Voce di silenzio sottile

Sezione: Poesie

Voce di silenzio sottile: Indice

1
Ma non hanno radice in loro
E nella luce obliqua
si manifestano
come farisei
imploranti
nel cerchio luminoso
Nel cerchio luminoso preservano infinite possibilità
Siamo esseri di attesa nel fascio delle galassie.
Come i pilastri della Valle di Mina
sono le cose.
eternamente lapidate.
Eternamente distrutte.
E non hanno radice in loro.

2
E così nasce l’afflizione del persecutore
E subito germoglia lo scandalo in lui.
E potevi abitare la Luce Primordiale
E non diffonderti nelle miriadi di cose

3
E potevi scegliere la luce abbagliante
E non l’obliqua luce del meriggio
Ma nel cerchio luminoso le cose
emergono
O non emergono.
O si celano
O non si celano
E mi sono lacerato e diviso nel mondo
per intuirne il moto.

4
Oscilla il fariseo nella luce infausta
Il Galileo abita la curva luce del meriggio.
Nella sospensione del pensiero, nell’attimo
si manifesta nella sua essenza il persecutore.
E per quanti eoni ho esternato il lamento
delle cose che si affacciano nell’apertura del cuore.

5
Nel tempo austero
Tra gli accadimenti glaciali
Bacia con le labbra incrostate di febbre
Il Graal del pensiero stravolto del mondo

6
Ora,
l’effimero transita
attraverso l’apertura
degli esseri baluginanti
nel cerchio della luce
Ora,
nella meraviglia degli essenti,
che siano o non siamo.
si manifesta l’abominio.
Come dimenticarlo.
Ora,
questa non – cosa, non – ente,
che tutto protegge e contiene,
espone le cose,
di luce propria tremolanti,
al vilipendio di un parziale dispiego.
Alcune emergono altre no.
Ma nella finitezza sono eterne ?

7
Il fariseo si manifesta
nella luce glaciale.
E dalla gola dell’uomo
sgorga un demonio.
Nessuna cosa
emerge dalla fissità
o dalla luce convessa
E mai nello spazio
dello sguardo diretto
compaiono le cose.
Ma forse erompono
dalla disattenzione obliqua
quando le grinfie
del persecutore
lasciano andare
lasciano essere le cose.

8
Il ciliegio è in fiore:
Dentro di loro saetta
come in un vedere obliquo
Febo – iperboreo
Oscilla sulle onde
il Dio
verso le terre beate
E fuor di loro
scaturisce la meraviglia
Mentre con la fronte premono
il legno ondeggiante
Giasone stabilizza
con le mani tremanti
il timone.
E’ fiorito il ciliegio:
il vento disperde i suoi petali.

9
E si esprime nel cerchio
dello spirito immondo
ove le cose oscillano insostanziali
E da dove ricavi saggezza
non è dato dire.

10
Ora in lui opera
la potenza
Che è il risveglio dai morti
E se un luogo
non accoglie
il logo proclamato
delle cose baluginanti
come lucciole di una notte d’estate
l’invisibile non si manifesta
E se non ascoltano
i calzari scuote
come un discepolo antico
E squassa la polvere
E svanisce tra i cipressi
ondeggianti nel vento

11
Ed erano come una moltitudine
senza che uno avesse egemonia.
Ed erano come pagliuzze
squassate dal vento furioso del giorno.
E a quella moltitudine ingiunse
il silenzio dell’anima
Come se l’anima
fosse una fortezza
radicata nella notte
un maniero granitico
edificato su fondamenta di oscuro
E ripeteva: un luogo tenebroso
senza luci baluginanti
senza bagliore alcuno.

12
E già all’ora tarda
e in un luogo arido
pervenendo
In un circondario
di terre brulle
giungendo
tra ruderi
e smussate colonne
E verso quel luogo
che ricorda Gerasa
ove emergevano ossa di morti
proviene
tra mandrie pascolanti di porci
e trapassato da illuminazione
sussurra:
se il tempo è furiosamente
disciolto
mai giungerete alla trasparenza
illuminante

13
Ma se io vedo
E le cose le muro
O percepisco il mondo
In una zona opaca di polvere
E le cose si occultano in oscurità
E se io subentro e le cose miracolosamente sono
E si aprono in me come fossi luce a loro necessaria
o forse gratuita ma da dove questa luce origini non è dato dire
Di certo io sono senza fondamenta

14
E il nulla è sospeso in me
come accadimento
E si espone in me
come una luce violenta
E come se mi apparisse
come radice assai tenue
E come comprendere
la natura dell’Essere
nell’occultamento
Per poi eclissare
questa opaca comprensione
in una rigida bruma.

15
Ora nella selva incantata
si manifesta
in un punto
dello spazio – tempo
si rende palese
Non in una subatomica mangiatoia
ma in un tugurio del Bronx
lo spirito assoluto si manifesta
tra drogati e papponi
gravita
nel ventre di una puttana
che concede la gola per sei dollari
orbita
Perché tutto eclissano
questi
e hanno eclissato
La bottiglia di vino infranta,
il corpicino del gatto affogato
il signore del vento
i magici elfi
Tatiana e Bottom
Himmler ed Eichmann
Tutti si manifestano nell’apertura dell’essere
E nel diradamento si rendono palesi come forme
E tra la meraviglia estatica
fa capolino
titubante e gratuito
il male dei mondi.

