio una domanda, Mosul: se incontra un bambino affamato e un cane randagio ugualmente affamato, cosa farebbe?”
“Prenderei un pezzo di pane e lo dividerei in due parti, darei metà del pane al piccolo e l’altra metà la dividerei con il cane… ora le faccio io una domanda… posso?”
“You may…”
“Come fa una santa donna americana a cibare sua figlia di carne di vitello sapendo che quella creatura disgraziata ha sofferto terribili pene in un’oscena prigione? Come è stato possibile per millenni essere stata una persona perbene e far ingoiare alla propria figlia pezzi di cadaveri avvelenati dallo strazio? Mi risponda…”
“Sono scelte individuali…”
“There! All is clear now…”

E qui avviene la seconda interruzione. Si riprenderà la mattina dopo e una volta conclusa l’intervista andrà immediatamente in onda.
Mio padre ride sotto i baffi. “Eh… la gran troia perbenista! “ pensa “ti ha messo a gambe all’aria eh? E squittivi come un porcello!”.
L’Acontour si avvicina a Mosul e bisbiglia: “You are a fuckin’ bastard!”
E Mosul: “Si prepari degnamente e venga a concedersi…la voglio vibrante e tesa come un arco…non mi deluda perché potrei interrompere l’intervista….”
“Ma non ti vergogni? Questo è un sordido ricatto…”
“No… è semplicemente prostituzione mediatica…ah ah ah…”

8 Telonie

Gesù sta ballando e contempla fissamente, come ipnotizzato, le immagini dei sosia degli Everly Brothers che cantano e si agitano ritmicamente dietro due immense chitarre.
La Betsy dà chiari segni d’insofferenza. Le grandi finestre della casa di Baton Rouge sono state oscurate per permettere l’esibizione virtuale. Quimper ha la barba lunga ed è totalmente sbracato su un divano polifunzionale Phillips con braccioli a dispositivi elettronici dai quali è possibile attivare anche un proiettore di scenari cinematografici su pareti e soffitto. La Howell è, come al solito, discinta. Gesù ondeggia accompagnandosi ai cantanti virtuali dal curioso look anni 50’ che hanno capelli lunghi, imbrillantinati e pettinati all’indietro, scarpe con suole spesse, calzoni strettissimi tipo “drain pipe” e giacca alla “teddy boy”. La moda dei pianisti “boogie-woogie” e del rock’n roll. I due giovani stanno cantando una canzone che ricorda, a livello “pop”, Calderon de la Barca e la sua “La Vita è Sogno”. Mentre Gesù dondola, Betsy sfoglia un settimanale “glossy” pieno di luoghi comuni e vuotaggini sugli amori dementi delle “Star”.

“Quimpy… my love, leggi…hanno fatto passare James Mc Evedy per un grande Don Giovanni…ma è più “bent then a hook…”
“Vuoi dire che è frocio?”
“Strafrocio…”
“Interessante…”
“Quimpy….sono la tua Maddalena?”
“Yeeeh …yeaaah….”
“Ma non sembri molto convinto… non mi parli mai, hai sempre fretta e poi quella stupida musica antidiluviana…ma ci sono fior di cantanti in quest’epoca e tu stai sempre ad ascoltare questa roba stravecchia…ma è di un fottuto secolo fa!”
“Ehhhhh…”
“Ma rispondimi…tu mi hai estratto dalla fogna lussuriosa di Baton Rouge e mi hai dato la luce…mi hai scelto come la tua nuova Maddalena…ed ora mi trascuri…”
“Ma si… che strazio infinito…ma si, sei la mia Maddalena ci mancherebbe altro…ma non rompere…”
“Lo dici senza convinzioni…”

E Betsy si getta in gola una pasticca di White Lux.
Quimper fa un movimento con un dito come se si tagliasse la gola e dice: “Così ti fotti. La droga finirà per succhiarti quel cervello d’oca giuliva che hai…”
“Si! Mi fotto il cervello per te…lo sai..no? Mi sento abbandonata…. my sweet love….please speak to me…pleaseeee….”
“Whooooo….che palle….e va bene …”
“Puoi far svanire quei due scemi vestiti da idioti?”
“No… ma tu parla…”

Gli Everly stanno invitando a sognare:

Dream, dream,
dreeeeeammm..
Dream, dream,
dreeeeeammm..

When I want you
in my arms
when I want you
and all your charms
whenever I want you
all I have to do is dream…

“Ma sei veramente il Redentore?”
“Sono un “fucking freak”, un mutante usato misteriosamente da mio padre…”
“Una cosa però è stata provata: il Cristo è esistito veramente e tu sei del suo sangue…hai lo stesso DNA.”
“E chi lo ha mai messo in dubbio che è esistito? E’ quello che è stato riportato dagli evangelisti che è balordo…”
“Ma anche Giulio Cesare…”
“No cara, non ti confondere, sei mostruosamente ignorante…. era Tiberio l’imperatore del tempo del Nazareno ….si, Tacito, Svetonio, Giuseppe Flavio hanno parlato di lui…e poi ci sono le lettere di Paolo…e Giustino…e via…”
“Ma tu dici sempre che è stato Paolo a combinare mostruosi casini…”
“Certo…però l’esistenza del Cristo è innegabile…sono le pippate che costruiscono sull’essenzialità della sua storia che creano il monumento barocco della menzogna…”
“Tipo la verginità di Maria?”
“Ehhhhh…sua madre aveva altri figli e figlie… Giuda, Simone, Ioses, Giacomo, dai… non farmi ripetere….voglio sentire gli Everly Brothers….. …”
“Giacomo quello del DNA?”
“Brava….quak, quak… “
“Sai cosa odio? Quando ti rivolgi alle donne con quell’aria scocciata e arrogante…”
“A te…non alle donne…. E poi molla quello stupido femminismo antidiluviano, voi americane non avete solo castrato gli uomini, gli avete polverizzato il cervello!”
“Si, lascia perdere … tu hai il DNA di un giudeo dei tempi di Alessandro Magno!”
“Tiberio….ignorante…Alessandro è morto 323 anni prima che nascesse il Nazareno…”
“Vedi che mi umili…”
“Ma no, ti correggo…”

Gli Everly Brothers imperversano:

When I feel blue
in the night
and I need you
to hold me tight
whenever I want you
all I have to do is dream

Dream dream
dreeeeeammm..
Dream dream
dreeeeeammm.

“ E allora… spiegami la verginità di tua zia?”
“Si, mia zia! Hanno sparato bufale terribili con la patacca della verginità…Ci sono protovangeli che fanno sbellicare dalle risate…”
“Ma tu credi che sia stato crocifisso e che sia risorto?”
“Crocifisso non risorto.”
“Ma scusa se tu hai resuscitato un bambino – e così ha fatto Mosul – perché tuo padre l’ha permesso, non può, Dio, avere resuscitato anche il Nazareno?”
“Lo poteva fare…ma non l’ha fatto. Lui era stato inviato con un messaggio essenziale che è stato travisato…”
“E sarebbe?”
“Ama gli altri come te stesso…il resto è tutto un balenare di bufale e un luccichio di patacche…”
“Insomma la verginità….”
“Se l’è inventata Luca…dai…fammi sentire gli Everly…”
“Nooooo… parla con me… you fuckin bastard!”
“Ma si…tutte le pippate… bellissime… arcane… ma vere menzogne… lui viene per annunciare solo questo: ama gli altri come te stesso…”
“Ed ora Mosul invece dice ama gli esseri tutti come te stesso… l’hai sentito ieri?”
“Non proprio, dice: rispetta gli esseri tutti come te stesso…. è differente….”
“In che senso?”
“Nel senso che lui ovviamente non ama, ma rispetta…. Gesù amava ed era contro ogni forma di violenza…Mosul …no…lui la violenza verso l’oppressore la giustifica…”
“Anche verso coloro che fanno male agli animali?”
“E alle piante…”
“E tu invece…”
“Io me ne frego di animali e di piante….è roba da vecchie signore…”
“Ma amor mio veramente non pensi che il Nazareno sia risorto?”
“No…e quelli che la menano con una resurrezione semplicemente spirituale e non fisica….prendono per il culo…”
“Ma Paolo ha detto che è tutto vano se non è avvenuta…”
“Ed è lui, infatti, che crea il casino… quello è mandato da mio padre per trasmettere un messaggio non per essere risorto ed essere assunto in cielo…”
“Ma tu morrai?”
“Certo che morirò…non ci sono dubbi!”
“In che senso siete figli di Dio, tu e il Nazareno?”
“Nel senso che la luce di Dio è più presente in noi che in Hillary Clinton o James Taylor o nel postino che cerca sempre di guardarti quando sei nuda…”
“Ed io lo lascio guardare….poi lui si masturba…”
“ah..ah..ah…”
“E Mosul è figlio di Dio?”
“Questo no… lui è di paternità dubbia.”

Gli Everly stanno descrivendo labbra bagnate di vino:

I can make you mine
taste your lips of wine
anytime night or day
only trouble is gee wiz
I’m dreaming my life away

Dream dream
dreeeeeammm..
Dream dream
dreeeeeammm

“Betsy baby, che significa gee wiz?”
“E’ un‘espressione idiota americana…come dire: oh wow…..”
“Ah….gee wiz…lo senti che canta quel coccò antidiluviano? Che si sogna via la vita…. Se la fuma via per una donna, ho letto che un italiano, una volta, disse che l’amore è roba da cameriere….proprio vero…”
“Ecco: mi fai sentire inadeguata…”
“E che ci posso fare…”
“Puoi amarmi… come mi hai amato quando mi hai posseduto per la prima volta…”
“Ma tutto passa… il miracolo mi ha succhiato e dissolto la forza vitale…”
“Mi spezzi il cuore…”
“Lo sai che penso? Penso che il regno di mio padre è come il mondo delle particelle subatomiche che transitano dal passato al futuro senza problemi. E possono sdoppiarsi ed apparire, come i santi di un tempo in vari luoghi. Insomma tempo e spazio sono aboliti nel regno di mio padre. Ma che da questa vaga cognizione scaturisca l’idea che questo “io” tremendo, questo mostruoso “ego” sopravviva uhhhh…ce ne vuole….”
“Allora nulla sopravvive?”
“Non so…ma una volta che le barriere egotiche vengono meno il “Sé” luminoso si proietta in un nuovo esistere, ma senza un centro aggregante… ma come faccio a spiegarlo? Ci penso sempre…
quest’idea mi tortura…mi consuma…”
“Ti torturi honey baby?…”
“Si…è vero….ma sono un mutante che ha operato l’indicibile…”
“Ma l’altra sera che ti ha detto Bellestrini riguardo a Mosul e all’Acontour?
“Bella l’Acontour… ”
“Una troia guatemalteca…ma che ha detto?”
“Ha detto che Mosul è l’Anticristo…il fatto che protegge con tanto rispetto il non – umano, e dona tutto quello che guadagna ai poveri e agli animali sofferenti fa pensare che sia il figlio del Nemico.”
“E tu che pensi?”
“Penso che come sempre, questi eunuchi in gonnella, elargiscono a piene mani “fuck talk”, cazzate… noi siamo la personificazione di due arcane forze che più di combattersi si confrontano. Io, però, non capisco…e non condivido l’interpretazione di Mosul sui due principi che si equilibrano…la mia forza viene da mio padre – questo lo so – ma la sua non so se proviene da Satana… su questo sono confuso… una cosa so: io non odio Mosul e lui non odia me… ”
“Ma la gente sta attendendo che tu dica qualcosa…”
“Io posso solo dire quello che ho già detto….”
“Ma i cristiani stanno interpretando gli eventi in maniera particolare…”
“Ma è colpa di quel pazzo che ha scritto l’Apocalisse a Patmos…”
“Giovanni?”
“Già… l’Apocalisse la interpretano tutti come credono, ognuno dice la sua… senti quello che stanno cantando quei due zombi?”

Sorridenti, gli Everly Brothers, solfeggiano:

I need you so
that I could die
I love you so
and that is why
whenever I want you
all I have to do is dream

Dream dream
dreeeeeammm..
Dream dream
dreeeeeammm

“All I have to do is dream…si…è vero…sogno il regno di mio padre senza spazio – tempo, sogno la mente oltre i limiti imposti dal cervello che è lo strumento – prigione dell’anima… ”
“Insomma, nel regno di tuo padre il tempo non esiste?”
“Il tempo per un cane è una cosa per l’uomo è un’altra, per mio padre non esiste…il tempo te l’aggiusti come vuoi… non hai notato che dopo il miracolo di Mosul, gli Hidolbisti, hanno cambiato il calendario?”
“Si, non più dalla nascita del Nazareno……ma …da chi?…Non ricordo.”
“Dalla morte di Mahavira, il 528 a.c… così oggi, per loro, il nostro 2044 è diventato il 2575. “
“Ma perché?”
“Perché Mahavira è il primo che affronta il problema della sofferenza degli esseri viventi…è il primo, secondo gli hidolbisti e i Libuisti, che affronta radicalmente il problema del non umano….”
“Certo che gli uomini sono strani con le loro filosofie ed ossessioni…”
“Eh… gli uomini…”
“Che vuoi dire, beloved?”
“Ieri pensavo a un diplomatico immaginario che va a trattare per evitare un’altra guerra nucleare, ma non caga da sei giorni. Io scommetto che è più preoccupato dal fatto che non defeca che per il rischio della fine dell’esistenza umana su questo pianeta. Mosul ha ragione siamo una specie disdicevole…”
“Ma no qualcosa di buono è avvenuto si è aperto il passaggio a Nord Ovest…”
“Ahhh …ecco… intanto il vostro “Space – Based Infra Red System” è saltato di nuovo…il vostro scudo spaziale – creato durante la presidenza del deficiente Edwards – ha sparato per errore una pernacchia nucleare sul Bangladesh. E sono morte 200.000 persone…”
“Molto triste…”
“Ecco… dopo la perla misericordiosa della grande diva possiamo seppellire 200.000 disgraziati…”
“Mi dispiace… che devo dire?“
“L’altra volta saltò il “X – Band Radar” e avete fatto fuori 130.000 nepalesi…mi pare fosse il 2039…”
“Dopo Bush, Hillary Clinton, e John Edwards non ci voleva pure Taylor….”
“Ma ci dobbiamo difendere….”
“L’America, sorridendo, ha demolito l’anima del mondo…”
“Ma perché siete tutti antiamericani?”
“Cambiamo discorso….parliamo di cose serie…. l’Acontour, secondo te, l’ha concessa la patacca al figlio di Satana?”
“Ti piace l’Acontour vero, Quimpy?”
“Senti….niente soap opera… rispondimi…”
“Ma quella è una troia, per un’intervista si fa spaccare il culo da un elefante….”
“Ma Mosul non mi sembra il tipo…ironico, austero…e devo dire simpatico…”
“Ma si che gliel’ha data la fica d’oro e profumata.…. certo….si capisce…”
“Strano quell’italiano che accompagna sempre Mosul…”
“Polpet…”
“si Polpet…polpetta significa “meat ball”… Polpotta è il nome…”
“Che nome strano…”
“Ma lo sai chi era Pol Pot?”
“Un monaco buddista…”
“Ecco…un monaco buddista che elargiva a milioni di cambogiani il nirvana…”

When I want you
in my arms
when I want you
and all your charms
whenever I want you
all I have to do is dream

Dream, dream,
dreeeeeammm..
Dream, dream,
Dreeeeeammm

Gli Everly Brothers si ritraggono, trascinando le grandi chitarre nell’oscuro.

