Leggi la prima parte

Romanzi: Assassino Cherubico

Prologo
Un giorno Dik tornò con un leprotto tra i denti. Presi la piccola bestia tra le mani. Sanguinava dal naso e dalla bocca. Viveva nel braccio della morte; era una di quelle povere creature che liberano nel territorio nel periodo del “ripopolamento” per poi sventrarle a fucilate nei primi giorni della stagione venatoria. I cacciatori, dopo aver massacrato tutto quello che vive, allevano o importano fagiani e lepri, che lasciano liberi, per alcuni mesi, nelle loro riserve: autentiche aree di sterminio.
Le povere bestie assaporano la gioia breve della vita, per essere poi snidate dai cani e uccise dagli uomini. Vivono, fugacemente, nel loro “Miglio Verde”, nel loro braccio della morte.
Presi il leprotto tra le mani. Spirò dopo alcuni minuti. Pensai a quanto era nobile la sua morte, come era pieno di dignità e di innocenza il suo svanire dal mondo. Mentre lo accarezzavo, pensavo alla cianfrusaglia cimiteriale dei cattolici, pensavo alle virtù dal culo di marmo, ai cherubini tufacei dal volto di bambini depravati, alle checche angeliche, ai loculi, ai macabri appartamentini dei vermi, alle madonne piangenti e ai Cristi di pietra con il cuore in mano. Pensavo alla menzogna dell’immortalità antropocentrica dei preti. Pensavo a un funerale di un membro della camorra, che vidi in televisione, con amici in lacrime e amiche urlanti su una monumentale, assurda bara contenente il corpo putrescente del delinquente. Vedendo quel funerale, avevo provato una profonda vergogna: la manifestazione scomposta del dolore è qualcosa che mi colpisce, mi stordisce per la sua volgarità.
Quando i piccoli videro il leprotto morto rimasero sconvolti.
“Ne uccidono, ogni giorno, a migliaia per mangiarli”, dissi, “questo ha evitato il piombo del cacciatore… lo sapete… presto comincerà la strage…”
Zeno prese il leprotto, se lo strinse al petto, e cominciò sommessamente a piangere.
Cominciai a scavare una piccola fossa, ne avevo già scavate un centinaio, in un punto ombroso del giardino, presso i tigli. Ho sepolto uccelli, topi uccisi dai gatti, porcospini macellati dalle macchine.
Mentre scavavo sentivo Zeno mormorare. Mi accostai incuriosito per sentire meglio le parole che sussurrava al corpo inerte del leprotto: “Ti vorrei dare la mia vita… vorrei morire affinché tu possa vivere…” Anch’io pensavo la stessa cosa: per poterlo vedere correre di nuovo avrei dato la mia vita.
Ma sentirlo dire da un bambino mi fece effetto. Mentre lo seppellivo un pensiero mi saettò nel cranio: “Piccola bestia, sei più nobile del tuo stesso Creatore…”
Questo pensiero era scaturito senza la minima riflessione, si era manifestato spontaneamente: quel leprotto aveva scosso il mio essere.
Dissi ai piccoli: “Venite… vi racconto una storia…”

Un cavaliere giunge presso un castello, elevato su una spoglia collina, immerso nelle brume nordiche. Vicino al castello si intravede la tomba di un uomo, con la spada conficcata sul tumulo.Il cavaliere è mortalmente stanco, ha cercato il Graal per molti anni ma non l’ha trovato. Molti dei suoi amici sono periti nella ricerca. Un frate, incontrato in un’oscura foresta, gli ha raccontato che Galvano stesso ha massacrato almeno venti cavalieri tra i quali: Aiglin delle Valli, Keu d’Estraux, Banin, Malquin il Gallese, Melior della Spina, Camarduc il Nero, Marganor, Aglovan, Baedoier, Blioberis e il nipote di Artù, Ivano. Il cavaliere pensa di aver combattuto molte, assurde battaglie, di aver ucciso inutilmente. Prova nausea per i valori della sua classe ed evita di battersi, si allontana per evitare vergognose, futili tenzoni. E’ stanco e non crede più alla leggenda del Graal. Sta perdendo la fede, non crede neanche in un Dio misericordioso. Ha visto troppo dolore vagando per le terre desolate: contadini affamati, lebbrosi, gente disperata, animali macilenti e il regno di Logres devastato. Ha freddo, rabbrividisce.
Il destriero procede verso l’antico diroccato maniero. Una pioggia leggera cade. Si avvicina alla porta tarlata che si apre. Cala il ponte levatoio. Qualcuno l’osserva mentre incede oltre il fossato, traboccante di acqua nera, e attraversa il ponte. Il cavaliere ha l’elmo ammaccato, ha perso una spallaccia, la cotta di maglia è divorata dalla ruggine, la panziera è lacerata, i fiancali si sono quasi dissolti. Gli è rimasto un ginocchietto e due cosciali che, legati alla meglio, gli proteggono le gambe. Il cavaliere entra nel cortile del castello, ha un volto scavato, occhi divorati dalla febbre ma lucidi di misericordia. Attraversa un portale romanico con una bifora decorata dai resti di un antico mosaico che rappresenta l’Angelo degli Ultimi Giorni. Il castello è in rovina. E’ un rudere. L’erosione delle piogge e del vento ha provocato gravi danni. La grande scala di pietra disgregata sembra crollare. Le feritoie sono slabbrate e sembrano occhi ciechi, i merli consumati, il barbacane demolito, il maschio è ridotto a poca cosa, il cammino di ronda è coperto da erbacce, una quercia è cresciuta nella torre d’angolo. Le porte lignee sono fatiscenti. Le statue sono smussate e consumate dal tempo. Una figura equestre dalla testa troncata è in mezzo al cortile, coperta dal muschio e dall’edera. La porta della torre si apre e in una stanza spoglia, sotto un costolone crollante, si intravede un Gesù flagellato. Un uomo vecchissimo e zoppicante appare, scendendo da una scala a chiocciola: ha il viso smunto, i capelli canuti, una lunga barba e una tunica macchiata, lacera, piena di buchi. Il vecchio si ferma presso la torre diroccata di pietrame e muratura sotto le grottesche cariatidi consumate dagli elementi; sosta sotto l’immagine del centauro Chirone e osserva l’uomo armato senza proferire parola; risponde con un sorriso al saluto del cavaliere. Dopo alcuni istanti, da sotto la misera tunica, estrae una ciotola di legno consumata, come quelle dei lebbrosi o dei mendicanti, e la mostra al cavaliere, che si avvicina e legge una frase incisa sul fondo ligneo e bisunto della ciotola: “Ego sum qui non sum”.
Il cavaliere chiede il significato della frase, ma il vecchio non risponde e si allontana, sale le scale diroccate, apre una sgangherata porta e svanisce.
Il cavaliere sorpreso, interiormente intimorito, sente che è venuto il momento di partire, di lasciare il luogo arcano, e lentamente si avvia verso il ponte levatoio. Cavalca per un po’, poi, per un possente impulso sente la necessità di girarsi. Ferma il cavallo per vedere un’ultima volta il castello: il maniero è svanito. Scende dal destriero e si passa una mano sugli occhi, ma il castello non c’è più.
Ora il cavaliere intuisce: il vecchio era Il Re Pescatore e la ciotola di legno bisunto era il Graal.Il cavaliere, sbalordito, abbassa la celata, continua il suo itinerario, ma la fede non ritorna. Procede attraverso le foreste tenebrose e gli sembra di incedere nella notte nera del Nulla. Più tardi incontra un altro cavaliere che gli racconta di Perceval, di Bohor, di Galaad e del ritrovamento del Graal. Gli racconta del grande chiarore che esplose nel Castello Avventuroso, come se il sole intero fosse entrato da una finestra. Gli narra del Graal, su una tavola d’argento, ricoperto da seta vermiglia, circondato da angeli con incensieri, croci, ornamenti, e di un uomo, vestito come un prete, che elevava l’ostia. Gli descrive Pelleas, il Re Pescatore, il fanciullo dal volto di fuoco che s’immerse nell’ostia consacrata, l’Uomo, con le mani trafitte e il costato sanguinante, che emerse dal vaso del Graal e la lancia di Longino. Gli racconta delle quattro damigelle che piangevano lacrime amare mentre portavano il letto, riccamente addobbato, ove giaceva, coperto da un drappo, Mordrain il re Magagnato. Gli racconta del soffitto che si aprì e di Gioseppo, figlio di Giuseppe di Arimatea che discese dal cielo. Gli narra del Graal nel Palazzo Irreale e della mano senza corpo che lo rubò, dopo la morte di Galaad, e lo riportò nel Regno del Grande Mistero. Gli descrive la tomba di Ivano il Grande presso il Castello Avventuroso…Il cavaliere ascolta con attenzione e si chiede: “Che cosa ho visto, allora? Quale era l’autentico Graal?”
Ma del maniero diroccato tace. La fede mai più ritornerà. Né crede alla storia delle intrappolate scintille. Ma nel profondo del suo animo sa che è stato lui a vedere l’autentico Graal, nella desolazione della terra di Logres.

Caro Federico,
Sì in effetti, sono quattro i rabbini che tentarono la scalata al cielo, Akiba solo riuscì, gli altri soffrirono, Ben Azzay morì, mentre Ben Zoma divenne folle e Alisha divenne diteista. Il suo interesse per Alisha ben Abuyah detto “Acher”, che significa “l’Altro”, è comprensibile conoscendo le sue idee: Alisha divenne l’eretico per eccellenza del giudaismo rabbinico. Secondo un’antica tradizione gli angeli non possono sedersi perché non hanno le caratteristiche fisiche e metafisiche per farlo. Alisha incontrò Enoch – Metatron nei cieli e credette di aver incontrato Dio. Enoch aveva mantenuto le sue peculiarità umane e poteva quindi sedersi: Jahvè-Seva’ot l’aveva trasformato in un angelo. “Acher” vide, quindi, un angelo su un trono, e poi vide Dio, ugualmente assiso, e si confuse. Anche Isaia incontrò l’angelo seduto ma il suo accompagnatore angelico lo mise in guardia e gli ingiunse di non adorarlo. “Vi sono due potenze in cielo” disse Alisha quando tornò nel mondo “il Signore mi perdoni… non posso farci niente ho visto due Dei…”; e da questo dubbio, bizzarro episodio scaturì la sua eresia: “l’Acher” divenne diteista…
Sul detto gnostico che l’ha affascinato e che riguarda la tomba del corpo plasmato, cioè la veste con la quale le crudeli potenze originarie hanno ricoperto Adamo, e che hanno creato i presupposti per la caduta primordiale, le ricordo il discorso platonico del “Soma-Sema” della prigione del corpo. Lei è ossessionato dall’idea, puramente gnostica, della scintilla divina incapsulata, intombata nella materia. Essenti imprigionati in corpi: farfalle, pietre, uomini, cani randagi, vermi. Lei ripete spesso che tutte le scintille divine nelle cose potrebbero essere prigioniere di una metafisica malevolenza. Ma pensando così apre un varco nel suo basilare ateismo. Io credo in un Infinito Amore che libererà cose ed essenti. Lei crede, Federico, in un’infinita malvagità che prevarrà e che li annienterà.
… sono d’accordo, il libro VI della Pharsalia di Lucano è impressionante, la descrizione della strega è sconvolgente, basta leggere questo capitolo per abbandonare qualsiasi interesse nella demonologia: “L’oracolo del cadavere”, la “Nekyomanteia” è devastante, fa veramente orrore…
… riguardo al viaggio ultraterreno di Gottschalk le posso dire che è l’unico esempio di turismo extramondano che mi ha veramente impressionato, sembra che questo ponte stretto pieno d’aculei appaia in parecchie visioni. Sembra anche che il tedesco riportasse ferite dopo i suoi viaggi iperuranici; si direbbe che occorra subire una notevole devastazione fisica per accedere ai cieli.
Pensi a Padre Pio e alla bambina americana in coma che fa strani miracoli. Il corpo crolla, diviene sofferente, si oscura la mente, l’ego perde la sua potenza di comando e una dimensione nuova fa capolino nella mente afflitta, sofferente…

Angelo

Caro Padre Angelo,
Una volta a Londra ho conosciuto una donna, Jane Meredith, la quale costantemente meditava.Un giorno dibatteva, con un distinto signore protestante, il problema della morte apparente e dei viaggi ultraterreni. Mentre James Brady, il protestante, continuava a ripetere che le visioni beatifiche del tunnel e della luce misericordiosa, che sembrano attendere i morenti, erano prove di qualcosa che esiste oltre gli angusti confini materiali, la donna scuoteva la testa e ripeteva: “Sono le cellule celebrali, l’inizio del disfacimento, che emettono segnali rassicuranti per agevolare il trapasso, per rendere meno pesante il momento dell’annientazione. L’ossigeno viene meno, il sangue raggiunge più difficilmente il cuore, e tutto questo provoca piacevoli allucinazioni”.
A questo punto, ricordo che le chiesi: “Jane darling, ma non sei Buddista?”
Rispose: “Accetto dal Buddismo l’idea che bisogna superare “this horrible sense of craving”, questo scellerato bisogno di dominare, di emergere, di possedere, di superare, accetto anche l’idea che la vita sia essenzialmente dolore, ma questo è tutto. Il meditare mi aiuta a rasserenarmi, a rendermi meno ossessionata dal possesso delle cose.”
“E il Nirvana?” Domandai.
“Il Nirvana per me, dolcezza, è la fine di questo eccessivo “turmoil”, la fine del bisogno di possedere, dominare, schiacciare, fottere, affermarsi, colpire, sopravvivere, amare… Dio che gioia quando tutto questo orrore sarà cancellato..!”
E aggiunse: “La notte oscura che ci attende è il Nirvana, è la pace finale, e io la sogno…”
Tutto ciò mi fece impressione, eminentissimo padre, ed è rimasto nella mia memoria.
Ho letto una cosa che mi ha affascinato: gli abitanti dell’isola Fiji credono che nel loro Ade esista una grande donna chiamata Nangganangga, che schianti le anime che cattura contro una roccia nera, e che nella metafisica città di Nambanaggatai viva, si fa per dire, un Assassino delle anime, un’entità che dona una specie di seconda, orribile morte.
Mi domandavo, padre, esisterà un assassino degli angeli? Esisterà un’entità metafisica dotata di questo tremendo potere?
… due terzi degli americani crede in Dio… questo mi preoccupa oltremodo… un terzo sostiene di avere avuto una visione celestiale o infernale… questo mi preoccupa ulteriormente poiché gli americani impoveriscono, banalizzano ogni cosa…

Federico

Caro Yutaka,
Sono contento che si stia immergendo in quello che lei chiama l’oceano della cultura occidentale.
Scoprirà che non esiste trasparenza in quel luogo e che l’oceano può diventare un mare di merda. Una palude melmosa e olezzante. Un miasma. E sono anche d’accordo con lei, che leggere l’Iliade è come entrare nella bottega di un macellaio. Achille è il superscannatore dell’Occidente; noi amiamo coloro che hanno massacrato o portato al massacro migliaia e migliaia di uomini. Achille era anche adorato dalla principessa asburgica Sissi. Veneriamo Alessandro, Cesare, Napoleone: è la cultura classica con la sua cornucopia storico – culturale che elargisce macelli. Detestiamo Gengis Khan e Tamerlano, Hitler e Stalin. A scuola, quando ero bambino, eravamo divisi tra coloro che amavano Ettore e coloro che erano dalla parte di Achille. La scuola è un luogo di micidiale mistificazione: pone le basi del futuro orrore. La scelta era tra un sadico massacratore ed un vigliacco che godeva a scannare i più deboli e fuggiva a perdifiato davanti ai più forti. Avrà notato che Ettore se la faceva addosso in presenza di Achille, ma dopo “l’ira funesta” (Briseide doveva avere una passera leggendaria), dopo il “menin oulomenen” che ha imperversato sulle nostre giovani menti e il susseguente abbandono dell’Acheo, il troiano si era dato anima e corpo ai suoi istinti da scannatore di poveri cristi, da macellaio di guerrieri minori. Sì, quello che fa vomitare è la descrizione del massacro degli inermi guerrieri, dei disgraziati che se ne fottevano di Elena e del cornuto Menelao.
E il linciaggio di Tersite?
Già, chi era veramente Tersite?
Se lo ricorda, Yutaka?: “Basta con queste troiate manipolate dai nobili, andiamo a casa… facciamola finita… le nostre donne ci aspettano…”
“Che c’entriamo noi se Paride si fotte quella gran troia: che la sbudelli e poi la butti via… e altrettanto faccia il re con Briseide…”
Cosa avviene in realtà? Agamennone bleffa, sonda gli animi, brevemente dice: le nostre chiappone ci aspettano, ci attendono i nostri piccoli, che cazzo ci stiamo a fare qui? Le navi marciscono. E allora corriamo alle navi! Avanti miei prodi! Alle navi!!! E resta a guardare, attendendo un sussulto di orgoglio. E invece… un sussulto sì… ma poi la fuga generale… tra urla di incredulità e benedizione agli dei, l’armata si decompone, si scioglie come ghiaccio al sole, un fuggi – fuggi senza dignità alcuna… senza eleganza ed onore… “E’ finita questa stronzata. Che Paride continui a inchiappettarsi la vacca… beato lui…” Il re impietrito osserva. A quel punto interviene Ulisse. “Ma che fate disgraziati? Vigliacchi… tornate indietro… fetenti… disonorati… svergognati!!!”.
Gli araldi raccolgono gli uomini stralunati, confusi e lui urla: “Ma è stato uno scherzo, l’Atride vi voleva solo tentare… boccaloni!!!!”
Stupendo, Yutaka, tutta l’adolescenza a sorbirsi queste coglionate.
A quel punto appare Tersite, secondo l’aedo, portavoce della nobiltà egemone, il più brutto degli Achei. L’uomo che protesta sacrosantemente viene descritto, gobbo, calvo, zoppo, guercio con la voce gracchiante. Omero canta una bruttezza leggendaria: l’espressione incarnata dell’infimo. Ma Tersite è il povero, il misero, l’oppresso schiacciato dal mondo che fa capolino sullo scenario della storia. E’ il primo ribelle che viene demolito dal sublime pennivendolo dei potenti. La rivolta al potere costituito è laida, è turpe, inconcepibile e viene soppressa con i colpi che Odisseo fa calare sul deforme cranio di Tersite, usando, simbolicamente, lo scettro bronzeo – aureo del potere.
E l’ordine è perentoriamente ristabilito.
Un aedo che salivava per la nobiltà achea non poteva narrare quello che veramente accadde, non era nella logica dei tempi. Ma Tersite aveva protestato giustamente accusando Achille di essere un vigliacco, criticando ferocemente l’Atride e la nobiltà assassina degli Achei. L’altro grande eroe, sballottato dagli dei, Ulisse, lo demolisce; così colui che solleva il dubbio sulla grande impresa diventa una specie di clown, un miserabile folle che sfida l’ossessione del sangue e dell’oro dei Greci.
Caro Yutaka, siamo stati educati al massacro, al nazionalismo becero, ai santi incartapecoriti, ai teschi coperti di ragnatele e muffa, alle pugnette nel bagno, alle Madonne piangenti.

Leggo che sì è immerso anche nei “Fratelli Karamazov” ed è rimasto incantato dagli eventi che si sviluppano intorno allo starez Zosima. Sì, tutti i dibattiti che precedono la sorprendente, rapida putrefazione sono incredibili. Sono semplicemente stupendi. Sembra che Dio abbia giocato con quei bigotti, con quei fanatici ortodossi. Un autentico santo si decompone lasciando gli animi di piccoli uomini sguazzare nella palude di un’immane malevolenza. Padre Ferapont è un classico del fanatismo e Dostoevskij è il più grande. Ricorda le parole dello starez, dello ieroschimonaco Zosima?
“Amate gli animali, amate le piante, amate le cose tutte. Se amerai tutte le cose, penetrerai nelle cose il mistero di Dio. Una volta penetrato questo, senza interruzione verrai a conoscerlo sempre più a fondo e sempre meglio, di giorno in giorno. E alla fine amerai tutto il mondo d’un integrale universale amore. Gli animali abbiano l’amor vostro: ad essi il Signore ha donato un germe di pensiero e una gioia imperturbabile. Non turbatela voi, non li fate soffrire, non togliete loro la gioia, non contrastate il disegno di Dio. Uomo non ti far grande di fronte alle bestie: esse sono innocenti, mentre tu, grande come sei, appesti la terra fin da quando sei apparso, e lasci la traccia della tua pestilenza anche dopo morto. Ahimè questa è la verità…”

Mentre tu, grande come sei, appesti la terra fin da quando sei apparso, e lasci la traccia della tua pestilenza anche dopo morto. Questa è santità Yukata, eppure il povero Zosima si è immediatamente putrefatto, senza lasciare odori celestiali e profumo di rose.

E viene da pensare a Padre Pio che ha emanato profumo di rose e prodotto un culto fanatico.
Era un tipo strano, il frate. Un mio amico che andò a confessarsi da lui mi disse che era stato trattato dal santo in maniera selvaggia e ne era rimasto sconvolto. Non era un mite Padre Pio: il santo, per antonomasia, dell’Italietta. E questo mi inquieta, essere il prediletto dell’Italietta è pericolosamente rischioso. I cattolici non vogliono mai morire, non vogliono soffrire. Se ne fottono del paradiso che li attende, sono attaccati a questa valle di lacrime come mosconi alla merda. Non vogliono crepare, Yutaka, non ne vogliono sapere, c’è in una zona interiore, recondita, ascosa, in un angolo polveroso dell’anima o della loro psiche, un demonietto del nulla che sussurra continuamente una cantilena: “Tra poco svanirai fagotto di merda, svanirà il tuo miserabile ego… non illuderti, cocco bello…” Allora, questi devoti cattolici, intuiscono, malgrado la loro fede fiammeggiante, che forse la loro spuria, miserabile individualità sarà presto spazzata via dal vento come una bruma contaminata, come la nebbia sui monti, e si buttano a pecorone davanti ai santi “Faccia n’gialluta facce o miracolo…”
Ho seguito con grande attenzione le accuse che il partito del futuro avvocato del diavolo muoveva contro Padre Pio. Si diceva che frequentasse troppe donne, e addirittura si insinuava che avesse due volte alla settimana rapporti con una signora: “Cobulabat cum muliere bis in heddomana…”
Sono convinto che fosse un’infamia. Ma Giovanni XXIII si incuriosì e lo fece indagare. Pare ci fossero molte lettere anonime, le missive avvelenate: l’altra faccia della santa Italietta. Un Monsignore, Maccari, che indagò sul futuro santo, fu osteggiato dai fedeli e considerato un perfido inquisitore. La donna che accusò Padre Pio fu tacciata da mitomane, ma esisteva una vera e propria guardia del corpo femminile intorno al frate. Vede, Yutaka, la santità è strana; ripeto, il suo rapporto con Giovanni XXIII fa riflettere, il Papa era molto incazzato e non voleva avere nulla a che fare con il Santo. Sembra fosse per una profezia che non era piaciuta a Roncalli. E padre Gemelli, un fine teologo, detestava Padre Pio. La Chiesa della ragione mal sopportava la Chiesa meridionale con le sue febbri, i suoi deliri, i suoi maghi. Non dimentichi che il “miracolismo degenere” è frutto del “familismo degenere” e che in questa terra felice prolificano maghi e santoni. Il miracolume cristiano si intreccia con la magia e il paganesimo. E’ fuso con queste pratiche superstiziose come il Vudù è unito indissolubilmente con il mondo cristiano dei santi e dei beati.
I maghi e i santoni in Italia sono oltre 40.000, fatturano annualmente 9.000 miliardi. Ho letto che un talismano può costare sulle 100.000 lire e una fattura contro il malocchio da 200.000 lire a 8.000.000. I clienti di questo mondo superstizioso – fantastico sono oltre 9.000.000; consideri che abbiamo una popolazione di circa 58.000.000 di persone; consideri anche che in Italia il 38% delle sette sono religiose, ma il 40% sono ufologiche e il 22% esoteriche.
Malgrado il Polacco siamo nel regno di Satana.
E le stimmate?
Lo sa, Yukata, che le ricevono anche persone con una debolissima fede, che non sembrano degne di tanta ultramondana attenzione? La Scozia ha un paio di casi eccellenti, e c’è un altro caso in Inghilterra.
Un povero cristo con una fede miserella le mostrava durante una ripresa televisiva e non sembrava divorato da mistiche passioni. “Ma io…?” Ripeteva: “io?”.
Vai a capire… le vie del Signore…
E poi, considerando i terribili patimenti, anche se Padre Pio avesse avuto dei rapporti carnali con una donna cosa avrebbe cambiato, che ci sarebbe stato di male?
Il Creatore dell’Universo può preoccuparsi per una scopata di un santo?
Le testimonianze del frate venivano strumentalizzate politicamente dalla Democrazia Cristiana: era diventato un simbolo vivente dell’anticomunismo.
Lo sa che esistono comunisti tra i suoi devoti?
Tuttavia, intorno a questo frate e ai luoghi ove operava, è sorto un impero, un immenso movimento, ho letto che sono germogliati 2156 gruppi di preghiera, 63 case religiose, 40 alberghi e se ne prevedono altri 100. Stanno edificando una chiesa che costerà 30 miliardi, roba da lasciare allibiti. In un anno a San Giovanni Rotondo giungono oltre 7.500.000 pellegrini. E poi c’è l’eterno mercato, con i banchetti, le statuette e le cianfrusaglie che Cristo prese a calci a Gerusalemme, incazzandosi da morire e diventando paonazzo per la rabbia. Gli ci vollero i massaggi della Maddalena per riprendersi.
Pensavo fossimo una nazione leggermente, e dico leggermente, più seria, invece ho scoperto che oltre il 53% degli italiani “crede in Gesù e nei dogmi”, che solo il 2,2% ha scelto un’altra religione, che il 30,6 % “crede in Gesù ma non nei dogmi” e che gli atei sono un misero 2,8% dell’intera popolazione. Pensavo fossero molto più numerosi, considerando la forza che ha avuto il marxismo in Italia.
Sto lasciando la mia vecchia casa, troppi cacciatori, sparano da ogni angolo, mi affliggono e sono impotente. Tra poco questi 900.000 assassini vomiteranno un fiume di 25.000 tonnellate di piombo su 100 milioni di povere creature, inermi e indifese.
Padre Pio ha mai pronunciato una parola in difesa di questi poveri esseri?
Chissà. E a che serve la santità se è puramente antropocentrica?
Tutto ciò che si muove intorno al cattolicesimo mi insospettisce profondamente, Yutaka.Tutto quell’odore di muschio, naftalina, vecchiume, orina, muffa, sudore, tutte quelle ragnatele, quella polvere che si posa sui teschi dei santi rosicati dai topi m’ infastidisce.
Yutaka, noi siamo un popolo ossessionato dal lotto e dal miracoloso, lo ha capito?

Sono contento che è riuscito a trovare un nastro di “Stalker”.
Mi faccia sapere le sue impressioni. Non sto bene fisicamente e ho deciso di trasferirmi, qualcosa che ho visto mi ha profondamente colpito, direi segnato. Un cacciatore ha centrato sotto i miei occhi una tortora e l’ha lasciata con un enorme buco sul candido petto.
Ho ricevuto da John un nastro con un film con Jeremy Irons: Chinese Box.
Si vedeva a tratti un povero cane costretto a correre, con la lingua di fuori, su una specie di rullo. Alcuni maledetti cinesi di Hong Kong, un’autentica città di merda, lo costringevano, per ore e ore, a correre in quella maniera crudele per farlo vincere alle corse. Dopo quel bestiale allenamento lo tenevano a digiuno per assicurarsi che fosse affamato al momento della corsa.
Mi sono ricordato del cane Zucka, di Iliuscia e di Kolja nei fratelli Karamazov; ricorderà che il servo dei Karamazov, il sublime Smerdiakov figlio di Smerdiasciaja, gettò al povero cane un boccone con uno spillo e che il cane sparì, impazzito, e mai più ritornò.

Ho visto anche un orrendo documentario ove si vedevano i civilissimi norvegesi massacrare le piccole foche. E mi sono detto, ma che specie mostruosa il Padreterno ha concepito?
Che infinito orrore è quest’essere creato a sua immagine.
Quel cane di Chinese Box mi ronza come un moscone nel cranio, mi tortura, qualcosa sta per succedermi. Anche la tortora che ho raccolto e seppellito ha prodotto, in me, una specie di folgorazione: una luce violenta ha investito la mia povera mente, devastandola.
Per due giorni sono stato incapace di muovermi. Ho meditato a lungo, ma vedevo solo un rosso bagliore, un’esplosione di luci che diventavano una rosa di sangue.
Non so descrivere quello che mi sta accadendo ma provo un senso di orrore, di assoluta impotenza davanti al Male del mondo. Sono rimasto in un assoluto silenzio per giorni, non riuscivo più a parlare, ho masticato gli orrendi eventi, li ho lentamente digeriti. La luce violenta mi ha più volte rivisitato e…

Federico

Esimio lettore, ho incontrato a Napoli Hasan, un tipo interessante.
Ho pranzato con lui in un ristorante chiamato “Addò e figliole” a Monte Calvario.Mi ha venduto una carabina AZ 1900, una Rover Sabatti, una pistola Wildcat 277 e altre pistole. Tutta roba rubata. Ho speso parte della mia liquidazione per acquistare queste armi.
Hasan discende dai “Qarmatians” una setta emersa nel sud dell’Iraq che fu fondata da Hamdan b al-Ash- ath detto Qarmat. Una società segreta estremamente vicina alle idee del comunismo. Mi ha spiegato che tutti i beni venivano divisi nel gruppo che eleggeva un leader, con questo sistema erano riusciti ad abolire la povertà. I Qarmatzi, che originavano, se non erro, dagli Ismaeliti, e avevano avuto contatti con la famosa setta degli Assassini, che Hasad ammira molto, erano pronti ad uccidere per la loro fede. Avevano una base nel golfo Persico da dove attaccavano città importanti come Kufa e Basra.
Al-Masqdisi e il viaggiatore persiano Nasir-i Khosraw visitarono i loro centri e rimasero stupiti, meravigliati da questa setta che era riuscita ad organizzare una società giusta. Hasam ha forti simpatie per Ahmed Shah Massud il leader dell’opposizione ai Talibani. Mi ha raccontato di averlo incontrato a Khair Khana, vicino a Kabul, in Afghanistan. Da quello che capisco è un terrorista moderato, se così si può dire, e detesta gli integralisti.
Mi ha spiegato la situazione Afghana descrivendomi i vari gruppi in lotta.
Gli Iraniani sciti finanziano l’opposizione ai Taliban sunniti. L’Arabia Saudita, invece, aiuta a suon di milioni di dollari gli Studenti Coranici. L’Uzbekistan sostiene il generale uzbeko Dostum che, secondo Hasan, rischia di uscire con rapidità dallo scenario del potere. Il Tagikistan favorisce l’opposizione ai Taliban, e Mosca ha 20.000 uomini schierati sul confine del paese amico. Il Pakistan è il sostenitore più agguerrito degli “Studenti di Teologia”. L’India e la Turchia li detestano.
Chi immagina l’Islam come un gruppo monolitico sogna ad occhi aperti. Hasan dice che l’Islam si suiciderà a causa delle guerre intestine. Mi ha anche detto di aver conosciuto l’emiro della Jihad, Osama Bin Laden e il teologo del regime fondamentalista del Sudan, Al -Tourabi. Ha aggiunto che sono uomini pericolosi e che stanno trascinando l’Islam verso una china pericolosa. E’ convinto che il vero intento dell’emiro è di rovesciare il regime teocratico, corrotto e filoamericano dell’Arabia Saudita. Bin Laden detesta la presenza di truppe americane presso la Mecca, Medina e vuole liberare i luoghi santi. Molto interessante. Ho pagato e sono partito. Ero ovviamente travestito, avevo barba e parrucca. Ho messo tutto in una grande borsa e mi sono dileguato.

Caro Federico,
Stalker mi ha impressionato moltissimo. Ritengo Tarkovskji tra i cinque più grandi registi che siano esistiti. L’idea è stupenda, se ben ho capito, a causa di un’esplosione in un complesso nucleare in una landa desolata, che ricorda la Siberia, avviene un sovvertimento delle leggi di causalità, che produce una zona ove tempo e spazio sono stravolti; in quel luogo si manifesta il miracoloso: l’Altro.
Lei, una volta, mi disse che nelle Badlands provò qualcosa di simile, anche se differente. Mi parlò d’un sovrumano silenzio, di qualcosa di inaudito, di un luogo ove il Sacro era tangibile. Lo “Stalker” è l’uomo dal volto sofferente, che ha abbandonato il mondo per quel luogo mistico, arcano; è colui che conosce la via, che sa orientarsi, come una guida dei morti nell’Ade. Come un Hermes psicopompo sa attraversare l’insidiosissima zona che può distruggere o guarire. La zona è un luogo ove ciò che è Oltre, e forse non è assolutamente oltre, si manifesta. L’altra guida che ha provato il miracoloso e si è arricchita attraverso il peculiare contatto, si è suicidata. Arricchirsi sul Sacro è devastante. Gli angeli, o chi per loro, non perdonano.
Ho sentito dire che Tarkovskji l’ha fortemente influenzata a scrivere un libro sull’Italia Misteriosa. Tokara mi ha raccontato che quando lei vide, nel film del russo “Nostalgia”, le scene dei ruderi, dello scheletro della chiesa di San Galgano e la piscina medioevale di Bagno Vignoni immersa nella nebbia, decise di scrivere un libro sui luoghi misteriosi.
Sto leggendo, oltre ai Fratelli Karamazov, quello che lei considera l’ultimo grande profeta ebreo: Albert Caraco. Il suo libro “Breviario del Caos” potrebbe essere la Bibbia dei terroristi dell'”Esercito delle 12 Scimmie”. Dopo aver letto questo scrittore viene voglia di annientare, almeno parzialmente, il mondo.
“Con cento milioni di esseri umani la Terra diventerebbe il paradiso; con i miliardi che la divorano e la insozzano sarà l’inferno da un polo all’altro, la prigione della specie, la stanza della tortura universale e la cloaca gremita di folli mistici che campano del loro lerciume. La massa è il peccato dell’ordine, è il sottoprodotto della morale e della fede, basta questo per condannare l’ordine, la morale e la fede giacché non servono che a moltiplicare gli uomini e a tramutarli in insetti”.
E ancora: “Gli uomini si sono diffusi nell’universo come una lebbra, e più si moltiplicano e più lo snaturano, essi credono di servire i propri dèi diventando più numerosi, i bottegai e i preti approvano la loro fecondità, gli uni perché questa li arricchisce, gli altri, invece, li accredita.”
Ho letto anche con grande attenzione il dialogo tra Alioscia e Ivan sul Male del mondo. “Io credo che il Diavolo non esiste e quindi è stato creato dall’uomo a sua immagine e somiglianza” dice Ivan, quando parla delle torture che i turchi infliggono ai bambini. Quando parla del “mugik” che batte il cavallo ho pensato alle sue ossessioni. Quando narra delle torture inflitte a una piccola rinchiusa in un “lercio stambugio” ho pensato a Caraco. Forse ha ragione, bisognerebbe distruggere il mondo.
Le ho inviato uno studio, in inglese, su quattro Maestri Zen: Bankei, Soen, Ikkyu e P’ang Yun, lo legga con attenzione. Le ho anche incluso un mio articolo sulla deturpazione e contaminazione consumistica degli angeli, seguendo una sua vecchia idea. Gli americani, come mi diceva, stanno imperversando sulle schiere angeliche. Le banalizzeranno e le svuoteranno di qualsiasi energia e della loro forza vitale originale. Stanno mettendo in cantiere, a ripetizione, dei film sugli angeli. Ultimi: la Città degli Angeli e Meet Joe Black, dopo aver imperversato con gli orrendi film di Warren Beatty, Travolta e compagnia.
Stanno demolendo l’iperuranio dopo aver affogato il mondo in un mare di perversa banalità. Pisciano sull’Ultramondo dopo aver defecato il loro vuoto abissale su questa povera terra.
E a proposito di angeli e di diavoli mi è piaciuto moltissimo il Satana di Dostoevskij con la sua brizzolatura, la giacca color cannella un po’ logora, un po’ fuori moda, la biancheria un po’ sporca e la sciarpa lisa. “Daccapo sdruccioli nella filosofia?” domanda a Ivan.
E’ mai stato visitato dal Diavolo, Federico?
Me lo immagino un Mefistofele travestito da cacciatore che conversa con lei…
Non se la prenda, mediti… e rinunci a cacciare, è una contraddizione.

Yutaka

La mattina dopo, chiusa con un lucchetto la valigia contenente le armi acquistate, ho visitato Napoli segreta. Ho passeggiato per Via dei Tribunali, ho visto la chiesa delle Verginelle e sbirciato nel sotterraneo ove le monache gettavano i piccoli nati da amori segreti. Con un permesso speciale ho perambulato nel Palazzo di Donnaregina, ove Giovanna di Ungheria, dopo aver cavalcato con grande libidine i suoi amanti, li faceva accoppare e intombare nella chiesa di San Giovanna in Carbonara. Dicono sia un posto visitato da spiriti. Mi sono soffermato tra gli orrori del Cimitero delle Fontanelle, ove si adottano teschi per pregare per le anime dei defunti, per poi passare le ultime ore disponibili nella famosa Cappella del Principe di San Severo, con il suo Cristo Velato e i suoi terribili scheletri.
Sono rientrato a casa nel tardo pomeriggio mi sono coricato e l’immagine velata ha influenzato un mio sogno: ero in una chiesa e c’era un enorme Cristo marmoreo, morto, deposto con il ventre sul sagrato di una vetusta chiesa. Su un bassorilievo giallo, vicino alla testa di Gesù, erano scolpiti tre canarini, un quarto era inciso sulla fronte dello stesso Redentore. Avanzavo verso una grande sagrestia stracolma di triregni, palli, fanoni, zucchetti, pettorali, infule, camici, pianete, dalmatiche e traboccante di immagini sacre. Da una finestra della polverosa sagrestia vedevo dei ghiacciai a forma di grattacieli che si trasformavano continuamente e sembravano soffusi da una luce surreale. Sembravano torri magiche, delle volte diventavano minareti, altre volte campanili di chiese, altre volte torri medioevali, ogni volta che li osservavo cambiavano forma e stile. Il sole splendeva tra le nuvole in maniera misteriosa. I giochi della luce erano stupendi. Vagavo incuriosito nella vuota navata; improvvisamente aprii una porta situata dietro l’altare e vidi una scaletta di legno che saliva verso la cupola, decisi di salire e raggiunsi una soffitta in cima alle scale scricchiolanti. C’era un’altra porta lignea, semiaperta.
Nella stanza dal mobilio fatiscente, dalle pareti scrostate e dal soffitto dipinto da affreschi, che ricordavano Tiepolo, intravedevo mia madre nuda su un letto. Era estremamente attraente, era giovane e ancora piena di fascino. Gretel, la mia gattina, era accucciata sul suo ventre, con le zampine sul seno, e mi fissava con il suo vivissimo e mite sguardo. Mia madre aveva l’espressione, sessualmente ambigua, delle bambine di Balthus e sorrideva invitante. Improvvisamente sollevò, con grande indolenza, il tornito, candido braccio, m’indicò una statua lignea di un centauro e sussurrò: “Ecco il tuo Chirone…”
Avevo un desiderio folle di possederla, ma ero confuso, mi svegliai e Gretel era assopita vicino alla mia testa. Esimio lettore, Gretel è il mio angelo sofferente, il mio angelo-gatto ed è stranamente confusa con l’immagine di mia madre, Gretel è sovrapposta alla visione del suo rocambolesco suicidio.

PARTE PRIMA: PULSIONI ANGELICHE

1. Londra 1968: la maschera argentea

Il giorno era cupo, la piattaforma lucida di pioggia, il treno passò veloce senza fermarsi.
Federico attese pochi minuti e un nuovo treno giunse nell’aria caliginosa, la gente si accalcò per entrare. L’amarezza del nuovo giorno lo colpì con la presenza dei mille volti, sentiva il pesante distacco, la noia, il tepore del sonno interrotto, il chiasso nella testa era forte, cercò di ordinare le cose.
Lesse l’Overseas News del Times, che presentavano la stessa eterna insipienza, le fermate si susseguirono come un incubo, il tanfo dell’aglio lo sorprese inaspettatamente e le porte si spalancarono. Federico s’immerse nell’aria umida avviandosi verso la tortura quotidiana. Pensava a quello che aveva letto la sera prima: Spengler, parlava dell’urbanizzazione delle masse, di “Caesar like figures” che avrebbero fermato l’avanzata del bolscevismo ai confini dell’Europa. Pensò a Hitler alla sua voce isterica e sferzante. La sua vita procedeva nello squallore quotidiano. Camminò lungo il marciapiedi contemplando una bionda devastata dagli anni, profondamente decadente, ma ammaliante, entrò nell’ufficio e fu colto da profondo sconforto.
Giorni prima, aveva esperimentato la profonda solitudine del mare, aveva visitato la costa inglese presso Hastings. Aveva nevicato e il filosofico esilio era finito in una sbornia di noia e malinconia che lo aveva paralizzato. Continuò le sue vuote meditazioni, solo per igiene mentale.
La sua esagerata suscettibilità era stata ferita durante una passeggiata in riva al mare, quando dei bambini gli avevano gridato di tagliarsi i lunghi capelli ed erano fuggiti e lui li aveva mestamente osservati. Nulla sembrava scuoterlo, contemplò il sole calante nel mare grigio come una platonica realtà riflessa sulle acque. Cominciò a pensare ai paesi dell’Est e si diceva: sono fondamentalmente fascisti, e lo erano prima della venuta dell’Armata Rossa. Forse un giorno ci sarebbe stata una grande rivoluzione in Occidente e l’Armata Rossa sarebbe giunta imponendo la giustizia in queste terre: sancta simplicitas.
Il freddo era intenso, l’orrore del giorno si avviava verso la sua conclusione, uscì dall’ufficio e si diresse verso Victoria a piedi, attraversando Green Park. Si fermò in una chiesa cattolica, che chiusa da alti edifici sembrava perdere la sua naturale maestà. Angeli vittoriani, smussati, come giovanetti castrati si ergevano sul portone e fissavano il cielo con occhi di struggente nostalgia: la terra è invero un esilio, sembravano dire.
Il meeting sarebbe iniziato alle 20,30, c’era tutto il tempo per riposarsi, esiliarsi in quel contenuto silenzio. Avanzò lentamente nella chiesa, percorrendo la vasta navata, e si sedette presso una colonna dal capitello finto – dorico, su una sedia di paglia. In effetti, era intimorito dal mondo esterno, temeva di ritornare nell’oscurità della sera, temeva il contatto con il mondo degli uomini, improvvisamente intravide un’ombra vicino a un altare barocco, era una giovane donna inginocchiata. L’osservò con attenzione, mentre raccolta in preghiera, sotto un Sant’Antonio che sembrava un pederasta morente, sollevava a tratti un bellissimo volto, totalmente assorbita nella sua meditazione. La contemplò con grande accuratezza non visto, capelli rossi, stupendi, cadenti sulle spalle, una finta magra, con un corpo nervoso. L’immaginazione sessuale si scatenò. Pensò che sarebbe stato bello avvicinarla da qualche parte, fuori della chiesa e farsi prendere per un angelo, dicendo: le tue preghiere sono state ascoltate.
Dopo un rimuginare pauroso di immagini sessuali che si rincorrevano caoticamente, Federico si alzò e si avviò verso una bara di vetro che conteneva un minuto santo del periodo elisabettiano, coperto da una maschera d’argento. Lesse con attenzione: sbudellato ai tempi di Enrico VIII, o qualcosa del genere, rimase profondamente incuriosito: “Ecco l’adorazione della morte, la vera essenza del Cristianesimo” si disse mentre contemplava la maschera argentea. Quello che più lo infastidiva era la femminea espressione del volto. “Finocchio beatificato – pensava – Possibile che dalla predicazione del Cristo si siano evoluti epifenomeni di questo tipo?” Autentica perversione, rifletteva, e continuava a brontolare sulla salma del santo. Era attratto da quella decadenza e dall’inutilità pomposa di quella morte, dal nulla di questo scheletro parato in oro, argento e fini merletti.
A tal punto era arrivato nel suo soliloquio che fu sorpreso di vedere la ragazza dai lunghi capelli passargli vicino, quasi sfiorandolo, interrompendo la sua stramba meditazione; voltò di scatto la testa, osservando le gambe stupende emergenti da una corta gonna; la ragazza transitò velocemente senza per nulla notarlo. Era nel territorio degli angeli.
La chiesa era vuota, immensa in un silenzio represso ed ostile, un crocifisso di stile senese pendeva da una larga trave, sostenuto da catene dorate, ricordava vagamente un Cimabue con i colori di Duccio di Buoninsegna e si ergeva maestoso contro la volta oscura.
Un tempo Federico aveva ardentemente creduto, ora analizzava i suoi sentimenti e giungeva al nucleo nero della sua fede finita. Alla fede era subentrata la volontà di cambiare il mondo, sentì una porta aprirsi in direzione della sagrestia, un prete aitante, quasi saltellante si dirigeva verso l’uscita. All’altezza della bara di vetro Federico lo fermò e chiese informazioni sul santo, che lo inquietava e lo incuriosiva, il prete contorcendo le mani grassocce narrò sinteticamente i fatti: era stato squartato vivo per la sua fede dai protestanti..
Pensi Padre – disse Federico – se questo sacrificio è stato inutile, e si meravigliò di averlo detto.
Il prete sorpreso, sorrise ma non rispose, salutò e si allontanò. Raggiunse un chiostro pieno di libri e cominciò a rovistare, a mettere ordine mentre osservava con la coda dell’occhio lo sconosciuto.
Federico si diresse verso l’uscita ma, notando il sacerdote che lo scrutava, si segnò e ne provò vergogna.

