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Una proposta, non una provocazione: perché non mettere le telecamere nei canili?

venerdì, ottobre 29th, 2010

Sezione: Primo Piano

UNA PROPOSTA, NON UNA PROVOCAZIONE:
PERCHÉ NON METTERE LE TELECAMERE NEI CANILI ?

(20.09.2010)

Pensate a questo: in Inghilterra durante l’alluvione pakistana, ampiamente riportata, ha trovato spazio nelle  prime pagine dei giornali il caso della donna che aveva gettato un gatto nel cassonetto.
Gli islamici sono insorti: ma con quello che succede in Pakistan vi preoccupate di un fottuto gatto?
Niente da fare: la polemica si è scatenata e la donna ha ricevuto minacce di morte al punto che è stata
protetta dalla polizia. Un diluvio di insulti e di improperi.
Mentre si scatenava il putiferio dei media inglesi su donna e gatto riflettevamo su questo:
la donna ha messo il gatto nel cassonetto, immaginate se l’avesse avvelenato, come accade spesso nel nostro Paese.  Immaginate se l’avessero colta mentre propinava una polpetta alla stricnina
all’animale, come arzilli signori e signore fanno spesso in varie regioni d’Italia.
A Roma e nella sua provincia nel 2009 hanno avvelenato 6000 cani e 2500 sono morti
(La Repubblica 8.4.2010) (continua…)
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L’Islam e gli animali. Mr. Pace e lo scontro di civiltà

giovedì, ottobre 14th, 2010

Sezione: Primo Piano

A Londra vivevo a Wimbledon Park a un paio di chilometri dai famosi campi di tennis
Non lontano da dove era la mia casa, a Stroud Road, c’era il campo di calcio di Wellington Road.
Prima delle partite mi allenavo con un portiere pakistano. Più tardi dalla moschea arrivavano dei bambini che giocavano a calcio con mio figlio. La zona era multiculturale. C’erano chiese cattoliche, anglicane, una moschea dipinta di bianco a Ryfold Rd (che sarà stata in linea d’aria a 80 metri da casa mia) e – a un paio di chilometri – era possibile visitare un tempio buddista tailandese. Si viveva in armonia senza problemi. Tutti in pace. Rispetto e simpatia. Poi un giorno avvenne questo: mentre uscivo con il mo cane Max, incrociai un vecchio pakistano con la moglie velata. Non era coperta da un Burqa ma semicoperta da un Hijab; quando il vecchio ci vide si piazzò davanti alla moglie per difenderla quasi avessi al guinzaglio una tigre del Bengala, e nel difendere la donna velata agitava il bastone. Max, un cane pacifico, guardava con curiosità il vecchio che urlò: “Tieni quel fottuto cane lontano da mia moglie!” Altre volte ci eravamo incrociati ma mai nello stesso marciapiedi e mai il vecchio aveva agitato il bastone in quella maniera aggressiva. Max per me era come un figlio e cercai di capire perché il vecchio si dimenava tanto. (continua…)

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