*****

Guy de Nuitville parla con calma al vecchio Gregorio e spiega l’assoluta necessità dei Franchi di possedere il velo di Marta che, come la lancia di Longino, aprirà miracolosamente la via verso Gerusalemme.
“Ti diamo questi pezzi d’oro e ti garantiamo l’incolumità per te e la tua famiglia… lo sai che stanno massacrando tutti?”
Gregorio s’inchina, fa un segno alla figlia che ritorna con un cofanetto che contiene il velo.
“E’ per il papa di Roma?” Chiede.
“Si, è per lui.” Risponde Guy.
Umberto, uno dei normanni, mormora a Guy: “Ma perché dai dell’oro a questo monofisita eretico? Tagliamogli la gola, ci fottiamo le figlie, accoppiamo la vecchia e ce n’andiamo con il velo!”
“Ascolta… bestia” risponde de Nuitville “ se lo fai ti scindo in due…non lo vedi che il vecchio è un santo… e i santi non si uccidono, porta male.”
“Buon uomo… ecco l’oro… e un salvacondotto firmato da Boemondo. Ora è meglio che abbandoniate subito la città, questi Franchi vi scorteranno oltre La Porta di Ferro che è la più sicura, e vi accompagneranno ad Alessandretta. Sappiamo come attraversare lo schieramento dei maomettani. Più tardi potrete ritornare. Qui è troppo pericoloso: massacrano tutti ed io non voglio la vostra morte!”
Gregorio accetta e consegna il velo, poi si rivolge a Guy e dice: “Bada, perché un’antica profezia rivela che dalle pieghe di questo velo nascerà anche l’Anticristo.”
Giordano traduce.
“Che vuoi dire quando dici: anche l’Anticristo?” Chiede Guy.
“Non so cosa voglia dire la profezia ma qualcosa di grande e terribile nascerà simultaneamente da questo velo…”
“E chi l’ha fatta questa profezia?”
“Si dice che l’abbia fatta un eremita morente a Gregorio l’Illuminatore che la riportò a Re Tiridate, il re armeno, colui che introdusse la nostra santa religione in questa terra ferita e lacerata”
“E disse solo questo?”
“Disse: bada uomo, che dalle pieghe di questo velo nasceranno, simultaneamente, il Cristo del Secondo Avvento e l’Anticristo. E questo avverrà dopo il martirio del popolo armeno.”
“E tu ci credi?”
“Con tutta la mia anima.”
“Con tutta la tua anima…eh?”
“Franco, come ti chiami?”
“Mi chiamo Guy de Nuitville.”
“Guy de Nuitville, preserva questo velo con santa devozione e ricorda: questa reliquia sacra può distruggere o redimere. Salva la mia famiglia, ma io resterò qui, presso la nostra povera chiesa.”
Guy de Nuitville si commuove e si segna.
“Perdonami, vecchio, ma questo velo ci porterà a Gerusalemme!”
“Ve lo auguro, uomo, meglio nelle vostre mani che in quelle di Alessio o degli infidi maomettani”.
Il gigante coperto di ferro, s’inchina ancora, chiama Ruggero e gli dice: “Umberto viene con me, non mi fido di Umberto, è una bestia… tu, Ruggero prendi un distaccamento di venti cavalieri e accompagna la famiglia del vecchio ad Alessandretta. E che non sia torto a questa gente un solo capello o io vi ucciderò. E tu, Giordano, resta con Gregorio e fa si che nessuno lo sfiori con un’arma. Questi sono gli ordini di Boemondo principe di Taranto e principe d’Antiochia. Non obbedire significa onta e morte!”

*****

Apro il “softbook reader”, il libro elettronico che contiene il Diario Segreto di mio padre.
Erminio ama smodatamente i Normanni. Ama Boemondo e Guy de Nuitville al punto che convincerà Mosul a seguirlo in Puglia a Canosa, nel giugno del 2044, per inchinarsi davanti alla tomba del gigante massacratore.

Mio padre ha visitato Canosa di Puglia nel 2010 e ne parla nel Diario Segreto.
Canosa è una ridente cittadina, situata nel punto estremo delle Murge, domina dall’alto il Tavoliere e la Valle dell’Ofanto. Nella via principale c’è un’antica cattedrale del XI secolo mostruosamente alterata. Lungo la navata c’è un bel pergamo e una cattedra vescovile sostenuta da elefanti marmorei scolpiti da un maestro chiamato Romualdo, il cui stile ricorda a mio padre Wiligelmo e Antelami. Dal transetto si arriva in un cortile e lì c’è la tomba di Boemondo.
Mio padre vorrebbe produrre un film su Boemondo è convinto che sia un soggetto straordinario.
Mosul gli mormora che con i soldi che guadagnerà, oltre al clone di Maria, si potrà permettere di produrre anche un film sul Normanno.
La tomba di Boemondo è una stranissima costruzione romanica, con chiare influenze orientali, a pianta quadrata, è cinta da arcature ed ha una piccola cupola sostenuta da colonnine. Le imposte bronzee della porta sono di uno scultore del XII secolo: Ruggero da Melfi.

Mosul sorridendo obietta: “Ma, Erminio, Boemondo era un massacratore… perché quest’amore?”
E mio padre risponde: “Erano tutti “tagliagole” ma questo era simpatico…e poi se non era per lui e Guy de Nuitville … niente sarebbe accaduto”

Erminio chiama i Normanni simpatici delinquenti e dice: “Ehhh….in quel tempo si massacravano tutti, ma questi erano scannatori speciali e anche comici.” E comincia la sua tirata leggendo da un foglio ciancicato: nel 911 Rollo diventa il Primo Duca di Normandia. Gli succedono in ordine Guglielmo I “Spada Lunga”, Riccardo “Senza Paura”, Riccardo III “Il Buono”. Nel 1017 i Normanni fanno capolino nel sud dell’Italia. Nel 1028 nasce Guglielmo il conquistatore. Nel 1041 infliggono, presso Monte Maggiore, una notevole mazzata agli effeminati – così li considerano – bizantini. Nel 1047 il Duca Guglielmo sistema una mezza insurrezione e stabilisce una ferrea disciplina nell’esercito. Nel 1053 si pappano un esercito papale. Nel 1054 sconfiggono le forze di Enrico I e di Goffredo d’Anjou. Nel 1060 arrivano in Sicilia e cominciano la conquista dell’isola. Nel 1066 Gugliemo il Conquistatore invade l’Inghilterra e liquida Aroldo e i Sassoni. Nel 1071 i Normanni sono a Bari. Nel 1072 si sono pappati Palermo. Nel 1081 tentano l’impossibile con Guiscardo e Boemondo, vanno a sfrucugliare l’impero bizantino e sconfiggono, a Durazzo, l’esercito di Alessio. Nel 1091 conquistano l’intera Sicilia. E così via fino alle battaglie crociate ed oltre. Il loro potere è fulgente fino al 1287, poi si eclissa.
Mio padre stravede per loro. E’ affascinato dal tentativo di Guiscardo e di Boemondo di conquistare o depredare l’Impero d’Oriente.

*****

Guy de Nuitville dopo aver ottenuto il velo di Marta è incuriosito dal vecchio eretico.
Boemondo lo incontra e gli chiede: “Hai rubato la patacca?”
“Questa è autentica… altro che patacca!” Risponde indignato il Normanno.
“Certo… come la lancia di Longino…” replica il principe di Taranto ridendo a crepapelle “e magari fa pure i miracoli!”
“Ma in cosa credono questi eretici armeni?” Chiede Guy.
“E lo chiedi a me? Sono monofisiti?” Risponde Boemondo.
“Che vuol dire?” insiste de Nuitville
Boemondo, allora, chiama Pietro l’Eremita che dà una spiegazione confusa e prolissa della Chiesa armena e del monofisismo. In poche parole non conosce la risposta esatta ma non vuole fare brutta figura. Allora il principe di Antiochia chiama un prete provenzale e chiede:
“Tu sei un teologo Radulf?”
“Così si dice….signore”
“Allora spiega a questi due nobili ignoranti, senza troppi orpelli e con pochissime parole, il significato del monofisismo e in che cosa crede la Chiesa Armena.”

Si siedono tutti e tre intorno ad un tavolo di noce e Radulf spiega.

“Nestorio afferma che il Logos abita nel cuore dell’uomo come in una casa. Maria è la madre dell’uomo Gesù, ma non è “teotokos”, vale a dire madre di dio, poiché in quell’uomo lo Spirito Santo alberga come fosse in un tempio. E se noi insistiamo sul fatto che Maria è la madre di Dio commettiamo l’errore degli “apollinaristi” che affermano che Gesù è più Dio che uomo. Mi segui principe?”
“Certo…continua….” Boemondo invita il teologo a proseguire sorridendo.
“Cirillo sente questa dottrina, si spaventa e dice: “Ecco l’errore degli “adozionisti”: sostengono che Gesù è un uomo adottato da Dio. Segui principe?”
“Continua…”
“A questo punto Cirillo chiede a papa Celestino di convocare un Sinodo e far ritirare a Nestorio, in dieci giorni, le sue tesi eretiche. Cirillo espone la vera dottrina in dodici “anatematismi”. Ma Nestorio non accetta. Cirillo insiste e vuole fare ammettere a Nestorio che in Gesù c’è una sola persona…”
“Ed è così?”
“Proh Dolor! Principe… per l’amore di Dio stiamo arrivando a Gerusalemme e non lo sai?”
“Mi confondo…”
“A questo punto, Teodosio, sempre per l’intervento di Cirillo, convoca un nuovo Concilio ad Efeso che conferma l’unione delle due nature, la divina e l’umana, in unica persona. Cirillo vince ma Nestorio non ci sta ed organizza un contro – concilio che espelle Cirillo dalla Chiesa. Ma alla fine l’imperatore interviene e sceglie le tesi di Cirillo: Maria diventa la “Madre di dio”. Ci siamo fino a qui, principe… e tu Guy segui?”
“Perfettamente…continua” risponde Guy mentre Boemondo annuisce con la testa.
“Ora accade l’opposto: per contrastare Nestorio sorge una nuova dottrina che afferma che l’unica natura di Cristo è più divina che umana. Coloro che affermano questa tesi sono chiamati “monofisiti” e insistono nel dire che Gesù ha una sola natura ma differente da quella degli uomini. Ci siamo, principe?”
“Continua…”
“Chi si oppone a questa visione divinizzante è considerato un “nestoriano”. Durante il concilio di Costantinopoli Nestorio ed Eutiche che sostiene la tesi monofisita, bisticciano a morte. A questo punto papa Leone “il Grande” interviene e sceglie le posizioni di Cirillo. Conclusione: in Cristo ci sono due nature unite in un’unica persona. Poi le cose si complicano, ma questo posso confermare, principe: gli Armeni credono in quello che dichiara Eutiche e non in quello che sostiene Cirillo. E quindi sono scismatici.”
“E la loro Chiesa?”
“La loro Chiesa nasce circa quattrocento anni dopo la nascita di Nostro Signore ed è la più antica Chiesa indipendente d’Oriente. Si dice che fu Tiridate, un persecutore di cristiani, che accettò il cristianesimo dopo che Gregorio “l’Illuminatore”, da lui fatto torturare, lo aveva guarito da una grave malattia. Ma fu proprio il monofisismo che fece separare gli Armeni dalla nostra santa Chiesa e li fece cadere nell’errore di Eutiche. Sappiamo che ci furono tre concili, circa 500 anni dopo la nascita di Nostro Signore, in una città chiamata Dvin e durante questi concili la chiesa Armena scelse le tesi eretiche di Eutiche…”
“E chi la comanda questa Chiesa armena?”
“Il Katholikos…che vive a Ecmiadzin. Gli Armeni non usano il latino nella loro messa ma la loro lingua…”
“Ma lo sai, Guy? Io pensavo che il Cristo Gesù avesse una sola natura divina”
“Principe per l’amore di Dio taci….siamo quasi a Gerusalemme e dici queste cose!” sospira Radulf e si gratta la testa.
Boemondo ride.

*****

Mio padre e Mosul partono da Perth.
Hanno i soldi della NBSC, affittano una Crysler – Logo con autista a vetri neri e si avviano verso Carlisle.

Nel Diario Segreto le origini di Mosul appaiono con estrema chiarezza.

Alla domanda di mio padre: “Ma lei è egiziano?”

Mosul spiega: “Mio padre era un copto egiziano che abitava nella città dei morti chiamata Minya.
I miei avevano come dimora il piano superiore di una tomba. Il posto dei morti si chiamava “Zawyet el Maytin” vi abitavano musulmani e copti che vivevano insieme massacrandosi a vicenda. Dopo il grande “pogrom” anticristiano nel 2010, mio padre decise di lasciare la “Città dei morti” e trasferirsi in Arabia Saudita divenendo musulmano. Nel gennaio del 2000 ci furono ventuno vittime ma nell’aprile del 2010 morirono duecento persone e la mia famiglia decise di partire. La Città dei morti è un cimitero grandissimo, il più grande del mondo, ed è, ora, abitato da 570.000 persone, nel 2000 erano 250.000. Gli abitanti sono 45% copti e 55% musulmani.
Dopo la guerra in Iraq, la vita divenne insostenibile.
I fondamentalisti resero l’esistenza dei cristiani, già misera e precaria, impossibile; mio padre, nel 2012, rinunciò alla sua fede e cambiò nome. Si chiamava Adel e divenne Seyyed e continuò a macellare pecore, con un piacere libidinoso, per tutta la sua vita. Mia madre rimase molto male per l’apostasia ma accettò. Mio zio che era ateo e comunista fece finta di diventare musulmano, per poi svanire in Europa. Io nacqui tra le sabbie di Uadi’n Natrum, nel deserto ove si trova il Natron, che serviva per imbalsamare i morti nell’antico Egitto, nel 2011. I miei genitori si rifugiarono in quel luogo dopo i massacri e prima della loro apostasia a Hufhuf in Arabia Saudita.

Mio padre chiede allora: “Ma, caro Mosul, in cosa credono esattamente i copti?”

E Mosul risponde: “Anche i Copti, come gli Armeni, sono monofisiti. Il termine “copto” è la deformazione del greco “aigyptios” che vuole dire in greco egiziano. Insomma i copti sono eretici “eutichiani”. Nel V secolo la Chiesa copta si è staccata da quella cattolica e nega da allora, con decisione, il primato di Roma. Riguardo all’Aldilà hanno una teoria interessante che ricorda il “bardo” dei tibetani. Dicono che l’anima deve passare, nei primi quaranta giorni dopo la morte, attraverso una specie di stadio intermedio chiamato le “Telonie”. Un passaggio obbligato – ispirato dal “Libro dei Morti Egiziano” – ove si pagano dazi e pedaggi per giungere al cospetto del papà di Quimper ed essere giudicati. Per un periodo la Chiesa copta ha controllato quella etiope che più tardi si è separata assumendo carattere nazionale.”

Mio padre, come al solito molto curioso, insiste: “E gli Etiopi in cosa credono?”

Mosul risponde: “Nelle stesse cose dei copti che sono monofisiti. I monaci vivono nei cenobi e seguono le regole di Pacomio.”
“E chi era Pacomio?”
“Pacomio? Un ex soldato dell’esercito romano – mi pare del 300 d.c. – che rinuncia alla violenza e finisce nella Tebaide. Nel deserto conosce un sant’uomo, Palemone, che lo istruisce nei sacri misteri. Più tardi, incontra un angelo, poi sente una voce che gli dice di fondare un monastero e costituisce un nuovo ordine monastico con circa cento monaci.”
“Però….”
“La sua regola monastica influenzò Basile e Benedetto. Fondò sei monasteri nella Tebaide e visse a Pabau nelle vicinanze di Tebe….”
“Ma come fa a sapere tutte queste cose?”
“Le ho lette… volevo capire il significato della nostra vecchia fede…”
“Conclusione?”
“Simpatica la solitudine… e grandioso il deserto.”
“Anch’io sono fortemente tentato dalla Tebaide…però…”
“Però?”
“Almeno il clone di Maria lo vorrei portare con me e tenerlo in cella…”
“Già…dura la castità…ma perché non li lasciavano scopare? Fa così bene…”
“Anche per lei, Mosul, la castità è dura?”
“No….io posso restare a lungo senza sesso…”
“Beato lei… io peggioro invecchiando…”
“Ehhhh…povera madame Pomeroy…”
“Ehhhh… la carne fa schifo e lo spirito è da buttar via!”
“Non è fedele?”
“Ma scherziamo… via!”
“Le sue donne le tiene tutte, come i mandarini cinesi, in casette di legno con la lanterna rossa?”
“Tutte? Due solo sfortunatamente…. e allora lei con l’Acontour?”
“Un passaggio obbligato e piacevole…”
“Con un seguito?”
“Ishallalah!”
“Ecco! Sia fatta la sua volontà…che è il puro caso…”

La macchina procede e si ferma a Carlisle non lontano dalla Tullie House, una galleria d’arte moderna.
“Dove mi porta Erminio?” Chiede Mosul.
“Le farò vedere il Tempio di Lady Diana…”
Suona ad una porta di vetro e una signora ottantenne appare appoggiandosi ad un bastone: è la zia di madame Pomeroy, Jenny Mc Askill.
I due entrano in un sacrario luminoso pieno di statue di gesso di Lady Diane.
William, il Re che è succeduto a Carlo III nel 2021, aborre questo luogo e lo considera un ricettacolo di vudù.
Jenny, che è pazza da legare parla con Diana e profetizza: mio padre si diverte da morire ad ascoltarla. Il tempio è frequentatissimo ed esiste un ordine di sacerdotesse di Diana che tengono un fuoco perennemente acceso come i seguaci di Zoroastro.
Mosul contempla la cianfrusaglia regale e i grandi ritratti sorridenti.