Il freddo della sera l’investì, debolmente discese le scale, il luogo ove si teneva l’incontro era vicino, s’avviò lentamente cantando un motivo di Presley, fortemente degradato dalla sua voce stonata.
La casa era decente, assolutamente non rivoluzionaria, ma prettamente borghese: dei tappeti coprivano i pavimenti lignei delle stanze, Federico procedette verso una stanza illuminata. Trovò otto persone che parlavano concitatamente e un giovane disteso su un letto. Aveva lunghi capelli biondi e una voce severa che cercava di enunciare una nuova teoria: una rivoluzione politica in Russia, come coronamento a quella bolscevica. Federico si sfilò il cappotto, si sedette per terra vicino al fuoco e seguì le strane cose che l’uomo biondo diceva. Fissò Bernardo accovacciato come un Buddha su uno sgabello, anche lui seguiva il corso dei pensieri esterrefatto, i loro occhi si rivolsero verso James, l’uomo biondo. La burocrazia egemone nell’Unione Sovietica andava spazzata via, una nuova leadership era necessaria, con caratteristiche radicalmente differenti da quella dominante. James s’infervorava, la rivoluzione era stata profanata, era nelle mani di piccoli borghesi, gli operai non trovavano spazio, in Inghilterra una nuova rivoluzione era necessaria con una dittatura operaia che avrebbe escluso gli intellettuali dal ruolo egemone che avevano attualmente in Russia.
Federico a bruciapelo domandò: “Consideri Lenin, compagno, un piccolo borghese?”
”Naturalmente” rispose James, affermazione coperta da rumorose risate, che lo fece rapidamente desistere dal continuare.

Tony prese la parola, il meeting si disperdeva in un labirinto inane di concetti, enunciati sinteticamente e selvaggiamente contrastanti. Si cercò di mettere ordine. Inutilmente, la critica alla rivoluzione bolscevica tornava impetuosamente nella sala e disperdeva il dibattito in un caos di grida e di insulti.
Da quando i fatti francesi erano esplosi, i gruppuscoli delineavano strategie vincenti, strutturavano potenziali meccanismi che sarebbero divenuti gli strumenti necessari per pilotare le masse verso le future utopie. Marchingegni da inserire come teste e cervelli sul corpo dell’informe massa.
Federico era già finito in mano a dogmatici pazzi altre volte, e voleva evitare situazioni imbarazzanti, sentiva la mancanza di un partito autentico, questi incostanti gruppuscoli lo facevano ridere e pensava a Gaitskell, che aveva definito i Trotzkisti “Peanuts”.
Ma cosa bisognava fare, il Partito Comunista Inglese era comicamente irrilevante, la rivoluzione totalmente impossibile, una rivolta come quella del ’68 francese impensabile, la classe operaia alienata a tal punto che l’unico che riusciva a smuoverla era l’elegante razzismo di Powell. E allora?
Si rese conto che frequentava una sinistra scissa, pateticamente confusa, inutile, anarchica, incapace di imporsi una disciplina, condizione assolutamente necessaria per creare una qualche forma di movimento. Gli incontri duravano ormai da nove settimane ed erano divenuti un disastroso miscuglio di confusione ideologica e volontarismo piccolo borghese, non si poteva trovare un punto fermo dal quale partire.
Tony spiegò che sarebbe stato opportuno unirsi all’International Socialist, e puntando a questa simbiosi aveva invitato due militanti di quel movimento. Diceva che questo gruppo operava direttamente nelle fabbriche, aiutava negli scioperi e faceva opera di proselitismo tra gli operai.
Bernardo chiese: “Hanno un’ideologia distinta?”
“No” rispose “l’IS non ha un’ideologia precisa.” James incalzò: “Allora cosa dite agli operai?”
Ne scaturì che intervenivano esclusivamente con l’intento di aiutare, e che erano un discreto numero per cominciare, circa duemila, ma che nessuno interferiva sulle loro idee. Non c’era un comitato centrale, il proselitismo non veniva fatto su basi ideologiche. Federico cominciò a ridere e si assentò passeggiando nel corridoio, la cosa gli sembrava assurda, abituato al rigido stalinismo assorbito negli ultimi anni, non riusciva a capire lo scopo dell’operazione e la finalità del movimento. Nella stanza la discussione imperversava tra grida e risate, Federico osservò con attenzione l’arredamento della casa: c’era un’immagine del Che appesa ad una parete infiorata, sulla sinistra appariva D.H. Lawrence che scrutava con occhi allucinati un indefinibile punto nel grande vuoto.
Seduto su una poltrona sdrucita un uomo leggeva. Federico fumò una sigaretta, si vergognava di essere finito in quel bordello, si fece coraggio e raggiunse nuovamente la sala ove aveva luogo il dibattito. Una ragazza nera di felina bellezza stava spiegando la catastrofica esperienza dei negri nell’emisfero occidentale e il fallimento dei comunisti americani. Bernardo fece dei segni a Federico indicando la porta, come per dire che il tempo per una fuga dignitosa da quel petulante e disarmonico dibattito era giunto, ma Federico esitava.
L’ottimismo marxista di alcuni era semplicemente incredibile, chiunque si sarebbe accorto che in Inghilterra non c’era uno straccio di possibilità per una rivoluzione, ma quelli insistevano con il loro atteggiamento positivo e allo stesso tempo assolutamente folle. Il numero non conta, diceva un tipo, i bolscevichi hanno iniziato con un gruppo sparuto. E Hitler iniziò con sette militanti, e guarda che cosa è successo, diceva un altro. Certo ma allora erano altri tempi, affermava Bernardo. E ovviamente siete fuori dalla grazia di Dio, aggiungeva Federico.

Mentre diceva così, una porta si aprì ed incredibilmente apparve la ragazza che pregava presso la maschera d’argento e Federico ne fu sbalordito.
Prese coraggio e chiese: “Chi sei?”
”La compagna di James…”
“Ti ho visto in chiesa che pregavi…”
“Certamente, io sono cattolica” – disse con un accentuato accento irlandese – “e se vuoi saperlo quelle stronzate che dite di là io proprio non le bevo…”
“Neanche io” disse Federico.
“E allora che cosa ci fai qui?”
“Me lo stavo chiedendo anche io…”
“James giunse e disse: hai conosciuto la mia bellissima donna?”
“Si l’ho vista in chiesa…”
“E che ci facevi in chiesa?”
“Mi riposavo, amo il silenzio dei luoghi sacri…”
“E vuoi fare la rivoluzione?”
“Ma che c’entra James, non c’entra un cazzo di nulla… non pregavo, mi riposavo…”
La donna guardò James e disse: “avete svegliato il piccolo con tutte quelle stronzate sul cambiare il mondo…”
“Mi dispiace Dorothy… staremo più attenti…”
Federico chiese: “Avete un piccolo?”
“Sì” disse James “lo vuoi vedere?”
“Sì, mi incuriosisce vedere tuo figlio, spero che cresca lontano da tutte queste patetiche cazzate.”
“Lo vuoi veramente vedere il piccolo?” Chiese James.
“Certo, fammi vedere il marmocchio.”
Entrarono in una piccola stanza ove un bambino di due anni giocava. Quando il piccolo vide Federico lo guardò con grande meraviglia, con occhi di stupenda luminosità. Federico rimase stravolto, ed il piccolo toccò la sua mano, sentiva che tra lui e questa creatura esisteva un qualcosa di profondo ed inspiegabile. Da quegli occhi, da quella innocenza si apriva un mondo di luce, ma lui non comprendeva il nesso, gli sfuggiva questo “cercarsi nel mondo”. Sentiva il piccolo nel suo intimo, sentiva quello sfiorarsi che diceva: siamo dello stesso metallo, veniamo dagli stessi mondi. Provò brividi e con gli occhi della mente fu riportato nella semioscurità della chiesa nella zona degli angeli, rappresentati da mosaici che sembravano avvolti dall’ombra e dalle tenebre come se fossero bilanciati tra il regno satanico e quello angelico; e nel bagliore della mente, come un flash, intravide un essere di luce dal volto austero e dai capelli canuti che sorrideva e mostrava una grande spada di fuoco come un’Excalibur fiammeggiante.
Federico si riprese, ondeggiò e cerco di sembrare normale.

“Come si chiama questo esilarante marmocchio?”
“Oz” disse il padre “il piccolo si chiama Oz.”
“Un bel cazzo di nome per questo piccolo angelo” pensò Federico, ma non disse niente e lui che non sapeva come trattare bambini di quell’età, lo sollevò d’istinto e l’abbracciò amorevolmente, e il piccolo gli toccò la fronte con una spada di plastica, quasi benedicendolo.
Dorothy disse: “Una zingara mi ha fermato ieri, lo ha guardato e ha detto: un oceano di sangue per le piccole luci, per i piccoli esseri… non ho capito quello che volesse dire ma sto ancora tremando.”
“Condurrà la rivoluzione inglese, le piccole luci sono il proletariato” disse James che aveva un nuovo Lenin conficcato nel cervello. Federico invece era scosso da immagini angeliche di natura tumultuosa, incomprensibili, vedeva nella mente una lotta micidiale come espressa in mille mosaici. Alla fine nella totale confusione uscì e mormorò: “Che la luce divina sia con te.” Da tempo il suo ateismo era profondamente incrinato. Non riuscì a smettere di pensare al marmocchio per un solo momento, seguiva anche la caotica confusione dei concetti, lo riprese l’urgenza del silenzio e si avviò attraverso la piovosa città.
Federico odiava le città, ma essendo stato allevato in quel veleno non poteva disfarsene.La scelta rimaneva tra lo squallido mercanteggiare giornaliero e una vita di vuoto silenzio: s’inabissò in un labirinto di vicoletti nella zona di Temple, attraversò l’area ove risiedono gli studi degli avvocati e provò nuovamente pace. Ma che cazzo di nome gli hanno dato all’angelo, si ripeteva, di una cosa era sicuro: quel piccolo non era di questa terra. Si sedette sotto un albero, su una panchina, il cielo aveva un riverbero violaceo, la pioggia scendeva ancora lenta, il marmo era lucidissimo, la pietra tufacea intrisa di umidità era stupendamente smussata. Quelle pietre antiche consumate dagli elementi, quel senso architettonico del logoro, avevano il potere di condurlo a riflessioni sulla vita monastica, che aveva molto desiderato, ma essendo privo di fede, non poteva concedersi.
Federico sognava sempre di perdersi in ombrose foreste, era totalmente estraniato dalla nevrosi occidentale dell’agire, si sentiva come un cavaliere perso alla ricerca del Graal, ma di quelli che avevano fallito, di quelli non amati dall’Oltre che diventavano poltiglia arrugginita, ferro abbandonato, corazze ammaccate, latta contorta, ossa lerce. Da anni si era allenato, come un monaco buddista, a pensare alla propria futilità. Pessimista per natura, reagiva con gioia, con amore verso le piccole cose, amava sproporzionatamente gli animali e le cose inanimate, e quel suo amore per il precario, per l’effimero era come una luce ondeggiante su un oceano di intensa oscurità. Era quasi diventato prete, e aveva anche subito una serie di travagli mistici stoicamente contenuti, ed era emerso da quella confusione indirizzandosi, come tanti, verso un marxismo caotico, che si stava configurando nel tempo in una visione più disciplinata.
Ancora assorbito dalla visione celestiale del piccolo, ma già ripreso dalla nausea quotidiana per l’umano, Federico attraversava un ponte ad arco sotto la pioggia divenuta sferzante e pensava se si potesse concepire la vita come un’esperienza vivibile. Che trovano gli uomini nella vita? E questi fottutissimi hippies che rappresentano? Si chiedeva mentre incrociava un fradicio flower boy, sul ponte, traballante nella tempesta . Una nuova farsa con delle caratteristiche positive, si disse.

Il giorno prima aveva incontrato nella casa d’una amica, con la quale aveva una relazione che durava ormai da anni, uno di questi infiorati adolescenti che si era dato il compito di condurre Irina verso l’illuminazione e il conseguente Paranirvana. Il Satori avrebbe avuto luogo presso Sheperd Bush, nella ricca casa della donna. Un compito assai arduo perché Irina era una creatura profondamente passionale, dedita al sesso in maniera perversa. L’incontro aveva lasciato in lui una certa amarezza. Federico si era interessato di misticismo orientale e per un lungo periodo lo aveva studiato con grande attenzione raccogliendo innumerevoli libri sul soggetto, ma l’eccletismo del giovinetto era incredibilmente supponente, e come i suoi coetanei di sinistra aveva il cervello totalmente confuso dalle miriadi di credi che stavano piovendo sull’Occidente. Il ragazzo infilò nel suo pistolotto mistico Einstein, Democrito, il Buddha, Marx, Confucio e tutto ciò che suona altisonante sotto il sole. Un immenso calderone di idee, un tourbillon finalizzato ad infilare il pene nelle cosce accoglienti della donna; tutto il lavorio pseudo – intellettuale mirava solo a quello. Fu un fiorire oltraggioso e dissonante di teorie e Federico provò nausea per la sconcia, eccessiva presentazione, ma Irina era lì a bocca aperta pronta ad assimilare tutte quelle assurdità filtrandole alla sua maniera. Tutto trovava compimento, ovviamente, nel sesso e nei suoi tradimenti che originavano dal fatto che il marito non si prendeva cura di lei, infatti gli spazi sessuali di Federico si aprivano solo dopo le violenti liti della coppia.
Approfittando di un momento di assenza del flower-boy, che era partito per defecare e non tornava Federico disse: “è possibile che bisogna sentire sempre le stesse stronzate, ma tu sei fedele?”
“Lo faccio con te solo quando mio marito mi tratta male.”
“Senti, non ce la faccio più con questo finocchio infiorato, fa una confusione del cazzo con tutta questa maledetta filosofia maldigerita… non ci capisce un cazzo di niente.”
“Non vorrai darci le solite lezioni sul marxismo dialettico?”
“Quello te lo vuole infilare nelle natiche e se ne frega di Confucio, se torna – ammesso che riesca ad espellere quello stronzo ligneo che gli si è incastrato nell’ano, fagli cambiare soggetto, è semplicemente patetico… ma vedo che conduce una grande battaglia con il suo stronzo, forse potrei precederlo… con una sveltina… ”
“Che termine orripilante, sei proprio un classico italiano”
“Come va tuo marito con i suoi scioperanti?”
“Fanno schifo, senza di lui sarebbero per strada..”.
“Certo… alla fame, divorando i cadaveri dei figli… fanno male a scioperare, così non puoi comprarti la tua trentesima pelliccia di visone… ”
“Mio marito ha lavorato duro nella vita… ”
“E loro no…?”

Ma il giovane, dopo l’elaborata defecazione, che lo aveva lasciato pallido e sudato, si ripresentò riprendendo le sue meditazioni filosofiche e a quel punto Federico non resse, si levò pesantemente e disse: “Bullshit…” uscì e lasciò Irina con il filosofo.
Un fracasso infernale di macchine lo accolse al cancello, si avviò verso la metropolitana stremato e anche incazzato, avrebbe montato Irina con piacere. Un vuoto intenso lo serrò alla testa, le cose precipitavano nel loro non essere, una specie di nulla sottolineava tutto il suo sentire: la percezione del mondo. Un freddo umido penetrava nel suo corpo, lesse alcune pagine di un libro di Huxley. Mentre il treno raggiungeva la stazione di Green Park, un ubriaco cantava sulla piattaforma, le luci al neon ferivano i suoi occhi stanchi. Coperto da stracci, un uomo si era gettato in un angolo del treno, il sudiciume gli aveva formato croste sul volto. “Ecco il mondo” disse tra sè. Il vuoto gli serrava la gola mentre il treno continuava la sua corsa nella notte. Pensò nuovamente: “Ma che ci trovano gli uomini nella vita?” E cominciò a salire le scale di casa.

Si sedette e fumò, ma non ci volle molto per crollare nel sonno. Sognò con rapidità inaudita: vedeva il piccolo Oz con lo spadino di plastica trasformarsi in un uomo enorme, incappucciato ed improvvisamente la spada era divenuta di acciaio purissimo e fiammeggiante e Oz la scuoteva verso il cielo. Poi l’uomo tornò ad essere un bambino e riprese rapidamente le originali sembianze. Ora parlava come se fosse un adulto, mentre un uomo dai capelli candidi, alto, austero ma vestito poveramente, lo teneva tra le braccia. Il piccolo nuovamente sfiorò Federico, ma questa volta con la lama di acciaio e disse: “Non temere, poiché tutto giungerà a compimento…” .
Federico trasalì e vide un grande fuoco levarsi presso un ruscello di sangue. Vide l’uomo canuto deporre il piccolo e gettare un oggetto d’oro e un lembo di seta tra le fiamme che stavano consumando due corpi che non riusciva a vedere con chiarezza. L’uomo sorrideva mentre fumava una sigaretta. Gli occhi erano di un ceruleo intenso e di una trasparenza, di una lucentezza indescrivibile. Era come se l’universo intero fosse contenuto nelle sue pupille. Un senso di pace profonda lo colse. Nel sogno pensò: è giunto l’Angelo del Signore.
Ora uno sciame di luce iperfisica lo investiva e Federico si svegliò come se fosse in un lago di fuoco, le immagini vorticosamente si dilatarono, sino a svanire verso la luce del lume per poi inabissarsi nell’oscurità della stanza.
Asterix lo guardava scodinzolando, Federico lo accarezzò e disse: “Mi ha visitato un angelo, vecchio mio, ma non ci ho capito niente.” Il vecchio cane sbadigliò e lo leccò sulla guancia.

2. La torta di mele

Sua Eminenza Cardinal Rupestri.
Arcivescovado di Perugia.

“Eminenza,
ho fatto quello che dovevo fare, ho passato una mattinata con padre Soverchi che mi ha descritto i fatti di Kibeho e la natura delle gravissime accuse contro Monsignor Gikongoro Augustin Misago.Ognuno ha il suo Pol Pot e forse uno l’abbiamo generato anche noi. Il Male è onnipresente.Certo non pensavo fosse possibile arrivare a questo punto. Soverchi mi è sembrato estremamente cauto riguardo alle accuse e ha affermato, ripetutamente, che non lo convincono. Padre Miguel De La Pena non crede a quelle accuse. Ma quello che ho sentito da Padre Innocenzi lascia spazio a dubbi riguardo le vere responsabilità per i massacri. Secondo Giovanni Innocenzi le accuse di rifiuto di asilo ai Tutsi hanno un vago fondamento. Mi diceva Soverchi che il 28 novembre 1981, in quei luoghi, è apparsa la Madonna e che Misago ha scritto un lungo rapporto sull’evento. L’apparizione di Kibeho sembra una specie di Salem capovolta con conseguente esplosione isterica. Strano che Nostra Signora si manifesti sempre in luoghi ove avvengono massacri. Padre Innocenzi, ugualmente scettico, mi ha letto le accuse molto chiare e circostanziate di Bizimungu. Ci sono stati martiri e massacratori. Ma questi orrori lasciano segni.Non c’è dubbio: la Chiesa è restata troppo silenziosa come in altre occasioni.
Ho visto la fotocopia della fattura intestata a “Carità Nel Mondo” per l’acquisto degli 800 machete.
Sembrerebbe che con questi machete abbiano fatto a pezzi i Tutsi e gli Hutu che la pensavano differentemente. Eppure mi sembra inverosimile. Per i fatti di Kibeho e la responsabilità oggettiva di una parte del clero locale, molti sacerdoti sono alienati dalla Chiesa: legga con attenzione la rivista “Jeune Afrique”. Se questi fatti fossero confermati il nostro Monsignore rischierebbe la fucilazione: ed evito spiacevoli commenti riguardo questo possibile evento. Le pesanti accuse sono negate dalle suore di Karama. Il resto lo leggerà nel “Dossier” ma prevedo un’assoluzione…
… riguardo la possibile beatificazione di Papa Mastai, eventualità che mi ha oltremodo infastidito, Soverchi, fraternamente legato al biografo di Pio IX, il gesuita Martina, è stato molto chiaro: pensa che gli uomini di Wojtila stiano pensando seriamente all’improbabile beatificazione per rendere felice la fauna pretesca con orientamenti lefevriani che li circonda. Mi sembra inverosimile ma ci stiamo avviando sul sentiero tortuoso dell’abominio. Tutto quello che è accaduto lo dimenticano. Soverchi sostiene che è stata l’idea di Montini di abbinare la santificazione di Giovanni XXIII con quella di Papa Mastai. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Intanto un libro micidiale su Pio XII, Hitler’s Pope, è in procinto di apparire e penso, osservando la preoccupazione di Soverchi, che farà scalpore. Ho anche letto un libro sulle profezie di Papa Pacelli, un compendio di infinito squallore. Quello che mi preoccupa sono le calunnie verso Papa Roncalli. Wojtila tentenna. L’Opus Dei preme. Lehman è in seria difficoltà e non si parla di sbocchi cardinalizi. Mi rincresce dirLe che Soverchi la considera alla stregua del suo povero amico Gutierrez, ormai esposto a notevoli pericoli. Soverchi detesta la Teologia della Liberazione e spera in un futuro Papa reazionario che oscuri o cancelli il Vaticano II.
… verso mezzogiorno Padre Innocenzi è partito ed io ho passato una serata indimenticabile in un ristorante di Lucignano. Ho cercato di dimenticare per un paio di ore gli orrori del Ruanda.
Ho presentato Padre Soverchi a Federico e abbiamo cenato insieme. Il mio malefico scopo era provocare un dibattito tra uno pseudo – lefevrista e un semiateo. Desideravo contemplare fiamme e scintille e devo dire che ci sono riuscito. Durante lo scontro, mentre le lame balenavano, sono rimasto silenzioso. Ho ascoltato con attenzione mentre le pupille dei contendenti scoccavano dardi avvelenati. Ma l’incontro è stato esilarante. L’assoluta indifferenza di Padre Soverchi riguardo il problema della sofferenza animale ha scatenato la reazione di Federico. Devo dire che le giustificazioni teologiche, la Teodicea soverchiana, lasciano molto a desiderare. Meglio prenderla a ridere: Lei sa cosa penso di certi argomenti…
E’ cominciato tutto quando Padre Soverchi ha difeso la caccia e le sperimentazioni sugli animali.
Si sarebbe divertito, Eminenza, Federico obnubilato dalla rabbia ha deviato il discorso su problemi puramente teologici. E la tracotanza del mio confratello ha fatto il resto.
Ricordo alcune perle del dibattito…

Federico: Quando lei prega si rivolge a colui che ha sparato il Big Bang fuori dallo spazio-tempo?
Soverchi: Sparato?
Federico: Ma sì… a colui o a quel “qualcosa”, se così si può dire che ha provocato, 15 miliardi di anni fa, il Big Bang…?
Soverchi: E’ una trappola platonica?
Federico: No… una semplice domanda.
Soverchi: La riformuli…
Federico: La riformulo…
Soverchi: Con chiarezza…
Federico: 15 miliardi di anni fa il Big Bang, 12 miliardi di anni fa la formazione delle galassie, 4,6 miliardi di anni fa la formazione del sistema solare, 450 milioni di anni fa appaiono pesci e piante, il creatore di tutto questo è Jahvè?
Soverchi: Esatto.
Federico: E Jahvè è una forza creatrice completamente conscia di quello che ha fatto e sta facendo?
Soverchi: Essendo una suprema intelligenza, un Essere onnisciente e onnipotente la risposta è ovviamente: sì!
Federico: Sì?
Soverchi: Sì!
Federico: Mi segua: cominciano a dispiegarsi i periodi, le età, della terra: pre-cambriana, cambriana, ordoviciana, siluriana, devoniana, carbonifera, permiana… nel triassico i dinosauri appaiono… nel jurassico dominano il pianeta… sono egemoni sulla terra per 162 milioni di anni… quello che succede sul pianeta è il massacro orrendo, lo sterminio continuo, perenne delle sue creature… tutto ciò che appare nel cerchio dell’esistenza diviene carne macellata, masticata, divorata, vomitata, defecata: un puro orrore. La natura è una madre indifferente che vomita i suoi figli sulla terra e desidera una cosa solo: che si perpetui la vita sul pianeta e se ne strafotte delle individualità.
Domanda: è Jahvè, il misericordioso, l’onnipotente, l’onnisciente papà di Gesù che produsse, creò consciamente questo universo e questo mondo? Questo mondo è la sua conscia opera?
Soverchi: Sì, certo.
Federico: Voglio capirlo bene.
Soverchi: Sa… noi mortali, esseri finiti abbiamo una certa difficoltà ad immaginarci qualcosa che avviene oltre lo spazio – tempo; se sei incapsulato nello spazio – tempo non è facile… Paolo dice che vediamo le cose oscuramente in “aenigmate”…
Federico: Molto oscuramente… la miglior maniera per cercar di giustificare il puro caso è quella di crearci un alibi con un Dio misterioso che si muove inscrutabilmente… quello che succede per caso diviene la volontà del Dio ascoso… classico!…
Soverchi: Lei si agita in maniera antropomorfica, oserei dire, la sua domanda è orientata verso il problema della sofferenza e della morte riguardante il mondo animale.
Federico: Ma no… sto parlando della vita in generale… e poi io non amo gli animali, li rispetto… come rispetto lei…
Soverchi: Ma se il destino del mondo si fosse sviluppato su linee pacifiche, oserei dire isaitiche, attraverso la coesistenza delle specie, farebbe queste domande?
Federico: Direi che ci sarebbe una possibilità maggiore per l’esistenza di un Dio misericordioso… ma considerando come vanno le cose nel mondo sublunare penso che abbia ragione Vonnegut: c’è un paranoico lassù che scorrazza follemente tra le nuvole…
Soverchi: Mi dica: c’è differenza tra morti naturali e morti violente? Una morte lenta per vecchiaia è migliore di una morta rapida e violenta?
Federico: La mia domanda è un’altra: è il mansueto Padre di Gesù che permette un’estinzione di massa dopo l’altra, che permette la sofferenza indicibile, lo strazio continuo delle sue creature… animali o uomini non cambia nulla… come può un’infinita misericordiosa, un’onnipotente, conscia intelligenza permettere un orrore simile?
Soverchi: La risposta, amico mio, comporta un vasto studio sui comportamenti animali e sulla psicologia delle specie. E conduce diritto verso un micidiale blocco dell’umana interpretazione…
Federico: Comportamenti animali? Ma come può parlare di differenza della sofferenza? Il dolore è dolore… la compassione abbraccia tutti gli esseri… perché ha bisogno di uno studio sulla psicologia delle specie? Cartesio ha fatto del male incredibile con quell’orrendo modo di pensare… per fortuna che l’inverno svedese ha risolto il problema congelandogli le palle…
Soverchi: Ma lei sta parlando del dolore animale nel senso che la sofferenza animale è più antica, quindi più estesa sulla terra; se consideriamo il breve tempo trascorso dal momento dell’apparizione degli umani sulla terra, lei sta parlando del livello di sofferenza che la vita, nel suo insieme ha accumulato sulla terra… non è vero?
Federico: Parlo della sofferenza dei viventi.
Soverchi: La sofferenza è parte integrale del piano divino.
Federico: Anche la sofferenza animale e delle piante?
Soverchi: Forse… il mondo è fatto così… riguardo il dolore non cambia mai nulla…
Federico: No… qualcosa cambia… pensi all’Italia, un paese di avvelenatori di animali, un paese ove si abbandona il cucciolo sull’autostrada, ora ci sono 1.500.000 di vegetariani, le cose stanno cambiando…
Soverchi: Scommetto che la maggioranza dei vegetariani italiani non mangia carne per ragioni di salute: l’interesse per gli animali è puramente accademico…
Federico: Già… rinunciare al prosciutto di Parma le sembra una cosa facile… gli italiani amano la mortadella, il salame, il tonno, il 98% dei vegetariani non mangia carne perché non vuol divorare esseri massacrati; ma come spiegarlo a preti cristiani che, come lei, sorridono compiacenti davanti a tali stravaganze; ieri, per alcuni istanti, ho visto, in un film, un leone che divorava una zebra… ho provato vergogna… un mondo ove tutti divorano tutti… lo sa che i preti copti etiopici affettavano vacche vive mentre ragionavano animatamente sull’ineffabile ipostasi della Trinità?
Soverchi: Lei è vegetariano…?
Federico: No…
Padre Angelo: No… e caccia…
Federico: Non caccio più…
Padre Angelo: E’ vegetariano…?
Federico: No… non insista…
Soverchi: Mi lasci spiegare, dal momento che gli animali hanno subito il maggiore impatto del Male nel mondo, estinzioni di massa, disastri naturali… eccetera… eccetera… se non ci fossero state queste calamità la loro vita sarebbe stata migliore? E me lo lasci ripetere: è meglio una morte naturale di una morte dolorosa e breve? E arriviamo alla domanda cruciale: perché un Dio d’amore permette simili orrori? Ed ecco la mia risposta: sarebbero morti comunque.. Conclusione: l’argomento è valido da entrambe le parti e gli orrori della sofferenza non negano l’esistenza d’un Dio misericordioso…
Federico: Sono esterrefatto… è un argomento infinitamente più debole delle comiche prove dell’esistenza di Dio di Anselmo… non si offenda è ridicolo…
Soverchi: Ma “in nuce” è meglio l’esistenza o la non esistenza?
Federico: La non esistenza…
Padre Angelo: Facile dirlo per chi contempla il castello del Graal dalla sua vetusta casa toscana…
Federico: Arriviamo al punto: Luca 12,6-7 “Non sono venduti cinque passeri per cinque soldi e nessuno di loro è dimenticato da Dio. Anche i capelli della vostra testa sono contati…” E’ il suo Dio che parla?
Soverchi: Certo.
Federico: Allora il suo Dio è in controllo dell’intera creazione, di conseguenza potrebbe evitare il Male. Ma lui, nella sua infinita onnipotenza, decide le estinzioni di massa, inoltre, regolarmente, distrugge le terre dei poveri e dei disperati; non devasta New York, che è la moderna Sodoma e Gomorra, ma villaggi afgani e indiani… e se i cinque passeri non sono dimenticati da Dio allora non sono caduti nell’oblio neanche i dinosauri dell’estinzione di massa… dico bene?
Soverchi: La domanda è la classica domanda: se c’è un Dio onnisciente, onnipotente e infinitamente misericordioso perché il Male? Rispondo: se questo Essere Supremo è in controllo della Creazione e permette il Male non è un Dio d’amore. Questa è la deduzione logica inconfutabile.
Federico: Giusto.
Soverchi: Ma senza il Male potrebbe esserci il bene? Il Male è necessario affinché il libero arbitrio sia possibile. E’ necessario che ci sia la possibilità del Male in un mondo che è basato sul divino ma che appare dominato dal Male…
Federico: Basato sul divino?
Soverchi: Che ne sa lei del disegno di Dio?
Federico: Quale disegno… forse per gli uomini, non per gli animali… voi negate l’anima agli animali…
Soverchi: Vede se il suo ragionamento fosse veramente solido non ci potrebbero essere scienziati che credono in Dio… giusto? Anche la scienza è un salto di fede…
Federico: La scienza è un salto di fede ma voi credete nella resurrezione dei morti… è un po’ differente… non crede…?
Soverchi: Per la scienza quello che è valido oggi finisce nella mondezza domani…cambia continuamente tutto…
Federico: E perché no?
Soverchi: E’ la scienza lo strumento per definire l’enigma dell’Essere?
Federico: No… per misurare l’apparenza… io non ho contatti con l’angelo Moroni… quello che appariva ai Mormoni….
Soverchi: Lei umanizza il problema… lei vede oscuramente, lei è obnubilato dall’illusione nella sua prigione dello spazio – tempo. Come potrebbe l’essere umano essere provato davanti agli occhi di Dio se il Male non esistesse? Un mondo senza la carità e la compassione sarebbe un mondo migliore? E come potrebbe esserci la carità e la compassione se non ci fosse il Male? L’immortalità deve essere, laboriosamente, guadagnata… il Regno dei cieli non è concesso senza la sofferenza e lo sforzo… conosce il concetto agostiniano della “privatio boni”?
Federico: L’argomento agostiniano della “privatio boni” è assurdo… quello di Yeats: il mondo come “soul making factory” ha più senso… ma per noi, non per il resto della creazione… il resto della creazione è sempre fuori dal disegno divino… non conta… è nulla… è vuoto… L’idea che ci sia una giustizia finale antropocentrica fa vomitare… che ne è stato dei miliardi di esseri che hanno sofferto indicibili pene? Dove finiscono? Nella pattumiera dell’Essere? Nel nulla? Se gli animali, secondo la dottrina cristiana non hanno un’anima immortale, bisogna dedurre che svaniscano nel nulla? Mi spieghi: che funzione ha in questo gioco perverso il non umano? Conosce il filosofo Severino?
Soverchi: Vagamente…
Federico: Severino dice che le cose sono eterne ma quando entrano nel cerchio dell’esistere, per un loro destino peculiare, credono di essere caduche, transitorie, fugaci. Ma quando escono dall’illusione, dall’apparenza ritornano nella luce della loro immortalità. E’ come se lucciole luminose attraversino un luogo ove la loro lucentezza, perversamente, svanisce.. Severino dice che tutte le cose sono eterne – non solo gli umani – e afferma che l’origine dell’errore è credere che gli esseri e le cose siano precari, effimeri. Credere, cioè, che le cose originino dal nulla e nel nulla ritornino. Secondo il filosofo questa maniera di pensare ha devastato il mondo: ha rubato la luce alla vita.
Soverchi: Considerando le cose come sono, non è impossibile dedurre che il mondo sia opera di un essere misericordioso, non è illogico.
Federico: Ma se l’intera creazione fosse assorbita da Dio, se si fondesse con il divino alla fine dei tempi, sì… se avesse ragione Paolo… va bene… ma come si può immaginare un paradiso con pochi cristiani che contemplano, con infinita goduria, come pensa Tertulliano, una massa di dannati che fa il tip-tap tra le fiamme eterne dell’inferno? Per non parlare del resto della creazione inghiottito dal nulla… svanito nella notte infinita… trasformato in puro nulla dai vostri teologi… degli autentici assassini del pensiero… se mi consente…
Soverchi: Lo dice lei…
Federico: Non solo io… ma mi permetta un’altra domanda: il pianeta ha esperimentato 26 apocalisse, 26 estinzioni di massa, e noi ne conosciamo solo 5: il suo Dio è responsabile di questi continui orrori?
Soverchi: Estinzioni di massa?
Federico: Certo: il pianeta ha esperimentato 26 estinzioni di massa ma noi, come ho detto, ne conosciamo soltanto cinque: tre nell’era Paleozoica: la prima 435 milioni di anni fa, la seconda 360 milioni di anni fa, la terza 250 milioni di anni fa, nel periodo Triassico, quando il 95% delle specie viventi svanirono dalla faccia della terra; la quarta nell’era mesozoica: 205 milioni di anni fa, la quinta, quella famosa dell’estinzione dei dinosauri, nel Paleocene, 65 milioni di anni fa. Allora i dinosauri furono annientati, dopo un regno di 162 anni, da un Angelo sterminatore che si manifestò come una meteorite dalla coda fiammeggiante… e fece un buco sulla terra largo 300 km. e profondo 25 metri.
Il sole, dopo l’impatto, fu oscurato da una nube di polvere e il 70% delle specie viventi fu annientato… oblio e nulla… e buonanotte ai suonatori! Ogni 26 milioni di anni c’è un’ apocalisse, un’estinzione di massa: è come un orologio cosmico… tic… toc… bang! La mia domanda è questa: fu Jahvè, il buon Abba di Gesù, a permettere o a volere, consciamente, queste estinzioni di massa?
Soverchi: Queste estinzioni le ha lasciate accadere…
Federico: Ma che cambia…? Lei sta provocando…
Soverchi: Cosa dice? Non c’è differenza tra il lasciare accadere una cosa e volerla? Conoscere una cosa attraverso l’onniscienza non significa volerla… l’onniscienza non nega il libero arbitrio… ma mi dica lei quello che pensa…
Federico: Stiamo affogando in una palude di assurdità… quello che penso? Sembrerebbe che un principio che governa, se così si può dire, i mondi e che non ha nulla a che fare con l’amore stia esperimentando “qualcosa” nell’universo e su questo pianeta.
Padre Angelo: E forse in molti altri pianeti… se mi permette…
Federico: Sì, e sembrerebbe che “qualcosa” che assomiglia stranamente ad una “Will” shopenaueriana, e non al Dio d’amore di Gesù, stia esperimentando o volendo “qualcosa”, oscuramente, forse inconsciamente, attraverso un’evoluzione cosmica… mi sembra che sia così… lo affermo con profonda umiltà senza alcuna certezza…
Soverchi: Ma la voce della sua logica è inficiata dalle limitazioni dello spazio-tempo…
Federico: Ma che altro strumento ho a disposizione, per analizzare il reale, se non questo povero cervello offuscato dallo spazio-tempo?
Soverchi: Ma la sua logica è obnubilata dai limiti della prospettiva umana…
Federico: E che altro ho, per capire il mondo, se non la mia misera prospettiva?
Soverchi: Non bivacchi nel mondano apra gli occhi verso il sublime…
Federico: Dov’è il sublime in Mozambico, nella Sierra Leone o nel Ruanda…?
Soverchi: Il sublime è ovunque; riconosca i suoi limiti, sta trattando questioni trascendentali. Lasci perdere le sicurezze della scienza. Lei vuole risposte precise, lei accetta le scoperte della geologia, della fisica che le fanno credere che un Ente supremo sia un’assurdità. Ma la scienza per negare l’esistenza di Dio richiede un notevole atto di fede. Se mi permette, un salto di fede più grande del mio. La scienza opera attraverso induzioni, e cambia continuamente: oggi è nero, domani è bianco, dopodomani è viola, funziona anche la scienza come una fede! Essendo finito e mortale il nostro intelletto non ha la capacità di comprendere gli eventi che si dispiegano nell’universo… può cercare di misurarli… ma il mistero… l’enigma dell’Essere non può comprenderlo…
Federico: Ripeto: che altro strumento ho per capire il mondo? Ho la scienza: molto più valida delle lettere di Paolo di Tarso: e la scienza è il prodotto di miseri cervelli…
Soverchi: Sì… un pezzo di materia grigia e viscida che pretende di capire il mistero ultimo delle cose
Federico: E’ con quel povero pezzo di viscidume che Tommaso d’Aquino e Anselmo hanno cercato di provare l’esistenza di Dio.
Soverchi: Che incredibile arroganza; se vede una formica nel suo giardino le regali la “Critica della ragion pura” di Kant e le domandi un parere, la nostra mente non può capire la complessità totale del disegno divino.
Federico: Forse, ma abbiamo 200 immagini contrastanti, 200 differenti versioni religiose per un giudizio sulle ultime cose.
Soverchi: Non sono sicuro che l’evoluzione neghi l’esistenza d’un Dio d’amore.
Federico: Un Dio misericordioso, il gentile padre di Gesù, permetterebbe l’infinito strazio delle sue creature? Evoluzione è una cosa, il massacro perenne un’altra. Come le dicevo qui siamo davanti al paranoide di Vonnegut o davanti a una volontà che vuole perpetuarsi ad ogni costo e che se ne impippa altamente di esistenze individuali e di anime immortali… ma sì… l’evoluzione esclude un Dio d’amore…
Soverchi: Non sono d’accordo.
Federico: Le chiedo nuovamente: questo Dio, con il quale lei comunica, con il quale condivide i suoi intimi pensieri, questo Essere è il papà di Gesù, il Dio arcaico Signore degli Eserciti o quello che ha attivato il Big Bang?
Soverchi: Ma è lo stesso.
Federico: Quell’Essere non-Essere che ha creato l’universo è quello che visita il buco nero della sua interiorità?
Soverchi: Lo stesso.
Federico: Mi spieghi: il Dio che ingiunge agli Israeliti di massacrare donne, vecchi, bambini, animali, il Dio di Genesi, Esodo, Deuteronomio, Giosuè, Ezechiele, Geremia… eccetera… eccetera… colui che si delizia nel macello nel suo tempio, colui che trova piacevole l’odore di carne bruciata di creature innocenti è quello il papà di Gesù?
Soverchi: Ma sì…
Federico: Sicuro?
Soverchi: Certo, se la morte fosse lo stato finale delle cose io sarei d’accordo con lei. Se vedi un vecchio che rapisce dei piccoli per gettarli nell’abisso del nulla che altro potrei pensare?
Federico: Penserebbe che ha a che fare con il paranoide di Vonnegut…
Soverchi: Se il vecchio passasse il suo tempo a far del male alle sue creature io penserei che abbiamo a che fare con il Male incarnato…
Federico: E questo pensavano gli gnostici: il Dio remoto della luce iperfisica è assente… e Jahvè-Seva’ot è il demiurgo: un ente che scimmiottando la Luce originale crea un mondo di materia intrisa di luce e combina un casino metafisico e, dopo aver combinato un immane bordello, si spaccia per l’unico Dio e gli Israeliti ci cascano da autentici boccaloni.
Soverchi: Ma se lei potesse vedere, per un solo istante, tutti i piccoli morti nel paradiso, cullati dalla luce divina e l’incubo dell’abisso si dimostrasse come una malvagia illusione, cosa direbbe?
Federico: Che lei ha ragione e che io mi sono sbagliato… che il mondo è apparenza e che la realtà è una cosa di indicibile bellezza. Ma che prova ha nell’affermare questo? Che vago indizio possiede riguardo questa remota e beatifica possibilità? Io potrei dire che c’è un’infinita torta di mele oltre l’orizzonte…
Soverchi: Torta di mele?
Federico: Sì, un torta di mele.. e se lei mi domandasse: come fa ad immaginare una cosa del genere risponderei: lo sento nel profondo del cuore, lo sento nella mia anima: l’Angelo Jombo mi ha visitato -come l’angelo Moroni visitò Joe Smith – e mi ha raccontato della torta di mele oltre l’orizzonte…
Soverchi: Lasci perdere la torta di mele… a noi manca l’immagine completa delle ultime cose… e allora è meglio non giudicare…
Federico: Stupendo, con questo ragionamento dell’immagine completa si giustifica tutto… ma mi dica: Jahvè è un Dio che si è evoluto dall’arcaico Signore degli Eserciti al misericordioso padre di Gesù?
Soverchi: Assolutamente no… l’evoluzione riguarda gli uomini…
Federico: Ma chi è Jahvè?
Soverchi: Un Dio immutabile e presente.
Federico: Presente dove?
Soverchi: Ovunque.
Federico: Con ottimi risultati… non è che abbiamo a che fare con due o tre Dei?
Soverchi: No… un solo Dio…
Federico: Ma mi spieghi perché l’idea dell’immortalità dell’anima si è manifestata così tardi nella Bibbia?
Soverchi: Perché la coscienza doveva raggiungere un certo livello di spiritualità…
Federico: Sta dicendo che Mosè, Isaia, Elia, i profeti non erano evoluti abbastanza? Sicuramente erano più evoluti di questi terribili yuppies di oggi.
Soverchi: Non era ancora il momento…
Federico: Ma non pensa che la Forza che ha creato l’universo dal nulla, se così si può dire, può non avere nulla a che fare con le nostre mostruose flagellazioni solipsistiche?
Soverchi: Se una Forza è onnisciente, onnipotente ed esterna allo spazio-tempo funzionerà in maniera differente da quello che lei può immaginare… non pensa?
Federico: Quella Forza onnipotente, il Principio primordiale che ci ha elargito uno sterminio di massa dopo l’altro, è quel silenzio incommensurabile che lo conforta quando prega nell’abisso della notte dell’anima?
Soverchi: Sì, e il silenzio incommensurabile è parte del gran gioco…
Federico: E’ la crema sulla torta…
Soverchi: Se la vuol mettere così…
Federico: Mi dica: questa Potenza dovrebbe preoccuparsi della sua anima?
Soverchi: Quello che lei definisce Potenza non esclude la possibilità di un’attenzione verso ciò che è individuale…
Federico: Come fa a saperlo?
Soverchi: Non so nulla… ma se qualcosa è logicamente impossibile è il primo gradino verso la fede…
Federico: Tertulliano a Lucignano… ma non potrebbe essere che questa Forza primordiale sia totalmente incurante della sua interiorità e che come il Motore Primo aristotelico se ne fotta altamente di santi e di peccatori?
Soverchi: Il Motore Primo potrebbe essere, interiormente, assente o totalmente presente.
Federico: Totalmente presente?
Soverchi: Pensi a Stalin e a San Giovanni Della Croce. Il libero arbitrio permette entrambe le possibilità. Ma potrebbe anche non permetterle…
Federico: Che c’entra Stalin? Ho difficoltà a seguirla… ma gli uomini hanno una disposizione naturale verso il Bene o verso il Male; è più semplice per una donna frigida che per una ninfomane essere fedele… non pensa? Il Male per alcuni uomini è una seconda natura: non scelgono… ci cascano dentro quando nascono… in altri casi ci crescono… ci germogliano come boccioli… ma stiamo divagando…
Soverchi: Il determinismo è fuori moda… l’indeterminismo, a causa della fisica moderna, è in auge…
Federico: Ho difficoltà a capirla, padre… la logica non è il suo forte… ma procediamo: non pensa che il terrore di una disperata individualità abbia creato il bisogno di un Dio d’amore?
Soverchi: Sì…
Federico: Forse la coscienza individuale, con tutta la sua sovrastruttura etica, è come un fragile fiore nel deserto del nulla: Un fiore che vive in una notte di gelo desertico; l’arroganza ybrica è pensare che il fiore sussista in eterno…
Soverchi: Sì, ma non è arroganza; è la paura di contemplare la fine della propria esistenza…
Federico: No… è arroganza antropocentrica: io sono immortale ma Max, il mio cane, è nulla… ma è anche la paura dell’estinzione della propria coscienza…
Soverchi: Tutto viene filtrato attraverso la nostra coscienza, noi non siamo in grado di trascenderla. Se proviamo a trascenderla, immaginando la fine del nostro ego, precipitiamo in un vuoto senza fine, senza aria, una specie di tomba e proviamo un senso di soffocamento mentale. Immaginare l’estinzione del nostro ego è come affogare in acque oscure, dobbiamo immediatamente tornare a galla.
Federico: C’è chi, immaginando l’estinzione della propria coscienza individuale, esperimenta un senso di liberazione, ma mi dica: a che punto dell’umana evoluzione abbiamo cominciato a sviluppare un’anima immortale? Quale ominide ha avuto in dono da Jahvè la scintilla divina? L’Australopitetico Afarensis? L’Australopitetico Gahri? L’Homo Abilis ? L’Homo Erectus ? L’Homo Sapiens?
Soverchi: Non lo so… ma forse lei pensa troppo… Gustave Moreau affermava di credere solo in quello che sentiva e non in quello che vedeva… o qualcosa del genere…
Federico: E’ andato a tirar fuori un simbolista francese…
Soverchi: Forse pensiamo troppo…
Federico: Tutti ragionano così… pensiamo troppo… è già… non bisogna pensare, sono le nuove leggi del mercato… produciamo senza pensare…
Soverchi: Sì, ma non si giunge a destinazione con queste elucubrazioni filosofiche… sono fragili vascelli…
Federico: E certo c’è la fede, c’è il grande salto verso la torta di mele iperuranica… Dio santo, padre… lei è un pacelliano – lefevrista.
Soverchi: Per nulla… ma non sono un prete progressista come il suo amico qui presente che sorride sornione e divertito.
Federico: Sì come il gatto di Alice, e nulla mormora. Moreau era un simbolista o un surrealista? Bisogna diventare surrealisti per essere cristiani nel terzo millennio, chissà chi ci rifilerete dopo il Polacco…

Già, Eminenza, chi ci rifileranno dopo il polacco?