16
La sirofenicia raccoglie le briciole luminose
e guarda i cagnolini scodinzolanti
E lui dice,
superando
con una densa salivazione,
l’inceppo della lingua
A nulla servono
forsennate abluzioni
Se siete immersi
nel sangue del massacro
E non c’è pietà alcuna
che fuoriesca dai vostri
cuori di granito
La sirofenicia porge ai cani le briciole luminose

17
Ora
la mortalità tua
è cantata dal divulgarsi
dell’ombra
E siamo stati sfiorati
dall’infamia del vivere
Non c’è onore più grande
dello scontro con il Signore dell’ombra
E il rievocare la lotta
è l’edificare con pietre il ricordo
su fondamenta di ossa
Ma siamo cose che passano nel far della sera

18
E subito risale benedicente
I farisei si stagliano
nella luce nera del tempo
E lui pesantemente sospira
Ora fluttua l’adultera sul mare di nubi
Ed egli benedicente
si mette sulla via
di quella rurale tenuità.
A lei si rivolge e dice:
mai eccessivamente proclamare
Risponde l’adultera: io posso lenire
I farisei si offuscano nel centro della sera.
Ora scuote i calzari e si allontana emettendo un grugnito.

19
Dopo
appare loro nel sogno
mentre roteano la testa per i campi
e quelli riportano
e nessuno che creda
e dice giudicherete i demoni irsuti
e i serpenti raccoglierete
E l’altro ride

20
E lo vestono di scarlatto
E il capo gli incrinano con la canna
E mettendosi in ginocchio lo venerano
Vorticosamente roteano la testa
E lui si agita e sospira
E il velo del tempio è divelto
E dice: perché mi abbandoni ?
Il Centurione scruta il cielo livido
si aggiusta la celata
e mormora:
bel tempo del cazzo.

21
L’angelo oscuro dice:
perché maledici ?
E lui risponde
che un campo intero
di alberi di fico
potresti rendere sterili con la fede
E l’angelo chiede:
che ti ha fatto l’albero di fico ?
E lui risponde
che la fede muove montagne
Che ti hanno fatto i maiali che precipitasti dal dirupo?
E lui risponde
che la fede muove montagne
L’angelo oscuro
riedifica la linfa del fico
e scuotendo la testa sorride

22
Lo strofalos ho volteggiato
Il disco d’oro ho agitato
Ho scosso le fondamenta del mondo
la corteccia di cuoio ho ruotato
Hekate signora della notte brucia di fiamma
Nitriscono i cavalli
Ululano i lupi
Le cose nel vuoto della mente sono manifeste
Ora sono il principio di tutto
Ora nel vortice della materia mi eclisso

23
Ah le tende di lino
scosse dal vento d’estate !
La luce che filtra!
La natura umbratile
svanisce ripensando la notte.
E bisogna essere discesi
nell’abisso per risalire
ma quasi sempre non si risale
E dopo lo sputo sugli occhi dice:
Vedo cose e uomini che danzano sulle balze
e ricordano gli abeti vaganti
di Macbeth nella selva oscura
Ora le cose
baluginano
scintillano
sono opalescenti
hanno un orlo di luce
E dice: uomo,
tutto si staglia dal tocco delle tue dita
le cose svolazzano come lucciole
si delinea un mondo
ciò che era obnubilato
acquista la chiarezza dei primordi.

24
Ha amato la luce del sole
che cade nei grandi silenzi
e dice il regno di Dio
è già giunto in potenza
E’ raccolto in un granello di senape
E’ apparente nel fiore di loto
E quello sorride
indicando un lombrico morente
Allora si domandano
cosa sia il risorgere
dal regno dei morti
E quello ride scuotendo le spalle
e indica il macello del mondo.

25
L’angelo oscuro dice:
Il silenzio del tempo
è ciò che fascia le cose
di spazio e di ombra
E l’altro, oppresso da grande stupore,
risponde:
E’ del fanciullo il Regno di Dio.
E quello mentre fruscia con le ali:
Il fanciullo gioca con il tempo
e lo spazio senza dio.
E ricorda le abluzioni mentali di Eraclito
E ricorda l’innocenza del massacro del mondo.
E chi non riceve il Regno di Dio se non il fanciullo?
E l’altro dolente, si obnubila,
scuote le ali e si allontana
Ora i farisei oscillano
nella luce cianotica
dei monti di Giudea
L’angelo stormisce, si gratta il mento rasato,
e dice:
E’ dalla fondazione del tempo che opprimete le cose
con insulse nozioni.
E l’altro lo fissa triste
e sbigottisce per quelle strane parole.
E chi può salvarsi?
I farisei si scorporano
si dilatano
rimane sola
la voce inconsistente
che grida nel deserto.
L’angelo ride e s’innalza.

Finito il 17 agosto 2001

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