“Che cosa dice Diana, Jenny dear?” Chiede mio padre.
“Oggi poco…ma questo giovane è Mosul l’Anticristo? ”
“Uhhhh….che termine idiota…”

Mosul ride mentre Jenny si segna.

“Auntie Jenny raccontaci che dice la Principessa Diana…”
“Oggi non parla molto…vi ho visto in televisione… voi due finirete male!”
“Questo lo avevamo capito…” risponde Erminio e si stringe i testicoli.
“Diana è molto contenta di William che è un buon re… e Carlo è in una bolgia infernale con la cavalla amante…Camilla…”
“Presto ci sarà la repubblica…lo sa, Mosul, che Jenny ciancia con la defunta principessa tutto il giorno?”
“Le dà i numeri del Bingo?”
“Non sia stupido…young man!” Interviene pronta Jenny “rispetti i morti!”
“Ma no…è una cosa risaputa che i santi danno i numeri…”
“Diana è nel settimo cielo, lo sa?”
“Me l’immagino…”
“Ecco…è con Madre Teresa… e si parlano spesso…”
“E Padre Pio c’è?” Chiede mio padre.
“E chi è Padre Pio?”
“Un santo nostrano…italico…ma lasciamo stare, quando ha parlato l’ultima volta con Diana?”
“L’altro giorno…ci ha detto che ha un cane in paradiso…un bassotto tedesco…un dachsund!”
“E come ha parlato?”
“Attraverso Ethel Brown che è andata in trance…”
“Ma come fa, dal momento che pesa 200 chili, non cade a terra?”
“Uhhhh… non immagina lo strazio per risollevarla…anche la parrucca con i riccioli biondi era caduta…”
“Ma è calva?”
“Quasi…”
“E che ha detto Diana?”
“Ha detto che avrei ricevuto una visita da due uomini insanguinati…”

Mio padre, morbosamente superstizioso, si stringe i testicoli nuovamente e saluta: “My dear, we must go….”.

Partono verso Liverpool per poi procedere in direzione di Manchester, York e Beverley.
A Manchester incontreranno la prostituta messicana Isabel Rodriguez de Mendoza e si misureranno con la sua ossessione per la morte.

Scopriranno, inoltre che il culto azteco dei sacrifici umani è ancora operante.

Non si è mai estinto.

9 Gargoyles e Misericordie

Mio padre e Mosul arrivano a Liverpool e si avvicinano a York – ove accadrà qualcosa di strabiliante -, prendono Victoria Street e si dirigono verso i “Docks”. Camminano lungo il porto, costeggiando il Mersey. Risalgono lungo la promenade che segue il fiume e visitano a piedi le due cattedrali: quella protestante di St. James e quella cattolica di Cristo Re. Mosul dice che la cattedrale cattolica, dalle pareti scure simmetricamente interrotte da vetrate psichedeliche, sembra una discoteca.
E’ in quest’occasione che mio padre analizza il sentire di Mosul. E’ lungo il Mersey che l’Anticristo parla del suo terrore di vivere, del suo tremore davanti all’esistere. E’ in quell’occasione che accenna al fondo luminoso delle cose. Erminio lo ascolta con attenzione e riporta accuratamente ogni parola nel “Messia Limitato”. Nel Diario Segreto sviluppa l’idea del “fiore desertico”, la coscienza che germoglia circondata dal male del mondo. Mosul afferma che l’unica possibilità per la “coscienza infelice” e ferita – cioè la coscienza reclinata su se stessa per la compassione – consiste nel tentare di adoperarsi per il massimo bene possibile verso tutto ciò che esiste andando completamente contro natura; come navigando su un fiume impetuoso contro corrente. E quando mio padre accenna al superamento del male nel mondo, Mosul gli risponde: “Provi a dire a quel bambino sgozzato l’altro ieri dai satanisti a Huddersfield se è contento che tra mille anni la violenza svanirà dalla faccia della terra, dopo che la tecnologia neurologica cambierà i cervelli – come già sta facendo -, e vedrà che cosa le risponderà. Io me lo immagino, chiederà: “Si… molto edificante, ma io?”
E Mosul continua: “Erminio, quando la prima creatura fu massacrata, l’universo intero fu, “de facto”, contaminato. E la coscienza compassionevole è un’escrescenza, una malattia della vita. La vera vita è spietata. Anche i Gorilla massacrano i loro simili come fanno gli uomini: la vera vita è quella che Nietzsche proclama a piena voce: la vera vita è il luogo ove il forte divora il mite. La nostra coscienza, quella buddica – atea, è un’escrescenza su una pelle malata. Mahavira e Buddha sono enormi anomalie che crescono, germogliano, dallo stato della coscienza infelice, sull’ humus del terrore. Ma c’è un anelito precario e limitato in quest’orrore verso l’infinita compassione.
Ora dicono: la mente è separata dal cervello? Chissà: James Sprengler ieri ha confermato scientificamente che il cervello è uno strumento che processa – imprigionando e manipolando – la luce infinita e ha aggiunto che questo è provato in maniera definitiva e scientifica. Sarà, ma io penso che quel sentimento di pace e d’amore che si prova nel momento del trapasso sia semplicemente illusorio. Qualcosa però mi dice che le cose e gli esseri tutti hanno fondamento nella Luce Ipersensibile. E tutto questo, per me, ha ben poco a che fare con il papà di Quimper. Certo dire ai miliardi di creature massacrate che tra mille anni non ci sarà più il male non le farà sentire meglio. Se uno dice a una capra di mio padre: cara, ora ti sgozziamo, ma tra mille anni l’Islam porrà fine alla violenza verso gli animali, non aiuterà quella povera bestia! Lei, Erminio, si dovrebbe dedicare a fondare una nuova religione!”

Dopo Liverpool i due si dirigono con la limousine ad idrogeno verso Manchester. L’Autista, Mick Johnson, è un tipo silenzioso e austero. Mio padre spiega a Mosul che non conosce la città e che non l’ha mai visitata perché tutti gli hanno sempre detto che la città è tetra e sgradevole. La trovano invece massiccia, elegante, imponente ed ornata con possenti palazzi e grattacieli di pietra rossa, di granito e di titanio. Mio padre scrive nel Diario Segreto che Manchester gli sembra una metropoli americana. Prendendo Piccadilly risalgono verso Deansgate per poi dirigersi verso la chiesa di St.Anne, un gioiello minuscolo e piacevole. Nella chiesa, consacrata nel 1712, Mosul si ferma sotto una vetrata del 1769 di William Peckett. E’ incuriosito l’Anticristo e dice: “Osservi, Erminio, i colori dei mantelli e l’espressione un po’ “gay” dei tre santi.”
Mio padre, nel Diario Segreto, tratteggia la rappresentazione degli apostoli e sembra disegnare dei modelli per una sfilata d’alta moda: Pietro ha una tunica rosso porpora e un manto blu; Giovanni una tunica blu notte e un mantello giallo ocra; Giacobbe una tunica verde smeraldo, un manto intensamente viola e un’espressione sognante. I volti sono femminei e i colori stupendamente sgargianti, attraversati dalla luce della vetrata, abbagliano.

Nella minuta cattedrale Mosul si ferma presso un dipinto rappresentante un africano che taglia le catene di un drago verde che sembra un gargoyle – una figura mostruosa che getta acqua – mentre un santo, forse un francescano, passeggia tenendo la propria testa sotto un braccio.
Le navate della chiesa sono sostenute da angeli musicanti.
Presso una cappella dalle cui volte pendono stendardi inglesi – sicuramente intrisi di “sangue” a causa di passate battaglie – Mosul si ferma, osserva una grande vetrata dai colori incandescenti che sembra raffigurare astrattamente le fiamme dell’inferno e chiede a mio padre: “Ma com’è possibile che tutte queste incredibili volte gotiche, questi miracoli d’armonia e di geometria rappresentino un miraggio?”
Ed Erminio risponde: “Anche Hitler se avesse vinto la guerra avrebbe edificato una Berlino secondo la filosofia del Terzo Reich… ogni cosa rappresentata non è necessariamente edificata sulla verità, la bellezza e la grandezza possono essere fondate sull’errore e sull’illusione…”
“Però” risponde Mosul “preserva una traccia di verità primigenia…”
“Forse…” conclude mio padre e ripete “forse…”

Il giorno dopo i due si dirigono verso York e verso la terza manifestazione sovrannaturale.

La cattedrale medioevale è stupenda in tutte le sue variazioni gotiche. Dal primitivo al perpendicolare.
Mosul afferma che il Minster respira. Gloriosamente inspira ed espira luce e bellezza.
Mio padre è commosso dalla fuga gloriosa delle volte. Il transetto è possente e fuggente verso l’alto. Le grandi finestre sbalordiscono.
La vetrata di Bradford è incantevole.
La simmetria è preghiera, dice l’Anticristo.
Mio padre ha mostrato a Mosul un’incisione sulla navata laterale rappresentante Aristotele cavalcato dalla cortigiana Filide.
“Affascinante…è così che Aristotele arrivava all’orgasmo?”
“Che vuole che le dica Mosul… io ho sempre desiderato una “domina” avviluppata in un corredo nero con frusta e tacchi a spillo…”
“Un po’ pacchiano, non pensa?”
Mosul, alzando la testa verso i capitelli, sussurra: “Che meraviglia l’inanimato delle grottesche, le figure ironiche che si affacciano improvvisamente e inaspettatamente dall’alto di queste geometriche architetture… osservi Erminio… sembrano richiamare, domandare, inquisire, con insistenza….”
“Si…sembrano esseri di natura demonica che si prendono gioco di noi…”

Sono le 17,15 quando un gruppo di chierici con tonaca bianca e veste rossa escono dal coro reggendo delle candele. Procedono verso il transetto meridionale e si disperdono.
Mio padre, incuriosito, procede verso la transenna del coro ed osserva le statue di quindici re.
Hanno tutti delle folte capigliature che sostengono auree corone e sembrano osservarlo austeramente.
“Mosul, ce ne fosse uno calvo tra questi signori! Ma nel medioevo non cadevano i capelli ai re?”
“Chi sono?’” chiede Mosul.
“Sono i primi quindici re inglesi.”
E li elenca leggendo i nomi sul piedistallo. Nella parte sinistra della transenna: Guglielmo il Conquistatore, Guglielmo II detto Rufus, cioè il Rosso, Enrico I, Stefano, Enrico II, Riccardo Cuor di Leone e Giovanni II, quello di Robin Hood.
I Normanni: mio padre ha i brividi per l’emozione. Ha sempre trovato affascinante Enrico II, quello che ha fatto scannare Beckett.
Nella parte destra della transenna: Enrico III, Edoardo I, Edoardo II, Edoardo III, Riccardo II, Enrico IV, Enrico V, quello di Agincourt ed Enrico VI.
Mosul si avvicina, osserva, poi si avvia verso il transetto.

E’ a quel punto che nel silenzio profondo della chiesa Ermino vede una cosa strabiliante: la statua di Re Stefano sta sollevando un braccio e sta puntando la sua mano, con le dita da poco restaurate, verso Mosul.
Il Re ha sollevato il braccio sinistro da un’ornata e pesante cintura mentre con quello sinistro sta reggendo una spada.
Mio padre vacilla e inorridisce, poi nota Mosul, che si è voltato, sorridere come se nulla fosse avvenuto. Erminio traballa.
Mosul prosegue verso la parte destra della transenna e la scena si ripete.
Questa volta è Edoardo III, il gran re guerriero, che solleva il braccio destro e punta minacciosamente il dito verso Mosul mentre la mano sinistra continua a reggere lo scettro.
Mio padre sbianca. Mosul fissa il re e questa volta s’incupisce.
Improvvisamente, Riccardo II, situato a sinistra di suo nonno solleva anche lui il braccio sinistro verso la bocca, non per minacciare, ma per coprire un sorriso di scherno.
E Mosul ride con lui e mormora: “Are you enjoying yourself…eh?”
Poi rivolto verso mio padre: “Ermino si divertono…”
Mio padre comincia a ritirarsi ondeggiando verso la navata meridionale.
Trova un posto per sedersi all’angolo tra la navata e il transetto – sotto una piastra dedicata a William Wilberforce membro del parlamento che ha combattuto la schiavitù – e crolla scomposto.
Mosul lo raggiunge per nulla impensierito.

“Figliolo caro, ma se la prende così?…Qui si muovono anche le statue…si stravolge il corso delle cose… la natura è messa sottosopra e lei se la ride beato…? ”
“Eh… che vuole che faccia, caro Erminio…”
“Ma, mi scusi… ma quelli puntavano minacciosamente il dito verso lei…”
“Si…ma quel coccò rideva…ma chi è?”
“Quello è Riccardo II il re omosessuale…non ricorda Marlowe? Lo uccisero con un ferro rovente nell’ano…per non lasciare traccia…”
“Oh Signore degli Eserciti! Gli sistemarono le emorroidi…e quello vicino è il padre?”
“No, il nonno… Edoardo III…un notevole figlio di puttana!”
“Defensor Fidei!”
“Già… la mettono in guardia… le dicono: attenzione, noi ti stiamo osservando…stai stuzzicando poteri misteriosi…”
“E quell’altro ride…”
“Già ride…. forse sembra dire: a me piacciono quelli che vanno contro la pesante, odiosa logica delle cose…”
“Sarà così… però simpatici questi monarchi omosessuali…”
“Ma lei se la prende così…? Cosa significa tutto questo per lei, Mosul?”
“Erminio, ne so quanto lei…”
“Ma non mi si venga a dire che sono eventi illusori, miraggi, fenomeni ottici…un cazzo! Queste cose accadono veramente… io mi sono sentito svenire… abbiamo entrambi visto il movimento delle braccia di pietra…”
“Come il Commendatore del Don Giovanni…”
“Eh no, Mosul non ci hanno ancora trascinato in una bolgia infernale…”
“Per quello c’è tempo…”
E mio padre si sfiora i testicoli.
“Non si preoccupi troppo di queste cose, Ermino, sono epifenomeni…”
“E da cosa derivano questi epifenomeni…?”
“Nell’Oltre qualcosa sta accadendo….e io sono una povera marionetta di qualche inusitata potenza…”
“Metafisica?”
“Un termine vago…non pensa?”
“E’ come se due schieramenti potentissimi, che possono confrontarsi e finirsi in una totale Armaghedòn abbiano deciso invece di giocarsi il mondo con una partita di scacchi…”
“Erminio, l’unica maniera per confrontare l’arcano, l’ignoto è ignorarlo…”
“E lei pensa che sia la giusta strategia?”
“Si, penso che sia meglio ignorare…”
“Ma ha visto come rideva il frocetto?”
“Simpatico… molto simpatico… mi divertono gli omosessuali…”