Il cameriere maleducato ci portò il conto dopo una bella fetta di torta di mele alla Misago.
Soverchi mi guardava. Ero sinceramente imbarazzato.
Ma il Dio del Big- Bang, il Dio arcaico di Abramo e il Dio di Gesù sono lo stesso Dio?
Eminenza la vedo sorridere come un gatto sornione… mi permetta di elargirLe una perla ebraica a conclusione della mia epistola. L’ho letta ieri da un libro di Isaac.B. Singer: “Shadows on the Hudson”:
“… Nel Ghetto c’era un pio ebreo che recitava continuamente salmi. Hanno trascinato tutta la sua famiglia nei forni, ma lui si è rintanato in un buco chissà dove, ha continuato a pregare e studiare a memoria. Conosci la giustificazione: Dio sa quello che fa. Abbiamo peccato. Nel Mondo a Venire faremo ammenda. E’ rimasto mesi e mesi in quella cantina con altri ebrei, tutti a morire di fame. Finché di punto in bianco non ha dato di piglio ai filatteri e li ha fatti a pezzi .
Gli ha sputato sopra e li ha calpestati urlando: Dio non voglio più servirti!
Sei peggio di Hitler. Non mi servi Tu e non mi serve il tuo Mondo a Venire! Quindi ha distrutto tutto l’indumento rituale con le frange e i libri di preghiera, tutto. Dopo di che è uscito dal suo nascondiglio e si è consegnato ai nazisti…”
Ecco un Giobbe moderno, Eminenza.
Un’ultima domanda: la torta di mele ha generato Misago…?

Un filiale abbraccio.

Padre Angelo.

3. 1997: un folle agitarsi

Cara Silvia,
… ti racconto una storia: quando sono arrivato in Toscana ho preso una casa in mezzo ai campi di girasole, completamente isolata, ho scoperto, dopo due giorni, che esisteva un povero cane abbandonato in una struttura di mura crollanti. Per sette anni questo cane è rimasto prigioniero in questo cerchio di ruderi. E sai perché? La povera bestia si rifiutava di cacciare.
Dik, così si chiamava, era un cane di un cacciatore, che era stato bravissimo nell’infanzia e poi si era ribellato e non restituiva più la preda. Per questa ragione Dik fu punito e battuto per lunghi anni.
Tu sai come in questo paese semibarbaro amino la caccia e puoi immaginare che reazioni provochi la ribellione di un cane che si rifiuta di cacciare. Quando lo trovai lo liberai, lo curai, gli tolsi le zecche, lo ripulii, divenne come un figlio. Logicamente pensarono che fossi impazzito, e lo pensa anche tuo padre che immerso fino al collo nel suo schifosissimo ente sogna anche la notte quell’istituto miserabile e crede di essere sano. Ma la vita è amara Silvia e il povero cane morì dopo alcuni mesi per violenti crisi epilettiche. Quattro mesi di gioia e libertà e sette anni di prigionia ed abbandono.
Il cacciatore si pentì, seppellì il povero Dik e soffrì per il male fatto.
Passarono giorni e ieri, cara Silvia, ho trovato nel suo posto abituale una vecchia cagna ferita e dolorante abbandonata dal suo barbaro padrone. La cagna è rimasta alcune ore nella tana di Dik e poi è partita a cercare il mostro che l’aveva abbandonata, ha cercato per molti giorni per i campi e poi disperata e tornata da me. Ora la povera bestia è nella mia casa, vive con i miei gatti e resterà sempre con me. Dimenticherà l’orrore vissuto e vivrà in pace fino alla fine dei suoi giorni.
Ti è piaciuta questa storia? Raccontala alla tua sorellina e alla tua mamma. Non raccontarla a tuo padre che non la capirebbe, poiché è inesorabilmente perso nei meandri di un’infima burocrazia.

Federico.

Esimio lettore, io sono un monaco secolare, qualcuno che sceglie il convento senza credere in Dio.
Dio è morto. E’ vero. Si vive nella sua assenza e ha ragione Heidegger quando dice che l’ultimo Iddio bisogna attenderlo nella devozione del silenzio. Ma se sei con altri umani è impossibile perché il silenzio viene meno. Il silenzio te lo polverizzano con il loro banale chiacchiericcio.
Gli umani sono la malattia della terra, sono i grandi mistificatori. Sono coloro che massacrano la natura e versano sul mondo indifeso degli animali il veleno delle loro quotidiane Auschwitz.
Sì, sono solo con queste bestie e si potrebbe dire che aspetto la morte, che mi preparo alla morte nel silenzio. Osservo questo gattino abbandonato che ho raccolto con amore. L’ho chiamato Byron.
E’ bellissimo, lo contemplo per ore mentre gioca. Mi commuove il fatto che le altre gatte lo detestino e lo sentano come un intruso. Anche loro raccolte e mantenute miracolosamente nel cerchio dell’esistere ora ostacolano un loro fratello. Issa addirittura lo attacca, una cosa che mi fa arrabbiare selvaggiamente. Il piccolo gioca e poi sarà come loro: ostile ai nuovi arrivati.
E’ la legge di questo mondo sublunare.
Osservo i gatti ed i cani per ore, questo mio amore mi ha condotto ad essere quello che sono. Il fatto che io non sia in grado di strappare un fiore non mi rende meno attivo nei campi della violenza. Come i vecchi samurai di un tempo pratico la meditazione in una stanza scalcinata e spesso accarezzo un gatto mentre fisso l’oscurità. Non ho più bisogno di immagini perché sono svuotato di immagini. Ma questa nuova, micidiale attività mi rende umano in una maniera peculiare. Gli uomini come me giungono, stranamente, all’azione dopo averla evitata per tutta la vita. Sono sulla via di coloro che la Ortese chiama “uomini del lutto”, che si misurano nell’azione dopo aver scelto un iter particolarissimo che conduce allo strazio. Ora nell’azione ci sono e ci nuoto come un pesce nell’acqua.
Vediamo se ha senso quello che affermo:
Gli uomini dicono che massacrare milioni di animali è una cosa necessaria. Io sostengo che sono dei mostri e che sono le SS dell’orbe terracqueo. E qui ci fermiamo. Io resisto contro i nazisti dell’orbe terracqueo. Sono sulle montagne con la Brigata Garibaldi.
Immaginiamo che dei marziani arrivino sulla terra e chiedano ad una bella signora tutta fronzoli che si è appena divorata un agnellino: “Piccola pupa, perché hai divorato questa creatura?”.
Il cherubino risponde: “Ho bisogno di proteine, i miei piccoli hanno bisogno di proteine.”
I marziani chiedono: “Cos’è che ti da il diritto di distruggere gli animali, di sgozzarli, cuocerli, farli soffrire?” Il bignè risponde blaterando cose sull’immortalità dell’anima, sull’unicità degli esseri umani e altre atrocità filosofiche di quel tipo. Lentamente si arriva alla soluzione del problema: siamo più intelligenti, abbiamo cervelli stratosferici, andiamo sulla luna, siamo più belli, chiaviamo graziosamente, non siamo bestie: quindi possiamo massacrare più o meno brutalmente miliardi di animali: 625 milioni solo in questo paese di merda. E la Bibbia non dice niente… anzi ci invita al massacro. Come dice Schopenhauer: “potevi dire una parola e non l’hai detta” e si rivolge al Dio biblico: Jahvè. Bene, dicono i marziani, noi abbiamo un cervello almeno dell’87% superiore a quello della vostra specie, di conseguenza possiamo fare a te e ai tuoi piccoli la stessa cosa che tu fai agli animali, siamo più intelligenti perciò possiamo distruggerti e divorarti, questa è “in nuce” la tua logica… non è vero?”
Che ne dite signori, fila come ragionamento filosofico?
Sto dando di fuori?
La solitudine mi sta rosicchiando il cranio?
Sono alle soglie di una gloriosa pazzia o di una grande lucidità?

Caro padre Angelo,
… è facile odiare Lutero con le sue pernacchie scaricate sul principe delle tenebre con i suoi suggerimenti riguardo il rispetto dei poteri temporali. Ti nausea questo grassone ricolmo di birra, di Dio e di Lucifero che perde tempo ad importunarlo. Ma Lutero è già del Demonio e forma materializzata della volontà di potenza. E’ la mostruosità che interpreta il silenzio di Dio, è qualcosa di satanico…
… vorrei raccogliere tutte le cose abbandonate e stringerle a me. Portarle nel cerchio del mio essere, proteggerle. Ma è impossibile, posso fare ben poco. Per viltà uno spera di morire a causa della micidiale indifferenza…
… Ma potrebbe essere così: un Dio rinchiude anime nei corpi e si inventa un luogo ove abbandonarle.
E dice agli angeli: vediamo cosa sanno fare, vediamo cosa combinano, devono credere di essere sole e gettate in quello strano mondo, nessuno di voi può soccorrerle: tutto quello che accadrà in quella dimensione sarà totalmente accidentale e gratuito: io creo un mondo lasciato a se stesso e poi recupero le loro immortali scintille alla fine del loro tenue esistere.
“E perché fai questo Signore?” Chiedono gli angeli.
“Per affinare le scintille nella fornace della sofferenza” risponde il Dio.
“Ma torturarle in quel modo?” Chiedono gli angeli
”Per provarle” risponde il Dio.
Voi non interverrete, soffrirete per il loro strazio, voi sarete impotenti e ascolterete i loro lamenti ma non agirete. Il vostro ruolo in quella dimensione è quello di osservatori inutili e invisibili. Loro crederanno che quel mondo accidentale sia tutto, resteranno intrappolate nell’apparenza crederanno in un destino terribile sospeso tra due oscurità. Quando, straziate da quel cupo esistere, appariranno al mio cospetto, capiranno che era tutto un gran gioco e saranno assorbite nel mio splendore.
“Ma perché creare il mondo dell’individuazione quando tutto può riposare nel nulla indifferenziato e luminoso del tuo grembo?” Chiedono gli angeli.
“Perché questo è il destino dell’Essere” risponde il Dio.
“Ma non sei onnipotente?”
“Questo è quello che credete voi, ma non è così.”
E così il Dio intomba nei corpi le scintille, le intrappola in quello che chiamiamo l’animato e l’inanimato. Il grande strazio inizia.
Il Dio osserva incuriosito, senza mai intervenire, il dispiegarsi, l’evolversi della terribile creazione.
Potrebbe essere così: anche la scintilla di un passero è un principe rinchiuso in un lazzaretto di lebbrosi, eminentissimo padre…

Federico.

Caro Spartaco,
sto scrivendo l’Italia Misteriosa che dovrebbe essere pronta entro l’anno. E’ difficile e complicata più del previsto e il mio inglese è arrugginito.
Max imperversa, ieri è arrivato con una gallina viva in bocca che ho miracolosamente salvato. Ha prodotto una “jacquerie”, una rivolta contadina con forconi e padelle: lo volevano ammazzare. Ho spiegato che questo giovane delinquente è per me come un figlio. Ho urlato al burino che vomitava ingiurie: “Lei uccide Max ed uccide mio figlio… sono chiaro signore …?” il buzzurro ha riflettuto e se ne è andato borbottando. Io ho aggiunto: “Signore, ha capito bene quello che ho detto?
Lei ammazza il mio cane ed io vengo da Lei con pessime intenzioni… mi capisce? Interpreta bene il mio pensiero?”
Il mondo non cambia, vivi in perfetto isolamento e provochi una rivolta. Sto installando internet… che indicibile emozione…

Federico

Ma dico, esimio lettore, una persona adulta, sensibile, con una certa spiritualità può scrivere l’Italia Misteriosa per vivere? Deve essere fuori di cervello dopo i quarant’anni, diceva Yeats, pensa costantemente alla morte e io sono qui a scrivere sull’Acuto e questo maledetto castello che non mi ispira un cavolo di niente. Ho chiesto la scorta, carissime, voglio essere protetto dai folli. Vivo solo e qui uccidono cacciatori. Il paese è in mano ai terroristi.
“… non rida Maresciallo, l’hanno data perfino ad Andreotti, io difendo il diritto di cacciare, e sono oggetto di fottutissime telefonate anonime… voglio, esigo la scorta… Maresciallo… mi sente…? Non rida… ”
Ha risposto: “Nadali, non scherzi, la scorta è assai difficile da ottenere.”

Seguiamo il sentiero del vero agire. Arida la mulattiera, sono arrivato alle Celle, antico convento dei frati rivoluzionari, ho proseguito lungo la scarpata, lungo un sentiero assolato che non so neanche definire dove ho incontrato una donna americana dalle cosce lucenti con un uomo italiano tipo
bullo- cum – medaglione – dorato.
Ho chiesto la direzione con accento tedesco: “Dove essere Parco Comunanze?”
Sono travestito da vecchio SS, sono irriconoscibile, una bella parrucca bianca ed una profonda cicatrice, visibilissima, ho seguito il sentiero trovando miriadi di bossoli azzurri, verdi, rossi: l’arcobaleno è il colore del massacro.
E il massacratore si avvicina, sento i colpi. Manifesti del circolo Martini sugli alberi, hanno organizzato una corsa spero che non siano in giro.
Vedo Santa Margherita lontano, un albergo con piscina, il massacratore mi precede di circa 300 metri. Terreno arido, la Val di Chiana è ai miei piedi.
Ecco il segreto, avvicinarsi con profonda deferenza.
Signore, Lei cacciatore, sì, anch’io, guardi qui.
Sorriso bonario da vecchio SS. Guardi nella borsa!
Il testone ricciuto si piega meravigliato e guarda nella borsa ove spunta la canna della pistola.
Clic! Il bestione si riversa, crolla, non chiama la mamma, non si piscia addosso, non ha tempo, cade graziosamente a differenza di altri che rovinarono senza eleganza.
“Per l’innocenza massacrata” appuntato sul panciotto; firmato: “Brigate Verdi Internazionali”. Rapidità: coprire il corpo con arbusti.
Il cane mi guarda silenzioso. L’ho fatto anche per te cocco.
Lo lego all’albero, non ha capito, non abbaia: ecco il sentiero del vero agire.

“Marcullo, indaghi tra i froci, i ritardati mentali, i vegetariani, qui siamo davanti ad un nuovo fenomeno. Squinternati, WWF, Greenpeace, cazzate… indaghi tra i cacciatori, osservi i solitari ed i pedofili… sentimenti fini… capisce?”
“Brigate Verdi Internazionali… i miei coglioni… hai fotografato chi era presente ai funerali?
Un ottimo tiratore l’ha impallinato nel mezzo della fronte e poi ci ha pisciato sopra… un’altra barbarie Marcullo. Un altro fatto vergognoso, noti bene i cacciatori mi stanno sulle palle, ma farli fuori in quella maniera… mi dica Lei… ha trovato impronte?”
“Manco pe lu cazzo..”
“Dotto’, chisto è nu mundo de pazzarielli, saranno stati i Palestinesi… ”
“Ma che cazzo c’entrano i Palestinesi, Marcullo, chi l’ha promosso maresciallo? Chieda a quel matto che vive isolato e che ha detto di aver visto un giovane aggirarsi nel bosco, quello iscritto ad Arci – Caccia che vuole la scorta… i miei coglioni la scorta… manco ad Andreotti la danno più…”
“Ha telefonato Bosso… ma non potevano ammazzarlo in Padania, stu cazzo di cacciatore? Dotto’ non è uno della zona hanno visto una macchina tedesca, è terrorismo internazionale..”.
“Sì, internazionale i miei coglioni… hanno ragione i polentoni a volersi separare, avete un quoziente di intelligenza bassissimo in Terronia..”.
“E il prete che dice dotto’?”
“Ha tuonato dal pulpito, le solite minchiate sulla resurrezione dei morti, resurrecturis… i miei coglioni… però l’hanno impallinato bene, un lavoro di grande precisione ed era pure del PDS…”
“I cacciatori sono tutti rossi, dotto’… non saranno le Brigate Rosse che sono diventate Verdi?”
“Possibile, Marcullo, possibile…”
“Che diceva il proclama, Dotto’?”
“Per tutta l’innocenza massacrata.”

Il mio territorio è quello di Chandos. Tutto è cominciato mentre attraversavo un parco nei pressi di Roma. Ho iniziato a piangere osservando un uccellino, da allora, in un senso ambiguo, sono visitato dagli angeli. Non vorrei sembrare un esaltato, ma queste visitazioni avvengono in maniera non facilmente comprensibile. Queste forze non sono manifeste e non possono concretizzarsi nel mondo dell’apparire; sono respinte dai guardiani, dagli arconti, sono controllate dal mistero.
Quando uno è toccato dagli angeli è totalmente immerso nella compassione e diventa uno straniero sulla terra. Chi vive con loro esperimenta grande disagio; esistere con questi alieni è estremamente difficile perché non appartengono a questo mondo; bisognerebbe abbandonarlo questo mondo ma non ci sono monasteri pronti ad accogliere coloro che non hanno fede. Quelli che sentono gli angeli esperimentano la luce infinita nelle ossa e nel sangue, sentono lo struggimento per qualcosa di basilare che è oltre. Lottano incessantemente contro il Male del mondo. E soccombono in questa lotta, vengono macerati e distrutti.
Le religioni sono troppo limitate, quasi infantili; subentra una forma di disprezzo per tutto ciò che è falsamente spirituale. Il Cielo se esiste è pieno di atei. La mia Bibbia, se così si può dire, è la Lettera di Lord Chandos. Quello che lui ha provato io ho esperimentato, anche se in forma più umile, nel profondo del mio essere. Nella mia condizione anche strappare un fiore è un tormento.
Mi ricordo che lessi un’intervista del pittore Francis Bacon e alla domanda “perché tanta violenza nei suoi quadri?” l’irlandese rispose al giornalista “guardi la bistecca nel suo piatto”. Memorabile frase, un “compendium” filosofico espresso in poche parole.
Questa maniera di vedere le cose mi ha letteralmente separato dal mondo. E queste presenze mi hanno lentamente portato a pensare in maniera più autentica.
Un marxista ero e sono; sarà ridotto il mio impegno politico ma essenzialmente sono rimasto uguale. Del resto me ne frego, sul lavoro ero abbastanza capace ma l’ho lasciato per disperazione.
Un ente parastatale può divenire un inferno in terra.
Mi dedico a qualcosa?
Essenzialmente a questa nuova attività che nel suo micidiale svolgersi apre, inesorabilmente, un nuovo universo. La mia preghiera mattutina è il raccogliere gli escrementi dei miei cani e dei miei gatti. Nel mondo dell’assenza di Dio questa prassi sostituisce le preci ed il raccoglimento mattutino. In effetti, in quel momento, sfiori autenticamente la precarietà dell’essere. E’ il “Memento essentiae tuae”. La merda come “memento” della precarietà e della finitudine.

Cara Silvia,
… torniamo a Pimpa, la cagna abbandonata ha partorito dopo un parto cesareo un piccolo, stupendo mostro: Max, una specie di flagello di Dio. Ti riesci ad immaginare un uomo che abbandona una bestia zoppa e vecchia, perché troppo ammalata? E’ possibile una cosa del genere?
Ma nel paese dei campanelli, del cattolicesimo declinante e dello pseudo marxismo questo avviene continuamente. Ma questo mostro che abbandona alla morte un animale, Silvia, si deve pur fare la barba la mattina e vedere il suo lurido volto riflesso nello specchio?
Eppure, piccola, non prova niente, si sente nel giusto, va in chiesa e prega il suo Dio martoriato o va in una sezione di Rifondazione Comunista e pontifica su Sgarbi e Ferrara.
Silvia, la vita è strana: Byron, il gattino trovato a Figline, su un ponte e quasi ammazzato da Issa, è stato adottato dai cani. Prima da Dik, poi da Pimpa e da Max che lo tratta come un fratello. Ora gioca con la vecchia cagna, le tocca il muso incanutito con le zampine e la lecca, mentre lei lo guarda con i suoi tristissimi occhi.Gli ultimi trovatelli non lasciano mai la casa per paura di non poter rientrare… non è triste? Ma nella mia casa troveranno sempre rifugio, fino al mio o al loro ultimo respiro…

Federico.

Esimio lettore, parlavamo di queste presenze e spiegavo che esse si manifestano come luce increata, invisibile, che è paradossalmente, sempre presente, come dicono i maestri dello Zen, a pochi centimetri dalle tue chiappe. Categorizzarle è un insulto poiché provengono dall’Oltre. La loro natura è un mistero, le sento con l’anima e meno se ne parla, meglio è. Ma ricondurle nel territorio del Maligno mi sembra una possente fesseria poiché esse desiderano totalmente il Bene e sussistono nella compassione.
Non sono un credente e penso che lo stato nirvanico sia l’estinzione finale, il cessare della sofferenza attraverso l’inabissamento nel Nulla; e quando mi parlano delle esperienze alla Moody, delle storielle del tunnel con la luce misericordiosa e i vecchi morti che ti attendono dopo il trapasso, mi viene da ridere. Penso che siano i meccanismi della mente che attutiscano il collasso dell’individualità, il venir meno del centro del mondo egotico. Me lo spiegò la mia amica Jane Meredith: lo svanire nel nulla è una esperienza di incontenibile terrore. I marchingegni celebrali proteggono dall’orrore di questo ego malato che si separa dalla sua squallida vita, dal suo orrendo mondo quotidiano che interpreta come sublime. Questo ego si libera paurosamente dal suo misero esistere. Si stacca dal mondo come un moscone dalla merda.

“Verso sera me ne uscii a cavallo, e potete immaginare come non pensassi più alla cosa, e poi come procedevo al passo sui campi sconvolti da solchi profondi, con nulla più vicino di più sinistro che una covata di quaglie che si levavano in volo, e lontano sopra i campi ondosi il grande sole calante, di colpo mi si spalancò dentro quella cantina piena della lotta con la morte di quel popolo di ratti. C’era tutto dentro di me: l’aria fresca e stagnante carica dell’odore dolceacuto del veleno, e lo strepito degli stridi di morte che si rompevano contro i muri ammuffiti; i convulsi spasimi dello sfinimento di disperazione che si incalzano confusamente, la folle ricerca di uno scampo; il freddo sguardo di furore di due che si incontrano a una fessura bloccata… vi era una madre che aveva stretti a sé i piccoli morenti e non ad essi volgeva gli sguardi, non agli implacabili muri di pietra, ma nell’aria vuota o, più oltre nell’infinito e accompagnava quegli sguardi con uno stridio di denti!”
(Hugo Von Hofmannsthal – Lettera di Lord Chandos)

Ho avuto un profondo interesse per gli gnostici, per l’eresiarca Marcione e per la sua teoria del Demiurgo infinitamente distante dal Dio primiero, assolutamente estraneo al mondo della materia. Mi ha affascinato per anni questo pensiero con la sua interpretazione del problema del Male. E anche nel pieno delle attività politiche non ho mai abbandonato queste meditazioni che mi hanno accompagnato nella vita. Alla fine sono giunto a conclusioni abbastanza chiare e mi pento di aver procreato scelleratamente e abbondantemente. Il peccato mortale della Chiesa è di aver spronato, indotto, stimolato una perversa, eccessiva procreazione che ha ferito la natura come un’invasione incontenibile di ratti intelligenti sulla pelle della terra. Siamo infatti una specie dominante, mostruosa, ci alimentiamo orrendamente, tutto distruggendo. Più procreiamo più distruggiamo. Perpetriamo verso il mondo scompensi indicibili, verso gli animali quotidiane Auschwitz, siamo un peso micidiale sul pianeta. L’età della tecnica ci domina, ci devasta, come un gioco acutissimo del Maligno. Umanamente non abbiamo progredito dai tempi del Buddha, anzi, spiritualmente siamo rimasti dei nani avvinghiati ad un vorticoso agire, che interiormente ci devasta.
Da quando ho assimilato questo essenziale pensiero, ho abbandonato il mio desiderio di vivere. Ho un solo eroe, il monaco che si impiccò nella sua cella perché non poteva più sopportare il dolore del mondo. Sic et simpliciter. Agisco, ma in fondo quell’orrenda morte mi accompagna come un terribile fantasma. Tutto il resto è fumo, è poderoso silenzio.

Dai quaderni di Eichmann:
“Quanto ho atteso per venire al mondo? Chissà forse cinque milioni di anni. Tornerò a nascere in un distante futuro? Non lo so. Sono sicuro soltanto di una cosa: che dopo aver dovuto passare attraverso innumerevoli esistenze di vita organica e non organica, trasformato nella più minuscola particella di un essere vivente, come essere umano ho vissuto più o meno sessant’anni. E sono stato stupido a rinchiudere la mia esperienza umana dentro l’angusta, limitata ideologia nazionalista del Reich. Il pensare che una forza onnipotente ha donato agli uomini il meraviglioso miracolo della felicità. Il bene più grande a disposizione del genere umano. Questo dovrebbe essere il solo compito degli uomini: realizzare la felicità, condividerla con il prossimo, distribuirla a tutti nel breve tempo che passiamo su questa terra. Tutto il resto è privo di qualsiasi valore…
… In caso di morte chiedo quanto segue. Che il mio corpo venga portato da Israele a Linz, in Austria. Lì deve essere cremato. Le ceneri devono essere divise in sette parti uguali. Una parte va deposta nella tomba dei miei genitori. Una parte va gettata nel giardino di casa mia a Buenos Aires. Le cinque parti restanti una ciascuna a mia moglie Vera, ai miei quattro figli: Klaus, Horst, Dieter, Ricardo Francisco. Morire non è peggio che nascere. Migliaia di nuove vite, moltiplicate per altre decine di migliaia, seguiranno le nostre…”

Esimio lettore, le presenze possono essere del Male e non originare dalla luce.
Ma lasciamo stare: queste presenze non sono demoniche e non hanno nulla a che fare con gli effeminati angeli del Cattolicesimo morente. Ho sempre fatto sogni tumultuosi, non vivo in pace. Non mi è stato dato di vivere in pace. Lentamente tutti mi hanno abbandonato, anche perché l’ho metodicamente cercato. Gli uomini non mi interessano. La solitudine è aria per la mia vita. Ho desideri limitati e per dirla in poche parole non me ne frega niente del mondo.
Sono afflitto da sogni inani e da rari sogni metafisici che erompono sulla scena della mia psiche nei momenti di pace profonda. Per trovare quella pace devo essere lontano dalle false passioni. I sogni inani derivano dalla vita che facciamo nell’era del consumismo trionfante.
Un giorno ho sentito un barbone che sussurrava ad un altro: “E’ meglio morire”.
Ho pensato al gatto ed al cane maciullati sulla strada: la precarietà massacrata dalla tecnica trionfante. Posso dire questo, per ciò che mi riguarda, la vita è la preparazione alla morte, nel senso temporale, nell’accettazione completa della finitudine e della limitatezza.
Anche la mia sessualità è una preparazione alla morte perché soffro in modo tremendo la “tristitia coiti”, il momentaneo godere è sempre legato alla presenza annientante della morte.
Nell’età dell’assenza di Dio non rimane altro. Resta solo questa pesantissima solitudine e questo senso di vuoto totale che consuma l’anima.
Ma dove trovano gli uomini l’energia per agire nel quotidiano?
Per quale folle ragione riescono ad agitarsi come marionette solo per possedere fantasmi di cose?
Siamo una specie dannata, siamo l’escrescenza malata della volontà di potenza.
Siamo una peste perambulante sulla terra.

Ma via signori, l’Italia Misteriosa delle mie palle, io disprezzo il turismo, è una cosa odiosa e lo voglio dimenticare. Ma necessita un nobile paravento: primum vivere deinde philosophari.
Mai mischiarsi con animalisti, WWF, Greenpeace, Legambiente, Aispa eccetera… Mai leggere riviste ambientaliste o di quelle aree culturali: distraggono, sono contaminanti, passive, aiutano solo parzialmente. Evitare i verdi e gli animalisti come la peste, essere invece un “one – man- job” una specie d’esercito delle dodici scimmie racchiuso in un’unica persona..
Si, un “one- man – operation”. Mai lasciare tracce ecologiche. Distruggere tutto. Raccogliere riviste di caccia e di armi di ogni tipo. Apparire come un convinto cacciatore, un autentico divoratore di carne. Nascondere tutto l’armamentario in un posto inaccessibile e lontano.
E sperare, esimio lettore, sperare.
L’uomo divora tutto, mangia e defeca e si prepara per la prossima vita come quelle troie in visone che si comunicano, grondando sangue, inghiottendo il loro Dio crocifisso.
Il massimo dell’hybris è aver immaginato che queste scimmie pelate possano essere immortali.
La massima menzogna è scritta sui muri dei cimiteri: “Resurrecturis”.
Scrivo, ma mi costa caro, perché essenzialmente non ho nulla da dire.
Lo faccio per un senso di innata debolezza, se fossi un essere compiuto rinuncerei a questa stupida vanità, resterei silente. Invece scribacchio stronzate, perché di vere stronzate si tratta, cose che mai nessuno leggerà in questa provincia italiota che detesto con tutto il cuore.
Ma qualcuno leggerà della vendetta e degli atti terribili che hanno stroncato molte vite.
La notte mi stringo ai miei gatti e insieme sopportiamo la presenza dell’oscuro, l’onnipresenza delle tenebre, che misteriosamente ci cullano. Amiamo la tempesta, ci raccogliamo, il nostro sentire ci porta oltre la notte. Non ho più tempo per gli uomini, cerco di apparire gentile, ma in fondo li detesto, li sento abissalmente lontani. Sono da tempo fuori del mondo. Sono stanco dell’infinito sproloquiare, anzi sono nato alienato da questo inane, insulso blaterare. Da quando sono venuto alla luce provo un senso di profondo disagio alla presenza degli uomini: una sensazione dominante nel mio modo di essere.

4. Frammenti

Caro Yutaka,
… tra le cose dei greci alcuni miti mi hanno profondamente colpito.
La rinuncia di Chirone, il centauro, che sceglie una morte umana dopo aver concesso la sua immortalità a Prometeo.
La scoperta del simulacro ligneo di Artemis Tauride da parte degli spartani Astrabaco e Alopeco che divengono folli dopo il ritrovamento dell’immagine capace di guarire chi la conosce e condurre alla follia chi ignora il suo arcano potere.
La risposta di Sileno a Re Mida, quando chiede al satiro quale sia la cosa più desiderabile per gli uomini e riceve come risposta lapidarie parole: non essere nato, non essere, non essere niente.
La storia di Cleobi e Bitone, figli della sacerdotessa di Era, che vengono premiati dalla Dea, per lo sforzo di trascinare un carro, privo di buoi, verso il tempio, con il più grande dei doni divini: una morte serena nel sonno.
Il mito della follia di Aiace che simboleggia il rapporto tra l’umano e il non umano e la natura stessa della volontà di potenza. Aiace è impazzito, lo trovano con i piedi in una palude di sangue. Agamennone Ulisse ed i Greci lo osservano sbigottiti, trasecolati mentre massacra gli armenti nel sacro recinto. Capre, pecore, agnelli, montoni consacrati giacciono decapitati, sventrati. Arti mozzati, teste recise, ventri spalancati: un orrore demoniaco si manifesta nel sacro luogo. Un’ecatombe di animali sacri. E’ l’incedere umano. Aiace ha massacrato bestie inermi credendo di colpire gli Achei che lo avevano derubato delle armi di Achille. L’eroe si è scatenato contro pecore, vitelli, contro esseri indifesi e consacrati agli dei. Si è aperto un varco con la spada e con l’ascia tra l’attonita innocenza. Tecmessa la sua concubina e il figlio Eurisaco sono in lacrime, il piccolo stringe lo scudo dell’eroe. Le ombre del Tartaro avanzano ed oscurano la sua mente devastata da demoni. Le furie incalzano. Aiace, corre verso il mare per bagnarsi, per lavarsi dall’abominio e cercare il perdono di Pallade Atena. Urla di seppellire le sue armi contaminate dall’orrore. Teucro veglia sulla sua famiglia atterrita. Alla fine, devastato dall’orrore che ha scatenato, si getta sulla lama che gli penetra il petto. La volontà di potenza si manifesta nella sua perversa follia. Si sviluppa l’orrore che domina il mondo con i suoi infiniti tentacoli. Senza fine, senza inizio è l’abominio. Prima lo sterminio degli uomini poi il massacro delle bestie sacre e indifese. La perenne devastazione degli ultimi invita la Nemesi che annienta i carnefici. Automedonte trema. I greci osservano increduli mentre le Parche tessono i destini sotto il plumbeo cielo di Ananke…

Federico

“Marcullo punti sui pedofili, sui diversi, c’è un’associazione qui vicino ad Arezzo, l’Arcigay sono esseri sensibili, hanno qualche problema con i cacciatori, la morte degli animali li tocca… e tocca me Marcullo, paradossalmente ho simpatia per questo serial killer che secondo me punta ad essere arrestato per dar corso ad un processo clamoroso… forse è uno, forse è tanti, forse è legioni come lo spirito immondo… ”
“Dotto’, ma che c’entrano i ricchioni? Hanno visto un tedesco, sulle montagne all’altezza delle Celle e poi è sparito, quella gran fica con il bullo hanno testimoniato… Dico le donne sono matte, che ci faceva quella ninfetta con quel balordo?”
“Màh… e che faceva il tedesco, Marcullo? Hanno visto un tedesco con i capelli bianchi che portava un bastone ed una borsa. Io penso che a Prandelli non gli poteva sparare un vecchio, quello era un brigatista travestito… Lo hanno descritto?”

“Minuziosamente, ma è introvabile..”
“Lo avete cercato negli alberghi, nei camping?”
“No, non risulta un tedesco, dotto’, non appare… c’è e non c’è… Abbiamo chiesto al San Michele, al San Luca… nulla…”
“Avete parlato con tutti?… tracce?”
“Nulla, il teutonico emerge e svanisce nel nulla, dotto’…”
“Forse un travestimento, Marcullo, c’è un complotto animalista mi pare evidente. Qui c’è un movimento di liberazione animale che ha cominciato a sparare in Toscana, epicentro dei cacciatori del mondo. E fa fuori i comunisti, il ché non è un male Marcullo. E perché avrebbe scelto l’Italia?”
“L’Italia è dove sparano di più, dotto’. Solo a Malta ci sono più cacciatori in rapporto alla popolazione.”
“Ahhh…..questo è un paese Marcullo dove sparano con i cannoni agli uccellini, sono dei figli di puttana, l’ho ripetuto mille volte…”
“Dotto’, mezzo volto era sparito, gli ha sparato a bruciapelo in faccia. Non è rimasto niente, il cervello, quel poco che aveva, era fuoriuscito dalla testa, rimetterlo insieme sarà un problema…”
“Quindi qualcuno ha avvicinato Prandelli e lo ha colpito in pieno volto, poi, dopo aver legato il cane all’albero, ha attaccato il messaggio sull’innocenza distrutta, ha coperto di arbusti e di foglie il cadavere ed è fuggito come un ladro nella notte. Questa frase incredibile è di Paolo di Tarso, non la trova stupenda? Ha mai letto Paolo Di Tarso, lo pubblicano in Terronia?”
“Paolo di Tarso chi?”
“San Paolo, ignorante di un maresciallo. Devo dirle che da quando Bossi si agita ho scoperto una nuova dirompente simpatia verso il Sud. Ma come fa a tifare per l’Inter se ogni volta che andate a San Siro vi insultano e vi chiamano africani?”
“Dotto’, uno stato forte non tollererebbe chiacchiere sulla secessione, e riguardo San Paolo io non sono colto come lei…”
“Insomma chi pensa che abbia cancellato la faccia al ciccione?”
“Stiamo cercando, stiamo seguendo una pista…”
“Mi tenga informato Marcullo, si sta agitando anche il Ministro degli Interni, ma hanno altro da pensare… ”

Caro Federico,
… padre Elia mi ha detto: “Il buon Dio ci ha permesso di mangiare gli animali, nella sua infinita misericordia, ma è bene ucciderli in maniera umana. Nulla vieta, dal momento che siamo dei carnivori, l’uccisione di altri esseri. Questo è decretato dalla Bibbia, non vogliamo essere come i Buddisti o gli Indù che venerano demoni…”
E questo è considerato un santo! Pensavo a lei e mi veniva da ridere…

Angelo

Caro padre Angelo,
… ha ragione padre Elia: gli idolatri adorano culi, fregne sovrumane, elefanti con teste di cazzo… mentre noi adoriamo il figlio di Dio incarnato sulla terra, e crocifisso per i nostri peccati dagli infidi giudei…

Federico

Caro Paolo,
ho letto la tua lettera con attenzione, dunque siamo d’accordo su tutto meno che su una cosa, cioè sull’idea che per difendere gli esseri oppressi e le bestie si ricorra alla violenza.
Ti faccio un esempio, immagina questo: terroristi prendono possesso di armi nucleari e le puntano sulla città di New York, chiamano i giornalisti e la televisione e dicono: “Signori noi chiediamo che voi diate da mangiare agli affamati del mondo, l’implacabile meccanismo che stritola i poveri va bloccato.
Voi, sedicenti cristiani, permettete l’inaudita vergogna dello sterminio per fame sulla terra, mentre i vostri stupidi ed obesi figli, piccoli demoni del benessere computerizzato, divorano la stragrande parte delle proteine disponibili sul pianeta. Un Missionario ha detto, e sembrava un marxista: “ trentamila bambini muoiono di fame ogni giorno, come può la Chiesa tacere? Cristo non lo fece…”
Allora, Paolo diletto, questi poveri terroristi dicono: “Per i prossimi tre anni consegnate tutto il cibo necessario per mettere fine a questo orrore oppure faremo esplodere sotto il vostro culo ordigni che consumeranno in un batter d’occhio l’infame Babilonia… eccetera… eccetera…”.
Domanda del Baluba Federico al pensatore della torre di avorio:
“Stiamo trattando con folli o con eroi?”…

Federico

Caro Federico,
… penso che siano degli eroi, ma non metterti grilli in testa e non imitarli, non rubare armi nucleari e non puntare ordigni diabolici sull’etrusca Cortona, vivi in pace con te stesso.
Io abito in Cornovaglia, in una casetta in riva al mare ed ho per sempre rinunciato alla violenza.
Una parte di me desiderava l’atto che sconvolge, ma non sono mai arrivato a tanto…

Paolo

Caro Paolo,
… se ne sono andati tutti, mentre tu sei in Cornovaglia a leggerti i tuoi libri e da quello che ho capito stai navigando Musil. Io, abbandonato da tutti, vivo pacificamente in cima ad una montagna e sto riflettendo sulla vita. Verrò presto a trovarti in quelle lande stupende e gloriosamente desolate…

Federico

Caro Federico,
Sei folle, amico, in questi casini non voglio entrarci, è troppo pericoloso. Troppi sanno delle tue pericolose inclinazioni. Tutto quello che stai facendo è errato e ti porterà alla distruzione, ricordati: affrontare la violenza con la violenza non conduce a nulla, la violenza va affrontata con la non violenza, restituire colpo su colpo conduce al Male… mi dispiace di averti fatto conoscere l’arabo…

John

Caro John,
Secondo questo concetto, non bisognava resistere ai nazisti. Il mondo non doveva resistere a Hitler. John lo sai perché tiri fuori questa storia della violenza?
Perché la violenza verso gli animali è accettabile, com’era accettabile avere schiavi nel periodo infausto dell’antichità. Se massacrassero i filippini, i tailandesi o i circassi, allora, da classico pseudo marxista, diresti: è giusto intervenire in difesa dei diritti calpestati. Qui, John, si stravolge un mondo o si muore.
Se la tirannia viene esercitata sulle bestie è cosa giusta, anche tu, giovane intelligente e sensibile sei entrato nella logica banale del mondo dell’inaudita violenza: l’accetti miseramente.
Ma quello che sto facendo è qualcosa di radicale: sto cercando di svegliare il mondo attraverso l’azione.
Ho vissuto troppi anni inabissato nel turismo, ora nell’ultimo periodo della mia vita sono solo, solo con me stesso e posso agire. Forse i piccoli un giorno esalteranno quello che faccio e sarò per loro un eroe; ma io non cerco la gloria, John, sono completamente vuoto. Essenzialmente sono una creatura del Nulla che genera l’ultima compassione prima di eclissarsi nelle tenebre. Come una ginestra leopardiana che fiorisce nel deserto. La mia compassione è questa sacra violenza. Non temo che mi tradirai John… è impossibile. Diversifica, John, dammi spazio, accoppa un cacciatore di cervi… aiutami… la pressione si allenta: ho bisogno di un complotto internazionale…..

Federico

Esimio lettore, sarebbe bello dimenticarselo il mondo, piazzarselo sotto i piedi, ma non è semplice.
Il mondo non ti abbandona, ti pesa sulle spalle come un macigno, si dovrebbe cercare di essere felici, ma in effetti è impossibile. Basta contemplare quello che ti accade intorno, per renderti conto che è una cosa irrealizzabile, ci puoi provare ma non è facile. C’è il massacro degli animali, che è di portata universale, nel senso della contaminazione che produce. C’è il silenzio di Dio che distrugge interiormente. Quando i credenti si rivolgono a quella fitta oscurità, che è il silenzio di Dio, a chi pregano? Essenzialmente siamo senza fondamento, siamo esseri gettati nel cerchio dell’esistere senza apparente ragione. Invecchiando diventiamo mascheroni di carne ripieni di vermi. Siamo esseri dell’abbandono, che seguono l’inane blaterare della giustificazione, il chiacchiericcio della provvidenza. Menala come vuoi lettore, ma sembra che Schopenhauer abbia ragione, una Volontà cieca provoca tutto questo atroce dimenarsi. E mettere figli al mondo come ho fatto io, è un atto di pura criminalità, significa aiutare la volontà di potenza a perpetrarsi. Così diceva il mio vecchio nonno che viveva di tristezza e di tedio, ma in una maniera maestosa e deperiva in questo centro anale del mondo senza alcuna speranza.
Mi potrei uccidere, ma a che servirebbe?
C’è un residuo nella mia anima che è profondamente buddista e ho il presentimento che l’energia karmica si riproponga. Mi fa autentico orrore l’idea di rinascere.
Il mio stupido lavoro l’ho fatto onestamente ma non ci ho assolutamente creduto.
Vivo, ora, in uno stato di preparazione alla morte, assorbo il silenzio dei boschi e la presenza della luce e delle tenebre per una tarda purificazione. Forse un giorno vedrò uno gnomo, una fata, un angelo caduto; ma in questa vallata sperduta non è dato neanche vedere un animale. Hanno distrutto tutto questi assassini, sono la lebbra della terra, la contaminazione, il miasma che appesta l’aria.

Caro padre Angelo,
… come sono patetici i cattolici che organizzano circoli per la liberazione degli animali e la menano con Francesco. L’unico che ha accennato a qualcosa; ma in effetti Francesco mangiava carne…
Ricorda l’incidente con il porco? Ricorda quello che disse Francesco al monaco che tagliò le zampe al porco vivo? Restituisci il denaro al porcaio. Per la povera bestia neanche una parola.
Questa, padre, è una religione antropocentrica, completamente basata sull’uomo, non difende la natura, la ignora, e davanti al grande massacro animale, si comporta come Pio XII davanti agli ebrei:
vigliaccamente tace. Le grandi religioni monoteistiche hanno permesso questo continuo, orrendo massacro. Hanno permesso la violenza inaudita verso i deboli, che siano uomini o animali, alberi o fiumi. Se invece il suo Padreterno avesse sussurrato, mormorato almeno una volta: “Non distruggete gli altri esseri perché sono vostri fratelli, rispettate tutto ciò che esiste, anche le foglie e i fiori”, allora, forse, l’ominide spelacchiato avrebbe tentato di controllare il suo terribile istinto distruttivo. Avrebbe tentato di contenere il suo impulso tendente inesorabilmente al massacro.
Ma ormai i filosofi stanno dicendo da tempo che quest’idea del dominio sugli altri essenti ha prodotto una signoria sulla natura che sta sconvolgendo il mondo.
Deve capire, padre, che il carnefice, il torturatore, attraverso la sua efferata attività, diventa interiormente e automaticamente, qualcosa di immondo. E sa di esserlo. Crede di aver controllo sulle cose ma si ammala nell’anima: la civiltà della tecnica ci distrugge interiormente ma non ce ne accorgiamo. La civiltà della tecnica crea il fetido, invisibile miasma che lentamente ci soffoca…

Federico

Raniero: Federico, ma perché sei sempre così negativo, io leggo le tue cose ed ho sempre l’impressione che non ci sia mai un barlume di luce.
Federico: Caro amico, io la luce nel mondo non la vedo.
Raniero: Non è possibile, c’è il sorriso dei bambini, c’è il sole, i fiori, la bellezza delle donne…
Federico: I fiori li strappano, i bambini crescono mostruosamente, la bellezza è apparenza, l’essenza è dolore…
Raniero: Ma non c’è nulla di bello nel mondo.
Federico: Sì c’è… ma è traviato nella sua essenza.
Raniero: E’ traviato alle radici?
Federico: Esattamente. Traviato alle radici.
Raniero: Mi piace la tua filosofia ma preferirei un barlume di luce… cosa dici piccolo Zeno, è giusto ammazzare i massacratori degli animali?
Federico: Zeno dice: non è giusto, poi spiega che Riccardo grande dice che è giusto. Gabriele dice: Dario piccolo dice che è giusto, Valentina dice che non è giusto.