La mattina dopo i due prendono la via di Beverley. Mick Johnson guida in silenzio e non emette una sillaba. Mio padre ha spiegato a Mosul che nel Minster ci sono 26 Green Man e le più belle “grottesche” d’Inghilterra; queste raffigurazione strane sono con le “misericordie”, gli intagli dei cori, la grande passione dell’Anticristo.
Partono da York e prendono la direzione di Pocklington, Market Weighton seguendo la A1079.
Mentre osservano il paesaggio Mosul chiede a mio padre informazioni sui re.
Erminio, la sera, mezzo sconvolto, si è rinfrescato la memoria prendendo appunti.
“Il primo, Erminio, era Guglielmo il Conquistatore….quello del 1066….”
“Esatto…”
“Il secondo?”
“Il secondo era “Rufus” suo figlio… un re di transizione, un monarca marginale… poi veniva Enrico I, poi Stefano, poi Enrico II, un re importante, quello che fece assassinare Beckett e sposò una donna interessantissima: Eleonora di Aquitania…. Ma torniamo a Stefano… perché Stefano?”
“Sono tutto orecchie…”
“Si, ma non faccia lo spiritoso: sono cose molto serie…”
“Faccio lo spiritoso perché penso che l’Oltre sia un giocherellone…”
“Ecco…un giocherellone…allora… Stefano è un re insignificante, che in un certo senso non ha nulla a che vedere con Guglielmo I o con Enrico II, è un usurpatore….un traditore che avrebbe dovuto sostenere – come aveva promesso – la candidatura al trono di Matilde, figlia di Enrico I, e invece è diventato lui stesso re….”
“E io sarei un usurpatore come lui…. e lui mi mette in guardia…”
“Forse… ecco….forse…. chissà….”
“Ma io che cosa ho usurpato?”
“Forse, caro, lei è un’emanazione di un principio che usurpa… “
“Usurpa cosa?”
“Le rispondo come il sor Pomata quando ricevette dal primo piano di un derelitto caseggiato uno sputazzo sul centro della pelata….”
“E che disse?”
“Mormorò: boh!!!!….E noti bene che il Conte di Blois, il re Stefano, passa quasi tutto il tempo del suo regno combattendo una guerra civile. Sconfigge Matilde ma deve accettare come successore il figlio della stessa cugina. Obtorto collo.”
“E gli altri due?”
“Allora… Edoardo III è il grande amico degli scozzesi che massacra con grande regolarità, ed è anche il grande amico dei francesi che sconfigge con uguale consuetudine per terra e per mare a Sluys, a Crecy, a Calais. Lo sa Mosul che per l’assedio di Calais Ilfracombe gli diede sei navi?”
“No…”
“E il re conquista terre, con grande diligenza, per poi perderle e riconquistarle… è un monarca in continuo movimento… in un continuo stato di angoscia… se lo ricorda il film “Braveheart? E’ lui!”
“Ah…. l’imperialista inglese per antonomasia…e il nipote è quello che rideva?”
“Esattamente…Riccardo II, il figlio dell’Amatissimo Principe Nero…è il re che tradisce l’aspettazione della rivolta popolare di Wat Tyler e di John Ball nel 1381… una delle prime grandi rivoluzioni dei poveri contro il potere dei ricchi, in particolare contro il potere di Giovanni di Lancaster… Riccardo II abdicherà a favore del re situato alla sua sinistra nella transenna: Enrico IV, che lo farà morire – si dice – con un ferro rovente nel culo… …”
“Un re guerriero mi accusa, mentre un monarca omosessuale se la ride, come per dire: ma via! un po’ di serietà…”
“Siamo tutti marionette del caso….”
“Conclusione?”
“Non ci ho capito un tubo e ho sfiorato un coccolone!”
“Come il sor Pomata…”
“Allorché disse “Boh!” quando gli votarono dal terzo piano di uno stabile fatiscente un urinale in testa!”
“Meglio riderci sopra…”
“E che altro fare….”

*****

Iftikhar al-Dawla osserva perplesso, dalla torre di David, lo schieramento crociato. I Franchi sono giunti sotto le mura di al-Quds, chiamata anche Bait al-Maqdis o Bait al-Muqaddas il “luogo della santità.”. Per l’Islam al – Quds è la terza città santa dopo Mecca e Medina, è il luogo ove Maometto incontrò Gesù e Mosè. La città è ben protetta dalla cavalleria araba e dagli arcieri sudanesi. Tutti i pozzi d’acqua sono stati avvelenati. Il generale ha imitato Yaghi –Syan, il despota sconfitto di Antiochia, ed ha espulso i cristiani: troppo pericolosi per lasciarli tra le mura. C’è cibo in abbondanza e un possente esercito egiziano sta partendo verso Gerusalemme. La città resisterà. E’ il 7 giugno: comincia l’assedio. Iftikhar al-Dawla studia la disposizione delle truppe crociate: Roberto di Normandia è accampato davanti alla Porta d’Erode. Roberto di Fiandre è situato davanti alla Porta di Damasco. Goffredo di Lorena è disposto lungo il lato nord – ovest delle mura e il suo schieramento si estende fino alla Porta di Giaffa. Tancredi è con lui. E con Tancredi è Guy de Nuitville assieme ai Normanni. Raimondo di Tolosa è presso il Monte di Sion.
E’ il 7 giugno: comincia l’assedio.
Il solito eremita pazzo ha una visione e invita ad attaccare subito.
E’ uno sbaglio: falliscono. Scoppiano gli usuali litigi. Tancredi ne ha combinata un’altra delle sue: si è impossessato di Betlemme. All’inizio di luglio i Franchi sono informati dell’approssimarsi dell’esercito egiziano. Il 6 luglio si presenta un nuovo esaltato, Pietro Desiderio, che dice di riferire le parole del defunto vescovo di Puy, Adhemar, il quale, dall’Oltre ingiunge ai crociati di digiunare per tre giorni e di girare in processione intorno alle mura. I musulmani osservano sbalorditi i cristiani scaraventarsi contro i bastioni senza gli strumenti adatti per l’attacco. Il visionario spiega che dopo nove giorni Gerusalemme cadrà. I crociati creano tre grandi strutture lignee per attaccare le mura, castelli a tre piani, macchine ossidionali e costruiscono magani e catapulte.
Il 10 di luglio i castelli di legno sono pronti grazie all’aiuto dei Genovesi e di un uomo chiamato Embriaco. L’esercito franco è composto da una fanteria di 12.000 uomini e da una cavalleria di 1200 unità. Il 15 luglio, Ibn al Athir c’informa che presso Sion i musulmani sono riusciti a distruggere un castello a tre piani con il fuoco bizantino, che piove dall’alto delle mura come dal cielo, e che, mentre stavano procedendo all’opera di abbattimento e di incenerimento, un messaggero è giunto informandoli che la città è stata penetrata dalla parte opposta creando stupore e panico.

Un venerdì mattina – narra tristemente Ibn al Athir – prima della fine di Sha’ban, nell’anno dell’Egira 492, al-Quds è conquistata dai Franchi.
I primi due crociati che saltano dalla struttura mobile sulle mura si chiamano Litold e Gilberto di Tournai e sono alla testa dell’armata della Lotaringia che è seguita immediatamente da Goffredo di Buglione. La Porta di Damasco viene spalancata dai Lotaringi, che sono penetrati dalle mura, e Tancredi, i Normanni e Guy de Nuitville entrano nella città inarrestabili come un fiume in piena. Subito dopo anche Saint Giles sfonda la Porta di Sion e i suoi provenzali piombano nell’atterrita Gerusalemme. I musulmani fuggono e si rifugiano nell’area della Spianata del Tempio,
Haram es – Sherif, ma Tancredi gli piomba addosso con furia spettacolare e i maomettani si arrendono. Il Normanno promette di proteggerli. Ma scalmanati fiamminghi, più tardi, li trucideranno. Tancredi ci rimane malissimo. I Normanni violano il Duomo della Rocca. Gli abitanti in preda al panico fuggono verso la parte sud della città. Iftikhar al-Dawla capisce che tutto è perso e si rifugia nella torre di David. Poi ci ripensa e offre la resa in cambio della vita e quella dei suoi uomini. Raimondo di Tolosa accetta – c’informa Ibn al Athir – e li lascia partire, mantenendo la parola data, dal porto di Ascalon nella notte. Subito dopo, lo storico islamico, ci racconta che comincia il grande massacro e che 70.000 persone vengono trucidate presso la Moschea di al-Aqsa. Secondo altri storici si tratta di 40.000 morti. Al Qalanisi è più preciso: evita roboanti cifre, ma conferma l’eccidio e il rogo degli ebrei nella sinagoga. Ci dice anche che i Franchi distruggono le tombe dei santi e quella di Abramo.Anche la Moschea di Umar Ibn al –Khattab, il califfo successore di Maometto, conquistatore di al-Quds, viene distrutta. Raimondo di Aguilers ci sprofonda nell’orrore della conquista raccontando che allorquando attraversa la zona del tempio è costretto ad immergersi fino alle ginocchia del cavallo tra i cadaveri: uomini, donne, bambini, animali, un’ecatombe immensa nel nome del mite Gesù. Raimondo dice proprio così: se vi dovessi raccontare la verità supererebbe ogni limite di accettazione. Si procede con i cavalli immersi tra i cadaveri fino alle ginocchia e spesso fino alle briglie. Un’ecatombe immane e sacrosanta. E spiega che è stata una splendida punizione divina versare il sangue dei miscredenti che avevano contaminato questo luogo santo da tempo immemorabile con i loro atti blasfemi.
Guy de Nuitville, affranto, si piega su stesso con la spada insanguinata ed urla a Giordano: “Mio Dio, che abbiamo fatto!” Poi procede con Tancredi verso la chiesa del Santo Sepolcro. Tancredi è furioso. Raimondo ci racconta la sua ira per il massacro dei prigionieri che si erano arresi e che i Fiamminghi hanno ignobilmente trucidato. E poi precisa che non c’è più un fottuto ebreo a Gerusalemme neanche se lo cerchi con il lanternino.
Il Dio degli Eserciti ascolta e si sganascia dal gran ridere.

Dopo la vittoria tutti i capitani della gloriosa impresa si precipitano nel Tempio del Santo Sepolcro: Tancredi, Goffredo di Buglione, Roberto di Normandia, Roberto di Fiandre e gli altri appendono le armi, gocciolanti di sangue, nella chiesa e in quel sacro luogo, con gli altri crociati; anche Guy de Nuitville, coperto di sangue, si getta in ginocchio piangendo. I Franchi innalzano un cantico tonante al Signore Dio degli Eserciti e al suo figlio il Pantacrator. Il 17 luglio i crociati decidono la sorte della città. Cominciano le epurazioni religiose: fuori i fottuti ebrei dai luoghi santi ed espulsione immediata degli eretici georgiani, copti, siriani ed armeni dal Tempio del Santo Sepolcro che viene restituito a Santa Madre Chiesa. Il Duomo della Roccia diventa il “Templus Domini” la Moschea di Al –Aqsa il “Templus Salomonis”.

Abu Sa’ad al-Harawi, il Qadi di Damasco, giunge a Baghdad entra nella città durante il Ramadan e comincia a mangiare a più non posso rompendo il digiuno. Una folla d’arabi irati gli si raccoglie intorno e il Qadi rischia il linciaggio. In quel momento di estremo pericolo urla: “Nel nome di Allah il clemente, il misericordioso… come fate a preoccuparvi del digiuno infranto e a ignorare quello che sta accadendo ai vostri fratelli musulmani in Siria e a Gerusalemme? Volete che ve lo racconti io cos’è successo in quei luoghi santi?”
E Abu Sa’ad al-Harawi narra con parole terribili l’orrore della conquista crociata ad una folla piangente. Poi procede verso i luoghi del potere e comincia a gridare:
“I Franchi hanno deflorato le nostre vergini e defecato nelle sante moschee” e chiede ai potenti: “E voi che fate? Voi ve la spassate negli Harem tra le vostre donne mentre l’Islam piange!”

Il giovane principe al-Mustazhir Billah l’ascolta impotente. Il despota è un artista, un poeta, scrive versi amorosi: come può liberare Gerusalemme dai guerrieri coperti di ferro? Sarebbe come chiedere al Presidente della repubblica italiana di intervenire in Cina o sedare, nel 2040, la terza Guerra del Congo. Il principe è totalmente impotente ma si spera nell’armata egiziana che marcia verso Gerusalemme conquistata. Eccola: l’armata islamica di Al –Afdal giunge venti giorni dopo la conquista, si presenta forte di 30.000 uomini e si accampa presso la piana d’Ascalon.
Ibn al –Qalanisi c’informa che gli emissari egiziani incontrano un uomo alto, con una barba bionda che risponde al nome di Goffredo di Buglione e gli ingiungono di ritirarsi e di abbandonare la città santa. Goffredo, divenuto da poco “Advocatus Sancti Sepolchri” ascolta divertito e si ritira sorridendo.

I Franchi riuniscono le forze, con fulminea rapidità, e piombano sull’esercito egiziano che, sorpreso dal repentino attacco, al primo scontro si sfascia. Al –Afdal fugge precipitosamente verso il porto di Ascalon. Ibn al –Qalanisi c’informa che 10.000 uomini sono massacrati dai crociati e il campo è saccheggiato.
Il Signore Dio degli Eserciti si sganascia dal gran ridere.
E che aspettarsi dai tempi? Giovanni di Modena dipingerà più tardi, nel 1420, un affresco di Maometto nudo, torturato e mutilato da un diavolo, nella chiesa di San Petronio a Bologna, seguendo l’intuizione blasfema e provocatoria di Dante che lo relegò, 200 anni prima, nella IX bolgia, tra “i seminatori di discordia e gli scismatici” con Alì, suo cugino.

Il vate scrive nel Canto XXVIII:

“guardommi e con le man s’aperse il petto,
dicendo: “Or vedi com’io mi dilacco!
Vedi come storpiato è Maometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto. “

Come poteva esistere compassione verso eretici e infedeli musulmani ai tempi della prima crociata?

*****

I nostri eroi arrivano a Beverley, la macchina si ferma presso la chiesa di St.Mary che trovano chiusa per restauro. Mio padre dice a Mick: “Ci vediamo tra due ore, si faccia una bella passeggiata e non disturbi le bionde di Beverley con il suo continuo cianciare…”
“Yes Sir….I’ll be silent!” Risponde l’autista.
I due procedono per Saturday Market, Butcher Row, High Gate e giungono presso il Minster.

Mio padre nota, nel Diario Segreto, l’amore di Mosul per le cose – già ampiamente descritto nel “Messia Limitato”- e descrive il desiderio dell’Anticristo per la loro “cosità”, per la loro palpabile, tangibile, fisicità. Erminio spiega che Mosul sembra sempre voler sfiorare, accarezzare, toccare, stringere le cose, non per possederle, ma solo per stabilire un contatto percettivo con loro.
Entrato nel Minster si dirige subito verso i “grotteschi” della Navata, li sfiora amorevolmente con la mano, li segue sorridendo.
Le raffigurazioni, che gli inglesi chiamano “Label stop”, si espongono, si affacciano dagli archi lobati della navata e dei transetti.
Una sontuosa teoria: mostri che suonano, cantano e ballano, meretrici, imperatori, “gargoyles” che battono tamburi, figure grottesche che giocano con serpenti, donne che giocano con cani, uomini che cantano e che suonano con arpe e violini, caproni che abbracciano suore, lupi pastori, “grotteschi” musicanti, mostri che cullano teneramente draghi e leoni, o che estraggono denti, uomini con due teste, vescovi, draghi melanconici, giullari con zampe caprine, nevrotiche profeticamente piegate su se stesse, sodomiti a culo per aria, “gargoyles” con dolori sciatici, zampognari.
Dal capitello dell’ottava colonna lo saluta un sontuoso “Green man.”

Procedono nel coro ove Mosul tocca le sue amate “misericordie”, gli stalli intagliati.
Li sfiora tutti: elefanti, leoni sdentati, draghi, un Green Man intagliato sulla mensola di appoggio di uno stallo, sfingi tettute.
“Erminio, would you shag a sphinx?”
“Se mi farei una sfinge? Chissà…”
“Disse Mister Pomata…”
Mentre Mosul, sfiora la sfinge, ode una voce, con un notevole accento iberico, che lo fa trasalire.
Si volta e vede una donna stupenda, vestita elegantemente, con lunghi capelli corvini.
La donna sta dicendo: “Conosce le “misericordie” della cattedrale di Bristol, Mosul?”
Mio padre sobbalza e si guarda intorno. Pensa subito: “Qui ci vogliono le guardie del corpo…”
Poi ci riflette e arriva ad una conclusione: la donna è uno spirito.
“Come ha fatto a riconoscermi, cara? Sono platinato ed ho una barba finta…” chiede Mosul calmissimo.
“L’ho riconosciuto a Manchester. E’ da due giorni che la seguo…”
“E’ spagnola?”
“Messicana… mi chiamo Isabel Conchita Rodriguez de Mendoza….lei è il signor Polpino?”
“Polpotta cara….” risponde mio padre tremebondo e per nulla convinto, poi pensa: qui trattiamo con demoni, siamo visitati da archetipi o dalle forze dell’Oscuro.

Mosul è affascinato dalla donna e mio padre, dimenticando per un momento la possibile natura incorporea d’Isabel, comincia a squagliarsi di fronte alla bellezza della messicana.
I tre escono dal Minster e si dirigono verso un caffè nel Ladygate ove ordinano tre cappuccini e tre paste. Mosul indaga mentre mio padre ascolta incuriosito.
“Cosa mi stava dicendo, Isabel, riguardo alle “misericordie” di Bristol?”
“Le stavo dicendo che nel coro della cattedrale di Bristol si trovano intagli osceni… una donna che pratica un “blow job”, una “fellatio” a un immenso pene, una figura grottesca, un gay – gargoyle, che offre il deretano ad un fallo eretto e un gatto che morde le palle di un prete…”
“Mio Dio….in una chiesa?”
“Si, nella cattedrale di Bristol…”
“Da dove viene cara?”
“Da Londra…”
“E che faceva a Manchester, cara?” Chiede Mosul.
“Visitavo la mostra di David Podmore: “La Vita Eterna“
“Quella dei cadaveri plastificati?”
“Esattamente.”
“Ma perché visita simili orrori?”
“E’ lo sviluppo di un’idea di un certo Gunther von Haggens, un tedesco che intorno al 2000 ideò una mostra itinerante di cadaveri plastificati e sezionati. David Podmore ha fatto di più: i cadaveri non li ha aperti e sezionati li ha semplicemente solidificati e plastificati con il “Gerontium 4”…”
“Ma è osceno, Conchita…”
“A me la mostra è piaciuta perché presenta la morte in un modo insolito e forse anche bello.”
“Oddio! Insolito forse…. ma bello, non direi.”
“La mostra è molto asettica, scientifica è come uno sguardo distaccato sul corpo. La morte sembra una cosa normale, persino bella.”
“Devo dirle, Isabel, che io ho una visione ellenica del cadavere. Lo si brucia e via!… altrimenti contamina la terra e la luce del giorno…. e poi si sparge la cenere al vento…”
“Non sono d’accordo…. Anzi, con il sistema di von Haggens si poteva guardare un corpo dal di dentro, percependo le proprie viscere, ossa, muscoli…”
“I monaci medievali dicevano se siete arrapati per una bella donna pensate a quello che c’è sotto la pelle…”
“Si… però in von Haggens c’era leggerezza in mezzo a tutte queste persone morte, c’era la bellezza del corpo, e la sua banalità. Le reazioni del pubblico erano molto varie, qualcuno vomitava, qualcuno rideva. Anche vedendo la mostra di Podmore succedeva lo stesso.”
“Nella cripta dei Cappuccini a Via Veneto a Roma: stesse reazioni…i protestanti trovavano
le ossa ripugnanti, i cattolici interessanti: una religione macabra il Cattolicesimo!”
“Io l’ho vista, nel 2041 ad Amsterdam, la mostra di von Haggens e mi sono sentita come in un santuario laico, avevo rispetto per questi corpi esposti, alcuni mostrati come esplosi, altri tagliati a fette sottilissime.”
“Se io trovo un ratto morto lo seppellisco…la putrefazione la trovo oscena…”
“Anche nella “Vita Eterna” s’intuisce la vita che è passata, i corpi non danno l’immagine macabra delle reliquie o delle mummie. Tutto è fissato, come per l’eternità. Finalmente il corpo è presentato per quello che è, senza idea del sacro, e per un po’ la morte non crea angoscia.”
Mio padre a quel punto comincia a smucinarsi i testicoli ed interviene: “Ho provato un’angoscia indicibile vedendo le foto della mostra…è ripugnante….”
“Ma no…Polpetti…”
“Polpotta…” corregge Mosul ridendo.
“Si, mi scusi…Polpotta…il difetto di questa mostra è che ne hanno fatto uno spettacolo, un vero e proprio affare economico che ha solleticato il gusto del macabro e dell’orrore del pubblico, ma questo non toglie nulla all’interesse della mostra…”
“Mah… ” sospira Mosul.
“E’ una mostra che non può essere visitata avendo preconcetti sull’idea di “corpo” tant’è che è stata aborrita dai cattolici lefevriani e dagli amici di Quimper ma io credo che contenga un’idea rivoluzionaria nel fondo…”
“Lei la chiama arte? Se uno va alla Tate Modern c’è roba spaventosa: tra cent’anni quanto resterà di tutta quella cianfrusaglia e di tutti quei residui cadaverici?”
“Io ho trovato bello il sesso tra cadaveri…è come Kafka, è intriso di un caldo – gelido mischiar di corpi nell’assurdo…ricordate il Castello?”.
“Il sesso nel Castello di Kafka è tra vivi, è tra umani e arconti… tra signori oscuri e misteriose donnette… ” interviene Erminio.
“Molto angoscioso….volevo spiegarvi qual’è il pensiero che faccio quando mi prende l’angoscia per la morte. Per me è un pensiero importante perché mi consola dal male e in qualche modo riscatta la malvagità della natura. Quando penso a tutte le persone che in questo preciso momento stanno soffrendo, ai bambini abbandonati e affamati, quando penso a tutti gli animali che in questo istante vorrebbero vivere ma non possono, quando penso a tutte le bestie selvatiche che stanno soffrendo il freddo e la fame, mi viene come il panico, è un concetto troppo grande e cupo da sostenere e allora penso che è un pensiero troppo grande perché è formato da una serie infinita di sofferenze e non si riesce ad immaginare neppure questa quantità immensa di dolore…. ebbene in quei momenti la visione plastificata, direi apollinea, della morte mi calma…”
“Essere come siamo é il più grande castigo per un vivente: la compassione è un tormento troppo grande, ci consuma… e le mostre cadaveriche sono poveri palliativi.”
“Mi lasci spiegare, Mosul… se però penso che questo numero gigantesco è formato dalla somma di singole unità e che l’animale soffre per se stesso e non per le decine di migliaia di altri suoi consimili, e che il bambino che muore di fame è uno e non migliaia, allora l’angoscia si attenua, diventa più controllabile.”
“Questo mi sfugge totalmente: se uno pensa allo strazio del mondo non può vivere. Ma l’ego crea palliativi…panacee, barriere per non essere annientato dall’orrore.”
“Si ….però riflettevo guardando i cadaveri di Podmore: ognuno è solo davanti alla morte e quando soffre e muore è un corpo che patisce e svanisce. Allora riesco a rasserenarmi un poco perché penso a quello che disse Epicureo – che cito liberamente: se il dolore è forte, breve è la sua durata, se è lungo, la sofferenza è mite … e poi viene la morte che libera definitivamente dal dolore.”
“E amen…” interrompe mio padre.
E Mosul: “Speriamo…se hanno ragione i buddisti siamo fottuti! Si rinasce!”
“Se invece si pensa sempre in termini generali allora la sofferenza diventa un pensiero insostenibile e la natura è sempre matrigna.”
“Puttana …” precisa Erminio.
“Un mio amante, un dottore, mi spiega sempre come in ospedale si può notare una sorta di capacità dell’organismo di difendersi per poter accettare e sopportare la sofferenza. Sono rarissimi i casi in cui una persona non sopporta più di vivere. In casi di progressione incessante della malattia, per esempio, il corpo s’inebetisce, la mente inizia ad accettare il cambiamento terribile del corpo e s’innescano dei meccanismi di difesa per cui il dolore e la sofferenza divengono accettabili. Forse questo pensiero vi sembrerà banale ma per me è l’unico che mi permette di riuscire a vivere abbastanza serenamente e che mi spinge a non mandare tutto al diavolo…”
“Mi lascia perplesso questo modo di pensare…”
“Se il male fosse così incontenibile (come solo nella mente dell’uomo appare, e mai nelle bestie) non avrebbe alcun senso agire. Allora io non penso al male di sei milioni di ebrei sterminati ma a
1+1+1+1+1+1+1+1+ 1+1+ e penso ad ogni 1 e allora mi sembra che il decesso di 1 non sia poi
così diverso dal mio o da quello di mia madre Rosita e lo svanire diventa accettabile……”
“Un pensiero singolare… basta pensare: quanti uomini sono morti prima di me? Miliardi e miliardi. E allora perché non dovrei morire anch’io?” precisa Mosul.
“Già…. però riflettevo davanti ad un cane plastificato, durante la visita della mostra, gli animali non fanno elucubrazioni inutili sulla morte: vivono, godono di quel poco che hanno e non sommano sofferenza a sofferenza. Il loro egoismo li salva e dona loro la felicità che, per loro, quando c’è, è sempre totale, completa, mai rovinata da un brutto ricordo o da un pensiero triste…”
“Vero… la natura è matrigna anzi puttana…”
“Anch’io sono una puttana!”
“Ha detto che è una puttana, cara?” Interloquisce mio padre sorpreso.
“Esattamente… sono una cortigiana…”
“Mi spieghi…”
“Vado a letto con chi voglio, ma mi faccio pagare profumatamente….e mai più di un uomo al giorno…e mai più di 12 amanti fissi all’anno…”
“Ah…..interessante….come essere sposata con 12 uomini..”
“Appunto!”
E Mosul ride.

“E perché, cara, quest’ossessione con la morte?”
“Perché sono vissuta nel sangue…ma questo, ve lo spiegherò in un altro momento…posso seguirvi?”
“Se non è una giornalista, volentieri…venga con noi….” risponde Mosul
“Va bene anche a lei, Polputta?”
“Polpotta, cara. Io m’inchino sempre davanti alla bellezza anche se sto per putrefarmi… eh… noi italiani siamo incorreggibili…”
“Ma no, simpaticissimi siete… e poi lei è un bellissimo uomo, con tutti quei ricci candidi…ma i baffi sono veri?”
“No…finti…viene in macchina con noi?”
“Certo… dico al mio autista di attendermi a Manchester…”
“Manchester di nuovo? Va bene per lei Mosul?”
“Ora, però, mi ha incuriosito cara… un altro caffè?”
“No…ma mi dica…”
“Ecco, la mia domanda è questa: ma perché tanta ossessione con il corpo – anzi con il cadavere – quando ormai gli scienziati ci stanno informando che la mente è separata dal corpo?”
“Devo rispondere?”
“Mi lasci elaborare meglio il concetto: avrà visto, giorni fa, l’incredibile programma della
BBC-WORLD- ONE sulla morte temporanea in cui l’americano Roger Drake e il tedesco Fritz Bruckner affermavano di aver provato che c’è energia nel cervello dopo la morte… “
“Si…l’ho visto…”
“Ed insistevano nell’affermare che il cervello è solo uno strumento materiale e che la mente è esterna e spirituale?”
“Si …ma questo mica prova l’immortalità di un’entità esterna… “ interloquisce mio padre.
“Ecco: chi ci dice che questa presunta entità sussista in eterno?” Riprende Mosul.
E Isabel: “Io penso che sussista in eterno…”
“Già…questo è il punto…” continua mio padre “prima di arrivare in Inghilterra seguivo all’università di Bologna un corso sullo sviluppo di questa tesi. Mi ricordo: correva il lontano 2001 e i “riduzionisti” pensavano che la mente fosse riducibile al cervello, i “mentalisti”, invece, speculavano che la mente fosse qualcosa d’immateriale.”
“Ora è differente…io conosco un “cognitivista”, in Messico, un padre gesuita, un mio amante settantenne, che insieme con un matematico ha perfezionato l’intelligenza artificiale: una mente informatica totalmente indipendente. Gli studi matematici vengono fatti sulla base del funzionamento della “Cogitativa” di San Tommaso. Questa è la parte del pensiero dedicata all’astrazione, il suo funzionamento viene algoritmicamente tradotto in termini informatici e ricostruito nella mente artificiale di una macchina pensante.”
“E ti pareva che non andavano a pescare Tommaso d’Aquino, ha ascoltato Mosul?”
“Bisogna dire che Tommaso…”
“E’ stato bestiale con gli animali…bisogna dirlo” interrompe Erminio.
“Dell’uomo e della sua natura aveva capito moltissimo” continua Isabel “grazie alle ricerche condotte sugli antichi testi aristotelici che studiavano l’anima. Secondo Tommaso la mente agirebbe come una fonte energetica di luce e l’apprendimento è la costante capacità della mente di calibrarsi sulla realtà, il cervello è solo un mezzo per interagire con la realtà materiale, assorbe, assimila e digerisce ciò che si trova all’esterno del nostro “Io”, fuori di noi. E noi scopriamo, decodifichiamo e siamo in grado di astrarre in molteplici maniere il reale, e tutto ciò che incontriamo non lo inventiamo, perché tutto quello che scopriamo esiste. Un’invenzione non è una creazione “ex nihilo”, ma la scoperta di un arcano, la risoluzione di un enigma che imprigiona una certa realtà. Non è la cosa che si adegua alla mente dunque, ma la mente che riesce ad adeguarsi al mondo e alle sue leggi, proprio come la luce è proteiforme e sa prendere mille sembianze.”
“Molto interessante, Isabel…continui”
“Il ‘relazionismo’ pensa alla mente come fonte energetica, come ponte, relazione tra l’Io e il mondo, e in questo senso vuole salvare la capacità percettiva e assimilativa dell’atto conoscitivo dal suo aspetto violento e manipolatorio. E vuole redimerlo nell’adeguamento arrendevole della mente stessa alla cosa. Io credo che la mente sia esterna al cervello, sia qualcosa d’immateriale, di estremamente malleabile. In essenza Pura Luce.
In sintesi: o il cervello attutisce il nulla o la mente è separata e immortale.
Io credo alla seconda tesi.
E ora ci sono sempre più prove a livello di studio della conoscenza. La filosofia riesce a spiegare molte cose che vengono poi provate scientificamente. La scienza rincorre le scoperte che le intuizioni del pensiero anticipano. Molte tesi filosofiche sono ora provate nel campo della conoscenza dalle tesi scientifiche dei “cognitivisti” e dei “mentalisti.
L’esperienza artistica e poetica, ad esempio, è una prova della spiritualità della mente, secondo me… in alcune poesie si può notare uno spazio mentale puramente spirituale, che riesce ad astrarre il materiale in visione interiore.”
“Questo è vero…” prende la parola mio padre “spesso, la grande poesia, come in Daisei Taneda, il poeta giapponese morto nel 2041, è un susseguirsi di flash che descrivono, come in quadri diversi, difformi impressioni luminose, come abbagli, come allucinazioni ispirate dal mare e dalle immense spiagge: una lepre che appare e svanisce tra le dune, nella luce bianca; la luminescenza, il fulgore giallo ocra evanescente, la luce del mare accecante, il mormorare ammaliante delle onde….”
E Isabel: “E’ vero! In Taneda i versi sembrano parlare di lunghe passeggiate dell’anima fuori dal corpo e dalla materia…tutto quello che ti circonda assume la dimensione del sogno… tutto è fulgida, fulminea, folgorante apparizione di una forte emozione che diventa epifania luminosa…”
“Si…” interviene Mosul “ Come Turner…mi viene in mente lui. Con le parole si vede descritto, ricreato in uno spazio mentale, visivo e visionario, quello che Turner ha dipinto sulle tele con i colori. Sento la stessa intensità e forza che descrive il sublime…lo intrappola nella parole e nel colore. Quel sublime che si coglie attraverso lo sguardo esteriore, e nutre la visione interiore, mentale, che si percepisce come profondamente spirituale. Ma questo, secondo me, può anche venire dalla precarietà…non richiede una mente esterna…”
“Anzi” precisa Erminio “è la temporaneità, la precarietà, la caducità che donano questa grande poesia…e poi, come dicevo, la mente esterna non è necessariamente eterna…”
“Qui differiamo… “ conferma Conchita.
“Ma cara…” chiede mio padre “come spiega la sua ossessione con la morte se accetta l’esistenza di una mente esterna. Ci illumini: a che serve preservare carne decomposta?”
“Con calma a Manchester… prima, signori, vorrei regalarvi per due notti il mio corpo…che ne dite? Sono rimasta sconvolta dall’intervista con l’Acontour e voglio farvi un umile regalo… ho solo il mio corpo da darvi…”
Mio padre sbianca e pensa: “Dio santo…..speriamo che Mosul non rifiuti…..Isabel ci sta offrendo il paradiso!”