Caro John,
quando il colpo è partito, la prima volta ho sentito orrore.
Ora, mi sento come un angelo vendicatore, e non provo nulla, anzi come ho detto, penso che la mia sia un’attività peculiare, in un senso eccezionale, e mi faccia sentire bene.
Dimmi, John, quando i partigiani uccidevano i tedeschi si sentivano in colpa?
So quello che mi vorresti dire: è un essere umano che sopprimi.
Attenzione: io questa logica la sfido.
Vedi, John, un gatto, un cane, un coniglio sono esseri differenti, hanno peli sul corpo, il muso formato in un’altra maniera, sono diversi da noi, sono come piccoli ET.
E se ET fa piangere la gente, perché non provare lo stesso affetto verso un povero gatto o anche un topolino?
John, noi non scegliamo di essere quello che siamo.
Siamo gettati nel cerchio dell’esistere senza scelta, per questo anche il razzismo è assurdo. Questa è la grande verità: essere gettati nel mondo senza scelta, con cervelli particolari, grandi o limitati, con corpi spelacchiati o pelosi. Di conseguenza, caro amico, io vedo l’uccisione di un bambino come l’uccisione di un gatto o di un coniglio. C’è un’altra grande verità: la compassione è fondata sul Nulla, e agisce per l’impulso di un imperativo categorico fondato paradossalmente sul Nulla. Dal Nulla germoglia il fiore della pietà, e ritorna nel Nulla. Sono arrivato a questa conclusione dopo aver pensato molto. E quello che sto facendo lo ritengo eccezionale, ma senza sentirmi grande, poiché sono totalmente vuoto, non ho né ambizioni, né desideri. Solo da un essere vacuo può nascere un atto essenzialmente puro, do you grasp me, John?
Tra cento anni i mangiatori di carne ed i vegetariani si combatteranno. Vegani e vegetariani si odieranno. Intere nazioni diventeranno oasi per gli animali, sopprimere un altro essere vivente sarà un atto di inaudita follia. E nascerà una nuova religione, una religione della luce, radicata sulla compassione che trascenderà le religioni monoteistiche, antropocentriche e limitate…

Federico

Niente cellule, niente gruppi, niente organizzazioni, assoluta solitudine nell’azione, far credere che un esercito è in movimento, confondere, confondere sempre il nemico…

Caro Federico,
disapprovo totalmente i tentativi di seduzione della vedova Prandelli, sembra una storia da News of the World o peggio ancora da Sun londinese. Stai precipitando in un abisso di banalità. Il finto pianto, i fiori, l’invito nella tua casa, la foto del ciccione esploso, siamo ad una volgarità deleteria. Pensavo avessi più gusto. Non è stato sufficiente scuoiarle il marito, ora cerchi una seduzione lenta, attraverso regali, ed inviti. Per me il massimo della sgradevolezza, tutto questo mi offende e i tuoi sogni di sodomizzazione mi lasciano perplesso. Il mio amico Federico si è trasformato da un “serial killer” a un maniaco sessuale. Tutti i dettagli sono di estremo cattivo gusto, da soap opera Hollywoodiana.
I fronzoli, la sottoveste alzata, il patetico comizio davanti ai cacciatori dell’Arci- Caccia:
“…stanno criminalizzando il popolo dei cacciatori, radicato da secoli in questa gloriosa terra…”
Troppo Federico, stai andando oltre, ti avvii verso atti di estrema pericolosità, magari ti immagini di essere un eroe, ma tu sei solo un serial killer, stai molto attento.
Come fanno a non capire che tu non sei mai stato un cacciatore?
Puoi fidarti di me, ma bruciamo e cancelliamo queste stupidissime lettere. Dissolviamo queste oscene e-mail… è troppo pericoloso….

John

Caro John,
scuoiava i conigli semivivi, poi inforchettava la monaca Prandelli, la quale dopo aver assistito agli orrori diceva il rosario. Quei due mi ricordano “Sangue” di Bashevis Singer.
E che vuoi che sia una piccola sodomizzazione invasellinata: un leggero squittio di dolore e poi un universo di piacere. Un glorioso grugnire. Sono dotato di dimensioni medie, non erompo dolorosamente attraverso la porta orientale. E’ un’arte. Ma la seduzione è stata umiliante, sono sceso in una voragine di abissale banalità. Il morto veglia dal cielo metafisicamente più cornuto che mai, e ha dovuto procedere oltre le soglie della morte, per incontrare le schiere delle bestie trucidate, dove l’attendeva l’angelo vendicatore con la sua spada di fuoco. E’ stato patetico, la Prandelli ha offerto una notevole resistenza, poi i fiori, le finte lacrime, le reminiscenze, l’offerta di matrimonio balorda e siamo giunti, dolorosamente, alla consumazione dell’atto. Prima ovviamente la porta occidentale e susseguentemente quella orientale. Ma è roba da marocchini, ha detto il cremoso bignè.
E roba da marocchini è stata con tutto l’armamentario del montaggio caprino e l’emissione di gridolini e quisquilie mormorate. Assolutamente disgustoso da parte mia. Penso che le rose siano state determinanti. Una donna ha le sue necessità Nadali, mi ha detto. Fissavo Santa Rita durante l’atto per non erompere troppo presto. Il rapporto anale produce l’ “ejaculatio precox”, quella che ha rovinato Pavese e il mio amico Montanelli che esplodeva appena le sue donnine si sfilavano le mutande.
Una tragedia, John: l’orrore della vita…

Federico

Caro Paolo,
… ho fatto tesoro della tua filosofia: chi semina vento raccoglie tempesta.
Con una minuta variazione musicale: non ho le palle di praticare quello che predico.
Su un muro di Firenze ho letto che hanno scritto: ammazzateli tutti.
Come ammiro gli uccisori di cacciatori, ma per quello ci vogliono autentici testicoli.
E sai… forse con le Brigate Rosse ci sarei cascato…
Ma noi blateriamo… cianciamo… e non combiniamo niente…

Federico

Caro Federico,
… non ho capito bene la faccenda della filosofia e della pratica, a quale filosofia ti riferisci, al marxismo rivoluzionario? Ai diritti calpestati degli animali? A Heidegger? A Severino?
A chi ti riferisci? Nei momenti di grande crisi farsi sempre una scopata: primum fottere, deinde philosophari.
Padre Angelo mi ha mandato un suo articolo (che mi ha detto ti ha affascinato) su Elisha ben Abuya, l’eretico per eccellenza, un uomo inviso e odiato dai rabbini al pari di Spinoza perché credeva in due Dei. Lo chiamavano Acher, l’ “Altro” e “lo Straniero” poiché si diceva adorasse il “Dio Straniero”.
Una mito grandioso: Enoch era stato assunto in cielo da Jahvè-Seva’ot ed era stato trasformato in un angelo di immani proporzioni chiamato Metatron: una metamorfosi rara ma non unica. A causa della sua trasformazione era invidiato dagli angeli che lo consideravano un essere superiore. Serviva il Trono della Gloria e le necessità della Shekhinà, la presenza femminile di Dio sulla terra, la sua carne era di purissima fiamma, le sue ossa erano carboni ardenti e i suoi occhi erano torce di fuoco. Secondo il rabbino Ishmael intorno al suo corpo luminoso si sviluppavano tempeste e si udiva un rumore assordante come di un grande terremoto. All’inizio Enoch – Metatron sedeva sul Grande Trono presso la porta del settimo palazzo. Gli angeli lo circondavano e provavano timore per la sua potenza, Dio lo aveva trasformato, in effetti, in un “piccolo Jahvè”, l’umile Enoch sembrava essere diventato un altro Dio. Un giorno Elisha ben Abuya ebbe una visione e visitò gli alti cieli e mentre andava su e giù nell’ascensore celeste del grattacielo iperuranico combinò un grande pasticcio.
Passando per i vari piani dell’edificio metafisico, Acher, vide Metatron seduto sul Trono di Gloria, tremò di terrore, e si mise in testa che in cielo vi fossero due divinità. E non solo una.
Tornato in terra annunciò la sua scoperta affermando che nella volta paradisiaca vi erano due potenze, scombussolando così l’edificio monoteistico del pensiero ebraico. Elisha ben Abuya gridò: “Davvero vi sono due potenze in cielo!” Jahvè lo udì e s’incazzò oltre misura. Si levò una voce dai cieli che disse: “Tornate figli apostati, tutti tranne l’Altro”. La furia di Dio contro il rabbino fu terribile e il povero innocente Metatron ci andò di mezzo e subì una violenta, quanto ingiusta, punizione: l’Angelo Aniyyel gli piombò addosso e lo colpì con sessanta vergate di fuoco. Lo flagellò con immensa goduria. Scosso, pestato a fuoco e sangue, mezzo distrutto ed umiliato, il povero Enoch, fu, da quel momento, costretto a stare in piedi vicino al Trono di Gloria in castigo mentre gli angeli invidiosi gongolavano e gli infiniti capricci di Jahvè, simili a tuoni scuotevano il cielo. Dio strano questo….

Paolo

5. Un frusciare di fronde

Caro padre Angelo,
… ne “Il Racconto dell’Anticristo” di Vladìmir Soloviev, pensatore Russo-Cristiano si legge: “Il nuovo padrone della terra era anzitutto un filantropo, pieno di compassione e non solo amico degli uomini ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano, proibì la vivisezione e sottopose i mattatoi ad una severa sorveglianza; le società protettrici degli animali furono da lui incoraggiate in tutti i modi. La più importante di queste sue opere fu la solida instaurazione in tutta l’umanità dell’uguaglianza della sazietà generale. Questo evento si compì nel secondo anno del suo regno. La questione sociale economica fu definitivamente risolta.”
Soloviev concepisce un Anticristo comunista e vegetariano: in che abissi di perversità si libra il pensiero cristiano….

Federico

Caro Federico,
… secondo Martin Buber alcuni zaddiqim tentarono con atti teurgici, attraverso la Qabbalà pratica, di trasformare Napoleone nel Gog di Ezechiele, signore della terra di Magog, principe sovrano di Mosoc e Tubal. Gli zaddiqim seguirono febbrilmente il corso delle guerre napoleoniche dalla Polonia divisi in due scuole di pensiero.
La prima scuola, quella del “Veggente di Lublino”, sosteneva che Napoleone fosse il Gog degli ultimi giorni: il Signore di Magog. La conquista del mondo da parte di Napoleone avrebbe chiuso l’ultimo periodo della storia, e il Male e il Bene si sarebbero fronteggiati per l’ultima battaglia.
Secondo un chassidim di Rymanow, l’Imperatore era sempre preceduto da un uomo rosso, molti pensavano che l’uomo dai capelli fulvi fosse il rabbi Menahem Mendel che indicava a Bonaparte la via verso la conquista profetizzata.
La seconda scuola, quella del “Santo Ebreo” di Pzysha, dileggiava questa interpretazione della profezia di Ezechiele e sosteneva che solo dopo un completo “ritorno” all’uomo interiore fosse possibile procedere verso il tempo che preannunciava le doglie del Messia.
Gli zaddiqim di Pzysha consideravano, per questo motivo, le pratiche magiche per affrettare l’avvento del Principe della Pace come controproducenti e negative.
L’Imperatore, entrando a Jena il 13 ottobre 1806, avendo dato a Hegel la sensazione di un individuo concentrato in un unico punto che s’irradiava per il mondo e lo dominava, era stato descritto dal filosofo come “l’anima del mondo” ed era divenuto, agli occhi dei santi ebrei, il Signore degli Ultimi Giorni “che giunge da settentrione, dagli estremi confini del Nord”.
Gog, nella profezia di Ezechiele, viene spinto alla conquista e allo sterminio da Dio che gli dice: “Ti farò andare e tornare, porrò degli uncini nelle tue mascelle, e ti farò marciare con tutto il tuo esercito… arriverai nel paese come l’uragano, come una nube che avvolge la terra…”
E così Bonaparte, spinto dagli zaddiqim, dagli uncini nelle mascelle e dall’uomo rosso che saltellando gli indica la via, procede verso la conclusione messianica della Storia: 1795 Tuileries, 1796 Bassano, Cairo Montenotte, Dego, Lodi, Millesimo, Mondovì; l’uomo rosso procede indicando la via: 1797 Rivoli, 1798 Abukir e Piramidi, 1799 ancora Abukir e Damietta; l’uomo fulvo procede: 1800 Marengo, 1805 Austerlitz, Durrestein e Ulma, 1806 Jena ove Gog diventa l’Anima del Mondo, 1807 Friedland, 1809 Wagram, 1812 Borodino, poi Beredina: l’uomo rosso perde la strada tra la neve, 1813 Hanau e Lutzen, 1814 Parigi, 1815 Ligny, ora l’uomo rosso procede a tentoni nella selva oscura della Storia e nel 1815 l’Imperatore approda in un luogo piovoso vicino a Bruxelles. Il rabbino si è perso e Gog, Signore di Magog, di Mosoc e di Tubal, giunge a Waterloo, al declino e alla morte.
Il rabbino rosso ha preso la direzione sbagliata: le armi, gli scudi, le targhe, le mazze, le frecce, le lance, i giavellotti dell’esercito vinto del vero Gog, che nella profezia bruceranno per sette anni, dovranno attendere il giorno giusto per trasformarsi in cenere. Gli zaddiqim di Lublino si sono semplicemente sbagliati. Durante una delle tante dispute, Mendel di Tomashow, seccato dal persistere delle tesi lublinesi, un giorno aveva gridato: “Che sappiamo noi delle doglie del Messia. Che sappiamo noi della data del suo arrivo!” e aveva concluso affermando che il Messia sarebbe giunto soltanto quando nessuno lo avrebbe più atteso. Come un ladro nella notte, si potrebbe dire.
Il conflitto teologico su Napoleone ebbe un risultato notevole: tutti gli zaddiqim impegnati nell’arrovellata disputa perirono entro un anno.
Anche l’Apocalissi parla di Gog e Magog (16,16) e descrive il terreno dell’ultima battaglia, ove i re della terra e la bestia si fronteggeranno con gli eserciti di Dio. Il luogo è chiamato Armagedhòn ed è situato presso il monte di Meghiddo, già sede di paurose battaglie descritte in Giudici, in Re e in Zaccaria.
Prima di morire il Veggente di Lublino mormorò il Salmo della Lamentazione: “Abisso chiama Abisso”…

… pensavo a lei quando ho letto, nel libro Egizio dei Morti che una delle colpe peggiori delle anime che giungono nel Regno ultraterreno, è quella di lavorare oltre i limiti imposti.
Nella “psycostasia”, che è la pesatura del cuore sulla bilancia, questa colpa è considerata grave.
L’anima durante la sua “confessione negativa” dei peccati afferma “Io non ho svolto il mio lavoro quotidiano oltre al dovuto…”
Pensavo al Nord Est, dove la nuova cultura impone di lavorare 18-20 ore al giorno: pura barbarie, distruzione della qualità della vita, dice lei… e ovviamente sono d’accordo… come è andata la cena con i suoi amici…?
Come sta il suo amico giunto dalla Cornovaglia?

Angelo

Paolo: Ma siete dalla parte dei cacciatori o dalla parte delle Brigate Verdi?
Raniero: Siamo dalla parte del serial killer.
Paolo: Perché serial killer? Sono più di uno?
Fabienne: Qui qualcosa si muove, le scritte sui muri, l’incitamento al massacro dei cacciatori, anche gli striscioni degli ultras di Bergamo… qualcosa si muove… ma non credo al gruppo…
Adele: Prandelli era famoso, dicono, per la violenza agli animali. Del ciccione non me ne frega niente… ha ucciso cani, si dilettava ad investire con la macchina gatti, sparava ai piccioni, era il Pacciani del mondo animale.
Paolo: Ma insomma ammazzare i cacciatori è etico?
Federico: Chissà…
Paolo: Ti affascina questo serial killer, Adele?
Adele: Mi fa pena.
Paolo: Spiega.
Adele: Non lo so spiegare, fa pena.
Paolo: Perché uccide?
Adele: Quest’uomo che uccide è un essere solitario giunto al limite estremo.
Federico: No. Non mi fa pena….anzi non mi fanno pena, sono nobili. Non credo alla teoria del maniaco.
Adele: Sono gente ossessionata dallo strazio animale, non vedono altro: una buia ossessione, una visione negativa che porta allo strazio.
Paolo: Queste persone pensano che scatenando questo tipo di violenza provocheranno qualcosa nel mondo.
Raniero: La violenza non risolve tutto…
Paolo: Risolve parecchio, pensa al Vietnam, alla Cina, ai Palestinesi… ne sapresti qualcosa di loro se non fossero ricorsi alle armi?
Raniero: Negli Usa la violenza non risolve nulla…
Paolo: Se gli aerei non fossero saltati chi si curerebbe dei Palestinesi?
Raniero: Ci risiamo… pensi che senza le grandi rivoluzioni il mondo non possa cambiare, può trasformarsi anche attraverso un più lento progredire.
Paolo: Le eterne menate degli eterni riformisti sulla rivoluzione ed il conseguente terrore… si poteva fare differentemente… tutto l’armamentario del riformismo storico che parte dalle rivolte degli Eloti e ristruttura il corso della storia; menate da socialisti craxiani e da scribacchini mediatici in cerca di gloria.
Raniero: Forse di verità non di gloria…
Paolo: La rivoluzione francese e Napoleone hanno prodotto trasformazioni storiche.
Raniero: Oggi come oggi si ottiene di più con la lotta pacifica e democratica.
Paolo: Alla Bossi?
Raniero: Quello è un folle…
Federico: Non credo…
Paolo: Domanda: dove sarebbe l’IRA se non avessero usato il terrore?
Raniero: Ma dovrebbe intervenire una forza esterna e pacificarli.
Paolo: Forza esterna? Sai dove è l’isola di Timor? Sai che il 20% della popolazione è stato massacrato dagli indonesiani e che nessuno li ha difesi, perché l’isola è strategicamente irrilevante? Anzi Kissinger il realista ha decretato che per gli interessi del suo popolo di merda andava bene così… dove erano i pacifisti? Ma Timor non ha il petrolio..vero?
Adele: Di che state parlando ora?
Paolo: Del problema del terrorismo mondiale, della violenza che cambia le cose… e se non le cambia le evidenzia brutalmente…
Adele: Federico è d’accordo con quello che i cinesi hanno fatto a Tienanmen…
Paolo: Secondo te perché?
Adele: Perché crede nel comunismo.
Paolo: Non hai capito un tubo… ha detto che la Cina seguendo il sentiero di Gorbaciov sarebbe precipitata nell’anarchia, le masse rurali non si pongono il problema della democrazia, quello è un problema di una minoranza, di una élite…
Adele: Ma l’oppressore non va combattuto anche con la violenza? Lo dite voi…
Federico: L’oppressore va combattuto con la violenza. Se opprimi e non vuoi ragionare vai affrontato con le armi…
Paolo: A tutti i livelli di esistenza…
Adele: Anche i comunisti cinesi opprimono.
Federico: Adele, l’anarchia in Cina avrebbe prodotto milioni di morti, sarà stato un calcolo machiavellico, ma…
Adele: Allora era giusto uccidere gli studenti?… Però allo stesso tempo siete contro gli oppressori.
Paolo: La Cina ha un potenziale di corruzione immenso, la Cina sarebbe esplosa in mille pezzi, i cinesi dicevano, voi avete qualche minoranza e siete in difficoltà… immaginate noi… Conoscete le lotte dei tempi dei signori della guerra? Vi rendete conto dove conduce questa visione del mondo?
Federico: Una visione del mondo che ha uno spessore storico del diametro di un buco di culo…
Adele: Le masse rurali sono ignoranti…
Federico: Abbiamo un’esperta di cose cinesi…
Paolo: Ma ti immagini cosa era la Cina dei tempi prerivoluzionari? Le madri portavano le loro piccole negli alberghi per farle fottere dagli stranieri, c’era un’oppressione incredibile… la corruzione era onnipresente…
Fabienne: Tu dici che la violenza evidenzia le cose, ma pensi che l’azione di un singolo conti quanto quella di un gruppo organizzato?
Federico: A che ti riferisci?
Fabienne: Penso che in Toscana sia uno solo che colpisca…
Paolo: Impossibile, sarebbe un killer eccezionale, un professionista di grandissima qualità…
Federico: Geometrica potenza…
Paolo: Voilà!
Adele: Tu insisti nel singolo ma si parla di Brigate Verdi…
Fabienne: Si parla…
Paolo: Stanno trasformando vendicatori eroici nel gruppetto delle merende degli amici di Pacciani… da angeli vendicatori a maniaci sessuali…
Raniero: Il Corriere era lapidario… maniaci…
Paolo: Pennivendoli senza cultura… riflettiamo: c’è un grandissimo odio per i cacciatori, loro stessi mi dicevano alla Federcaccia che moltissima gente è felicissima della moria…
Federico: Ci sono 17.000 cacciatori solo nella provincia di Arezzo ed anch’io ho cacciato in passato…
Adele: Questo non lo sapevo…
Paolo: Senti, non ci masturbiamo mentalmente perché fa piangere il Bambin Gesù, sei contraria o favorevole ai terroristi? Giustifichi un gruppo che difende gli animali con le armi?
Adele: La massa fa la forza, la via della persuasione risolve le cose. Uccidere cacciatori non risolve il problema, lo acuisce…
Federico: Greenpeace, il WWF, Legambiente, Peta, la LAC e la LAV condannano…tutti i gruppuscoli animalisti condannano; sono contrario ad ogni forma di violenza organizzata, ma capisco chi dice che l’oppressore che non vuol ragionare deve provare il terrore sulla sua propria pelle di ominide spelacchiato…
Raniero: Tutta la violenza del mondo non può risolvere le cose, le grandi rivoluzioni non servono, il mondo deve cambiare attraverso le lotte pacifiche…
Paolo: Dei “se” e dei “ma” sono piene le fosse.
Adele: Qui siamo al puro protagonismo e sono anche poco intelligenti… mi fanno pena.
Paolo: No, fa pena quest’umanità puzzolente, questa normalità che beve sangue innocente come un vampiro, non fanno pena i terroristi che evidenziano un’ingiustizia epocale.
Adele: Ma come pensano di risolvere un problema così fondamentale? Uccidendo quattro cacciatori e bruciando vivo un vivisezionatore? Siamo seri…
Fabienne: Voilà! Un vivisezionatore…

Voilà!

Fiacca reminiscenza della Città Eterna, polverosa, precaria, sono le sette di sera.
Piove soffusamente.
Memorie di un’infanzia lontana.
Il vecchio tedesco procede inviperito nel traffico della città asfissiata.
Pioggia leggera, dolce per l’anima, calma le passioni.
Muoversi con estrema rapidità’ non concedere nulla ai sentimenti, vuotare il cranio dalla cianfrusaglia moralistica, spietatamente colpire.
Le scale sono viscide in questo palazzotto borbonico, salgo velocemente e suono ad una porta di legno intarsiato.
Chi è?
Posta celere.
Da dove?
Pesaro
Si affaccia il Dott. Meninghetti, la moglie è al mare a farsi fottere da qualche cameriere, lui è rilassato, ben rasato, è in vestaglia.
Movimenti rapidi: gli infilo la canna della pistola in bocca, massima velocità di esecuzione.
Spostati vecchia checca, fai largo, spintone verso la cucina, impatto rapido e improvviso, con il calcio della pistola gli schianto i testicoli, l’esimio scienziato si piega: “li mortacci tua..”
“Charmant… se mormori una parola, figlio di troia ti impallino, ti ficco un proiettile tra i denti.”
“Ma chi sei…? Non ho i soldi in casa… che cazzo vuoi?”
“La bestia umanoide affonda nel terrore.”
“Ti lego i polsi, figlio di troia, non muoverti, oggi ne ho accoppato un altro…”
“Si dimena.”
Chiudiamo rapidamente: colpo con il silenziatore alla coscia.
Si piega impreca, ancora: “li mortacci tua…”
“Charmant…” di nuovo.
Lo lego alla sedia.
Rapidità di movimenti: dalla vecchia borsa da baluba tedesco “Gruppen reise DRS” tiro fuori una bottiglia di plastica.
Verso il contenuto sulla testa calva, un rivoletto di benzina gli scende sul volto.
Il secondo getto si diffonde sul corpo panciuto e inzuppa la vestaglia.
Rapidità di movimenti.
“Tu dici una cazzo di una parola e vedi… io accendo una candela a due dita dalla benzina e tu diventi una torcia umana, una réclame vivente dei cerini Berelli.”
“Ma che cazzo fai? Aòh sei un maniaco?”
“Ti incenerisco le chiappe… mi ascolti vecchia checca?”
“Chi cazzo sei che entri nella mia casa e…?”
“Te lo dico subito, luminare di merda, sono delle Brigate Verdi Internazionali e vengo a processarti in nome di tutte quelle povere bestie che hai sadicamente fatto a pezzi. Per tua conoscenza, i tuoi studenti, schifosissimo figlio di mignotta, ci hanno raccontato del tuo gusto perverso nel torturare, in nome della scienza, quelle disgraziate creature. Ora guarda queste foto e prega con rapidità il tuo Dio che spero ti ascolti dall’alto della sua misericordia antropocentrica. Ho poco tempo: devo processarti con estrema prontezza…”
“Ma che processi e processi… io l’ho fatto per l’umanità… quello che facciamo salva milioni di vite umane…”
“E me ne frego delle vite umane, merdoso figlio di troia, io penso alle sofferenze che hai inflitto a quelle disgraziate creature che non si potevano difendere… mi ascolti sadico figlio di puttana?”
“Ragioniamo, ragioniamo…”
“Tu, pezzo di merda, vuoi che io ragioni con te dopo aver visto quelle foto?”
Cerotto sulla bocca.
Cartello con stella verde attaccato alla parete: in nome dell’innocenza massacrata.
Rapidità di movimenti.
Fiamme dai colori splendenti avvolgono la colorata vestaglia.
Tripudio di colori.
Meninghetti diventa l’uomo di Bill Viola divorato dalle fiamme .
Ritirarsi con grazia.
Con teutonica deferenza.
Sulle scale del palazzotto scrostato battona romana incapsulata in un oceano di ciccia.
“Brutta giornata signora, piovere sempre in paese di sole?”
“Sta cambianno er tempo….aòh… so’ tutti ‘sti esperimenti co’ ‘sti razzi der cavolo, pe’ nun dì n’artra cosa…”
Risatina nervosa da SS.
Odore di bruciato.
“Aòh quarcuno ha bruciato er pollo… che se magneranno stasera?”

Voilà… e che se magneranno stasera?

Paolo: Voilà cosa? Non capite? Questi sono il detonatore di una futura rivolta, molti giovani nel mondo potrebbero seguire il loro esempio…
Fabienne: Molti bambini nel ventesimo secolo non hanno mai visto un animale.
Federico: E allora? La coscienza del mondo si sta sviluppando.
Raniero: Ai ragazzi di oggi non frega nulla di nulla…
Federico: Non è vero, sono attentissimi al problema della violenza verso il non umano.
Fabienne: Ripeto, bambini di dieci anni non hanno mai visto una pecora o una mucca…
Paolo: Ma non l’ucciderebbero… e neanche te, Fabienne…
Adele: Madre Teresa è un’eroina? Chi è più eroica, la monaca o questi brigatisti verdi del cazzo?
Paolo: Dipende…
Adele: Lei attraverso l’educazione e la compassione aiuta i disperati…
Paolo: Fa benissimo… aiuterà mille poveri, o forse di più ma il problema dell’India non lo risolve… lì esiste un oceano di strazio. E perché non possono esistere Madri Terese per gli animali?.
Raniero: Quindi la rivoluzione…
Paolo: Perché no?
Adele: Madre Teresa ha educato, c’è un esercito pacifico che la segue…
Paolo: Stai cercando di convincermi? Ma qui il problema riguarda il non umano, cioè altri esseri trattati alla stregua di cose da una specie egemone sulla terra.
Raniero: Tu quindi giustifichi i sedicenti brigatisti?
Paolo: Sì, ma non ho le palle per sparare, tu ridi Federico, ma mancano anche a te…
Federico: Hai ragione mi sento un vile, delle volte li invidio…
Adele: Secondo voi hanno fatto bene ad uccidere il vivisezionatore in quella maniera barbara?
Paolo: Beh….non so…
Adele: Non hanno scelto la via giusta.
Paolo: Ma tu difendevi la RAF tedesca… sei un nodo di contraddizioni!
Adele: Forse…
Paolo: Madre Teresa, la RAF, ma non i brigatisti verdi…
Federico: Adele, annientata, balbetta…
Paolo: La RAF era un pesce fuor d’acqua senza minimo appoggio popolare… ma te l’immagini la rivoluzione in Germania?
Raniero: E perché è crollato il terrorismo rosso in Italia?
Paolo: Le masse non desideravano la rivoluzione, ma la misera vita che conducono.
Raniero: Precisiamo, i cacciatori non sono dei nazisti.
Federico: Cosa pensa il capriolo?
Raniero: Ma tu cacci… sei ipocrita…
Federico: Ma rifletto…
Raniero: Non sei più vegetariano?
Federico: No, ho rinunciato.
Paolo: Arriviamo al nocciolo. Gliela metteresti una palla in testa a chi uccide le piccole foche?
Adele: Sì…
Federico: Andiamo bene…
Paolo: Qui si manifesta un esercito verde…
Federico: Un nucleo con le funzioni di detonatore.
Raniero: Quelli che uccidono nel mattatoio sono responsabili di strage?
Paolo: Fanno un mestiere infame, relegato tra i più infimi nell’antica India. Un lavoro altamente contaminante per lo spirito…
Fabienne: Ma secondo te, se uno muore di fame, deve accettarlo un lavoro del genere?
Paolo: Meglio morire di fame.
Raniero: Facile…
Paolo: Certo, facciamolo per i bambini: l’eterna giustificazione dell’Italietta degenere…
Adele: Sono d’accordo con Paolo.
Paolo: Ma mangi carne.
Adele: Sì… ma non lavorerei in un mattatoio.
Paolo: E’ ipocrisia…
Adele: Caccerei solo per sopravvivenza…
Paolo: Tipico…

Un frusciare di fronde, Max abbaia, scende la notte.

6. Due chiacchiere sull’annientazione e il Samsara

Caro padre Angelo,
ho scritto sulla Porta Magica, la famosa Porta Ermetica, situata a Roma davanti alla chiesa di Sant’Eusebio. Questa incredibile Porta era un tempo nella Strada Felice tra Via Merulana e Viale Manzoni e fu trasferita nell’ultimo secolo presso Piazza Vittorio, una zona degradata.
Queste note la aiuteranno per il capitolo riguardante l’alchimista milanese. Mi ha affascinato la storia di Francesco Giuseppe Borri nato a Milano nell’anno del Signore 1627. Ho letto che aveva studiato presso un istituto di Gesuiti e che era stato espulso dalla scuola. Un tipo interessante che ricorda Cagliostro, Giordano Bruno e i maghi elisabettiani. Ha mai letto l’inglese Ackroyd, uno dei massimi scrittori contemporanei? Ha letto il suo “The House of Doctor Dee”? Mi ricorda la vicenda dell’alchimista italiano. Nel 1654 il Borri aveva cominciato ad indagare sulle scienze ermetiche e aveva fatto seri studi teologici. I suoi discepoli erano stati perseguitati dalla Chiesa ed era stato condannato dall’Inquisizione. Quello che mi affascina in special modo è la sua eterna fuga. Strasburgo, Lipsia, Dresda, Francoforte, la relativa pace di Amsterdam e la susseguente persecuzione da parte dei protestanti. Ho letto e ho scritto sul suo rapporto con Federico III di Danimarca, che lo protesse e finanziò i suoi esperimenti, e della nuova persecuzione da parte del figlio del re, CristianoV, che dopo la morte del sovrano lo costrinse nuovamente a fuggire. Mi ha affascinato il suo incontro con Cristina di Svezia, una donna ribelle e interessante, che si convertì al cattolicesimo; ricorderà che fu la fondatrice di Arcadia. Il Borri fu da lei invitato a Palazzo Riario alla Lungara, l’attuale Palazzo Corsini, lì incontrò Athanasius Kircher e altri alchimisti. L’alchimia ossessionava la regina.
L’inquisizione cercava disperatamente di catturare Borri, che fu aiutato dal Marchese di Palombara, Massimo che viveva in una grande villa e che l’ospitò. L’alchimista visitò il laboratorio del nobile e cercò nel suo vasto giardino l’erba Moly descritta da Omero nell’Odissea ( X-393-9), ricorda, padre, la Nekyia di Ulisse? Il Borri fece molti esperimenti nella villa e lasciò al marchese un “Corpus Ermeticum” di documenti che contenevano i segreti della Grande Opera, con informazioni riguardanti l’aspetto metafisico e fisico dei vari esperimenti. Nel 1675 fu catturato e arrestato in Moldavia nella città di Goldigen. L’imperatore Leopoldo I lo consegnò a Papa Clemente X, fu quindi trasferito a Roma ove, con estrema rapidità a causa del rischio di insostenibili torture, abiurò. Nel 1695 morì a Castel Sant’Angelo all’età di 68 anni. Ho studiato con attenzione, ma senza capirci un tubo, le varie scritte sulla porta magica. Si dice che un consiglio di saggi, filosofi e negromanti decise di esporre le magiche formule al popolo sperando che qualcuno fosse in grado di interpretarle. Si dice anche che uno straniero visitò la villa e riuscì, una sola volta, a trasmutare il metallo in oro, e che le iscrizioni siano la formula appropriata per eseguire l’operazione. Si dice anche che l’alchimista prostituisse la propria compagna per ottenere favori dai nobili. Un pappone alchemico… non c’è che dire… e che avesse imbrogliato il marchese e la regina convincendoli di aver trasmutato il metallo in oro. Ma una sola volta. Riuscirei a farlo anche io…
Oggi arriverà il mio amico serbo Josip, resterà con me alcuni giorni, riuscirò a conversare con un essere umano: il mio voto di silenzio sarà momentaneamente interrotto…

Federico

Federico: Dicevi… qual è la tua definizione di Spirito?
Josip: E’ l’inizio della vita nel mondo materiale, esistono parecchie definizioni di Spirito.
Federico: Che vuol dire inizio della vita nel mondo materiale?
Josip: Lo Spirito è quello che fa funzionare il corpo, l’assenza dello Spirito produce la morte. Il mondo materiale procede da cenere in cenere, lo Spirito si muove tra le cose precarie, transitorie ma è immortale.
Federico: Allora quando il corpo cessa di vivere lo Spirito si muove, procede oltre?
Josip: Esatto.
Federico: Se qualcuno ti dicesse che il corpo si muove seguendo il suo itinerario materiale, e che quando le sue funzioni cessano, quando sopraggiunge la morte lo Spirito si dissolve nell’aria leggera come una bruma dissolta dal vento… che diresti?
Josip: Ho scelto di credere che la morte non estingua lo Spirito…
Federico: Allora affermi che lo Spirito è l’essenza che trasmigra da corpo in corpo?
Josip: Non so se trasmigra ma lo abita. Abita il corpo.
Federico: Allora cosa succede allo Spirito quando il corpo muore?
Josip: Ci sono parecchie versioni del dopo morte. Per me raggiunge una fonte di immensa energia, si dissolve in essa, è come un ritorno nell’assoluto primordiale.
Federico: E in questo assoluto primordiale ci finiscono Hitler e San Francesco?
Josip: Secondo me sì…
Federico: Non c’è il Bene e il Male? Non saranno giudicati?
Josip: Il Bene ed il Male sono gemelli, sussistono nella dinamica del Divino.
Federico: Allora, i massacratori e le vittime, i grandi santi e gli uomini perfidi procederanno insieme verso questo assoluto primordiale… ho capito bene?
Josip: Sì… diventeranno parte di questa primiera fonte di energia e non saranno più né santi né peccatori… il gioco delle apparenze è finito…
Federico: Questa energia basilare è Dio?
Josip: Si potrebbe chiamarla così.
Federico: E questo Dio non giudica?
Josip: No, non giudica: è colpevole il leone di essere carnivoro e dotato di certi istinti?
Federico: Quindi tra te e Mladic non c’è differenza?
Josip: Impara a pronunciare i nomi.
Federico: Va bene Mladic…. c’è differenza tra me e Mladic?
Josip: E’ una provocazione, Federico?
Federico: No, assolutamente.
Josip: E tra te e Mussolini?
Federico: Mi sento migliore di Mussolini.
Josip: Ma non cambia nulla…
Federico: Allora, salvare un bambino o mangiarselo è la stessa cosa..?
Josip: Nell’equazione cosmica forse sì.
Federico: Se la vita è tutta qui e non c’è retribuzione, allora il sogno di giustizia si infrange… ma in effetti penso che sia vero: l’innocenza terribile del reale è ciò che ferisce l’anima.
Josip: La dicotomia tra il Bene e il Male è una cosa puramente umana, alla fine si è riassorbiti dalla fonte primaria: Gesù, Eichmann, San Francesco e Mengele ritornano a casa.
Federico: Allora si è giocato sulla terra. Tertulliano che gode per la visione dei dannati sofferenti è roba da ridere, forse un’idea piacevole per i santi che si sono macerati nei tormenti. Ma esiste una spinta interiore verso il Bene?
Josip: Sì esiste.
Federico: Quello che Kant chiama l’imperativo categorico?.
Josip: La fedeltà ad esempio nasce da questo imperativo…
Federico: No. Nasce dal bisogno egotico di possedere.
Josip: Qui parliamo di emozioni, non d’intelletto…

Esimio lettore, ricordavo a Josip le esequie della bestia Prandelli, avvenute nel cimitero di Terontola, luogo di angoscia e di becero provincialismo. I cimiteri sono luoghi di menzogna ove la bestia egemone costruisce la mistificazione della sua immortalità. Il culto dei morti è pagano e dimostra una visione della vita non ispirata al Cristianesimo primordiale ma al Cattolicesimo padellaro e gaudente. E’ una visione di abissale ignoranza poiché disconosce la Morte e le ruba il suo profondo mistero. Basta osservare i cadaveri deposti sui letti come würstel in mezzo all’insalata dei fiori. Basta contemplare la susseguente beatificazione dei mostri. Poiché i morti vengono beatificati secondo la pratica oscena di questa specie degenere. Mostri o santi, i morti sono sacri.
Questo spiritualismo goffo e cialtrone è roba per piccoli uomini. E’ rassicurante, pacioso, e ordina il mondo in una struttura geometrico – mentale con all’apice un iperuranio disegnato da una limitata immaginazione. Come una torta cremosa su un teschio. Speriamo che Josip si sbagli con la sua energia cosmica. Una religione che permette l’accumulo di ingenti capitali mentre i poveri muoiono di fame e poi perdona tutto con le sue ridicole confessioni è qualcosa di mostruoso. Che orrore questo cimitero, perché non bruciano questi sacchi di vermi e spargono le loro ceneri al vento?
Forse non lo fanno perché anche il vento si contaminerebbe, specialmente con le ceneri del ciccione. Ma almeno sarebbe come un sacrosanto dissolversi nell’energia primordiale di Josip.
Rimarrebbero atomi, ma te ne impippi degli atomi, quello che si dissolve è questa coscienza da formichina con pretese di immortalità. Spargimento nell’aria del corpo e dissoluzione finale nel nulla: ecco una solida base per un’autentica filosofia. Pensa in questi termini, lettore, e poi scegli il bene, volendolo fino alla morte. Ecco una religione per uomini veri: volere il Bene senza retribuzione L’idea della risurrezione limitata all’umano è la massima forma di hybris.
Sai che disse un grande Bodhisattva, esimio lettore? Nel Nirvana ci vado con gli animali, con gli alberi, con le pietre, con tutte le cose o si attaccano al dirindello, resto piazzato nel Samsara, in un rumoroso appartamentino di Via Parigi o in qualche altra parte del mondo…
Ricordavo il Prandelli impallinato, con mezza faccia tenuta insieme dal nastro adesivo, è già quasi putrefatto. Occhiaie nere, palle dissolventi, mi asciugavo gli occhi con un fazzoletto di seta come un attore da soap opera. Una signora mi chiese se conoscevo il defunto. Risposi: “Non bene, ma essendo un cacciatore mi identifico con il suo martirio. Una terribile barbarie signora…”
La vedova Prandelli piangeva, piangevano i cacciatori della Federcaccia, dell’Arcicaccia, i sindaci, i potentati locali del PDSe di AN, i Carabinieri, piangevano tutti. Pensavo: forse la povera vedova si getterà sulla bara. Quando ero chierichetto scommettevo sempre sul possibile salto sulla cassa da morto; e se la donna proveniva dal Sud accadeva spesso. Lo spettacolo da non perdere era quello del salto nella fossa, con chiappone che crollavano rovinosamente in fondo al buco.
Era esilarante, anche il prete rideva e un ragazzino chiamato Amore le imitava a perfezione.
Cinismo, esimio lettore? Profonda intuizione del male di vivere, già presente nei giovani chierici-mostri? Forse…. Durante il funerale ci interrogavamo: chi si butta per prima sulla bara? La mamma… la moglie… la sorella… e si scommetteva. Ne abbiamo viste di tutti i colori, una volta un marito si scatenò contro un dottore invisibile colpevole della morte della moglie. Un match pugilistico di altissimo livello, con finte, ganci e colpi al torace. Sì, fu splendido… il dottore invisibile crollò alla prima ripresa, come fulminato da un gancio di Tyson.
Memorie edificanti. Si, la vedova Prandelli si è gettata sulla bara.

Caro padre Angelo,
vicino alla Porta Magica ho trovato Basho e l’ho salvato. Era destinato alla fine orrenda che fanno tutti i gatti della zona: muoiono mangiando il cibo avvelenato per topi. Ho visto gattini ciechi, sofferenti, mezzi morti, ho incontrato una donna tedesca che li uccideva, appena nati, con l’etere, per non farli soffrire. Mi è sembrata un terribile angelo della misericordia. Un posto d’orrore, padre, che mi ha reso sgomento. Il volto scavato, compassionevole, tremendo di quella donna non lo dimenticherò mai, mi è penetrato nella mente come una scheggia di vetro. Quegli occhi sono un’eterna ferita che fa sanguinare la mia psiche. Basho, era completamente nero e solo dopo averlo lavato scoprii che era un gattino tigrato, con le zampine e il petto bianchi. Il piccolo era meraviglioso, ma stava morendo. Mi sorpresero le gatte, all’inizio ostili, sentendo l’approssimarsi della morte si misero ai lati del piccolo e sembrarono cullarlo. Dopo molte cure l’ho strappato al suo cupo destino ed è una gioia contemplarlo. E’ nobile, bellissimo, dolce e l’ho trovato presso la porta ermetica. Gli ho dato il nome del poeta zen giapponese: Basho, è un essere magico…

Federico

Caro John,
… l’altra sera sono stato ad una cena orrenda con piccoli borghesi mostruosi, mi ci vorranno due giorni per riprendermi… sono estremamente preoccupato per una lettera di Federico riguardo alla mia filosofia, tu sai quello che penso dei cacciatori e dei distruttori del non umano, ma essendo una persona essenzialmente pacifica non riuscirei ad istigare al delitto, questa morìa di cacciatori in Toscana mi fa pensare. John, ti chiedo: Federico è in qualche maniera coinvolto in questi eventi eccezionali?

Paolo

Caro Paolo,
… come hai potuto considerare una cosa del genere, Federico è un non-violento quindi non potrebbe essere coinvolto con le Brigate Verdi e la morìa dei cacciatori. Come hai potuto pensarlo?…
… quel rapporto sulla possibilità della vita su Marte mi ha sconvolto, mi sono incazzato con
Braco-Cro-Boy l’altra sera, ci sono milioni di galassie lassù, la nostra concezione di Dio è troppo piccola, misera, deve essere rinnovata, rivista, come i programmi di un computer. Se non si muovono con rapidità la gente perderà interesse, specialmente i cristiani. Certe inconsistenze divengono inaccettabili per una persona in questo secolo e Cro-Boy continua a menarla ancora con la risurrezione fisica del Cristo…
Devo dirti, Paolo, che sono profondamente affascinato da Federico; è inutile negarlo…

John

Carissimo padre Angelo,
un uomo di Singapore, un tour operator che ho conosciuto a Firenze, leggermente più intelligente della media, che è spaventosamente bassa, mi ha descritto il “matrimonio infernale” che praticano nella sua patria. Sembra che lo spirito di una bambina morta, possa richiedere in matrimonio un povero disgraziato locale, attraverso un sogno o facendo ammalare un membro della famiglia prescelta. Nella cerimonia la sposa è un manichino alto circa un metro, agghindato come una morta con tre vestiti sovrapposti. Il prescelto deve restare fedele al fantasma per evitare sventure. E niente sesso. Affascinante e terribile, non trova? Io creperei…
Un suggerimento: perché non ricorre alla pratica rabbinica di sedere con la testa tra le ginocchia, digiuno per molti giorni, mormorando preci verso la terra? Le si apriranno le porte degli “hekhaloth”, passerà attraverso metafisici palazzi e potrà vedere le meraviglie che avvengono in quelle risplendenti magioni. Invochi l’angelo del Volto, della Presenza di Dio, Surya… provi! Cerchi di invocarlo: delle volte funziona…

Federico

7. La scintilla divina

Caro Federico,
Ti scrivo due righe dall’albergo dove ho trovato lavoro grazie al nostro comune amico Paolo Bonomi. Ti scrivo perché gli orari di lavoro e le mansioni annesse sono tali da buttare a terra un rinoceronte ed io non ho né il tempo né la voglia di venire a trovarti. Purtroppo non posso dire di aver avuto fortuna, i padroni sono due negrieri per i quali il dipendente è solo uno schiavo da sfruttare il più possibile, un essere senza dignità né diritti. Se lavori tre ore di più (a parità di stipendio, s’intende!) ti dicono bravo ma se poi ti rifiuti di fare la quarta, subito torni ad essere uno sfaticato irriconoscente ed egoista.
Vladimir, mio vecchio Vladimir, perché abbiamo fallito?
Voglio descriverti i miei due padroni, i signori Cuzzoni, non Cazzoni, perché penso ne valga la pena. Rientrano appieno nella categoria dei “cignali” di cui spesso abbiamo parlato. Lei: grassa, bionda, piena di boria e convinta di sé, pretesa maître, sommelier, chef e troia. Siccome è abbastanza piacente, si diverte a provocare i dipendenti nei modi più sfacciati: niente reggiseno (non è che abbia poi un bel seno, del resto), spacchi e scollature vertiginosi, minigonne al livello del pube, mutandine che entrano nel sedere e via dicendo. Si crede raffinata e donna di cultura ma si muove con la grazia di un TIR su una strada sterrata e parla come una pescivendola livornese. Lui: tipico maschio latino, una bestia di cento chili con una pelata alla Ronaldo, tutto auto, caccia e fica. Avanza (non cammina, avanza) sempre a mani larghe, guarda gli uomini come a potenziali avversari (oppure, a volte, complici) e le donne come ad inutili ammassi di carne cresciuti attorno ad un buco. Entrambi: pieni di soldi, ricchi di famiglia, ignoranti, rozzi, spocchiosi e, per soprammercato, massoni! Non mi resta che augurare a me stesso buona fortuna, amico mio. Sento che ne avrò bisogno!…

Spartaco

Dice Luria: La contrazione lo racchiude nel profondo, per creare Dio si restringe, si chiude in se stesso, nel ritirarsi abbandona nello spazio un residuo di luce e vi proietta le dieci emanazioni: le Sefirot. Ma lo spazio non può sopportarle, non può contenerle e la luce viene rinchiusa in dieci vasi, i primi tre di luminosità immacolata, gli altri sette di un misto di scorie, di residui luminosi, dove Dio proietta, getta le impurità che lo ottenebrano. L’equilibrio primordiale contiene l’essere, tutto è originale silenzio, per attimi esiste un’immensa armonia, tutto riposa nel grembo dell’Essere, ma la potenza della luce erompe con il suo potere incontenibile e stritola i vasi contenenti le impurità…

Caro Federico,
sto leggendo alcuni capitoli della tua “Italia Misteriosa”. Spero che le cose comincino a girare per il verso giusto, sarebbe ora. Cercherò di venire a trovarti presto, appena avrò un momento libero. Per il momento posso solo raccontarti due o tre quisquilie riguardo alla mia vita qui al “Venatore”. Dunque, devi sapere che il proprietario, appassionato cacciatore (posso già immaginarmi la tua smorfia di disgusto) possiede due cani e diversi gatti, proprio come te. I gatti vivono nella casa padronale a Montefalco, assieme ad un bellissimo bracco italiano di nome Melampo. I gatti sono accuditi dalla moglie, Melampo da lui. Il “cignale” pisano possiede anche un pastore tedesco di sette anni, di nome Fido. Questo, non essendo un vero cane da caccia (anche se l’istinto non gli manca; spesso sparisce per ore e ritorna dopo aver compiuto autentiche stragi di galline e conigli) vive nei pressi dell’albergo, senza cuccia o dimora fissa, nutrito dal lavapiatti nei modi che ti dirò poi. Fido è il cane più buono e dolce che abbia mai visto. Nonostante pesi quasi mezzo quintale ed incuta un certo timore (credimi, sarebbe in grado di staccarti una mano a morsi, tanto è grosso), è di una mansuetudine che strappa il cuore. Tiene sempre le orecchie e la testa bassa, la coda tra le gambe, si avvicina con timore, scappa al minimo rimprovero ed ha paura dell’acqua. Vive come un randagio nel parco dell’albergo, ignorato dai padroni, sempre sporco, col pelo mal curato, pieno di fango se piove, tutto polveroso se è sereno. Elemosina carezze e coccole ai clienti di turno. Se uno di loro ci gioca un po’, il vecchio Fido lo segue fino in camera. Prima della chiusura, il “cignale” viene in cucina, rovista tra gli avanzi che il lavapiatti ha raccolto in un contenitore, sceglie i migliori pezzi di carne per il suo Melampo e se ne va. Poi arriva la moglie, si piega bene per mettere in mostra il culo (e talvolta qualche cosa in più) e sceglie a sua volta i bocconcini migliori per i suoi gatti. Ciò che resta, un po’ di pasta, verdure e forse qualche osso spolpato, va al povero Fido, che verso mezzanotte arriva con la sua espressione mesta ed umile, infila il muso nella porta e guaisce, sperando che qualcuno si accorga di lui e gli rifili il suo miserabile pasto. Dopo qualche giorno di questa storia, mi sono rotto i coglioni ed ho intimato al lavapiatti di mettere da parte un po’ di bocconcini da nascondere ai padroni, affinché anche Fido possa avere un po’ di quella carne che qui si spreca a chili.
Dimmi tu, caro Federico, se certa gente si merita di essere baciata dalla fortuna…

Spartaco

… per l’impatto, le scintille divine si sparpagliano, si diffondono negli angoli oscuri dello spazio, la materia diventa il loro sepolcro. Uomini, piante, pietre divengono le prigioni delle scintille.
Ora esperimentano la profonda abiezione dell’abbandono e dell’esilio.
Sono sovrastate dalle potenze demoniache. Dopo la catastrofe metafisica tutto è separazione, tutto è frammentazione, tutto è dominato dalla morte…

Caro Federico,
dato che ancora non trovo il tempo di farti visita, mi limito a scrivere un’altra lettera. Il lavoro è davvero duro e, quel che è peggio, anche mal pagato, tanto che sto già pensando di cercare un altro posto. Il padrone dà continuamente in escandescenze, insulta tutti e, se qualcuno si azzarda a chiedere un aumento, urla che dovremmo pagarlo per il privilegio di lavorare da lui, figuriamoci!
Alcune note a riguardo del “cignale”?
L’altro giorno lo abbiamo visto passare tra i campi attorno all’albergo, in completo da cacciatore, pavoneggiandosi davanti a clienti che prendevano il sole in piscina, è davvero partito di testa. Quando si arrabbia, si “sfoga” prendendo una pistola ad aria compressa e facendo strage dei piccioni che si posano attorno al ristorante alla ricerca di cibo. Poi li passa ai cuochi e, la sera, intrattiene i clienti che hanno ordinato piccione dicendo: “This is my piccione, it’s a beautifull piccione, yeah!” Un mio collega mi ha raccontato che, a volte, costringe il filippino che funge da lavapiatti, giardiniere e schiavo (ogni tanto lo prende anche a calci) a tirare sassi sul tetto dell’albergo per spaventare i piccioni che vi fanno il nido, in modo da poterli impallinare mentre scappano. Di tutto questo si vanta quando viene a mangiare in mensa con noi. Una volta ha raccontato, alla presenza della moglie, di quando se la faceva alla pecorina in un bagno e tirava agli uccelli di passaggio mentre continuava a scoparla. Che macho! E lei, la cretina, rideva tutta contenta e diceva: “Sapete, lui è così!” Mi chiedo se quel matterello (o matterelli) che vanno in giro ad ammazzare i cacciatori finiranno un giorno o l’altro per pensare ad una caccia al “cignale”…

Spartaco

… ora le scintille imprigionate nelle cose elevano lo straziante lamento, si struttura il mondo, comincia il terrore, il tempo delle lacrime, l’urlo del creato lo senti con il cuore, l’assoluto si allontana, si cela, il visibile e l’invisibile si separano, l’uomo sprofonda nel cuore della tenebra.
Dopo la rottura dei vasi la Shekinha è esiliata, la luce diviene tenue, vaga disperata nell’afflizione, la trovi nei bordelli, nei canili tra bestie disperate, vaga tra le favelas, nell’Albania liberata dal comunismo, vaga tra i drogati, nel silenzio del mondo, tra le scorie della civiltà della tecnica…

Chi libererà le scintille imprigionate?
Chi restaurerà la luce sepolta?
Chi ricostituirà l’unità primigenia?
Quale è la fondamentale verità dell’essere?
Cos’è la verità?

Secondo Heidegger il destino dell’uomo dipende dall’interpretazione della parola “verità”, esimio lettore, e nel cercare di chiarire questo concetto, lo chiarisco a me stesso, poiché mi sono stravolto il cervelletto per capire il vecchio Martin. E molti neo-positivisti pensano che il filosofo sia completamente folle: la verità per Heidegger ha il senso greco dello svelamento, A-letheia, che si può tradurre come “ciò che esce dal nascondimento”, quindi siamo davanti ad un’interpretazione totalmente differente dalla vecchia maniera di concepire il Vero.
Cos’è il Vero per te, erudito lettore? Il Vero è che il sole splende, se il sole splende, che il mare è azzurro, se è azzurro il mare, che Sofia Loren ha notevoli cosce e che Versace era ricco e gay ed ora è morto.
Ho letto un’interpretazione molto limpida di Galimberti e forse riesco a comunicarti quello che penso al riguardo, anche, se in effetti, non te ne fregherà niente. Anzi sono convinto che ti annoierai mortalmente, ma vale la pena provare.
Tutto questo lo sto pensando dopo aver giustiziato criminali, sono quindi scosso dagli eventi, ma il fatto che mi riesca a concentrare su un problema filosofico, dimostra che trascendendo l’orrore brutale nel quale sono immerso, medito sulle cose, cercando di capire il grande mistero che le circonda.
Procediamo: il termine Veritas latino o il termine tedesco Wharheit denota un custodire, un preservare, mentre il senso che Heidegger dà alla parola è profondamente differente: Verità, come ho detto, è per il vecchio Martin “svelamento”.
“Cosa svela la Verità?” si chiede e risponde Galimberti interpretando Heidegger. Svela la natura, che per i greci è l’Essere nel suo originario manifestarsi. La Verità per loro è il presentarsi epifanico dell’Essere, che esce dall’oscurità del nascondimento e si presenta, si esterna, si lascia percepire, vedere, assorbire.
Ma quando il senso greco di physis è perso, le cose si stravolgono e siamo davanti all’Ente creato uscito dal grembo del munifico Iddio, siamo davanti a qualcosa che dipende in senso creaturale dall’Indicibile, dall’Oltre che la proietta nel vuoto e la fa essere.

Una definizione di esemplare semplicità che è base del futuro e moderno pensare, se l’uomo non vuole svanire dalla terra.
Ma come è successo, distinto lettore? Perché il concetto epifanico dell’essere è stato stravolto ed è divenuto offuscato, tradito ed è diventato, in un senso, completamente altro?
Dice Heidegger, nella lettura di Galimberti: “Lasciata a se stessa, questa natura attraverso le passioni, produce la rovina dell’uomo….perciò deve essere sottomessa: in un certo senso essa è ciò che non deve essere”. Ed ancora: “L’uomo prende posto al centro dell’ente, ma non è l’ente più elevato.”
All’origine del travisamento è il discorso platonico del Bene Supremo, dell’Aghatòn, di ciò che è infinitamente buono e lo sovrasta. Quindi l’Essere, che si manifesta nella sua verità diviene qualcosa, se così si può dire, dominato dall’Assoluto e dipendente da esso. L’Essere, dice Heidegger, è superato in dignità e potenza. L’Essere non ha più il valore epifanico del disvelarsi, dell’apparire, del manifestare ciò che si nasconde, ma diviene una realtà fenomenica signoreggiata da un iperuranio. Il mito della caverna platonica è chiaro su questo e annuncia una realtà offuscata sottoposta al Vero. Ora tutto è sotto la sfera dominante del Bene, esterno alla realtà ed è completamente altro. E si arriva al discorso tomistico: dell’ “Adequatio tra intelletto e cosa”. L’A-letheia svanisce, diviene correttezza di giudizio, la Verità diviene la classica corrispondenza tra il pensiero e il suo oggetto: l’adeguamento dell’intelletto alla cosa.
L’essenza della stravolta Verità porta l’uomo al centro dell’Essere e lo trasforma nel padrone e nel tiranno dell’Essere reificato. Dallo stravolgimento, che a te, esimio lettore, sembra una notevole filosofica bazzecola, una banale fesseria, sgorga l’epoca del domino della tecnica, nasce il germoglio di acciaio che maturando cambierà il destino dell’uomo.
La tecnica sfida la natura, la giudica, l’analizza, la viviseziona, la svuota di mistero, l’uomo diviene, in effetti, il tiranno dell’essere, non accudisce, non cura le cose, gli enti, ma brutalmente li sovrasta.
La terra si trasforma in usura, dice Galimberti, interpretando Heidegger, l’uomo im-piegato dell’apparato tecnico riduce la terra a materia prima e diventa a sua volta la materia più importante.

Ci siamo, egregio lettore?

Con Cartesio giunge il “Cogito” e il concetto matematico di natura, nasce la scienza moderna. Si completa il grande stravolgimento: l’uomo si pone come soggetto davanti alla natura resa oggetto. La natura diviene “ciò che è davanti alla progettazione umana”. Tutto si trasforma in calcolo. L’uomo trasforma le cose in oggetti da vendere e da acquistare. Il pensiero calcolante è nato, evolve multiforme, invade tutto.

Galimberti, seguendo Heidegger, ed infinitamente meno oscuro, produce un brano che chiarisce tutto il pensare del filosofo. “Kant enuncia con queste poche parole la nuova Weltanschauung: «E’ necessario che la ragione si presenti alla natura non in qualità di scolaro che stia a sentire tutto ciò che piace al maestro, ma di giudice che costringa i testimoni alle domande che egli loro rivolge. (…) Sinora infatti si è ammesso che ogni nostra conoscenza dovesse regolarsi solo sugli oggetti. Si faccia solo finalmente la prova di vedere se saremo più fortunati facendo la prova se gli oggetti debbano regolarsi sulla nostra conoscenza, proprio come la prima idea di Copernico il quale, vedendo che non poteva spiegare i movimenti celesti ammettendo che tutto l’esercito degli astri rotasse intorno allo spettatore, cercò se non potesse riuscir meglio facendo girare lo spettatore, e lasciando in riposo gli astri»”

Quindi, esimio lettore, la scienza moderna gestisce l’Ente, annientando il suo naturale fondamento, e crea due mondi: quello esterno agli enti: l’inconoscibile, lo rende sacro, l’altro, quello che gli rimane tra mani, cioè il visibile, gli enti, lo manipola, lo sfrutta, lo distrugge, lo utilizza, rendendolo vuoto di mistero e di sacro.
L’albero è un ente per far tavoli, l’agnello è dieci chili di carne da divorare, il fiume manomesso produce energia. Dio guarda e approva nel suo luogo che è oltre lo spazio e il tempo. L’Ente, quindi diviene oggetto, questo processo conduce l’uomo nella sfera del nichilismo. L’epoca della tecnica è l’epoca del nichilismo. La dimenticanza dell’Essere porta direttamente al Nulla.

Seguiamo Galimberti, interprete di Heidegger: Nietzsche smaschera il nichilismo ma non lo supera, rimane trincerato nel concetto della volontà di potenza; ora l’iperuranio platonico crolla, tutto frana nell’innocenza del reale, Nietzsche attacca la sovrastruttura spirituale, la demolisce, innalza un cantico alla volontà di potenza e pensa di aver superato la metafisica. Ma Nietzsche è parte integrante della metafisica, si illude di superarla, sfortunatamente c’è dentro fino al collo.

Heidegger afferma che la sentenza di Nietzsche: “Dio è morto” e il picconare del filosofo fanno cadere l’impalcatura sovrannaturale, ma non basta smascherarla, l’uomo immerso nella dimenticanza dell’Essere pensa solo alle cose, tutto il pensiero calcolante si manifesta nel dominio sulle cose. Anche il pensiero di Nietzsche è parte dell’errare. Il nichilismo, l’inquietante ospite è giunto, ha bussato alla porta, ed è entrato. Ma la prepotenza della tecnica non fa scomparire la Verità, che in un certo senso si occulta, la Verità si preserva anche nel massimo momento della negazione. Nel travisamento dell’Essere, gli uomini procedono nell’errare tra enti senza fondamento del mondo reificato. Come una scimmia in una gabbia l’uomo gioca con gli oggetti, prigioniero delle cose ed esiste senza il terreno originario. L’errare è l’antitesi dell’originaria Verità. Quindi, dopo il travisamento e dopo lo sviluppo della scienza moderna, l’uomo per riscattarsi deve abbandonare il pensiero calcolante.
E’ nel pensiero che pensa, dice Heidegger, che l’uomo può trovare salvezza.
“Ciò che è veramente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga più inquietante è che l’uomo non è per nulla preparato a questo radicale mutamento del mondo.”

E tu dirai, esimio lettore, ma che c’entrano Heidegger e Nietzsche con le esecuzioni di balordi?

Semplice, i filosofi ed in particolare il vecchio Martin hanno risvegliato in me un sentimento di rabbia verso la manipolazione delle cose. Non voglio coinvolgere il filosofo in quello che ho fatto, che è una mia totale e purissima scelta.
Uno può dire ad un certo punto della sua vita: basta, c’è un limite all’orrore. Un disperato, un solitario può esporsi e rischiare mortalmente nella difesa di ciò che non ha parola. C’ero già arrivato da piccolo, l’orrore mi distruggeva quando vidi dei gatti crocifissi a Roma e dei cuccioli accecati. Detesto, erudito lettore, tutto ciò che domina violentemente le cose e capisco i sentimenti dei guerrieri dell’esercito delle 12 scimmie. Più siamo, più distruggiamo. Dobbiamo essere fermati in qualche maniera, dobbiamo essere ridotti, limitati. Dobbiamo far respirare la terra. E questi poveracci massacrati, sono colpevoli come i soldati nazisti che i partigiani colpivano. Con una differenza, questi erano sadici sterminatori l’equivalente di torturatori delle SS.

Sento già la massaia di Campobasso che grida: “Ma sono solo animali…”
Come si risponde a questo stupido commento?
Metti le chiappe sulla poltrona sdrucita, tettona, e guardati Bonolis o Pippo Baudo o qualche vacca gaudente in TV e taci… per l’amore di Dio, taci…

Un ultima domanda, carissime, secondo te quella casalinga può avere veramente nel corpo deforme, nella mente alterata, una scintilla divina? O può essere una scintilla divina che contiene un corpo deforme e una mente alterata? E’ mai possibile un simile orrore?

Si, la Shekinà è nella depravazione massima.

8. Sike

Caro Federico,
mi sono inabissato in Dostoevskij e non riesco a venirne più fuori.
Dopo aver visitato i Demoni ed aver convissuto con Satov, Dasa, Petrovna, con i Lebjadnik, con Verchovenskij – Necaev, con il Cristo sbiadito: Kirillov, con il profumato idealista: Trofimovic e con il Faust – Stavrogin sono sceso nell’abisso di “Delitto e castigo” proiettandomi, vorticosamente, nel magma mentale di Raskol’nikov: un labirintico vagare.
Un sera, Federico, lei mi raccontò che “Delitto e castigo” fu il primo libro che lesse, e che lo trovò, coperto di polvere, nello studio di suo nonno, che tanto amava Schopenhauer.
E già… Schopenhauer, quando ho letto il sogno di Raskol’nikov riguardante la povera cavallina massacrata, per il gusto di massacrarla, da quel gruppo di assassini ispirati dal demone Mikolka ho pensato a lei. Ho anche riflettuto sulle esecuzioni sommarie degli animalisti e comincio a considerarle sacrosante e giustificate. Devo dirle che dopo aver letto il sogno, sono stato male due giorni e volevo sospendere la lettura del libro. Poi l’ho ripresa: non c’è nulla al mondo come Dostoevskij per comprendere l’essenza dell’orrore di essere umani. Sto elaborando, poiché elaborare è il termine giusto, con infinita, meticolosa pazienza un articolo sul riflesso scimmiesco nello scrittore. Mi interessa l’idea del doppio che emerge dagli scritti del grande russo. Mi affascina l’ombra dell’eroe tragico che assume un carattere caricaturale e meschino. L’idea me l’ha data un’introduzione di Leonid Grossman: il critico evidenziava, in una sontuosa introduzione di “Delitto e castigo”, come l’ombra di Stavrogin fosse quella meschina di Verchovenskij, e come la sbilenca grandezza di Ivan Karamazov proiettasse la silhouette oscura di Smerdjakov. Oltre a quest’articolo desidero scrivere qualcosa sul “Che fare?” di Cernysevskij e uno studio accurato sui Demoni e Stavrogin, che mi affascinano in modo particolare.
La storia del cavallo massacrato mi ha fatto pensare ad una sua vecchia lettera.
Lei scrisse che Nietzsche a Torino, nel momento culminante della follia, abbracciò un povero ronzino e lo chiamò fratello. Ricorse così alla compassione schopenhaueriana sepolta e disprezzata nei suoi scritti. Ho riletto la lettera: lei scrisse che il 3 gennaio 1889, Nietzsche vide un vetturino percuotere un cavallo, attraversò la piazza, e con un urlo disperato abbracciò l’animale: era il momento finale del crollo, subito dopo il filosofo si inabissò nella notte della follia.
Su questo episodio, certamente, se ne sono dette tante, Gottfried Benn scrisse che i cavalli erano due, le date cambiarono continuamente e cambiarono anche i luoghi e le piazze. Per alcuni il fatto avvenne in Piazza Carlo Alberto, per altri si svolse in Piazza Carlina; ma che importa? L’episodio è sicuramente avvenuto ed il gesto di Nietzsche è degno di un romanzo di Dostoevskij. Un giorno impazzirà anche lei, Federico, magari in una piazza di Arezzo, forse in Piazza Grande, difendendo un macilento piccione o un gatto randagio.

Ho parlato con un paio di personaggi a Tokyo, seguendo la sua idea, di convincere un magnate giapponese a produrre un film su Giuliano l’Apostata; sto rileggendo Ammiano Marcellino. Mi sembra di capire che il suo rispetto per l’Imperatore derivi essenzialmente dal fatto che abbia osteggiato il Cristianesimo che stava trionfando in un tripudio di risse teologiche. Ario, Atanasio, la follia del “filioque”. Ricordo che, una sera nella sua casa a Chicago, padre Angelo – se ne uscì con una frase sorprendente, mormorò: “Sarebbe stato meglio per tutti se Giuliano ci avesse rigettato nelle catacombe e non ci avessero più fatto uscire”. Da questo capii che il sacerdote riteneva il Cristianesimo autentico e luminosamente vibrante solo durante il periodo delle persecuzioni quando non conosceva il potere temporale ed era esposto alla violenza del mondo. In breve sembrava che dicesse che la Chiesa di Gesù è solo quella dei poveri e dei perseguitati. Lei precisò che ammirava l’Apostata per il suo coraggio, ma che lo disprezzava per le ecatombi animali; e pur essendo affascinato dal ruolo anticristiano dell’Imperatore scherniva i suoi continui massacri e le sue superstizioni che riteneva indegne di un filosofo.
Ho riletto con attenzione il brano ove Ammiano Marcellino parla della maniacale necessità di Giuliano di sacrificare agli Dei: un’autentica vocazione al macello. Ed, infatti, lo chiamavano “macellaio”. Ricordo che quella sera, caro Federico, lei estrasse dalla sua polverosa biblioteca un libro dalla copertina rossa e lesse, in latino, una lingua dai toni melodiosi per me incolto giapponese, un brano che ho ritrovato frugando tra le pagine di un vetusto volume latino con una traduzione inglese: “Hostiarum tamen sanguine plurimo aras crebritate nimia perfundebat…”… “Affogava gli altari nel sangue di un esorbitante numero di vittime, offrendo fino a cento buoi alla volta, innumerevoli greggi di altri animali e bianchi uccelli cacciati per terra e per mare.”
Me lo sono domandato anch’io: come ha potuto un uomo giusto, onesto, dotato di ragione, considerato, come Marco Aurelio, una specie di Re – Filosofo, immaginare di ingraziarsi gli dei della Luce attraverso offerte violente e sanguinose? Come ha potuto un uomo probo pensare che le personificazioni del Bene e della Luce desiderino lo sterminio di esseri inermi e innocenti?
Verso la fine della conversazione lei disse, scrutando il volto impassibile di padre Angelo: “Ce l’hanno sempre con le povere bestie…”. E non riusciva a comprendere il comportamento dell’Apostata. Padre Angelo stesso si meravigliava: “Tutto quel Platonismo – Plotinismo, tutte quelle elucubrazioni filosofiche sull’Uno e le sue emanazioni: Plotino, Porfirio, Apuleio, Giamblico tutta quella ricerca della Luce (e dopo Giuliano, ne vennero altri, se non erro: Temistio, Simplicio, Macrobio, Proclo), tutta quella infinita ricerca, tutto quel sapere, e che fa il suo diletto Apostata? Sventra innumerevoli animali per svelare il suo misero fato e brucia migliaia di povere bestie per ingraziarsi gli dei – demoni (perché non possono essere altro che demoni gli dei che richiedono sangue innocente). Ricordo come fosse ieri, lei lo guardò e rispose: “Sì ma anche voi avete fatto ben poco…” e continuò: “Non capisco: Giuliano viveva di frutta e verdure… immagini che Apollonio, il Cristo pagano, da lui e dagli altri filosofi tanto ammirato e venerato, mangiava solo i prodotti della terra ed evitava la carne degli animali, come qualcosa di impuro che obnubila l’intelligenza, e si rifiutava di coprirsi con la lana e con le pelli delle bestie. Così, almeno, scriveva Filostrato. E pur sapendo tutto questo che faceva l’Apostata? Sgozzava, sventrava, bruciava, massacrava, tagliava, mutilava… gettando un’ombra oscura sulla sua povera vita.” Questo disse, Federico, ma forse non ricorda…
Il film, tuttavia, potrebbe essere qualcosa di potente ma occorre un grande regista e un incredibile camera-man, un grande direttore della fotografia.
Immagino la prima scena: è il settimo giorno del mese e un inviato dell’Imperatore sta attraversando la Focide. Il messo giunge a Delfi, l’ombelico del mondo, e procede nel viale ricolmo di thesauroi, osserva il proliferare inaudito di stili, il cattivo gusto delle offerte. Pensa ad un’opulenza volgare che rasenta un’hybris sfacciata: un’arte da nuovi ricchi: il kitsch del paganesimo morente. Dopo la Prometeia, l’uomo si purifica nell’acqua tralucente della fonte, osserva l’orrore del capretto sgozzato; l’innocente creatura, a contatto con l’acqua, trema: questo vuol dire che Febo è presente. Il messo procede lentamente nell’oscurità e le torce illuminano una strana scena: una vecchia, agghindata con candidi abiti, come una grottesca bambola, traballa su un tripode. L’inviato dell’Imperatore osserva la donna: la Pizia è una decrepita vergine, nevrotica e scorbutica, che lo fissa ossessivamente mentre è avvolta dai fumi del papavero anatolico che sembrano filtrare dalle fessure del suolo. La vergine è tra le grinfie di Apollo: farfuglia e rantola. L’uomo riceve il messaggio aggiustato e edito da scrupolosi sacerdoti che hanno ascoltato l’oracolo gorgogliato della vecchia e legge: “Dì al Re: i cortili di Febo sono crollati, i templi sono crollati, Febo non ha più la sua capanna, non ha più l’alloro che indovina, né la fonte che parla. Si è inaridita l’acqua profetica”. Il messo parte e ritorna dall’Imperatore. Quando giunge si inchina e consegna il messaggio. L’Apostata lo scruta, si curva su stesso, si passa la mano sulla fronte sudata e mormora: “Maledetto Teodosio.”
Così dovrebbe cominciare il film.
Ce n’è per fare un autentico capolavoro: l’infanzia di Giuliano tra gli infidi familiari costantiniani, il Cristianesimo che diventa religione di stato con tutti i suoi emergenti difetti, le dispute teologiche, l’inganno di Giuliano che fa credere alla Corte colma di eunuchi di essere cristiano, le guerre contro gli alemanni e Vadomario, il rapporto con Costanzo, il rischio continuo di essere massacrato perché ingombrante e vincente, la morte di Costanzo Augusto e il ritorno del corpo dell’Imperatore accompagnato da Gioviano (che succederà a Giuliano) a Costantinopoli, la porpora non desiderata, la sontuosa cacciata degli eunuchi, le ecatombi, Massimo e le infinite superstizioni, il tentativo di ricostruire il tempio di Gerusalemme, il pensiero filosofico dell’Apostata, il linciaggio di Giorgio vescovo di Alessandria, le ultime dispute teologiche e il suo ilare approccio alla teologia cristiana, gli sputi del vecchio vescovo cieco, la spedizione contro i persiani, la morte di Giuliano trafitto da una lancia, l’ultima conversazione con Massimo e Prisco sull’anima (ed eviterei il “Galileo hai vinto!”perché falso e aggiunto dai cristiani), il nuovo imperatore Gioviano (un’ombra al paragone di Giuliano) coperto dalla porpora imperiale e acclamato dall’esercito.
Come concluderei?
Con le immagini di Gioviano che prega davanti alla croce.
Proverò a convincere qualche ricco, degenerato samurai.
Una curiosità come è finita la spedizione della sua legione romana in terra aretina per salvare la povera cagnetta nera?

Yutaka

“… un’altra sera mi capiti di trovare sotto un noce un innaffiatoio pieno a metà dimenticato da un garzone giardiniere, e questo innaffiatoio, e l’acqua che esso contiene, resa cupa dall’ombra dell’albero, e un insetto che remiga sullo specchio di quest’acqua da una sponda oscura dell’altra, che questo insieme di cose insignificanti mi trapassi di un fremito per la presenza dell’infinito, mi faccia rabbrividire dalle radici dei capelli fino al midollo… In tali momenti una qualsiasi creatura insignificante, un cane, un topo, un insetto, un melo intristito, una carrareccia che si snoda sulla collina, una pietra muscosa vengono a significare per me assai più dell’amante più bella e generosa nella più felice delle notti. Queste creature mute talvolta inanimate si levano verso me con una tale pienezza d’amore, che il mio occhio letificato non riesce a scorgere dattorno nulla che sia morto…”
(Hugo Von Hofmannsthal – Lettera di Lord Chandos)

Caro Yutaka,
….già… Giuliano l’Apostata… una figura interessante: l’ultima disperata reazione verso il Cristianesimo trionfante. Io amo i perdenti, e l’Apostata malgrado le incredibili vittorie contro alemanni e persiani, è un classico perdente, è un perdente epocale. E solo un fallito cosmico, nella sua grandezza, può pensare di resuscitare una religione finita, morta, arida: ossa e cenere. E Febo, che se ne intende, gli mormora attraverso la Pizia: lascia perdere fai ridere. Ma lui continua con i suoi insulsi, grotteschi macelli, con le sue oscene ecatombi. Sì, sempre i poveri animali. Proprio così.
Forse tra 500 anni i cristiani avranno lo stesso problema, quando saranno gettati nella pattumiera della storia e, affogando nel mondezzaio delle idee, nella discarica delle grandi ideologie, cercheranno di salvare la loro religione morente.
La sua lettera mi ha fatto tornare il desiderio di rileggere, dopo moltissimi anni, Delitto e castigo: il primo libro della mia vita. Mentre scendevo nel labirinto di Fedor, ho ricevuto da Cornwell, il nostro amico comune di Madison, una cassetta di un film americano, non ancora in circolazione, che ha ottenuto attraverso i suoi notevoli contatti nel mondo del cinema, un film bellissimo che ho molto apprezzato e che le sto spedendo.
Quello che mi ha colpito di American Beauty – così si chiama il film diretto da Sam Mendes – sono due incredibili sequenze. Nella prima, Ricky, uno spacciatore di droghe, con una spiccata tendenza al misticismo, se così si può dire, mostra, alla donna che ama, un filmato di un’amabile brezza, di un venticello, che gioca con un pezzo di carta e con foglie cadute.
Un evento insignificante che sfuggirebbe a quasi tutti gli uomini, e che sarebbe ignorato dalla normalità dominante, assume un aspetto insolito che sembra rivelare un forza nascosta e sublime dietro le cose.
Il gioco esilarante del venticello è semplicemente stupendo, raramente una scena mi ha tanto commosso. Il commento dello spacciatore è di grande purezza.
Osservando il gioco soave della brezza – o della forza che, agitando foglie e carta, usa la brezza – il giovane dice: “E’ uno di quei giorni e tra pochi minuti potrebbe nevicare, c’è elettricità nell’aria” e mentre la carta e le foglie continuano a danzare per quindici minuti mosse dalla forza gentile che sembra giocare con loro, Ricky continua: “quelle cose stanno danzando per me… sono come un bambino che mi prega di giocare. Quel giorno ho scoperto che c’è una vita intera dietro le cose. Questa forza, incredibilmente, benevola desidera che io sappia che non c’è ragione di aver paura. Mai. E mi chiede di ricordare. Devo ricordare. Delle volte c’è tanta bellezza nel mondo che non riesco a sopportarla e il mio cuore sembra che crolli.“
Alla fine del film, il protagonista, Lester Burnham, l’io – narrante defunto, che ha rinunciato alla “rat-race” – e ai valori grotteschi della moglie e del popolo americano – e che ha appena avuto il cervello spappolato da un colonnello dei Marines, riprendendo il tema dell’insopportabilità della bellezza del mondo, dice: “Ho sempre sentito che la vita ti passa davanti agli occhi nel momento che muori, ma quel secondo si estende per sempre in un oceano di tempo. Per me è stato come contemplare, sdraiato sull’erba, le stelle cadenti nel campo dei boy scout… le foglie gialle che cadono dagli aceri… le mani di mia nonna con la pelle che sembrava di carta… è stato come vedere la prima volta la nuovissima Firebird di mio cugino, e la piccola Jane e mia moglie Carolyn. Dovrei essere incazzato per quello che mi è successo” – cosa sacrosanta dal momento che gli hanno bruciato il cervello – “ma è difficile arrabbiarsi quando c’è tanta bellezza nel mondo. Delle volte (questa bellezza) si presenta tutta insieme e penso sia troppo difficile sostenerla. E il mio cuore diventa come un pallone pronto a scoppiare. Allora mi ricordo di rilassarmi e di lasciar andare le cose e, questa bellezza scorre attraverso me come una pioggia. E non provo che gratitudine per la mia stupida, piccola vita. Sono sicuro che non sapete di cosa stia parlando, ma un giorno capirete.”

Ho pensato a quello che padre Angelo mi ha detto giorni fa, telefonandomi da Brescia durante un congresso: alcuni scienziati stanno studiando, con estrema serietà, la possibilità della sopravvivenza dell’anima dopo la morte. La tesi che la mente sia esterna e indipendente (se così si può dire) dal cervello, e che il cervello non sia altro che uno strumento che filtra, come un imbuto, la mente nello spazio – tempo (se così si può definire la dimensione ove soggiorniamo) sta cominciando a convincere molta gente. Questi scienziati hanno iniziato a dubitare che la mente e la coscienza siano prodotti del cervello e ora credono che siano totalmente differenti e indipendenti dal cervello e che la coscienza sopravviva alla distruzione del corpo. Affermano, insomma, che la mente è come la luce nel secchio in un particolare di un quadro di Pieter Bruegel, che mi sembra sia “la lotta tra Carnevale e Quaresima”, ma forse mi sbaglio perché non ricordo bene.

Dovrebbe essere così: il cervello è il secchio che contiene la mente – luce. Il secchio – cervello è la prigione platonica dell’anima – mente.
L’intelligenza prodotta dal cervello è qualcosa che non ha nulla a che fare con “la vita dietro le cose” o la “forza, incredibilmente, benevola” che gioca con le foglie secche e con l’umile pezzo di carta, e che rassicura e desidera “che si sappia che non c’è ragione” alcuna”di avere paura”. La mente appartiene al mondo dell’intuizione di Ricky, lo spacciatore di droga, e sembra trascendere i concetti angusti del Bene e del Male. Il cervello, invece, appartiene al mondo fasullo di Carolyn, al nostro mondo della logica che afferma che l’anima non è una sostanza indipendente ma è semplicemente la vita del corpo; che l’anima non è altro che il “nefes” biblico o la forza vitale degli antichi greci; che l’anima non è, senza ombra di dubbio, l’Atman che trasmigra di corpo in corpo, né un’entità incorporea, indipendente e indistruttibile che sopravvive alla morte; che la coscienza è prodotto esclusivo delle operazioni eseguite dal cervello, essendo l’anima la forza vitale del corpo.
Ma per gli scienziati, che hanno analizzato le esperienze di morte apparente – alla Moody – il cervello interpreta a suo modo il mondo e lo banalizza attraverso la sua limitata comprensione, costringendo la mente (che potrebbe essere luce misericordiosa e infinita) ad essere filtrata e gettata tra le cose.
Il cervello (per ragioni incomprensibili) precipita la mente nello spazio – tempo ove è facile e logico credere che tutto sia caduco e transeunte. La getta in un mondo abitato dalla bellezza ma dove è sovrabbondante l’orrore. Le fa credere che le cose originano dal nulla e che nel nulla ritornano.
La immerge nella palude tenebrosa del nichilismo e ve la lascia sguazzare. La mente filtrata dal cervello, precipitata nello spazio – tempo, raramente percepisce quello che i personaggi del film intuiscono: che c’è una “vita intera” e una “forza benevola” dietro le cose e che tutto quest’orrore è solamente illusorio e non va temuto; che tutto è essenzialmente e profondamente luce e bene, e che l’apparenza è l’errare che convince che questo è l’unico mondo che esiste, l’unica dimensione, e che le cose sono enti precari, insignificanti, effimeri e nulla più. La mente filtrata dal cervello raramente, ed eccezionalmente percepisce che tutto, anche il calvario di Katerina Ivànovna, il suicidio di Svidrigajlov, la tragedia di Raskòl’nikov, il martirio della cavallina sono espressioni illusorie dell’apparenza che saranno, inevitabilmente, trascese, superate, cancellate, come un caliginoso incubo, dal mondo a venire o dalla benevola e rassicurante forza: una visione misericordiosa e parmenidea della realtà.

E mentre ascoltavo le parole degli eroi negativi (ma per me positivi) di American Beauty e riflettevo su Delitto e Castigo, pensavo alla straziante fine di Katerina Ivànovna, pensavo a Kolja, a Pòlecka, a Lenja, ai piccoli disperati trascinati dalla follia della madre a danzare per strada… “glisser-passez, pas de basque…” pensavo a Sof’ja Semenovna che si prostituisce per tenerli in vita, pensavo alla descrizione finale della follia e della morte della povera tisica, pensavo alla cavallina martoriata nel sogno, all’abbandono di quei poveri piccoli disperati e mi dicevo: davanti al dolore del mondo, davanti alla strazio dei viventi e delle cose come possono venirci a raccontare storie sulla bellezza del mondo, su una forza infinitamente benevola, su una “vita intera dietro le cose”?
Come possono chiederci di non aver paura quando viviamo nelle tenebre dell’orrore?
Eppure, anche padre Angelo direbbe che il dolore dei piccoli, la morte di Katerina Ivànovna, il martirio della cavallina sono eventi racchiusi nell’inganno dell’apparenza e che la realtà che ci attende è quella descritta dai personaggi di American Beauty.
E si ritorna all’antica parabola del principe che vaga per un’ostile mondo convinto di essere un mendicante. Alla Shekinhà che si perde ma è Luce infinita e “incredibilmente benevola”. Al breve errare nelle tenebre di una sostanza, di un’entità divina intessuta di amore e di luce. Ho pensato a Meredith e alla sua interpretazione della morte apparente: un gioco del cervello per aiutarci ad attutire l’impatto del nulla. Chissà.. Forse sbaglia.

Glissons…
Alcune domande, Yutaka, riguardo Delitto e castigo.
Immagini di incontrare un Raskòl’nikov giapponese, che, trascendendo i limiti delle necessità personali, dei bisogni familiari, spaziando verso una dimensione più etica, se così si può dire, le sussurrasse di essere pronto ad uccidere un miliardario. Immagini, che le bisbigli, parafrasando Rodiòn Romànovich, che il ricco samurai è una “creatura non umana”, un “pidocchio” “schifoso e nocivo”. Immagini di ascoltare stupito il nuovo Raskòl’nikov mentre le chiarisce il suo piano: “Lo accoppo con un’ascia, gli fotto i dieci miliardi che ha in cassaforte, poi salto su un aereo e volo a Nairobi e consegno ai padri missionari la valigia piena di soldi, e spiego: “Eminentissimi padri, sto morendo di cancro, questo è tutto quello che ho… usatelo per i piccoli che muoiono di fame” e per me non tengo neanche un fottuto yen…”
Che direbbe Yutaka? Approverebbe? Griderebbe per l’orrore?

Immagini che, dopo un anno, lei venga a sapere che quel denaro ha salvato mille bambini.
Non giustificherebbe l’azione del Raskòl’nikov nipponico che, uccidendo e depredando il “pidocchio”, ha evitato la morte dei piccoli africani?
Vale la vita di un vecchio scrofoloso quella di mille bambini? Che dice Yutaka?
Sorride? Enigmaticamente sorride?
Vale la vita di milioni di inermi e innocenti creature la vita di un sadico cacciatore?
O di un sadico vivisezionatore?
Conosco la risposta: non è giusto perché le regole del vivere civile verrebbero meno se tutti si facessero giustizia da soli.
Suvvia… roba da buonisti, roba da boy scout, amico mio…
Ricorda quello che dice Raskòl’nikov? Io ho ucciso, sì, “ma loro fanno morire gli uomini a milioni, e lo considerano ancora una virtù. Bricconi e furfanti essi sono…”

Chiederebbe al Rodiòn Romànovich giapponese: “Perché hai ucciso il vecchio…?
Lo condannerebbe gridando: “Hai commesso un delitto!”?
Ricorda la risposta di Raskòl’nikov alla sorella frastornata dalla scoperta dell’omicidio?
“Delitto? Che delitto?… L’aver ucciso uno sozzo e malefico pidocchio, una vecchia strozzina non utile a nessuno, la cui soppressione farebbe perdonare cento peccati, che succhiava il sangue dei poveri, questo sarebbe un delitto? Io né ci penso, né penso a lavarlo e perché da tutte le parti ce l’hanno con questo: “Delitto, delitto”…” ed ancora: “Ebbene io non capisco assolutamente: perché ammazzare la gente con le bombe, con un assedio in regola, sarebbe una maniera più rispettabile? La paura dell’estetica è il primo indizio dell’impotenza!… Mai, mai ne ho avuta più chiara consapevolezza che adesso e meno che mai vedo nel mio atto un delitto! Mai sono stato più forte e convinto di adesso!…”

Io penso, Yutaka, che la difesa dell’innocente, dell’inerme, del vinto giustifica la violenza. Penso, per esempio, che non possa esserci pace nel Medio Oriente fino alla creazione di uno stato palestinese. Penso che la lotta contro i sopraffattori, gli oppressori di qualsiasi sorta, sia sacrosanta. Io giustifico la violenza dei vinti, dei disperati, dei perdenti. Lenin diceva: una classe operaia che non usa le armi merita di restare schiava.
La cagnetta nera mi chiedeva? Un pulviscolo, una particella subatomica nel mondo del Male. Ma anche quella esiste.
Lutero, rispondendo ad un’anima nobile che insisteva sulla bellezza della vita, mormorava: “Leiden, Leiden; Kreuz, Kreuz…” che è, essenzialmente, lo stesso concetto di Gautama Buddha: tutto ciò che vive soffre. Tutto.
Un abbraccio, Yutaka…

Federico

Dr. Maggi,
è da almeno un anno che sto cercando di far liberare una cagnetta nera che vive in uno stato di totale desolazione in un casolare in rovina. La povera bestia è legata ad una catena pesantissima che le ha cicatrizzato il collo. Ogni giorno le porto del cibo, questa povera creatura mi sembra l’immagine della deiezione. Ho provato a Castiglion Aretino con la USL, l’hanno curata e poi riportata nelle stesse condizioni nel casale diroccato. Vivo da poco in Italia e mi sorprendono le condizioni di molte bestie in quest’area, fan pensare all’Arabia Saudita. Sto cercando di convincere alcuni amici a prendere la cagnetta, ma inutilmente. Dal momento che viaggio spesso mi è impossibile nutrirla tutti i giorni.
Sembra che appartenga ad un pastore, il quale per qualche incomprensibile ragione la tiene in quelle desolanti condizioni. Il casolare si trova a Montalgio nel vialone dei casoni leopoldini abbandonati.
Sarei felice di indicarglielo, se è interessato, e può gentilmente aiutarmi.

Federico Nadali

E’ un mese che studio l’area. Sto attraversando un campo pieno d’acqua, gli stivali sprofondano nella melma, sono le cinque della sera, vedo un grande casolare abbandonato con due maestosi pini. Attraverso un fiumiciattolo. Il cielo è di un colore rosa pallido con sfumature grigiastre.
E’ l’ora degli spiriti, l’ora della spaccatura dei mondi. Più uccido questi miserabili e meno ho paura dei fantasmi. Finalmente la casa del satrapo Cuzzoni, grandi alberi, finestre ad arco romanico, grande ristrutturazione, questi zotici sorprendono. Cerco il ponte per attraversare il secondo fiumiciattolo, la notte comincia a coprirmi come un oscuro mantello, gli alti arbusti mi proteggono.
Nella borsa ho la spada dell’Angelo della morte: una Wildcat.277 e un’altra pistola con il silenziatore.
Silenzio e rapidità estrema, sono vestito di nero e mi sento un po’ coglione mascherato da killer, ma così ha voluto il mio karma che è ora intriso di sangue. Paziente procedere, calma. Dopo l’esecuzione mai spettri o sogni terribili, mai incubi, perfetta serenità, abbracciato alla gatta malata riposo tra le braccia degli angeli… ma quali angeli? Esimio lettore, quali angeli? Questo è il problema.
E come può un ateo fottersi la testa con gli angeli?