Hanno ragione le lesbiche: i maschi latini fanno sempre cagare.

10 La Farfalla di Ossidiana

Quando mio padre e Mosul arrivano a Manchester, in un grande albergo di Piccadilly, ascoltano l’incredibile storia d’Isabel de Mendoza. La cortigiana racconta eventi inimmaginabili.
Dice che i sacrifici umani degli Aztechi non finirono dopo la conquista spagnola ma continuarono sempre, in forma dimessa, per fare in modo che il sole continuasse a bruciare. L’energia vitale doveva abbeverarsi di sangue e gli Aztechi, quando poterono, continuarono a sacrificare uomini agli dei. Dice che, nel 1520, quando Montezuma fu lapidato dal suo popolo, Cuitlahuac divenne il leader degli Aztechi ma venne ucciso dagli Spagnoli. Isabel narra che il 13 agosto del 1521, il giorno di Sant’Ippolito, profondamente infausto per il suo popolo, Cortéz dissolse la potenza degli Aztechi. Il loro potere s’infranse e Cuaùhtemoc divenne l’ultimo leader dell’impero crollante ma fu sconfitto in maniera finale e completa da Cortéz. Dopo la caduta di Technochtitlan ci furono ancora sacrifici, ma dopo 1525 cessarono di esserci, almeno su scala rituale, ma continuarono come eventi singoli e quotidiani senza seguire la prassi abituale. Isabel racconta dell’orrore che Bernaz Diaz del Castillo provò, durante la conquista, quando vide gli strumenti dei sacerdoti e i cuori bruciati nelle piazze. Narra dell’orrore sperimentato dai cristiani di Cortéz davanti ai sacrifici e al sangue sparso sugli altari. Poi spiega che, dopo il 2026, i sacrifici ripresero nuovamente su grande scala e che una volta, in un’elegante magione al confine tra il Messico e il Belize nello Yucatan vide un sacerdote coperto con la pelle di un uomo scuoiato, come il dio Xipe Totec. Racconta che vide, davanti al Signore della Morte, uno dei suoi amanti aprire il petto, con un coltello di selce, il “tecpatl”, a un povero disgraziato, mentre cinque uomini, vestiti da sacerdoti aztechi, lo tenevano fermo su una grande pietra che chiamano il “techcatl”. Ricorda con orrore e timore come si svolse il sacrificio. L’addome aperto, il suo amante che affonda la mano nel petto della vittima, un altro officiante che infila una canna nella ferita, dalla quale sta sgorgando il sangue, e sparge il liquido vitale sul corpo del sacrificato. Spiega che il suo amante usava un coltello di selce lungo circa 30 centimetri con un’impugnatura a forma di guerriero travestito da aquila. La differenza è che i sacrifici non possono più essere fatti su grande scala. Infatti “sacrificano un disgraziato al giorno e non lo buttano più dall’alto del Tempio perché è troppo rischioso essere esposti: darebbe troppo all’occhio. Occultano, invece, il cadavere che decapitano e più tardi bruciano in un luogo appartato.” Isabel dice: pensate che nel 1486 gli Aztechi sacrificarono, in un solo giorno, 20.000 vittime che attesero, in fila, con grande pazienza il loro momento. I loro cuori estratti ancora pulsanti venivano appoggiati nel grembo di Chac-Mool, e questa orrenda fine, delle volte, toccò ad alcuni spagnoli. Dice che il colpo inferto alla vittima non pone termine immediato alla vita perché l’idea è di offrire il cuore ancora palpitante al sole. Dice che i nuovi Aztechi seguono dettagliatamente la prassi dei vecchi officianti basandosi sulle ingiunzioni dei testi “nahuatl”, ma che a differenza dei sacrificati del periodo azteco i disgraziati che vengono rapiti sono pesantemente drogati. Spiega che gli officianti fanno parte di una setta di miliardari messicani che crede fermamente che il sole esiga sangue umano per continuare a splendere. La setta si chiama: “Tonatiuh – Tota”, “Padre – sole”. Isabel fa capire che girano miliardi di eurodollari intorno a queste operazioni. Dice che una volta ha visto anche lo “itzpapalotl” la “farfalla d’ossidiana”, una lama usata spesso per un certo tipo di sacrifici e spiega che il sistema sacrificale degli Aztechi non è seguito con estrema attenzione perché é necessario occultare le prove degli eccidi, ma che, nei limiti del possibile, gli officianti cercano di seguire l’antico calendario. La teoria delle feste, però, non è scrupolosamente seguita dagli officianti che sono chiamati “tlamacazque”. Dice: “Il mio amante impersona spesso Youllaoan che rappresenta Xipe Totec.” Isabel è un’attenta conoscitrice delle cose azteche e racconta che i preti si vestono secondo la festa delle varie divinità e che, ad esempio, durante il mese di Ochpaniztl, l’officiante è vestito con gli indumenti e con i ninnoli della dea Toci. Nel limite del possibile, quindi, gli officianti rispettano il corso del calendario azteco che, però, è troppo complesso per essere seguito scrupolosamente. Gli Aztechi sacrificavano ad innumerevoli deità: al dio del Cielo, al dio della guerra, alla dea del gioco, a quello dei mercanti itineranti, a quello della pioggia, a quello del mais, al dio turchese incarnazione del “gioco cosmico”, al dio tribale. Un pantheon infinito e troppo complesso da seguire nei dettagli.
Alla fine quello che conta è il sacrificio di un cuore palpitante esposto in dono al sole, affinché continui a fiammeggiare. Dice, ad esempio, che in quel famigerato 11 settembre del 2002, quando Bin Laden inferse l’orrore delle “Torri Gemelle” agli Stati Uniti, non era stato sacrificato nessun uomo e che il dio, che sovrintendeva a quella giornata punì l’umanità con l’eccidio di New York. E aggiunge che se i sacrifici s’interrompono per più giorni l’oceano genera onde anomale e la terra si scuote con terribili terremoti. Lo sconquasso di Lisbona avvenne perché gli olocausti erano stati sospesi da almeno un mese. A riprova di quello che afferma spiega che l’Impero finì nel 1525 e che subito dopo cominciarono grandi terremoti che avvennero sempre nei periodi di sospensione dei rituali: Lisbona nel 1531, quello cinese nel 1556, quello di Napoli nel 1626, la grande onda anomala che investì la Giamaica nel 1629 e così via. E afferma di non ricordare le date, ma che ci furono altri terremoti in Italia, Giappone, Persia, Pechino, Cairo…e sempre quando s’interrompevano i sacrifici.

Mosul si passa la mano tra i capelli platinati e mormora: “Ma lei, cara, non crede mica a queste assurdità?”
“Certo che ci credo!”
“E dove ha imparato tutte queste cose sugli Aztechi?”
“Ho studiato Antropologia culturale all’Università di Città del Messico. Ho scritto una tesi di laurea al riguardo.”
“E lei crede che il sangue sia necessario alla sussistenza del sole?”
“Si…fermamente…”
“Ma è osceno…”
“Perché ci dice tutte queste cose?” Chiede mio padre.
“Voglio che i sacrifici vengano interrotti per sempre e che finisca il mondo!”
“Mi scusi, Isabel, ma dove li trovano, i ricchi messicani, tutti questi disgraziati da sacrificare?”
“In una zona tra il Guatemala e il El Salvador che una volta era parte dell’impero Azteco e si chiamava Xoconusco, al confine tra il Messico e il Belize, nello Yucatan, nella zona della frontiera americana tra Pedras Negras e Nuevo Laredo – dove migliaia di disperati cercano di entrare negli Stati Uniti -, nelle “favellas” brasiliane: a San Paolo – dove c’è un tempio sotterraneo -, a Rio de Janeiro e a Minas Gerais dove sussistono oltre 5000 “favellas”.
In Brasile ci sono 70 milioni di persone povere e disperate, una su quattro sopravvive con meno di due eurodollari al giorno. Su 210 milioni d’abitanti ce n’è da scegliere… li rapiscono utilizzando donne specializzate in queste operazioni. E chi resiste alle cortigiane?”
“Lo ha fatto anche lei?”
“Certo… almeno 12 volte…”
“E come faceva?”
“Mi vestivo da troia, mostrando seni e gambe, e li attiravo… vuoi venire bellezza…tutto gratis…quelli salivano sulla macchina e io gli davo una bevanda drogata….era facile…”
“E non prova nulla per quello che ha fatto?”
“Era necessario per il sole… era un atto religioso…”
“Un atto religioso?”
“Si, Tonatiuh, il sole, ha bisogno di sangue.”
“Arcano e terribile…”
“Si, il sole, Mosul, non è un dio ma una divinità astratta che trascende il pantheon degli dei Aztechi. E mentre gli altri dei vengono allegramente antropomorfizzati, Tonatiuh, rimane una divinità “sui generis” molto peculiare e affascinante.”
“Si spieghi meglio”
“Il sole ha una potenza senza pari: eccezionale, e nel centro del calendario azteco, appare con i tratti forti di un uomo biondo. Gli Aztechi chiamano Tonatiuh: Tota, nostro padre. La peculiarità è che questo dio, come il Jahvé degli ebrei, è totalmente disincarnato.”
“Disincarnato?”
“Si, nella psiche azteca, il sole, è energia espandente e di grande dispersione che va continuamente alimentata. Un’energia instabile che deve divorare per sussistere. Il sole, quindi, a causa di questa dispersione d’energia, richiede carne e sangue. E’ assetato di sangue umano, deve abbeverasi di vita e consumare uomini sacrificati.”
“Una metafisica terribile…”
“Si, Tonatiuh è rappresentato dai due grandi “nahualli”, i suoi doppi, il giaguaro che simboleggia il mondo ctonio – sotterraneo e l’aquila che rappresenta quello aereo e luminoso. Tonatiuh è tenebroso e splendente allo stesso tempo: è, unitamente, Febo Apollo e Ade. L’Energia non è concepita come una fonte di luce emessa ma come qualcosa che consuma. L’Energia è come un’immensa riserva che tende alla dissipazione e quindi va continuamente alimentata.”
“Pensi agli Spagnoli quando hanno sentito tutte queste cose e visto tutto quel sangue…”
s’intromette mio padre.
“Beh…se gli Aztechi credevano in Tonatiuh e alla dottrina dell’energia divorante loro credevano alla resurrezione dei corpi…c’è questa grande differenza?”
“Eh… le religioni… che disastro…ma ora, cara, lei rifiuta la religione azteca?”
“Si. Ora vanno fermati. E chi meglio di voi può farlo?”
“E perché?”
“Perché voi siete nell’occhio del ciclone e uno che ha resuscitato un morto fa logicamente scalpore…ed è anche ascoltato…”
“E lei, dopo aver attratto 12 disgraziati verso la “morte bianca”, ora si accorge di aver sbagliato?” Chiede mio padre.
“Quello che è accaduto con Mosul e Quimpy mi ha fatto comprendere che il mio era un errore. Credevo, tout court, in una cosa sbagliata.”
“E ora vuol sistemare tutto?”
“Certo se la cosa è sbagliata va corretta…”
“E quelli che sono morti?”
“Muore tanta gente…”
“Sempre così: uno è stato stalinista tutta la vita e improvvisamente diventa un francescano…”
“Certo…perché no?”
“E diventa un anticomunista viscerale come i miei amici in Italia…”
“I miei amici messicani, anticomunisti lo sono sempre stati.”
“Sa cosa le dico, cara? Che i signori messicani si annoiavano da morire e allora hanno provato con il satanismo e quando il diavolo non è andato più bene sono passati all’energia divorante del sole e quando non andrà più bene l’energia dissipante del sole passeranno alla pedofilia…e così via…fino all’angoscia e alla morte che ormai, attraverso la scienza, è ritardata all’infinito…”
“Ma no… quelli erano messicani con la fissa degli Aztechi… e poi siamo diventati tutti ricchi con quel culto…”
“Come un patto diabolico…”
“Xipe Totec è il diavolo?”
“Un giovane diavolo… almeno così apparve agli occhi di Cortéz e compagnia…”
“E la loro inquisizione non era diabolica?”
“Certo….profondamente demoniaca…”
Mosul interviene: “Certamente la religione degli Aztechi è una religione terribile: una volta, durante una mostra sulle divinità azteche, vidi una statua di Xipe Totec, rappresentato come un fanciullo di circa quattro anni, con dei nastri dietro alla schiena. Ho pensato: ma che carino questo fanciullo con la bocca spalancata come se contemplasse qualcosa di meraviglioso. E poi mi sono accorto che i nastri tenevano ferma una pelle umana: il piccolo aveva un rivestimento attillato di cute umana e guanti di pelle che gli penzolavano dai polsi come se fossero tessuti con la lana.”
“Un fanciullo terribile Xipe Totec”
“Ma lei si prostituiva con questi signori messicani?”
“Mi concedevo a chi volevo io…”
“In cambio di soldi?”
“E favori notevoli…anzi sovrabbondanti…”
“E quando attirava in trappola quei poveri disgraziati li lasciava giocare con lei?” Interviene Mosul.
“Il prigioniero, delle volte, veniva trattato stupendamente. Poteva avere le donne che voleva per poi morire sull’altare. Io ho amministrato l’estrema unzione a un paio di loro. E’ bello amare un morituro.”
“Ma lui lo sapeva che doveva essere sacrificato?”
“Certamente no! Ma per scopare con me sarebbero anche morti…ed ora io ho deciso di donare anche a voi il mio corpo…siete contenti?”
“Io da morire, ma non so Mosul…”
“Beh io, cara, ci sto pensando…la sua è una bellezza sconvolgente ma io sto veleggiando verso la castità…”
“Lo farà un’ultima volta con me…le chiedo solo questo…”
“E va bene…”
“Perché non va a denunciare tutto alla polizia?”
“Troppo rischioso, hanno infiltrato tutto…”
“Alla polizia non bisogna fare il suo nome?” Chiede mio padre.
“Sarei spacciata in un giorno; mi farebbero subito fuori: sono spietati i messicani…”
“Ma dove abita a Londra?”
“A Greenwich, nello “Skyhouse”. In una delle grandi torri. C’è tutto: il “rain catcher”, le piscine, i giardini tropicali, le turbine del vento, l’“health club”, le terme, tutto….”
“E quanto è alto il grattacielo?”
“200 metri…un po’ più basso del Canary Wharf “
“E lì è il suo bordello personale?”
“Esattamente…ma spesso sono convocata a Città del Messico o in Brasile…”
“Per prendere parte ai sacrifici?”
“Si. Ma ora basta…una cosa volevo chiedervi…sarebbe possibile vedere i posti dove abitate? Sono consumata da una divorante curiosità…”

E mio padre e Mosul partono con la bella messicana alla volta di Saunton Sands senza informare nessuno del loro arrivo. Si fermano in un grande Hotel bianco che sembra fatto di granito.
Nella tarda mattinata si fanno accompagnare dall’autista a Ilfracombe e prendono la strada del Torr verso Woolacombe. Il Galles è a nord, ad ovest ci sono i precipizi di Exmoor. Alle 12,15 sono all’altezza di Lee. Dal cielo piovono raggi luminosi. Nella lontananza s’intravede l’isola di Lundy. Il Devon del nord è immerso in colori stupendi: sfumature e gradazioni di verde tra zone di rame: un dissolversi di colori nella foschia. Vedono pecore con macchie blu sulle colline declinanti e serene: e gli ovini, che mai si avvicinano agli umani, sfiorano con il muso la mano distesa di Mosul che mormora loro: “Perdonateci per tutto quello che vi abbiamo fatto “.
Isabel che ha attratto dodici uomini nelle fauci della “morte bianca” sorride e dice:
“Loro si che sono veramente innocenti…”
E mio padre: “Non come gli uomini pescati nelle “favellas”?”
“Pensare che essere povero significhi anche essere innocente è un’enorme cavolata!
Gli esseri umani non sono mai innocenti, neanche i bambini…i cuccioli delle tigri non diventano dei grandi divoratori di esseri inermi?”
E mio padre: “Magari Mengele era graziosissimo da bambino…”
“Mengele era un uomo bellissimo…” precisa Isabel.
Da Lee una stupenda visione: colli sfumati e declinanti verso il mare e le rocce in un tripudio di luce. Sono le 13,10: salgono e scendono nella luce del sole. Alle 13,25 sono a Pensport Cliff: un vento gelido li investe e mio padre sbuffa. Mosul è estatico. Alle 13,45 raggiungono la Light house: un grande faro con case intorno. Mosul dice: “Qui ci vivrei felicemente.”
Mio padre spiega a Isabel che il faro fu costruito nel 1879 e che questo era un luogo ove i poveri andavano in estasi quando avveniva un naufragio, che era accettato come un dono del mare.
I ricchi borghesi, offesi da questo “comportamento barbaro”, fecero costruire questo faro con la potenza di 800.000 candele, per mettere fine allo “sciacallaggio” dei pescatori.
Dopo Bull Point vedono spiagge solitarie, proseguono per Dunnsand e Rockhant Bay dove osservano quello che rimane del SS. Collier naufragato nel 1914. Continuano per Orweed Cove e Whiting bay. Alle 14,08 arrivano al bivio che si biforca verso Mortehoe e Morte Point. Mio padre spiega che seguendo il sentiero che porta alla punta si possono vedere delle foche.
“Ma perché si chiama così questo posto?” Chiede Isabel.
“Sono nomi sassoni: Morte significa corto non morte” risponde mio padre.
Fa troppo freddo, decidono di dirigersi verso Morthoe che attraversano.
Visitano una chiesa chiamata Saint Mary, raggiungono Woolacombe alle 15,45 e camminano sulla grande spiaggia lunga oltre due miglia.