Dr. Maggi,
Ritornando da un mio viaggio in Scozia ed in Inghilterra ho visitato di nuovo la cagnetta. Dal messaggio che ho ricevuto Lei considera le condizioni dell’animale soddisfacenti. Vede, io sono una vittima di questa interpretazione italiana della tollerabilità delle condizioni: tra cani e gatti, tra Londra e Montalgio ho raccolto complessivamente nove animali, alcuni hanno girato il mondo con me. Ultima una cagna abbandonata da un assassino gravida e ferita, che mi ha regalato uno stupendo cucciolo, il quale mi ha metodicamente devastato la casa. Non le dico le difficoltà che questa moltitudine di esseri mi crea. Nel visitare, come ho detto, questa povera bestia legata da una pesantissima catena che le ha marchiato il collo, ho notato che non esisteva alcuna protezione durante il periodo di intenso gelo che ha preceduto questi giorni, quelle che lei chiama condizioni tollerabili sono per me condizioni semplicemente barbariche. Questo delinquente, che è il torturatore effettivo di questa povera creatura, poteva essere obbligato a coprirla durante il grande gelo. E voi dovevate far in modo che lo facesse. Dal momento che sono io che pulisco l’area stracolma di defecazioni, cambio l’acqua sporca, raccolgo il pelo che perde continuamente mi permetta di contraddirla. Questa bestia non sta bene e va curata. La perdita del pelo può derivare da carenze vitaminiche o da un’infestazione parassitaria o da qualcos’altro.
Il mio lavoro consiste nell’invitare giornalisti nelle zone turistiche e promuoverle. Giorni fa vicino a Napoli, la visione di cani abbandonati nelle strade ha ridotto un’operazione di lancio di un’area del 50%. Se io scrivessi una lettera a sette giornalisti tedeschi e a quattro americani, sensibilissimi ai problemi della natura e al maltrattamento degli animali, stia sicuro, dottore, che questo centro di umanesimo rinascimentale e di alta qualità della vita verrebbe bollato per quello che in effetti è: un luogo ove le bestie vengono trattate in maniera ignominiosa.
Mi dispiace disturbarla nuovamente, forse dovremmo fare un giro in macchina insieme, ci sono bestie tenute in recinti di un metro quadrato in condizioni vergognose.
Forse è tempo che qualcuno faccia qualcosa…

Federico Nadali

Calarsi nelle fronde, tra gli arbusti divorati dal gelo, attendere nelle vicinanze, pregare nell’immoto silenzio della notte, pregare gli angeli della giustizia che vedono il Male ma nulla possono: poiché il sistema metafisico dell’Oltre è un sistema totalmente impotente. Evitare il cane legato che abbaia. La notte scende con i suoi terrori. La signora dalle gloriose natiche è ad Arezzo ma il mostro ritornerà presto. Partiamo. Entro nella casa da una finestra, la vecchia mi viene incontro.
Pistola puntata verso la testa canuta di sacra madre italiota.
Pasolini aveva regione a considerare le madri italiane come le vere distruttrici della nazione.
Siamo affetti da un penoso mammismo.
“Siediti piezz’e core…” lego la vecchia che smadonna paurosamente e poi comincia con il “non uccidermi…” si passa con estrema rapidità dall’orgoglio ferito al frignare.
Piccolo cedimento di vecchia madre con il grande cuore di troia.
Chiudo in una stanza, imbavagliata, la nobile megera.
Cuzzoni deve essere fuori dalla grazia di Dio: quando frugo nei cassetti trovo una cosa inconcepibile, in una pagina di un settimanale erotico, su uno stupendo corpo nudo, c’è incollata la testa della Pivetti.
Immagino una potente masturbazione del mostro davanti a questa splendente immagine della Irene dalle tette luminose, che in vita sicuramente non possiede.

Dr. Maggi,
spero che sia l’ultima volta che scrivo, avendo lavorato trent’anni nella burocrazia italiana mi rendo conto come può essere noioso essere disturbati da problemi così minuti. Sfortunatamente siete gli unici ai quali mi posso rivolgere per un problema di umanità e di giustizia. E a voi mi rivolgo. Non ho scelte. Avevo l’impressione che sareste stati in grado di poter far qualcosa. Lunedì ho avuto il grande piacere di incontrare il gentile signore, che tiene incatenata da una vita, in condizioni ignominiose, la povera bestia. E’ stato un incontro che mi ha confermato quello che già pensavo di alcuni personaggi della zona: siamo a livello di puro trogloditismo. Il caro pastore, dopo essersi precipitato ad incontrarmi, mi ha invitato con estrema fermezza, e con controllata violenza a non entrare più nella sua casa. La sua casa sarebbe quella leopoldina semidistrutta e cadente dove tiene legata la povera cagna da anni. Ho risposto: “che male faccio se do da mangiare a questa povera bestia, che lei tiene in condizioni vergognose; dovrebbe essere contento.”
Mi ha invitato, con toni minacciosi, a non entrare nello spazio aperto davanti alla sua casa. Secondo la sua logica trogloditica la cagna è un suo oggetto personale che può far morire di stenti perché il diritto di proprietà lo sancisce. E dal momento che le autorità se ne fregano il troglodita è autorizzato a comportarsi in questa ignobile maniera. Veramente edificante.
Risultato: sono tornato ieri a dar da mangiare alla cagna l’ho accarezzata come al solito, l’ho pulita e poi me ne sono andato. Vi informo perché questa vicenda potrebbe avere spiacevoli sviluppi, considerando il tono minaccioso del pastore e la mia inflessibile volontà di aiutare la cagna.
Nel frattempo, Ristori, che fa ingenti sforzi per lanciare quest’area sarà contento di sapere che ho informato i giornalisti stranieri di questi eventi inviando traduzioni inglesi delle lettere.
Tutto questo per una cagna? Tutto questo per un essere vivente che soffre, che sia umano o animale non cambia. E se un giorno, dovessi trovare Ristori sotto un ponte, senza il suo albergo e senza il suo ingente capitale, cercherò di aiutarlo come ho aiutato la povera bestia, perché in fondo, Dr. Maggi, questo significa essere autenticamente umani.
E’ d’accordo? Ne dubito assai…

Federico Nadali

Rumore di macchina, freni e manovra.
Rapidità e fermezza.
Sorprendere il reprobo Cuzzoni, non farlo pensare, intimidirlo, stordirlo.
Esco dalla porta. Lo chiamo: “Cuzzoni!..”
Riflettere con rapidità: una bestia di novanta chili può essere difficile da gestire.
Il primo colpo gli spappola il ginocchio.
Grida, la vecchia mamma freme, non c’è nulla come il cuore d’una vecchia madre che ti ha custodito nelle sue budella contorte.
Cade, gli sono sopra: “una morte leggera fratello per tutto il male fatto… le bestie che massacravi agonizzavano… tu te ne vai rapido… è clemenza… è angelica misericordia… uno svanir rapido dal mondo…”
Colpo secco alla testa, un fiore purpureo germoglia da un escrescenza porosa che si forma sulla pelata.
Grande silenzio poi il cane abbaia, si agita furiosamente.
Messaggio delle Brigate Verdi attaccato su un albero: “Abbiamo giustiziato un torturatore…”.
La troia rientrando troverà l’osceno consorte con il cranio spappolato: immagino i gridolini di piacere prima di slegare la vecchia. O forse la lascerà soffocare, potrebbe essere una soluzione.
Ma sedurre la signora Cuzzoni comporta troppe difficoltà ed io avanzo verso la decrepitudine.
Torno a casa, notte gelida, cullato dai tuoi venti amorosi.
Oscurità stupenda che benignamente mi assorbi e culli.
Ali nere dell’Angelo della Morte, un frusciare immacolato di oscuro.
Sono crollato in una melmosa pozzanghera, Max mi accoglie con profonda gioia.
Le bestie sono esseri superiori.

Esimio lettore, questo umano – verme mi sfida mi fissa, “qui non ce lo voglio, è casa mia non si permetta.” Questo troglodita della Valdichiana, mi sfida.
Quante pecore hai inculato, mostro? Quanto male hai fatto?
Questa bestia disgraziata mi mette le zampe intorno al collo ed attende sempre la mia venuta, ha conosciuto solo il mio amore e lui vuol impedirmi di toccarla, accarezzarla.
Figlio di puttana, penso, tu stai sfidando il tuo annientamento: una morte violenta e l’eterno silenzio del nulla. La catastrofica fine del tuo misero ego, del tuo spurio esistere ti sta guatando.
Essere malvagio, calamità vergognosa, escrescenza purulenta della terra. Calmiamoci, non esageriamo nella retorica, esimio lettore, è di cattivo gusto: una parvenza di controllo!
Forse John in un futuro, durante un romantico viaggio in Italia potrà scrivere un dramma, una tragedia ditirambica. Si potrebbe usare, per il pastore, un asse infuocato e infilarglielo nel culo, come lo infilarono a Edoardo II, re – checca per antonomasia.
Non una cattiva idea: accoppare il pastore con un ferro infuocato nell’ano.

Maggi: Vede… questa non è l’Inghilterra è la Toscana……
Federico: Me ne ero accorto, Dottore… ci abito…
Maggi: Dico, questa è la Toscana… non la Svezia…
Federico: Dottore, sono Italiano… lo ha capito…?
Maggi: Sì… certo… e allora?
Federico: Certo… sono disgrazie che capitano…
Maggi: Non ama il proprio paese?
Federico: No.
Maggi: Il cane ha tutto… spazio… cibo…
Federico: Lei scherza o è un incosciente…
Maggi: Si calmi…
Federico: Lei è un burocrate e non vuole essere disturbato…
Maggi: Lei sbaglia… non posso fare niente…
Federico: Porti via la bestia…
Maggi: Non possiamo…
Federico: Un giorno la prenderò, è questione di tempo…
Maggi: E il pastore manderà i carabinieri…
Federico: Li mandi, io vi sputtano per mezzo mondo…
Maggi: Pensavo fosse un cacciatore…
Federico: Sì, ma sono contro la violenza gratuita.
Maggi: Con quello che accade nel mondo…
Federico: Che fa lei per il mondo? Fa qualcosa per i piccoli brasiliani? Per lo Zaire? Per gli Hutu?
Maggi: E lei?
Federico: Io faccio molto per il mondo… lo riedifico…
Maggi: E cioè?
Federico: Tagliamo corto dottore, è in grado di aiutare quella povera bestia o no? Le disquisizioni filosofiche non mi interessano…
Maggi: Il cane ha spazio e cibo.
Federico: Ha una crosta miserabile di pane e uno spazio stracolmo di escrementi… ci farei vivere lei in quelle condizioni…
Maggi: Vede in Italia…
Federico: Non pontifichi… conosco questo dannato paese…

9. L’enigma dei sogni

Se c’è una cosa, esimio lettore, che odio è far credere che io sia un cacciatore: mi dà i brividi.
Quella notte ho sognato di essere morto e che mi avevano portato in una cripta piena di sepolcri, a Gerusalemme, ove era custodito il corpo del Cristo Gesù. Su uno di quei sepolcri, quello centrale, c’era una statua di legno del Nazareno tagliata a metà, sembrava la pietà del Bellini con il Cristo leggermente reclinante sostenuto da due piccoli angeli in sottoveste. Intorno al sepolcro di Gesù erano disposte tombe marmoree di apostoli e santi.
I santi, che sembravano essere plasmati in argilla, erano sdraiati su sarcofagi, come i rilassati defunti delle urne volterrane, ed avevano volti arcigni ed espressioni imperiose; le immagini, a differenza delle statue etrusche sui coperchi di terracotta, erano perfettamente proporzionate. Su uno dei sarcofagi intravedevo un santo barbuto che mi sembrava fosse Girolamo, solo leggermente più in carne, ma con le gote arrossate come quelle dei tisici. Su un altro coperchio era invece spaparacchiata una santa, che aveva un’aria sfacciata da Armida tiepolesca, con i solidi seni esposti agli occhi del Salvatore, e sembrava tra quelle penombre mistiche sovranamente profana, spudoratamente fuori posto. “E’ la Maddalena?” Mi chiesi.
Su un lato dell’urna del Cristo – un guardiano mi spiegò – era scolpito un bassorilievo raffigurante il fratricidio di Etocle e Polinice, che non c’entrava un bel niente con il Salvatore. Il mito ellenico era un soggetto molto amato dai mercanti del periodo, immortalati sulle urne.
Il guardiano che mi spiegava le cose ricordava vagamente l’uomo vestito di bianco che veglia durante il sogno di Costantino di Piero della Francesca, aveva la stessa enigmatica espressione, ma sembrava annoiato per le mie domande e dava l’impressione di pensare: “Ma come, questo fesso lo purifichiamo e fa tutte queste domande del cavolo…”
L’uomo in bianco mi spiegò che sarei stato inumato nella cripta e che le salme, portate a Gerusalemme, dovevano essere purificate dai fumi e dall’inquinamento della City di Londra dal momento che il denaro aveva contaminato i cadaveri ed era necessaria una purificazione in Terra Santa. La terra sacra di Gerusalemme avrebbe decontaminato le salme.
Io non capivo e chiesi: “Ma perché mondare cadaveri se l’anima sopravvive alla morte?”
L’uomo in bianco mi rispose che le anime vivevano nella cripta con il Cristo Gesù e che la notte parlavano, cianciavano, discutevano di cose mistiche e sante, ma restavano legate ai corpi.
“Dio che noia!” pensai e domandai: “Ma questi rivolgeranno la parola ad un peccatore?”
Il guardiano mi fece capire che Gesù e i santi mi avrebbero ignorato.
Allora capii che il Cristo Gesù era un’anima moralmente seria ma totalmente priva di amore.
Capii che era, come un’icona bizantina, pieno di potenza e di regalità ma privo di misericordia e che l’ultima speranza, in quella tenebrosa eternità, erano le tette erette dell’Armida.

Dal diario dei sogni di Federico Nadali.

3 Dicembre
Sono gli ultimi giorni della terra.
L’universo si sta dissolvendo e rotola come un tappeto.
Una voce annuncia la fine.
Satana conclude il suo regno, che non è altro che una lastra ondulata distesa sul mondo.
La lastra svanisce ed il mondo sembra tornare all’originale bellezza.
Satana trafitto da un dardo divino affonda in limpidissime acque.

21 Dicembre
Staccandosi da un monumento capre bronzee corrono per la città e sgravano per le strade.
Capretti stupendi di bronzo lucido e metallo, appena nati, inseguono le madri.
Sorpreso mi sveglio.

4 Gennaio
Una vecchia con sua figlia ed un servo mi incontrano.
Rapporti incredibilmente tesi.
La figlia mi consegna un pacchetto pieno di piccole cose.
Ricordo un orologio rotto. Sono in una città straniera, in un grande albergo.
Qualcuno guida una macchina di notte con i fari spenti.
Sono preoccupato, la corsa è tremendamente veloce.
Alla fine dell’incredibile viaggio il sogno cambia: qualcuno travestito da Arlecchino, ma con una maschera grottesca, mi dice: “You don’t know who I am… but I run the show!”
Dopo aver parlato si leva la maschera: è un uomo dal volto austero, dai capelli candidi, ha occhi di cielo ed un sorriso tristissimo sulle labbra.
Mi sveglio per l’intensità del sogno.
L’Arlecchino è il “Sé “?

28 Febbraio
Un cane e un destriero.
Il cane appare in una réclame televisiva.
E’ perfettamente felice – mi dicono – tra erbe ed arbusti.
Vive all’aperto. Nel sogno mi domando: “perché ha gli occhi così profondamente tristi?”

29 Febbraio
Un ronzino macilento, moribondo.
Ha la corona di spine, è l’Ecce homo animale ma il mantello che indossa è bianco e non purpureo.
Provo un senso di dolore, tutti gli esseri sono in fondo crocifissi.
Un uomo tarchiato si avvicina al ronzino lo bacia, lo sfiora con una rosa.
La sua testa è avvolta da una nube. I lineamenti non sono chiari.
Fa pensare ad Ade.

3 Marzo
Vedo uno dei cacciatori morti, è contento di vedermi.
Possiede un grande ristorante a Parigi, moderno ed elegante.
Mi dice che sta bene, che è in forma e mi invita a mangiare dei dolci di riso, specialità della casa.
Ha una T-shirt cinese e salutandomi mi dice: “Hitler danza con gli ebrei e sono tutti felici e cantano nel palazzo imperiale”.
Mi sono svegliato ed ho pianto di gioia.

17 Marzo
Devo raggiungere il mostro di Firenze, oltre un ruscello, passando un guado fangoso.
Devo togliermi le scarpe per attraversare dal momento che sto affondando nel fango.
Pacciani è triste ed attende. Devo raggiungerlo sull’altra sponda per fare il bagno.
La scena cambia, stavolta mi tuffo in un mare limpido e caldo.
Mi sveglio sorpreso: è il mattino.

28 Marzo
Visito un sotterraneo dove due operai lavorano, entro in una stanza: ci sono otto persone.
Tra questi vedo il vivisezionatore con il corpo orribilmente ustionato.
Sono tutti membri di un’associazione segreta dedicata ad una Dea Egizia, forse Iside.
Non so se prenderli seriamente, durante la meditazione stringo una pietra.
Siamo stesi sotto coltri di lino bianche, ma non sono convinto che la cerimonia serva a qualcosa.
Prima di questo incontro stavo nuotando in limpide, trasparenti acque.

4 Aprile
Devo partire per un lungo viaggio, Jane – Adele, sono ormai la stessa persona, sono preoccupate, ho un cane color oro che mi segue. E’ identico a Max che nascerà alcuni mesi più tardi.
Nel giorno della partenza qualcosa di misterioso sta accadendo nel mondo.
Giunge un uomo con una spada conficcata nel petto e mi dice:
“Da oggi sarai un’essenza vegetale…”.
Non so se prenderlo sul serio, sembra uno scherzo o è un annuncio di morte?

14 Aprile
Incontro la Regina d’Inghilterra che parla italiano molto bene. E’ vestita per lo jogging: calzamaglia nera, pantaloncini corti. Mi prende in simpatia, parliamo un po’ di tutto.
Incontro più tardi il re, non è Edimburgo il consorte di Elisabetta, ma un altro monarca.
Parliamo affabilmente di tutto, in particolare di calcio e di sesso.

3 Maggio
Sto studiando in un posto come Lourdes ove avvengono fatti miracolosi, una donna, che mi sembra non abbia simpatia per gli uomini, mi consegna un libro sui miracoli.
Apro il libro, sfoglio le pagine e trovo un dipinto eccezionale: Merlino – Re Artù fusi insieme nel sogno, attendono Ginevra e si riproducono all’infinito.
Un gruppo di cavalieri osserva l’evento da un monte.
Colori di incredibile intensità: oro, verde, azzurro, rosso purpureo, giallo che divengono sfocati come quelli dei Macchiaioli.
Ginevra è immobile vicino al castello con le braccia aperte, ma l’immagine del Re-Mago si ripete ogni cento metri e si estende all’infinito. Il re sembra trascendere la donna, il castello, il mondo e raggiungere l’orizzonte e il cielo.
Merlino-Artù si perde oltre l’Oltre.
L’evento miracoloso è qualcosa che riguarda la Tavola Rotonda e la Ricerca del Graal, ed ha luogo nella valle di Oz, che nel sogno è vicina a Bolzano.

12 Maggio
Il Tevere è inaridito, dal letto del fiume emergono montagne, il fiume è svanito.
Non capisco, sono confuso.
Sull’altra sponda vedo il turista tedesco, colui che distrugge i cacciatori.
Sorride beato, mi fa un cenno con la mano.
“Vai sicuro” sembra dire.
Il cielo è colore del sangue, dietro di lui appare sorridente l’uomo austero dai capelli candidi.
I due sono circondati da moltissimi animali che sembrano adorarli.

27 Maggio
Sogno che devo morire e mi preparo.
Un signore mi dice : “Vada nel cimitero e si prepari a morire: scelga una bara!”.
Ho un male incurabile e devo partire.
Rispondo: “Spero di esser vissuto onorevolmente” e “…forse mi libererò dalla morte”.
Devo morire con un’iniezione.
Mi sveglio, sono vivo. Provo uno strano attaccamento alla vita.
Un sentimento che provo nei momenti di profonda noia e di grande disperazione.
Qualcosa sembra indicare che l’esistenza è un’esperienza speciale.
Un concetto Buddista: quello dell’unicità della vita umana. L’unica via verso il Nirvana è l’estinzione del ciclo del dolore.

6 Giugno
Ho rotto il mio flauto e cerco disperatamente di incollarlo.
Gretel mi osserva.
Viene l’uomo tarchiato dal volto offuscato e lo incolla, ma senza usare
alcuna sostanza.
Gretel dorme. L’uomo dice: “Mai temere per lei…”
Mi sveglio e penso a mia madre.

Caro Federico,
Sono veramente preoccupato mentre scrivo queste righe. L’orribile fine del “cignale”, ovverosia del mio ex datore di lavoro, del quale ti avevo scritto tempo addietro, mi ha lasciato davvero perplesso. Sembra quasi che quei misteriosi “giustizieri” mi abbiano preso in parola quando auspicavo che si occupassero anche di lui. Ti prego di distruggere le mie missive. Lette in un certo contesto potrebbero condurci entrambi alla forca!
Vorrei avere una tua opinione su questi fatti. Benché abbia ben poco rispetto per i cacciatori ed i vivisezionatori, queste morti orribili e crudeli non possono certo trovarmi consenziente.
Mi dirai che uccidere un essere umano non è più ingiusto che uccidere un animale. In un certo senso potrei essere d’accordo con te, eppure mi è difficile dare una sistemazione razionale a questo sentimento. I problemi pratici e teorici che si presentano, infatti, sono notevoli e forse insormontabili. Voglio provare ad enumerare (solo enumerare!) le molte domande senza risposta che si accavallano nella mia mente quando cerco gli argomenti per giustificare i tuoi assunti.
Innanzitutto, se si decide di cibarsi di sole piante, che fare di tutti questi animali da allevamento che, inevitabilmente, si riprodurrebbero in maniera esponenziale? E’ concepibile che un mondo il quale non è capace di regolare le nascite umane sia in grado di tenere sotto controllo il numero degli individui di ciascuna specie animale? E se anche ciò fosse in qualche modo possibile, che fare nel caso di un improvviso incremento di una di esse dovuto a nostri (possibili, se non inevitabili) errori di controllo? Come si potrebbero diminuire gli individui di quella specie, dato che ucciderli sarebbe un assassinio? E dovremmo preoccuparci di nutrire quelle specie che non si riesce a tenere sotto controllo, per evitare che gli individui di quella specie muoiano di fame? Sarebbe giusto farlo, quando non siamo in grado di nutrire le persone che in mezzo mondo muoiono di inedia? E nel caso si debbano soccorrere tutti gli esseri viventi, a chi dare la priorità? Agli esseri umani o agli animali? E se uomini ed animali hanno la stessa valenza, bisognerà allora anche curarli allo stesso modo? E’ immaginabile un mondo che costruisca ospedali per tutti gli animali della terra, dove essi vengano curati esattamente come si fa per gli umani? E questi sono solo interrogativi iniziali, caro Federico, ma ve ne sono altri ancora più difficili da risolvere. Per esempio, come potremmo muoverci liberamente se anche schiacciare una formica o investire un moscerino con il parabrezza dell’auto non potrebbe essere considerato, secondo il tuo modo di vedere, che un omicidio, benché colposo? Se tutti gli esseri viventi hanno diritto alla stessa protezione, che differenza passa tra il verme che il contadino trancia con l’aratro ed il maiale che il porcaio sgozza col coltello? E se si deve assolutamente evitare di uccidere un essere vivente, come potremmo noi mantenere la nostra libertà di movimento? Quanti piccoli insetti uccidi tu, Federico, ogni volta che passeggi nei dintorni delle Celle o nel tuo giardino? Quanti ne hai ammazzato (senza rimorso!) ogni volta che hai giocato al calcio? Dovremo forse fare come lo Stilita, che si rimetteva addosso i vermi che cadevano dal suo corpo sozzo affinché anch’essi potessero avere il proprio pasto?
Vedi, mio caro amico, come è difficile passare dall’enunciato teorico (“tutti gli esseri viventi hanno gli stessi diritti, tutti devono essere salvaguardati”) alla sua attuazione pratica? Viviamo in un mondo basato, fin dai primordi, sulla lotta tra specie diverse e sulla sopravvivenza dei più forti. Al leone non passa minimamente per la testa l’idea di garantire il diritto alla vita della gazzella. E non dirmi che lui non ha coscienza mentre noi sì. Che cosa cambia, in fondo? Non è Dio che ha dato agli uomini il diritto di imporsi sugli altri animali, è stata la Natura, questa belva feroce che non ha rispetto per nessuno se non per i vincenti. Mi fanno ridere gli animalisti e le loro litanie sulla bontà della Natura! Non è mai esistita una dea più sanguinaria di essa!
Ecco perché il comunismo è fallito, mio caro amico. Ecco perché siamo quello che siamo.

Spartaco

10. Il dibattito angelico

Caro padre Angelo,
… ho letto ieri che: San Tommaso cita almeno 1700 volte lo Pseudo Dionigi…
Tommasone credeva, come molti altri, che lo Pseudo Dionigi fosse vissuto ai tempi di San Paolo e che non fosse un bonario mistificatore, l’imbroglio lo scoprì Lorenzo Valla nel 1475.
Il De Caelesti Hierarchia, una costruzione neoplatonica ispirata da Proclo, è ovviamente il testo più importante di tutta l’angiologia ed è inventato di sana pianta. Ma lei queste cose le conosce bene.
Ma come faceva, lo Pseudo Dionigi, a conoscere, così minuziosamente, le disposizioni angeliche se neanche il Cristo Gesù era informato?
Come faceva Sant’Ambrogio ad aver conoscenza delle classificazioni e delle graduatorie celesti?
Infatti è al santo meneghino che risalgono le varie categorie, il quale è a sua volta ispirato da una fonte sconosciuta; ma è l’Aeropagita che ci ha dato una mappa precisa dell’ultramondo angelico e ha destrutturato e classificato le schiere celesti come un cronista del Corriere presente nei cieli con un taccuino per prendere appunti. Afferma, infatti, che esistono tre gerarchie divise, a loro volta, in tre ordini: i Serafini, i Cherubini e i Troni, poi le Dominazioni, le Virtù e le Potestà, quindi i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli. E li dipinge con mille colori, stole, tuniche. Un’immaginazione pittorica di altissima qualità. L’Aquinate accettò la disposizione di Dionigi mentre, mi sembra, che Dante si confuse nella disposizione tra i principati e gli arcangeli.
Sì… la Bibbia ha descritto spesso gli angeli: ci sono gli angeli di Balaam, di Tobia, di Esodo 25,18; di Salomone 89,5; 37,4 e 104,4; di Giobbe 5, 1; ci sono gli angeli della visione di Ezechiele 10,4 eccetera… eccetera… Isaia descrive in un brano stupendo il serafino con il carbone ardente ed i cori angelici del “Santo… Santo…”. Ci sono gli angeli che si manifestano a Mosè, Abramo, Agar, Lot.
Negli Apocrifi si parla di Uriel e di Raffaele.
Nel nuovo testamento ci sono vari riferimenti ai Messaggeri di Dio, per esempio in Matteo 22,30 e 18,10. Ci sono gli esseri celesti dell’Annunciazione e della Resurrezione, ci sono Gabriele e Michele, gli angeli che portano aiuto a Pietro e a Paolo e quelli dell’Apocalisse di Giovanni.
Paolo parla degli angeli nelle sue lettere: Ebrei 1,4; 1 Tessalonici 4; Romani 8,38; Efesi 1,21 eccetera… eccetera… ma appare estremamente sospettoso nei loro confronti.
C’è il brano misterioso ove l’uomo di Tarso parla della nostra battaglia “contro creature non fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del Male che abitano nelle regioni celesti.”
Che abitano le regioni celesti… proprio così scrive!
Ma da lì a costruire una classifica esatta dei cieli ce ne vuole, eminentissimo Padre.
Lo ha scritto anche lei in “La Civiltà Cattolica”, il quindicinale dei gesuiti: nel Concilio di Nicea nel 325 il culto degli angeli fu incoraggiato e divenne dogma, e provocò un’esplosione demenziale simile a quella che ha devastato ultimamente l’America con la proliferazione delle creature celesti della New Age. Nel 343 il Sinodo di Laodicea condannò il culto angelico come idolatria, ma nel 787 il Settimo Sinodo Ecumenico restituì parzialmente l’onore ai messaggeri divini, anche se la Chiesa Occidentale è sempre rimasta profondamente sospettosa.
Delle volte ho pensato, padre Angelo, che gli angeli esistano davvero, dal momento che non sembrano graditi a Paolo di Tarso. Se l’apostolo li detesta c’è una possibilità remota che siano veri; potrebbero essere creature autentiche ed esilaranti. Ed immagino che dell’astio di Paolo se ne fottono. E non credo che provino grande simpatia per i mortali.
Un brano del Libro di Enoch mi ha fatto riflettere: “Quando giunsi nell’alto dei cieli, le creature sante, gli offanin, i cherubini, i serafini, le ruote del Carro e i ministri del fuoco che divora, sentirono il mio odore da 365.000 miriadi di parasanghe e dissero: “Che cosa è quest’odore di nato di donna? Che cos’è questo sapore di una goccia di bianco che sale fino all’alto dei cieli, sino a coloro che dividono la fiamma?”
Signore Gesù puzziamo veramente? …Oh Santa Vergine ci detestano anche gli angeli?…

Federico.

Caro Federico,
… Sì, l’Aeropagita era un autore che scrisse tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, finse di essere il Dionigi convertito da Paolo, e pretese di informarci su quello che l’apostolo aveva provato nei giorni in cui fu scosso da Dio sulla Via di Damasco.
Ricorda il San Paolo di Caravaggio che contemplava nella chiesa di Santa Maria del Popolo?
Ora, l’è venuta la fissazione degli angeli?
Ce ne sono infinite schiere, c’è una sovrabbondanza di esseri celesti: gli angeli che incontrano Abramo a Mamre, quello della fornace ardente che salva Shadrach, Meshach e Abnego nel Libro di Daniele, gli angeli Beth-el nel sogno della scala di Giacobbe, Uri-el nell’Apocalisse di Pietro, Ragu-el nella Rivelazione di Giovanni, Raziel nel Libro dell’Angelo Razi-el, l’angelo distruttore dell’esercito di Sennacherib… una fluorescenza di angeli: quelli della Kabbalà: Zaphi-el, Shaddai, Sama-el, Zadki-el, Hani-el, Micha-el, Rapha-el, Gabri-el; quelli travolti dalla luce e sprofondati nell’abisso che, sotto l’aspetto artistico, sono oltremodo interessanti: Satan-el il principe degli inferi, Abaddon l’angelo dell’Abisso, Sammael il signore della Morte, Beliel il principe dello Sheol, Beelzebub il signore delle mosche, Azazel l’angelo dalle sedici ali che si rifiutò di inchinarsi davanti ad Adamo, Mastema il sicario di Dio che distrusse i primogeniti d’Egitto, Lucifero il figlio del mattino. Ci sono gli incredibili angeli dell’Islam, un milione di esseri celesti creati da Allah per glorificarlo e sono estremamente pittoreschi: Israfil l’angelo degli ultimi giorni che piange rivolto verso l’inferno, Mikail dalle ali color verde topazio e dai capelli color zafferano, Jibrail dalle 1600 ali, Azrael, coperto da un milione di veli, l’angelo della Morte che risiede nel sesto cielo e che spegne un essere vivente quando chiude uno dei suoi innumerevoli occhi.
Le mie preferenze? Azrael e Beliel.
Ma trascendiamo le schiere angeliche che confondono e riscattiamo il povero Dionigi che ha trattato da mistificatore. Le trascrivo la definizione della natura divina dell’Aeropagita dalla sua Teologia Mistica, trovo questo passaggio sulla inconoscibilità di Dio veramente notevole. Lo segua con attenzione: “Diciamo che la causa di tutte le cose e che sta su tutte le cose non è sostanza, né senza vita, né senza ragione, né senza intelligenza; tuttavia non è un corpo o una forma, non ha quantità o qualità o peso; non è in un luogo, non vede, non ha tatto sensibile, non sente, ne ha sensibilità, non conosce disordine o perturbazione, né è agitata da passioni; non è debole, né soggetto agli errori del mondo sensibile, non ha bisogno della luce, non subisce mutamento o corruzione o divisione o privazione o diminuzione; non è alcuna delle cose sensibili, né le possiede. Quindi possiamo dire che non è anima o intelligenza; non possiede immaginazione o opinione o ragione o pensiero; non è parola né pensiero, non si può esprimere ne pensare; non è né ordine, né grandezza, né piccolezza, né uguaglianza né disuguaglianza, né similitudine né dissimilitudine ; non sta ferma né si muove né riposa; non è potenza e non ha potenza; non è luce, non vive ne è vita, non è sostanza, né eternità né tempo, non oggetto intellettuale, non è scienza, né regalità, né sapienza; non è né uno, né divinità né bontà; non è spirito come lo possiamo intendere noi, né filiazione, né paternità; non è nulla che noi o altri esseri conosciamo… la causa perfetta e singolare di tutte le cose trascende ogni negazione, supera ogni affermazione, è l’eccellenza di chi è sciolto da tutto in senso assoluto e trascende l’universo…”
Lei dirà: allora è il Nulla? Ma non è così…

Un consiglio: lasci perdere le creature celesti e non celesti, glielo ripeto: confondono, vanno bene per i pittori, per gli esaltati della New Age, per i poeti non nichilisti ma non per i marxisti in pensione…

Angelo

Una luce sale per le scale e penetra attraverso la porta lignea; saltella, ballonzola, si impenna come una lucciola bizzarra, Basho la segue con attenzione nell’oscurità, Byron che si è svegliato con la lingua di fuori, sta cercando di colpirla con una zampa. La porta della stanza di Federico si chiude da sola, mentre l’uscio della stanza dei cani si apre. Max rapidamente sale le scale mentre Pimpa, accompagnata da una seconda luce, faticosamente incede. Gli animali sono tutti nella sala del grande camino i gatti sono saltati sul lungo tavolo, i cani sono vicini alla poltrona ove dormiva Byron. Le due luci si diffondono gioiosamente, la stanza è piena di un bagliore iperfisico che placa e sembra assorbire le bestie. Un sole sta illuminando la stanza.
Federico sogna beato.
Il bagliore diviene, per un istante, una luce accecante e subito da quella lucentezza si manifestano due uomini sorridenti: uno fuma una sigaretta schiacciata, l’altro gioca con una rosa; se la ridono beati mentre le bestie li guardano.

Dramatis personae:

Azrael: Angelo della Morte
Beliel: Angelo dello Sheol
Basho: Gatto
Byron: Gatto
Gretel: Gatta
Issa: Gatta
Max: Cane
Pimpa: Cagna

Basho: Quindi questi eventi, questi massacri sono epocali?
Azrael: Epocali, ma lui non sa che è come una marionetta agitata dal Caso.
Issa: Siamo tutte marionette scosse dal caso.
Byron: Gettate nel mondo, come dice Heidegger.
Gretel: O come dicono gli gnostici..
Pimpa: Lui uccide preso dalla furia e dall’amore, ma brucerà in eterno…
Beliel: Lassù quell’altro è molto incazzato…
Azrael: Come si è incazzato il Demiurgo – Padreterno… salivava agli angoli della bocca, vene gonfie sul collo ed un linguaggio… uhhh….veramente charmant…
Max: Ma voi non volevate la nascita dell’uomo?
Azrael: No, è una peste sulla terra.
Basho: Meglio che la vita finisca e con essa il dolore.
Pimpa: No meglio la vita e il dolore.
Basho: Preferisci l’eterna sofferenza?
Pimpa: Non voglio che tutto si estingua nella gelida notte degli spazi.
Azrael: Si fottono la vita a causa di quello che chiamano il silenzio di Dio… ma lui è puro silenzio, l’essere primordiale getta esseri nel cerchio dell’esistere e se ne sbatte… dormicchia, sbadiglia… si gira dall’altra parte… è totalmente assente…
Issa: Ma voi lo conoscete?
Beliel: No.
Basho: Vonnegut dice “c’è un maniaco libero lassù…”
Azrael: Grande saggezza, piccolo gatto…
Gretel: Federico continua con la sua ossessione per quella povera cagna nera.
Byron: E l’ha chiamata “Sike” che in greco vuol dire silenzio.
Issa: Lui è bruciato dal suo fuoco interiore.
Gretel: Che lo porta ai limiti della follia.
Beliel: Ricordate Nietzsche e il cavallo?.
Basho: Ma quello che fa è troppo limitato, bisognerebbe abbattere le strutture dell’Essere, rifondare l’esistere… annientare la vita…
Azrael: Una cosa da poco…
Max: Cosa ne è degli esseri dopo il decesso?
Azrael: Scivolano nella notte tenebrosa…
Byron: Ma esiste un Oltre?
Azrael: Non fotterti la testa con idiozie, piccolo gatto, ascolta il Buddha: ogni forma di esistenza è dolore, anche l’esistere tenue degli angeli. Svanisci gentilmente, piccola bestia, la preservazione perenne è il massimo dell’hybris… l’individuazione eterna è un’invenzione di folli…
Gretel: Una notte senza sogni?
Beliel: O un’eternità di incubi…
Pimpa: Opera di un Dio di amore?
Beliel: Queste stronzate le dicono i cristiani… opera di un’imperscrutabile, sconosciuta essenza originale…
Basho: E voi…?
Azrael: Noi dall’alto della nostra impotenza osserviamo…
Basho: Cosa osservate?
Azrael: Il fluire dell’esistere…
Gretel: E non intervenite?
Beliel: Siamo creature dell’immane impotenza…
Byron: Ma Federico vi intuisce…
Azrael: Come tutti i mortali… un fruscio… una piuma… un ateo che crede nelle presenze angeliche è un folle…
Pimpa: Ma noi vi vediamo.
Beliel: Gli occhi vostri sono puri… conoscete la storia dell’asina di Baalam?
Max: Cosa accadrà a Federico?
Azrael: Sarà massacrato o si massacrerà come i giusti, la dinamica del destino rifiuta ciò che è nobile e grande…
Issa: Lui proviene dal vostro mondo?
Azrael: Forse…
Pimpa: O dal vostro?
Beliel: Forse…
Basho: Azrael e Beliel sono la stessa cosa…
Azrael e Beliel (insieme): Forse…
Gretel: La cagna nera è scomparsa, potrebbero averla uccisa, conoscendo i metodi di questi pazzi…
Pimpa: Non c’è compassione sulla terra: il nostro destino è il nostro corpo…
Basho: Siamo oggetti manipolati da una specie egemone e degenere…
Issa: Diffusa come un cancro sulla terra…
Basho: Una malattia sulla pelle della terra, dice Nietzsche…
Gretel: Ogni notte ho dormito con Federico… stringendomi abbracciava tutti gli esseri sofferenti, abbandonati nella terra… era disperato per la sua impotenza…
Beliel: Poi il dolore si è tramutato in furia ed è stato versato molto sangue…
Azrael: Lui spera che un giorno qualcuno ottenga delle armi nucleari e ricatti…
Issa: Date da mangiare ai poveri della terra, non straziate gli animali…
Max: O inceneriremo Londra, Parigi, Roma, New York…
Issa: Sogna di essere un Papa per vendere i capolavori artistici del Vaticano e sfamare i poveri, comprando trattori…
Azrael: Ma le bestie continueranno a soffrire…
Byron: E allora…?
Basho: Annientiamo il mondo…
Byron: Facile a dirsi… in te, nobile bestia, alberga un’incontenibile furia…
Basho: Ma è una razza dannata, lascia i suoi simili morire di fame… hai letto sui monti di Zempleny…

Caro John,
Sui monti di Zempleny in Ungheria, dopo l’epocale crollo del comunismo e la trasformazione della gloriosa nazione in un grande bordello, hanno scoperto un passatempo simpatico: disoccupati e disperati, si esibiscono in una corsa mortale per evitare feroci dobermann e pitbull. Diventano lepri umane e gli viene concesso un minuto di vantaggio per raggiungere la salvezza. Se giungono vivi al traguardo, questi nuovi eroi del capitalismo selvaggio guadagnano una discreta somma: 200.000 lire, l’equivalente di quello che Berlusconi spende per un pacchetto di stuzzicadenti. Ti rendi conto, John, devono correre venti minuti per salvarsi?
A Zempleny sono moltissimi i turisti presenti: Tedeschi, Italiani, Americani, Ungheresi.
Un divertimento eccezionale. Unico, selvaggio e originale.
Domanda ed offerta, caro John, la ferrea legge del capitalismo.
Il comunismo ha devastato il mondo, ora occorre rimettere insieme i pezzi con metodi che potrebbero sembrare brutali.
Domanda ed offerta: i clienti chiedono, i clienti ricevono.
Reni dei bambini di Rio: pronti.
Ragazzine filippine da trapanare: pronte.
Infanti del terzo mondo da stuprare e trucidare: pronti.
Animali esotici da torturare: pronti.
E noi italioti siamo all’avanguardia.
Lo sai che siamo un popolo di potenziali pedofili?
Lo sai che tutti i culatoni del terzo mondo vengono qui a farsi trapanare?
Lo sai che masse di italiani partono per fottersi travestiti e minorenni del terzo mondo?
T’immagini la merda che invischia i nostri poveri cervelli italioti?.
Una nazione con un buco di culo in testa, altro che patria turrita…
Meninghetti, lo stimato chirurgo bruciato vivo da quel pazzo a Roma, stimatissimo professionista, esce la sera e dice alla moglie: “ciao cara vado da Michelino Santuzza!” Poi prende la mercedes e finisce in un vicolo tenebroso per farsi succhiare la rattrappita salsiccia da un frocio terzomondista, nota bene non da una mignotta terzomondista, ma da una culatella con pelliccia, tupé di coniglio e tette al silicone. Poi torna a casa: “Ciao cara, hai letto l’ultimo Bevilacqua? Hai seguito Craxi?”
Sino a quando un pazzo lo brucia vivo… miserere mei, Deus… che razza di merda siamo…
John, detesto due popoli: l’italiano e l’americano ma anche gli altri mi piacciono poco…

Federico

Byron: Sì ho sentito: ottocento milioni di esseri umani muoiono di fame ogni anno e ora propongono di ridurre gli affamati a quattrocento milioni in venti anni. Osceno in venti anni, non in venti minuti…
Max: E pregano il loro Dio appeso ad una croce mentre i figli dei poveri si spengono nell’indicibile strazio.
Issa: Nobile. E questo mentre in Occidente distruggono il cibo eccessivo: è la dinamica del mercato.
Pimpa: E così inesorabilmente si distruggono…
Issa: E credono di controllare le cose…
Basho: Ma non controllano nulla, la tecnica li possiede.
Azrael: E gli squaglia quella poltiglia melmosa nel cranio che chiamano cervello.
Beliel: E’ quello il loro autentico male: quel magma appiccicoso non controlla il Male…
Max: Castro ha detto: le campane che suonano per coloro che muoiono di fame oggi, suoneranno per voi domani…
Basho: Il marxismo è contro l’oppressione degli uomini e se ne fotte degli animali, ricordate i vecchi stalinisti che cacciavano animali rinchiusi in piccoli recinti?
Issa: E Castro il problema neanche se lo pone…
Gretel: Sarebbe assurdo chiederlo… è una visione antropocentrica la sua; l’altra faccia della medaglia. Un’altra versione del cattolicesimo…. profeti mortali, umani, a una sola dimensione…
Azrael: Federico narrò di bestie sofferenti a Cuba…
Issa: E quando annientarono i passeri in Cina li maledisse…
Gretel: E da allora evitò il Terzo Mondo…
Azrael: Viltà!
Beliel: E sia… ma questo giochetto illusorio si spegnerà nel tempo…
Basho: L’universo scomparirà con un peto sublime…
Byron: Tra miliardi e miliardi di anni…
Issa: Mentre la terra, giustamente, svanirà: una roccia abbandonata nello spazio, divorata dal sole, la vendetta di Febo…
Max: Il sole si spegnerà…
Gretel: Protoni, neutroni, neutrini, un gran “Ball of fire”… un sontuoso, nobile ribollire…
Pimpa: Nell’universo moribondo…
Gretel: Ma adesso è la primavera della vita…
Issa: Siamo a 14 miliardi di anni dal Big Bang…
Gretel: Tra cinque miliardi di anni il sole si spegnerà, diventerà una nana bianca e consumerà la terra..
Azrael: L’Apocalisse.
Basho: In un senso… poi si spegneranno le altre stelle… nane bianche… nane rosse…
Pimpa: Il tempo delle stelle si concluderà…
Max: E la morte assorbirà l’essere…
Azrael: Con la e minuscola…
Pimpa: Nane brune appariranno: frammenti di stelle morte…
Byron: Poi i buchi neri e hammmm!!!!!!!!… si papperanno le nane bianche…
Max: E il grande inverno comincerà…
Gretel: Poi l’inspirazione di Brahma e il riposo nell’Essere unificato…
Pimpa: E dopo… ussschhhh!!!! L’espirazione e di nuovo l’emissione degli universi e della vita… e con essa l’immane dolore…
Azrael: Che è intessuto nell’esistere…
Gretel: Noi siamo tessuti nel dolore…
Issa: Eternamente… tessuti nel dolore…

11. Il dibattito dimonico

Caro padre Angelo,
… mi chiede della casa?
E’ immersa in un antico e nobile giardino. Vi crescono alloro, lavanda, origano, menta, rosmarino, salvia, rododendri. Vi germogliano rose, garofani, dalie, ciclamini. Il giardino riposa nell’ombra di tigli e di pini. La casa sembra un’antica chiesa romanica, è costruita con l’umiltà delle pietre. Ha una grande scala e le pareti sono bianche. Pentole, padelle e tegami di rame, un grande vaglio che qui chiamano “colatoio”, falci, falcetti, un falcione, una falce fienaia, una falce messoria sono appesi alle pareti della grande cucina che ha un enorme camino e una lunghissima tavola di legno con otto sedie. Ho attaccato alle pareti maschere diaboliche messicane, tailandesi e nepalesi.
Nella piccola stanza della televisione ho posto su due colonnine lignee le statue dei santi guatemaltechi che sembrano balzare fuori da una tela di un grande espressionista. I quadri li conosce. La casa è piena di immagini di Bosh, Sassetta, Giotto, Della Francesca, monaci Zen, serafici Buddha e angeli degli ultimi giorni. E’ una casa traboccante di esseri angelici e demoniaci armoniosamente bilanciati. Le dita della mano destra e sinistra di Dio mantengono un’armoniosa stabilità. L’abitazione ha sei grandi stanze con antichi mobili toscani: madie, armadi, armadi con specchi, comò, comodini, vetuste credenze, letti di ferro. E’ un luogo magico che culla e che cura con la sua tenera ombra. Sui tavoli ci sono le immagini incorniciate dei miei antenati, dei miei figli e dei miei animali morti. Nel mio studio c’è un giovane Schopenhauer ed una foto di due leoni marmorei romanici con gli occhi ricolmi di nulla. Sulle mensole c’è un’immagine di Federico II che incontra Saint Just e figure grottesche medioevali. Nello studio l’ingrandimento di uno scheletro marmoreo, fotografato a Santa Maria del Popolo a Roma, è uno dei miei “Memento Mori”, gli altri sono le defecazioni di Pimpa e la falce fienaia. Nella stanza da letto ho posto su una colonna bianca l’amato Chirone, un centauro messicano in stile naive. Sui tavoli riposa tutta la cianfrusaglia orientale raccolta nei viaggi: ruote della preghiera tibetane, cavalli e cofanetti indiani e una varietà di oggetti. E come immaginerà un mare di libri, inclusi i suoi sul misticismo ebraico.
Nella parte bassa della casa c’è un materasso con lenzuola rosse dove dormono Pimpa e Max: è il loro appartamento. Alle pareti sono appesi enormi gioghi e un altro vaglio, negli angoli della grande stalla-abitazione, vicino alla mangiatoia si trovano un torchio e un frantoio.
Sotto le travi lignee del portico le rondini hanno nidificato.
Porta bene, dicono. Rasentano la testa di gatti e umani con i loro voli esilaranti. Sono simboli di resurrezione; gli antichi dicevano che questi uccelli curassero la vista dei loro piccoli con la linfa gialla della Celidonia, e che gli ricordavano il Dio che darà la vista ai morti nel giorno della resurrezione. Ho letto che non posandosi mai sulla terra, la rondine, è per i popoli africani un essere di grande purezza. Ma in questa pace ho introdotto la morte: Byron e Basho sono spietati cacciatori.
E’ sempre così. Si giunge con le migliori intenzioni e si introduce lo sterminio.
La casa, eminentissimo padre, è un’oasi nel deserto “nicciano” che avanza. Ma il nichilismo è già entrato dalla porta. Rileggevo parti del Nietzsche di Heidegger: con che abilità il vecchio Martin ha relegato il povero Friedrich nel bosco dei fantasmi della metafisica per poi sgusciare fuori all’aperto, verso il chiarore dell’Essere. “Sono io il primo pensatore esterno alla metafisica” sembra che gridi…
Ieri ho trovato le foto degli animali morti stranamente rimosse dalla superficie marmorea ove giacevano coperti di polvere ma non di oblio…

Federico.