La prima notte tocca a mio padre.
Isabel gli si stende sopra e gli dice: “Polputta, tra poco raggiungerà il settimo cielo!”
“Polpotta!” Precisa Erminio con un soffio di voce mentre si abbandona estatico sul letto.

*****

Il 17 luglio i crociati decidono sul da farsi. Bisogna prima rimuovere i cadaveri dalla città santa e poi decidere chi comanda nei territori conquistati. Grandi problemi emergono: ci si domanda se Tancredi possa tenere i candelabri trafugati dal Duomo della Rocca. Bisogna eleggere un re: Chiesa e nobili litigano. Simeone ed Adhemar sono morti. Anche Guglielmo d’Orange è crepato.
Tra i grandi porporati è rimasto un solo uomo di spicco e carisma: Arnolfo, vescovo di Marturana, che suggerisce di eleggere Patriarca Arnolfo Malecorne di Rohes, il cappellano di suor Cecilia, figlia di Guglielmo il Conquistatore, il più famoso dei Normanni.
Dei grandi principi della crociata ne sono rimasti pochi in terra santa: Raimondo di Tolosa, Roberto di Fiandre, Eustacchio di Boulogne, Raimondo di Normandia; ed è quest’ultimo il grande candidato al trono di Gerusalemme. Raimondo rifiuta la corona intuendo di non avere il consenso dei crociati.
Allora gli elettori – forse un consiglio d’alti prelati e di nobili – eleggono Goffredo di Buglione
che decide di non accettare il titolo di re ma solo quello di “Advocatus Sancti Sepulchri.”
Raimondo ci ripensa e la prende malissimo.
Nel frattempo, nel mondo di Guy de Nuitville le cose precipitano: il Normanno corre un rischio mortale. L’Islam, dopo i continui disastri, comincia a respirare. All’inizio di luglio serpeggia nei suk rumorosi un’eclatante notizia che scuote i silenziosi palazzi: Saint Gilles ha abbandonato la crociata dopo una furiosa lite con i comandanti crociati. Una seconda notizia fa sussultare i variopinti mercati: Ibn al-Qalanisi ci informa che Goffredo, appena eletto despota di Gerusalemme, è morto colpito da una freccia. Dopo poco tempo giunge una terza notizia che fa urlare di gioia i mercanti: Boemondo, la macchina da guerra coperta di ferro, è in catene: Danishmend detto il “saggio” l’ha catturato. La notizia stravolge i Franchi, e sconvolge Guy de Nuitville e Tancredi.

E’ successo questo: Boemondo, informato che Danishmend sta assediando Malatya – un nome che porta una sfiga da leggenda –, riunisce i suoi uomini e marcia verso la città assediata.
Parte con Riccardo di Salerno, suo cugino, e 300 cavalieri, alcuni dei quali armeni; scarsa è la fanteria, con lui galoppano anche i vescovi armeni d’Antiochia e di Marash.
E’ una scelta temeraria ed arrogante: i Franchi sono colti in un sanguinoso agguato, teso lungo uno strettissimo sentiero dove la potenza devastante, ma numericamente limitata, della loro cavalleria non può essere dispiegata. L’agguato ha luogo nella valle d’Aksu, nei pressi di Militene, vale a dire presso Malatya. I maomettani regolano i conti con i “traditori” armeni e incatenano il figlio del “terror mundi” e suo cugino. Boemondo, prima di soccombere, taglia un ciuffo dei suoi capelli biondi e lo consegna ad un cavaliere che, dopo una cavalcata folle, raggiunge Baldovino.
Il conte insegue con 140 cavalieri Malik Ghazi Gumush che sta raggiungendo Malatya con l’intento di terrorizzare gli abitanti, mostrando le teste dei Franchi e degli Armeni decapitati dopo l’agguato.
Appena l’emiro è informato che Baldovino, con la sua esigua forza, lo sta raggiungendo si ritira nel cuore dell’Anatolia trascinando con se Boemondo e Riccardo.
Baldovino desiste e si ritira: i due normanni rimarranno imprigionati a Niksar, in un tetro castello tra le montagne del Ponto, per un lungo periodo.
I musulmani cominciano a reagire: Duqaq tende un’imboscata a Tancredi e a Goffredo durante una delle loro usuali razzie sguinzagliate per depredare il territorio siriano nell’area del Golan. Guy è colpito da una freccia all’altezza della spalla: questa ferita gli salverà più tardi la vita.
Tancredi, un tipo duro e ostinato, decide di farla pagare cara a Duqaq e devasta il territorio circostante fino alle mura di Damasco. Il siriano – un despota molto attento ai rapporti di forza in quella guerra – ci ripensa pentendosi dell’avventato agguato, e cerca di raggiungere un accordo con il nipote di Boemondo.
Nulla da fare: Tancredi non ci sta; intuisce la debolezza del re e invia sei ambasciatori a trattare. Guy de Nuitville dovrebbe essere uno dei sei, ma la febbre è alta, e miracolosamente il Velo di Marta lo risparmia da una tragica fine: l’Oltre sta tessendo nel tempo, e con infinita pazienza, la sua trama.
I sei inviati, presentandosi davanti a Duqaq, gli ingiungono, imprudentemente, di convertirsi al cristianesimo e di aprire le porte di Damasco all’esercito crociato.
Il despota siriano diventa livido dalla rabbia e grida: “Ve lo faccio vedere io, cani infedeli, se mi converto alla vostra religione di merda! Quella è una religione con tre dei: ma Allah è un unico, misericordioso e clemente!” E decide “Sarete voi, cani miscredenti, che dovrete convertirvi all’Islam, e se non lo farete vi troncherò la testa!”
Conclusione: un ambasciatore si converte e cinque sono decapitati.
Quando Guy riceve la notizia bacia il Velo di Marta. Tancredi, invece, va su tutte le furie e devasta implacabilmente la zona limitrofa mentre Duqaq non si muove ed attende che la tempesta si plachi.
Durante le furiose razzie di Tancredi, giunge a Damasco la notizia della morte di Goffredo e della cattura di Boemondo.
Duqaq è in difficoltà con la popolazione della città siriana che considera il suo esercito composto da vigliacchi. Infatti Turchi ed Arabi litigano a non finire.
E’ l’ottobre del 1100 e Ibn al- Qalanisi c’informa che Duqaq decide di muoversi.
Goffredo di Buglione, Duca della Bassa Lorena, è morto e il fratello, il Conte Baldovino, Signore d’Emessa, quello che non ha mosso un dito quando sono stati trucidati i genitori che l’avevano adottato, si avvia verso Gerusalemme per essere incoronato. Baldovino non è un tipo devoto come Goffredo, è un avventuriero senza scrupoli e molto capace. Il conte si avvia con 500 cavalieri alla volta della città santa, ma per raggiungere Gerusalemme deve passare attraverso un luogo chiamato Nahr al-Kalb, presso il Fiume del Cane: un luogo ideale per i grandi agguati, qui sono transitati molti conquistatori da Ramses II a Settimio Severo. A questo punto, nella lotta intestina dei musulmani, fa capolino il Qadi Fakhr al-Mulk che, intimorito da un’eventuale vittoria e dalla conseguente egemonia sulla regione di Duqaq, sceglie il male minore e aiuta i Franchi.
Tutta la storia della prima crociata è uno scontro tra due grandi debolezze: il numero esiguo dei crociati e la tragica divisione del potere islamico e del mondo selgiudico.
Queste due anomalie conducono a dei risultati farseschi e ad alleanze trasversali che trascendono le fedi come lo scontro, nel 1108 a Harran, tra eserciti compositi islamico – franchi e all’alleanza del 1115 tra principi maomettani e cristiani per affrontare un’armata inviata dal sultano.
Attraverso quest’immane confusione e la costruzione di possenti castelli, sopravvive l’esiguo potere crociato: un’anomalia che germoglia sulle discordie del mondo islamico.
Fakhr al-Mulk informa al – Bardauil, Baldovino, dell’agguato di Duqaq e gli salva la vita.
E’ il maggio del 1101 quando il mondo musulmano è informato che una nuova orda cristiana sta giungendo da Costantinopoli. Saint Gilles sta ritornando con nuove truppe accompagnate da una massa pittoresca di pellegrini. Kilij Arslam e Danishmend uniscono le loro forze. I crociati avanzano e conquistano Ankara poi si dirigono verso Miksar, dove è prigioniero Boemondo. Seguono tre grandi disastri crociati. Il primo a Merzifun che si conclude con il massacro della forza cristiana e dei pellegrini al seguito e la fuga disperata di Saint Gilles. Segue rapida la seconda disfatta: un nuovo esercito crociato arriva stremato e bruciato dal sole d’agosto ed è decimato. Il terzo disastro arriva dopo una settimana dal secondo: la follia cristiana presenta una nuova schiera di guerrieri, pellegrini, donne, bambini assetati e affamati, pronti per essere massacrati a Eraclea.
Ma Saint Gilles non è ancora battuto e risoluto affronta nuovamente i maomettani.
E’ l’aprile del 1102 e il luogo è Tripoli, stavolta è Ibn al-Athir che ci racconta i fatti.
Dice: “Saint Gilles – che Dio maledica il suo nome – ritorna in Siria” e Kilij Arslam informa Duqaq che è venuto il momento per finirlo. Saint Gilles ha pochi uomini. Duqaq arriva con il governatore di Horns per presiedere alla soluzione finale. Sono oltre 2000 musulmani contro 250 cristiani. Duqaq è sicuro di farcela e pensa: stavolta accoppiamo questo figlio di un cane.
Saint Gilles affronta con 100 uomini le truppe tripolitane, con cento uomini le truppe di Damasco e con 50 quelle di Horns.
Risultato? Stravince contro Horns e Damasco ma i tripolitani reggono. Allora, il crociato, raccoglie i 150 uomini che hanno già sbaragliato il nemico e chiude la partita.
Ibn al-Athir si strappa i capelli per la rabbia e per la vergogna: un manipolo franco ha sbaragliato la forza musulmana.

Nel maggio del 1102, dopo quest’incredibile vittoria, Guy de Nuitville prende un vascello genovese da Alessandretta e parte alla volta di Genova.
E’ settembre del 1102 quando raggiunge Roma per poi consegnare il Velo a Gilberto D’Otranto, a Capua, nella chiesa di Sant’angelo in Formis.
Riceve oro e ringraziamenti e poi svanisce dalla narrativa per riapparire più tardi quando sarà presente alla morte di Boemondo.

*****

La mattina i nostri eroi partono da Saunton Bay e si avviano verso l’estuario del fiume Taw.
Mosul ama la luce che sovrasta il fiume. Attraversano le dune di Braunton: un deserto di sabbia coperto da uno strato muscoso popolato da conigli selvatici, volpi, ricci e rospi. Sulle dune fioriscono, tra la felce e le canne di macis, il ginestrone, l’erica, la genziana, il timo, l’orchidea della palude. Germogliano il giaggiolo giallo, l’echium vulgaris, l’agrifoglio marino, la primula della sera. Crescono il sedum acre, la genzianella e la lingua di vipera.
I tre prendono la direzione di Crow Point. Appledore s’intravede sull’altra riva del fiume immersa nella luce. La marea è bassa e il sole risplende. E’ una giornata piacevolmente fredda: coniglietti saltano felici mentre un falco volteggia alto. Si sente ovunque lo stridio dei gabbiani. Volano gazze, corvi, cutrettole, che sono piccoli uccelli acquatici dal petto giallo ocra. Allodole fendono l’aria. Il mare s’intravede calmo oltre le dune. I piovanelli tridattili, uccellini dal piumaggio grigio-bianco e maculato, corrono sulla riva saltellando come minuscoli Charlie Chaplin in un film accelerato. Un silenzio profondo avvolge il luogo. Non si trova una persona in giro. Mio padre beato dopo la gloriosa nottata, trotta possente, ma gli Aztechi gli ronzano in testa come un moscone impazzito. Scrive nel “Diario Segreto” che Xipe Totec fasciato da un manto di cute umana, è simbolicamente presente nella serenità apparente della natura.
Scrive che il piccolo dio é presente nel giardino leopardiano ove fiorisce la ginestra.

Ed Erminio ricomincia: “Mosul…sa cosa mi ha detto, Isabel, ieri notte?”
“Dopo aver attraversato il giardino delle delizie immagino?”
“Si, ma non quello di Geronimo Bosch…quello del paradiso messicano…”
“Cosa le ha detto la cara fanciulla?”
“Mi ha detto che nella casa con il tempio sotterraneo di San Paolo c’è un tzo…tzo…spieghi lei cara…”
“Un tzompantli: una piattaforma ove sono impalati i teschi degli uomini sacrificati con i crani perforati all’altezza della tempia.”
“Si…mi ha detto che Hernan Cortés, Diaz del Castello, Tapia parlano di queste cose…mi ascolta Mosul? Lasci perdere i conigli…”
“Ma sono splendidi…”
Isabel spiega: “Si….Tapia raccontava che le teste erano allineate cinque a cinque, Duran, invece, sosteneva che le teste erano venti per ogni sbarra…”.
“Anche i neo Aztechi hanno creato una costruzione simile? “
“Si… simile a quella descritta da Tapia.”
“Insomma, Mosul, questi assassini tengono infilzate nell’impalcatura almeno 500 teste.” Precisa Erminio.
“Si…i sacrifici dedicati a Xipe Totec, Tezcatlipoca, Ilamatecutli e ad altri richiedono la decapitazione del sacrificato…” spiega Isabel.
“Ma quello che mi ha fatto veramente senso, Mosul, era che gli Aztechi scorticavano i cadaveri e che indossavano le loro pelli. Il proprietario dell’uomo sacrificato concedeva la pelle del morto ai poveri che l’indossavano e spesso erano miracolosamente curati da malattie della cute…”
“Ma queste cose, Erminio, Isabel gliel’ha raccontate dopo aver fatto l’amore non prima..spero..”
“Certo” interviene Isabel “infatti dopo il mio racconto, Erminio, si è bloccato…”
“Non scherzate…Isabel gli dica quello che hanno scritto Tapia e Gonzales…”
“Non Gonzales: Gonzalo de Umbria e Tapia …hanno scritto che c’erano 36.000 teste infilzate.
Diego Duràn parla di un’enorme quantità di teschi oltre 80.000… c’erano sette edifici contenenti le file di teschi nella capitale azteca.”
“Ma perché l’impalavano?”
“Oltre che per ragioni religiose, anche per intimidire gli alleati e terrorizzare il popolo. Dùran dice che Montezuma invitava gli alleati a prendere parte ai sacrifici e quelli dopo essere stati testimoni dell’orrore se ne uscivano sbalorditi e storditi. E il popolo tremava.”
“Ma che bella religione…”
“Ma perché la natura non è così? Divora tutto la natura, si cannibalizza costantemente. Gli Aztechi seguivano madre natura che è terribilmente ingiusta e spietata.”
“Siamo noi primati evolventi che cominciamo a parlare di bene e di male” spiega Mosul “la natura certi concetti non li conosce…”
“Già…. Cortéz un giorno arriva e vede le teste di cinquantatre spagnoli infilzati nelle pertiche con le teste dei loro cavalli, e dice di provare una compassione terribile. Ma la soldataglia spagnola non perdona, dopo quella visione, giustifica tutti i susseguenti massacri. Dopo aver visto quello spettacolo tutto è lecito e i conquistadores urlano: “Gliela faremo pagare cara a questi fottuti selvaggi!”
“E già…una collera terribile li prese, dicono gli storici, proprio così” sospira Isabel.
“Non solo….Mosul…gli Aztechi i sacrificati se li pappavano…” continua Erminio.
“Ma questa pensavo fosse una balla raccontata dagli spagnoli…”
“No, Mosul…era vero: il cannibalismo era diffuso…si mangiavano i corpi dei sacrificati…lo confermano Sahagun, Diazdel Cavillo e Munoz Camargo… un’autentica macelleria…” conferma Isabel e continua: “quando gli spagnoli arrivano, Montezuma li crede divini e gli offre carne umana sanguinolenta…”
“Ve li immaginate i devoti cristiani? Il monarca azteco crede di offrire cibo prelibato agli dei e quelli per poco non vomitano…”
“Mosul….Isabel dice che anche i neo – Aztechi mangiano i sacrificati.”
“Si, ma solo pezzetti di carne, simbolicamente, come una comunione con ciccia vera….”
“E sacrificavano pure gli animali?” Chiede Mosul allarmato
“Ehhhh….e ti pareva…. Isabel mi ha detto che si mangiavano i cani ….”
“Conducevano in un tempio file di cani agghindati senza pelo – che allevavano per cucinarseli –e li sacrificavano tutti. Offrivano i loro cuori prelevati dal fianco destro agli dei dell’acqua…la quaglia decapitata era l’offerta più gradita agli dei”
“E lei era una devota di quest’orrore?”
“Una devota di questo culto che per un periodo ho creduto vero.”
“Quando lei parlava di scorticamento e di Xipe Totec mi sono ricordato di una cosa che mio zio, Tarif, mi faceva vedere spesso. Mio zio amava smodatamente Tiziano e mi mostrava un dipinto che mi faceva sempre star male.”
“E qual’era questo dipinto?” Chiede incuriosita Isabel.
“Era un dipinto che mostrava lo scuoiamento di Marsia. Ricorda che ci fu una sfida tra Febo Apollo e Marsia? Marsia pensava di suonare il flauto meglio del dio…ricorda?”
“Si, vagamente.”
“L’idea di sfidare gli dei, Isabel, era il massimo dell’hybris e Marsia pagò cara la sfida: venne scuoiato vivo. Il mito lo racconta Ovidio nelle ”Metamorfosi”. Mio zio mi mostrava quel quadro perché, secondo lui, Tiziano usava pennellate impressionistiche e moderne per rappresentare la scena, come fece anche con Diana e Atteone. Uno stile molto differente da quello usato per il ritratto di un uomo o per la Venere di Urbino.”
“La seguo…”
“Ebbene, lui mi mostrava l’immagine per spiegarmi l’evoluzione della pittura ed io la guardavo con gli occhi dell’innocente che contemplava la perversione religiosa e mitologica della scena.”
“E che si vede nel quadro?”
“Il satiro Marsia, che ha le zampe di un caprone e il resto del corpo umano – e così apparirà più tardi il diavolo – è appeso ad un albero, se ben ricordo, con gli arti legati con nastri rossi. Mentre musici suonano il violino e altri satiri si rendono utili con dei secchielli, Febo Apollo sta scorticando il petto del disgraziato e un altro signore, con uno strambo copricapo nero in testa, gli sta raschiando le zampe. Un piccolo cane sta leccando il sangue che cola dal corpo del disgraziato mentre Mida, con una corona di foglie dorate in testa, sta guardando la scena con cupo e perverso interesse. Più tardi gli cresceranno – come a Pinocchio – orecchie da asino per essersi espresso nella gara a favore di Marsia. Un altro cane – che assomiglia in modo arcano al delinquente Bonzo – è trattenuto da un amorino. Il flauto di Marsia pende dall’albero.”
“La crudeltà degli dei è senza limiti…in fondo che differenza c’è tra Xipe Totec e Febo? Stesso
orrore. ” interrompe Isabel.
“Già…stesso orrore…eppure mio zio continuava a menarla che i colori ricordavano quelli che più tardi utilizzerà El Greco e affermava che il dipinto era modernamente stravolgente. E io, inorridito, continuavo a pensare: “Ma come è possibile che il dio della luce si riduca a compiere un’atrocità del genere?”
“Ma nel mito appare l’essenza occulta della natura: un sistema che richiede continuamente morte, sangue e strazio affinché ci sia il rinnovamento.” Risponde Isabel.
“E gli Aztechi interpretavano l’orrore rendendolo concreto nella presenza di divinità assetate di sangue. Lunghe teorie di tremendi dei. Come per dire: se la natura è selvaggia e sanguinosa saranno violenti ed efferati anche coloro che l’hanno creata e la controllano” precisa mio padre “ e il mite Gesù è lontano…anzi giunge con la soldataglia spagnola… ma Mahavira e Buddha sono già apparsi da circa 2120 anni prima…”
“Io ho sempre pensato che il Buddismo sia una religione fragile per esseri bisognosi e vili…per
esseri tremebondi che non capiscono la vita e la fuggono.” Dice Isabel.
“Ed ora cosa pensa?” Chiede mio padre.
“Penso che gli eventi attuali che hanno strabiliato, stupefatto il mondo, indichino qualcosa che rende completamente vuoto tutto il pensare mitologico – religioso precedente … e quindi buona notte a Xipe Totec e al Pantheon insanguinato dei miei amici…”
“Le donne sono sempre decise…”
“Mio figlio, Willy, si è stufato delle donne e si è innamorato pazzamente di una bambola robotica.”
“Mi piacerebbe incontrare suo figlio, Erminio. Lo sa, Isabel, che Erminio ha un nipote – prostituta
sfruttato da un nano magnaccia?”
“La smetta Mosul… quella è una piaga che sanguina senza sosta come la ferita del re del Graal…”
“In questo secolo sanguina ancora? Ormai gli uomini concepiscono…” interviene ridendo Isabel.
“Esattamente… e lui vuole un figlio dal nano… non rida Mosul…è tragico…”
“Tragicomico…”
“Che cosa vuole che le dica, cara? Un nipote che fa la puttana nella zona rossa di Lussuria, noto nel mondo per le sue strabilianti “fellatio”, che mantiene un nano perverso e nazista non le sembra una cosa che dovrebbe preoccupare?”
“No… ma come si può essere nazisti nel 2044?”
“Isabel… perché non se li porta con sé in Messico e li fa sacrificare da quei preti degenerati….”
“Il problema Erminio è che se lo buttano giù dall’alto della piramide fa crollare il tempio…” interviene ridendo Mosul.
“E’ grasso?” Chiede Isabel
“Una palla!”
“Allora non fa al caso nostro… i signori aztechi, vogliono vittime fisicamente perfette…”
“Isabel, io ho letto che Quetzalcoatl aborriva i sacrifici umani… mi sbaglio?” Chiede Erminio.
“Si…era la grande eccezione del pantheon azteco, sacrificava solo farfalle, serpenti ed uccelli…la mitologia ha sempre un fondamento oscuro: intorno al decimo secolo una popolazione che giunse da Nord, i Nahua, imposero il sacrificio umano e il prete Tezcatlipoca forzò Quetzalcoatl ad abbandonare Tula. In poche parole: i nuovi arrivati imposero il culto sanguinario contro il parere dei sacerdoti di Tezcatlipoca ed espressero, rendendola concreta, l’idea terribile del sole assetato di vittime….”
“Ma Quetzalcoatl tornò “sub specie victorum””
“Si, e scombussolò l’impero e mise a soqquadro il mondo dei sacerdoti di Montezuma…e il timor panico li prese…”
“Una volta ho visto in un disegno di Quetzalcoatl che si tagliava una gamba offrendo il proprio sangue agli dei…”
“Vero… è nel codice Florentio, anch’io l’ho vista.”
“In un senso la vittoria dei Nahua fu come se l’ideologia nazista trionfasse su una mite e debole democrazia.” Precisa mio padre.
“Gli uomini s’inventano tutto per colmare il vuoto pauroso delle loro anime, ma che succedeva ai morti?” Chiede Mosul.
“Gli Aztechi vecchi e nuovi credono nella sopravvivenza temporanea. Credono che l’anima sopravviva per quattro anni dopo la morte e poi svanisca nel nulla.” Dice Isabel.
“Affascinante… mi spieghi meglio, Isabel…”
“Dopo la morte, il defunto si avvia per un doloroso viaggio e alla fine di un pericoloso itinerario incontra il Mictlan, il Signore dei Morti. Supera montagne, deserti, un serpente che cerca di bloccarlo, e lotta contro il gelido “vento d’ossidiana”, che soffia nella terra dei morti. Poi arriva presso un gran fiume e vede dei cani sull’altra riva. Quando il suo cane morto lo riconosce salta nell’acqua, attraversa il fiume infernale e lo aiuta a raggiungere l’altra riva. Quando il defunto ha oltrepassato il fiume e ha raggiunto quelle che chiamano “le nove terre dei morti” si annienta. Svanisce nel nulla. Il nirvana azteco è l’estinzione totale. Una vita dolorosa, un pellegrinare tremendo nell’Oltre per poi svanire nel nulla.”
“Una visione tragica e terribile…”
“Si, Mosul…oltre il fiume infernale il cane conduce il padrone verso il nirvana azteco cioè l’estinzione del proprio ego in tutte le sue forme e derivazioni. In quei quattro anni di vita nell’Oltre i guerrieri, i sacrificati e le donne morte durante il parto sostengono il levarsi del sole con la loro energia residuale.
Il sole ha bisogno di economizzare le sue forze e i morti lo aiutano in questo. I defunti sono vitali nella sua lotta per sussistere. Gli aztechi pensavano che l’energia della dolce morte – quella nel letto caldo tra i tuoi cari – andava persa e che solo l’energia che fuoriusciva, attraverso il decesso violento, fosse utilizzabile nell’economia del sistema universale. Occorreva una rottura brutale affinché l’energia vitale potesse essere utilizzabile. Occorreva la lacerazione terrificante di un equilibrio per sostenere la vita cosmica. Quando lessi questo rimasi ammaliata: il cristianesimo non faceva per me e mi convertii alla fede azteca… ”
“Affascinante…” sospira Mosul.
“Si ma cambiamo discorso ora ve la faccio io una domanda: perché hanno clonato Gesù?”
“Dopo il 2010 e dopo gli scismi provocati dalla chiesa americana qualcuno si chiese “perché non cloniamo Gesu’? Questa domanda i cristiani cominciavano a porsela nel 2003, quando il dibattito sulla clonazione umana si faceva sempre più acceso…” Spiega mio padre.
“Mi illumini…”
“Qualcuno aveva pensato di anticipare l’evento con un film. Un regista dell’epoca tentò di lanciare una provocazione realizzando il film “The Second Coming” (La seconda venuta). Partiva dall’ipotesi di un prelievo di sangue da un frammento della Sacra Sindone, per manipolarne il codice genetico in laboratorio.”
“Già… ma la sacra Sindone è un notorio falso: magari il sangue del panno di lino era quello di un uomo giustiziato…”
“Però il regista non aveva intenzioni blasfeme, voleva solo denunciare il pericolo di una possibile clonazione e mettere in guardia la Chiesa cattolica.”
“E che successe?”
“Attraverso la sua denuncia, il regista voleva mettere in rilievo il bisogno di una normativa che imponesse dei limiti della manipolazione genetica”
“E che rispose lo Stato?”
“Non rispose, ma il regista aveva spiegato che bisognava prepararsi a quest’eventualità. Consideri, Isabel, che quello era il tempo in cui la gente spendeva centinaia di dollari per un mago. Se qualcuno fosse riuscito a dimostrare di avere un clone di Gesù in grado di fare miracoli, avrebbe potuto cercare di usarlo per manipolare le masse a seguirlo”.
“E che accadde?”
Interviene Mosul: “La setta dei Realiani aveva già clonato dei bambini e l’opinione pubblica non aveva fatto in tempo a riprendersi che pochi mesi dopo un’altra setta americana era pronta per un progetto ancora più ambizioso: clonare il Nazareno utilizzando il sangue della Sacra Sindone…”
“Ma che buffo!”
“Si trattava di un gruppo californiano di Berkeley che si autodefiniva cristiano, capeggiato da un certo Kristan Lawson. L’uomo era deciso ad utilizzare il sangue contenuto nella Sacra Sindone per fare una copia di Cristo. Questi fanatici diedero il nome di “Second Coming” al progetto che annunciava il ritorno, per vie indirette, di Gesù.”
“E quale fu l’effetto?”
“Sdegno per alcuni, ed esaltazione per altri.”
“Lo credo bene… “
“Grazie all’ingegneria genetica” riprende Erminio “gli scienziati al servizio della setta intendevano prelevare una cellula di sangue dalla sacra reliquia, estrarne il DNA per introdurlo in un ovulo che poi – nel rispetto della tradizione – sarebbe stato collocato nel ventre di una giovane donna vergine che avrebbe portato a termine la gravidanza.”
“E così è stato…”
“In parte e dopo alcuni anni…difficoltà tecniche permettendo (le clonazioni annunciate dalla sacerdotessa di Clonaid, Brigitte Boisselier, non erano infatti mai state verificate), non era detto che un clone di Gesù sarebbe diventato quello che la setta avrebbe desiderato.”
“Infatti…”
“La pressione esercitata dai media, le enormi aspettative e l’educazione lo avrebbero trasformato probabilmente in un individuo disturbato e non proprio nel Salvatore del mondo.”
“E così è stato…”
“Si, ma solo più tardi e in altre condizioni. In quel tempo ai seguaci non bastava più il lieto messaggio che “Gesù è nei nostri cuori e ovunque” loro lo volevano fisicamente presente, non spiritualmente presente e lo volevano subito, senza attendere per tutta l’eternità.”
“La follia del mondo!”
“Garza Valdés, un ricercatore dell’università del Texas, aveva spiegato che il tentativo di clonare Gesù era assurdo ma non impossibile proprio per la presenza dei numerosi gruppi di fanatici in grado di tentare l’esperimento. La vera difficoltà era riuscire a procurarsi i campioni di sangue necessari per l’operazione”.
“E la Chiesa non si sarebbe mai prestata a concedere il sangue di Cristo…”
“Vero…ma quello che serviva veramente era solo una cosa: il denaro. E i promotori del “Second Coming Project” aveva a disposizione una gran quantità di eurodollari…”
“Ma a quel punto emerse miracolosamente il Velo di Marta e i lefevriani decisero di clonare Gesù e si scissero in due tronconi, come i vecchi gruppi della sinistra sessantottina.…”
“Esattamente….come gli scismi tra maoisti e stalinisti..”

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