Dramatis personae:

Azrael: Angelo della morte
Beliel: Angelo dello Sheol
Basho: Gatto
Byron: Gatto
Gretel: Gatta
Issa: Gatta
Max: Cane
Pimpa: Cagna
Rufus: Gatto randagio

I cani morti di Federico:
Asterix
Ubu
Dik
Il gatto morto di Federico:
Simon

Basho: Ma il nulla è da identificarsi con l’assoluto degli idealisti?
Byron: No. Il processo dell’Essere potrebbe seguire questo corso: un’evoluzione dal non essere, dall’inorganico all’organico con coronamento finale: la presa di coscienza, il loto che cresce dal fango. L’avvento della coscienza in un universo apparentemente cieco.
Pimpa: Ma da dove deriva l’essere, piccolo gatto?
Max: Impossibile dirlo, sembra originare da quello che definiamo il nulla.
Basho: E non può essere logicamente provato.
Azrael: Lo credo bene.
Byron: Ma voi ne sapete di più…
Beliel: Molto poco… ci arrabattiamo… cerchiamo tra le cianfrusaglie dell’Essere…
Basho: L’essere sembra una cosa non voluta, accidentale, venuta a compimento attraverso la via che Shelling ha indicato, evitando la tarda spiegazione gnostica del Dio personale.
Azrael: Accidentalmente che significa?
Issa: Non voluto, dettato dal caso, gratuito, qualcosa che, se così si può dire, porta il peso del non essere, anzi che si fonda nel non essere…
Basho: L’Essere è intriso di non essere dal quale deriva, questo è rivelato dal fatto che raggiunge la piena coscienza di sé attraverso la sua evoluzione, ma non giunge mai ad una riappacificazione completa con se stesso, e trasporta, attraverso l’arco del suo dispiegarsi, l’istinto distruttivo come un residuo della stabilità anteriore verso la quale inconsciamente anela.
Asterix: Questo istinto ha, attraverso la tecnica, raggiunto la capacità della propria autodistruzione. Ed è come una volontà immanente che annebbia la ragione, che vuol preservarsi, è un impulso che spinge l’essere verso un telos inevitabile a causa della struggente volontà che desidera il silenzio primordiale, la notte infinita.
Beliel: In questa anabasis dello spirito non c’è posto per un sistema morale?
Basho: Forse… il comportamento degli uomini, delle volte, indica che il dispiegarsi della storia del mondo punta verso la libertà dalla necessità e che, forse, l’apocalisse finale può essere ritardata.
Byron: Già…forse uno straccio di stato razionale può essere raggiunto nel dispiegarsi della storia, ma questo non deve far dimenticare, che data la dinamica dell’essere, queste contraddizioni inerenti potrebbero portare ad epocali conflitti.
Ubu: Ma se lo stato razionale è possibile queste contraddizioni non potrebbero essere pacificamente superate? E questo pessimismo cosmico non potrebbe essere trasceso come una filosofia datata di una particolare epoca?
Simon: Possibile, un’analisi ontologica dell’essere non contraddirebbe questa possibilità.
Issa: A questo punto è bene chiarire…
Max: Che nulla è trascendentale… nel concetto dell’autodistruzione tutto è immanente, tutto è parte dell’Essere…
Pimpa: Che si manifesta e si spegne come una Will Schopenhaueriana…
Basho: E cosa ne è della coscienza dopo lo svanire della materia?
Azrael: La coscienza è un cerino acceso nella notte infinita…
Beliel: Non fate l’errore di questi sciocchi umanoidi che hanno inventato la redenzione universale, la colpa cosmica, l’immortalità dell’anima, la risurrezione, l’incarnazione e il Nirvana…
Ubu: Ma voi siete immortali?
Beliel: No… svaniamo anche noi siamo come gli Dei nel Buddismo…
Azrael: Un eone, due e là… ci dissolviamo come le larve dell’Ade…
Asterix: Questo chiarisce tutto…
Basho: Già…un mondo cieco senza coscienza, pura oggettività, forse inizialmente concepito da una conflagrazione, forse in movimento verso una cosmica implosione, forse nuovamente emanato, come crede l’induismo. Un gioco sciocco di Brahma – o chi per lui – che divertendosi affoga le sue creature in un oceano di dolore: un scherzo tremendo e nulla più.
Pimpa: E il Dio d’amore?
Azrael: Eh sì… l’hanno pensata bene questi trogloditi cosmici…
Issa: Ogni volta che prendo un topo penso al Dio d’amore…
Azrael: Sentite come ronfa il vostro Federico, dopo la violenta scopata e Santa Rita…

Esimio lettore, sono arrivato in questa città sonnacchiosa per discutere con alcuni compagni di merenda la possibilità del lancio turistico di questo centro anale nel mondo. Solite menate con gli albergatori, un’autentica razza dannata. Questa città d’inverno è un’autentica desolazione, uno dei posti più squallidi che ho visitato nella mia triste vita. Per ingannare il tempo sono entrato in una chiesetta gialla con l’emblema dei Cistercensi, un tempietto perfettamente simmetrico, sprofondato nell’ombra di un silenzio intensissimo. Un luogo sacro, ove si respira la morte. Il crocifisso affondava nella tenebra, ho meditato sino a quando non ho visto le cose acquistare un orlo luminoso e i pensieri sono svaniti dalla testa. Mi sono calato nell’ombra perfetta della chiesa vuota.
Dopo venti minuti di totale raccoglimento nell’orbita vuota del tempietto ho pensato al sogno della notte precedente. Ero in un villaggio afghano, un esercito di professionisti controllava la nazione, era un piccolo gruppo armato. Mi sono detto: senza esercito di leva ci sarà una rivolta popolare: non potranno controllare il paese. Tra le case derelitte e vuote c’era una tartaruga morente, ho provato una grande pena. Attraversando l’area ho sentito parlare di un “Avatar” islamico che difendeva gli animali e tagliava la gola ai violenti. Mi sono detto: queste manifestazioni si ripetono.
Il santo correva, urlando che le bestie sono sacre. Mi sono svegliato ed ho pensato: evitiamo il delirio d’onnipotenza.
La sera mi sono sprofondato nel profano, ed un po’ me ne vergogno.
La vedova era eccitata e l’ho invitata ad una sublime “fellatio”. Ci ho messo un po’ di tempo; le solite vergognose coccole, le solite inani promesse di viaggi, di matrimonio e altre inanità di quel tipo. Ho acceso una candela vicino allo specchio e l’ho osservata con morbosa attenzione, mentre si metteva al lavoro infilandosi il pene in bocca. Fissavo la signora Prandelli e allo stesso tempo l’immagine di Santa Rita con gli occhi rivolti verso il cielo, e tra lo specchio e Santa Rita ho raggiunto un orgasmo primordiale. Ho urlato come un gorilla equatoriale mentre osserva il primo sole. La vedova, investita dal violento getto spermatico, ha tossito: un notevole calo di stile, che mi ha disturbato. Un’ora dopo, ho ripreso i lavori stendendo la vedova sul letto e montandola da dietro.
Ha squittito con immenso piacere, mentre continuavo a contemplare il suo notevole deretano e allo stesso tempo Santa Rita. Mi piacciono le piccole-borghesi un po’ troie. Adoro le donne religiose che sanno di commettere un grave peccato ma non riescono a controllarsi. Il loro spasmodico squittire mi stravolge. Il senso di colpa è la salsa piccante della passione.
Alla conclusione del coito, come coronamento della serata erotica, la vedova ha cominciato a guardare un programma di Pippo Baudo ed a quel punto, mi sono elegantemente dileguato.
Sono svanito nell’ombra dopo un bacio fugace. L’immagine del morto mi ha salutato dalla stanza da pranzo. Occhi scuri, occhiaie violacee, riccioli di pece, sei sottomenti, labbra fini come lame, sorriso da ebete, sguardo sadico da cacciatore.
Momenti di vuota pienezza: torniamo da Max e leggiamoci un buon libro.

Beliel: E mentre gli uomini dormono i vivi ed i morti tornano insieme.
Ubu: Nella notte cupa i loro piccoli cervelli non intuiscono ciò che accade: danzano nel loro mondo onirico.
Asterix: E angeli e bestie si incontrano…
Dik: Allora, dal nulla alla coscienza e di nuovo al nulla…
Gretel: Questo è ciò che appare… ma i morti stanotte sono con noi…
Issa: E questo contraddice i concetti dei vivi…
Beliel: Proseguiamo, frammenti mortali coperti di pelo…
Basho: Von Hartmann parla del suicidio dell’umanità quando capirà la vanità della volizione…
Ubu: Certo… se questi miserabili umanoidi divenissero tutti asceti, il mondo umano cesserebbe e resterebbero solo animali sulla terra… pensate… si estinguerebbe questa sopravvalutata coscienza.
Il Buddismo e il monachesimo cristiano conducono direttamente all’estinzione, ma non le religioni praticate da porci gaudenti… quelle ingigantiscono il capitale e la speranza…
Pimpa: Ma l’astuzia della Volontà perpetua la specie: guarda l’insano dibattito sull’embrione mentre noi siamo carne da macello…
Max: Dove?
Pimpa: Per esempio in Cina e Corea… ma forse una presa di coscienza collettiva, totale porterebbe all’estinzione dell’uomo… e la terra sarebbe felice…
Basho: Semplifichiamo: sono sogni… il cataclisma sarà prodotto dall’istinto distruttivo e non dalla negazione della volontà, ricordate i terroristi dell’Esercito delle 12 Scimmie?
Simon: Ma civiltà superiori nell’universo, praticano l’amore, il socialismo, il vegetarianismo, e il culto della Luce Infinita; e accettano morte e precarietà, dopo aver giocato inizialmente con il sogno dell’immortalità, che, nella loro maturità, abbandonano come un’inutile scoria…
Ubu: Tu lo sai?
Azrael: Certo…
Basho: Il desiderio di estinzione è inerente nell’Essere, non la negazione della volontà, e parlo di distruzione fisica e totale…
Beliel: Si spegne una lampadina nell’oceano – universo…
Azrael: E se ne accendono altre… cento… mille…
Byron: E l’unicità della terra?
Basho: Stronzate cristiane: Misere, cieche stronzate ebraico-cristiane
Issa: Ed islamiche…
Asterix: Questo teatro del mondo non ha senso, è puramente accidentale.
Dik: Lo è. Non c’è ragione trascendentale nell’acquisizione della coscienza. E’ tutto gratuito: gli esseri procedono verso il cuore nero dell’Essere.
Pimpa: E se il cuore dell’Essere fosse limpidissima luce?
Gretel: Ce lo auguriamo, ma…
Ubu: Qui vedo solo angeli dello sterminio…
Simon: Questo non nega l’esistenza degli angeli dell’amore infinito…
Basho: Ma se uno riconosce il nichilismo originario dell’Essere… il fondamento dell’Essere nel Nulla… allora…?
Asterix: Allora, la scoperta produce un sentimento estatico, un senso di profonda accettazione delle cose. L’idea dell’estinzione nirvanica nel Buddismo è un’altra cosa… si basa ancora sulla giusta retribuzione…
Basho: E se il Nirvana fosse l’annientazione?
Beliel: Possibile, piccolo cane…
Byron: E cosa significa un principio etico in questo universo precario?
Issa: Significa varie cose: l’illusione religiosa, la lotta post – marxista, l’autenticità esistenziale… mille sentieri che ci avvicinano al cuore delle cose.
Gretel: O non ci allontanano dal cuore delle cose.
Beliel: Ben detto gatta..
Basho: Ma il nulla non può essere intuito nella sua nudità… è come il volto di Dio…
Azrael: Vero!
Ubu: E il senso dell’alienazione?

12. Il senso dell’alienazione

Da padre Angelo De Liguori
a Sua Eminenza Cardinal Rupestri.
Arcivescovado di Perugia.

Eminenza,
spero che si riprenderà presto dalla sua rovinosa caduta: per fortuna niente di rotto.
Sa cosa urlò Santa Teresa d’Avila al Buon Dio quando cadde in un ruscello gelato, a causa di una rottura di un asse di legno? “Quando si vede, Signore, come tratti i tuoi amici non stupisce che tu ne abbia così pochi…”
Ho parlato a lungo con Padre Balaban e sono rimasto profondamente scosso.
Avevo letto dei massacri in Croazia ma una descrizione dettagliata sul ruolo dei francescani nei campi di sterminio non l’avevo mai ascoltata. Il mio amico Federico, che si lamenta continuamente dell’esistenza di francescani – cacciatori, nel sentire queste cose resterebbe inorridito.
Se si organizzano i campi di sterminio immagini se non si possono massacrare i poveri passeri.
Padre Balaban mi diceva che suo padre, un uomo che detestava Pavlevic, gli aveva raccontato che alcuni francescani, nel settembre del 1941, giravano armati in quelle tristi terre, e in certi casi provvedevano direttamente alle esecuzioni. Padre Balaban mi ha descritto il famoso frate Bozidar Bralow, detto “mitra” che saltellava felice tra i corpi massacrati di 180 scismatici – così li chiamavano – in un luogo chiamato Alipasin – Most e mi ha raccontato dell’ira del cardinale Tisserant quando ha saputo degli attacchi di padre Simic di Knin contro gli ortodossi e le loro chiese e degli orrori commessi dai francescani in Banja Luka e in Bosnia. Lo sterminio è stato grande in Croazia: 490.000 Serbi Ortodossi, 27000 Zingari, 30.000 Ebrei.
Questi mostri cattolici che hanno infangato il nome della Chiesa distruggendo villaggi, bruciando case, invitavano le bande di fascisti Ustascia al massacro agitando crocifissi.
Quando penso alla beatificazione di Stepinac ricordo il suo appoggio all’orrendo regime e il suo immondo, diabolico desiderio per le conversioni forzate di massa.
Alojzije Stepinac, beatificato nel 1998, sapeva tutto e definì lo sterminatore, il suo duce croato, il Poglavnik Pavelic: “un sincero cattolico” e mentre invitava il clero ad essere fedele al regime, il 28 aprile del 1941, 250 serbi venivano massacrati a Bjelovar e cominciavano le danze.
Il Delegato apostolico Marcone che trottarellava beato tra Zagabria e Roma senza capirci un tubo beveva champagne con il Poglavnik mentre gli Ustascia massacravano.
Pacelli era, minuziosamente, informato dagli inglesi delle atrocità e sapeva che Stepinac non faceva nulla per frenarle, ma benediceva, allegro, le grandi parate degli Ustascia.
Il Vescovo di Mostar, Miscic, di cui parlò a Siena Padre Rebaud, è stato tra i più attivi nel recupero forzato degli “scismatici”. Questi prelati hanno ideato con i loro amici filonazisti una pulizia etnica su basi confessionali. Più padre Balaban parlava e più mi sentivo a disagio.
Il silenzio complice di Pacelli e del suo entourage non mi ha sorpreso; se qualcuno ha il modello della Spagna di Franco o del Portogallo di Salazar conficcato, come una scheggia di vetro, nel cranio perché sorprendersi?
Certo vivere con Pasqualina Lehnert e le altre due suore non deve essere stato facile, e deve avere inficiato la povera psiche di Pacelli: un po’ va compreso.
Aggiungiamoci la famiglia: mamma Virginia e papà Filippo e la comprensione per il povero pontefice aumenta. Spesso i volti dicono molto ed essere accudito dai quei dragoni tedeschi deve avere lasciato, inesorabilmente, il segno.
E che dire del pusillanime silenzio sulla Shoà? Che dire del miserabile calcolo di salvare Roma?
Questi non sono più i rappresentanti di Cristo in terra, ma grandi acrobati della diplomazia politica, sono fini saltimbanchi dei giochi del potere temporale.
Eminenza, quello di Pio XII è stato un pontificato nefasto, in linea con la scellerata linea che da Pio IX conduce sino a Giovanni Paolo II, con alcune eccezioni. Wojtyla sarà un Papa pellegrino senza pretese grottesco – faraoniche, ma gratta gratta è un continuatore della vecchia, lacera ortodossia ed un astuto seppellitore del Vaticano II.
Dicono che i regimi di Papa Doc, di Pinochet, Jaruzelski, Stroessner siano crollati dopo le sue visite, ma io trovo il suo pontificato come espressione del più assoluto assolutismo e della più completa chiusura verso il sogno di Giovanni XXIII che desiderava una Chiesa più aperta e più democratica. Dietro la facciata barocca delle grandi masse adoranti c’è il piedistallo marmoreo dell’Infallibilità. E Wojtyla saldamente seduto sul blocco di marmo.
E dietro al baldacchino di Wojtyla, la Curia, così profondamente ostile in passato a Papa Roncalli, ha lavorato per umiliare Schillebeeckx, per distruggere Hans Kung, che la sfrucugliava con attacchi continui sull’Infallibilità, per imbavagliare Charles Curran e il Vescovo di Seattle, Raymond Hunthausen e per poi scomunicare il povero Balasuriya che in effetti si era spinto oltre i limiti con i suoi dubbi sul peccato originale.
Ed eliminando Lei e i suoi amici ispirati dalla “Teologia della liberazione”, Eminenza, con chi vi ha sostituiti il Papa pellegrino?
Ma con Hans Groer il vescovo ultra conservatore di Vienna, accusato più tardi di pedofilia e con Pio Langhi, con l’ordine di disciplinare la Chiesa Americana (e vedremo con che bei risultati) e con altri conservatori che mirano chiaramente a mantenere lo “status quo”, astutamente protetto da Wojtyla, che pur abbandonando l’immagine faraonica di Pacelli resta comunque legato alla visione vetusta dell’assolutismo papale.
E gli uomini che come Lei, Eminenza, hanno difeso i poveri e cinguettavano, secondo Ruini, con i Sandinisti ed i rossi, dove sono finiti? Dove li ha relegati il Papa pellegrino? Ma nella pattumiera oscura della storia ecclesiale… non è vero? Si ricorda la scenetta della Messa di Managua?
Attacca il capitalismo selvaggio? Ma il crollo incontrollabile del Comunismo dove ha portato?
Dice che il vero liberatore delle masse è Gesù Cristo e non Karl Marx… ma dimentica orrendi secoli di storia… non siamo stati legati al potere dei potenti e dei ricchi, e al mantenimento dello “status quo”, come istituzione, dai tempi di Costantino?
Ma non poteva vincere Massenzio? Non poteva trionfare il dio Mitra e relegarci nelle catacombe?
L’altro giorno ho sentito un professore radicale parlare dell’olocausto causato dalla mancata regolamentazione delle nascite e dalla mancata assistenza abortiva.
Accusava Giovanni Paolo II di responsabilità verso i milioni di morti a causa dell’intransigenza papale. Parlava di un olocausto più grande di quelli causati dai regimi nazisti e bolscevichi.
Diceva che i bambini che vengono al mondo per questa scellerata ingiunzione papale divengono spesso i donatori forzati di organi per il ricco Occidente.
Ma Wojtyla non ci sente: ha altre preoccupazioni. Wojtyla crea i santi, canonizza tutti quelli che gli capitano sotto tiro: Pio IX con il suo Sillabo e il suo “Quanta cura”, Pacelli e la sua Shoa, Escrivà de Balaguer e la sua Opus Dei, Stepinac e i suoi Ustascia… beatifica, santifica tutti e ci concede anche Papa Roncalli, obtorto collo, nella sua infinita, polacca bontà. Sì, ci concede il Papa buono ma a patto che ci digeriamo anche la beatificazione del Papa dell’infido, piccolo giudeo Mortara.
La beatificazione di un Papa che tuonava contro il suffragio universale, considerato una piaga orrenda, che scriveva al Re cercando di frenare l’istruzione obbligatoria, che era contro la libertà di culto. E speriamo che non muoia Andreotti, Eminenza, altrimenti rischiamo di avere un altro santo in questo Pantheon stregato. Wojtyla sta relegando sugli altari larve intrise di antisemitismo, come se la santità comporti solo il vivere austero distaccato da scelte e da atti.
Monsignor Saraiva Martinse lo ha spiegato in maniera ineffabile: ciò che contano sono le virtù personali di santità. E lo stesso ha fatto Peter Gumpel, il postulatore della beatificazione di Pio XII: va tutto a gonfie vele, fratelli: ci ha rassicurati. Così avremo il pontefice silenzioso dell’olocausto sugli altari. Eccoci serviti, Eminenza: Roncalli, Mastai e Pacelli nello stesso piatto con contorno di fagiolini. Gli atti non contano ma “solo le virtù personali di santità”.
Se non altro l’iter di Pio IX è stato tormentato; è dal 1907 che vanno avanti.
Ricorda quello che affermò padre Sonetti a Modena? Ci disse che aveva sentito più volte ripetere dallo storico gesuita padre Giacomo Martina che quella beatificazione non si doveva fare perché “sconveniente”. Ma dopo l’Olocausto, Eminenza, come si fa a beatificare un pontefice che chiamava gli ebrei “cani che sentiamo latrare per tutte le vie”?
Come si fa a beatificare il Papa del sequestro del piccolo Mortara, forzatamente battezzato contro il parere della famiglia?
E c’è stato anche il miracolo della suora francese, ma lei sa, Eminenza, che i miracoli dopo morto li farà anche Maradona.
Ma vorrei chiedere a Peter Gumpel: se ti sei flagellato per anni ma hai taciuto sulla Shoa e sulla deportazione degli stessi ebrei di Roma come puoi accedere al Regno di Dio?
Altro che essere beatificato!
Lo sa Eminenza che l’Alto Comando tedesco a Roma era sbalordito per il silenzio di Pacelli durante la deportazione degli ebrei romani?
Ricorda quello che disse Padre Mayor riguardo l’intervento del generale Rainer Stahel che convinse Pacelli ad utilizzare i contatti di Padre Pfeiffer?
Ricorda quello che mormorò, scuotendo la testa: furono Kassel e i tedeschi a dettare la lettera di protesta che firmò il vescovo Hudal, che più tardi si distinse per l’aiuto concesso ai criminali nazisti. Pacelli non firmò nulla. Era chiuso nel suo iperuranio diplomatico con la testa a Monaco e al suo scellerato incontro con i “bolscevichi” tedeschi Brongratz e Seyler che l’avevano oltraggiato. E non ha mai dimenticato.
“Cosa pensa il mondo del mio contegno sui Germani?” Chiese Pacelli a Roncalli e il futuro Giovanni XXIII non ci fece mai conoscere la sua risposta.
Sa Eminenza, che la casa di Giovanni Paolo II dista diciassette chilometri da Auschwitz? Sa che Wojtyla è un profondo studioso della “Notte Oscura dell’Anima” di San Giovanni della Croce? Ora ci sarà il rigurgito della Curia, dell’Opus Dei e di Comunione e Liberazione, tutto ciò che odora di muffa riapparirà trionfante in questa Italia degenere.
Si scoperchieranno le tombe e Berlusconi, Baget Bozzo e Formigoni marceranno con i resti cadaverici dei resuscitati verso un potere plebiscitario, edificheranno un monumento al martire di Hamamet trucidato dai vermi rossi, e lasceranno Andreotti pontificare sino al giorno lontano della sua morte… siamo nel pieno dell’alienazione… Eminenza…
Padre Angelo

Byron: Ma forse in una polis più razionale, più armoniosa, l’alienazione sarebbe più controllata…
Azrael: Ma è uno slittamento dal centro del proprio essere. Un evento metafisico…
Basho: L’alienazione è lo stato stesso dell’esistere, il fatto stesso d’esser coscienza, storia…
Beliel: Questo per voi, non per noi…
Issa: Non per noi…
Basho: Il fatto d’esser scelta…
Gretel: Tutta l’arroganza antropocentrica…
Ubu: L’angoscia è il senso dell’esistere.
Pimpa: E’ l’Essere il cerino acceso nell’immensità.
Max: E’ strutturale… è inerente al folle sistema…
Beliel: Ma l’Essere che nel suo evolversi si preserva, non contraddice l’idea dell’istinto autodistruttivo.
Basho: Io la vedo così: l’Essere va verso un telos non prefisso, esperimenta infinitamente, tende a preservarsi ad evolversi, a raggiungere un punto culminante. Il passaggio dall’incoscienza alla coscienza è un suo naturale sviluppo, acquista maturità e pienezza… se così si può dire… si compie…
Asterix: E poi si spegne…
Azrael: Esatto, un gioco…
Beliel: Da dove lo deducete?
Ubu: La storia, l’evolversi delle specie, un gettito continuo di vita che ha come fondamento basilare l’autopreservazione e contiene, paradossalmente, il germe futuro dell’annientazione…
Gretel: I profeti vedono questo e pensano, assurdamente, ad un Dio personale…
Azrael: E l’alienazione, bestie, è superabile?
Basho: Schopenhauer insegnava due vie per fuggire la schiavitù della volontà cieca: la contemplazione estetica e l’asceticismo.
Dik: Io credo che l’unica maniera è divenire consci della precarietà dell’esistere, accettare la gratuità delle cose. Accettare che il basilare nichilismo dell’essere non comporta la negazione del mondo e può condurre ad una forma di ascetismo secolare.
Simon: Tu fotti, mangi, cachi, ammazzi i topi, orini, ronfi ma sai che sei un cerino acceso nell’immensità della notte… null’altro… una presa di coscienza di questo tipo rende più trasparente la nostra animalità…
Ubu: E rende più autentica la loro umanità…
Issa: Esatto…
Beliel: Ma forse siete lontani dal cogliere il senso dell’essere?
Gretel: Allora?
Azrael: Ma noi non possiamo spiegare, piccole bestie… non ci è dato poterlo fare…
Byron: Allora noi elucubriamo…
Basho: L’etica è strutturale al modo di adempiersi.
Beliel: Da dove deducete il germe del non essere?
Max: Dalla storia, dalla distruzione animale, dal fatto che tutto divora tutto, dalla possibilità dell’autodistruzione nucleare…
Pimpa: Secondo me l’essere pone le basi per il suo auspicato ritorno nell’indistinto, come se questo itinerario fosse radicato su un oceano luminoso di pace… via dal dolore, oltre l’individualità…
Ubu: L’astuzia della ragione radicata nel suo peculiare istinto.
Gretel: Ma forse arriveremo all’abolizione degli armamenti, agli Stati Uniti del mondo?
Beliel: La pace universale porterà in grembo la serpe di una guerra micidiale.
Simon: L’uomo è fatto così, a meno che non lavorino sul suo cervello…
Dik: E questo è possibile?
Byron: Ma non stiamo sfociando nel solito manicheismo delle due forze che combattono nel cuore dell’uomo?
Basho: Ma no, sfociamo verso un telos apparentemente autodistruttivo, insomma per telos si intende l’anelare verso un compimento che escluda una misera individuazione.
Byron: Sic et sempliciter…
Basho: Ma via, il Buddha dice: tutto ciò che è ego va controllato anche il desiderio della perpetuazione eterna: l’immortalità dell’anima. L’immortalità è la massima forma di hybris.
Il Buddha dice: evita tutte le quisquilie metafisiche, evita accuratamente il discorso dei “perché”, vai diritto alla liberazione… neanche Azrael è eterno, si spegnerà….
Azrael: Già…
Issa: Ascoltate angeli e bestie: l’istinto distruttivo è la Will Schopenhaueriana?
Asterix: L’istinto, l’impulso autodistruttivo è un modo dell’essere, ma è anche ciò che contiene il germe del nulla. Per esempio il suicidio, la volontà di non essere, richiede lo spegnersi della coscienza. Troppa intensità, meglio il nulla beato, un desiderio oscuro di precipitare nel grembo del non – nato. L’istinto è un modo dell’essere che contiene il nulla. Il desiderio del nulla. Che è radicato nel nulla e lo contiene.
Ubu: Una fuga dall’intensità dell’esistere e dalle sue contraddizioni.
Simon: Questo è il basilare istinto del suicida?
Dik: L’apparizione della coscienza conduce al manifestarsi del desiderio dell’annientazione…
Asterix: Annientamento…
Basho: No, annientazione è un termine filosofico coniato per definire l’annichilimento totale… annientamento per un esercito, annientazione per la coscienza…
Gretel: Si è svegliato, tacete…

Esimio lettore, mi sono svegliato nella notte, sentivo parlare, un mormorio indistinto, ho pensato agli spettri, ai fantasmi dei trucidati. Un giorno, me li vedrò sfilare nella notte, in ordine militare, scheletrici, con le orbite vuote come i soldati di Kurosawa.
Ma griderò: sono felice di avervi ucciso, il vostro annientamento è la mia gioia; è il mio compimento. Avevo sognato di essere in un paese sud americano, mi sembra il Guatemala, ero in un deserto, vicino al mare, vedevo dei gatti grandi come leopardi e dei cani desertici che mangiavano mosche o piccole creature dell’area. C’erano indiani dipinti di rosso che osservavano con distacco una monotona partita di calcio, sembrava di vedere la nazionale italiana.
Poi un mormorio, mi sono faticosamente alzato dal letto, ho visto i gatti seduti sulla tavola, non dormivano con me quella notte, erano attenti, puntavano qualcosa. Un punto invisibile.
E c’erano Max e Pimpa nella stanza. Ho pensato: devo aver lasciato la porta aperta.
Li ho guardati, ero stanco e sono crollato nuovamente sul letto, mi sono avvolto con coperte di lana e ho tentato di svuotare la mente, di ripulirla dai pensieri.

Ho ricominciato a sognare.
Ero in una vecchia casa diroccata. C’era un vento fortissimo, fischiava paurosamente, la casa sembrava stregata, avevo paura e cercavo di chiudere le porte, alcune finestre erano coperte da tavole di compensato, alcune imposte fatiscenti sbattevano. Vidi dei giocattoli abbandonati nella polvere e provai pietà per quelle povere cose. Improvvisamente i balocchi cominciarono a cantare una nenia e a muoversi ritmicamente. Pensavo fossero stregati e gridai il nome di Dio: “Ben’ Elohim”, degli angeli, del Cristo, che nei casi di apparizioni di presenze malevolenti, funzionano alla perfezione. Cercavo di esorcizzare gli oggetti ma loro continuavano a cantare la stupenda nenia.
Il nome del Cristo e degli Angeli non aveva potere sul loro tristissimo cantico.
Poi i balocchi si placarono. Pensai nel sogno: queste sono cose magiche, non diaboliche, hanno una loro vita, esterna alla logica restrittiva dell’età della tecnica e del Cristianesimo.
Riconoscono il nome di Gesù ma non lo temono, anzi sembrano ignorare i sacri nomi.
Davanti ai miei occhi vedevo un dipinto apocalittico, un dragone perlaceo e vicino al drago un uomo nero e furioso, ma non ricordo altri elementi presenti nel quadro.
Si aprì una porta e vidi un cerchio di gatti e cani che discutevano animatamente e Basho che parlava con furia e decisione. Nel sogno Basho parlava con due uomini; uno bellissimo, di grande austerità, fumava distrattamente una sigaretta schiacciata, così almeno mi sembrò, e aveva occhi di luminosa trasparenza, capelli candidi, un corpo longilineo e muscoloso, indossava una camicia bianca, sgualcita. L’altro era come avvolto da una nebbia, con gli occhi scuri e tristissimi, tarchiato, più basso del primo, fisicamente meno potente. Ma aveva un volto di grande forza ed intensità ed un sorriso strano sulle labbra. Quando, traballante, raggiunsi la grande cucina, Gretel si voltò. Allora vidi le mie bestie morte. Piansi e mi diressi verso loro, e chiesi: “Allora non siete estinti?” Mi guardarono con infinito amore. E dissi: “questa croce, la porto per voi”. E piansi disperatamente e l’uomo dagli occhi di ghiaccio mi consolò: “Tutto giungerà a compimento, riposati” disse, mentre l’altro amaramente sorrideva e mi offriva una rosa purpurea. Mi svegliai, Gretel era sul mio letto. La gattina mi cullò e ridiscesi in un sonno senza sogni.

Gretel: Ora dorme… l’ho placato…
Azrael: Allora, questo istinto può essere definito Will, ma non ha le caratteristiche della volontà di potenza, non è spinta dominante, è il fondo dell’essere, si potrebbe dire la sua essenza. Mentre il suo dispiegarsi è il fenomeno.
Ubu: E’ il sangue dell’essere, è il “grund” dal quale è originato.
Byron: L’Esserci s’illumina ed illumina l’essere oggettivo, l’estensione senza coscienza che lo confronta sul quale lavora per costruire il mondo.
Basho: Ma nell’affaccendarsi senza senso è distratto dalla vera contemplazione…
Beliel: Che sarebbe?
Pimpa: L’intuire che la bruta estensione della materia è essenzialmente purissima luce.
Max: O nera tenebra… appare come nera tenebra.
Ubu: No… un proliferare immenso di energia che visto con gli occhiali dello spazio – tempo diventa bruta estensione.
Basho: E l’Esserci quando contempla questa estensione è frastornato.
Byron: Ma il rapporto tra oggetto e soggetto è puro mistero, le cose che appaiono hanno una natura numenica.
Azrael: O forse non l’hanno ..
Max: La mortalità rivela la caducità dell’Esserci, che è come un germoglio nel deserto.
Azrael: Così appare, piccolo cane, ma è così?
Max: E’ così?
Basho: L’intuizione della fragilità dell’esistere provoca un sentimento estatico…
Byron: O un grande smarrimento…
Simon: La coscienza trasparente della propria morte conduce al cuore delle cose.
Beliel: Ma dicono che voi non avete coscienza della morte…
Pimpa: E si sbagliano, noi tacciamo sulla morte, non ciarliamo inutilmente.
Basho: Questa mancanza di fondo nelle cose emerge dal linguaggio mitologico, non è possibile afferrare l’essenza dell’essere nella sua nudità.
Beliel: E il Cristo allora?
Issa: Un profeta antropocentrico chiuso totalmente verso noi e la natura, un dio parziale, relativo, troppo umano.
Ubu: E il Regno dei Cieli è la pienezza estatica della sua soggettività.
Basho: Fecero bene Ebrei o Romani a crocifiggerlo, forse sarebbe sorta una religione della luce aperta verso tutti gli essenti… si voi ridete… e ci guardate… ma esattamente chi siete?
Beliel: Passons…
Byron: Il nulla non come oscura densità, ma come “grund” dal quale tutto origina, assume spessore personale, e diventa il padre di Gesù… giusto?
Azrael: Forse, piccolo gatto… ma la coscienza è necessaria alla dinamica dell’universo?
Byron: Essendo accidentale come può essere necessaria?
Azrael: Ma voi avete parlato del continuo esperire del principio vitale?
Basho: Ma immagina l’immensità dell’universo, migliaia di galassie… come dire che una formica che acquista un’intelligenza eccezionale in una buca desertica del Burundi cambi la mia vita.
Azrael: La cambia?
Basho: La cambia?
Asterix: Che gliene frega al gorilla del Congo dell’intelligenza umana?
Azrael: Frega al principio vitale che esperimenta…
Beliel: C’è confusione: è tutto puramente accidentale o c’è un principio che cerca di evolvere la coscienza?
Basho: Si crede che la natura abbia una finalità, ma è errato, se non c’è un “Nous” dietro le cose è meglio dimenticare…
Simon: E l’avanzare dello Spirito nella storia, i concetti hegeliani?
Max: Hegel: un pomposo pallone ripieno di nulla…
Ubu: Chi graffia la finestra?
Byron: E’ Rufus…
Asterix: Chi è Rufus?
Byron: E’ il mio amico, mi insegna a vivere, lui è un randagio, vive fuori, ed ama Federico, che gli dà da mangiare e lo cura….
Dik: Apriamo…
Rufus: Chi siete?
Beliel: Ce lo domandiamo spesso anche noi…
Rufus: Siete angeli, e solo le bestie vi vedono… che tipo di angeli?
Beliel: Lascia correre gatto, chi ti ha morso l’orecchio? Hai un gran taglio… sei senza pelo sulla parte sinistra…
Rufus: Una maledetta volpe, affamata, disperata, è la guerra di tutti contro tutti… dov’è Federico?
Dik: Dorme, gli uomini non possono percepire gli angeli.
Azrael: Ma possono scrivere un fiume di stronzate sugli angeli custodi…
Rufus: Vi hanno emasculato, siete dei frocetti che cantano nenie al Paparone…
Beliel: Oppure creature dell’infinita stoltezza che graffiano la schiena a Padre Pio…
Basho: Ve lo immaginate il principio del Male, principio di assoluta intelligenza che rompe le palle a Padre pio e lo graffia?
Azrael: Andiamo… ragazzi un po’ di rispetto per Lucifero che precipita come folgore dal cielo…
Byron: E’ stato così o come dice il Libro di Enoch?
Basho: Vi siete veramente inchiappettati le donne e prodotto i giganti?
Azrael: Coglionate cosmiche… di quello che è l’Oltre gli uomini e le bestie non sanno assolutamente un fico secco…
Beliel: E mai sapranno…
Asterix: Ma il libro dei Vigilanti e dei Giubilei parla di…
Beliel: Ma per l’amore di Dio, profeti isterici!
Basho: E gli Esseni?
Beliel: Loro un po’ più vicini al vero, ma all’inizio della Bibbia noi eravamo altro… eravamo un “ostacolo”.
Byron: Giobbe…
Beliel: Esattamente, piccolo gatto… Giobbe… e poi la demonizzazione… e la condanna ad Origene ..
Gretel: Che postulava il perdono alla fine dei secoli anche per Satana…
Azrael: Brava gatta: l’Apocatastasis…
Basho: Ci sarà il perdono?
Azrael: Ma non dicevi che tutto è accidentale… come può esserci il perdono? Il perdono è l’estinzione dell’ego, il non essere più…
Max: Ma è così…?
Beliel: Chissà piccolo cane… forse lo strazio è perenne… non esiste pace nella dinamica dell’Essere oppure è tutto pace… tutto è luce, e l’apparenza è solamente una diradante foschia…

Mi svegliai, Gretel era vicina e mi guardava, Rufus miagolava… ma come era entrato Rufus?
Le finestre erano tutte chiuse. I cani erano scesi nel loro appartamento. In un portacenere, al centro della grande tavola, era schiacciata una Malboro.
Chi ha fumato la Malboro se la casa era chiusa?
Chi ha lasciato sulla madia una rosa purpurea?
Sto dando di fuori, sono visitato dagli angeli o da entità della notte?
Diogesù… nel sogno Basho parlava… e s’incazzava pure…

13. Il realismo degli Angeli

Caro padre Angelo,
… tre miti platonici.

Il primo: un piccolo passero spicca il primo volo e finisce nel tubo della fogna, cerco di tirarlo fuori ma non ci riesco. Scoperchio la fogna e lo cerco nella merda olezzante: nulla di nulla. I suoi fratelli volano beati, sfrecciano tra i girasoli, ma lui è distrutto dal suo destino, inghiottito dall’orrore. Il primo volo e un’oscurità orrenda lo assorbe. Sono crollato. Non riesco a pensare ad altro.
Il secondo: un piccolo passero prova la luce e l’aria leggera. Riesce goffamente a volare, ma non ce la fa. Le ali sono imperfette. Byron è in agguato e lo ghermisce. Il primo volo e la morte.
Il terzo: un piccolo passero, prova l’aria leggera e la luce esilarante ma è debole. Gira intorno alla casa. Cerco di allontanarlo per fargli evitare le fauci di Byron o di Max. Il passero va via, ma il secondo giorno lo ritrovo saltellante nel giardino, ha miracolosamente evitato il gatto. Lo allontano nuovamente e vola verso i girasoli. Il terzo giorno lo trovo vicino la porta estremamente debole, sembra morente, si lascia prendere, lo porto nella stanza dove accolgo gli uccellini che non ce la fanno più. Gli dò acqua zuccherata e lo lascio in pace. Due ore dopo è morto.

Quella stanza con le immagini degli angeli è il luogo ove i piccoli passeri muoiono. Ne ho raccolti moltissimi e salvati pochissimi. Non c’è cosa che fa sanguinare la mia ferita interiore come i piccoli passeri che muoiono. E’ come un micidiale colpo di ascia nel centro del mio essere.

In una leggenda talmudica, ho letto, che Jahvè-Seva’ot ha provato 27 creazioni prima di escogitare questo universo, quindi, ha toppato le precedenti 26 creazioni, che sono crollate nel buco nero del nulla. Come prova tangibile della sbandata creazionale, le porto un esempio che prova l’oltraggio che dovrebbe provare una mente sana quando si parla della misericordia divina: esistono vespe che depongono uova nei corpi di bruchi e che in seguito a questa operazione – alla “Alien” – le creature, che germogliano in quei poveri corpi, si nutrono lentamente e interiormente dell’insetto ma senza ucciderlo. Il bruco viene consumato vivo, lentamente, mostruosamente, mentre splende su di lui e sul mondo – universo il munifico sole della misericordia divina. Poi, ovviamente, ci sono Auschwitz, Buchenwald, i massacri, i macelli, le ecatombi, gli stermini, la morte per fame, i vari orrori e tutta la mostruosa “paraphernalia” degli essenti: animali, uomini, piante… eccetera… eccetera…
Ho incontrato il suo amico Tergeri e ho passato una sera ascoltando la sua incredibile teoria della Sindone. Il suo devoto amico ha sostenuto la tesi che la datazione del carbonio è stata scombussolata dalla Luce e dalla potenza divina nel momento della resurrezione del Cristo.
Avevo sentito qualcosa del genere ma mai con tanta chiarezza. Il brav’uomo afferma che l’irradiamento, nel momento della resurrezione e della smaterializzazione del corpo di Gesù, abbia provocato il fenomeno della Sindone. In effetti Tergeri dice che la datazione della Sindone risale al XIII secolo solo per il fatto che l’esplosione resurrezionale, se così si può dire, ha stravolto la datazione del carbonio. L’irradiamento ha contorto il tempo facendolo saltare in avanti come un ranocchio impaurito. A che punto può arrivare la fede, eminentissime pater! Santa semplicità…
Ho chiesto incuriosito: “ma che importanza ha la Sindone? La fede per voi cristiani è un’altra cosa” ma lui ha insistito: la Sindone proverebbe la resurrezione.
Quindi, secondo Tergeri, abbiamo un sudario di lino con tracce di cotone, come usavano in Medio Oriente, ma non in Europa, tessuto a spina di pesce, come usavano fare in Palestina.
Il suo amico ha insistito sul fatto che la Sindone era opera di un ebreo e mi ha, accuratamente, spiegato l’analisi dei pollini che conferma che il sudario era stato in Palestina e in Turchia.
Il devoto cattolico ha, poi, fermamente, escluso la tesi della statua incandescente di Antonio Delfino ed anche la possibilità che il sudore e gli aromi dell’imbalsamazione abbiano provocato l’immagine sul sudario. Quello che mi colpisce è la genialità del falsario, altro che esplosione resurrezionale!
Ha rappresentato l’icona, se così si può dire, con i chiodi che hanno penetrato i polsi e non le palme delle mani; e questo è sbalorditivo dal momento che l’iconografia cristiana ha mostrato, erroneamente, per secoli e secoli, che i chiodi trafiggono le mani e non i polsi.
Ed è incredibile che anche le stigmate si manifestino nella stessa erronea maniera.
Vai a capire come funziona il cervello dell’Oltre…
E’ sconvolgente: il flagello usato sul corpo martoriato è quello romano, gli ematomi causati dalla flagellazione sono quelli provocati dalle falere, che sono le palle di piombo attaccate alla correggia.
Tutto punta verso l’autenticità della Sindone meno la datazione.
Secondo Tergeri, quindi, la datazione è falsa: lo ascoltavo e mi sembrava di sognare: il momento dell’irradiazione, ha detto, ha provocato lo scombussolamento della misurazione e il rapporto tra carbonio 12 e 14 è aumentato: un gettito di neutroni avrebbe provocato l’eccesso di carbonio. Insomma, siamo a questo: un corpo di un crocifisso, è avvolto in un sudario e non sembra lasciare tracce di corruzione. Il corpo imprime un’immagine negativa sul tessuto a causa di un evento straordinario ed incomprensibile. Ma quello che mi ha sconvolto è il discorso riguardante il “lepton”: la moneta che per molti è il passo falso del grande falsario medioevale.
Questo genio della contraffazione aveva appoggiato sugli occhi del povero crocifisso due monete che risalgono al tempo di Tiberio e sono chiamate “lepton lituus”.
In una di quelle monete si nota un evidente errore di ortografia: lo “spelling” di Tiberio Caisairos è sbagliato, andava scritto con una K e non una C: un errore notevole del supposto falsario.
Ma il Tergeri, un autentico uomo di fede, ha una risposta pronta: errori sul conio della moneta erano avvenuti precedentemente. Alcune monete coniate avevano già quest’errore. E questo mi ha sorpreso e sono pieno di ammirazione per il falsario, un Leonardo da Vinci delle reliquie.
Lei sa, padre, quante clavicole, tibie, crani, testicoli rinsecchiti di assassini sono stati spacciati per quelle dei santi?
E non mi meraviglia che abbiano prodotto miracoli perché il miracolo non deriva dall’oggetto ma dall’intensità della mente orante.
E’ la psiche che fa il miracolo e non l’oggetto.

Ma parliamo di cose serie: il Tergeri mi ha condotto a visitare un suo giovane amico e la sua sposa.
Siamo arrivati in un luogo desolato non lontano da Poppi che si chiama Fraggento.
Il giovane quando siamo arrivati nella sua casa stava suonando una strano brano al pianoforte.
Ho chiesto alla sua consorte cosa suonasse, mi ha risposto : Das Fragment an sich” di Friederich Nietzsche. Sono rimasto piacevolmente sorpreso: non avevo mai ascoltato la musica di Nietzsche. Il giovane Eusebio è un professore universitario che ama suonare la musica del filosofo della Morte di Dio. Il brano era affascinante. Quando ha finito di suonare abbiamo parlato e mi ha elencato la notevole produzione musicale nicciana: sonate, marce, ouverture, frammenti melodici, fantasie, messe, meditazioni musicali, e l’Ermanarico, una sinfonia ispirata dal re ostrogoto che decise di morire piuttosto di arrendersi agli Unni nel 375 d.c. E si delinea il superuomo.
Tutta questa cornucopia musicale è soffusa dalla tenebra medio – borghese – luterana che ci propinerà i grandi massacri del secolo beato. Ho immaginato il piccolo Friederich mentre ascolta la madre cantare mottetti, con il coro locale, nell’ombra di una polverosa cattedrale.
Limitato dai ricordi di Peter Gast e degli eventi riguardanti i Wagner non riuscivo ad immaginare che il grande Federico avesse scodellato una varietà così composita di creazioni musicali.
Una valanga di note. Non si finisce mai d’imparare… c’è anche un “Jesu meine Zuversicht…” che sarà seguito, molto più tardi, da “Ecce Homo”… esilarante…

Eusebio ed Isotta abitano in una grande casa bianca, nel mezzo di Fraggento, un luogo d’orrore ove tutto ciò che si manifesta nella luce del sole viene sistematicamente annientato da una popolazione armata di pidiessini – rifondaroli – arcicacciari e fascisti – federcacciari che si dilettano nello sterminio. Passeri, tortore, fagiani, lepri… ogni essere che vola, corre o striscia su quella terra derelitta trova il piombo di questi esseri abominevoli. I due giovani mi hanno fatto l’impressione di essere assediati da una crudele malevolenza, come due nobili abbandonati in un castello all’onda di un’orda barbarica. Ho odorato un profondo “weltschmertz” nell’aria.
Lei sa, padre, sono un esperto del male di vivere e riesco ad annusarlo appena si manifesta.
Ho fini narici metafisiche. Eusebio mi ha raccontato un’incredibile storia.
La sua tristezza deriva dal fatto che il suo amato cane è stato avvelenato da un cacciatore: tutti sanno chi ha diffuso i bocconi avvelenati ma nessuno è disposto a testimoniare.
Una soluzione sarebbe stata impallinare l’assassino come stanno facendo le Brigate Verdi o il serial- killer animalista in Toscana. L’altra sputtanarlo con lettere alla stampa: ma lì finisce tutto a tarallucci, vino e calde lacrime, tutto sprofonda nell’autocompiacimento zuccherato del quaquaraquame verde e nella autoflagellazione animalista: tutti piangono e comprendono e nessuno fa un tubo di niente. “Siamo i migliori… non ci capiscono… ma un giorno… vedrai…” le solite eterne, futili menate
Sì, Eusebio ed Isotta erano afflitti. Ma cosa potevano fare?
E allora, Padre, mi domando: hanno ragione i vendicatori solitari?
Il fatto che questo cagnone bianco fosse amato come un figlio dai due giovani non contava nulla. Agli occhi di quei buzzurri basso-toscani il cane era una bestia e nulla più.
E le bestie sono bestie e i cristiani sono cristiani: meglio non confondere.
Dio… come sono brutali e stupidi gli esseri umani! E non c’è genie più oscena di quella dei burini arricchiti. E quanto siete folli voi cristiani a pensare che nei cuori di simili mostri volteggi una luminosa farfalla: una scintilla divina. Provo per la mia specie un profondo schifo. Un senso di assoluto disprezzo e penso che immaginarla dotata di anima immortale sia semplicemente immorale. E sono anche convinto che anche lei non ci immagina abitati da uno spiritello luminoso. Penso che gli uomini crepino, si corrompano e svaniscano senza lasciare bave lucenti e ultramondane. Cinis et nihil.
La domanda che mi ponevo era se questo mite, fragile, gentile intellettuale avrebbe vendicato il suo cane o sarebbe stato costretto a sopportare l’insopportabile facendo sprofondare nella dimenticanza, attraverso la logica della vile banalità antropocentrica, il ricordo dell’animale amato che si contorce in agonia, dopo aver ingoiato un hamburger alla stricnina?
Avrebbe accettato questo sereno giovane il mormorio sublime della logica “perepetè” che mette, saggiamente, in guardia che, in fin dei conti, stiamo trattando solo di un animale: “Tanto è solo un cane… ma che ti vuoi rovinare? Pensa alla tua famiglia e alla tua carriera…”
O ad un certo punto qualcosa sarebbe scattato, e il mite Eusebio avrebbe imbracciato un fucile e massacrato il buzzurro avvelenatore provocando quello che molti attendono: un evento chiarificatore riguardo il problema della sofferenza animale?
Potevo vedere come la violenza del buzzurro avesse segnato il professore e come qualcosa gli ronzasse nel cranio incitandolo ad una sanguinosa vendetta.
E Isotta che avrebbe fatto?
Lo avrebbe capito? Chissà…quella donna era differente dalle toscane arcigne e amare che ho conosciuto in questo centro anale del mondo. Donne così sgradevoli non le avevo mai incontrate in nessun’altra parte della terra.
Questo armonioso matrimonio era offuscato dall’ombra della morte del cane e dall’odio di Eusebio per questa nazione di merda. Vedevo la dolorosa sopportazione per questa terra di vili.
Abbiamo perso quasi tutte le guerre dal tempo della caduta dell’impero romano, siamo bravi a sparare ai passeri e alle tortore ma se ci dobbiamo misurare nei campi di battaglia sappiamo come va sempre a finire: ce lo infilano dritto nelle natiche.

Una volta portavo in giro un gruppo di operatori americani e quando ho accennato ad una caserma dell’esercito italiano si sono messi tutti a ridere. Si sganasciavano dalle risate ed avevano le lacrime agli occhi. Abbiamo tradito tutti: siamo il classico popolo di merda, ma le tortore sappiamo ammazzarle: lì non toppiamo. Vestiti da Rambo siamo i prodi che sterminano passeri e fringuelli.
Ma mi dica che onore c’è nell’uccidere queste esilaranti creature e come può un essere creato a immagine di Dio perpetrare un simile misfatto?
Sì… ho smesso di cacciare… non continui con le sue inani battute…

Federico

Basho: Ho letto un interessantissimo articolo di Ratziger: il Buddismo appare come una forma di erotismo spirituale e la reincarnazione come una crudeltà infernale.
Byron: Ma bestie, siamo davanti ad un’interpretazione cretinesca, questi sono gli uomini dei dogmi, creature dell’inflessibilità teologica, favoriti del Papa polacco, che aspettarsi da loro? E’ povera gente che con il Cristo non ha nulla a che fare.
Azrael: Il grande inquisitore…?
Asterix: Esattamente, una religione devastata, morente con i suoi santi, le sue ossa impolverate, le sue castrazioni, non hanno vedovelle per sfogare i loro bisogni, si masturbano ma evidentemente non basta…
Ubu: Bestie umane, lacrimose, antropocentriche, i veri devastatori della terra…
Byron: Hai mai sentito il Papa dire una parola contro gli assassini delle piccole foche?
Gretel: Federico sta impazzendo, sta pensando a come colpirli e forse lo farà, sarà il Gotterdamnerung finale.
Issa: Meglio un giorno da leone….
Max: Diceva il Patacca…
Basho: E questa religione per povera gente ha bloccato, forse un’emergente religione della luce, un Buddismo occidentale… chissà… e il nostro strazio sarebbe stato limitato…
Beliel: Già detto… ma per essere chiari?
Pimpa: Ma qualcosa che dicesse, angelo, che esistono altri esseri nel mondo e che hanno diritto al rispetto e alla vita…
Dik: E l’Illuminismo e Cartesio… e il fatto che non sentiamo dolore, ma siamo soltanto esseri che reagiscono istintivamente… fatti di molle ed uncini…
Max: Maledetti assassini… cosa vi aspettate, l’Occidente lascia morire i figli dei poveri e resta a guardare…
Basho: Il capitalismo trionfante stermina ottocento milioni di uomini all’anno…
Rufus: Undici milioni di piccoli abbandonati in Sud America…
Azrael: E Berlusconi con le sue sette ville e le zie suore prega e va in paradiso…
Basho: Ma fatemi il piacere, ominidi deficienti…
Byron: Parlate di etica… assassini… e c’è una Auschwitz animale ogni due ore…
Rufus: Lasciate andare… massacrateci tutti, ma lasciamo perdere l’amore per gli altri…
Max: Il Cristianesimo è esploso come una bomba nucleare ed ha dato una svolta antropocentrica al mondo…
Basho: Come tutte le religioni monoteistiche ed in particolare l’Islam…
Ubu: All’inizio il cristianesimo era giusto… quando si rischiava ad essere cristiani e poi, trionfante e temporale, la Chiesa è degenerata…
Dik: Cardinali grassi, papi culatoni, santi balordi… suore mignotte…
Basho: Ma il Male come è sorto, angeli?
Azrael: E’ originato con l’Essere, era inerente al sistema…
Gretel: Ma il Libro dei Giubilei parla della violenza e del Male che appaiono sulla terra come ombre tenebrose…
Issa: Ombre create per corrompere…
Byron: E da allora presenti sempre nel nostro mondo…
Basho: I Daimones erano inizialmente forze spirituali.
Gretel: Il Cristianesimo le trasforma in forze diaboliche.
Issa: Corna, malvagità, streghe, Sabbha… e Pan diventa il diavolo… il dio della natura diventa un mostro diabolico…
Basho: Sì, le solite menate infantili delle religioni antropocentriche.
Byron: E se appare qualcuno che pensa differentemente…
Ubu: E’ giunto l’Anticristo…
Simon: Petrus dixit e tenetevi le palle, questi castrano…
Asterix: E buttano cani e gatti nel fuoco per far capire agli atzechi conquistati che bruceranno nell’inferno alla stessa maniera delle povere bestie incenerite se non si convertiranno…
Rufus: E frate sole, frate luna… e divorano gli agnelli innocenti…
Simon: Sì, cazzate per ignoranti o gente non in grado di analizzare freddamente.
Pimpa: L’etica della luce è questa: perseverare nel Bene, amare la totalità delle creature…
Max: Ma il papa pensa che un verbo del genere sarà annunciato dall’Anticristo…
Gretel: Ovviamente…
Basho: E voi… voi… non capisco come operate…
Beliel: Ma non ve lo possiamo dire…
Issa: Perché non potete dirlo?
Beliel: Perché nella logica dell’Oltre la dinamica della Verità è profondamente differente…
Azrael: Gli egiziani vivevano capovolti nell’Oltremondo, nel regno dei morti camminavano con le mani: grande intuizione mitologica…
Pimpa: Ma siete angeli del Cristo Gesù?
Azrael: Suvvia… precediamo il Cristo…
Beliel: Siamo emanazioni dell’Eterno… non apparteniamo alle follie organizzate.
Basho: Vi ribellaste per la creazione dell’uomo?
Azrael: Avevamo intuito il grande ciclo del dolore. Sapevamo che il gioco cosmico conduceva allo strazio…
Byron: Ma tu non sei un essere infernale…?
Beliel: Dimonico, fratello, un essere della transizione, una pernacchia metafisica in uno sconfinato deserto…
Issa: Ma perché questo cazzo di cane abbaia sempre… rischia di svegliare quel povero Cristo… ogni volta che si muove qualcosa… abbaia… ha rotto cosmicamente le palle…
Basho: Con un po’ di carità sarebbe stato giusto e nobile soffocarlo appena nato.
Issa: O non farlo nascere per niente…
Pimpa: Se non mi trovava Federico, sarei morta, in un fosso, con lui nel grembo… non veniva fuori… è stato un parto cesareo…
Issa: Comprensibile, cagna…
Pimpa: Questa è una crudeltà, gatta… potevi risparmiartela…
Max: Issa è una gatta crudele, mi avrebbe soppresso alla nascita…
Issa: Avrei liberato il mondo da un rompicoglioni micidiale…
Gretel: Non hai mangiato il telefonino di Federico?
Issa: E il filo del computer… e il fucile con il cannocchiale…?
Basho: Te lo dico io che ha combinato: ha metodicamente devastato la campagna di questi osceni burini fottendosi 12 galline e facendo incazzare mezzo mondo. Ha distrutto 40 balocchi, inclusa una serie di costosissime marionette collodiane, un televisore Grundig, il mouse del computer IBM Aptiva 2144, un cambia-canali Grundig tp 710. Ha masticato un telefonino Mitsubishi mt-10, ultimo tipo, ha addentato una chiappona sul culo mentre andava in bicicletta, ha provocato sette “jacqueries” contadine… sfortunatamente gli hanno sparato due volte senza beccarlo… ha anche rosicchiato il costosissimo AZ 1900 di Federico…
Max: Solo il manico… l’ho leggermente rosicchiato… Federico mi ama molto, sono il suo compagno, dicono tutti che sono la sua ombra…
Gretel: Anche noi siamo le sue ombre e siamo sempre con lui nella notte, nelle tenebre.
Max: Ma sì, lo faccio incazzare qualche volta, ho distrutto mezza casa, mi agito continuamente, sono pieno di forza vitale, ho decimato i balocchi… mi molla delle sberle ma mi ama, quando fuggo si preoccupa. Al burino che mi rincorreva con il piccone ha detto: “ Questa bestia è mio figlio!” L’altro giorno per punirmi di avergli portato una gallina viva a casa, l’ingrato mi ha legato nel garage, io ho mangiato la corda, ho fatto un buco nella porta di legno e sono scappato…
Issa: E lui smadonnava che sono crollati i cieli…
Gretel: Brillante, cane, e ne vai fiero?
Basho: Non perdiamo tempo con questo ammasso di pulci… allora… il panzer – cardinale se ne è venuto fuori con il discorso sull’erotismo spirituale, almeno gli orientali hanno tentato di contenere il massacro animale, l’Induismo, il Buddismo, e specialmente il Jainismo ci hanno provato…
Byron: Ma quando Ratziger parla della reincarnazione come di un concetto infernale non ha tutti i torti: la ruota della vita gira creando grandi cicli perenni di dolore. Lo strazio continuo del ritorno alla vita, è una cosa di orrore abissale.
Azrael: Meglio il Cristianesimo con il suo inferno eterno?
Basho: Lì siamo al sadismo puro: Tertulliano che contempla i dannati dal balcone dei cieli appoggiato su nubi…“bruciate, figli di puttana, mentre io me la spasso nella luce divina”… squisito
Byron: Ma il Buddismo ti fa girare come una trottola per migliaia di anni, fino all’estinzione totale, fino al Nirvana… che sarà poi questo Nirvana?
Basho: I Boddhisatva ritornano sulla terra e sui pianeti abitati per riscattare tutti gli essenti…
Azrael: Nobili e grandi…ma il Nirvana, l’Inferno, il Paradiso sono concetti che lo spazio – tempo stravolge, che non può comprendere, che logicamente banalizza e deturpa.
Beliel: Attraverso archi di tempo spaventosi giungiamo a compimento…
Azrael: Ditemi bestie, perché Federico ha il ritratto di Hoelderlin appeso alla parete della sua stanza da letto?
Basho: “perché i poeti arrischiano l’Essere stesso e quindi si arrischiano nella regione dell’Essere” dice Heidegger.
Beliel: I poeti?
Basho: Sì i poeti, angeli…
Azrael: Ma lui è un poeta…?
Gretel: Dice di essere un poetucolo, un poetastro…
Azrael: Massacra e scrive poesie: splendidi hobby…
Beliel: Leggeteci una sua poesia…
Gretel: Proveremo angelo, ma non ti addormentare.
Beliel: Guarda Max che trascina un quaderno…

Max: Dal Libro Occidentale dei Morti:
“Forme di ambiguità
sulle rive trasparenti dell’Eliso
Nel cielo cresce
un sole nero
di stravolgente potenza
e si staglia su cupe dune
I piedi scuotono la polvere
dei sandali
l’itinerario continua
Ma l’anima la costruisci lentamente
pietra su pietra
Invisibilmente la elevi
Ascolta:
imporsi di seguire
ciò che è giusto
ed esserne distrutto
non è idealismo
ma è il realismo degli angeli.”

Rufus: Mi annoiano da morire, preferisco la prosa…
Pimpa: Rufus stai calmo, non attaccare Max…
Rufus: Mi rompe i coglioni nel giardino ed ora che sto parlando con questi esseri luminosi e me li rompe di nuovo…
Max: Ma no… gioco… sono un cucciolone…
Pimpa: Ma sì è un cucciolone, abbiate pazienza, pensate a me che devo sopportarlo nella vecchiaia. Mi morde sempre il culo, mi vuole montare… quando salgo per le scale mi attacca, sono diventata pesante e lui mi tortura, ci vuol pazienza, Federico mi difende…
Azrael: Che strano quest’uomo che parla del realismo degli angeli…
Beliel: Scadente poesia!

14. Il problema del Nascere

Da Sua Eminenza Cardinal Erminio Rupestri.
A Padre Angelo De Liguori.

Caro Angelo,
… ho incontrato a Roma un interessante rabbino, si chiama Shlomo Bekhor e proviene da un’antica famiglia sefardita. Ho letto il mensile da lui pubblicato: Sabbat Shalom.
La peculiarità di questa pubblicazione è che ossessivamente medita sulla venuta del Messia e ho pensato, inviandogliela, che la troverà molto interessante per i suoi studi e per il suo libro su Ŝabbetay Şevi. Il misticismo ebraico è affascinante. Ho anche acquistato un libro di Simon Jacobson sul pensiero di un altro Rebbe, Menachen Mendel Schneerson, sul quale, se ben ricordo, Lei ha già scritto. Questo mistico attendere è vago ma estremamente commovente.
Dopo Auschwitz la trepidante attesa del Messia mi sembra fuori luogo e forse un tantino assurda, ma questo sarà a causa della mia povera fede anchilosata.
Shlomo Bekhor mi ha presentato un suo giovane allievo che mi ha spiegato il pensiero basilare di questi santi che si consumano, come candele, nella trepidante attesa del Messia e del “mondo a venire”. Questi rabbi credono che il giorno della venuta del Messia le cose cambieranno radicalmente, che finiranno le guerre e che palestinesi e israeliani se la spasseranno insieme dividendosi allegramente i sacri luoghi della Spianata delle Moschee e della Città Santa: Al Quds.
Il Mashiach dicono – e si riferiscono ovviamente al loro e non al nostro – trasformerà la materia in sostanza spirituale. Anche il denaro non avrà più senso e di questo si starà preoccupando la “Jewish lobby” americana che di dollari ne fa a palate, e sembra particolarmente soggetta all’adorazione di Mammona. Il giovane mi ha spiegato che la terra durerà 6000 anni. I primi 2000 anni sono stati gli anni della desolazione, seguiti dai 2000 anni della Torah e dai 2000 anni del tempo messianico.
Il primo periodo è il tempo dell’idolatria, nel secondo, che inizia con la conversione al monoteismo, si dispiegano i secoli della storia del mondo, il terzo è il tempo della venuta del Messia. Il giovane allievo mi ha spiegato che abbiamo raggiunto l’anno 5760, l’equivalente del nostro 2000 e che il Messia è in dirittura d’arrivo, pronto per la volata finale.
Il Messia, mi ha detto il giovane, capirà attraverso le narici e non giudicherà con gli occhi. L’olfatto ci conduce all’essenza delle cose.
Lei sa, Angelo, con che infinita pazienza ho ascoltato tutte le tesi sulla venuta del Redentore del mondo, ma che l’amore di Dio si sentisse con l’olfatto è per me un concetto nuovo e strabiliante.
Devo dire che ho trovato l’idea assolutamente sbalorditiva. Bisogna rivalutare le bestie, caro Angelo, e le idee del suo amico animalista.
Secondo i santi rabbi, il Messia, lo troveremo tra i poveri, le prostitute i drogati alle porte di Roma; tra il popolo dei barboni, dei travestiti e dei bisessuali terzomondisti. E questa idea mi piace.
Sono sicuro, inoltre, che eviterà come un luogo di appestati la spianata dei luoghi vaticani e i goffi rappresentanti della Curia, che, giustamente, alcuni ritengono siano espressione di una sostanza diabolica e multiforme.
Ho ascoltato con grande curiosità e riportato. Di che cosa è veramente intessuto il mondo a venire?
Ma L’idea del Messia alle porte di Roma mi ha fatto pensare a Korogocho e ad Alex Zanotelli.
Giorni fa presi parte ad un dibattito promosso dai missionari comboniani e sa a che cosa pensavo, Angelo, mentre ascoltavo Zanotelli? Mi domandavo ma perché non fanno papa questo prete? Sarebbe un cambio radicale che ricondurrebbe la Chiesa alle evangeliche origini, alla luce occultata e originaria. Un uomo come Alex ci salverebbe dalla banalità vaticana e dal mondo spettacolo che maschera l’essenza autentica dell’oscurantismo curiale.
La Chiesa di Korogocho è la Chiesa del Cristo Gesù, non quella della nobiltà papalina nera.
Zanotelli ha detto, infervorandosi, che nel 2025 la popolazione mondiale, attualmente di 6 miliardi di viventi, sarà rinchiusa in grandi metropoli alla Blade Runner, 4,9 milardi di persone vivranno nei grandi centri urbani; ha precisato che l’Africa, a causa di questa urbanizzazione mostruosa, soffrirà enormemente. Nel 2020 il continente nero raggiungerà un’urbanizzazione del 52%.
Alex ha spiegato che fino alla seconda guerra mondiale l’Africa era al 90% rurale ma che entro il 2020 il continente africano avrà una popolazione urbanizzata di 765 milioni di persone con un altissimo tasso di povertà. Il missionario ha snocciolato una serie di cifre da capogiro.
Ho provato una sincera vergogna. Ha parlato di 500 milioni di esseri abbandonati nelle baraccopoli fatiscenti e delle 800 milioni di persone che vivono sotto il livello della povertà assoluta.
Ha citato Gutierrez, che ho personalmente conosciuto, e letto brani dal suo libro: “Parlare di Dio a partire dalla sofferenza dell’innocente”. Ha anche parlato dell’ammirabile “Asian Theology” del gesuita dello Sri Lanka: Pieris, il teologo del Dio neutrale e della plutocrazia mondiale.

Con serenità, Angelo, paragoni Zanotelli a Baget Bozzo o agli infidi prelati dell’Opus Dei e avrà uno spaccato delle anime che volteggiano tra le volte barocche di Madre Chiesa.
Ho seguito, con trepidante attenzione, la predicazione del comboniano che sparava a raffica le domande epocali di questo secolo.
Zanotelli ha chiesto ritmicamente, come percuotendo un tamburo: fino a quando si riuscirà a tenere sotto controllo la disperazione dei poveri?
Saprà la Chiesa proclamare al mondo che il modello di sviluppo capitalistico occidentale è altamente immorale e che sta distruggendo il pianeta?
Saprà, la Chiesa, spiegare al mondo che non ci sarà mai ricchezza per tutti e che il sistema del capitalismo mondiale è fondamentalmente eretto su un piedistallo di scheletri?
Spiegherà che per essere funzionante, un tale sistema economico, necessita, e necessiterà sempre, di un esercito infinito di affamati e di morti?
Lo dirà, finalmente, la Chiesa?
E sarà in grado di prendere le distanze dal capitalismo trionfate che mastica e vomita uomini e cose come un orrendo Moloch?
Quando urlerà, come gli antichi profeti, la sua ira per denunciare il Dio barbaro che sta divorando il pianeta?
Dirà la Chiesa che il sistema che permette al Nord del mondo (il 23% della popolazione mondiale) di utilizzare l’80% delle risorse mondiali è un sistema diabolico?
Spiegherà che il mondo rappresentato dagli affaristi che si fanno Stato è profondamente immorale?
E sarà, la Chiesa, disposta a fare scelte concrete che puntino il dito contro questo sistema di morte?
Quando leverà, autenticamente, la sua voce contro un modello di sviluppo che condanna 140 milioni di bambini a morte ogni anno mentre l’Occidente produce montagne di cibo che getta per sovrabbondanza?
Può la Chiesa tacere su questo flagello provocato da un iniquo modello di sviluppo economico?
Zanotelli ha sfoderato l’enciclica di Giovanni Paolo II “Sollicitudo rei socialis” (e se la poteva risparmiare, caro Angelo, dal momento che il messaggio di questo papa polacco e della sua Curia è colmo di ambiguità) e ha chiesto come è possibile che si spendono 1200 miliardi di dollari di armi all’anno, l’equivalente di 2 miliardi di lire ogni minuto mentre 800 milioni di uomini soffrono la fame e 15-20 bambini, sotto i cinque anni, muoiono di fame ogni minuto?
Le spese annuali a livello di armi – ha detto il missionario – equivalgono ai 1250 miliardi di dollari di debito che i paesi poveri devono pagare ai ricchi – e ha precisato – nel 1988 i paesi del terzo mondo indebitati hanno pagato un tasso di interesse equivalente a 43 miliardi di dollari.
Zanotelli ha detto che è necessario comprendere le esperienze religiose degli altri e che non è possibile adorare un Dio che è rimasto muto per un milione di anni.
Parlando della strage dei bambini ha citato il teologo Ulchro: secondo il tedesco i milioni di morti per fame sono il risultato di un sistema economico iniquo e richiedono, da parte nostra, una domanda di perdono simile a quella fatta per i crimini nazisti e per l’olocausto dei 6 milioni di ebrei. Ha anche citato Ellacuria che conobbi a San Salvador.
Riguardo la possibilità del raggiungimento della prosperità da parte dei paesi poveri, seguendo il modello di sviluppo occidentale, ha letto una lapidaria frase di Gandhi: “Se per raggiungere la prosperità l’Inghilterra dovette depredare metà delle risorse mondiali, di quanti mondi avrebbe bisogno l’India?”.
Ha concluso spiegando che il tenore di vita occidentale sta distruggendo la terra, e che gli stati del terzo mondo si stanno prostituendo davanti a questo modello di sviluppo vendendo tutto agli speculatori occidentali: terre, foreste, bambini, donne, organi, acqua, suolo, animali, piante…
E così mentre le statue di Lenin crollano e Veltroni e D’Alema ballano il loro sublime, moderato minuetto, trascinandosi dietro l’ultracuoco mondiale, un povero missionario ci dice come vanno le cose nel mondo.
Come se la nascita fosse la colpa originale. E’ stato un bel sentire, caro Angelo…

Erminio Rupestri

Basho: Ma il problema è nascere…
Byron: La nascita è il destino.
Gretel: “Più non son gli Dei fuggiti e ancor non son venienti…”
Pimpa: Mi piace il volto di Hoelderlin… è puro…
Max: Impazzisce come Nietzsche…
Gretel: Logico i sani impazziscono… i folli governano… loro permettono lo sterminio…
Asterix: Il luogo lasciato vuoto dagli dei è il sacro…
Pimpa: E lui sente questa traccia di sacro nel vacuo del mondo…
Gretel: E tenendo Hoelderlin sopra al letto si ricorda della traccia lasciata dagli dei…
Azrael: Mentre per Ratziger il sacro è il luogo delle Madonne piangenti…
Ubu: E il tedesco si scatena contro la teologia della liberazione… aiutano i poveri…
Asterix: Segue le direttive del patriota polacco…
Byron: Bestie, il tempo è venuto per un bel Papa nero, colore dell’ebano… che venda tutti i tesori e dia tutto ai poveri come avrebbe fatto il Cristo…
Basho: Ve lo immaginate…
Max: Nero come l’ebano…
Pimpa: Il massimo scandalo…
Basho: Ma no… sul seggio di Pietro mettiamoci la Papessa Giovanna o una femminista americana…
Beliel: Delizioso…
Basho: Una femminista americana lesbica…
Beliel: Non sarai pendente dall’altra parte gatto… sei sempre con Federico?
Basho: No… sono fermo nei miei principi.
Byron: Basho è un principe, tutti lo sappiamo, si muove con estrema eleganza, profonda dignità…
Gretel: Concede il suo cibo agli altri con infinita generosità…
Basho: Un gatto alla San Francesco?
Azrael: Frate Sole?
Byron: Mangiava la carne di sorella gallina.
Basho: Eh sì…
Asterix: E che fa quando il suo odioso discepolo taglia le zampe del porco vivo?
Ubu: Lo ha scritto Federico al suo amico prete: restituisce i soldi al porcaio… e del porco disperato, massacrato, neanche una parola…
Basho: E quando scannano i Catari…?
Azrael: Grande silenzio… grande controllo… neanche una parola…
Beliel: Eretici, figli di Satana…
Basho: Come è possibile chiamare gli animali fratelli e poi divorarli?
Pimpa: Una religione che immagina Cristo come agnello di Dio, e poi si divora queste povere creature, rappresentazione stessa dell’innocenza, bestie purissime, uccise a milioni durante la Pasqua e immolate sugli altari di Javhè il padre misericordioso di Gesù…
Byron: E quando un povero prete grida dal pulpito: “Lasciate vivere queste creature innocenti…” scoppia un boato di risa… l’ominide bonario deve nutrire i suoi obesi piccoli.
Pimpa: E si sconquassa la sua interiorità… prega il suo Dio… che per il Testimone della Verità è un angelo caduto…
Basho: Ominidi… correggiamo Paolo: “La nostra battaglia infatti, è contro creature fatte di sangue e di carne, e contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra…”
Azrael: Per l’autore della “Testimonianza di Verità” Dio cosa è?
Basho: Il dio della Bibbia ebraica è un angelo caduto che inganna, fa credere di essere l’autentico Iddio, il testimone dice: la parola del figlio dell’uomo “libera dall’errore degli angeli…”
Basho: Gli dei erano demoni generati da angeli caduti… abitavano le statue degli Dei…
Byron: Il Dio biblico è un Dio vendicativo, feroce, usurpatore del potere del Vero Dio. Quello ascoso… lontano…
Gretel: Molto ascoso… quasi inesistente…
Issa: I Catari erano gente santa…
Basho: Stavano giungendo alla Luce Infinita…
Asterix: Intuita dai neo – platonici e mi pare che Porfirio dica: “se non cessate il massacro animale non ci può essere redenzione…”
Simon: Sì. Non ci sarà pace sulla terra…
Dik: Hai letto il libro sugli angeli?
Simon: Sì, ho letto il libro sugli angeli, ma queste presenze mi sembrano…
Azrael: Ti sembrano cosa? Il concetto umano riguardo gli angeli è roba da poveri idioti. Arpe, canti, miserie… noi siamo pura potenza, ma nulla sappiamo di Dio, o conosciamo molto poco del divino… e tutta l’oscena “paraphernalia” delle vecchiette aiutate ed i bambini salvati, mi fa ridere. Per fuggire dall’orrore dell’estinzione si sono inventati di tutto… ma crepate ominidi, svanite nel nulla delicatamente… dissolvetevi… lasciate la terra agli animali, avete capito i segreti dell’universo ma il vostro cuore è chiuso, è una tomba murata; ricordate la saggezza di Sileno: meglio non essere mai nati…
Beliel: “Stirpe miserabile e effimera, figlia del caso e della pena, perché mi costringi a dirti quello che per te sarebbe vantaggioso non sentire? Il meglio non lo puoi raggiungere: non esser nato, non essere, essere niente! Ma la cosa in secondo luogo migliore per te, è: morire presto”
Beliel: Forse il discorso di Rilke e delle potenze angeliche intuisce la nostra natura…
Azrael: Voi ci vedete con abiti dimessi e con le nostre rose purpuree ma noi siamo espressione del tremendo, precediamo la materia…
Max: Non agitarmi la rosa purpurea sotto al naso… preferisco odori più forti, mi hai capito?
Beliel: Avete visto bestie, si è addormentato durante la partita…
Gretel: Non lo capisce questo calcio totale, 22 giocatori in 10 metri quadrati…
Max: E’ ridicolo, nessuno scarta, scatta, supera, due metri e vanno giù… un fallo ogni 10 secondi…
Asterix: Va bene al popolo italiota questo misero calcio…
Ubu: Lo ama…
Byron: Riduciamo le squadre a 10…
Max: Concediamo un secondo rigore da 15 metri per falli gravi in qualsiasi parte del campo…
Asterix: Aboliamo il fuorigioco…
Simon: Permettiamo di cambiare continuamente i giocatori, utilizziamo tutta la panchina, senza limiti…
Dik: Cambiamo… angeli.
Asterix: I difensori sono troppo protetti…
Basho: L’ho sentito difendere Sacchi, lo attaccavano in un bar…
Gretel: Federico ha detto, Sacchi ha rivoluzionato il gioco, prima giocavamo un calcio vile, di rimessa… il catenaccio… un gioco codardo… e il grande Brera… e gli scribacchini sportivi si erano inventati il mito dell’italiota non atletico che poteva giocare solo di rimessa… Sacchi ha cambiato tutto… sarà ossessivo, sarà maniacale… ma quello l’ha fatto… E quelli si incazzavano… e Federico ha detto: “io ho giocato e so quello che significa…”
Issa: Anche noi abbiamo giocato, hanno risposto…
Gretel: Lui ha risposto: io ho vissuto all’estero, ove giocare all’italiana era sinonimo di catenaccio… io mi vergognavo…
Basho: Noi no… hanno risposto… non bisogna dimenticare… la razza dei furbi, bonaria e degenere… allegria, tarallucci e vino… ovunque andava Sacchi attaccava… andava per vincere non per strappare pareggi… un gioco eseguito con onore e dignità… un grande gioco…
Basho: Solo gli americani sono peggio di noi… dice…
Azrael: Ma dove vorrebbe vivere?
Byron: In Cornovaglia, ma dice che gli esseri umani sono orrendi ovunque…lì ti rompono meno i coglioni… gli inglesi sono leggermente meglio degli altri…
Basho: Ma solo leggermente… dice… e forse si sbaglia… ma io vorrei provare, forse finiremo tutti lì… in Cornovaglia… con Paolo…

Caro John,
sabato ho visto la mia cara Adelaide, la vedova Prandelli. Stava seguendo con profonda attenzione la Venier che si spupazzava un giornalista sportivo di 200 chili, che ha scoperto la vocazione a fare il buffone, e lo scapigliava allegramente. Adelaide rideva, mi ha chiesto se seguivo quel programma, ed io ho risposto che generalmente non guardavo la televisione, ma che ero un fan di Bonolis. Le ho portato delle rose rosse. Che tocca fare per una misera scopata; mi ha chiesto se la pensavo durante il giorno ed ho risposto: “continuamente”.
Devo dire che l’amplesso con la vedova è un’esplosione di forze vitali che mi ha portato un paio di volte vicino al coccolone. Io so che quando la vedova desidera ardentemente la trapanazione trovo la testa ricciuta della buon anima coperta da uno scialle nero. Il desiderio dell’Adelaide è forte ed io vigliaccamente ne approfitto. La carne è debole, John….Quando invece la buonanima non è coperta, devo seguire tutti i metodi della seduzione classica, inclusa qualche coccola miserella, e ignorare tutte le mostruosità che regolarmente, l’Adelaide, vomita contro la sinistra, i soviet dei magistrati e il povero Di Pietro. E dal momento che l’ignoranza della vedova è abissale, stringo i denti e resto silenzioso, pensando alla prossima penetrazione e cerco di evitare o di approfondire i temi politici, perché l’ignoranza mi fa incazzare e non la sopporto.
Dopo aver visto la Venier, ci siamo appartati, tra baci fugaci, carezze precarie ed altre piccole vergogne, nella stanza da letto stracolma di merletti, porcellane, bambole e Sante Rite.
Questa volta la cara donna ce l’aveva con Dini, per qualche occulta ragione, e l’ho ascoltata con grande pazienza, come al solito approvando tutte le accusa dementi che vomitava.
John, tu con le donne non c’imbrocchi molto, ricorda: non bisogna mai discutere prima di una scopata, o inevitabilmente finisci per compromettere tutto. Fai il fascista, il cattolico, il cacciatore, altrimenti non ti sarà possibile espellere l’energie negative che ti si accumulano nel basso ventre e nei testicoli. Devo dire, John, che per scopare, delle volte, perdo la dignità, come quando assecondo la Tronchetti, che appartiene ad un gruppo segreto di acchiappafantasmi e che fa sedute spiritiche e mi spiega che il marito non la capisce quando gli racconta che è in grado di materializzare bottoni che provengono dall’Oltre. Ed io chiedo: ma come diavolo fa tuo marito a non crederti, se i bottoni si materializzano? Sono la prova lampante di messaggi che giungono dal regno dei morti, non ti sembra? Certo, dice lei, è incomprensibile, se i bottoni si materializzano, dovrebbe credermi, invece dice che sono fuori di testa…. Noooo, dico io… sei destinata a grandi cose… hai un dono rarissimo. Gli spiriti ti hanno scelto… e così via… Già potrebbe mettere su una merceria la Tronchetti…
Ma quando arriviamo al sodo, comincia a menarla con l’amore spirituale, e dice che sono un bambino perso con il mio zainetto, e che esser fottuta da un bambino, da un immaturo dello spirito non la soddisfa e che lei necessita di ben altro. Allora io comincio con le coccole, con le preghiere, con i cazzeggiamenti, con i sogni e dopo un’ora di orrore e di pura banalità, lei finisce con il pene in bocca ed i testicoli tra le mani. E’ automatico, John, impara l’arte patetica della seduzione… è molto triste.

Federico

Caro Federico,
… utilizzare le donne per il proprio piacere non è giusto.
Mi fa ridere, ridursi per una scopata a perdere la propria dignità: mi pare estremo.
Anche io l’ho fatto molte volte… ma noi americani siamo differenti…

John

Caro John,
estremo o non estremo, la Tronchetti dice di fottersi con la mente un suo tutore spirituale, un guru che la cavalca con l’anima e con lo spirito. Io sono più terra – terra e ci provo con la mia salsiccietta, senza pretese astrali. Devo dire che preferisco il contatto corporeo a quello spirituale.
Con Adelaide è finita così: l’ho posizionata davanti a Santa Rita e ho scosso l’Acheronte. Le grida salivano al cielo mentre il povero cornuto astrale era coperto dallo scialle.
La vedova mi ha detto che la testa di rapa, che qualche bischero ha esploso, era spesso infedele ed era sessualmente assatanato. Durante la sana montata il letto cigolava e Santa Rita guardava verso
l’empireo, verso le brume iperuraniche. Come ho detto, quando l’urlo liberatorio giunge dopo il continuo squittire, fisso la santa, che come al solito mi ignora, e continua a contemplare un punto luminoso nei cieli. John, amo le pieghe del collo dell’Adelaide che ritengo perfette per il morso di un vampiro transilvanico. Domenica, mi ha raccontato che era presente all’uccisione del maiale, una grande festa della civiltà contadina. Quello che eccita questi bruti sono i gridi di dolore della povera bestia. Pura barbarie, estrema violenza, forse le Brigate Verdi, un giorno non lontano, vendicheranno i suini… chissà… Questi assassini usano uno strumento acuto e affilato che li fa, atrocemente squittire, mentre le donne stanno a guardare e se la ridono beate.
La civiltà contadina! Miserabili, sadici burini…

Federico

Pimpa: Miserabili ominidi, senza pietà capaci di far tutto per i loro orrendi cuccioli… anche polverizzare il mondo…
Max: Senza pietà, guardate mia madre abbandonata per la strada, perché era gravida, vecchia e ammalata…
Basho: Senza pietà… esseri dell’orrore, come dice Paolo di Tarso, abitati da creature della notte…
Asterix: Con il cuore pieno d’oscuro, padroni e tiranni della terra…
Basho: Con il loro Dio assassino…
Gretel: Che esagerazione…
Basho: Esagerazione? Salmo 109: 4-13: niente pietà per i figli senza padre…
Byron: Levitico 24: 16…massacrare il blasfemo…
Ubu: E lo splendido invito al massacro totale: Deuteronomio 20: 13-14
Byron: L’incredibile invito a non ribellarsi… 1 Samuele 15: 23
Gretel: Eccetera…. eccetera….
Issa: E poi arriva Paolo con gli splendidi suggerimenti agli schiavi.
Gretel: Angeli, ridete…? guarda lacrimano dal gran ridere…
Dik: E’ vero…Colossesi: 3: 22, 1 Timoteo 6: 1…
Basho: Efesi 6: 5 Servi siate obbedienti, curvatevi…
Max: Tito: 2: 9-10… fate quello che i vostri padroni vi chiedono… aprite le natiche ai loro putridi i cazzi… e tacete!
Simon: E ci si mettono pure Pietro e la Bibbia…
Azrael: A cosa vi riferite?
Basho: Ma a Pietro 1-2: 18 e gli squisiti Esodo: 21: 2-6 e Levitico: 25: 44-45… pura barbarie…
Byron: Se consideri che questo Dio, nei secoli, evolve e diventa un Paparone amorevole…
Max: Ma non verso noi .
Beliel: Ma vi salva con l’Arca di Noè…
Basho: Ma in Esodo: 9,3.6 distingue tra le bestie degli egiziani e degli ebrei… ed affligge le bestie innocenti con ulcere pustolose… il peccato di nascere… Il peccato è geografico… dice Russell. Il destino è geografico, dico io… il destino è il tuo corpo, il tuo cervello…
Asterix: E il suo tempio è un grande mattatoio, straripante di sangue innocente… ed ogni tanto dice: voglio la purezza del vostro cuore, non la carne delle vostre bestie.
Ubu: Pochissime volte, ma mai lo dichiara con fermezza.
Byron: E affogano in un oceano di sangue innocente.
Gretel: Loro decidono le grandi ecatombe animali ed umane.
Issa: Il peccato geografico di essere un piccolo in America o in Brasile o un gatto in Messico.
Basho: Questa specie dovrà soccombere, svanire come un esperimento sbagliato.
Simon: 14 -15 miliardi di anni fa il Big Bang.
Issa: 12 miliardi di anni fa la formazione delle galassie e degli ammassi globulari.
Pimpa: 4.6 miliardi di anni di anni fa la formazione del sistema solare.
Max: 3.5 miliardi di anni di anni fa le forme unicellulari di vita.
Asterix: 450 milioni di anni fa piante, pesci, radici.
Ubu: Da 230 a 65 milioni di anni fa l’era dei dinosauri.
Dik: 4 milioni di anni fa i primi ominidi.
Simon: 70.000 anni fa l’“Homo sapiens”.
Azrael: 14 aprile 1997 Raul Gonzalez con la sua cravatta di Versace.
Beliel: E’ lo spaccio delle bestie trionfanti..

Esimio lettore, mi sono riposato nella profonda oscurità e ho meditato, ho ripulito la mente dai pensieri ed ho fissato un punto nel buio. Delle volte nella mia mente si formano immagini di assoluta nitidezza, vedo cose delinearsi come forme pensiero, simili ai “tulpa” dei monaci tibetani.
Questa volta è tornata l’immagine dell’uomo dalla camicia sgualcita che si è manifestato nella tenebra, che si è stagliato nella mente. Mi osservava con uno smaliziato sorriso e ha ripetuto che tutto giungerà a compimento. Mi sforzo di ricordare: l’ho sognato più volte, è come una presenza costante, quando lo vedo mi si apre la mente, sono ispirato, canto la vita e la morte nelle mie povere poesie. E’ da giorni che non esco, sono sporco e non rasato. Luce e tenebra, sole e pioggia.
Il silenzio profondo desidero. E desidero la fine del Male. Il Male che questi esseri, apparentemente bonari, portano nel grembo come una serpe velenosa.
Tutto è sacro, tutto quello che vive è sacro, meno quello che opprime e distrugge l’innocenza. Combatto contro ciò che apparentemente è normale, e che invece è il Male: é la banalità del Male.

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